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Full text of "Atti e memorie - Deputazione di storia patria per le province di Romagna"

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ATTI E MEMORIE 

DELLA 

R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 

PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA. 



^'' 



ATTI E MEMORIE 



DELLA 



E. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 



PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA 



Terza serie — Vol. XV. 



(ANNO ACCADEMICO 1896-97) 



BOLOGNA 

PRESSO LA n. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 
1897. 



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mi 13 1954 



981710 



Bologna, Tip. di Alfonso Garagnani e P^igli, 
già Fava e Garasnani 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 

PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA 

Istituita per decreto del Governatore dell'Emilia del 10 febbraio 1860. 



PRESIDENTE ^ 
CARDUCCI prof, comm. GIOSUÈ , Senatore del Regno. 

SEGRETARIO 

MALAGOLA prof. comm. CARLO. 

CONSIGLIO DIRETTIVO 

MALVEZZI DE' MEDICI conte cav. dott. NERIO Vice Presidente, 
BERTOLINI prof. comm. FRANCESCO 



BRIZIO prof. cav. EDOARDO \ Consiglieri 

CONSIGLIO AMMINISTRATIVO 

FACCIOLI cav. prof. ing. RAFFAELE } . 

CAVAZZA conte comm. FRANCESCO \ ^^'^^'d^^eri 
RUBBIANI cav. ALFONSO, Tesoriere 



' Presidenti e Segretarii della. Deputazione : 
Presidenti: 

Conte comm. Giovanni Gozzadini Senatore del Regno, dal 10 febbrai» 
1860 al 25 agosto 1887. 

Comm. prof. Giosuè Carducci Senatore del Regno, dal 26 dicembre 1887; 
riconfermato per R. Decreto 21 gennaio 1897. 

Segretarii : 

Dott. Luigi Frati, Segretario dal 1860 al 26 dicembre 1863. 

Prof. Luigi Mercantini, ff. di Segretario dal 24 gennaio al 24 febbraio 
1864; Segretario dal 24 febbraio 1864 al 26 febbraio 1865. 

Prof. Giosuè Carducci, ff. di Segretario dal 12 marzo al 10 dicembre 
1865; Segretario dal 10 dicembre 1865 al 26 novembre 1875. 

Conte Cesare Albicini, ff. di Segretario dal 28 novembre al 26 dicembre 
1875; Segretario dal 26 dicembre 1875 al 27 giugno 1880; tf. di Segretario 
sino al 16 gennaio 1881 ; Segretario dal 16 gennaio 1881 al 28 luglio 1891. 

Prof. Carlo Malagola, ff. di Segretario dal 28 luglio 1891 ; Segretario 
dal 27 dicembre 1891 ; rieletto il 27 dicembre 1896. 

Gli attuali componenti la Presidenza e i Consigli della Deputazione 
pel triennio accademico 1896-97-1898-99 furono eletti nella seduta del 27 
dicembre 1896 e confermati dal Ministero di P. I per lettera 21 genn. 1897, 
N. 27,021. 




ELENCO 

dei Membri Attivi e dei Soci Corrispondenti della R. Deputazione 
colla data dei decreti di nomina. 

MEMBRI ATTIVI 

1. Montanari comm. prof. Antonio, Senatore del Regno, Meldola 

(Forlì) 1861 - 8 maggio 

2. Carducci comm. Giosuè , Senatore del Regno, Membro del Cons. 

Superiore di pubbl. Istruz., Accad. della Crusca, Socio ord. della R. 
Accad. dei Lincei, Socio onor. della R. Dep. veneta di St. Patria, 
prof, di Letteratura italiana nella R. Università, Presidente della 
R. Conimiss. pei Testi di Lingua, Bologna . 1804 - 10 gennaio 

3. Teza comm. Emilio, Socio ord. dell'Accad. dei Lincei, professore 

di Sanscrito e di Stor. compar. delle lingue class, nella R. 
Univ., Padova 1864 - 24 aprile 

4. Malagola comm. Carlo, Socio corr. della R. Deput. veneta di 

St. Patr. e della R. Dep. per le Prov. modenesi, Segr. della 
R. Commiss. Araldica per le Romagne, Direttore dell'Archivio 
di Stato, professore incaricato di paleografia e diplomatica, e 
Dottore Collegiato Onorario della Facoltà giuridica della R. Uni- 
versità, Bologna 1876 - 15 giugno ' 

5. Masi avv. comm. Ernesto, Socio corr. della R. Dep. veneta di St. 

Patr., R. Provveditore agli studi, Firenze. 1876 - 15 giugno ^ 

6. Malvezzi de' Medici conte cav. dott. Nerio, Presidente della 

R. Commissione Araldica per le Provincie di Romagna, 
Bologna 1878 -17 marzo ^ 

7. Ricci dott. cav. Corrado, Dottore Collegiato Onorario della Facoltà 

di Lettere della R. Università di Bologna, Socio corr. della R. 
Dep. veneta di St. Patria, e della R. Dep. parmense, Direttore 
della R. Pinacoteca, Modena 1884 - 8 giugno * 

8. ViLLARi comm. Pasquale, Senatore del Regno, Membro del Cons. Sup. 

di Pubbl. Istr., Socio ord. della R. Acc. dei Lincei, Socio onor. della 
R. Dep. veneta di St. Patr., Vice Pres. della toscana, Accad. corr. 
della Crusca, Pres. della Fac. di Lettere nel R. Istituto di Studi su- 
periori pratici e di perfezionamento. F/rense 1884- 8 giugno 

9. Faccioli prof. cav. ing. Raffaele, Dirett. dell'uff. regionale per la conser- 

vazione dei monumenti neXVEixmWo.^ Bologna, 1885 - 19 marzo ^ 



Socio corrisp. 9 dicembre 1875. 

» >^ 21 febbraio 1875. 

» 9 dicembre 1875. 



■* Socio corrisp. 3 giugno 1880. 
^ » » 4 giugno 1873. 



ALBO DEI SOCI 



VII 



10. Brizio cav. Edoardo, Socio corr. dell' Accad. dei Lincei, professore 

di Archeologia e Numismatica nella R. Università, Direttore del 
Museo archeologico e degli Scavi di antichità per l'Emilia e le 
Marche, Bologna 1886 - 11 agosto * 

1 1 . Bertolini comm. Francesco, Socio corr. della R. Dep. Tose, di St. Patr., 

Preside della facoltà di Lettere e Filosofìa e prof, di storia an- 
tica nella R. Università, 5o?o^wa . . . 1887-16genn. ^ 

12. RuBBiANi cav. Alfonso, Membro della Comm. conserv. deiMonum., R. 

Ispettore per gli scavi e monumenti, Bologna. 1887 - 16 genn. ^ 

13. CoMELLi dott, Giambattista, Bologna . . . 1889 - 17 genn. * 

14. Dallari dott. Umberto, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. per le 

Prov. modenesi, Sotto Archivista nell'Archivio di Stato, Modena 

1889 - 17 genn. '■' 

15. Gaudenzi avv. cav. Augusto, professore di storia del Diritto ita- 

liano nella R. Università, Bologna . . . 1889 - 17 genn. '^ 

16. Orsi dott. cav. Paolo, prof, incar. di Archeologia nella R. Univ. di 

Catania, Ispettore del Museo Naz., Siracusa. 1890 - 13 marzo ' 

17. Favaro n. u. comm. Antonio, Socio ord. della R. Dep. veneta di St. 

Patr. e corr. della toscana, professore nella Scuola d' Appi, 
degl' Ingegneri, Padova 1892 - 5 maggio * 

18. Pasolini conte comm. dott. Pier Desiderio, Senatore del Regno, Socio 

corr. della R. Dep. veneta di St. Patr., e della toscana, Membro 
dellaR.Comm.Cons. dei Monumenti, /?«veww«. 1893 - 8 giugno '■• 
10. Sal VIGNI dott. Giambattista , professore di Statistica nella R. 
Università, Bologna 1894 - 15 febbr. "* 

20. Cavazza co. comm. dott. Francesco, Bologna. 1896 - 19 genn. " 

21. Mazzatinti prof. Giuseppe, Socio corr. della R. Dep. tose, di St. patr., 

Bibliot., Conserv. dell' Arch. Com., Forlì. . 1896- 2febbr. '"' 

22. Tamassia comm. Nino, prof, di Storia del Dir. Ital. nella R. Vm- 

y evolta., Padova 1896- 2febbr. *' 

23 

24 



' Socio 


cori'isp. 


1 maggio 


1881. 


8 


- » 


» 


14 febbraio 


1869. 


9 


3 » 


» 


G marzo 


1881. 


JO 


* » 


» 


24 febbraio 


1884. 


11 


5 » 


» 


27 agosto 


1885. 


12 


6 » 


» 


29 marzo 


1885. 


13 


' » 


» 


3 ottobre 


1882. 





Socio corrisp. 4 aprile ISi^G. 

» » 2 maggio 1869. 

» » 7 febbraio 1890. 

» » 17 gennaio 1889. 

» » 2 giugno 1889. 

» » 7 mas'gio 1893. 



vili R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

SOCI CORRISPONDENTI 

Accame cav. avv. Paolo, Pietra Ligure . . .11 giugno 1896 
Alberti prof. avv. Massimiliano, Treviso . . 30 novembre 1861 
Albini prof. dott. Giuseppe, Bologna . . . .11 agosto 1886 
Aldrovandi conte dott. Luigi, Bologna ... 28 maggio 1896 
Amaducci prof. dott. Paolo, Preside del Ginnasio-Liceo, e Membro della 

Comm. cons. dei Monumenti, Ravenna . 22 febbraio 1894 
Anselmi cav. Anselmo, Socio della R. Dep. di St. Patr. delle Marche, 
R. Ispettore dei monumenti e degli scavi, Arcevia (Ancona). 

16 aprile 1891 
Antaldi march, cav. avv. Ciro, Vice Pres. della R. Dep. di St. 
Patr. delle Marche, Membro della R. Comm. Araldica delle 
Marche, Bibliotecario della 01iveriana,Pes«?'o. 21 febbraio 1875 
Argnani prof. Federico, R. Ispettore dei monum. e degli scavi. Diret- 
tore della Pinacoteca comunale, Faenza. 17 maggio 1888 

Aria conte cav. Pompeo, Bologna 11 febbraio 1883 

Bacchi Della Lega dott. Alberto, Sotto bibliotecario nella Biblioteca 
della R. Università, Segret. della R. Commiss, dei Testi di 

Lingua, Bologna 16 gennaio 1887 

Bagli avv. Giuseppe Gaspare, Bologna ... 29 marzo 1885 
Barnabei prof. comm. Felice, Direttore del Museo Nazionale romano 
e degli Scavi d' Antichità, Socio ord. dell' Acc. dei Lincei, 

Roma 31 ottobre 1882 

Barozzi n. u. comm. Nicolò, Vice Pres. della R. Dep. veneta di St. 
Patr. , Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. di Piem. e 
Lomb. , segr. della R. Acc. di B. A., e Dirett. del R. Museo 

Archeol. Venezia 13 gennaio 1867 

Bellucci commendator Giuseppe, Professore nell' Università, Pe- 
rugia 11 febbraio 1883 

Beltrami ing. comm. Luca, Deputato al Parlamento, professore nel R. 

Istituto tecnico superiore di Milano, Membro eff. della R. Dep. di 

St. Patr. di Piem. e Lomb., Direttore dell'ufficio region. per la con- 

serv. dei monumenti nella Lombardia, Milano. 2 giugno 1889 

Benadduci cav. Giovanni, Socio della R. Dep. di St. Patr. delle 

Marche, Tolentino 17 maggio 1888 

S. E. Berti comm. prof. Domenico, Primo Segretario di Sua Maestà 
per l'Ordine Mauriziano, Gran Cancelliere della Corona d'Italia, 
Socio ord. dell'Acc. dei Lincei. Roma . . 31 ottobre 1882 
Bollati di S.' Pierre barone comm. avv. Emanuele , Membro efi. 
della R. Dep. di St. Patr. di Piem. e Lomb., Soprintendente- 
Direttore dell'Archivio di Stato, Torino . 28 dicembre 1864 



ALBO DEI SOCI IX 

Brandi avv. prof. Brando, Bibliotecario del Ministero dell' Interno, 
Roma 19 luglio 188S 

Breventani canonico prof, don Luigi, Soprintendente dell' Archivio 
e della Bibliot. Arcivesc. Bologna ... 2 giugno 1889 

Brini avv. comra. Giuseppe, professore di Diritto romano nella R. U- 
niversità, Bologna . 27 febbraio 1890 

Busi cav. avv. Leonida, Prof, eraer. dell' Univ. di Ferrara, Bologna. 

11 febbraio 1883 

Calzini Egidio, Professore di Storia dell'Arte nel R. Istituto di B. A. 
in Urbino e Reggente la Direz. delle Scuole Tecniche in 
Forlì • ... 22 maggio 1894 

Cantalamessa prof. cav. Giulio, Socio della R. Dep. di St. Patr. 
delle Marche , Direttore della R. Pinacoteca , Venezia 

13 agosto 1889 

Capellini comm. Giovanni, Senatore del Regno, Dott. honoris causa 
della Università di Edimburgo , Socio ord. della R. Acc. 
dei Lincei, professore di geologia e Direttore del Museo geo- 
logico, Bologna 31 ottobre 1882 

Carutti di Cantogno barone comm. Domenico, Senatore del Regno, 
Bibliotecario di Sua Maestà, Socio ord. della R. Acc. dei Lincei, 
Socio on. della R. Dep. veneta di St. Patr., corr. della toscana, 
Pres. della R. Dep, di St. Patr. pel Piemonte e Lombardia, 
Torino 11 febbraio 1883 

Casagrandi dott. Vincenzo, professore di Storia antica nella R. Uni- 
versità, Catania 31 ottobre 1882 

Casini prof. cav. Tommaso, R. Provveditore agli Studi, Mo- 
dena 30 aprile 189u 

Castelfranco prof. cav. Pompeo, Socio corr. della R. Acc. dei Lincei, 
R. Ispettore dei mon. e degli scavi, Milano. 15 aprile 1883 

Cilleni-Nepis conte Carlo, R. Ispett. scoìsisi., Aquila. 3 luglio 1892 

Corradi dott. prof. Augusto, Rettore del Collegio Nazionale, 

Correggio (Reggio Emilia) 8 giugno 1884 

Costa dott. Emilio, Prof, di Storia del Diritto romano nella R. 
Università. Bologna 2 febbraio 1896 

Costa Torquato, Anzola (Bologna) 31 ottobre 1882 

Dall'Osso dott. Innocenzo, Bologna .... 11 febbraio 1883 

Da Ponte dott. cav. Pietro, R. Ispett. degli scavi e mon., Corr. della R. Dep. 
di St. Patr. di Piemonte e Lombardia e della R. Dep. parmense. 
Conservatore del Museo patrio, Brescia, 25 luglio ,1887 

Del Lungo prof. comm. Isidoro, Socio corr. della R. Accad. dei Lincei, 
Socio ordinario della R. Dep. tose, di Storia Patria, cor 



X R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

della R. Dep. veneta , Accademico residente della Crusca, 
Firenze 15 marzo 1863 

De Muntet cav. Alberto, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. di 
Piemonte e Lombardia, Segretario della Società storica della 
Svizzera romanza, Vevey (Svizzera) . . 18 febbraio 1886 

De Paoli avv. comm. Enrico, Soprintendente-Direttore dell' Archivio 
di Stato, Cancelliere Onorario della R. Consulta Araldica , 
Roma- 19 giugno 1890 

DuHN (von) dott. Fed. Carlo, professore di archeologia classica nel- 
r Università, Heidelberg (Baden). ... 24 febbraio 1884 

Ellero comm. Pietro, Senatore del Regno, Consigliere di Stato, Socio 
corr. della R. acc. dei Lincei, Prof. emer. della R. Univ. di 
Bologna, Roma 17 aprile 1865 

Falletti-Fossati cav. Pio Carlo, Socio corr. della R. Dep. tose, di 
St. Patr., professore di Storia moderna nella R. Università, 
Bologna 15 febbraio 1894 

Fanti avv. cav. Innocenzo, Fermo 31 ottobre 1882 

Ferraro prof. cav. Giuseppe, R. Provveditore agli Studi, Reggio 
Emilia 18 febbraio 1886 

Ferrerò prof cav. Ermanno, Dottore aggregato della Facoltà di Lettere 
della R, Università, R. Ispettore degli Scavi e monumenti, Mom. 
etf. della R. Deputazione di St. Patr. di Piem. e Lomb., Torino. 

31 ottobre 1882 

FERRidott. comm. Angelo, i^/o/^^^a?^o(prov. di Forlì) 28 maggio 1896 

S. E. Finali avv. comm. Gaspare, Senatore del Regno, Presidente 
della R. Corte dei Conti, Roma .... 6 gennaio 1866 * 

Fiorini prof. cav. Vittorio , R. Provveditore agli Studi , Pesaro 

8 giugno 1884 

Fornelli cav. Nicola, professore nella R. Università, Napoli. 

29 gennaio 18V>1 

Gamurrini comm. Gian Francesco, Socio ord. della R. Acc. dei Lincei , 
e della R. Dep. tose, di St. Patr., Presidente dell' Accademia 
di Scienze, lettere ed arti d'Arezzo, Monte S. Savino. 

31 ottobre 1882 

Gandini conte Luigi Alberto, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. per 
le Prov. modenesi, Modena 25 luglio 1887 



1 Già Membro Attivo pei- decr. 26 roarzo 1860; poi, per sua do- 
mauda. Socio Corrispondente. 



ALBO DEI SOCI XI 

Gandino comm. Giambattista , Socio corr. della R. Acc. dei Lincei , 
professore di Letteratura latina nella R. Università, Bologna. 

10 gennaio 1864 

Gatti prof. Angelo, Bologna 2 giugno 1889 

Gennarelli avv. comm. Achille, Socio corr. della R. Dep. tose. 

di St. Patr., prof, emerito nel R. Istituto di Studi superiori, 

Firenze 21 dicemb. 1864 * 

Ghirardini dott. cav. Gherardo, prof, di archeologia nella R. Università, 

Socio corr. della R. Acc. de' Lincei, Pisa . 11 febbraio 1883 
Giorgi cav. Francesco, ufficiale nel R. Archivio di Stato, Bologna. 

6 agosto 1890 

GoLDMANN dott. Arturo, Vienna 2 giugno 1889 

GuARiNi conte Filippo, Foì'li 24 aprile 1873 

GuERRiNi dott. cav. Olindo, Bibliotecario della R. Università, Bo- 
logna 3 giugno 1880 

GuiDOTTi avv. cav. Achille, Bologna .... 31 ottobre 1882 
Hercolani principe Alfonso , cav. dell' Ord. di Malta , Bologna. 

31 ottobre 1882 
HoDGKiN prof. Tommaso , Neiccastle on-Tyne (Inghilterra). 

11 febbraio 1883 
Hofmann, dott. W. J., Segretario Gen. della Società Antropologica, 

Washington 21 maggio 1885 

JoNESCu dott. Nicola, Socio ord. dell' Accad. Rumena, e professore 

neir Università , Jassg (Rumenia) ... 17 gennaio 1889 
La Mantia avv. comm. Vito, Primo Presidente Onor. di Corte 

d'Appello, Palermo 31 ottobre 1882 

Lega dott. cav. Achille, Brisighella (Ravenna) . 16 giugno 1887 
LovATELLi contessa Ersilia, nata Caetani dei principi di Sermoneta, Socia 

ord. della R. Accademia dei Lincei, Roma 31 ottobre 1882 
LuMBROSo prof. cav. Giacomo, Socio ord. della R. Acc. dei Lincei 

Roma 11 febbraio 1883 

LuscHiN von Ebengreuth dott. cav. Arnoldo, Membro eif. dell'Accademia 

delle Scienze di Vienna, professore di storia del Diritto nella 

I. R. Università, Gratz. 31 ottobre 1882 

Malaguzzi-Valeri conte dott. Francesco, Socio corr. della R. Dep. di 

St. Patr. per le Prov. modenesi, Bologna, 5 febbraio 1893 
Malaguzzi-Valeri conte cav. Ippolito, Socio eff. della R. Dep. di St. 

Patr. per le Prov. modenesi. Socio corr. della R. Dep. ven., 

• Già Membro Attivo sin dal Decreto d'istituzione, del 10 febbraio 1860; 
poi, per sua domanda, Socio Corrispondente. 



XII R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Segr. della R. Comio. Araldica modenese. Direttore dell'Ar- 
chivio di Stato, Modena 29 gennaio 1891 

Manzoni conto Luigi, R. Isp. dei raon. e scavi, Lugo. 18 marzo 1877 

Marcello n. u. cav. Andrea, Socio ord. della R. Dep, veneta 
di St. Patr. , Segr. della R. Comm. Araldica veneta, Ve- 
nezia 16 gennaio 1887 

Milani prof. cav. Luigi Adriano, Direttore del R. Museo Archeologico, 
Libero docente di archeologia nell'Istituto di Studi superiori, 
Socio corr. della R. Acc. dei Lincei, Membro della Comm. cons. 
dei mon., Firenze 11 febbraio 1883 

MoNTELius prof. Oscar , Conservatore del R. Museo di antichità 
e medaglie, e Segret. della R. Società svedese di antichità, 
Stocolma 11 febbraio 1883 

MoRPURGO dott. Solomone, Libero docente di letteratura ital. nella R. 
Univ. di Bologna, Bibliotecario della Riccardiana, Firenze 

11 febbraio 1883 

Musatti dott. cav. Eugenio, Socio corr. della R. Dep. veneta di Storia 
Patria , Libero docente di Stor. moderna nella R. Università, 
Padova 2 giugno 1889 

NicoLucci comm. Giustiniano , professore di antropologia nella R. 
Università, Napoli 31 ottobre 1882 

Orioli dott. Battista Emilio , Sotto Archivista nel R. Archivio di 
Stato, Bologna. . , 11 maggio 1896 

Orsini Antonio, Archivista comunale, Cento. . 24 febbraio 1884 

Palmieri avv. Giambattista, Bologna .... 5 febbraio 1893 

Panzacchi prof. comm. Eiu'ico, Pres. della R. Acc. di Belle Arti, Direttore 
dell' Istituto di Belle Arti, Prof, di estetica nella R. Università, 
Bologna 31 ottobre 1882 

Pellegrini dott. Flaminio, professore di Lettere italiane nel R. Liceo, 
Vigevano 6 agosto 1890 

Podestà cav. Bartolomeo , Socio corr. della R. Dep. toscana di St. 
Patr., Bibl. della Nazionale, Firenze, . . 10 gennaio 1864 

Poggi ten. col., comm. dott. Vittorio, Membro eff. della R. Dep. di St. 
Patr. di Piem. e Lomb. e della R. Dep. parmense , Direttore 
della Biblioteca e dell' Archivio Comunale, Savona. 

11 febbraio 1883 

Randi Tommaso, Cotignola (Ravenna) .... 6 agosto 1890 

Rava comm. Luigi, Professore incar. nella R. Univ. di Bologna, 
Ravenna 17 gennaio 1889 

Rocchi prof. cav. Gino, Bologna 3 gennaio 1875 



ALBO DEI SOCI XIII 

Rossi prof. cav. Girolamo, Socio corr. della R. Dep. tose, di St. Fair. 
R. Ispett. dei roon. e degli scavi, Ventimiglm. 2 maggio 1869 

Rossi dott. Luigi, professore di Diritto costituzionale nella R. Uni- 
versità, Bologna 29 gennaio 1891 

Ruga avv. Cesare, Ispettore nel Museo archeoL, Bologna. 

16 gennaio 1887 

Rugarli conte dott. Vittorio, professore nel R. Ginnasio Guinizelli, 
Bologna 1 aprile 1894 

Salinas comra. Antonino, Membro del Consiglio Superiore di Pubblica 
Istruzione, Socio Corr. della R. Acc. dei Lincei, Membro della 
R. Consulta Araldica, professore di archeologia nella R. Università 
e Direttore del Museo Nazionale, Palermo. 31 ottobre 1882 

Sammarini ing. Achille, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. per le 
Prov. modenesi. Presidente della Commissione municipale di 
storia patria e belle arti. Carpi .... 25 luglio 1887 

Santagata comm. Domenico, Vice Segr. dell' Acc. delle Scienze, Prof, 
emer. della R. Università, Bologna . . 4 gennaio 1894 

Santarelli avv. cav. Antonio, Direttore del Museo Archeologico, R. Ispet- 
tore dei monumenti e degli scavi, Forlì , 31 ottobre 1882 

Sanvitale conte cav. Stefano, Parma .... 31 ottobre 1882 

ScARABELLi GoMMi Flaminj comm. Giuseppe, Senatore del Regno, R. 
Ispettore dei monumenti e degli scavi, /)no?a. 8 giugno 1884 

ScHUPFER avv. comm. Francesco, Membro del Cons. Sup. della Pubbl. 
Istr., Socio dell' Acc. dei Lincei, Soc. on. della R. Dep. veneta 
di St. Patr., professore di storia del Diritto italiano nella R. 
Università, Roma 28 gennaio 1872 

Serafini comm. avv. Filippo, Senatore del Regno, Membro del Cons. 
Sup. di Pubbl. Istr., Socio ord. dell'Acc. dei Lincei, prof, di Diritto 
romano nella R. Università, Pisa ... 14 febbraio 1869 

Sergi dott. cav. Giuseppe, prof, di antropologia e Direttore del Ga- 
binetto antropol. nella R. Univ., i?oma . . 11 febbraio 1883 

Setti prof. Giovanni, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. per le 
Prov. modenesi. Prof, di Lettere greche nella R. Univei'sità, 
Palermo 15 aprile 1883 

Silveri-Gentiloni conte cav. Aristide, R. Ispettore dei monumenti e 
degli scavi. Macerata 11 febbraio 1883 

SiMONi cav. dott. Giuseppe, Medicina .... 16 maggio 1895 

Solerti dott. cav. Angelo, Socio corr, della R. Dep. di St. Patr, per 
le Prov. modenesi , professore di Lettere italiane nel R. Liceo 
Galvani, Bologna 27 marzo 1892 



XIV R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Spinelli cav. Alessandro Giuseppe , Socio corr. della R. Dep. di 
Sf. Patr. per lo Prov. modenesi e della R. Dep. parmense, 
Modena 2 giugno 1889 

S. E. Tabarrini coram. avv. Marco, Vice Pres. del Senato del Regno, 
Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio degli Archivi, 
Acc. res. della Crusca, Presidente dell' Istit. Stor. Ital. Socio 
ord. dell'Acc. dei Lincei, Pres. della R. Dep. tose, di St. Patr., 
Socio on. della veneta , Socio corr. della parmense , Roma. 

28 dicembre 1864 

Tonini prof. cav. dott. Carlo, Bibliotecario comunale, R. Ispettore dei 
monumenti e degli scavi, Rimini . . .11 febbraio 1883 

Toschi dott. Giambattista, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. per le 
Prov. modenesi , R. Ispett. dei monumenti e degli scavi, Baiso 
(Reggio d' Emilia) 8 giugno 1884 

Tkovanelli prof. avv. Silvio, Libero docente di filosofìa del diritto 
nella R. Università, Bologna 16 aprile 1891 

Ungarelli Gaspare, Bologna 29 gennaio 1891 

Urbani De Gheltof cav. Giuseppe Marino, Direttore del Museo Civico 
di Murano, Venezia 31 ottobre 1882 

Venturi prof. cav. Adolfo, Socio corr. della R. Dep. di St. Patr. 
per le Prov. modenesi, Direttore dei Musei presso il Ministero 
della pubblica Istruzione, Libero docente di storia dell' arte 
nella R. Università, Roma 29 marzo 1885 

Vernarecci canonico prof. cav. Augusto, Socio della R. Dep. di 
St. Patr. delle Marche, Bibliotecario comunale, R. Ispettore dei 
mon. e degli scavi, Fossombrone ... 26 marzo 1882 

Zenatti prof. dott. Albino, Socio corr. della R. Dep. tose, di St. Patr., 
Lib. doc. di lett. it. nella R. Università di Messina, Provv. agli 
Studi, Catania 11 febbraio 1883 

ZoNGHi mons. Aurelio, Socio On. della R. Dep. delle Marche, 
corr. della R. Dep. veneta e della toscana , Vescovo di Jesi 

31 ottobre 1882 

ZoRLi conte dott. Alberto, professore di Scienza della finanza nella R. 
Università, Macerata 15 aprile 1883 



DEFUNTI DURANTE L' ANNO 1896 
SOCI CORRISPONDENTI 
Roncagli avv. Giuseppe Gaetano, ^o^o^wa — Socio Corr. li febbraio 
1883. 

(t in Bologna, 28 febbraio 1896). 



L' EX ORATORIO Di S. SEBASTIANO IN FORLÌ 

E PACE DI MASO « DEL BAMBASE » 
ARCHITETTO FORLIVESE DEL SEC. XV 



i maggiori architetti del quattrocento ne' loro edifizi reli- 
giosi vollero primieramente sostituito all' arco acuto, 1' uso del- 
l' arco a tutto sesto , delle vòlte a botte e a crociera. Tale 
sostituzione anzi tanto piacque ai più grandi maestri del Rina- 
scimento, che persino Raffaello nella sua celebre relazione al pon- 
tefice magnificò con dottrina e precisione i vantaggi di questo 
sistema in confronto di quello dell' arco acuto. Verso la metà 
del secolo XV ed in principio del seguente, il desiderio di com- 
binazioni di maggiore ardimento , di maggiore gusto, si fece 
sentire sovratutto nella scelta di piante a croce greca, con una 
cupola nel centro. Ma anche più esatto è l' asserire che gli 
architetti della seconda metà del secolo XV, in confronto a 
quelli del secolo successivo, avevano appena intravvisto questo 
concetto fecondo, pittorico — solo qualche raro esempio T ab- 
biamo circa il 1460 — ; ma che l'epoca novella se ne impa- 
dronì e lo fece suo, tanto in Toscana come in altri Stati 
italiani del centro e del settentrione. 

Fu precisamente in questo bel periodo che Forlì ebbe il 
suo degno rappresentante tra gli architetti della Rinascenza. 
Proprio negli ultimi anni del secolo XV il forlivese Pace Bom- 



2 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

baee « i\e\ bambase », come scrivono i cronisti, ci lasciò me- 
moria dell' arte sua nel!' ex oratorio di s. Sebastiano. La parte 
principale di questo piccolo tempio è quadrata. Quattro piloni 
allacciati tra loro mediante quattro archi uguali, elegantissimi, 
sostengono la parte superiore, la quale s'innalza, semplice e 
maestosa ad un tempo, sino all' imposta della cupola. Da tutto 
r insieme della costruzione apparisce chiaramente come il Nostro, 
al pari di altri maestri dell' epoca . non si preoccupasse più di 
questa che di quella parte dell' edifizio {d'altronde di una sobrietà 
estrema in ogni suo particolare), anche all' infuori del senti- 
mento cristiano o della forma classica del tempio. A lui dovette 
bastare, in ciò concordando con le esigenze dei fedeli , 1' ere- 
zione di una cupola nel mezzo, bella, slanciata, sul tipo di quelle 
create, in altre proporzioni, dai più grandi architetti del secolo. 
Rispetto alla pianta del tempio 1' artista sapeva d' essere per- 
fettamente libero; poteva fare cioè come più gli piaceva, la 
parte più importante dell' opera non consistendo per lui nella 
forma della chiesa. Tuttavia il tipo prescelto dall' architetto ro- 
magnolo è quello più in voga sullo scorcio del quattrocento : la 
pianta a croce greca. Anche Bramante , com' è noto, pensò di 
elevare il maggior tempio della cristianità in quella forma. 

Le proporzioni dell' ex oratorio sono modeste : l' imposta 
della cupola ha un diametro di circa 10 metri ; ma T altezza 
complessiva dell' ex oratorio misurava in origine non meno di 
m. 25. Il quadrato centrale, già sostenente la cupola, misura 
m. 12 per lato; vi si aggiungono altri 6 m. longitudinal- 
mente, per r elegante vestibolo, adorno anch' esso da una gra- 
ziosa cupoletta del diametro di m. 5; e l'abside rettangolare pro- 
fondo appena m. 4 ; una lunghezza totale infine di circa m. 22. 

Oltre la pianta della chiesa cosi bene raccolta è da tenersi 
in gran conto la purezza dell' alzato, ove domina la linea curva 
con l'arco a tutto sesto, ed ove, accoppiata alla forma ele- 
gante, si ammira 1' ardimento di un architetto esimio. Io penso 
che non senza ragione da taluno fu alcuna volta pronunziato il 
m)me dell' insigne Alberti tra i maestri di Pace. A giudicare 
invero dall' insieme armonioso dell' edifizio non panni ardito 
affermare che 1' artista possa essersi inspirato alle opere del 



l' ex oratorio di S. SEBASTIANO IX FORLÌ 3 

celebre fiorentino. D' altronde non mancano in Italia esempi di 
costruzioni consimili nell' architettura del primo Rinascimento. 
La pianta della chiesa di s. Sebastiano in Mantova, incomin- 
ciata nel 1459, eccettuate alcune modificazioni nelle absidi e 
nel corpo di facciata, presenta nella sostanza la medesima di- 
sposizione che noi vediamo in questo ex oratorio di Forlì, e ar- 
chitetto di quella chiesa fu appunto l' insigne Leon Battista 
Alberti. Un altro grande maestro che nel quattrocento s' in- 
teressa delie costruzioni a croce greca, perchè più raccolte e 
più concettose di quelle derivate dal tipo latino, è il sommo 
Leonardo da Vinci. Altra prova infine, che attesta e conferma 
r ottima scuola, da cui il Bombace deriva e s' inspira, emerge 
dal fatto che anch' egli, nella stessa maniera che si preferi dai 
migliori del suo tempo, illumina il tempio dall' alto per mezzo 
di grandi finestre circolari nei lunettoni delle quattro arcate 
sotto la cupola. Cotesti tondi nel quattrocento, spesso grandis- 
simi, danno luce a chiese e a palazzi. Però cotesto sistema, 
per essere stato dal forlivese adottato sullo scorcio del secolo , 
potrebbe farci ritenere il Bombace un artista alquanto in ri- 
tardo, almeno un architetto oltremodo conservatore; quale 
in realtà si manifesta anche per l'assenza del campanile, da 
lui sacrificato, siccome usavasi più particolarmente verso la 
metà di quel secolo. 

Nel corpo di facciata non troviamo che due sole finestre 
nel lato sinistro con 1' arco lievemente acuto, nella stessa pro- 
porzione di quelle della cappella della Canonica — altra co- 
struzione del Bombace dell' ultimo decennio del secolo XV — e 
cioè larghe un terzo della loro altezza ^ Non faccia meraviglia 
se le finestre di questo lato furono tagliate ad arco gotico per- 
chè nell'architettura, come questa, di uno stile essenzialmente 
di transizione, si continuò ad usarne in molti edifizi religiosi 
e profani. Nessuna apertura rischiara la piccola abside dietro 



' Di tale costruzione fu da me, altra volta, dato un cenno negli Atti e 
Memorie delia R. Deputazione di Storia Patria per le Romagne, anno 1894, 
pp. 136 e 137. 



4 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

r aitar maggiore, terminata da una cupoletta schiacciata e an- 
ch' essa sovrapposta a quattro piccoli archi. 

Non mi fu possibile precisare l' epoca in cui cadde o si 
demoli la cupola centrale; tuttavia, rispetto alla forma, stando 
con (luella minore ancora esistente nel vestibolo e guardando 
alle finestre rotonde illuminanti il corpo principale della chiesa, 
.si può supporre che la vòlta maggiore dovesse innalzarsi sopra 
un breve tamburo senza i quattro tondi , od òcchi ciechi , sul- 
r asse degli archi, quali li vediamo nella cupoletta. 

La cupola maggiore doveva essere certamente semisferica, 
simile a quella della Canonica in Duomo, sopra vòlte a botte, 
alla maniera degli architetti fiorentini. Il Brunellesco ne aveva 
costruite in modo eguale nella cappella dei Pazzi e nella sa- 
grestia di s. Lorenzo in Firenze. 

Nella decorazione delle cornici e degli archi il Bombace 
rivela una grazia, o meglio, una sobrietà, tutta toscana. Ester- 
namente la costruzione, che è tutta in mattoni, nulla presenta 
di notevole con quelle superficie piane , larghe e appena spez- 
zate ne' fianchi da qualche pilastrata. Ma ciò non deve at- 
tribuirsi a povertà di concetto né a mancanza di buon gusto : 
r Alberti, al pari del Brunellesco , amava anch' esso le fronti 
quiete, serene, elegantemente severe; senza aggiungere che noi 
ci troviamo dinnanzi ad un beli' esempio d' architettura in Ro- 
magna, ma pur sempre tale da non reggere al confronto, spe- 
cialmente per la mancanza assoluta di marmi e di qualsiasi 
altro materiale di lusso, con le costruzioni splendide del Rina- 
scimento in Toscana. 

Nel fianco, prospicente la soppressa chiesa di s. Domenico, 
si vedono ancora avanzi di pilastri con capitelli e trabeazione 
relativa, tutto in cotto, con ampie modinature e pochissimo 
aggetto. Del campanile non si ha traccia di sorta; e ho detto 
come r architetto dovette sacrificare questa parte dell' edifizia 
di cui soltanto il cinquecento molto si giovò quale fattore im- 
portante neir architettura religiosa. L' unica traccia di un pic- 
colo campanile, quale è quella che si scorge sull' angolo destro 
dalla parte posteriore della chiesa, non deve confondersi col 
resto dell'antica costruzione; che, se vi fu un tempo in cui si 



L EX ORATORIO DI S. SEBASTIANO IN FORLÌ 5 

volle dotare l'ex oratorio di campane, questo dovette essere 
certamente posteriore alla morte dell' architetto. 

Non devo omettere di accennare ad un' altra parte acces- 
soria dell' edifizio: la scaletta a chiocciola che dal vestibolo 
conduce al tetto. Cote^^ta scala abilmente costruita in cotto, 
presenta anche oggi qualche particolare interessante: tra altro, 
il perno perfettamente lavorato con appositi mattoni, si è con- 
servato pressoché intatto sino alla massima sua altezza. 



Non ho detto ancora in quale anno si costruì l'oratorio. 
Certo non prima del 1498 o 99, perchè lo stesso Pace di Maso, 
come vedremo più innanzi, lasciò, nel 1497, 10 lire bolognesi 
per la costruzione di detta chiesa, come altrettante lire lasciò 
per la cappella della Canonica in Duomo. 

Sigismondo Marchesi ^ ricorda sotto l'anno 1500 la chiesa di 
s. Sebastiano « nuovamente cominciata a fabbricarsi ». Ciò vuol 
dire che in questo medesimo luogo sorgeva anticamente un'al- 
tra chiesa dedicata allo stesso santo, quella dei Battuti bianchi; 
ma che neh' anno 1500 la costruzione del Bombace, innalzata a 
nuovo sul posto dell'antica, doveva essere ultimata; tanto più 
che lo stesso storico narra come appunto in quell' anno, gli am- 
basciatori mandati dalla città di Forlì al papa Alessandro VI, 
tornassero « il martedì delli 21 d' aprile e portassero il Giubileo 
plenario che fu posto all' Hospitale della Casa di Dio, all' Ho- 
spitale del Crocifìsso, al Monasterio di s. Chiara, et a s. Se- 
bastiano ». 

La narrazione del Marchesi è attendibilissima, perchè col- 
lima perfettamente con quanto prima di lui ci lasciò scritto il 
Bernardi, detto Novacola, contemporaneo del Bombace. Udia- 
molo questo cronista dal quale tutti gli storici forlivesi del sei- 
cento attinsero senza risparmio, e senza citarlo mai una volta: 

« M." pase recamadore da Forlì morte. 

' Supplemento historico dell' antica città di Forlì, Forlì, 1678, p. 593 



6 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Al prefacto m." Fase zia de Maxe dal bambase nostro forlu- 
vexe, intravenne la seva prefacta morte, curande li amie dal 
Signor 1500 die vigesima seconda maii, die venus. E po' fa 
sepelite aprese a la ghiexa de sante Agostine nostre. Al quale 
era home beni proporcionate et bianco e colorito et potea aver 
per sova natività cerca anno 60 ed era vivati molte honesta- 
mente. El molte senpre fu amato oniversalmente e masime da 
papa e ri et altre Signur de Italia per aver lui de 1' arte del 
recamo la vera dotrina e de l'architatura gran copia, che T una 
e l'altra al facea molte dignamente. E quande queste tale ave- 
sene volute alcune lavore di tal sovra opra, mai per alcun 
tenpo non l'arebene schivate per altra persona. E in questa 
nostra cita de Forlì fece dui modelli molto bene intese le quale 
se fune la capella de santa Maria del Dome dala canonicha: 
r ultimo se fu la ghiesia del martire sante Bastiano sota la io- 
riducione de li Batii bianco, che fu ne l'anno prexento: et le 
molte altre gram vertìi avea, le quale io lase per brevità. Del 
qual Dio ie voglia perdonare soi pecati » '. 

Il passo del Novacula non può essere né più chiaro, né più 
interessante; insieme col testamento dell'architetto, esso ci offre 
con alcune altre memorie tratte dall' archivio notarile, molte 
notizie biografiche dell' artista che non conoscevamo. 

Il testamento di maestro Pace, rogato in Porli il 22 set- 
tembre 1497 da Pier Antonio Michelini -, dice cosi: « Magister 
Paxius quondam Maxii Rencii a bombice de Forlivio, sanus per 
gratiam domini nostri lesu Christi mente, sensu et intellectu 
licet corpore languens, suarum rerum et honorum omnium di- 
spositionem per hoc praesens nuncupativum testamentum sine 
scriptis in hunc modum facere procuravit et fecit. Imprimis 
reliquit prò male ablatìs, incertis soldos quinque bononienses. 
Sepulturam vero suam ellegit et esse voluit apud ecclesiam 
sancti Augustini, circa quam expendi voluit illud quod videbitur 
domino Federico quondam lacobi abbatis de Forlivio, quem suura 
comissarium ellegit et esse voluit cum piena auctoritate. Item 

' Andrea. Bernardi (Novacula), Cronaca ecc. voi. I, fol, 435. 
2 Archivio notarile di Forlì, voi. 267, foli. 115 e 116. 



L EX ORATORIO DI S. SEBASTIANO IN FORLÌ - 7 

reliquit diete ecclesie sancii Augustini et ecclesie saiicte Crucis 
unum dublerium cere valoris soldoruni XX^' bonoaiensiura prò 
quolibet diiplerio prò illuminando corpus domini nostri lesu 
Christi. Item reliquit fabrice sancti Sebastiani, sive eius oratorio, 
si fiet, libras decem bononienses. Item reliquit capelle sancte 
Marie de la Canonica libras decem bononienses prò fabrica 
diete capelle. Item reliquit iure institutionis Hieronimo quondam 
Guidonis de Forlivio, et filio quondam domine Francisce sororis 
olira dicti testatoris, libras centum bononienses dandas et sol- 
vendas per infrascriptum eius heredem infra terminum trium 
annorum inchoandorum a die mortis ipsius testatoris prò omni 
eo et loto quod possit petere in bonis dicti testatoris quacumqe 
ratione, ocaxione vel causa, et quod nihil amplius petere possit 
in eius bonis et hereditate ocaxione legitima.... et quacumque 
alia causa, iubens ipsum esse tacitum contentum de praedictis. 
Et casu quo dictus Hieronimus molestaret dictum infrascriptum 
eius heredem quacumque causa ultra praedictas, eum dicto le- 
gato privavit et pervenire voluit ad infrascriptum eius heredem. 
Item reliquit iure legati domine Bernardine uxori Baptiste Car- 
penterii de Forlivio libras viginti quinque bononienses et unum 
par villnrum, quas quidem libras XXV bononienses infrascriptas 
suus heres teneatiu' dare et solvere Bernardina infra terminum 
trium annorum venturorum a die mortis ipsius testatoris. Item 
reliquit iure legati domine Clare uxori olira Roffilli Bartolo mei 
Cristiani de Forlivio libras viginti quinque bononienses, quas 
haberi voluit infra quinque annos venturos a die mortis ipsius 
testatoris. Item reliquit Francisco quondam Zeorgii de Orciis 
Novis partium Lombardie habitatori Forlivii libras centum bo- 
nonienses, quas haberi voluit infra terminum sex annorum ven- 
turorum a die mortis ipsius testatoris. Item reliquit amore Dei 
fratribus ecclesie et conventui sancti Augustini de Forlivio libras 
decem bononienses cum hoc quod dicti fratres teneantur con- 
cedere locum dicto heredi prò fabricando una sepultura in dieta 
ecclesia prò ipso testatore et eius heredibus. Item reliquit dicto 
Francisco iure legati unam clamidem panni nigri usam a ca- 
pucio zambellotti. Item reliquit iure legati Rainaldo Andree 
Paganini unam clamidem usam panni nigri. Item reliquit Filippo 



8 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

quondam Dominici Machi omnes suas figuras relevatas. In o- 
mnibus autem aliis suis bonis mobilibus et iramobilibus iuribus 
etactionibus tam praesentibus quam fiicturis dominuni Federicum 
quondam lacobi abbatis de Forlivio sibi heredem universalera 
instituit fecit et esse voluit pieno iure ecc. 

Actum Forlivii in domo dicti testatoris posita in centrata 
de medio, iuxta viain, ipsuin dominum Federicum et alios » '. 

Dai riportati documenti noi rileviamo come Pace di Maso 
« del bambase » nascesse in Forlì circa f anno 1440 e quivi 
morisse il 22 maggio, del 1500. 

Della sua prima educazione e del suo maestro nulla ci è 
noto ; ma chi ha qualche nozione degli artisti del quattrocento 
in Italia, pei quali V arte si tramandava di padre in figlio, ben 
può supporre che per un lungo periodo di anni Pace seguisse 
il padre, se dobbiam credere che appunto nel ricamo — cer- 
tamente tradizionale nella sua famiglia — divenisse poi cosi 
famoso. Quanto all' arte del costruire panni d' avere già dimo- 
strato come egli debba essersi inspirato alle leggi per essa sta- 
bilite da' principali architetti toscani. Né va dimenticato inoltre 
come in patria, e proprio in sul fiorire dell' età sua, Pace potè 
avvicinare il suo grande concittadino Melozzo e godere della 
preziosa amicizia -. 

Il Bernardi afferma che il Bombace fu universalmente a- 
mato da papi e da re per la sua « vera dotrina nell'arte del ri- 



' Di un maestro Bartolomeo « fiiius magistri Pasii aurifex de Forlivio », 
cosi ricordato in un atto del 1488, autore nel 1495 di una croce d'argento 
pel monastero di S. Mercuriale, nuovamente ricordato in un atto del 1529, 
si discorre nel Bullettino della Società fra gli amici dell' arte (Forlì, 1895 
p. 149 e segg.) Dobbiam credere che codesto Bartolomeo fosse un figlio 
dell' architetto ? 

' Non solo i due artisti, ma anche le famiglie loro, dovettero, trovarsi 
in amichevoli rapporti. Lo si deduce dal fatto che l'il dicembre 1487 « ma- 
gistro Pasio quondam Masii del bambasio » fa da testimonio al codicillo 
della madre di Melozzo {Ardi. Noi. di Forlì, voi. 243, fol. 42); e lo si de- 
duce anche da un atto di Tommaso Palmezzani del 28 febbraio 1494, ro- 
gato « in domo magistri Pasii ricamatoris»,e al quale Melozzo fu testimone 
<cfr. Bullettino della Società, fi-a gli amici dell' arte, Forlì, 1895, p. 34). 



l' ex oratorio di S. SEBASTIANO IN FORLÌ 9 

caino » ; tanto che essi desiderando lavori di tal sorta « mai 
non r arebene schivate per altra persona ». Ma eccettuate le 
due costruzioni erette in Forlì coi disegni suoi, chi mai conosce 
altre opere del Bombace? E ben vero che, più di due secoli 
dopo, il Bonoli scrisse ancora che Pace aveva dato il disegno 
di altre fabbriche, ma si guardò bene lo storico forlivese dal- 
l' accennare quali si fossero cotesto fabbriche, e se erette in 
patria o fuori. Cosi altri, nel seicento, copiando, e non esat- 
tamente, dal buon Novacula, proclamano il Bombace grandissi- 
mo maestro, senza però neppur tentare di dimostrarlo con al- 
cuna notizia riguardante 1' operosità artistica del maestro. 
Nondimeno, a parte 1' esagerazione consueta degli scrittori 
secentisti ^ io penso che due secoli e mezzo addietro qual- 
che pittura all'ago del Bombace doveva pur esistere in Forlì; 
ed è proprio peccato che quegli scrittori non si interessassero 
di tali lavori, limitandosi a ripetere quanto aveva scritto il 
Bernardi ; e cioè che Pace fu il primo ricamatore de' suoi 
tempi e archittetto noto a tutta Italia. Sarebbe desiderabile 
pertanto che qualche studioso concittadino del Bombace, amante 
delle memorie paesane, istituisse ricerche in proposito per dirci 
qualche cosa dell' operosità di questo maestro quale ricamatore 
e pittore. 

Del quale, come ho detto, non è nota la giovinezza e la 
sua educazione artistica. D' altra parte, io dubito che Pace an- 
che pel suo perfezionamento neh' arte, si allontanasse per lungo 
tempo dalla sua città natale; trovando in essa, sia per l'inse- 
gnamento del padre, sia per quello di artisti del luogo, una via 
facile e sicura allo sviluppo delle proprie facoltà artistiche, e 
un ambiente adatto, in seguito, alla propria attività quale mae- 
stro. Nel 1482 egli è ricordato in un atto del notaio Mora- 
tini -; neir 86 trovasi ancora a Forlì 3; e nel dicembre del- 
l' anno dopo sottoscrive in casa di Melozzo il codicillo di Jacoba, 



1 P. Bonoli, Storia di Forlì, ivi, 1826, II, p. 300; G. V. Makchesi. Yi- 
tae Virorum ili. forol. — Forlì, 1726, p. 257. 

2 Arch. not. di Forlì, Voi. 203, II, fol. 127 r. 

3 » » y> Voi. 241, III, (senza cartola/ioiie). 



10 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

madre all'insigne pittore ^ Nell'aprile dell' 88 Io troviamo an- 
cora nominato in un atto del notaio Aspini -. In un libro del- 
l' Archivio di s. Mercuriale, sotto la data 26 aprile 1493, è ri- 
cordato semplicemente cosi: « Magistro Paxio recaraatore » ^■, 
nel settembre del "97 fa testamento e in sul finire del '99, poco 
prima della sua morte, abbiamo V ultima sua menzione in altro 
atto del Moratini ', il quale per errore lo dice figlio di Andrea, 
mentre noi sappiamo che il vero nome del padre era Tommaso. 

Pace era un beli' uomo « bene proporcionate et bianco e 
colorito » come scrive il Bernardi; e dovett' essere anche un 
valentuomo se lo stesso cronista, così amico della verità, asse- 
i-isce eh' egli visse « molte honestamente ». Come spesso av- 
viene delle persone vissute agiatamente, il primo desiderio di 
Pace, espresso nel testamento, è quello di lasciare di sé un ri- 
cordo duraturo. Per quanto modesto possa egli essere stato, il 
pensiero di dover rinunziare a tutto, morendo, anche alla me- 
moria di sé presso i parenti e i concittadini, gli fa desiderare 
un sepolcro per sé e pei suoi nell' antica chiesa di s. Agostino, 
eh' era allora la chiesa dei nobili. E il Bernardi conferma che 
Pace ebbe sepoltura in quel luogo; ma del suo sepolcro più non 
ci rimane alcuna memoi'ia. La chiesa di s. Agostino sin da' 
primi anni del secolo venne soppressa, e delle memorie cittadine 
in essa conservate, nessuno, al solito, pensò di serbare il me- 
nomo ricordo. 

Tra i favoriti del maestro forlivese é un certo Francesco 
di Giorgio de Orciis Novis "pariium Lombardie, al quale l'ar- 
chitetto e ricamatore lascia 100 lire boi. ed una veste di panno 
nero usata, con capuccio. Chi sarà stato cotesto Francesco? 
Forse un parente di Antonio Urceo, quegli che per 10 anni ^ 
aveva vissuto in Forlì alla corte degli OrdelafiS , oriundo di 
Orzi nuovi? 

' Ardi. not. di Forlì, Vói. 243, V, fol. 42. 
5 » » » Voi. 243, V. fol. 89 r. 

^ Arch. di s. Mercuriale, Libro Pietro, fol. 45 r. 
* Arch. not. di Forlì, Voi. 226, XXV, fol. 107r. 

5 C. ^Ialagola, Della vita e delle opere di Antonio Urceo detto Codro. 
— Bologna, Tip. Fata e Garagnani, 1878, a p. 165. 



l'ex oratorio di S. SEBASTIANO IN FORLÌ 11 

Tornando infine all' opera maggiore di Pace Borabace, l'ex 
oratorio di s. Sebastiano, aggiungerò eh' esso trovasi in un ab- 
bandono deplorevole. Chiuso la prima volta al tempo del primo 
regno italico, fu in seguito ridonato al culto; ma da circa un 
trentennio venne definitivamente soppresso, e i conti Dall'Aste, 
che ne erano proprietari, lo vendettero ad altro privato che lo 
ridusse ad officina. Più volte mi son domandato se proprio quella 
debba essere la fine riserbata ad una tale costruzione, o se 
non fosse invece opera saggia conservare ciò che di essa oggi 
rimane, apportandovi alcun benefìcio. Non dico ripristinare il 
vecchio tempio, ricostruendone la cupola maestosa; ma non sa- 
rebbe almeno conveniente toglierlo da uno stato che è of- 
fesa al decoro dell' arte ? Quante volte qui invano si cerca 
un ambiente ampio e bene illuminato, un luogo acconcio per 
adunanze solenni , commemorazioni , e conferenze ; ora , quale 
miglior sala di questa vastissima che ci offre l' opera di un 
egregio architetto forlivese? 

Mi lusingo che molti fra gli amatori delle memorie citta- 
dine e degli artisti del buon tempo guardino con simpatia a 
questo avanzo glorioso dell' arte paesana, e m' auguro di ve- 
derlo, in virtù del loro desiderio, pel decoro e utilità del paese, 
ricuperato al più presto e convenientemente restaurato. 

E. Calzini 



BOLOGNA 

NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 



I. 



Consuetudini ed istituzioni comunali di Bologna, alla 
DISCESA DI Federico I, in relazione col feudalismo 
imperiale e coi comuni italiani. 

La storia di pubblica ragione per questo comune di Bo- 
logna, non ultimo certo che, fra i comuni italiani, abbia una 
storia, comincia per noi, quando cominciano a parlare i pub- 
blici registri, dove gli atti autentici di qualche importanza, diretta 
indiretta, per la nostra città, erano trasmessi ai posteri. 
Apriamo il grosso e venerando volume, dove uomini sommi, 
quali il Muratori e il Savioli, hanno esercitato gli occhi e la 
mente, il Registro grosso e nuovo, scritto al cominciare del 
secolo XIII, e, alla prima ^ carta troveremo segnata la data 
1116. Da questo anno il Savioli, unico fin ora grande storico 
bolognese, apre la serie specificata dei suoi Annali subito ri- 
portandosi a un primo documento. - 



' Intendi prima nel Registro non prima nel Volume, perchè precedono 
alcune carte estranee. 

2 Savioli, Ann. Boi., voi. I, p. 2.* pag. 156, doc. 97. (Dal Reg. grosso 
L. 1. f. 111. . 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 13 

Egli lo pubblica, come un prwilegio, che tale è veramente, 
privilegio dato a Bologna in un placito, da un imperatore, da 
Enrico V. 

La lotta gigantesca fra la Chiesa e V Impero arde ancora : 
i due grandi rappresentanti dei poteri, che governavano allora 
il mondo, Gregorio VII ed Enrico IV, più non sono ; la lotta 
segue ancora, flaccamente prolungata da Enrico V e Callisto II 
E quanto più fiaccamente era sostenuta la parte del Papa, al- 
lora d' Italia, ora che Matilde Contessa più non era ! il suo 
nome più non serviva che a contese acerbe per eredità sì grande, 
e questo nuovo Enrico, forse per raccoglierla, veniva in Italia. 
Voleva egli vedere innanzi a sé , prostesi in muto omaggio , 
i grandi feudatari d' Italia, e si vide invece, inginocchiati sì, 
ma a capo alto. Consoli, rappresentanti di comuni. 

Quale grande avvenimento dovette essere quello del 1116, 
questo placito tenuto in Governolo, terra del Mantovano, dove 
per primo si aprivano innanzi all' impero le consuetudini di 
tante città, che oramai più non richiedevano che un privilegio, 
per divenire diritti? E quasi consoli ci appariscono quell'Al- 
berto Crasso ed Ugo d' Ansaldo, che vanno a perorare grazia 
al comune di Bologna per la rocca abbattuta, sebbene questo 
titolo non si trovi nel documento. 

Ecco, vicino ad Uberto d' Alberto Conte, signore feudale 
del contado, la prima rappresentanza che Bologna comunale 
mostra all' Impero; ma ecco am'.he, nello stesso placito, la prima 
rappresentanza di Bologna imperiale. Si legga in fondo al pri- 
vilegio. « Ego Gnarnerius judex affiti -». Questi è provato, 
dalla concordanza di altre carte che pubblicò il Muratori, non 
essere altri che il grande Wernherus , o Warnero, o Irnerio, 
bolognese, che, accuratamente interpretando le leggi, die principio 
alla vera grandezza del nostro studio. 

Ora, in tutti i Placiti, quando si faceva giustizia, accor- 
revano i Giudici : noi qui vediamo i bolognesi, quasi colpevoli 
inanzi all' Imperatore, dimandare grazia ; giudicati da Irnerio, 
rappresentante Bologna imperiale, andarne non solo assolti, ma 
privilegiati. 



14 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Se uiolti sono i punti speciali del privilegio, tutti però sono 
compendiati da questa frase, che è quasi stereotipata negli atti 
di quel tempo : « antiquas consuetudines intaclas et illesas 
perpetuo precipimus observari », frase che non è però cosi 
ampia e significativa come quella che troviamo nel Privilegio ^ 
dato ai Mantovani nello stesso Placito, e che qua riporto dal 
Muratori. Riporterò anzi il piccolo brano, che dimostra già sta- 
bilite le relazioni fra l'uno e l'altro comune : « praecipimus... 
ut non dent ripaticum., nec tholoneum in Lagese, in Garda, 
in Stimma Lacii, in Bricciana, in Bolonia, in Ferrarla, in 
Argenta, in Ravenna, in Comaculo, et eam consuetudinem 
honam et justam habeant, quem quaelibet nostri Imperii 
Civitas obtinet » Questo è un punto assai notevole per mo- 
strare che il legame, esistente fra le varie città del settentrione, 
consisteva allora nella coerenza delle consuetudini, e che questa 
coerenza veramente esisteva. 

Dalla eguaglianza dei diritti passeranno alla eguaglianza 
dei doveri, quando il pericolo si presenterà. Ed io non per 
altro mi son voluto fermare , su questo celebre placito di 
Governolo, che tanto precede 1" epoca prefissa al mio studio, 
se non perchè mi si prestava a riconoscervi il principio di quel 
mutuo legame fra città e città, che poco a poco le condurrà a 
riunirsi in una lega ; che se queste ed altre circostanze ricor- 
deremo, non ci apparirà una subitanea congiura, ma un fatto 
già da molto tempo preparato. Non poi per questo solo ho ac- 
cennato al placito, ma anche perchè in esso troviamo già de- 
lineate le due potenze di Bologna, la imperiale e la comunale. 
Irnerio e Uberto Conte dalla prima, Alberto Crasso e Ugo 
d' Ansaldo dalla seconda. La imperiale, o legale che si voglia 
chiamare, acquisterà più celebrità e si vorrà ricordarla come 
disonore e servilismo di Bologna, la seconda sarà troppo facil- 
mente dimenticata dagli storici non bolognesi. E così già due 
importanti punti del mio assunto si presentano ad esser consi- 
derati. 



' Muratori — Andquitates Italicae Medi Aevi, tomo IV, diss. XIV 
col 25. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 15 

Ma che cosa rappresenta a Governolo il feudalesimo? e, in 
modo più particolare, che cosa significa Uberto d' Ansaldo Conte 
di Bologna ? rappresenta 1' ultimo notevole apparire di questa 
forma di società, importata dai popoli germanici, che tanto 
breve esistenza doveva avere in Italia, e che, poco a poco, per- 
deva ogni potere davanti alle nuove istituzioni comunali, se non 
romane, come si volle far credere, certo più prossime al sen- 
timento italiano. Il comune di Bologna, è vero, già poteva, a 
quel tempo, dirsi costituito ; ma il distretto era oltremodo an- 
gusto, e rimaneva il contado (comilatusj tutto frastagliato fra 
castelli, che riconoscevano ancora i loro signori, detti Cat- 
tanei e Valvassori. 

Si riconoscevano molti di essi « de domo comitissae Ma- 
tildis » e ben presto si riconosceranno dipendenti dell' Impero; 
altri dal Vescovo o dalla Chiesa Ravennate o dai Monasteri, 
allora potenti per vaste giurisdizioni. I più grandi di costoro, 
e quasi indipendenti, erano, nella montagna, i Conti da Prato 
i Conti da Panico, ed ora queir Uberto Conte di Bologna 
che vedemmo a Governolo rappresentare il feudalesimo del 
contado di Bologna , e del quale non si conosce del tutto 
bene quale fosse lo stato : solo è sicuro che egli tenesse 
Pianoro, e da ciò sembra potersi dedurre , che molti altri 
possedimenti gli spettassero per V Appennino. Ma alla fine 
di quel secolo non li ritroveremo più nei loro dominii que- 
sti cattanei : entreremo in Bologna e vedremo in alcune fa- 
miglie, nuove agli uffici del comune, i nomi dei loro antichi do- 
minii feudali, gli Ariosti venuti da Riosto, i Campeggi venuti 
da Campeggio, i Canetoli da Canetolo ed altri : rivedremo fa- 
miglie con un nome nuovamente foggiato su quello di qualche 
loro antenato, i Lambertini, i Lambertazzi, i Geremei : il nome 
acquistato dal comune, più nelle turbolenze che nei fattti glo- 
riosi, avrà richiamato alla città alcuni Nobili oramai desiderosi 
di operare; altri, affrettandosi ai passaggi in Palestina, lascieranno 
in balia di sé stesso il loro feudo; e le Crociate,, specialmente la 
seconda e la terza, saranno colpo di grazia per il feudalismo an- 
che nel Bolognese. I popoli di quella terra, divenuti alcuni li- 
beri dall' odioso dominio del feudatario, altri d' accordo coi loro 



16 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

cattane!, giurano a gara obbedienza al comune di Bologna. 
Apriamo il Registro Grosso e, dopo gli atti del Placito di Go- 
vernolo, troveremo subito il primo atto di sommessione del 1123, 
e ne avremo per metà de! poderoso volume. Gli ultimi saranno i 
Cattane! di Monteveglio, alla fine del secolo XII, coi quali più 
a lungo avrà da lottare il comune di Bologna. Ecco dunque, 
nelle prime due carte del Registro troviamo gli elementi del 
nuovo Comune : le consuetudini, pari a quelle di altre città 
lombarde, divenute diritti per privilegio imperiale ; il legalismo 
imperiale, rappresentato da un bolognese in favore del comune 
incipiente : la aggregazione al comune di Castelli sottratti al 
dominio feudale. Ma un altro elemento riconosceremo, studiando 
r ultima carta citata : l' istituzione dei Consoli, per ora con po- 
tere pari a quello del Vescovo, ben presto superiore ; che mi 
aprirà il campo ad esporre, quasi introduzione al mio studio, 
le istituzioni di questo comune, quale la trovò alla metà di 
quel secolo l' imperatore Federico. 

Si legga dunque l'atto ^ di sommessione (10 giugno 1123) 
degli uomini di Rudiano, Sanguineta e Capriglia, luoghi del- 
l'Appennino sul Reno; atto notevolissimo, perchè il primo di 
questo genere, e perchè contiene elementi importanti a cono- 
scere il comune di Bologna. E, innanzi tutto, sono i Consoli 
che parlano: è la prima volta che vediamo nominato quest' uf- 
ficio primario nel nostro comune « nos consules bononiae », 
ma lo vediamo nominato insieme a quello del Vescovo, « prò 
nobis et prò domino nostro Viclore episcopo ejusque succes- 
soribus ». Siamo adunque ancora ai tempi, nei quali le città 
riconoscevano , come ultimo avanzo del sistema feudale, la po- 
testà temporale del Vescovo. E , seguendo , troviamo « nostrae 
eccìesiae, et nobis declerimt >-> — «ad, honorem et iitilitatem 
nostrae ecclesiae, et nostri communis bononiae retinere... ». Il 
comune si obbligava a non alienare le case né in feudo né ad 
altro titolo, e di essere difensore di quelle popolazioni « cantra 
onines homines, excepio imperatore »;e qua abbiamo una prova 

' Seguo la lezione del SwioLi come in tutti gli altri atti, dor. n. 109, 
Reg. grosso L I, f. 12. 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 17 

che non ancora il comune poteva sentirsi sì autonomo da non 
riguardarsi dipendente dall' imperatore. Protestando poi che sa- 
rebbero d' ora innanzi cives Ijononiae, escludevano il termine 
vassallus e accennavano al primo elemento formativo del co- 
mune che fu appunto il civis. Negli atti pubblici , in seguito , 
spesso troveremo ben distinti i cives e i vassalli ^ Infine il 
presente atto ci dà la prima indicazione del luogo ove questi 
pubblici interessi venivano trattati, cioè in « Curia Sancii Am- 
brosi » che era una piazza assai prossima al luogo ove più 
tardi sorse il palazzo del comune-. 

Degli innumerevoli successivi atti di somraessione di ho- 
mines e di capianei citeremo solo i due che tengono dietro a 
quello già esposto ; il primo ^ è degli uomini di Nonantola , e 
di tutti i dipendenti dalla potentissima Abbazia, importantissimo 
perchè fu il principio della prima contesa fra Bologna e Mo- 
dena. Di questa noi non dobbiamo parlare. Quanto ad istitu- 
zioni comunali incrociantisi ancora colle feudali, l'atto è note- 
vohssimo per noi. Sebbene qui si tratti di cattanei dipendenti 
da un Monastero, riconoscono già come ente autonomo, come 
civilas, Bologna; e quindi « ad honorem bononiae »;e « prò 
communi honore civitatis bononiae »; e se ancora, come nel 
documento già citato del 1123, vi ha menzione della Chiesa 
bolognese, non è più che come potestà spirituale. Infatti « sa- 
cram nonantulae... in perpetuum damus sanctae bononiensi 
ecclesiae; » ma più avanti « hoc sacrarnentum faciemus po- 
piilo bononiensi... ». Segue il giuramento dei cattanei, che ri- 
guarda specialmente le questioni con Modena, « de guerra Mii- 
tinensium »: quanto alla datazione, è detto « aduni in Ecclesia 
Sancii Ambrosi; » forse non « in curia » perchè atto di in- 
dole ecclesiastica. La menzione dell' imperatore è ancora molto 
rispettosa « praeter recessionem vero Imperatoris, praedicta 
omnia observabimus.,. ». 



' Vedi negli atti della pace di Costanza in Muratori, Antiquitates II. 
J\I. E. T. IV, Diss. 48, col. 285 « vassallus, sicut vassallus, civis sicut civis ». 

2 Savioli, T. I, P. I, pag. 175 nota e. 

3 Savioli, dee. 113, Reg. grosso L. I, f. 13. 



18 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Nel giuramento successivo degli uomini di Cavagli (1135) * 
si giura solo « populo hononiensi » ma in favore degli « homi- 
nes hononiae et de comitatu, et episcopoAu ». Solo finalmente 
nel 1144, nel giuramento di Gerardo -, vicecomes di Cellola, è 
detto « promittimus vobis consulibus bononiae » e non vi ha 
più menzione di potestà vescovile; e, in luogo di eccettuare 
ogni nimicizia all'Imperatore, ha « salvo honore Abbatis No- 
nantulae » che doveva avere, per certo, in quei tempi, per 
quei luoghi del contado un prestigio quasi superiore. Né questa 
odiosa menzione dell' Imperatore ha più avuto luogo nei se- 
guenti atti di sommessione , non in quello di Savignano ^ del 
1144, tanto meno poi nel primo giuramento di un comune, del 
Comune d'Imola •, col quale arriviamo al 1153: anno per noi 
importantissimo, perchè in esso la costituzione di Bologna as- 
sume grandi differenze da quella di altri comuni, proprio nel 
momento che Federico I era eletto imperatore in Germania. In 
queir anno già molti dovevano ignorare , o almeno fingevano , 
l'esistenza di un Imperatore. E pure, un anno avanti, nel 1152, 
Federico I era eletto ed incoronato in Aquisgrana. Lo accom- 
pagnerà nelle prime azioni del suo regno, sino al 1156, la penna 
di Ottone di Frisinga , suo zio , lo storico più elegante di quei 
tempi, qualche cosa di più che un semplice cronista. È troppo 
noto quel celebre capitolo ^ dove egli pone innanzi agli occhi 
dell" imperatore i costumi dei popoli italiani, e prende ad esem- 
pio il comune di Milano per parlare de consuetudine et ju- 
siitia Regni, cioè di quello che si erano tolto i comuni come 
diritto, e di quello invece che, per giustizia, secondo Ottone, 
loro non spettava. Non occorrerà che io qui lo riporti; noterò 
solo alcuni luoghi che possano trovare applicazione nella storia 
documentata di Bologna. Ecco il periodo che più è significa- 



' In Savioli, doc. 117, Reg. grosso L. I, f. 14 v.° 

2 Savioli, doc. 128, Reg. grosso L. 1, f. 15. 

3 Savioli, doc. 132, Reg. grosso, T. 1, pag. lo. 

* Savioli, doc. 148, 149, Reg. grosso L. I. pag. 160. 
5 R. li. Script, t. VI, col. 706-710 Ottonis Phrysingensis liber secim- 
dus ; capo XIII. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 19 

tivo, e che conserva uno specialissimo carattere medioevale: 
«... Hbertatem tantopere affectant, ut potestatìs insolentiam 
fìigiendo , Consulum potiiis qitam imperantiuni regantnr 
arbitrio ». È ovvio notare che per pjotestas qua intende la 
potestà imperiale. Ora è certo che da prima, nel primo tacito 
insorgere contro l' Impero , la cui potestà s' insinuava attorno 
alla città, nel Comilatus , per mezzo della complicata rete del 
feudalismo, vollero subito ricorrere a un nome antico , e bene 
esplicitamente apposto a. pofeslas , cioè consul; e per Bologna 
lo abbiamo per primo incontrato in un documento del 1123. Ma 
questo primo moto , che rappresentava quello popolare , venne 
poi frenato, non distrutto, a Bologna dal progredire dello studio 
delle leggi romane; e forse per questa Bologna è il primo Co- 
mune che abbia per qualche tempo podestà. Avremo ora a ve- 
dere, in questi anni 1153 e 1154, bene maturati gli ordini civili 
sotto un solo reggitore, ma pur sempre sotto a libertà. 

Se dobbiamo riconoscere in Ottone di Frisinga la più grande 
autorità storica per quegli anni, riconosceremo che in tutte 
le città dell'Italia settentrionale, l'amore di libertà, rispecchiante 
la romana solerzia ( Romanorum sollertia) potesse condurle 
ad eleggere parecchi reggitori ; in Bologna però vedremo che 
tin risveglio ben più razionale di romanità, fondato sullo studio 
delle leggi , condusse i cittadini a più savia amministrazione. 
Avrò cosi a studiare quello che accennò 1' Emiliani Giudici ' : 
« di più savie istituzioni che non avevano gli altri comuni lom- 
bardi, forse godeva Bologna, dove la risorgente sapienza dei 
romani legislatori era mestieri che accelerasse il progresso 
dello incivilimento, cominciando dallo spingere a maturità gli 
ordini civili ». Per- ora mi converrà seguire la lettura di Ot- 
tone: « cumque tres inter eos ordines, id est Capiianeoriim, 
Valvassorwn et Plehis esse noscaatur, ad reprimenda^ su- 
perbiam , non de uno sed de singiilis, praedicti consules 
eliguntur ; neve ad dominandi libidinem prorumpant , sin- 
guHs pene annis variantur. Ex quo sii, ut tota iìAa terra 



' Storia dei Municipi, L. Ili, 16. 



20 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

inlra civitates ferme divisa, singulae ad commanendum se- 
cum dioecesanas compulerinf, vixque aliqids Nohilis, vel vir 
magnus , tam magno anibitu inveniri queat , qui cimtatis 
siiae non sequatur imperium ». Ho riportato tutto questo 
passo, perchè in esso è esposto da un contemporaneo, il pas- 
saggio , già da me accennato , dei Cattanei e Valvassori , nelle 
città, in tutta la metà prima del secolo; e quindi l'esistenza 
nelle città, alla venuta di Federico (non certo al principio del 
secolo) di tre ordini, che tutti egualmente parteciparono alla 
cosa pubblica. Ed ora torno al comune di Bologna. 

II comune di Bologna ha la sorte di avere il primo docu- 
mento conosciuto del diritto di un podestà, che ne mostra assai 
esattamente la procedura ^ Questo podestà fu Guido di Ranieri 
da Sasso, faentino, primo conosciuto fra i podestà, che venne 
a reggere per tre anni i bolognesi. Questi è nominato in sei 
carte, pubblicate dal Savioli, il quale, per altro, ne confonde 
alquanto la cronologia, ponendo il celebre documento di proce- 
dura al 23 maggio 1151, mentre, riscontrato coli' originale, ri- 
conoscesi del 20 maggio 1153: e così, dietro lui, sbaglia il 
Ficker, che lo riporta come studio di diritto. Con questo però 
non si vuole combattere, che 1' anno 1153 fosse il terzo del suo 
reggimento, e che probabilmente il primo fosse il 1151. Appartiene 
infatti a quest'anno, la prima carta in cui è nominato, cioè la let- 
tera di Eugenio pontefice al comune di Bologna, colla quale im- 
pone che difenda dagli Imolesi Rodolfo vescovo d'Imola, e gli 
uomini di S. Cassiano della quale, al mio intento, riporto la 
sola intitolazione ^: « Eugenius Epis. sermis. serv. Dei dilectis 
fìliis Guidoni Rectori et hononiensi populo salutem eie. ». 
Studio assai maggiore merita la seconda delle carte accennate, che 
ho creduto bene di riscontrare coU'originale e che si trovava nel- 
r Archivio dei Canonici di S. Giovanni in Monte ^ E un « pro- 



' FicKER, Forschungen sia- Rechts-und Reichs geschichte, t III, § 588. 
'^ Swioi.t, doc. 145, Reg. grosso, libro I, f. 15 v. 

3 Arch. di Stato, Arch. can. di S. Giovanni in Monte, busta 5, n. 19. 
Savioli, doc. 146. 



BOLOGNA ISELLA PRIMA LEGA LOiMBARDA 21 

cesso e sentenza a favore di Bavoso Visconte contro Aiguzzo 
di Rolando ed Azzone Grimaldo »; è atto rogato da Rolandino 
di Gherardo, e la causa è portata innanzi a Guido da Sasso 
podestà. È un perfetto esempio di regolare processo, nel quale 
il podestà Guido da Sasso, funge da giudice. Vi ha un causi- 
dico, dominus lacohus , e una quantità di testimoni dei quali 
sono curiosissime le allegazioni che portano a negare 1' accusa. 
Il principio dell' atto accenna chiaramente alla consuetudine del 
podestà di presiedere alle cause « cum crebra litium certa- 
mina apud dominum Giiidoneìn Rainieri de Sasso, Dei gra- 
tta bononiensium l'ectorem alque potestatem., undique ven- 
tilarenfur haec inier ea quoque praecipue relata est quae- 
slio ». Tutto poi il processo si compendia in questo periodo: 
« sicqiie volimtate praedicti donimi Guidonis, boiioniensimn 
pjoiestatis, et ipsius jussione a domino Jacobo causidico prae- 
dicta causa, accejìta eccaminanda et definienda, sacramento 
jjriiis ex utraque parte de cahnnpnia praestito , et tertium 
per sacramentum depjositionibus habitis ». Dopo le deposi- 
zioni, come ho detto, curiosissime, dei testimoni, segue « his 
demum visis et auditis et allerius partis examinatis testi- 
bus^ et utriusque partis allegationibus^ talem ex ea causa 
praescripjtus lacobus judex a jjotestate iributus sententiam 
proiulil. Ego lacobus ex praecepto domini Guidonis rectoris 
bononiensium cognoscens... de negofio eos ab omni inientione 
ijjsius Bavosi absolco ». Egli giudica dunque per mandato del 
podestà, il quale, del resto , entra nuovamente in iscena « do- 
minus Guido Rainerii de Saxo, Dei grafia, bononiensium 
rector atque potestas, sic^ufl supra legitur scribere rogavi». 
11 notaio Rolandino si chiama « ejusdem pofestafis et bono- 
niensium notarius ^ ». Dunque non ancora notari imperiali, come 
tanti ne troveremo in seguito, e neppure giudici imperiali, 
quando, più particolarmente ne dovremo trattare. Si aggiunga 
che il processo ha luogo « apud curiam et domum bonenien- 
sis potcstatis ». Allo stesso archivio di S. Giovanni in Monte 



' Non come in Savioli: potestatis bon. 



22 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

appartiene un altro piocesso del 1151 ^ nel quale ancora la 
querela è portata a Guido da Sasso. 

Ritroviamo anche il nome del podestà nei due importanti 
atti di sommessione del comune d'Imola, prima al comune di 
Bologna solo, poi al comune di Bologna insieme e di Faenza, 
ambidue del 1153 2. Nel primo, già citato, già si trova « a 
tempore Friderici electi Regis Guido da Sawo debet fa- 
cere fìnem Imolensibus de ciuUaie et burgis ibi consi- 
stentibus, de omni malefìcio, quod quondam fuit inter 
Bonomenses et Imolenses et actione tam civili quani cri- 
minali qiiam toti Comuni fieri faciet... », poi è deciso « de- 
structionem murorwn in potestalis Bononiae vohmtate ». 
E l'altro così conclude: « Quae vero scripsi ego Pizolus 
Imolensis notarius, et potestas Bononiae firmabit, et fir- 
mare faciet decem bonis hominibus, quod supra hoc quod 
hic leqilur non debeat facere Imolensibus nec impera- 
re ». Il secondo documento che riguarda anche Faenza inco- 
mincia: « Nos quidem Imolenses py^o mortuoruni honore Juxta 
praeceptum domini Guidonis Rainerii de Saxo, Dei gratia, 
bononieìisis rectoris et potestalis atque faentinorum Consu- 
lum, fossalos omnes de novis ciuitatibus bononiensibus et fa- 
uentinis in destructionem, prò eorum velie damus ». 

Ed ora siamo all' ultima delle sei carte che spettano a 
questo primo potestà ^. In essa, che appartiene al 1154, Guido 
da Sasso assolve il comune d' Imola in una causa di ripatico. 
La sentenza è pronunziata in questo modo : « Ego Guido Rai- 
nerii de Sasso, Dei gratin, Bononiensium potestas et rector^ 
Consilio sapientium meorum cognitor controversiae .... ab- 
solvo. ...»', nella quale formola si vede che il podestà ascoltava 
gli assessori giurisperiti, che più sotto sono addotti in grande 
quantità, come testimoni. 

Ma a capo della lista troviamo per la prima volta uniti 
quelli che saranno in seguito i celebri dottori dell' Impero « Bul- 

' Arch. di S. Giov. in Monte, libro V, n. 4 in Savioli, dee. 147. 

2 In Sav. Doc. 148-149, Reg. Gr. f. 160. 

•' In Saviom, Doc. 150, Archivio Com. d'Imola. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 23 

garus causarum et legis Doctor, et Martinus Gosia, Ugo de 
Alberico Portae Ravcnnatis, et Jacobvs Causidicus ». Que- 
st' ultimo poi il medesimo, che abbiamo visto entrare nel cele- 
bre processo già citato, è Iacopo da Porta Ravegnana. 

Non credo aver fatto cosa del tutto inutile fermandomi un 
po' a lungo su questo primo podestà, e in genere sulle prero- 
gative del podestà a Bologna, perchè Guido da Sasso è un 
personaggio storicamente assai importante, essendo il primo po- 
destà conosciuto, e podestà unicamente popolare : più tardi avre- 
mo i podestà imperiali, e vedremo come i cronisti posteriori 
spesso più non ricordano questo primo. Credo poi anche im- 
portante lo studio delle carte citate, perchè con esse, e spe- 
cialmente col primo dei processi, ci iniziamo alquanto al lega- 
lismo bolognese, ed un poco anche, neh' ultima, cominciamo a 
subodorare Bologna imperiale. 

Sopra altri magistrati, quali i Giudici ed i Notai, che al- 
lora avevano grande importanza, mi fermerò più avanti. Dei 
consoli poi e delle loro prerogative ancora non abbiamo par- 
lato in modo particolare, poiché questo primo periodo non ri- 
ceve uno speciale carattere da questo magistrato consolare, 
bensì dal podestarile. Dei consoli tratteremo quando sarà ve- 
nuto il momento dell' azione, ed il podestà non rappresenterà 
più il concetto puro del comune di Bologna. 

Ma mentre i quattro causidici assistono il podestà nei pro- 
cessi portati innanzi a lui, essi già si preparano a maggiori 
imprese: presto assisteranno, quali causidici, ad un grande pro- 
cesso, quello che contro ai comuni italiani intenterà la Corte 
di Federico I. E, lo notiamo fino da ora, le due prime discese 
dell' imperatore, e sopratutto la prima, rivestono quasi unicamente 
un carattere legale. Egli vuole assicurarsi coi propri occhi di 
quello che Ottone da Frisinga, lo zio che scrive la storia, gli 
aveva esposto intorno ai comuni italiani, di quello che gli aveva 
detto « de consuetudine et Jusiitia regni». 

Al tempo stesso che Guido da Sasso, dopo tre anni, finiva 
il suo mandato, e tornava forse alla patria Faenza, allora unita, 
come abbiamo visto, per interessi a Bologna, nello scorcio di 
quello anno stesso Federico scendeva in Italia per valle di Trento, 



24 II. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

fermandosi in Roncaglia, dove ascoltava le discordie dei co- 
muni volgendole a suo profitto: fra quattro anni, nel 1158, ne- 
gli stessi piani di Roncaglia, ascolterà la definizione dei diritti 
dell' Impero sull' Italia. Occorre qui da parte mia una dichia- 
razione. Non intendo affatto di seguire in questo capitolo, uè 
nei seguenti, le vicende della lotta di Federico coi comuni lom- 
bardi, che troppo furono studiate, ed esposte con grande dif- 
fusione e fin con troppo entusiasmo: io intendo solo di seguire 
sempre il comune di Bologna fra queste vicende, e di studiare 
anche qualche punto della sua storia, che né coli' Impero né 
coi comuni Lombardi ha niente che vedere. Ora mi occorre 
riguardare Federico nel territorio bolognese, dove ancora, que- 
sta prima volta, viene per le feste di Pentecoste nel 1155, in 
veste di giudice. Ottone Frisingense non dice altro che: juxta 
Bononiam Pentecosiem celebrai; ^ ma effetto notevolissimo di 
questa fermata fu un precetto imperiale, che si trova pubblicato 
dal Ghirardacci e dal Savioli - e che credo qui importante con- 
siderare. 

La carta é del 13 maggio 1155, e la datazione é questa: 
« datum in territorio Bononiae justa Rhemim ». E un atto 
di affermazione della propria potenza, che egli volle fare ri- 
conoscere da vicino ai Bolognesi ; e con esso Federico re (re 
nel senso feudale) riceve in protezione il castello ed uomini di 
Medicina, e dichiara terra immediata d' Impero, il loro distretto. 
Medicina era ancora annoverata tra i luoghi matildici, ed aveva 
ancor essa i suoi cattane!; ma non sembra che, al pari della 
rimanente eredità, Federico la cedesse al cognato suo Guelfo 
duca di Baviera, figlio di Enrico il Nero, perchè, per quanto 
appare da questo privilegio. Medicina riconobbe la immediata 
giurisdizione del re, non meno di Argelato e di Monteveglio. 

È questo un punto non certo dei meno oscuri del feuda- 
lismo imperiale nel bolognese. Il fatto sta però che in un epi- 
sodio della guerricciuola del 1151, cui abbiamo accennato, con- 

' Loc. cit. libro II, cap. 21, col. 718. 

* Doc. 54 dall' Arch. Cora, di Medicina; si trova anche in Liber Istru- 
mentorum * ti." 5 'nelT Arch. di Stato di Bologna. 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 25 

tre Imola, i Bolognesi si fermarono tra via alla espugnazione 
di Medicina, che forse al pari di altri dominii feudali volevano 
sottomessa al comune. Ma atto di sommessione non esiste: Me- 
dicina non aspettò che il momento propizio per ricorrere al- 
l' Impero; e il momento venne nel maggio del 1155. A Fede- 
rico evidentemente troppo premeva il dominio immediato di 
questo castello, al pari forse di quelli di Argelato e di Monte- 
veglio; ed ai cattane! raminghi e supplicanti rispose decre- 
tando che il castello risorgesse e riacquistasse il suo distretto. 
Si riconosce che Medicina è fra le terre « qui jure siricliore 
nostro Imperio conjunguntur », e si danno i confini precisi 
del suo distretto. Questo atto imperiale dovette essere il solo 
importante emesso da Federico nella sua prima fermata presso 
Bologna: in ogni modo Bologna, in questa prima discesa del- 
l'Imperatore, è ancora muta e passiva innanzi a lui; 1' elemento 
imperiale non è ancora entrato in lei, che come forzato rico- 
noscimento del nuovo prestigio aggiunto da Federico al regno 
italico feudale, e del disprezzo profondo per ogni manifesta- 
zione comunale. 

Certamente questa fermata di Federico e questo atto do- 
vettero essere una rivelazione per Bologna, che oramai da qual- 
che tempo aveva lasciato molte consuetudini, e molte forme 
richieste dalla cosi detta lustitia Regni. Queste mi piace po- 
terlo notare in un atto importantissimo, col quale chiudo questo 
primo periodo preparatorio al mio studio. È l' atto ^ di pace, 
giurato per venti anni, fra i comuni di Modena e di Bologna. 
Non ho seguito le contese fra questi due comuni, per la stessa 
ragione che non ho seguite quelle con Imola: non sono esse di 
interesse generale, non si collegano ai concetti d' Impero e di 
Comune, che soli m' importa studiare. Alla pace, per altro, 
mi conviene accennare, perchè fu una vera interruzione, e 
abbastanza lunga, di questo poco onorevole episodio, e per 
la importanza dell' atto nel quale è espressa. E del set- 



' Savioli, num. 160, Reg. grosso L. I, f. 17. 



2<J R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

tembre Uófi; e il giuramento è fatto dai Modenesi ai Bo- 
lognesi. Si parla sempre di episcopatus mutinensis e di 
episcopatus bononiensis, perchè se già il comitatus era sog- 
getto in gran parte al comune, non poteva però venire consi- 
derato in un corpo solo, né avere confini ben definiti, quali 
aveva V Episcopatus. Si accenna poi all'origine della lotta, 
cioè a Nonaiitola, che, secondo T atto di pace, potrà avere re- 
lazioni indipendenti coli' uno e coli' altro comune. Ma un punto 
specialmente mi preme notare. Sulla fine dell'atto ritorna la 
frase « salva fìdelitate imperaloris », frase che abbiamo vista 
tralasciata per qualche anno, durante il regno cioè di Lotario II 
e di Corrado III. Non stenterei a riconoscere in questo ritorno 
l'effetto del passaggio avvenuto l'anno innanzi di Federico; 
del ripristinamento, in genere, dei diritti imperiali sui comuni. 
La prima discesa di Federico, come ho detto, ebbe un intento 
quasi di ricognizione e di affermazione di diritti, un intento le- 
gale; ed ora i comuni sottopongono le loro lotte, le loro paci, 
al diritto imperiale, e quasi danno una forma piti rimessa ai 
loro atti. Vedremo in seguito, alla seconda discesa di Federico, 
che il comune, pure accogliendo nel suo seno molti elementi 
imperiali, si prepara ad accostarsi alla lotta, che gli altri co- 
muni hanno impresa; e nei suoi atti di pace, di protezione, 
l'Imperatore verrà nominato con sospetto e con previdenza di 
pericolo. Intanto questo atto da me ora considerato ha grande 
importanza, perchè leva a Bologna per qualche tempo il pen- 
siero incessante di un vicino pericoloso che la ritrarrebbe da 
più nobili imprese ; pensiero che ritornerà più tardi, e più grave. 
A me ora gioverà vedere Bologna nell' elemento imperiale, già 
accolto fra le mura, e meno funesto alla sua gloriosa attività 
di quello che si volle far credere; meno dannoso certo alla sua 
indipendenza, che le lotte continue che dovrà sostenere coi co- 
muni vicini. 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 27 



II. 



Bologna Imperiale. Djeta di Roncaglia 
e assoggettamento di bologna. 

Chi voglia trasportarsi a quei tempi fortunosi, che ora stu- 
diamo, e rivivere alquanto in essi, non ha ora meglio a fare 
per la nostra Bologna, che addentrarsi un po' negli Archivi dei 
monasteri, importantissimi, del nostro contado, ora in gran parte 
riuniti all'Archivio di Stato; ed in quella serie, eterna certo e 
noiosa, di atti di compra-vendita, di contratti enfiteotici, di ri- 
nunzie, scoprire qualche carattere di quel!' epoca già remota. 
Lavoro certo diffìcile a ben farsi ; ma anche a chi, come me, 
ha rapidamente trascorso quelle buste, accade sempre di trarne 
qualche utile nozione. 

Fra i vari archivi di questo genere, il più importante 
senza dubbio, per noi, e che più spesso avremo occasione di 
citare, è quello dei Canonici di S. Giovanni in Monte e di S. 
Vittore ; che comprende atti numerosi del secolo undecimo. 
Aveva questo monastero amplissime dipendenze e possedimenti, 
né solo allodi, che non dovevano certo mancargli feudi e 
vassalli; in ogni modo lo vediamo sempre associato a tutti i 
grandi avvenimenti di quei tempi, lo vederemo ricordato in un 
anno nefasto ai comuni italiani. Ora mi giova averlo ricor- 
dato per un notevole particolare, che mi è dato ricavare dal 
suo archivio. 

Nella lunga serie di atti e d' istrumenti che ho esaminato, 
cominciando dal 1150 e venendo al 1152, anno della elezione 
di Federico, e al 1154 quando discese in Italia, non incontro 
la formola « regnante Federico romanorum imperatore » 
prima che in un atto di compra del 25 febbraio 1156. ' L' ap- 
parire negli atti privati di questa formola di pubblico diritto è 
come una immagine di quello che avviene a Bologna appunto 

' Ai'ch. cit. busta V. atto 41. 



28 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

in (luell'aiiiio, e che già abbiamo ricavato dal trattato fra 
Modena e Bologna : 1' entrata dell' elemento imperiale , su- 
bito come necessità ora dal comune, ma imposte al comune 
da tutta la società legale, che allora, sotto la sanzione dell" im- 
pero, dominava Bologna. E infatti nello stesso anno, dove ap- 
pare il nome di Federico, si ha la sottoscrizione: « Ego Guido 
Notarius sacri palata. » 

Cominciano dunque, anche prima della Dieta di Roncaglia, 
i notai imperiali con questo Guido, che sottoscriverà un infinito 
numero di atti, spesso con questa formola, più spesso ancora 
con quest' altra: « Romanae legis ego Wido Tabellio Regis », 
che meglio compendia i due concetti del Diritto Romano in vi- 
gore a Bologna, e del diritto feudale, espresso in quanto Fe- 
derico è considerato come capo del regno italico (Rexì. Al 
vocabolo comunale notarius viene sostituito a preferenza il ro- 
mano Tabellio. Né si dirà cosa inutile occuparsi di questi notai, 
perchè sono uno degli elementi di questo concetto imperiale, 
che entra non nel cuore dei Bolognesi, ma nelle forme este- 
riori del loro vivere; che, lungi dal dare a questo comune, 
come si volle credere, un carattere, servile ed anti-nazionale, 
gli presta un tipo speciale di comune, misto di reminiscenze ro- 
mane e di influenze feudali. Sono tre i periodi dei notai, che 
cadono sotto il mio studio : avanti il 1 156, quando i notai lo- 
cali non erano ancora del tutto rifiutati pei notai regi : e allora 
abbiamo notarius hononiensis : e fino nei primi quattro anni 
dell' imperatore Federico il notaio del Comune è indicato come 
notarius bonotiiensis potestatis o populi bononiensis et con- 
sulum. 1 Dopo il 1158, e più dopo il 1158, abbiamo il secondo 
periodo ove domina Guido Tabellio Regis, e nel 1164 « Al- 
bertus imperatoris Friderici notarius. - » 

Il terzo periodo che qui accenno preventivamente, perchè 
verrà dopo il 1167, dopo la riazione contro l'elemento impe- 
riale, comprende forinole miste, nelle quali lo stesso Alberto si 



' Savioli, t. I. p. II. pag. 227, 228, 232, 234, 247, 252. 
* V. sopra tutto in Archivio dei Canonici di S. Giovanni in Monte, 
buste V. VI. VII. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 29 

chiamerà dal 1168 « imperatovi^ Friderici, mine quoque po- 
puli bononiensis nntaynus»,& Lamberto investito dopo di lui: 
« communis bononiae et imp. Federici autorictate constitit- 
tus notarius ^; formole assai significative, che rispecchiano il 
comune in quel periodo, che dovremo più avanti considerare. 

Sarà quello anche il periodo di strane sottoscrizioni come 
del notaio Pedone, che ho trovato nello stesso Archivio dei 
Canonici di S. Giovanni in Monte all'anno 1171: « Jura brevis 
pedo cessionis edo prccepto regis ego pedo jus noto - ». 
Ma non voglio seguire in questo esame, che sarebbe pure assai 
utile, perchè troppo mi porterebbe avanti coi tempi : ora devo 
solo por mente agli atti rogati da labellioni regi, quali Wido 
ed Alberto, i notai che meglio rappresentano quella specie di 
rivoluzione legale^ carattere di questo periodo. Il quale, per 
altro, riceve il più noto e più speciale tipo dai giuristi, pratici 
e teorizzanti, che si aggirano attorno all' impero. Abbiamo già 
studiato l'ufficio di giudice, esercitato prima del 1154 dallo stesso 
podestà: il documento di procedura da noi considerato è il solo 
che ci resti di Bologna per quei tempi, e non possiamo quindi 
ricavarne in quale altro modo fossero ordinati i processi. Nel 
periodo invece, che ora imprendo a considerare, i giudici ven- 
gono in iscena, ma come i notai, perdono il carattere comunale; 
e, come effetto delle due prime discese di Federico , abbiamo i 
Giudici imperiali. Ma noi vediamo da prima, che divengono im- 
periali quegli stessi che prima erano giudici del comune. 
Quel dominus Jacobus che nel celebre processo del 1153 
è judex a pò testa te tributus, e che nel 1154 è nominato come 
causidicus nella assoluzione data al comune d' Imola, insieme 
a Bulgaro, Martino, Ugo e a molti, che tutti formano il consi- 
lium sapientium di Guido da Sasso, farà ora parte del celebre 
quadriumvirato di dottori, che non avranno nome di giudici , 
ma saranno come un altro consilium sapientium, non più al 
servizio del comune, ma dell' Imperatore. Avremo a vedere que- 
sti quattro seguirlo nelle imprese di questa seconda discesa; ma, 

i V. ia Savioli II. 2.0 pag. 6. 

- Can. di S. Giovanni in Monte, busta Vili num. 11. loc. enfiteut. 



30 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

considerando io, per ora, le istituzioni, non i fatti, dovrò ancora 
insistere sull'ufficio dìjudeo}. Il quale ufficio, per altro, si converte 
a vicenda in quello di giurisperito ; e la ragione di questo è. che 
r Imperatore, al suo passaggio per l' Italia assoldava al suo 
servizio chi trovava pratico nelle leggi : a Bologna trovò mag- 
gior numero di tali pratici di legge. Ricorriamo a Radevico, 
continuatore di Ottone di Frisinga, fonte principale per questa 
discesa seconda ; ed egli ci mostrerà questi quattro dottori che 
fungono da giudici nel 1158 alla Dieta di Roncaglia ^; e nel 1159, 
quando si procederà di diritto contro i Milanesi, Federico sce- 
glierà Bologna perchè ivi può convocare, « Judices et legis 
peritos qui in ea cimiate frequentes aderant ^ », ciò che fa 
conchiudere al Ficker '^ che « allora non vi erano presso gli 
Imperatori, stabili giudici» ; fa conchiudere ancora, aggiungerò, 
che passarono a Giudici d' Impero quelli, che cinque anni in- 
nanzi avevano prestato consiglio di causidici al podestà Guido 
da Sasso. Eppure, per quanto Radevico ce li mostri più come 
avvocati, che come giudici operosi, noi sappiamo, e meglio ve- 
dremo, che a Roncaglia i quattro dottori furono chiamati ve- 
ramente a giudicare una causa, ma solo e in totale servizio del- 
l' impero ; erano dunque veri giuristi pratici come li chiama 
il Ficker. '^ Chiamiamoli dunque giudici; e vedremo infatti che, 
se anche Enrico V e Lotario cercarono a loro giudici i legali 
bolognesi, fra i quali Rutino, essi furono anzitutto insegnanti 
di legge nel patrio Studio ; questi invece non acquistarono 
nome nella storia del diritto, se non perchè passarono dall' es- 
sere giudici nella loro città, ad essere giudici nella causa del- 
l' Impero coi comuni lombardi. In una parola troviamo 
ancora in essi 1' elemento comunale misto all' imperiale , 
ed hanno quindi un carattere di transizione. Dovremo arri- 
vare ad un altro personaggio di questi tempi , per trovare 
il vero tipo di giudice imperiale , per trovare finalmente in- 

' Radevico, lib. II. capo V. Muratori R. Iial. Scriptores, t. VI, col. 787. 
* Muratori, R. I. S. t. VI col 813. Radevico lib. II. cap. XXX. 
3 Op. cit. t. III. § 500. 
^ Op. cit. t. III. § 503. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 31 

carnato questo elemento già si profondamente radicato in Bo- 
logna. Intendo accennare a quel Berzo o Bezo, che da alcuni 
cronisti è chiamalo anche Bozzo. Di costui avremo lungamente 
a trattare, quando egli sarà a Bologna, luogotenente di Fede- 
rico : qui ne ho fatto menzione perchè appunto, mentre egli era 
Legato in Bologna, lo troviamo in due atti, uno di vendita, l'altro 
di enfiteusi ^ indicato come Sacri Palatii judex (il che corri- 
sponde a Guido notarius Sacri Palatii) e come causidicus e 
legatus ; lo sappiamo, quel che è più importante, in relazione 
coi quattro giuristi di corte, indicati tutti come Judices et vi- 
carii dell' imperatore. - 

È dunque costui il vero tipo del giudice imperiale, come 
Guido del Notaio. Altri giudici e notai, propri del comune, 
erano a questo tempo; ma l'Impero intanto si sceglieva per sé, 
come giudici, quelli che abbiamo visto vantarsi di essere cau- 
sidici e, come notai, quelli che professavano romanem legem. 
Ma tutti costoro avremo ora vedere nella azione; ed io ritorno 
ai fatti. Secondo il mio solito, accenno sommariamente tutto 
quello che non riguarda il comune di Bologna. 

Siamo dunque alla seconda discesa di Federico, la seconda 
ricognizione legale dei diritti che egli accampa suU' Italia. 

Nel Luglio 1158 discende l' Imperatore in Italia con grande 
seguito. A lui si uniscono col Marchese di Monferrato, le mi- 
lizie assoldate dai baroni del Regno italico feudale : ancora non 
si parla di comune armato, ancora Federico se ne dissimula 
l'esistenza. Da Brescia passa a sottomettere Milano, non ancora 
sospettando, quale importanza assumeranno questi due comuni: 
passa nei piani di Roncaglia, dove, per la seconda volta, chiama 
a parlamento il Regno Italico ; parlamento, questa volta, il più 
solenne che fosse, prima o dopo. 

E qui noi ci rivolgiamo allo storico di quei tempi che, 
come prima Ottone da Frisinga e Radevico, ci. servirà come 
prima fonte generica per questi fatti: intendo parlare di Ottone 



' SwiOLi t. II. pag. 266, 267. 

2 Cfr. Savigny. Storia del diritto romano nel M. E., 4, 179. 



32 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Clorella, del quale il Muratori ^ prima, e poi il Pertz, si dispu- 
tano la gloria di pubblicare la cronaca. Mi fermerò un momento 
sopra questo personaggio , perchè egli fa parte della storia che 
ci ha tramandato. 

Egli fu cittadino di Lodi, e nella sua prefazione si chiama : 
OHo Judex, qui dicor Morena, ac Missus Domini tertii 
Lotìiarii Imperatoris et secundi Cunradi -Regis. Fu egli 
adunque uno dei tanti causidici e dottori in legge, che segui- 
vano gl'imperatori e che vedemmo formare scuola in Bologna: 
lui chiama il Muratori - « imperatori cantra Mediolanenses 
addictissimus ». La sua storia fu continuata dopo il 1160 dal 
figlio Acerbo che fu da Federico costituito Podestà della patria 
Lodi. Fu Acerbo fra i dodici, che accolsero i giuramenti dei 
Milanesi ai piedi di Federico, nel 1162. Colpito nel 1167 dalla 
peste, che invase l' esercito imperiale, ottenne di essere tra- 
sportato a Siena, ove mori. L' autorità dunque di questi due 
cronisti si estende dal 1153 al 1167, ed Ottone è da riguardarsi, 
insieme a Radevico, fonte per la Dieta di Roncaglia che ora 
ho prefisso al mio studio. 

Ecco il passo ^ del cronista, relativo alla parte che i Bo- 
lognesi ebbero al grande avvenimento: « vocavit Impe- 
ra tor omnes jam dicios Bononiae magistros jussitque eis, 
quod ipsi indicarent ei in meritate omnia regalia jura, 
qnaecumque imperii jur a in Longohardia ad ipsum spec- 
tarent, ac sua esse deberent. Ipsi imperatori respondentes , 
dixerunt se nolle hoc facere sine Consilio aliorum j udicum 
universarum Longobardiae civitatum ibi adstantium : impe- 
rator igitur duos unius cuinsque Longobardiae civitatum 
judices elegit, jussitque eis, quod ipsi omnes cicm praedictis 
quatuor Bononiae magisiris ad consilium ambulerent.... 
ipsi av.tem judices XXVIII, eccceptis Bononiae magistris , 
fuerunt. » 



' Muratori, Rer. It. Script, tomo VI, col. t51-1164. 

^ Nella prae fatto. 

3 MiRAToRi, R. 1. S., tomo VI, col. 1015. 



BOLOGNA NELLA PRLAIA LEGA LOMBARDA 33 

Questa dieta dunque che doveva essere come il riconosci- 
mento innanzi ai grandi feudatari del regno italico, dei diritti 
feudali, informati però al diritto romano, è qualche cosa più 
di un placito , qualche cosa più del placito di Governolo 
tenuto da Enrico V nel 1116, e che già ho considerato. 
Là il comune di Bologna ottiene la conferma delle antiche 
consuetudini, ed un egista, Irnerio, ne perora la causa, e implora 
perdono ; qua i legisti bolognesi non perorano la causa del pro- 
prio comune, ma interpretano innanzi all' impero, ed al regno ita- 
lico omnia regalia jura. Però, come a Governolo Irnerio non 
rappresenta il comune, così non lo rappresentano a Roncaglia i 
quattro dottori : il comune non aveva rappresentanti, nessun co- 
mune era rappresentato a quella dieta; l' imperatore stesso aveva 
scelto in ogni città due giudici, ventotto in tutto. A che dunque 
ripetere che Bologna ebbe una parte disonorevole nella dieta? 
Dovrà solo ritenersi che a Roncaglia vieppiù crescesse in Fe- 
derico r idea di scegliere Bologna come centro di forze, non 
solo morali, ma bensì materiali, e di questa idea vedremo tra 
breve le conseguenze; vedremo come tutto l'elemento imperiale, 
che entrò in Bologna, fu imposto, ma non venne mai accettato. 

Ci aspetteremmo infatti che questo avvenimento lasciasse 
lunga traccia di sé nelle cronache posteriori; ed invece esse, 
comprese anche le maggiori, appena l' accennano, e solo per 
parlare degli aneddoti che si vollero aggiungere, quali, ad esem- 
pio, quello del cavallo che Federico diede in dono a Bulgaro, 
quando ebbe a interrogarlo riguardo alla signoria del mondo. 

Riporto il passo relativo alla dieta, che si trova in una 
cronaca anonima ^ del secolo XVII, una delle poche che si 
fermano a parlare della dieta : « ora avendo Federico mal 
animo verso le città di Lombardia, chiamò una gran Congregazione 
delle medesime, fra le quali vi andò ancora Bologna; poi vi fu- 
rono 48 Juriconsulti, ossiano Dottori di legge, i quali con quattro 
Dottori Bolognesi dovessero decidere se egli si o no era padrone 
delle città della Lombardia... »; e segue poi col noto aneddoto 

' Frati, Bibliografia bolognese, voi. I, sez. Ili, col. 404, N.° 3200, Cro- 
naca Anonima ( - 1660 ) manoscritto del secolo XVII. 

3 



3-1 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

del cavallo donato. Vedi come è in disaccordo col racconto 
contemporaneo del Morena! Questo anonimo ha il pregiudizio 
di credere fossero le città Lombarde che presero parte alla 
dieta; mentre sappiamo da Ottone che erano ^i^c^zc^s scelti dal- 
l'imperatore (e ben sappiamo che cosa fossero i giudici impe- 
riali): poi sbaglia il numero dei dottori, quasi raddoppiandolo: 
infine fraintende il concetto della dieta, che non fu di decidere 
se r imperatore era padrone delle città lombarde, ma di deci- 
dere quali regalia jura gli spettassero. 

Era adunque un appello al diritto feudale : ed il sofisma 
quale fu? ricorrere al diritto romano, e far passare imperatore 
in Italia quegli che non era se non il Rex nel senso feudale. 
Questi concetti troppo ampio e stupendo svolgimento hanno 
avuto dai grandi scrittori di diritto, e più che da altri dal 
Savio-ny \ perchè io pretenda fermarmi più oltre. Ritornerò 
invece, secondo il fine prefissomi, ai più modesti, ma spesso 
fraintesi, giudizi dei cronisti bolognesi. Verrò ad un tratto degli 
Annali del Negri 2, pittore bolognese, all'anno 1158, nel quale 
pare che il suo intento sia di mitigare la mala fama dei quattro 
giuristi, ed espone quasi i preliminari diplomatici della Dieta. 
« Accinti questi sapienti (i quattro dottori) di volere substare al 
desiderio di un tanto Re si ridussero entro la Chiesa di S. Pietro 
in Anturbia di là dal Pò, e, dopo molti consulti, conclusero di 
non volere, senza il concorso di altri Dottori, giudicare di sì 
importante materia, per non incorrere nell'odio di tanti principi 
e città, che avevano occupate le ragioni imperiali. Dimandarono 
adunque per aggiunti i Dottori delle altre città di Lombardia, 
onde alli 29 Novembre furono da Federico deputati altri 28 
Dottori, con ordine di riferire le loro opinioni ai primi quattro, 
i quali poi dovevano esaminarle distintamente, e, raccolta la 
vera essenza, presentarla nella Dieta generale da Sua Maestà 



1 Sloria del diritto romano nel Medio Eco, Capo XVIII. Prima ver- 
sione dal tedesco di Ern. Bollati con note e giunte inedite. Torino, 1856-57. 
pag. 311-515. 

* Ms. num. 1107, in Biblioteca Universitaria di Bologna. Il Negri nacque 
nel 1593 e morì nel 1659. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 35 

invitata alla Roncaglia ». Ho riportato questo curioso passo, 
come anche V antecedente, solo per mostrare quale trasforma- 
zione acquista il racconto storico del Morena, che a me pare 
di una evidente semplicità e vero testimonio dei tempi ; qua il 
Negri dà alla Dieta quasi un procedimento troppo raffinato, e 
che si spiega, del resto, assai bene in uno scrittore del seicento. 
Si arriverà al Savioli che ammette del tutto la venalità dei quattro 
dottori ; « né fa poi mai maniera d' onori, o beneficenze che 
Federico omettesse per compensarli » e, lasciando le autorità 
bolognesi, ecco una filza di giudizi, che tutti forse peccano di 
esagerazione dall'una parte o dall'altra. Il Sismondi: « I quattro 
dottori applicarono ai Lombardi ciò che vi ha di pii^i basso e di 
più strisciante nella romana giurisprudenza » ; il Raumer al 
contrario: « s'informarono ai principi fondamentali del diritto 
romano » : il giurista Piacentino : « hanno tradita la libertà 
italica », ma il Savigny, per contro : « il diritto scritto e la 
consuetudine non potevano essere vinte dalle nuove usurpa- 
zioni ». Ma a me non giova più a lungo fermarmi sopra una 
questione, che riguarda solo indirettamente Bologna; poiché oramai 
nessuno più ammette che i quattro dottori rappresentassero un 
comune, ma l'elemento legale, chiamiamolo l'elemento degli avvo- 
cati, già fortissimo in Bologna. Le decisioni di Roncaglia rimasero 
a far parte del Corpus Juris cimlis e furono tutte d' inte- 
resse generale per le relazioni fra Impero e Comuni; ma di esse 
due sono a considerarsi più specialmente perchè riguardano in 
qualche modo Bologna ; la prima direttamente e con sicurezza ; 
la seconda in modo indiretto, dando luogo a varie questioni. In- 
tendo parlare della authenlica habita, e della authentica sacra- 
menta puberum. Se volessi fermarmi a lungo sulla prima, dovrei 
fare la storia dello Studio di Bologna; entrerei così in un argo- 
mento, che ha avuto moltissimi studiosi^ ma non ha forse ancora 
trovato chi lo abbia trattato compiutamente. Ai tempi che 
consideriamo, già il nostro Studio contava un secolo quasi di 
vita fiorente. I primi anni del 1100 erano stati pieni della fama 
di quel grande Irnerio, che per primo vedemmo associare lo 
studio e r insegnamento della legge all' ufficio di Index impe- 
riale. Dopo Irnerio veramente lo Studio aveva toccato il culmine 



30 R, DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

(Iella fama in Italia e fuori ; e intorno ad esso si andava rac- 
cogliendo tutto quell'elemento imperiale, che abbiamo appunto 
visto rappresentato dai quattro Dottori. Federico Imperato- 
re , scegliendo a suoi avvocati in Roncaglia quattro maestri 
dello Studio, mostrava già in quale grande concetto lo tenesse, 
ed anche quali idee avesse su Bologna per l'avvenire. Come 
ricompensa appunto per le benemerenze acquistate presso l'Im- 
peratore dai quattro Dottori, si volle considerare 1' Auihentica 
habita data apud Roncalias. 

Si legga riportato fra i documenti dell' Annalista Savioli ^ 
Il senso più importante del privilegiò è racchiuso in queste 
parole : ut nullus tam, audax inveniatur qui aliquam schola- 
ribus injuriam inferre presumat, neo oh alterius cujuscnmque 
provinciae delictum sive dehitum {quod aliquando ex perversa 
consuetudine factum audivimus) aliquod damniim eis inferat... 
Tendeva dunque a migliorare le sorti di questi veri martiri 
della scienza di allora, che con lunghe peregrinazioni si porta- 
vano ad attingere alla grande scuola bolognese di diritto. 
Osserva il Malagola : « sulla Authentica habita promulgata da 
Federico I alla dieta di Roncaglia 1158, s'informò la legislazione 
scolastica medioevale ^ ». E questo giudizio mi pare riassuma 
bene il significato che ehhe i\;aesi' authentica. Non volle l'Impe- 
ratore con essa arrecare alcun mutamento nell' insegnamento 
del Diritto, come si potrebbe credere, dopo le decisioni di Ron- 
caglia : fu solo, come dice il Savigny ^ una dimostrazione d'o- 
nore. Bologna mantenne intatte le tradizioni, già si bene avviate, 
del diritto romano e non ne fece negozio di parte : lasciò che 
quattro dottori dello Studio fossero avvocati dell' Impero, ma 
volle immune da ogni influenza perniciosa il suo Studio, quello 
che essa riguardava ora come la prima sua gloria. 

Tanto è vero che questo privilegio ebbe un carattere assai 
generico di legislazione scolastica, che esso è diretto « omnibus, 
qui causa studiorum peregrinantur scholaribus», e non è no- 



' Doc. 166. Annali voi. I. parte I. 

' Malagola, Monografie sullo Studio Bolognese, ZanìcheUi 1888 pag. 7. 

3 Op. cit. capo XVIII. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 37 

minato affatto nel documento la città di Bologna. Per questo 
vollero alcuni negare che si riferisca a Bologna; ma a costoro 
bene risponde il Savigny ^ : « è indubitato che si riferisce a 
Bologna, se si considera che è dato dall' imperatore, non come 
tale, ma come Re di Lombardia, il che non si può applicare 
che a Bologna... Vero è che anche Parigi aveva lo Studio, ma 
nessuna scuola di diritto ; lasciando stare che Federico non 
avrebbe potuto dare privilegio a Parigi ». 

Riguardando dunque la civiltà romana, passata all' Impero 
germanico per mezzo del diritto feudale, questo privilegio ri- 
guardava Bologna, che andava acquistando un carattere univer- 
sale, perchè aveva nel suo seno un elemento, l'elemento legale che 
rimaneva estraneo alla lotta, quasi privata, dell'Imperatore colle 
città ; i quattro dottori erano, è vero, ormai pronti ad ogni 
ordine imperiale; ma, quando ritornavano fra le mura di Bo- 
logna, essi godevano ugualmente il favore del popolo, il quale 
vedeva in essi, non i traditori della libertà italica, ma gì' in- 
terpreti del Diritto romano. Essi avranno ritardato, non spento, 
il moto comunale contro il prevalere dell' Impero. 

Un piccolo sguardo ora alla authentica sacramenta puhe- 
rum, non a noi importante pel contenuto, ma solo per alcune 
circostanze. La troviamo fra le costituzioni di Roncaglia, se- 
condo la recensione di Radevico, e si legge nella grande rac- 
colta del Pertz ^. Il Savigny ^ riporta, fra le altre, due glosse, 
una di Guizzardino ^ (morto 1222) e l'altra di Ugolino, arabidue 
del secolo XIII. 

La prima cosi dice : « haec constitutio facta fuit in in- 
sula RENiBEN (leggi RENI BON., id est RENI bononiae) ad in- 
dustriam domini Martini... Ugolino poi così glossa : sed liodie 
haec quaestio deciditur per legem Friderici sacramemta 
puberum sponte facta supra contractibus rerum sua- 



' Op. cit. 

2 Monumenta germaniae hiaiorica. Weinara, Berlino, Tomo IV p. 112 
1. 40. Friderici I constitutiones. 

3 Op. cit. lib. IV. 57. 

* GuizzARoiNi in Auth. Sacr. puberum. 



38 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

RUM INVIOLABILITER CUSTODIRI PRECIPIMUS ^ factam lìl RON 

CAUSAL et hahens quidam eam ^josilam in fine huius iituli, 
ex qua lege plures oriuntur quaestiones». Io lascio invece le 
questioni legali, e mi fermo alquanto sulla controversia del 
luogo e del tempo. Questa authentica fu messa fra le leggi 
di Roncaglia : e pure dalla glossa di Guizzardino e da 
una ovvia interpretazione di quella d' Ugolino (che ridur- 
rebbe ron causai a reni insula) si dovrebbe ritenere pro- 
mulgata in un' isola del Reno ad istanza di Martino Gosia. 
Siccome poi la glossa di Guizzardino , che darebbe senza 
dubbio alcuno questa località, sembra meritare più fede perchè 
più specificata , oramai si ritiene sicura la promulgazione di 
questa legge presso Bologna e la posteriore inserzione fra le 
leggi di Roncaglia ; perchè a Roncaglia fu forse confermata. 
Ma questo trovarsi fra le costituzioni imperiali darebbe a cre- 
dere, che delle varie fermate di Federico (1155-1159-1162-1167), 
la prima debba ritenersi aver dato occasione alla legge, cioè 
quel soggiorno dell' Imperatore cui allude Ottone di Frisinga ^ 
justa Bononiam Pentecoslen celebrata il che avvenne nella 
sua marcia del 1155 verso Roma. E ho già citato il celebre 
documento del 1155, datum in territorio bononie juocta Rhe- 
num, col quale Federico dichiara di sua immediata giurisdizione 
la terra di Medicina. Questa coincidenza storica sarebbe più 
che probabile, e darebbe anche un' importanza maggiore alla 
prima fermata di Federico presso Bologna , avvenimento che 
riconoscemmo di grande significato, per spiegarci 1' elemento 
imperiale in quella città. 

Ma oramai di questa prima fermata più non dobbiamo trat- 
tare : siamo al 1159, alla seconda fermata, che non sarà più 
solo di influenza morale sopra Bologna, ma avrà effetti ed in- 
fluenza materiali. 

Presso Bologna, dopo la dieta di Roncaglia, cominciano a 
far massa le fresche milizie venute dalla Germania sotto il 
comando di Everardo, Vescovo di Bamberga. Là si condusse 

' Testo della authentica. 
2 Op. cit. Ub. II cap. 21. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 39 

Federico, celebrata la Pasqua a Modena. Si formò dunque nel 
bolognese un centro di milizie. Là Federico, attorniato da una 
folla di Maestri e di Giudici, fece breve sosta, e si potè credere 
che Bologna fosse in quel momento vero centro imperiale. A 
Bologna infatti era allora potentissimo un podestà imposto dai 
messi d' Impero, Guido di Rolandino da Canossa, di origine di 
Reggio, ma che godeva della cittadinanza bolognese. Di costui 
avremo a parlare quando nuovamente, in altre circostanze, nel 
1 165, sarà chiamato a reggere Bologna ; per ora egli è solo 
tollerato, forse per la vicinanza di Federico. 

Fuori delle mura, certo un grande corteo di Bolognesi 
doveva circondare l' Imperatore : là convergono oramai gli av- 
venimenti maggiori che commovono l' Italia. I Milanesi che non 
avevano tollerato i Legati d'Impero, vengono ricercati e citati a 
giudizio ; si tiene una nuova dieta, la dieta di Bologna ; non 
più un Parlamento come in Roncaglia, ma un vero giudizio. I 
Milanesi non rispondono, e Federico segna il decreto di loro 
proscrizione, deliberando i giuristi bolognesi intorno alle pene 
da lanciarsi ai ribelli. Ma se i Milanesi non comparvero, prepa- 
parandosi a lotte maggiori, sopravennero da Bologna i legati 
pontifici ; perchè là fra la folla dei Prelati germanici, dei legisti 
e delle milizie , si dovevano anche risolvere le questioni fra 
Chiesa ed Impero. Everardo, vescovo di Bamberga, dovette se- 
gretamente trattare con Ottaviano e Guglielmo cardinali, ma 
le querele fra Adriano e Federico non si composero ^ 

Tutto questo agitarsi, intorno a Bologna, delle ragioni 
d' Impero contro le ragioni dei Comuni e della Chiesa, doveva 
certo aver avuto un eco dentro le mura. Il comune era per 
poco assopito, tollerando ancora a Podestà un signore feudale, 
Guido da Canossa. Ma più che di lui, le carte del tempo sono 
piene di Gerardo vescovo, figlio di quell' Alberto Crasso, che 
rappresentò Bologna nel II 16 al Placito di Governolo. Doveva 
certo questo Vescovo essere allora quasi la prima potenza 
morale della città ; forse aveva imposto al comune una certa 
reverenza agli ordini imperiali, se dobbiamo giudicare da una 

' V. in Radevico, II, 30, una lettera di Everardo. 



40 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

forinola che egli pone nel 1158 in un atto di assoluzione ^ : 
tempore Federici imp. eo anno quo obsedit Mediolanum, for- 
mola che avrà riscontro solo in quella, che quattro anni più tardi 
userà Federico : post destructionem Mediolani. Ma anche se 
questa testimonianza non ha gran peso, certo è che Gerardo 
aveva mostrato di lasciarsi dominare dall'Antipapa, ora che 
una nuova elezione trovava a Bologna contestatori. 

Era morto in settembre in Anagni Adriano IV. Fu eletto 
il cardinale Rolando, che fu poi Alessandro III ; ma non senza 
gravi lotte, che per poco dovettero allontanarlo da Roma, co- 
stringendolo a dimorare in Terracina. Di là, come prima mani- 
festazione della sua attività, riguardando le due potenze bolognesi 
d' allora, lo Studio e 1' Episcopato, il primo del tutto imperiale, 
r altro barcollante (forse per V influenza funesta arrecata pochi 
mesi prima da Everardo) lancia una celebre epistola, rivolgendosi 
appunto a Vescovo e Maestri. 

Alessandro doveva amare assai Bologna avendone frequen- 
tate le scuole, e riportato un'alta scienza di legge ' avviamento 
alla presente alta dignità ; e la sua voce doveva certo essere 
ascoltata, doveva anzi essere la sola che potesse avere effetto, 
in un elemento quasi del tutto ligio all' impero. L" epistola è 
tutta intesa ^ a narrare gli sfregi fatti alla sua dignità da Otta- 
viano Cardinale che si era eretto in Antipapa col nome di 
Vittore IV, ed a supplicare Gerardo e i Maestri dello studio 
« onde il loro suffragio », come dice il Savioli, « legittimasse 
presso air Europa la giustezza della sua causa "* ». 



' Savioli, doc. 165. Egli lo riporta come esistente nella Cancelleria del 
Senato di Bologna Arm. * lib. 1.° n.° 6, il che corrisponde al liber Instru- 
meniorum * n." 6. L' ho trovato anche nel libro delle Asse all' Archi- 
vio del Capitolo di San Pietro. 

' « Eie fuit Alexander iertius privatis necessitudinis, jam pridem, Bono- 
niensibus carus, quod antequam majores adipisceretur honores, decreta pon- 
tificia in Gymnasio exposuisset » In Caroli Sigonii mutinensis opera omnia, 
Mediolani 1733. Edizione curata da Filippo Argelati bolognese. Tomo terzo. 
« Caroli Sigonii historiam bononiensium libri sex. » 

3 Vedi in Radevico li 51, loc. cit. 

* L. \.° parte 1.^ anno 1159 III. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 41 

Dunque oramai Papa e Imperatore quasi si affidano a 
Bologna, pure incutendole timore ; ma Gerai'do si rimetterà in 
tutto al primo, quando vedrà che Federico preferiva T usurpa- 
tore. Ma, segue il Sa violi : « dal favore molto e immediato che 
all' usurpatore prestarono coi maggiori di Roma i ministri 
d' Impero si apre largo campo a sospetto di convenzioni segrete 
stabilite in Bologna per innalzarlo (intendi l'antipapa) opportuna- 
mente ^- ». Ma r Imperatore già era lontano da Bologna. La 
guerra del 1160 e del 1 161, non scosse il comune dal suo torpore: 
mentre Milano si preparava a sostenere il memorando assedio, 
si agitavano le intestine lotte fra gli Asinelli e i Ramponi. 
Dobbiamo ora ritornai'o al campo imperiale nuovamente disteso 
presso Bologna. E la terza fermata, quella del 1162. Non è 
più a promulgare precetti e privilegi, ad ascoltare querele ed 
a pronunziare bandi : non ricerca più fra le mura chi venga 
ad assistere ai suoi giudizi : troppo grande era la sua commo- 
zione, la sua ira contro Milano, anche distrutta, perchè potesse 
pensare ad altro che a forzate sommessioni ; e verso Bologna 
si avanzava per sottometterla, come le altre città del setten- 
trione. Forse alla prima, non sappiamo spiegarci come Federico 
non risparmiasse una città, che aveva accolto fra le sue mura 
un elemento tanto a lui devoto , che per un momento aveva 
quasi sacrificato le istituzioni comunali, per divenire centro 
degli interessi d' Impero colle città e colla Chiesa. Se pensiamo 
però al grande cambiamento avvenuto in Bologna alla elezione 
di Alessandro III, ci potremo forse in parte spiegare i nuovi 
intendimenti. Ho notato che la parola d' Alessandro , già co- 
nosciuta dai Bolognesi, dovette suonare autorevole a Gerardo 
Vescovo e ai Maestri dello Studio, le due potenze che per poco 
avevano inteso a parteggiare coli' Impero. Ci spieghiamo cosi 
assai bene quella formola del Sigonio : eam (Bologna) novo 
Consilio ab Alexandro cimi Mediolanensibus stelisse -, ci 
spieghiamo come Bologna, sebbene si preparasse a subire oramai 
la prepotenza imperiale, già però in cuore suo si era associata 

' Nota G. ad anno 1159. 
- Op. cit. Libi'O III. 



•12 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

alla sventura di Milano, pronta a rispondere ad un appello, 
pronta a ritornare quel libero comune, che noi abbiamo veduto 
dopo il placito di Governolo. Volle negare il Sismondi ^ questo 
mutamento : non così il Voigt ^ uno degli storici più seri di 
questi avvenimenti, che si mostrò seguace del Sigonio, il quale 
forse fu il primo a raccogliere in una formola riassuntiva la 
ragione storica di questi fatti. Ma egh' , storico del seicento, 
troppo tardo e troppo spesso accademico, non può fornire utile 
fonte, a conoscere queir avvenimento che ad alcuni piacque 
chiamare distruzione di Bologna, ma che deve essere ricon- 
dotto ad assai minori proporzioni. Potrà essere di un certo 
interesse, conoscere un seguito di fonti e di testimonianze, per 
ordine cronologico. Anche qua, come punto di partenza, pren- 
diamo quel cronista, che è la fonte principale ^ per questo av- 
venimento. Ottone Morena. Sequenti mense Julii felicissimiis 
Imperator cum duce Austriae, avunculo suo, et cum cornile 
palatino fratre Imperatoris, et cum numerosa multitudine 
iam Ducum qiiam Marchionum et Comitum atque Episcopo- 
rum, aliquibusque militum Teutonicoruni et Longohardorum 
versus Bononiam, quae nonduni Jugo imperiali plenarie 
fuerat subdita, iter arripuit, ac, dum iitramque ripam Rheni 
castri occupassent, Bononienses tremefacti, quoniam se non 
ìnultum fìdeliter servisse Imperatori cognoscebant , et quid 
facerat ignorantes, et Bononiae ruinam si se imperiali sub- 
derent culmini, paventes, seque ad tantum exercitum cogno- 
scentes non posse resistere, ne sicut Mediolanum quod fuerat 
flos Italiae, si ribelles Imperatoris existerent, funditus sub- 
verterentur, maxime timebant. Magis itaque colla submittere, 
quam Lnperatori resistere statuerunt, ac ad placitum hn- 
peratoris, et de fossaiis ac muro civitatis, et de magna 
pecunia ei tribuenda, et de Potestaie per eum suscipiendo, 

' Storia delle Repubbliche Italiane dei secoli di mezzo di I. C. L. Si- 
SMONDO Sismondi, trad. dal francese. Capolago, tip. elvetica, voi. 16, 1832. 
Capitolo X. 

"^ VoiGT, G heschichte des Lombardenbundes und seines Kampfes mit 
Kaiser Friederich, f. Konigsberg 1818. 

' Loc. cit. . 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 43 

juraverunt. PoUebat eqiiidem tunc Bononia in liheralibus 
siudiis , prae caeteris Italiae civitatibus , quatuor Legum 
Columnis, inter caeteras magni fice lune rndiantihus, scilicet 
Martino Goxia et Bulgaro, ac Iacopo, atque Ugone da porta 
Ravegnana ^ 

Si noti ora quanta pienezza d' espressione storica si possa 
trovare in questo racconto ! quae nondumjugo imperiali ple- 
narie fuerat subdita, perchè Bologna aveva già accolto nel 
suo seno tanti elementi imperiali, imposti a lei da Federico che 
moralmente era divenuta centro della sua attività, e moralmente 
poteva . dirsi a lui soggetta : era stato un dolce giogo a lei 
imposto a poco a poco ; non mancava più che il totale assog- 
gettamento. E questo già temevano i cittadini, quoniam se non 
multum fideliter servisse Imperatori cognoscebant. E pure 
tino ad ora non avevano preso parte alla guerra, che si era 
agitata in Lombardia ; ma dobbiamo riconoscere in questa frase 
quel mutamento d'animo verso l'Imperatore, avvenuto alla 
elezione di Alessandro III, alle cui parole magiche sottostavano 
oramai Gerardo vescovo e i Maestri dello Studio : si sentivano 
omai impotenti a resistere e temevano Boìioniae ruinam. L'esem- 
pio di Milano, distrutta dalle fondamenta, era troppo recente 
perchè potessero pensare di imitarlo ; e non si potrà tacciare 
Bologna di dappoccaggine, se non potè fare altro che sotto- 
mettersi. E i patti sono chiaramente espressi da Ottone: de fos- 
satis ac muro demolire, cioè la cinta vecchia che rimontava 
al tempo di S. Petronio : magna pecunia ei tribuenda^ et de 
Potestate per eimi suscipiendo, che fu quel Bezone, nel quale 
abbiamo altra volta ritrovato il tipo genuino del giurista impe- 
riale, assai più che nei quattro dottori, e del quale avrò ancora 
lungamente a parlare. Per ora ritorno ai patti. Il Savioli ne 
aggiunge un quarto, che non trovasi in Ottone; egli dice: «ri- 
mosso dalla sua sede 1' ortodosso Gerardo, vi collocò un Samuele - » 
e riporta, per autorità del suo asserto, un indice di Vescovi, nel 
quale è detto: Gerardus et Samuel fuerunt eodem tempore: 

» In Muratori R. /. S., Libro VI, col. MXIII-MXV. 

' Savioli, Libro I parte 1.* anno 1162 e nota H ad annum. 



44 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

autorità , che forse non potrebbe con sicurezza porre questo 
avvenimento fra i patti di Federico, ma almeno con una certa 
probabilità. In ogni caso, il ritrovarlo fra i patti servirebbe a 
provare viepiù 1' asserto, che ho enunciato : che, cioè, Gerardo 
vescovo, dopo la lettera di Alessandro III, doveva avere cam- 
biato strada, e che forse per quello i Bolognesi a lui devotissimi, 
sentivano di non essere più fedeli ali" Impero. Ma torniamo 
agli apprezzamenti. 

Fu trovato il modo di spargere il ridicolo sul comune di 
Bologna che si arrende, tirando nuovamente in campo i quat- 
tro Dottori, che si sarebbero recati al campo di Federico ad 
implorare pietà, e a prestare servile omaggio; ma Ottone Mo- 
rena invece ce li fa vedere nell' interno della città questi quat- 
tro dottori, e li chiama « gloria di Bologna »: essi dovevano 
essersi del tutto rivolti al patrio Studio; forse anzi, al pari di 
Gerardo, non erano riguardati che troppo ligi al nuovo ponte- 
fice. In ogni modo il Ghirardacci ^ e il Sigonio, e tutti coloro 
che ammisero questa legazione, credettero poterla dedurre dalle 
ultime parole appunto, che abbiamo citato da Ottone, mentre 
forse sono appunto prova del contrario. Il Sigonio 1' am- 
mise, come dice il Savigny -, « affine di mettere loro in bocca 
un' elegante orazione a guisa di Livio ». Del Ghirardacci que- 
sto è il passo che espone la parlata dei dottori « che se bene 
avevano pigliata la protettione dei Milanesi, non già 1' avevano 
fatto per offendere sua Maestà, ma per difendere Alessandro, 
che essi tenevano essere vero pontefice, contro Vittore, e lo 
pregarono a non tenere odio ai Bolognesi; perciocché essi te- 
nevano l'armi in mano a suo favore, ed erano pronti ad ub- 
bidirlo ed a riceverlo, nella città, non armati, ma togati ». Ecco 
a che cosa ha portato il troppo fantasticare sopra un periodo 
del Morena: il Ghirardacci fa porre in bocca ai Dottori la qui- 
stione dell'Antipapa, che avrebbe maggiormente inasprito Fe- 
derico , e che forse era stata appunto la ragione che essi non 
si recassero ai piedi di lui. Ma dal racconto del Morena si 

' Libro III, pag. 84. 

2 Op. cil. cap. XVIII, V. pag. 104. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 45 

vollero scostare i cronisti più antichi bolognesi, i quali, sebbene 
minori del Ghirardacci, hanno per noi molto maggiore interesse, 
per vedere come curiosamente si è svolta in essi la idea sto- 
rica della resa di Bologna. Una delle cronache più antiche è 
quella detta Cronaca Vizzana ^ ed è anche la più fedele al 
racconto del Morena: « interim venne (Federico) a Bologna et 
lassò lo esercito sul contado, et li bolognesi li rendettero buona 
obbedientia, et lo Imperatore fece spianar le mura, et le fosse 
vecchie della città che furono fatte al tempo di S. Petronio et 
fu dissegnata alla grandezza che si vede v. Ma da questo ra- 
gionato racconto cadiamo subito all' inconsulto accenno del Grif- 
foni - : « Civitas Bononia deslructa fuit per Federicum Im- 
peratorem », quasi ne volesse fare un' altra Milano. Come ben 
si sa, la cronaca del Griffoni è delle più autorevoli, ma più che 
altro pei secoli decimoquarto e decimoquinto: fu scritta al prin- 
cipio del '400 e pubblicata nella grande racolta Muratoriana. 
Qui si potrà notare una tendenza ad amplificare, e ad ammet- 
tere che vi fosse quasi stata una resistenza. 

L' intenzione di equiparare Bologna a Milano si può notare 
anche nel!' altro cronista del '400 pubblicato dal Muratori, frate 
Bartolomeo della Pugliola ^, perchè egli ammette quasi che gli 
altri comuni cooperassero all' atterramento : però egli non parla 
di distruzione. Queste le. sue parole : « 1/ Imperatore Federico 
primo fece spianare i fossati e le mura della città vecchia di 
Bologna a molti uomini del paese e d' altri paesi ». 

Ma questa resa di Bologna acquista in seguito nei cronisti 
minori il vero carattere di un assedio. Si legga nella cronaca 

• Ex bibiliotheca P. Vizani Bib. Univ., ms. 580: va dal 846 al 1345. 
È forse scritta sulla fine del sec. XIV. 11 passo citato è al foglio 7. 

' Muratori, R. II. Se. XVlll, col. 105-237. Memoriale historicum re- 
rum bononiensium ab anno MCIX usque ad MCCCXXVIII, auctore Mat- 
theo de Griffonibus nunc primo profertur ex M.to codice Bononiensi. 

3 Historia Miscella bononiensis ab anno MCIV usque ad annum 
MCCCXCIV, auctore praesertim frate Bartholomeo della Pugliola, ordinis 
Minorum; accedit ejusdem coniinuatio usque ad annum 147 i ab aliis au- 
ctoribus Synchronis facta : omnia nunc primum, in lucem prodeunt e co- 
dicibus manuscriptis Bibliothecae estensis. È volgare. In Mur.ìtori, R. It. Se, 
T. 18, col. 241-560. 



46 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

del Hurselli • narrato 1' avveuimento coi soliti foschi colori co- 
muni a tutti gli assedi « Fridericus Imperator , dictus Bar- 
baì'ossa, cum magno exercitu Bononiam veniens obsedit cì- 
vitatem. Quamquam expoliasset dejectis maeniis et porlis 
et fossis splantatis , plorandam reliquil. In ea vasiattone 
niulieres formosiores, quae ad concuhitum cogebantur, quum 
noUent inimicibiis assentire, occidebantur ». 

Per finire con queste autorità curiose, ma non importanti, 
potrà essere utile che io riporti un passo del Ficker, che mette 
a confronto colla sorte di altre città , la sorte di Bologna per 
ritrarne la benignità: « Federico I, anche quando perdonò a 
quelle città, che poste al bando, avrebbero meritato (intendi 
secondo il concetto di Federico) intera distruzione, persistette 
però neir atterramento delle fortificazioni. Cosi è detto auten- 
ticamente per la distruzione di Piacenza del 1162. « Placen- 
tiìii planabunt fossatum in circuitu civitatis , et destriient 
murum cimtatis et suburbi in circuitu; de turribus de- 
struendis non sunt disiricti, sed imperator habet potestatem 
de eis faciendi quidquid ei placiierit •» , e nella contemporanea 
distruzione di Brescia anche la torre è condannata all' atterra- 
mento, mentre a Bologna si tratta solo delle mura e dei fos- 
sati - ». Se un numero maggiore di testimonianze mi fosse dato 
considerare, si potrebbe forse arrivare alla conclusione, che 
questa distruzione di Bologna fosse semplicemente un accomo- 
damento fra il comune e Federico, che voleva vedere ingran- 
dita la cerchia, oltremodo angusta per la popolazione, e che da 
quel momento cominciasse appunto il fiorire grande di Bologna. 
E che Federico rimanesse in buoni termini col comune, mi pare 
che, più d' ogni altra testimonianza, lo dimostrino le trattative 
di compra che ebbe in quel tempo nel Bolognese, e il celebre 
privilegio dato al Monastero di S. Vittore: non si sarebbe l'Im- 
peratore indugiato dal giugno al settembre presso Bologna, se 
non fosse stato per rinnovare l' abitudine di fermarsi in un 



' Chronico, Civitatis Bononiae F. Hyeronimi de Bursellis ex auctografo 
excripta, arriva al 1418. L'ho coasultata nel ms. della Bibl. Univ. di Bologna. 
« Ficker, op. cit., t. 1, § 98. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 47 

contado, nel quale trovava, più forse che in altri, gli elementi 
imperiali esistenti in alcune forme feudali, ancora in fiore. Esa- 
minerò ora queste trattative di Federico, per mostrare come 
quest'anno 1162 appartenga ancora alla Bologna imperiale, che 
mi sono sforzato di studiare in questo capitolo. 

Ho chiamato celebre il privilegio * dato al Monastero di 
S. Vittore, perchè notevolissima ed assai apprezzata dai paleo- 
grafi e dagli storici è la carta, che lo contiene, conservata fra 
le cose più preziose del ricco Archivio di Stato di Bologna. 
Due sono le ragioni della sua preziosità; il bollo imperiale, colla 
effìgie del Barbarossa in cera, e la formola di datazione « da- 
tum in territorio Bononiensi post desctructionem Alediolani » 
formola che non si trova a Bologna in altri documenti. Io mi 
sono permesso di rivedere la lezione del privilegio originale, no- 
tando alcune inavvertenze occorse al Savioli, e di riportarla al 
fin di questo lavoro. Questo documento è importante anche a 
far conoscere i vasti domini allodiali e feudali spettanti al 
monastero per totum Gomitatimi hononiensem et insuper in 
italico regno, frasi assai significative in un privilegio dato da 
un imperatore che si teneva Rex nel senso feudale; ha anche 
molto interesse per noi la scala delle autorità da lui così defi- 
nita « Archiepiscopus , Episcopus, Abbas , Dux , Marchio, 
Comes, Vicecomes, Capitaneus, Valvassor, Consul, Rector » 
che mostra non ancora bene intese le forme comunali sciolte 
dalle feudali. 

L' altro documento ^ è una compra di Federico , a favore 
di Bono, Canonico di S. Vittore; ed è assai significativo per 
noi questo indugio di un imperatore che compra terre a favore 
di un Monastero; più significativo ancora, perchè fra i testimoni 
è posto Bezo Sacri Palatii Index, quel Bezone che fu imposto 
a Bologna come Podestà ; infatti in un documento ^ della fine 

' Arch. dei Canonici Lat. di S. Giov. in Monte, libro VI, num. 40. In 
Savioli, doc. 175. Vedilo riportato in fine a questa prima parte del mio 
lavoro pag. 68. 

'^ Arch. dei Can. S. Giov. in Monte, libro VI n. 43. Savioli, doc. 176. 

3 Archivio della Badia di S. Stefano, 1162, 15 dicembre, in Savioli, 
doc. 177. 



48 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

di questo anno, non è più Index ma si ha « Bezo Causidicus 
legatus Imperatoris » e, come lo troviamo nel documento , lo 
dobbiamo chiamare legato imperiale, non Podestà al modo di 
Guido da Sasso. Questi « dei gratia bononiensium rector et 
potestas » fu eletto spontaneamente dal popolo; Guido da Ca- 
nossa, bononiensium poteslas ^ fu imperiale, ma non imposto da 
Federico, si bene conseguenza naturale del feudalismo imperiale, 
già radicato a Bologna al tempo della dieta di Roncaglia, che portò 
quel comune a ricorrere a chi appunto di quel feudalismo era 
rappresentante. Egli dimorava nel Castello di Gesso, antico do- 
minio matildico, del quale i Canossa erano stati investiti, e lo 
vedremo anche nel 1165 podestà di Bologna. Ora invece Bezone 
è proprio un legato imperiale; è quel tipo di legista, di cau- 
sidico , che abbiamo ritrovato in molte carte del primo decen- 
nio di Federico, e che ritrovammo anche ora ludex Sacri 
Palata nell'atto di compra dell'Imperatore. 

Ma è questione, se egli fosse d'oltremonti, o se bolognese: 
i più sono della prima opinione, e si appoggiano sul titolo dato 
a lui di legato e sali' esempio di altre città ^ Di questo pa- 
rere sono tutte le cronache posteriori. Ma il Ficker ^ fon- 
dandosi sull'altro titolo di Index et Causidicus che ritorna 
anche nel 1164 e osservando che un Teutonico non sarebbe 
stato né giudice, né causidico in Italia, ne deduce che egli 
al pari dei quattro dottori, fosse bolognese, sempre tenendo 
a mente, che Federico sceglieva i suoi causidici nelle varie città 
d' Italia. Ora, avendo io volato sostenere il benevolo trattamento 
che ebbe Bologna da Federico, non potrei in questo essere di 
opinione diversa da quella del Ficker. Forse l' idea d' un legato 
Teutonico provenne appunto dalla convinzione di quasi, tutti i 
cronisti, di un vero assoggettamento, che non esistette mai, se 
non nel senso morale. Abbiamo veduto che 1' Impero era rap- 
presentato dalla società legale bolognese; questa alla sua volta 
trovava il suo vero tipo in Bezone, più che nei quattro dottori. 

' Doc. 167 Savioli. 

- Savioli nota G. ud annum 1162. 

3 Op. dt., libro II, 296. 



BOLOGNA MELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 49 

Mi sorride l' idea che il più grande trionfo di Federico , fosse 
ora di vedere questa sua creatura signore di Bologna ancora 
a lui devota. Quest'opinione non infirmerebbe affatto il titolo che 
veramente ebbe di legato imperiale e si accorderebbe assai 
bene col terzo dei patti imposto da Federico e cosi espresso da 
Ottone Morena « de potestate per eum suscipiendo ». 

III. 

RiAZIONE CONTRO L' ELEMENTO IMPERIALE 
E ADESIONE ALLA LEGA LOMBARDA. 

Forse potrà essere sembrato che con troppo studio ed 
amore io mi sia fermato a considerare 1' elemento imperiale a 
Bologna, che troppo io abbia studiata una parte non decorosa 
di questo Comune; peggio, forse, mi si accuserà di aver tratto 
la maggior parte delle conclusioni o da autorità contemporanee 
ligie all'Impero, o da recenti, non favorevoli all'Italia. Ma ho 
creduto di studiare fatti, raccogliendo appunto fonti e testimo- 
nianze, e non di entrare in polemiche storiche. Se quel pe- 
riodo , che ho cercato di studiare , non è dei più gloriosi 
per Bologna, è però forse uno dei più notevoli, nel senso 
che presenta in sé mescolati in quantità elementi storici molti 
e variati, degni in ogni modo di studio e di acume maggiori 
dei miei. Non nego però di cambiare ora volontieri ar- 
gomento, entrando a parlare di un periodo più bello e più 
glorioso. 

Gli avvenimenti di questo periodo furono tanto grandi e 
complessi per la nostra Italia, che i più forti storici li hanno 
largamente esposti , rendendo di pubblica ragione le fonti e le 
autorità più recondite necessarie ad illuminarli. Si arrivò a tal 
punto che assai poco ora resta a pubblicare sulla Lega lombar- 
da. Non ultimo certo fra gli Archivi, che somministrarono carte 
a storici sommi , quali il Muratori e il Savioli , fu l' Archivio 
di Bologna; ben poco vi lasciarono d'intatto quei grandi, e a 
noi non resta che rileggere quelle carte, rese ancora più ve- 
nerande dall' aver servito allo studio di uomini sì sapienti. 

4 



50 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Quale è dunque il mio intento? estrarre dalla grande storia 
italiana di questo fatto, veramente italiano, quel poco che ri- 
guarda il nostro Comune, cercando anche di seguire i movi- 
menti interiori e le istituzioni comunali, che, secondo gli avve- 
nimenti maggiori, cambiavano di forma e di significato. Seguirò 
anche in questo esame il mio solito metodo, di riportare cioè 
per ordine cronologico alcune fonti e testimonianze , cercando 
di scoprirvi qualche lato inosservato. Prendo per punto di par- 
tenza quella formula assai comprensiva del Sigonio che ebbi 
occasione di citare ^ trattando della resa di Bologna: « eam 
novo Consilio ab Alexandro cum Mediolanensibus stetisse » 
formola che assai bene esprime i due lati del novum consilium 
cioè l'autorità d'Alessandro, e un'influenza esercitata dalle 
sventure di Milano. Ora questo entrare in Bologna di un ele- 
mento più prettamente comunale, milanese, non è a riconoscersi 
solo moralmente, ma anche materialmente. Accenno ad un fatto 
che per l'età, avrebbe dovuto trovare luogo nel precedente 
capitolo, ma che serve ora meglio qua, per intraprendere lo 
studio della riazione contro l' elemento imperiale. Il fatto è 
l'immigrazione dei Lombardi a Bologna, avvenuta nel 1158, dopo 
il primo assedio di Milano, quando molte famiglie non ebbero 
cuore di aspettare la totale distruzione , e cercarono un porto 
quieto e sicuro, e credettero poterlo trovare in Bologna. Ma 
questa loro fiducia nel ricorrere appunto a questo comune, 
come si spiega? Doveva Bologna anche a loro sembrare qualche 
cosa di diverso dagli altri comuni ; e che allora fosse veramente 
così, lo abbiamo veduto. Ma perchè fu tanto poco osservato questo 
fatto importante di immigrazione? Fu detto, perchè vero storica- 
mente , che da esso ebbe origine in seguito, come vedremo, la 
Compagnia dei Lombardi ; ma pochi, a quanto mi pare, hanno 
ritrovato in esso una delle ragioni, probabilmente più forti, della 
diminuzione verso il 1160 dell'elemento imperiale in Bologna. E 
ovvio che questi Lombardi dovettero fare una specie di propa- 
ganda antiimperiale, che forse non fu repressa dal dominio di quel 
signore feudale, di quel Guido da Canossa, che reggeva Bologna 

' V. C. II, di questo lavoro. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 51 

dal Castello raatildico di Gesso. Sotto quel reggimento, ben più 
mite di quello di Bezone, che a lui seguì , dovettero maturarsi 
-a Bologna quegli elementi comunali, che per poco erano rimasti 
assopiti, ma non spenti : nello stesso tempo che a Roncaglia 
si teneva la Dieta d'Impero, forse a Bologna si stringevano i 
vincoli di fratellanza italiana e si ricordava la comunanza di 
consuetudini e di istituzioni che già da mezzo secolo legavano 
fra loro i comuni italiani, pronti già a unirsi in un corpo solo 
innanzi al pericolo imminente. 

Se dunque questa immigrazione fu notevole, se fu abba- 
stanza numerosa, abbiamo forte ragione di credere ad una 
vera influenza esercitata sugli animi dei Bolognesi, quanto alla 
loro posizione verso l'Impero e i Comuni. Crediamo poi anche 
col Sigonio \ che estesamente parla di questo fatto, che ser- 
visse « ad potentiam civitatis augendam » o piuttosto ad 
acquistare presso le città sorelle la fama di ospitale, e a sfa- 
tare lo nomea di ligia alla parte imperiale. Questo naturale 
passaggio alla causa dei comuni fu quello che presso i poste- 
riori cronisti, ebbe il nome di ribellione aW Impero e non fu 
altro che il termine naturale di una potenza che era fondata 
sopra una falsa mescolanza di diritto romano col diritto feudale 
rappresentato il primo dalla città, il secondo dal contado di 
Bologna. Questa, cosi detta, ribellione è posta dal Ghirardacci 
al 1159; e pure è l'anno che i Bolognesi hanno a podestà 
Guido da Canossa, rappresentante del feudalesimo imperiale, 
persona a noi ignota per azioni , ma che acquista nella nostra 
fantasia il tipo di un personaggio, quasi di parata o di circo- 
stanza, e che non dovette avere nessuna perniciosa influenza. 
Ecco come il Ghirardacci ^ lamenta questo mutamento naturale 
nei Bolognesi del secolo XII: « erano già passati quarantatre 
anni , che i Bolognesi da Enrico IV avevano ottenuta la pace 
ed il Privilegio, nel qual tempo sempre furono ubbidienti agli 
Imperatori e perciò felicissimi e prosperi riuscirono tutti li loro 



' Op, cit., tomo 3° ediz. cit. col. 135. 

* Della historia di Bologna, parte 1", del R. P. M. Cherubino Ghirar- 
dacci, bolognese, MDXCVI, libro III, p. 81. 



52 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

successi, quando mossi, siccome aucho fecero contro Henrico, 
si ribellarono all' Imperatore, fermando il felice corso alle cose 
loro e incorrendo in molti disaggi ». È assai notevole in questo 
passo il raccostamento di due fatti distanti di un mezzo secolo. 
Qua viene ricordato, senza dubbio, il placito di Governolo, dal 
quale ha preso principio il mio studio; ma questo raccostamento 
avrebbe pure potuto servire altrimenti al frate cronista. La 
comunanza delle consuetudini ed istituzioni, che furono ricono- 
sciute in quel placito, fu rievocata ora a Bologna, e fu ritro- 
vato quell'elemento di lega naturale, che già da molti anni 
univa tutti i comuni fra loro. Il Ghirardacci invece non trova 
altra ragione a questo mutamento che lo scisma della Chiesa, 
e a questo proposito riporta la lettera di Gerardo vescovo. Ma 
ben piìi forte dovette essere il sentimento comunale, se i Bo- 
lognesi credettero di eliminare dal loro seno il loro concitta- 
dino Bezone perchè rappresentante di Federico, lociim ienens y 
come dicono i Cronisti. 

Devo dunque tornare a parlare di Bezo che ho già ^ con- 
siderato come: Index sacri Palalii e Lcgaius Tmperatoris ; 
e sul quale ho ardito enunciare la mia opinione, seguendo l'au- 
torità del Ficker, che cioè egli appartenesse alla società legale 
bolognese. Abbiamo veduto nel racconto di Ottone Morena, come 
nel 1162 accettassero, fra i patti di resa, di riconoscerlo come 
Podestà; eppure abbiamo una carta nella quale ^ l'anno 1163, 
Bezone si firma « Index ordinarius Federici tmperatoris ». 
Ed era proprio l' anno nel quale l' Imperatore per la terza 
volta scendeva in Italia, ed il suo luogotenente doveva essere 
al colmo della sua prepotenza, se nel 1164 una ribellione lo 
uccise secondo gli uni, e, secondo gli altri, lo cacciò di città. 

Ma vediamo di studiare questo punto storico che è fra i più 
importanti del mio assunto. Che il personaggio di Bezone pas- 
sasse nelle cronache posteriori, colla fama di crudeltà e di dis- 
solutezza, è ben naturale; è questa la sorte di tutti i nomi sto- 
rici, intorno ai quali dal tempo è stata abbassata un' ombra di 

' Vedi Capo II di questo studio. 

^ In Saviou, doc. 44, che è del 1017, ma viene autenticato nel 1163. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 53 

mistero. Non parlo delle frasi del Ghirardacci e del Sigonio, 
ma solo cito la parola dell'Annalista Savioli ': « né vi fu modo 
di crudeltà e di estorsioni, che Bezone non esercitasse coi Bo- 
lognesi ». Ma il Savioli, che tutto cerca provare, a questo fatto 
non può far altro che citare, a pie di pagina, i Cronisti del 
1500. Troppi sono e troppo noti gli esempi delle rivoluzioni di 
governo, perchè a tutti non sia ovvio, che anche quando non 
si ebbero ragioni di scontento per l'individuo, si trovarono, e 
ben più spesso, ragioni di scontento per il principio dall'indi- 
viduo rappresentato. Ora Bezone avrebbe appunto rappresen- 
tato quell'elemento legale, che aveva ormai perduto ogni fa- 
vore a Bologna, e di più era stato prescelto da Federico a suo 
luogotenente; che maraviglia che scoppiasse una ribellione con- 
tro quella forma di governo non più tollerata? Ma qui è ne- 
cessario esporre chiaramente i fatti che appartengono all'anno 
1164. Abbiamo una carta ^ di questo anno, in data 10 agosto, 
che è il privilegio dato da Federico ai Conti da Prato sulle loro 
terre nel bolognese e nel fiorentino. Il privilegio è emesso in 
Pavia, dove l'Imperatore si era ritirato di fronte alla Lega 
veronese. Ora, a testimoni, sono nominati i grandi di Alema- 
gna e due feudatari italiani , il Marchese di Monferrato e il 
Conte di Biandrate: appresso a costoro viene « Blcxo sacri 
Palata judex ». Tanto il Savioli^ quanto il Ficker ■* ricono- 
scono in questo Blexo lo stesso Bezone; e del resto è ovvio, 
considerando il suo titolo. Da questo, si concluse che nell' ago- 
sto del 1164, Bezone si dovette assentare da Bologna. Il Ficker 
ne conchiude subito, che dovette essere cacciato da Bologna; 
il Savioli, volendo accordarsi con tutti i Cronisti, deve invece 
ricorrere ad un ritorno, ad una repressione, ad una riazione; 
e quindi spiega così l'uccisione tradizionale. Ma, se intendo be- 
nissimo come il Ghirardacci e i Cronisti minori abbiano ricorso 
alla uccisione , perchè non conoscevano 1' assenza , mi pare in- 



' Tomo I, parte I, anno 1163. 

' In Savioli, doc. 183 dalle Delizie degli Eruditi toscani. 

3 Parte I, tomo I, p 348. 

* Tomo II, S 296. 



54 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

vece che chi, come il Sc^vioH, conosceva il documento dell' as- 
senza, non doveva più ammettere un ritorno, solo per volere 
mantenere intatta la tradizione della uccisione. Il Savioli ha 
dunque inaugurato una corrente mista, volendo concordare l'as- 
senza coir uccisione; e gli storici recenti della Lega Lombarda 
in parte lo seguono. Il Tosti ^ ad esempio: « erasi allontanato 
da Bologna certo Bezone Podestà; rimettono su il Comune; e, 
tornato Bezone, lo scavalcano dalle finestre». Il Vignati ^ in- 
vece, non avendo forse sottocchio il documento dell' assenza , 
torna ai vecchi cronisti, al Griffoni, agli Annales Veteres Mu- 
tinenses, e non parla di partenza da Bologna. Anche in questo 
dunque, sono della opinione del Ficker, che egli fosse cacciato 
da Bologna per una ribellione, che non torna meno ad onore 
del comune; e che il trovarlo a Pavia nuovamente come « Sacri 
Palata ludeoc » antico suo uffizio, sia appunto l'argomento, 
per credere che fosse andato presso Federico ad implorare 
vendetta. E la tristizia di quella figura cresce per noi, anziché 
diminuire; come anche cresce la gloria di Bologna in questo 
fatto, che acquista importanza nazionale. Esso infatti si collega 
così al primo sorgere della Lega Veronese che in quell' anno 
aveva già fatto resistenza fruttuosa. Ottone Morena parla del 
sollevamento contro Ottone di Wittelsbach nunzio imperiale a 
Garda che sarebbe stato occasione dei primordi della lega: ora 
questo sollevamento coinciderebbe appunto con quello di Bolo- 
gna, e non pare avesse esempio in altra città. In modo che il 
Ficker può conchiudere ^ « quando l'Imperatore nel Settembre 
del 1164 lasciò l'Italia, la sua dominazione era ancor ferma». 
Ma, prima che egli discenda per la quarta volta, i comuni sa- 
ranno del tutto rinnovati, ed il dominio dei consoli ripristinato. 
È poi curiosissimo che colla trucità del fatto, come è raccon- 
tato dal Ghirardacci, non si accordi, per niente, lo stato del- 



' Tosti Luigi, Storia della Lega Lombarda^ illustrata con note e docu- 
menti. Monte Cassino, 1848. 

' Storia diplomatica della Lega Lombarda con XXV documenti inediti, 
per Cesare Vignati, Milano, Agnelli, 1876. 

3 Op. cit., T." II, § 298. 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 55 

r animo, che egli suppone avessero i Bolognesi nel commetterlo ; 
anzi sembra che implorino misericordia dall' Imperatore, e diano 
come ragione del sollevamento il solo scisma della Chiesa. Ecco 
quali parole mette in bocca ai cittadini irati contro Bezone ^ 
« se noi consideriamo bene, conosceremo che giustissima ca- 
gione ci ha mossi a pigliare V armi, poiché per l' onore di Dio, 
e per la difesa del suo Vicario, ciò abbiamo fatto e non con 
animo di offendere Cesare a cui pure doveva bastare per 
isfogare l'ira sua, per farsi conoscere che era vincitore l'averci 
spianate le mura, e atterrate le fosse, ma anche ci ha sotto- 
posti etc. ». A quale intento doveva portare questa rivoluzione? 
A rimettere in piedi il governo comunale, non si dica consolare, 
perchè da ora innanzi si avrà un misto, un'alternativa di con- 
soli con podestà e rettori; anche quando vedremo ricomparire 
un podestà di significato imperiale, non sarà però di natura 
eguale ad un luogotenente dell'Imperatore, quale era Bezone. 
Ha dunque una grande importanza nella storia di Bologna que- 
sta rivoluzione; più importanza ancora se le si toglie quell' au- 
reola di truce tradimento, che le hanno dato i Cronisti. Ma ve- 
diamo di studiarne gli effetti. 

Ritorno allo studio delle carte comunali del Registro 
Grosso, studio, che ho dovuto interrompere, mio malgrado, 
nel precedente capitolo, perchè inteso ad altre ricerche. Ri- 
troviamo gli atti di sommessione di castelli , che , abban- 
donati dai loro signori feudali , si riducono alla protezione 
del comune di Bologna, in un mutuo patto di offesa e di 
difesa : accrescendo la potenza del comune, diminuiscono nel 
contado la intricata rete del feudalesimo, che metteva capo al- 
l'Impero. In questi atti ritroviamo gli indizi delle nuove forme 
comunali. Li leggo come sono pubblicati dal Savioli. Badolo, 
Battidizzo e Gesso, tre castelli del contado, giurano nel 1164 
obbedienza al Comune di Bologna in tre separati istrumenti ^. 
Ma prima di venire ai patti di sommessione, giurano i due 



' Loc. cit.. libro IH, p. 85. 

2 Savioli, doc. 181, 182, 184, Reg. Grosso, libr. I. Badolo al f. 28 v.° 
Battidizzo al f. 29. Gesso al 22: le citazioni del Savioli non corrispondono. 



56 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

castelli di Badolo e di Battidizzo per prima cosa « fìnem 
hominibiis , qui nos offenderunt propter Impjeraiorem » 
frase che è speciale a questi due giuramenti , e che è assai 
significativa nell' approssimarsi di una grande guerra. Ed alla 
prossima guerra quasi tutti i passi si riferiscono ; sopratutto : 
« Werram facere quibus consules hononie vel rector vcl 
rectores, qui prò tempore prefuit , ndbis preceperint », e 
qui si vede chiaramente accennato il mutamento che avveniva 
ad ogni tratto nelle forme di governo. Più ancora è notevole 
che r « actum » è in « doìno communis hononie », mentre 
sino a quest' anno tutti i giuramenti son fatti o in curia o in 
ecclesia Sacii Ambrosi: questo ci porta ad ammettere, che 
già il comune avesse una propria sede, forse prossima alla 
Corte di S. Ambrogio, e che l'innalzamento del Palazzo, che 
non avverrà prima del 1200, non fosse che un ingrandimento 
della primitiva abitazione. Ma vengo ai nomi, che sono per 
me la cosa più importante. Tutti gli astanti al Consiglio sono 
boni homines, e con questa espressione è evidentemente espressa 
la nobiltà di allora. Nei documenti simili, quello di Badolo e 
quello di Battidizzo, sono consoli Rodolfo di Raniero, Milancio, 
Rodolfo Capello, Alberico di Almerico da Aldia, cioè quattro: 
nel giuramento di Gesso, posteriore solo di sei mesi , uno è il 
Console che parla a nome dei Soci, cioè, «Albertus de Alme- 
rico de Aldia » a nome di Rodolfo di Raniero, Rodolfo Ca- 
pello e Pedevacca Milancio ^ e poi vi ha un treguanus che 
parla a nome di due soci, cioè Guido Albergo, a nome di Ari- 
mondo e Guinicello. Si avrebbe dunque, ridotto cosi l'elenco, 
un' elezione di sette magistrati , dei quali quattro consoli e tre 
sarebbero stati investiti dell'ufficio di treguanus'^. Alla fine del- 



■ Il Savioli disgiunge questi due nomi, ma parmi più vero l' unirli, 
come fa il Sigonio, op. cit., ed. cit., voi. cit., col. 147. 

' Il nome di ti-eguanus è usato in differenti significati. Si trova, in 
senso più generale, nel documento della tregua di Venezia del 1 177 come 
consenatore di tregua. V. Muratori, Ant. it. m. aevi t. IV diss. 48 col. 
284, Pertz, Mon. Germ. histor. t. IV, Legum t. Il pag. 156; dove però è 
più accettabile la lezione treguarius. Treguanus nei documenti comunali 
ricorre come uflSèio addetto a quello dei giudici. V. Savioli doc. 161 {in 
praesentia eorum conìulum.... eor^um judicum..., et eormn treguanorum). 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 57 

Tatto, torna ancora l' individualismo già notato, perchè preno- 
minatus Consul et treguanus , prò se et sociis suis, hoc 
instrumentum, ut supra legitur, ut praedicti sacramentarii 
sìmiliter scribere rogaverunt ». 

Tutta questa azione del governo consolare ha già un 
carattere stabile e fermo, e non può considerarsi come un go- 
verno provvisorio: non riesco perciò a intendere, come al Savioli 
potesse sembrare possibile, nella imminenza del ritorno di Be- 
zone, ristabilire le antiche forme. Molto meglio intendo gli altri 
cronisti che premettono sempre « Bocio mierfecto ^ » non co- 
noscendo essi che in quel tempo egli era a Pavia, a patroci- 
nare Alberto da Prato, feudatario nel bolognese, forse quasi 
per rappresaglia delle rinascenti libere istituzioni. 

Ma ecco che un vero scoglio storico si presenta a chi si 
metta a studiare questo periodo. Siamo all'anno 1165; e il 
Savioli ne comincia il racconto, riportando un avvenimento 
che ne è carattere principale: « Guido da Canossa resse 
nuovamente in Bologna ». Come si vede, anche qua si trat- 
terebbe di un ritorno, che forse c'impaccerebbe anche più di 
quello di Bezone. Anche qua però i cronisti non ammettono 
ritorno, ma che Guido fosse imposto a Bologna per la prima volta 
nel 1165 dall'Imperatore; e, di più, quasi tutti hanno l'errore 
evidente, che egli fosse il primo podestà di Bologna, mentre 
abbiamo veduto il bellissimo esempio della elezione di Guido da 
Sasso nel 1151, che fu primo fra i Podestà dei comuni italiani. 
Riporto autorità per ordine cronologico. Il Griffoni ^ ha nel- 
r anno 1164 (lieve sbaglio d'anticipazione) « Dominus Guido 
de Canossa de Rhegio fuit Potestas Civitatis Bononiae, et 
noia quod ipse fuit prirnus Potestas, quem habuit Bononia ». 
E la cronaca Ramponi ^ all'anno 1165: « in quello tempo Guido 
da Canossa fu Podestà a Bologna, et fu lo primo Podestà, che 
habesse Bologna ». E il Villola al 1164: « domino Guido da 

• Vedi ad esempio Sigonio, loco cit., col. 147. 

^ Loco cit. 

3 Bibl. Un. ms. 431. Historia di cose memorabili della Città di Bolo- 
gna, per uno della fam,iglia Ram,poni sino al 1431. E certo delle più 
antiche. 



58 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Canossa podestà di Bologna, et nota che innanzi a questo Bo- 
logna non ave podestà • ». Finalmente il Garzoni ^ ci dà il ca- 
rattere al solito truce di costui: «Accessit et illud incommo- 
duiii; nani anteqiiam exercitum adduceret faoit. FedericusJ 
Guidonem cannensem hominem singulari immanitate et cru- 
delitate praeditum, qui jus diceret, praetura ornavit: hunc 
ferunt primum Bononiae praeturam gessisse ». Nel capitolo 
antecedente ho avuto molte volte occasione di parlare di questo 
misterioso Guido da Canossa, quando un unico documento^ ci 
assicurò che nel 1159 egli era « Bommiensiiim j^otestas ». 
Ora tutti i cronisti parlano di questo nuovo governo podesta- 
rile, e nell'atto più importante del 1165, 1' atto di sommessione 
degli uomini di Triforce '^, si ha unitamente a nove nomi di 
tr eguani « domino Guidoni bononiae rectori ». Ma ricor- 
diamo come abbiamo dovuto figurarci questo Guido. Egli della 
grande famiglia dei Canossa, investito da Enrico V del castello 
raatildico di Gesso ^, ci rappresenta il tipo di uno dei grandi 
feudatari d' Impero. Se lo abbiamo veduto poteslas a Bologna 
dopo Roncaglia, lo abbiamo riconosciuto non imposto dall'Im- 
pero, ma quasi chiamato spontaneamente a derigere le sorti del 
comune: di più, sappiamo da un atto ^ del 1161 che egli abi- 
tava colla moglie nel suo castello di Gesso; dobbiamo dunque 
supporre che a lui rimanesse sempre, anche durante la luogo- 
tenenza di Bezone, anche durante il consolato del 1164, una 
eerta autorità feudale, essendo forse il maggiore dei cattane! 
attorno a Bologna. Ho considerato ad altro intento 1' atto di 



' Bibl. Univ. ras. 1456. Memorie historiche di Bologna di Floriano 
Pier Villola dall'anno 1163 all' anno 1376, (manca poi sino al 1454; e 
si ha fra il 1455 e il 1456 ma di carattere diverso) è del secolo XV, e, 
per questi primi anni, è piena di curiosi errori: ha postille latine. 

- Comprende due manoscritti della Bibl. Univ. ras. 752, Jos. Gar- 
zoni, historiarum bononiensium, e ras. 754, Joh. Garzoni patritii bon. histo- 
riae patriae commentarioli quindecim, (ex biblioteca Benedicti XIV P. M. ) 

3 È il doc. 167 del Savioli. 

^ In Savioli, doc. 185, Reg. Grosso, L. I, f. 22. 

6 Muratori, Ani. it. m. aevi, libro I, diss. XI, pag. 610. 

« Savioli, nuni. 174, Can. di S. Giov. in Monte, libro VI, n. 33. 



BOLOGNA NELLA PRLMA LEGA LOMBARDA 59 

dedizione a Bologna del Castello di Gesso ; ora noterò che fra co- 
loro che hucusque habueruntct tenuerimt dunlionem ^ de Gisso 
è anche un Guido. Non crederei questo un errare, ritenendo che 
in quel Guido debba riconoscersi colui, che fu chiamato podestà nel 
1159. Se questo è ammissibile, forse potrebbe spiegarsi il ricom- 
parire di Guido da Canossa a Bologna. Dovette passare tra il Co- 
mune e il feudatario un compromesso, pel quale, rientrando Guido 
in Bologna, avrebbe conservato fra le mura quella autorità, che 
dal castello matildico doveva pur sempre avere esercitata, rispet- 
tando le forme comunali nuovamente risorte. L'essere nominato 
insieme a nove treguani confermerebbe questa opinione, sopra- 
tutto se ci atteniamo alla osservazione del Savioli ^. Egli ritiene 
soverchio il numero di nove, e suppone che, dopo i primi cinque, 
sia dimenticata la parola consulum. Il non ricomparire più il 
nome di Guido dopo il 1165 può fare supporre, come alla mag- 
gior parte dei cronisti, che egli mancasse dopo poco tempo : il 
Garzoni ^ : ìs non multo dìerum inferiecto tempore, de vita 
exivit. Eoo quo qui Consilio et auctoritate praestobant cives 
omnes cogitationes suas ad recuperandam lihertatem retu- 
lerunt. Igitur Guidonis assessores ad se arcessitos commo- 
ne faciuìit ut infra diem, sub exitu vitae, res suas efferant^ 
atque urbem egrediantur. Ma se gli assessores, come abbiamo 
dall'atto citato, erano liberi cittadini, consoli o treguani, come 
sentivasi bisogno di ricuperare la libertà ? Non pretendo con 
queste mie considerazioni di avere in qualche modo sollevato 
il velo di mistero che incombe sopra questo personaggio ; solo 
ho qualche speranza che alcuno ritenga probabile l' attinenza 
fra la sommessione del Castello di Gesso nel 1164, e il retto- 
rato di Guido a Bologna nel 1165. 

Curiosa testimonianza della confusione che doveva regnare 
nella testa dei posteriori cronisti, come nella nostra, sopra 
questo periodo , sono i cenni storici che dà Floriano di 



' La lezione dunlionem trovasi nell'originale, sebbene più usato 
dimjo (castelluccio, corr. a donjon francese) V. Du Gange. 
* Nota A ad annum. V. I, P. I, pag. 354. 
3 Loc. cit. 



60 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Pier Villola ^ nel quattrocento sopra gli avvenimenti della 
resa di Bologna alia unione alla lega lombarda. AH' anno 
1165, dà la notizia: Eo anno obiit imperator Frideri- 
cus Romae, e l'anno dopo torna a parlarne, dicendo: Eo 
anno fuit praelhim inter Tmperatorem Federicum et lom- 
hardos, et sconfìctus fuit Imperator; e poi si ha una postilla: 
« In questo anno mori raesser Bulgaro de' Bulgari cittadino di 
Bologna, famosissimo dottore, et fo seppelito a S. Progolo », e 
al 1167 : Mediolanum reedificatum est per popmlum suum, 
et omnes lombardi fecerimt ligam ad invicem, a cui segue 
una postilla che ci ripete la solita notizia : « et in quello anno 
morì Federigho imperatore et fo seppellito a Roma ». Come si 
vede le cronache cittadine, non sono molto preziose per questi 
tempi. Ma, se sono confuse le idee sopra questo periodo, resta 
però il fatto di una grande rivoluzione morale, che avveniva 
in quel quinquennio a Bologna : la diminuzione dell' elemento 
imperiale nel distretto e nel contado. Nel capitolo antecedente 
cercai di considerare i fattori di questo elemento, e riconobbi 
la potenza dei legulei come principale : ora dobbiamo eviden- 
temente trovare diminuita questa potenza; e non ultima causa 
certo dovette essere la morte di messer Bulgaro, che nella 
cronaca citata trovo all'anno 1166, ma sulla cui data precisa 
il Savioii stesso mostra incertezza ; in ogni modo cadrebbe 
appunto fra il 1160 e il 1167. Egli, sempre a capo del celebre 
quadriumvirato, doveva certo avere una grande influenza morale 
suir animo dei cittadini, e grande nome per tutta l' Italia, se 
alcuni arrivarono ad attribuirgli in Bologna il vicariato d' Im- 
pero ; notizia però che tutti rifiutano, non essendo conosciuto 
negli atti, se non col nome di dominus Bulgarus causidiciis. La 
sua morte lasciò certo senza guida le disperse fila dei giuspe- 
riti, diminuiti anche di Martino Gosia, un altro dei quattro, 
che troviamo nel 1165 a leggere in Padova. Se non diminuì la 
celebrità della scuola di Bologna, diminuì però certo quel con- 

' Loc. cit. Ms. 1456 della Bibl. univ. di Bologna. « Memorie istoriche 
di Bologna di Floriano di Pier Vii.lola dall' anno il63 all'anno 1376 ■». 
(Manca poi sino al 1454; si ha il '55 e il '56, ma di carattere diverso).] 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 61 

cetto feudale e imperiale, che per qualche tempo i Maestri 
tennero vivo fra i cittadini. Questi ora si preparavano a 
togliersi dall' isolamento, in cui si erano tenuti, dai comuni 
lombardi . durante le prime tre discese di Federico, ora, che egli 
per la quarta volta nel novembre del 1166, per le Alpi Cozzie, 
scendeva in Italia. 

Trovandomi ora di fronte ad un periodo notissimo, ma 
sempre pieno del più grande interesse, ripeto la mia dichia- 
razione, di seguire solo la storia comunale nella nazionale. E 
subito in quest' anno i Bolognesi avrebbero preso parte ad un 
fatto di una qualche importanza, che troviamo nella maggior 
parte dei cronisti, sebbene il Savioli non lo abbia accolto nei 
suoi Annali. Intendo parlare della ambasceria al Re di Francia 
per implorare aiuto prima della quarta discesa di Federico. 
Noterò anzitutto che il Vignati ^ lo storico più serio della lega, 
non ne fa parola in alcun luogo. E poi questa ambasceria, se 
fu nel 1166, dovette essere a Luigi VII il giovine, e non a 
un Filippo, come dice fra' Leandro Alberti % e che per di più 
dovrebbe essere il figlio di S. Luigi, cioè Filippo III l'Ardito, 
che regnò sulla fine del secolo XIII. Ma se ho accennato 
a questo passo di fra' Leandro, 1' ho fatto, più che per altro, 
per riportarne la curiosa conclusione : « et questo fu el 
principio dell' amicizia dei Bolognesi con li Re di Franza , 
la quale sempre fu poi costantemente conservata , come di- 
mostraremo ». Gli ambasciatori bolognesi sarebbero, secondo 
l'Alberti, « messer Lionardo dei Lianori dottore e Cavalliere, 
Messer Brunoro cavalliere dei Garisendi, Messer Brusa dei Caz- 
zanemici, cavalliere». La cronaca più antica, e già citata, del 
Villola metterebbe l' avvenimanto all'anno 1168, e cosi lo 
espone, ponendo diversità nei nomi: Eo anno missi fuerunt 
per commune bononiae ambasiadores ad dominum Regeni 
Frcmliae infrascriptos quatluor milites cum pulcra societate, 
id est: Brunorio de Grifonibus, Lanza de Garixendis, To- 



' Op. cit. 

* Fra Leandro Ai.BERxr, Hisioria di Bologna, deca T, libro Vili, MDXXXXI. 



62 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

rellus de TorelUs, Bruoca de Cazzanimico. Il Bianchetti ^ al 
1166 darebbe due consoli per ambasciatori: « Bernio Carisendi 
e Leone Leoni furono per cagione di guerra mandati amba- 
sciatori ai Re di Francia, gli quali furono i due Consoli, che 
sopra dissi », Queste discordanze e contraddizioni forse fecero 
scartare al Savioli e al Vignati questo fatto che io non per 
questo voglio oppugnare, e che avrebbe certo grande importanza, 
se veramente appartenesse al 1166, perchè sarebbe la prima 
di tante legazioni diplomatiche che avrebbero sostenute in 
seguito i Bolognesi. 

Dell' Imperatore Federico non devo considerare che le 
fermate alle porte di Bologna. Se nella terza discesa egli si 
era tenuto nella Insubria, ora marciava alla volta di Roma, e 
per la quarta volta doveva fermarsi a Bologna, Lo abbiamo 
vedutole due prime volte, nel 1155 e nel 1159, come giudice, 
cattivarsi l'animo dei cittadini; la terza volta, nel 1162, già 
quasi considerandosi in casa sua, ordina la distruzione non della 
città, ma dell'antica cinta: ora nel 1167 egli arriva come 
vendicatore. Vedemmo un' importante rivoluzione, la cacciata di 
un luogotenente d' Impero, sostituito da un signore feudale, che 
chiamano a reggere insieme ai Consoli : se non ammettemmo 
tutta la truce materialità del fatto, riconoscemmo come assai 
più importante il profondo mutamento morale : ora Federico 
avvicinandosi a Bologna, non trovava più chi lo accogliesse o lo 
difendesse. L' Imperatore, per vendicare l'espulso Bezone, pone ora 
la città al bando d' Impero ; e Bologna se ne ricompra, lasciando 
ostaggi e pagando diecimila lire lucchesi. Di questo avvenimento 
parlano tutti i cronisti contemporanei, Sire Raul ^ ed Ottone 
Morena. Riporterò il passo di quest'ultimo perchè fonte princi- 
pale per questi tempi "^ : ... in die Mercurii quae fuit linde- 

' Bibl. Universitaria ms. 290 ; Annali di Bologna d'Ar.AMANNO d'AcHiLt.E 
Bianchetti divisi in cinque Tomi ; dalla edificazione delia città fino al 
1599. Noterò in genere (perchè avrò occasione di citarli altre volte) che questi 
annali si avvicinano più di qualunque altra cronaca, compresa quella del 
Ghirardacci, a quelli del Savioli. 

2 In Muratori, R. I. S., t. VI, col. 1173-1196. V. in Prefazione, cenni 
sulla vita. 

^ Loz. cit. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 63 

cima mensis laniiarii de millesimo centesimo seccagesimo 
septimo anno, de indictione quinta decima, a Laude cum sua 
conjuge suoque eocercitu omni versus Romam profectiis est. 
Cum autem ad Bononiam civitatem perijenisset, a Bononien- 
sibus obsides peliit ; al illi lihenter suo jussu obedientes 
de his, quos poslulo,vil, plus de triginta ei cum maggia etiam 
pecunia ohtulerunt. Imperator namque apud civitatem Par- 
mae, eos omnes in custodia haberi iussit ; deinde a Bononia 
discessit. Crede il Savioli che si debba ritenere leggermente 
viziato il codice, e che in luogo di Parmae debbasi leggere 
Papiae essendo Pavia, più che Parma, città imperiale e sede 
di altri ostaggi. È un' osservazione certo non disprezzabile; ma 
il fatto non avrebbe avuto, per sé, grande importanza, se non 
fosse stato una conseguenza del mutamento d' animo di Federico 
verso Bologna, e prima occasione di avvenimenti maggiori. Ora 
non mi resta che vedere a qual punto si trovasse il Comune 
quanto al suo spirito di Lega, e come uscisse finalmente, seb- 
bene per poco e in modo alquanto singolare del suo isolamento. 
Dopo che il lodevolissimo lavoro del Vignati ^ ci ha ricondotto 
ad un più giusto intendimento di questa Lega dei comuni lom- 
bardi, credo inutile dire che, per quanto ho potuto studiare 
questo periodo, non sono tra quelli che credono, che a Pontida 
si ordisse una congiura per cacciare d'Italia l'Imperatore, ma 
che già da molto tempo lo spirito di lega fosse entrato nei 
Comuni e solo aspettasse un' occasione per esprimersi. 

Ma già, assai prima che studi recenti scoprissero nuovi 
aspetti di questo grande fatto, il Muratori aveva delineato 
stupendamente il carattere specialissimo della Lega. Cer- 
cherò tradurre alla meglio ^. « La Lega Lombarda era una 
specie di Repubblica, che a tutta Italia si estendeva, ed era 
costituita da più città libere e confederate. Se non era gover- 
nata con queir ordine ed unità che ora (1700) scopriamo nella 
Confederazione Belgica ed Elvetica , molte leggi almeno ne 
mantenevano la connessione. Ogni popolazione, pronta non meno 

> Op. cit. 

2 Muratori, Ant. It. M. Evi, t. IV, diss. 50, col. 587, 



64 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

alla propria che alla tutela dei soci, poneva le proprie forze 
ad arruolare, a mantenere o ristorare il comune esercito. A 
tempi e luoghi determinati, tenevano un Congresso i Rettori 
di Lega per consultarsi sulla pubblica necessità, ed alle immi- 
nenti necessità metter riparo. Ma, se pure trapelasse tra i soci 
qualche segno di discordia, gli altri, e sopratutto gli stessi ret- 
tori, intervenivano perchè le controversie non si risolvessero 
colla forza delle anni, e si sforzavano di ristabilire la concor- 
dia , . . . e se qualcuno si mostrava renitente ai comandi dei 
Rettori di Lega, era punito, secondo che fosse conveniente, 
del bando dei Lombardi. ». A che ho riportato questo passo? per- 
chè, partendo dal concetto di Lega, come lo pone il Muratori, 
meglio s' intendono i varii momenti di un comune speciale 
come Bologna. L' idea che così ci formiamo di questa Lega è di 
una corporazione che ha le sue leggi e quasi i suoi voti 
giurati solennemente; e, per questo appunto, ce la figuriamo 
non un avvenimento transitorio che si riferisca alle sole con- 
tingenze d' allora, ma quasi un voto perpetuo di mutua difesa. 
Quel rettorato che ha i suoi membri in ogni città, quei con- 
gressi continui, nei quali si agitavano i più importanti argo- 
menti, queir intervenire in massa ad interrompere le continue 
discordie tra i Comuni, danno a questa confederazione un ca- 
rattere solenne e quasi monastico; ma non solo: le danno an- 
che un carattere di permanenza , che infatti sempre ritenne. 
Nelle leggi e nei patti, che si susseguono in vario carte, avremo 
a vedere che ad ogni passo si accenna al diritto di mantenere 
e rinnovare la Lega. Se uno dei miei intenti fu sino ad ora 
di mostrare, che già un sentimento fortissimo di Lega esisteva 
fra i Comuni, ed anche nella diffidente Bologna, mi studierò di 
seguire questo sentimento anche negli speciali interessi di Bo- 
logna; ed, anche passati i grandi avvenimenti, anche dopo la 
pace di Costanza, cercherò di rintracciarlo. 

Per trovare un qualche ordine negli innumerevoli atti di 
Lega, che si riferiscono ai vari congressi, e che riguardano 
ora l'uno ora l'altro gruppo di città, conviene ricorrere al bel- 
lissimo lavoro del Vignati ', il quale, per altro, lascia dubbia 

» Op. cit. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 65 

r età di qualche documento. Io mi terrò a quelli soli che riguar- 
dano più dappresso Bologna e specialmente a quelli che il Mu- 
ratori e il Savioli trassero dal nostro archivio pubblico , 
e che ho riletto, con venerazione, nel Registro Grosso, e nel 
libro detto Convenzioni e Giuramenti di città col Comune di 
Bologna S che è un estratto del primo. 

Finirò questo capitolo considerando Bologna nel primo atto 
di Lega del 1167, dal quale sappiamo che sulla fine di questo 
anno, già era venuta ad unirsi ad altri Comuni. Non fu già 
questo il primo dei giuramenti , né contenne , come indicò 
il Muratori ^ che lo trasse dall'Archivio di Bologna : Socie- 
tatis Lombardorum rudimenta prima. Sono stati rinve- 
nuti, specie dal Vignati, alcuni atti anteriori che si avvicine- 
rebbero assai più al famoso giuramento di Pontida ; ma per 
noi questo del Registro Grosso rimane pur sempre il primo a 
considerarsi, perchè in esso per la prima volta compare Bologna. 

Sebbene in questo documento^, maraviglioso per sentimento 
di nazione (forse non più superato sino agli ultimi proclami 
dell'indipendenza d'Italia), non appariscano nomi di rettori o 
di rappresentanti, tuttavia deve essere stato giurato dai Rettori 
dei diversi Comuni, perchè così conchiude : et hoc adtendem 
donec ero in presenti regimine. Ma la mancanza di nomi e di 
date darebbe a credere, che questo giuramento non fosse fatto 
in un convegno, in un congresso, ma che fosse quasi formola 
stabilita da una direzione centrale da far giurare a chiunque 
entrasse a far parte della Lega, e viene infatti sempre ripetuto 
circa questa frase : adjuvabo omnes homines, qui fecerint 
hoc sacrameìitwn. Tutto il significato del giuramento è di 
appianare le discordie interne e fra città e città, per procedere 
unite contro il comune nemico : studiose non offendam perso- 

' Per la parte che riguarda il mio studio, questa raccolta è interamente 
pubblicata dal Savioli. Si noti che il libro è diviso in due parti perfetta- 
mente identiche. 

^ Ant. it. M. E. IV diss. 48 col. 260: quibus autem pactis inter se 
huiusmodi civitatrs foedus inierunt, tabulae in Archivio Reipulblicae bono- 
niensis adservatoe signifirabunt. 

3 Reg. Gr. L. 1 f.° 23 v° ad 26, in Savioli n.» 188. 

5 



66 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

7ias nel res eorum, qui hoc sacramentum fecerint, exceptis 
horninibus meae civitaiìs. E nessuno poteva più far guerra 
per proprio conto, ma per conto della lega, onde la celebre 
formola : neque pacem neque concordiam, aut guerram recre- 
dutam aut treguam faciom, sine omni consensu et Consilio 
suprascriptorum locorum : e che cosa fosse questa guerra 
ricreduta ce lo spiega il Muratori ^ traendone, secondo il suo 
solito, un vero studio storico : « far guerra ricreduta signifi- 
cava combattere il nemico con animo o fiacco o falso e senza 
il consenso dei confederati sostenere, o simulare od abbracciare 
le sue parti. Per questo, chi si toglieva l'ufficio di imprendere 
la guerra contro comuni nemici , aggiungeva che lo avrebbe 
fatto bona fide e che con essi non avrebbe fatto né pace né 
tregua, né guerra ricreduta, cioè che virilmente avrebbe com- 
battuto i nemici, e non avrebbe fatto né pace né tregua, sine 
parabola, cioè senza passsare parola ai soci e da essi ottenere 
r assenso ». Quanto questi patti fossero osservati da Bologna, 
avremo a vedere, quando tratteremo della sua speciale politica 
in servizio della Lega. Ora prenderò in considerazione solo due 
formolo del giuramento. 11 primo tratto é questo : Ego juro 
quod ad.juvabo Venetias et Veronam et castrum et suburbia, 
et Vicentiam et Paduam, Trevia^um, Ferrariam et Brixiam 
Bergamum, Crenionam, Mediolanum, Laudem, Placentiam, 
Parmam, Mantuam fo Mutinam ?J, Bononiam et onvnes homi- 
nes et omnia loca quecumque fuerint in hac concordia cwn 
his predictis civitatibus et ceteris qui in concordia fuerint 
nobiscum hoc sacramentum contra omnem hominem, qui- 
cumque nobisciwi facere voluerit, et guerram aut malum 
contra quod velit nos plus facere quam fecimus a tempore 
Henrici regis iisque ad iyitroitum Imperatoris Federici. Il 
Muratori negli Annali ^ così commenta : « Sotto nome di Arrigo 
porto io opinione si debba intendere Arrigo quarto fra i Re, terzo 
fra gì' Imperadori, poiché sotto di lui vo' credendo incominciata 
la libertà di molto citte di Lombardia, che andò poi crescendo 

' Ani. Il M. e. t." IV, diss. 29, col. 371-72. 
^ Ad annum H67. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 67 

finché arrivò alla sua pienezza, e questa abbiamo noi veduta 
annichilata dal terrore e dalla fortuna dell' Imperadore Fede- 
rigo ». Eppure io non stenterei ad esprimere la mia debole 
ipotesi, che si tratti di Arrigo quinto fra i Re, quarto fra gli 
Imperatori, di colui che privilegiò i Comuni, e fra essi, in modo 
speciale, Bologna, nel placito di Governolo, mostrando loro per 
primo quali fossero i diritti ed i doveri dei Comuni. Ora, se 
qualcuno, come aveva fatto sino ad ora Federico, veniva ad 
imporre nuovi doveri verso l' Impero, era naturale che gli giuras- 
sero guerram aut malum. Avendo cominciato questo studio col 
placito di Governolo tenuto da Enrico V, mi piacerebbe potere 
trovare ora un riscontro di quei tempi nel presente giuramento 
di Lega. 

L' altro passo, col quale ora vorrei finire, è quello che 
riguarda il periodo di tempo , cui si estende il giuramento : 
et haec omnia a pvoxhna Pascha iisqiie ad aìinos viginti; 
e lo riporto solo perchè in altro documento questo termine 
sarà molto prolungato, e per mostrare fino da ora che non si 
può più considerare, dal 1167, un comune come Bologna diviso 
dagli altri comuni lombardi ; e che la lega lombarda rimase, se 
non come fatto, almeno come principio venerato per molti anni 
dopo la pace di Costanza. Vedremo come, a misurare le discordie 
private fra comune e comune, interverrà sempre, come pietra 
di paragone, questo principio di Lega; lo vedremo specialmente 
in Bologna, che, dopo la comunanza della formola giurata in- 
sieme alle altre città, fra le quali è ultima nominata, seguirà 
una strada molto diversa dal resto della federazione, ora in 
servizio, ora in detrimento di essa. 

Filippo Bosdari 
(Continua). 



DOCUMENTO 



Privilegio di Federico Barbarossa imperatore * 
(Vedi capo II pag. 47). 

Archivio di Stato di Bologna. Enti Autonomi. Sez. Ili, Num. L 
Canonici di S. Giovanni in Monte, libro VI, num. 42 * 

Christus. In nomine Sancte et Individue Trinitatis Fridericus 
Divina Favente Clemenlia Romanorum Imperator Augustus. Tran- 
sitorii regni dignitas et imperialis potestas ac sublimitas ad hoc 
potissimum ab omnium regum domino nobis concessa est , ut 
servos militesque Christi, quos propria voluntas propter amorem dei 
omnipotentis inopes facit existere, atque ^ in presenti seculo abiectos 
remanere, attentius debeamus defendere, et sub nostra imperiali pro- 
teetione congruis honoribus refovere ; hoc etenim si fecerimus, cum 
regnum terrenuna tratiseundo defecerit celestis * et indefìcientis regni 
culmina procul dubio sublimiter obtinere non ambigimus. Quocirca 
omnium Christi imperiique fidelium noverit industria qualiter nos 



' Non ritenni inutile ripubblicare il privilegio (unico corredo di do- 
cumenti aggiunto a questa prima parte del mio lavoro), considerando che 
la lezione data dal Savioli è alquanto scorretta, e meritava essere riveduta 
sull'originale. L'importanza somma del privilegio scuserà l'ardire di ri- 
pubblicarlo con correzioni. 

* in Savioli num. 40. 
3 Savioli usque. 

* manca in Savioli. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 69 

intuita * pietatis et religionis ecclesiam sancti Victoris in monte 
et ecclesiam sancti lohannis in monte cura omnibus suis óbe- 
dientiis sub nostre auctoritatis defensionem (sic) et iraperialis digni- 
tatis tuicionem * et mundiburdium suscepimus, statuentes ut qua- 
scumque possessiones seu ' jura possessionum quecumque bona in 
presentiarum iuste possidet et in futurum largicione imperatorum * 
aut regum, concessione pontifìcura, principura, marchionum, oblatione 
aliorum quorumlibet fìdelium seu aliis quibuslibet justis et legitimis 
modis poterit adipisci, nostra imperiali auctoritate confirmata ac ro- 
borata usibus memoratae aecclesiae et fratribus ibidem deo prò tempore 
famulantibus perficiant. Ex quibus quedara propriis duximus expri- 
menda vocabulis, scilicet montem in quo ipsa aecclesia fundata est et 
•quicquid habet in curte paterni, et in curte gleule, et quicquid habet 
infra plebem sancti Petri et in curte lopoliti , atque infra plebom 
sancti Marini ^ et infra plebem sancti Vincentii et quicquid habet 
prescriptum de sancto Apolenare, et de sancto lohanne in casa pa- 
teria, et in villa nova et in maceratola et in curte castanace " et in 
curte flexi et in bagnaròla, et in omnibus locis per totum coraitatum 
bononiensem et insuper in tote ytalico regno, cum domibus, casis , 
terris, vineis, silvis, pascuis, pratis, carectis, in molendinis ''^, acquis , 
paludibus, piscationibus, viis, rivis ®, et omnibus sibi pertinentibus. 
Preterea concedimus, et imperiali auctoritate decernimus, ut supradi- 
«tae aecclesiae fratres liberam facultatem habeant justo modo a quo- 
libet adipiscendi possessiones et recuperandi, videlicet si possessiones 
pertinentes ab aliquo vel ab aliquibus iniuste detineantur et tertio a 
fratribus vel ab aliis ex nomine '•' sepedictae *° aecclesiea vel etiam ** uno 



' Savioli, inluilum. 

^ Savioli, defensione e tuicione. 

3 Savioli, sive. 

* Savioli, imperatoris. 
5 Savioli, Martini. 

^ Savioli, costenaxi. 

' Savioli, canectis, moìendinis. 

* Savioli, ruinis. 
^ Savioli, nostre. 

'° Savioli, supradicte. 

•" Savioli, cum. 



70 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

perentorio edicto a nostro iudice commonitus * si iusticiam facere 
noluerit, liceat fratribus eiusdem * imperiali privilegio munitis cum 
omni iusticia et iure, nulla lege contradicente, ipsas ingredi posses- 
siones. Ipsa quoque aecclesia cum suis obedientiis ab omni infesta- 
tione seu molestia immunis existens, nec civitati nec alieni pote- 
stati collectam, fodrum, Albergariam persolvat, sive ad muniendam 
civitatem seu ' ad castrum edificandum sed nec prò adventu impe- 
riali, vel regali vel etiam * alicuius principis. Nulla denique grava- 
mina alicuius occasionis optentu sentiant nec in eisdem montibus in 
quibus fundatae sunt aecclesiae scilicet infra ^ ambitum aecclesiae et 
infra iramunitatem ejusdem loci persona aliqua capiatur nec res ali- 
cuius violenter auferantur *. Haec autem omnia sepedictae ' aec- 
clesiae et suis obedientiis et fratribus ibidem deo prò tempore ser- 
vientibus omni contradictione remota usibus perficere eternalitep 
statuentes imperiali auctoritate jubemus, salva per omnia imperiali 
justicia. Precipimus etiam ut nullus archiepiscopus, episcopus, ab- 
bas, dux, marchio, comes, vicecomes *, capitaneus, valvassor, consul, 
rector, sed nec aliqua civitas aut potestas nullaque regni nostri ma- 
gna seu parva persona, de bis omnibus aliquid infringere vel imrai- 
nuere presumat. Sed si quis, quod absit , presumpserit , imperiali 
banno subjaceat, et centum libras auri purissimi componat, medieta- 
tem camerae nostrae et alteram partem sepedictae aecclesiae. Quod 
ut ratum et inconvulsum omni tempore in posterum permaneat, pre- 
sentem paginam sigilli nostri impressione communimus * Adhibitis 
testibus quorum nomina hec sunt, Ulricus Aquilegiensis patriarcha^ 
Cunradus maguntinus Archiepiscopus, Hermannus fardensis Episco- 
pus, Heinricus leodiensis episcopus, Hermannus hildenescheimensis ** 



' Savioli, commonito. 
" Savioli, eisdem. 
^ Savioli, sive. 
* Manca in Savioli, 
•'" Savioli, circa. 
^ Savioli, auferatur. 
"^ Savioli, supradicle, 

^ Manca in Savioli ad è necessario a compiere la gerarchia feudale. 
^ Savioli, communivimus. 
'0 Savioli, hildenescimensis. 



BOLOGNA NELLA PRIMA LEGA LOMBARDA 71 

episcopus, Udo cicensis episcopus, hermannus herisfeldensis ' abbas, 
Erleboldus stabulensis abbas, fridericus dux svevuorum filius domini 
Cunradi regis, heinricus dux Austriae patruus domini imperatoris , 
Cunradus palatinus comes Rheni *, frater domini imperatoris, Her- 
. mannus marchio de baden. Otto palatinus comes de Witelinesbach, Bur- 
kardus Castellanus magdeburgensis, Udalricus dux, Udalricus de bur- 
ningen, Heinricus mariscalcus, Hartmannus camerarius, Rudegerus 
caraerarius, Sigeboto ^ Camerarius, e alii quam plures. 

Signum domini * Friderici Romanorum imperatoris [invictissimi. 

Ego Udalricus •'* cancellarius vice Reinaldi * coloniensis archie- 
piscopi et archicancellarii recognovi. 

Acta sunt haec anno dominicae incarnationis M.°c.''lx.°ii.° In- 
dictione X.^, regnante domino Friderico Romanorum imperatore vi- 
ctoriosissimo. Anno regni ejus decimo, Imperli vero YIII,*' Datum in 
territorio bononiensi post destructionem mediolani, II Idus ' lulii ®. 



' Savioli, hertfeldensis. 
- Sa VIOLI, Reni. 
'* Savioli, Sigebido. 

* Savioli, manu. 

5 Savioli, Odalricus. 

6 Savioli, Rainaldi. 
' Savioli, Kal. 

* Il sigillo, aderente in cera, è conservato solo in parte; e contiene la 
metà superiore del corpo dell' imperatore, una parte del trono e la croce 
a destra; ed è notevole pel ritratto rarissimo, che in esso è serbato, 
di Federico Barbarossa. Si legge ancora A Y G S (di Augustus). Il mono- 
gramma contenente le parole Fridericus Imperator Angustus è riprodotto 
dal Savioli. 



NUOVI DOCUMENTI 

su 

CATERINA SFORZA 



I. 



Pensieri sulle leggi che governano la storia 
E la memoria. 

J-ja biografia di Caterina Sforza da me tentata e pub- 
blicata or sono quattro anni, è di mole soverchia; infatti nella 
traduzione tedesca stampata a Bamberga ^ alcune parti furono 
omesse, e nella traduzione inglese che si sta facendo, pare che 
sarà tolto qualche episodio. 

10 ho forse allungato troppo il racconto, raggranellando 
particolari sulla donna nella sua vita priv'ata. Ma non era 
questo il solo modo per farla conoscere e per riuscire a 
spiegare i fatti che l'hanno fatta tanto celebre? 

La luce nuova, la rivelazione, viene dall'aneddoto intimo 
e personale. 

11 ricomporre, il ricolorire la parte eroica e già famosa 
di una biografia, piace sempre a chi scrive; ma siccome nulla 
aggiunge, nulla ne rimane. « La généralité tento, mais rien 



' Pier Desiderio Pasolini, Kalharina Sforza , in gekùrzter Form 
iibersetz von Meta von Salis Marschlins d. phil Tom Verfasser aiitorisierte 
Ausgabe. Mit zioei porlràts Katarìnas. Bamberg , Buchner Yerlag , Rudolf 
Kock, 1895. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 



73 




CASA ATTENDOLO-SFORZA A COTIGNOLA 

(Facciata prima del ristauro fatto nel 1896) 



74 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 




CASA ATTENDOLO-SFORZA A COTIGNOLA 

(Parte interna prima del restauro fatto nel 1896) 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 75 

» n'eri reste », diceva a me Fréderic Masson, autore di mo- 
nografie minutissime su Napoleone I. 

Ad ogni modo il mio libro è troppo lungo; ma incomin- 
ciata una monografia, come si fa a non raccogliere quanto ad 
essa può riferirsi? Come rappresentare il personaggio senza 
r ambiente? 

Il proposito di esaurire il tema, l'amóre che gli si porta, 
spesso fa perdere il senso della misura. Per assicurarsi di avere 
trovato tutto, si ritarda la pubblicazione; pubblicato poi il libro, 
le ricerche si continuano ancora: le continuano altri, spinti dalla 
curiosità destata dal racconto, le continuano facilmente, metten- 
dosi sulle vie aperte dall'autore, il quale vede poi comparire 
documenti nuovi, e deve pentirsi di avere pubblicato troppo 
presto. 

Questo sapeva già per esperienza 1' autore della Caterina 
Sforza, e questo gli è accaduto anche questa volta. Ma nelle 
ricerche quanto avrebbe dovuto continuare? Trovare tutto è 
impossibile. E dato pure che possa riuscire, come si fa ad es- 
serne sicuri? Né basterebbe esser certi di aver trovato quanto 
rimane : ricordiamoci che il più è scomparso. 

La ricostruzione storica si fa sempre con pochi avanzi. 
Nessun libro di storia antica né moderna sarebbe stato scritto 
mai, se gli autori non si fossero contentati di materiali in- 
completi ^. 

La facoltà d' integrazione, la fantasia storica sono indispen- 
sabili: esse possono anche fuorviare, ma talora sono indovine: 
trovati alcuni fatti certi, su questi, quasi sopra punti fissi, si trac- 
cia la linea degli avvenimenti, come da alcuni avanzi di sel- 



• Gli eruditi fiorentini ricordano ancora l'esempio del professore Ar- 
mingaud, francese. Vegliava egli le notti, passava l'intero giorno negli ar- 
chivi, assorbito per lunghi anni nelle ricerche su Cosimo de' Medici, pater 
patriae. Deciso a raccogliere ogni minuzia, non credè mai di aver finito, e 
venne a morte senza avere scritto, senza avere aggiunto nulla alla storia di 
Cosimo. 

Che cosa sia avvenuto poi di tanto e tanto prezioso materiale raccolto, 
non si sa. 



76 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

ciato, scoperti qua e là, si determina la direzione e la curva di 
una antica strada romana ^ 

E qui si manifesta un curioso fenomeno psicologico. 

L' universale degli uomini non può considerare il passato 
con la critica fredda dell' erudito , ma lo ripensa , lo idealizza 
con una specie di passione effettuosa. 

Alle città si attribuivano una volta origini divine; alle stirpi 
regali progenitori eroici; e tuttora nelle famiglie private, per 
poco che si levino dal comune , anche a parte quel tornaconto 
che l'amor proprio può trovarci, la storia degli avi è purifi- 
cata, è abbellita per ogni verso. 

Perfino i delitti più atroci servono a questa composizione 
artistica; il dramma è reso più grandioso dalle scene di terrore. 

La memoria dei nonni ha qualche cosa di solenne: quella 
dei genitori è sempre sacra, e la giovinezza loro, se fu memo- 
rabile, è per noi il punto più luminoso dell' anima. — La nostra 
gioventù medesima non ci si presenta sempre come una pri- 
mavera fiorita? 

E questo non è forse un poema composto dalla memoria? 
Non ha essa tolte le spine a tutte quelle rose? Ripensando bene, 
fu quella primavera senza grandine, senza uragani, senza gior- 
nate nebbiose, lunghe, affannose, monotone? 

E non è gran fortuna che la memoria, trascurando, di- 
menticando tanta parte della verità, venga a comporre un 
poema che spesso è forza e consolazione della nostra vita? 

Ora, un uomo nel quale sia molto vivo questo senso di 
venerazione affettuosa che tutti proviamo per il passato, non 

* Non bisogna scordarsi (diceva giorni sono Ernesto Masi in una con- 
ferenza al Collegio Romano ) « che, per quanto sui fatti storici le ricerche 
« sieno condotte con la maggiore diligenza e sui documenti più prossimi, 
« tra la realtà del fatto e la sua ricostruzione, o narrazione nella storia, 
« intercede un qualche cosa che nessuna diligenza può riprodurre, che un 
« documento sfuggito o male interpretato, può sempre modificare, ed è in 
« questo qualche cosa, in questo spazio intermedio, e che nulla può mai 
« colmare del tutto, che la personalità dello scrittore, coi suoi gusti, la sua 
« indole, le sue tendenze intellettuali, deve di necessità sottentrare, e ricom- 
« porlo da se ». 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 77 

può fare a meno di ricercarlo, di completarlo con la fantasia; 
non può fare a meno di parlarne e di scriverne, e come chi 
si accende nella contemplazione della natura e del bello pla- 
stico, sarà pittore o scultore, così questo innamorato degli uo- 
mini e delle cose che furono, secondo i tempi, secondo le società 
nelle quali gli toccherà di vivere, sarà poeta o storico. 

Non vi scandalizzate di questo avvicinamento. L' epopea e 
la storia sono evocazione di realtà passate, e la poesia (come 
dice il Balbo) è un lato vero, anzi il lato vero della natura 
umana. 

Storia e poesia, o per meglio dire, poesia e storia, furono 
sempre, e tuttora sono, manifestazione dello stesso sentimento. 
Poesia e storia si aiutano, si avvicendano, si invertono. 

La istituzione di questa nostra Deputazione di Storia Pa- 
tria, dimostra che la storia è un istinto , un bisogno. Il fatto 
che noi abbiamo voluto a presidente Giosuè Carducci poeta, 
mostra che poesia e storia mirano ad un solo fine. E di vero 
che cosa è nel suo insieme l'opera del poeta che ci sta a capo? 
Una evocazione, direi quasi un rimpianto di cose passate sulle 
quali si formano gì' ideali del futuro. E il poeta, il Carducci, a 
quel posto sta bene. 

La poesia rende popolare, indimenticabile la storia. 

« Giunto Alessandro alla famosa tomba 
« Del fero Achille, sospirando disse : 
« Oh fortunato! che sì chiara tromba 
« Trovasti e chi di te si alto scrisse! » 

Chi ricorderebbe Achille se non ce ne parlasse Omero? 
Quanti nomi, quanti fatti divenuti immortali, solo perchè ricor- 
dati da Dante! Chi dimenticherà più Francesca da Rimini, la 
vedovella di Trajano o la morte del conte Ugolino? ^ 

• Altre sono le leggi di una storia, altre quelle di un poema, dice Ci- 
cerone nel primo libro de Leg ibus ; \)evchè la storia non cerca che il vero, 
e la poesia mira principalmente al diletto. Riconosce però che tanto in 
Erodoto padre della storia, quanto in Teopompo, le favole (lavoro della fan- 
tasia) sono innumerevoli. Dalla poesia è venuta la storia, e gli storici an- 
tichi tenevano ancora del poeta. 



78 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Ora, io credo che le leggi naturali siano tutte determinate 
e guidate da un senso di utilità morale. Io sento che la storia, 
(questa storia che fu scritta in versi prima e poi in prosa) ha 
analogie profonde con la memoria. Memoria e storia hanno, 
secondo me, non solo uno scopo, ma anche un metodo con- 
forme, ed entrambe obbediscono principalmente ad una legge 
di selezione, selezione che si fa in servigio della legge morale, 
e non d' altro. 

Pensando bene, si deve pur riconoscere che della verità 
storica una parte è inutile in pratica, ed è quella che non può 
avere nessuna azione diretta né indiretta sulla nostra vita mo- 
rale. E questa parte si perde inevitabilmente. Dico si perde, 
perchè per salvarla non basta lo scriverla. Fate archivi , fate 
dizionarii, fate libri finché volete, non riuscirete mai a salvare 
con r arte quello che la natura elimina come inutile ingombro. 

Quante notizie passate da una pergamena nella stampa 
ricascano nell'oblio! Paiono pietre a fatica portate in alto, che 
appena lasciate, precipitano a valle. Per quanto si ripetano, se 
non sono tali da entrare nel sentimento, i fatti non possono 
passare nella tradizione. 

La memoria, e quindi la storia, perpetuano soltanto un' or- 
dine di fatti, li raccolgono come elementi utili , li trasformano 
in tipi ideali, per modo che il passato già morto per sé, si ri- 
solve in una forza viva che agisce sul presente e che prepara 
il futuro. 

Cito qualche esempio: Lucrezia romana, Attilio Regolo, 
tutti i martiri della fede cristiana, Giovanna d' Arco , Girolamo 
Savonarola, Arnaldo da Brescia, Giordano Bruno, Maria Stuar- 
da, Beatrice Cenci, Eleonora Pimentel, Luigia Sanfelice.... 

« E voi che il rapido 
« Rogo non strusse 
« Voci fatidiche 
« Wicleff ed Usse ». 

Ho fatto apposta d' ogni erba fascio. Che strano accozzo, 
che disparità di figure ! 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 79 

Ma il sentimento si tocoa in più modi, ed in più modi 
tutte ce lo hanno toccato. 

I martiri sono immortali per il fascino della forza e per 
la indestriittibilità dell' idea. 

« Tutto quaggiù dileguasi 
« Cora' ombra che dispare, 
« E nave onde non restano 
« Tracce di solco in mare ». 

Solo il valor morale delle azioni umane non si dimentica 
non si distrugge, sì che anche filosoflcamente vere sono le pa- 
role con le quali le Scritture ci confortano a bene sperare de' 
trapassati , « attesoché van dietro ad essi le opere loro. » 
Le opere loro, ciò è il valore morale di quelle ; valore, che, 
come ho detto, non si dimentica, non si distrugge. — « Ciò 
« che appanna la figura di Napoleone » (diceva a me un uomo 
stato testimone , e talora anche parte , degli avvenimenti di 
Europa dal 1815 al 1870) « non è la sconfìtta, ma il divorzio. 
« Riluttante, piangente, Napoleone ci si è deciso per avere un 
« figlio e così eternare 1' impero. Il figlio è morto, l' impero è 
« sparito ; la porcheria è rimasta... ! » 

Ricordo di avere ripetuto un giorno queste parole ad un 
grande uomo di Stato, a Marco Minghetti, e di avergli detto : 
È strano. Napoleone spesso fantasticava su Carlomagno, e dopo 
mille anni lo ha imitato anche nel divorzio 

E il Minghetti discutendo allora se e dove fosse la effi- 
cacia e la utilità della storia, diceva che Cicerone, aveva avuto 
torto di chiamarla maestra della vita. Infatti, come prendere 
regola da essa se le circostanze stesse non si ripetono mai ì 
Si trovano, o almeno appariscono, alcune analogie, ma anche 
in esse le dissomiglianze dei casi sono sempre maggiori assai 
delle somiglianze. Il caso di Giuseppina non era quello di 
Ermengarda. 

« La storia non può dar regola? » (diceva un interlocutore) 
« Non so bene Se mai avvenisse che un Dona- 
le parte, vinto in guerra fosse fatto prigioniero, per l'esempio 



80 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« di Napoleone I, non cercherebbe mai rifugio presso gli In- 
glesi ». 

Questo colloquio fu varj anni innanzi alla guerra tra Fran- 
cia e Germania. 

Ora, Napoleone HI, vinto, riparò poi in Inghilterra. Ma il 
caso non era identico. L' Inghilterra questa volta non era la 
potenza vincitrice. Ricordai allora che il Minghetti quel giorno 
aveva concluso: 

« La storia non può determinare le nostro azioni, non ci 
« dà regole pratiche: la storia non serve che all' entu- 
« siasmo ». 

I nomi di Cristoforo Colombo, di Napoleone Bonaparte, ci 
scuotono, ci esaltano come uno squillo di tromba. 

Rimane dunque alla storia una forza ispiratrice, la forza del 
bello morale; bello morale che, come il bello fisico, ha pure il 
suo fascino, e che, come dice Platone, se con gli occhi potesse 
vedersi, se avesse forma corporea, meravigliosi amori comrao- 
verebbe ^ 

Secondo la legge che governa tutte le cose, anche la me- 
moria dei fatti umani ci presenta dunque un fenomeno di con- 
servazione mediante trasformazione. Questa memoria del tutto 
non si perde, ma si trasforma nel modo più acconcio a deter- 
minare nuovi fatti, cioè nuove manifestazioni della energia 
umana. 

Può dispiacerci che per effetto di questa selezione ne la 
memoria ci conservi, né la storia possa ripristinare intera la 
forma delle società anteriori. 

In ogni forma, in ogni momento della esistenza della uma- 
nità ci è pur tanto di bello! 

« I popoli non stanno senza storia » dice il Manzoni. In- 
fatti, chi può dire che cosa saremmo noi senza la storia? 

Si potrebbe dimostrare che anche questo bisogno di cono- 
scere e di idealizzare il passato, non fu sempre lo stesso, ma che, 

' Formam quidem ipsam. Marce fili, et tamquam faciem honesti vides, 
quam si oculis cernerelur, mirabiles (ut ait Plato) amores excitaret sui. 
(Cicero, De officiis, L. I, V). 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 81 

come tutto quello che è insito nella natura nostra, si è venuto 
trasformando con noi, e che, come noi stessi, è destinato a 
trasformazioni nuove. Ci è, e ci sarà la storia del sentimento 
storico. Io credo che coloro « che questo tempo chiameranno 
antico » lo ricercheranno in modo diverso da quello che noi 
ricerchiamo i tempi passati. 

Taccio dell' abbondanza strabocchevole dei documenti che 
rimarranno scritti e stampati (per quanto si voglia che la com- 
posizione chimica della carta a macchina non duri a lungo) 
ma la fotografia, la fototipia, la fotoscultura, il cinematografo, 
il fonografo, conservano ora le forme, le mosse, le voci nostre, 
sì che di noi rimarrà ai nipoti assai più di quello che 
a noi non sia rimasto degli avi. II passato sarà meno ignoto, 
ma la curiosità di conoscerlo sarà minore. 

Questo passato meno incompleto e di più facile ricostru- 
zione, apparirà meno lontano, e perciò meno meraviglioso, meno 
prezioso; avrà insomma minor fascino sulla fantasia. 

I posteri avranno meno da scoprire, meno da indovinare, 
e perciò meno da idealizzare. Le scoperte della scienza dimi- 
nuiranno quella specie di meraviglia paurosa con la quale fu 
contemplata finora 1' opera del tempo, nello stesso modo che, 
per effetto di altre scoperte scientifiche, già sono diminuiti per 
noi gli effetti materiali e morali, dello spazio. 

Sopra un paese ignoto, lontano molti giorni di viaggio in- 
certo e pericoloso, si credevano, si fantasticavano meraviglie. 

Si racconta che nel secolo scorso i più cauti, prima di par- 
tire da Bologna per Roma, facevano testamento. 

Ricordo io gli auguri, le lacrime con le quali quarant'anni 
sono sì salutavano i parenti che partivano da Ravenna per 
Milano. 

Ma oggi che, grazie ai vapori, pochi giorni ci separano 
da quelli che abbiamo in America, oggi che, grazie al tele- 
grafo, in poche ore possiamo avere loro nuove, oggi che di 
giorno in giorno aspettiamo che il telefono ci faccia udire an- 
che la loro voce, lo spazio ha perduto gran parte del suo fa- 
scino sulla fantasia. Cosi io credo che dovrà perderne anche 
il tempo. La scienza ce ne conserva oramai troppe traccie per- 



82 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

che esso possa serbare su noi quella potenza fascinatrice che 
viene solo da ciò che si conosce appena. 

Si può obbiettare che quel tanto che se ne saprà di più, 
lungi dallo appagare, ne accrescerà la curiosità. Perchè di 
tutti i corpi celesti quello che più ci attira, che più ci inquieta 
è la luna? Perchè è quello nel quale vediamo di più, 

E pure no: a me sta in mente che fotografia e fonografo 
(per non pensare a quello che potrà venire ancora) preclu- 
dono già troppo il campo alla immaginazione; e la storia del- 
l'avvenire la prevedo più esatta, ma meno idealizzata, meno 
affascinante. 

I posteri avranno una storia più esatta, ma non ralle- 
griamocene troppo. Con quel corredo di forme, di voci, di ve- 
rità certe, sarà assai meno feconda di piaceri per la fantasia, 
e per questo meno atta a suscitare in noi nuove energie mo- 
rali, nuove ispirazioni eroiche. E questo succederà anche per 
un' altra ragione. 

Che cosa ci presenta la storia sinora? Una serie di fatti 
■di idee, di secoli personificati tutti in uomini grandi. 

Dipinta in un solo quadro, la storia ci rappresenta una 
lotta di giganti, o una veduta quale, dicono, si gode dalla cima 
del Monte Bianco, di dove pare che tutte le montagne lottando 
con gli elementi, si sforzino di superarsi a vicenda e di spin- 
gersi sino al cielo : 

« Son cupole bianche di nevi gelate, 

« Son guglie, son torri, son rocche merlate, 

« Son cuspidi aguzze che sfidano il Ciel ; 
« Distese in catene, in gruppi raccolte, 
« Son masse di rocce, squarciate, sconvolte 
« Dall' ira de' nembi, dal morso del gel. 

« Qui pure, siccome tra gli uomini avviene, 

« Emergon dei sommi le fronti serene 

« Dei mille mediocri su 1' umile stuol » '. 



' Tommaso De Cambray-Digny, Monte Bianco, Canto, Firenze, 1879. 
Ascensione da lui fatta il 18 agosto 1877. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 83 

Ma la storia contemporanea, ma la futura più che a storia 
di personalità grandi, accenna ad essere storia di masse, di 
popoli e di associazioni di popoli, di razze e di civiltà. 

Chateaubriand, in un qualche luogo delle sue opere, ren- 
dendo giustizia a Napoleone, dice che egli sarebbe stato 1' ul- 
tima figura veramente grande nella storia. Dopo di lui non sa- 
rebbero rimaste che delle folle. 

Non più dunque un fitto, una catena di cime granitiche, 
ma una vasta, una ubertosa pianura dove il vento fa ondeg- 
giare foreste sterminate e distese infinite di biade uniformi, 
sulle quali può bene ogni tanto calare la nebbia, cadere la 
pioggia e scatenarsi anche qualche uragano sterminatore ; ma 
la causa di tutti questi fenomeni è comune, è diffusa sul tutto; 
il paesaggio a grandi linee non ha accidenti notevoli. 

10 inclino a credere che nella fantasia della umanità, come 
in quella di ogni singolo uomo, le impressioni prime, quelle 
della fanciullezza, sieno le più profonde e le più vivaci. 

Per quanto grandi, e forse assai maggiori, i fatti moderni 
non hanno vinto la idealità degli antichi. Nessuna catastrofe 
è mai apparsa più grande della caduta di Troja. 

Se i fatti dei Romani, non hanno raggiunto la fama di 
quelli dei Greci, non è già, come dice Sallustio, perchè i 
Greci hanno avuto dipoi storici più grandi (e non sono grandi 
anche gli storici latini?), ma perchè i primi posti, per cosi 
dire, nella fantasia umana erano già occupati ; i tipi erano già 
fissati, e non solo gli eroi, ma anche gli scrittori romani do- 
vettero rimanere in seconda linea. 

11 valore dei caduti a Dogali e ad Amba-Alagi, certo non 
fu minore di quello degli eroi delle Termopili; eppure noi stessi, 
con gli occhi ancora bagnati di lacrime, sentiamo che la fama dei 
nostri non sarà mai tanto grande quanto fu ed è quella dei Greci. 
Né Decristoforis né Toselli faranno dimenticare Leonida; Leo- 
nida ha occupato il primo posto; il tipo è fatto, si può supe- 
rarlo forse in merito, ma non ih fama. 

Napoleone stesso capì che per mostrarsi sempre più grande 
gli conveniva di imitare, di richiamare le figure di Alessandro, 



84 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

di Giulio Cesare, e sopratutto quella di Carlomagno, che era 
stato al suo posto mille anni prima. 

Così, per quanti genii possano sorgere, non si dirà mai che i 
grandi poeti italiani sono diventati cinque. Chiunque venga, i 
quattro antichi rimarranno inamovibili, e nessuno inviterà mai 
Giosuè Carducci a sedersi sulla sedia del Tasso. 

La fama non dipende intera dal merito, dal valore, dal 
genio, ma dal fascino. Gli uomini che primi poterono esercitarlo 
sopra fantasie vergini e fervide, brillano ancora di una luce 
perenne, chiara come quella del giorno, e le luci che via via 
si accendono, al confronto sembrano tutte pallide e gialle. 

La ragione, la critica, si sono venute impadronendo di 
troppa parte del nostro cervello, e nella creazione ideale di 
grandi personalità, la fantasia umana, ha fatto già, io temo^ 
il più ed il meglio. 

Si deplora che i giovani escano dalle scuole con la testa 
piena di storia antica; innamorati di Achille, ma digiuni di storia 
moderna. 

Ora questa è puro insegnata, ma alla mente del giovane si 
presenta come un labirinto; egli vi cammina faticosamente, stenta 
a raccapezzarcisi : la storia moderna si presenta a lui come un 
dramma intricatissimo: sulla scena vede una folla di attori che 
parlano tutti ad una volta. 

La storia antica più semplice, con figure poche, e queste me- 
ravigliose ed eroiche, è per lui tanto più dilettevole e perciò tanto 
più assimilabile! Essa lo nutre, perchè gli fornisce il cibo eh' egli 
chiede. La sua fantasia si pasce di ciò che la fantasia degli antichi 
ha già abbellito e preparato per la fantasia dei posteri. 

Da questa storia sola può sperarsi « vital nutrimento », 
cioè una azione morale , ispiratrice ; non dalla moderna che 
il giovine inghiotte sì, ma non digerisce. E se in questa ^ 
due figure si presentano semplici, se lo commovono, si è per- 
chè per lui esse vennero elaborate già dalla fantasia popolare 
e dalla tradizione domestica. Garibaldi 1' eroe dei nostri padri. 
Napoleone 1' eroe che suscitò le energie, che dominò l' imma- 
ginazione degli avi. 

Ma torniamo al soggetto. 

Oggi r istinto dell' amore al passato non solo continua, ma 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 85 

si è fatto prepotente presso i popoli civili, e si lamenta come 
<iistruggitrice V opera delle generazioni passate. Trentasei anni fa 
a Milano si poteva ancora discutere se abbattere o no gli archi 
vetusti di Porta Nuova che parevano ingombro alla via. La 
discussione non sarebbe possibile oggi. Quelle pietre sono sacre 
tutte, una per una. 

Liberi, padroni di un mondo giovane, certi di un predo- 
minio universale in futuro, gli Americani vengono a frugare 
questo mondo antico per raggranellare i cocci del passato. Hanno 
perfino imbarcato migliaia e migliaia di volumi di teologia e di 
casuistica, vetusti arnesi di scuole fratesche. Il passato a loro 
manca, vogliono vedere almeno come era fatto, e vengono tra 
noi a raccoglierne le foglie secche. 

La cognizione della forma delle società passate con tutti 
i suoi svolgimenti particolari, è quella che comunemente si 
chiama verità storica. Di essa rimane una parte, e ogni scrit- 
tore ce ne rivela una parte. Ma intera chi potè ricostituirla? 
Nessuno. E come sperare la verità intera dalla storia, se, come 
vedemmo, nel rappresentarci la stessa nostra vita, la giovinezza 
nostra, non ce la dà neppure la memoria? 

Ricordate i racconti dei veterani di Napoleone, interrogate 
i superstiti garibaldini. Chi ha mai udita da loro la storia pre- 
cisa, esatta, dei loro eroi? 

Conchiudo che per sapere davvero che donna è stata e 
che cosa ha veramente pensato e fatto Caterina Sforza, non 
solo non mi sarebbe bastato lo avere cercato e pensato assai 
più e assai meglio di quello che io ho saputo fare, ma non mi 
basterebbe neppure averla veduta ed avere vissuto con lei. 

La mia memoria abbellirebbe i fatti, e mi presenterebbe 
un romanzo. Io dichiaro che ho fatto il possibile perchè al mio 
lavoro questo nome non si potesse dare mai. In questo secolo 
positivo ed analitico la fama di romanzesco toglie fede, toglie 
rispettabilità allo storico ^ 

Il volume terzo, che è tutto di documenti, fu giustamente 

' Dico questo, malgrado tutte le profonde osservazioni che Ernesto 
Masi fa nella sua bella recensione alla biografia di Caterina di Russia, 
intitolata: Il romanzo di una Imperatrice. 



8Q R. DEPUTAZIQNE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

trovato di mole eccessiva, ma io 1' ho composto per fornire 
tutte le prove possibili della vera(3ità dei due primi ; mi è co- 
stato viaggi , spese, e noie grandi. Figlio di fatica e di noia, 
esso stesso è così pesante, cosi noioso, che alcuni pochi, sì, ho 
saputo che lo hanno studiato per ricerche speciali, ma nessuna 
può averlo letto. Lo sapevo prima, ma io V ho voluto aggiun- 
gere, lo ripeto, perchè fosse controllo, giustificazione e quasi 
baluardo alla verità del racconto che è nei due primi volumi. 
E quando poi mi si diceva che il mio libro si leggeva come 
un romanzo, questo complimento mi dispiaceva forte, temendo 
che la fiducia nella verità ne andasse di mezzo. 

Ma r idealità che noi chiamiamo romanzesca, è nella storia, 
è neir indole, è nei casi di Caterina; si trova nelle parole di 
coloro che V hanno odiata e combattuta, ed in quelle di coloro 
che r hanno perdutamente amata e difesa. 

È per questo che ho amata questa storia e che l' ho rivissuta. 

Quistioni grandi ho sfiorate. Con esame più profondo si sco- 
prirebbero orizzonti nuovi, e forse nuovi modi di sentire e di go- 
dere. II sentimento storico non sarà distrutto ma trasformato. 

IL 

Chi denunziò Girolamo Olgiati? 1476. 
(V. Voi. I, pag. 51-70). 

I documenti che hanno servito alla bibliografia di Cate- 
rina sono qualche migliaio: quelli trovati dopo la pubblica- 
zione del libro sono qualche centinaio. Aggiungo in fondo un 
regesto dei più importanti. Essi escono dagli archivi di Stato 
di Milano, di Firenze, e da quello Gonzaga di Mantova ^ 

' Di questi ultimi ha parlato già e per primo il prof. Vittorio Ciati, 
nella Rivista Storica Italiana (Voi. IX, fase. IV, 1893). Nel carteggio di 
Bologna, dove Cristoforo Poggio, segretario dei Bentivoglio, scrive al mar- 
chese Giovanni Gonzaga le notizie politiche del giorno, si trovano cose assai 
curiose. « Su una tresca sconosciuta di Lucrezia Borgia ( scrivea a me 
quel professore Alessandro Luzio che tutti desideriamo tanto di vedere 
presto restituito alla, patria) « ho trovato dettagli che mi hanno enorme- 
« mente sorpreso, e che debbono essere veri, perchè spiegherebbero final- 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SF0R7A 87 




GIAN GALEAZZO SFOKZA FRATELLO DI CATERINA 

( Ant. del Poll^jolo — Firenze, Galleria degli ^Ufizi ) 



88 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Un documento scavato nell'archivio di Milano, si riferisce 
all'assassinio di Galeazzo Maria Sforza padre di Caterina. Ho 
detto (Voi. I, p, 53-70) i nomi, gl'ideali, il coraggio eroico di 
questi congiurati; come combinarono, come eseguirono l'assas- 
sinio. Sopra quelle di tutti gli altri, sublime, miseranda, spicca 
la jìgura dell'adolescente Girolamo Olgiati. Sedotto da Cola 
Montano suo maestro di lettere e testa calda, che con gli 
esempi di Grecia e di Roma eccitava i giovani all'assassinio poli- 
ti';o, egli era entrato in questa congiura; dopo l'assassinio, tutti 
i suoi complici erano stati presi, tanagliati, appesi alle forche, 
trascinati a brandelli per le vie: egli era fuggito ; ma il padre, 
per non compromettersi, lo aveva cacciato di casa. Aiutato 
dalla madre, dal parroco Pietro Pellizzoni e da una povera serva, 
era riuscito a nascondersi. Ma eccolo sorpreso, e fra tormenti 
atroci, tra le lacrime degli stessi carnefici, il misero giovinetto 
esala l'anima intrepida, gridando che né i tormenti né la 
morte lo spaventano. 

Ma chi lo aveva tradito ai birri sforzeschi? 

Un tal Gabriele della Flora, orefice, al quale infatti ven- 
nero pagati trecento ducati sui cinquecento promessi a chi avesse 
trovato r Olgiati. 

Ciò risulta da alcuni documenti milanesi ^ 



« mente per quale ragione il Valentino uccise tra le braccia stesse del 
« Papa un cameriere Perotto, come narrano a sazietà tutti gli storici ». 

Ecco il passo: 

« 1498. 21. feb.° — Bologna — lettera di Cristoforo Pogio al march. 
« .... Et altro da Roma non ho di novo, se non che uno primo camariero 
« de N. S. nominato el Perotto mancha ad la monstra et se crede habia 
« facto la via del duca de Candia, et de questo se intende el N. S. stare de 
« mala voglia .... » 

« 1498. 4. marzo. 

-« Dopo le altre mie, per non ci essere cavalcata da Roma, non ho 

-« altro di novo di la, se non che quello Perotto cameriero primo de N. S. 
■« quale non se ritrovava, intendo essere in presone per bavere ingravidato la 
< figliola de S. S.tà Mad.na Luchretia ». 

• Vedi Girolamo Olgiati e i suoi denunciatori, del compianto Cav. Pietro 
CiiiiNzoNi. — Archivio Storico-Lombardo, Serie seconda, fascicolo IV, 31 di- 
<c;nbre 1893. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 89 

Ma qui scappa fuori un altro che rivendica per sé il vanto 
principale della denuncia. 

E il padre! Quel padre che per paura lo aveva già cac- 
ciato di casa. Il 28 gennaio egli scrive al duca queste parole 
esecrande : 

« Mille volte me offersi mi saria stato gratia con le mani 
« proprie farli (al suo figlio Girolamo!) gli ultimi supplicj : et 
« chel sia el vero, le Vostre Signorie debeno sapere, se yo fui 
« il primario a farlo pigliare et accusare il loco dove l'he- 
« ra ^ ». 

Nella tragedia dell' Olgiati due figure di donna spiccano 
forti e pietose. L' una la madre che forza il parroco a salvarlo : 
l'altra, la povera serva dell'orefice, che con suo pericolo ac- 
coglie e nasconde il giovane all'insaputa del padrone bestiale. 
La misera donna fu poi ghermita dai birri {et ipsa femina 
fuit capta) 2 né di lei si seppe più altro. Temo le sia andata 
male. Solo le prigioni del Castello , potrebbero dirci la sua 
fine. 



III. 

Come morì Roberto Malatesta? 1482. 
(Voi. I, pag. 131-135). 

Nel 1482, a capo dell' esercito ecclesiastico, contro il duca 
di Calabria, troviamo Girolamo Riario marito di Caterina, in- 
sieme a Roberto Malatesta da Riraini, che Sisto IV, non fidan- 
dosi forse della perizia militare del nipote, aveva chiesto ai Ve- 
neziani. 

Il 21 d'agosto r esercito del duca venne disfatto sulle 
piagge pestifere di Campo Morto. — Ma i soldati si erano ac- 



' Arch di Stato Milano. — Potenze Sovrane — Galeazzo Maria Sforza 
— Assassinio. 

^ V. Cartoni del notaio Zunico. 



90 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

corti che il Riario rimasto sempre indietro, aveva abbandonato 
il collega ed aveva fatto di tutto perchè venisse ammazzato. 

Si notò poi che vedendolo acclamato eroe della giornata, 
era invidioso del suo trionfo, invidioso dei favori del Papa. 

Pochi giorni dopo, il Malatesta ammala e muore. — Una 
bolla papale dichiara che è morto per effetto degli strapazzi 
sofferti il dì della battaglia: documenti ufficiali attribuiscono la 
morte alle febbri di Campo Morto, a certa acqua fredda che 
sudato, arso dal sole, aveva voluto bere; ma la voce pubblica 
attribuisce la sua fine al veleno del Riario che con lui aveva 
ruggine antica ed invidia nuova per la sua gloria, e che so- 
pratutto mirava ad insignorirsi di Meldola e dello Stato di Ri- 
mini. 

Gli storici accolsero questa voce, e Girolamo Riario passò 
per avvelenatore del Malatesta. Ma una lettera del cardinale 
Gonzaga al fratello marchese di Mantova, scritta da Roma 
r 11 di settembre, cioè il giorno che seguì la morte dell'eroe, 
afferma che questa fu « causata da una febre continua terzana 
« cum fluxo vehementissimo » 

E continua parlando della « gratia li ha concesso Dome- 
« nedio de fare un fine devoto et catholico, cum receptione di 
« tutti li sacramenti ecclesiastici e perseverantia di buon in- 
« tellecto fino a lo extremo » ^ 

Girolamo Riario, reo di tanti altri misfatti, della morte del 
Malatesta è dunque innocente. — Mi sta a cuore di rettificare 
quanto ho scritto (Voi. I, p. 128-135). La storia deve essere 
giusta anche coi birbanti. 

Così altre carte farebbero credere che Lorenzo de' Medici, 
sebbene nemico acerrimo dei Riario, sebbene avesse molte ra- 
gioni di fare quelle vendette tanto usate a quei tempi, anche 
perchè 1' opinione pubblica le considerava un dovere, pure non 
ebbe parte nella congiura del 1488, non per orrore che avesse 
di metter le mani nel sangue, ma perchè fu prevenuto; il fatto 



* Mantova, Archivio Gonzaga. Riportato nella Storia del Pastor, 
Doc. IX. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 91 

sarebbe successo a sua insaputa, ed egli avrebbe trovate le sue 
vendette già fatte da altri '. 

Accenno a questo come a un dubbio. Dalle prime ricerche 
io ero uscito con la convinzione che Lorenzo fosse stato il vero 
assassino del conte Girolamo, e questa convinzione si era tra- 
sfusa anche nei miei critici più autorevoli. 

« I documenti posti in luce dall' Autore (scrive il Gian 
« nella Rivista Storica Italiana) e specialmente il 277, dimostrano 
« nel modo più chiaro e indubitato la complicità di Lorenzo 
« de' Medici nell' assassinio del suo antico nemico. 

« Ed è probabile che alla responsabilità di Lorenzo de' 
« Medici e in parte almeno, di papa Innocenzo, volesse alludere 
« il Trucchi, allorquando nel terzo volume delle Poesie italiane 
« inedite di duecento autori (pag. 73) prometteva di svelare 
« con un lavoro condotto su documenti ufficiali, il profondo 
« mistero, che regnava intorno a quel fatto, mostrando quando 
« e dove e da chi fu decretata la morte del Conte. 

« Io ignoro sino a che punto il farraginoso compilatore 
« toscano conducesse il suo lavoro, ma suppongo che il mate- 
« riale da lui raccolto provenisse quasi esclusivamente dall'Ar- 
« chivio Mediceo e fosse quello stesso che è ora pubblicato o 
« additato dal Pasolini », 

Del resto più si cerca, più i dubbi aumentano. — Come 
sperare prove certe da carte, molte delle quali furono evidente- 
mente scritte per nascondere le intenzioni e per abbuiare i fatti ? 

IV. 

La Leggenda della Rocca. 1488. 
(Voi. I, p. 226-239). 

Ripeto ciò che ho scritto nel mio libro : io non la credo vera 
materialmente. I contemporanei non ne parlano subito, ma solo 
più anni dopo, quando ai superstiti, e forse anche a Caterina stessa, 
conveniva di esagerare i fatti. Storici e letterati ce la descri- 

' V. Doc. XIV-LIII (passim). 



92 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

vono ili un momento nel quale le tradizioni classiche rifiorivano 
per modo, che si raccontava la storia moderna con i sentimenti 
e con le forme della antichità. 

E la leggenda era antichissima. Veniva da fonti asiatiche 
e greche. Consimile racconto fa Erodoto (Lib. Ili, e. 110). Con- 
simile pensiero si trova neW Antigone, tragedia di Sofocle: lo 
stesso concetto è attribuito da Plutarco a due donne l'una spar- 
tana e l'altra persiana; ed entrambe fanno il gesto attribuito a 
Caterina ^ 

La stessa storiella ricomparisce anche in Tacito. (Libro II, 
e. XIII). 

E il Machiavelli che dipinge la scena? — Ma«...i suoi Discorsi 
« non sono storia, e tanto meno documenti per la storia.... » 

« Egli non scriveva per narrare, ma per appoggiare le sue 
« teorie politiche, e qualche volta travisava i fatti, li esagerava 
« per far più colpo sulla fantasia del lettore. Bisogna ancora 
« pensare che quando scriveva il Principe ed i Discorsi, il 
« Machiavelli aveva la testa piena di cose antiche ». Questa 
osservazione è di una giovine studente di lettere, ed è giusta. 
« Caterina Sforza (continua essa) che la leggenda popolare atteg- 
« giava dall'alto di una rocca affrontare impavida la vista dei 
« figli nelle mani degli assassini ed in pericolo della vita, ap- 
« parve alla sua fantasia come le eroine delia antichità (ram- 
« mentava gli esempi di queste donne in Tacito ed in Plutarco) e, 
« senza forse avvedersene, attribuì a quella un gesto di queste. 

« Poi nelle sue Storie a questo gesto non accenna più, 
« segno evidente che di esso non trovò menzione né nelle Let- 
« tere ai Dieci di Balia, né negli altri documenti d'archivio 
« da cui estraeva le notizie ». 

Di questa mostruosa fortezza femminile ci dà un esempio, 
anche la storia della Casa di Savoia. 

Nella Relazione dell' assedio di Cuneo (1557) scritta da 
un anonimo contemporaneo, si legge r^ 

' V. Plutarco. Opuscoli, Manuali volgarizzati da Marcello Adriani, 
Voi. Ili, 1° Betti famosi di donne spartane. 2° Virtù delle donne persiane. 

^ V. Arch. ■ Storico Italiano, Firenze 1845. Append., Tom. II, p. 75. — 
Carlo Promis. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 93 

« Maggior ardire e generosità di tutte (le donne di Cuneo) 
« dimostrò la moglie del governatore, Donna Beatrice di Sa- 
« voja, alla quale essendo stato riferito che se non operava 
« che il marito si rendesse, le voleva Brissac (generale fran- 
« cese) gittare nella città in una cannonata un suo piccolo fan- 
« Giulio che essendo a balia nel luogo detto di Benette, have- 
« vano i Francesi preso nel giungere che fecero sotto Cuneo, 
« li fece risposta, che facesse pure Brisacco del putto ciò che 
« meglio gli piaceva, ma che solo con tal crudeltà guardasse 
« di non tirarsi addosso l' ira di Dio; che quanto per lei, non 
« avrebbe spesa una parola per quel putto, poiché, benché ella 
« fosse del figliuolo privata, haveva però la forma per farne 
« altri » ^ 

Questo è r eco delle parole di Caterina. Se una donna, se 
una madre difende una fortezza, è naturale che i nemici cerchino 
d' avere in mano qualcuno dei suoi figliuoli , e la sforzino alla 
resa, minacciandola di farli morire. 

La storia ne ricorda ben pochi casi, ma ogni volta che la 
fortezza militare o l'ambizione politica ha prevalso al senti- 
mento della natura, questi casi si sono idealizzati, si sono mu- 
tati in leggenda. 

Del resto, il caso non è identico. Sacrificando il figlio, la 
contessa di Luserna, moglie di un governatore, teneva una 
consegna, compiva un dovere; al principe, alla patria salvava 
una città. — Caterina Sforza signora di Forlì, avrebbe sacri- 
ficato i figli alla ambizione di conservare lo Stato. 

Ad ogni modo, come ho detto in principio, altro è la realtà 
dei fatti, altro la storia. E talora, più della realtà del fatto, può 
essere importante il modo col quale esso è stato creduto poi, 
giacché quello che ha esercitata una azione sugli animi e sulle 
azioni dei posteri, non è mica stata la realtà, ma la leggenda ^. 



' V. anche Carutti , Storta della diplomazia della Corte di Savoia, 
Torino, 4, t. II, p. 290-91. 

' « Uno storico (dice Federico Nietzche) si trova ad avere che fare 
» non solo con quello che è successo realmente, ma anche coi fatti come 
» sono stati supposti; nello stesso modo anche con gli eroi come sono stati 



94 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Un solo documento nuovo rischiara forse un poco questa 
nebbia che avvolge la scena accaduta nell' aprile 1488 intorno 
alla rocca di Forlì. 

« Lei (Caterina) se ne è restata in Castello (scrive il Ca- 
landra il dì 19, da Urbino, al marchese di Mantova) «et ha dicto 
« a li homini che l'hanno accompagnata, che ritornino senza 
« lei et faciano de' suoi figliuoli quanto gli piace, che a lei 
« basta de uno che ha a Milano che è il magiore , et de 
« un altro che ha nel corpo. Poscia disse il Castellano ad essi 
« homini che facessero intendere al popolo che si guardasse 
« innanzi di far dispiacere a dicti figliolini, et che se li face- 
« vano morire, o gli facesse altra molestia, che li spianeria 
« tutta la terra cum le bombarde » ^ 

Dunque nessuna minaccia di uccidere i figli per parte dei 
congiurati : nessuna comparsa teatrale di Caterina tra i merli. 

Questa versione tanto naturale, si accorda con tutti i do- 
cumenti di quei giorni e con tutte le cronache. 

Ma bastano oramai questi inchiostri pallidi ; la verità non 
può sperarne altro. Cerchiamo inchiostri ancora umidi ed anime 
vive. 

Che giudizio ha portato su questo episodio della vita di 
Caterina, la donna educata, sensibile, vereconda, del secolo de- 
ciraonono? Parlo della donna non solo colta, ma fornita di senso 
storico, e capace di riportarsi ai sentimenti ed ai costumi del 
Rinascimento. Non esamino le opinioni che alcune donne hanno 
pubblicate nelle riviste e nei giornali. Prendo lettere private, 
confidenziali, dove nessuna preoccupazione può, anche inconscia- 
mente, aver fatto velo alla schiettezza del sentimento. 

Una giovane romagnola ed una dotta scrittrice tedesca 
concordano nel dire che, se anche la leggenda è vera, dati quei 
tempi, la figura morale di Caterina, a loro giudizio, non ci perde 
niente. 

« immaginati. Il suo soggetto, la così detta storia del mondo, non è che il 
« sentimento di azioni supposte e dei loro moventi pure supposti, le quali 
« azioni e i quali moventi danno occasione ad altre opinioni e ad altre 
« azioni, di cui la realtà subito si annebbia, e solo come nebbia opera ». 
> Dog. XXXVl. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 95 

V. 

La lotta coi Borgia 1490-1500. 
(Voi. II, p. Ili, 343). 

« Fu quel eh' io dico, e non v' aggiungo un pelo > . 
(Ariosto, C. II, st. 54). 

E il più bell'atto del dramma. 

Siamo al 1499; Luigi XII re di Francia, vuole scen- 
dere in Italia, e il Papa gli promette aiuto per la conquista 
di Milano e di Napoli, purché egli cooperi con Cesare Borgia 
a cacciare Caterina Sforza e gli altri signori dalla Romagna 
destinata a divenir sua. 

Immaginiamo di esserci trovati a quei giorni. Ecco le voci 
che correvano, ecco i sentimenti che si diffusero in Francia. 

Una spedizione in Italia? Bel paese, strade conosciute, 
città ricche, buone prede; gloria molta, resistenza poca. 

I gentiluomini francesi fanno a gara per prendervi parte, 
vi accorrono come ad uno sport. 

Hanno ragione. Filiberto duca di Savoia apre le porte d'I- 
talia: i Francesi si rovesciano sul Piemonte, prendono Valenza, 
Tortona, Voghera; altri castelli si arrendono; Cremona, Genova 
accolgono gì' invasori ; Lodovico il Moro scappa da Milano ! 

Oh che bella campagna! L'esercito francese non ha più 
bisogno di combattere: basta che si presenti. 

Ma rimaneva V impegno col Papa, il quale in fondo aveva 
facilitato tutti questi trionfi, e bisognava che una parte dell'e- 
sercito (Ivo d'Allegre con 15,000 uomini) operasse una diver- 
sione in Romagna, ed unendosi alle bande papali comandate da 
Cesare Borgia, spazzasse via di là tutti i signorotti, e anzitutto 
Caterina Sforza. 

Questa impresa non allettava punto né il Re né l'eser- 
cito; non c'era da sperare gloria né bottino, ma, insomma, era 
un impegno preso. 



96 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Gl'Italiani andavan dicendo che Caterina sarebbe stato un 
osso duro : « Feraina quasi virago crudelissima , e di grand© 
« animo ». 

« Quella tjgre de la Madona de Forlì » la chiamavano i 
Veneziani. 

Il popolo di Romagna cantava il « Lamento » composto 
da Marsilio Compagnon con le parole stesse di Caterina: 

« Mi son messa in sta fortezza 

« Vettovaglia, artiglieria, 

« E gran gente e gran ricchezza. 

« Castellan non è chi sia 

« Se non la persona mia.... ». 

Ma questa Caterina i Francesi non la potevano pigliar sul 
serio. Era una donna, era una Sforza. Tutta la sua famiglia 
era fuggita davanti a loro come uno stormo di passere. Due di 
questa, fratelli di Caterina, da Milano erano scappati fino a 
Forlì presso di lei, quasi bambini che, spaventati, corrono ad 
attaccarsi alle gonelle della mamma. Ma quale accoglienzaa vevano 
avuto dalla sorella guerriera! 

Lo zio Lodovico è fuggito? La Casa Sforzesca si è tutta 
dispersa? Ah! vili, sventurati, volete proprio farvi mangiar 
vivi?.... I Francesi sono dunque a Milano! E che cosa fa que- 
sto? Leggete Tito Livio! Sono stati anche a Roma, e poi eb- 
bero tutta la loro gente fracassata! 

E ora tutto casca addosso a me! E questi stranieri esul- 
tano, mi deridono! 

« Ridon questi tramontani 
« Per più farmi dolorata... 
« Scolta questa sconsolata 
« Catherina da Forlivo ». 

Io, io v' insegnerò a riacquistare l' onore delle armi ita- 
liane! 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 97 

« Ah! Italiani impauriti 

« Io verrò, io stessa armata ! 

« Io vo' perder per bataglia 

« E morire con horiore, 

« Ma '1 me dole ben d'Italia..!». 

Si sparge la novella che « . . . el fìol dil papa « (Cesare Borgia), 
espugnata Imola e Forlì, attacherà anche Pesaro, tenuto allora 
da Giovanni Sforza che quattro anni prima si era divorziato da 
Lucrezia Borgia ; « e pur quello povero Signor diceva voler 
andar frate », scrive il Sanuto, « et la Madona di Forlì si for- 
tificava ., . ». Che convento! diceva essa. Bisogna mostrare i 
denti e minacciare da tutte le rocche ! 

E chi mai, vicino a lei avrebbe osato di essere vile? Gli 
altri due Sforza che, come dicemmo, presi dallo spavento gene- 
rale, pavidi come due leprotti dal castello di Milano in pochi 
giorni, tanto la paura è veloce, erano fuggiti nella rocca di 
Forlì, stretti tra una mano di eroi , ai fianchi della sorella 
guerriera, combatterono poi come leoni. 

Non ripeto il racconto di questa epopea. Alcuni documenti 
trovati ora vi aggiungono pochi anneddoti, ma di un grande 
valore epico. 

Appena entrati nello stato della Contessa, la marcia trion- 
fale è finita. Un traditore apre le porte d'Imola, ma la rocca 
tien duro. 

Uno squillo di tromba: un parlamentario del Borgia chiede 
del castellano: « Tu sei perduto. Cedi la rocca o v'entreremo 
« a viva forza, e v'impiccheremo tutti: te per primo », 

» Appiccato come traditore no: per aver serbato fede alla 
« Signora mia, non me ne duole. Me 1' aspettavo . . Mi son sa- 
« cramentato già. per morire da cristiano e da soldato ». 

Il Borgia stupisce, s'ingegna, si dibatte per prendere la rocca, 
ma non ne trova il modo, finché un falegname che vi aveva lavo- 
rato dentro e che ne conosceva il lato più debole, insegnò ai 
Francesi dove piantare i cannoni, dicendo: colpite là! Così 
si potè aprire la breccia. Gli assalitori sono respinti più 
volte. Alla fine però i difensori sono ridotti all'estremo. Ma intanto 

7 



98 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA. 

molti e molti Francesi erano caduti, ed alle burbanzose canzoni 
delle facili vittorie, succedono i canti funerei. L'esercito piange 
la morte di molti rampolli delle più illustri case di Francia. Ah 
non valeva proprio la pena di sacrificarli cosi! 

E ora rimane Bozza che ancora tien duro! Ogni ardore è 
svanito. Che cosa sarà a Forlì dove sta in persona la Contessa, 
anima di tutta questa resistenza? 

I Francesi capiscono che il divertimento è finito. La guerra 
si fa grossa. 

II Borgia bestemmia, i Francesi imprecano a lui, impre- 
cano al Papa che li obbligava ad arrischiare l' onore della loro 
bandiera davanti a tutte le bicocche di Romagna! 

I loro capitani decidono di non sprecare altre forze, ma di 
raccoglierle tutte e portarle intatte sopra Forlì. Bisogna dunque 
evitare ogni nuovo combattimento con questi indiavolati a di- 
fendere la rocca d' Imola ; già sono perduti. Bisogna conceder 
loro tutto; ad ogni modo lo hanno meritato. 

Gli assediati chiedono tre giorni per aspettare aiuto. Nes- 
suno viene. È giunto il termine. Cederanno dunque la rocca. Spunta 
il giorno La guarnigione si raccoglie. 

Era questa, come si direbbe oggi, un distaccamento della 
gagliarda fanteria formata con giovani romagnoli di Val di Lamo- 
ne, uomini che la Contessa in persona, stando a cavallo armata, 
mezzo donna, mezzo soldato, da sé stessa aveva istruiti ed infiam- 
mati col fascino dell' ardente anima sua. 

Eccoli venir fuori in ordinanza, compatti, a bandiera spie- 
gata. Dalle trombe di guerra escono note di trionfo e di sfida. 
Innanzi a tutti sta Dionigi Naldi, il castellano intrepido; è ferito; 
ha il capo fasciato. Non ha dietro a se che cento ottanta sol- 
dati; un pugno d'uomini: e pure passano mostrando il volto 
alle lunghe file dei Francesi ai quali hanno tenuto testa. 

E i Francesi, secondo i patti, rendono gli onori militari. 
Era la prima volta in tutta questa campagna che dovevano fare 
omaggio alle armi e salutare una bandiera italiana. 

Rimaneva ora l' impresa di Forh. La rocca era in tutto 
punto; raccolte le vettovaglie, le munizioni; pronte le artiglierie, 
risoluti i difensori. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 99 

Ma la città? Come pretendere eroismo da una popolazione 
imbelle di donne e di bambini ? « Fate della vostra città quel che 
« volete (aveva detto Caterina ai Forlivesi), ma quanto alla 
« rocca, io voglio mostrare ai Francesi che in Italia anche una 
« donna è capace di sparare colpi d'artiglieria». 

Giunti a questo punto, esaminiamo il carteggio di Cristo- 
foro Poggio — segretario dei Bentivoglio — il quale nel dicem- 
bre del 1499 mandò a Mantova vari dispacci sopra Caterina e 
sopra r assedio di Forlì. 

Siamo al 18 dicembre. Il Valentino è entrato in Forlì il giorno 
prima. La Contessa, oltre le truppe pontificie, ha ora addosso 
tutto l'esercito francese. 

È molto più numeroso di quello che si credeva. I Francesi 
hanno chiamato altri corpi lontani, si sono raccolti tutti, quasi 
•cacciatori di belve che fanno uno sforzo supremo per accer- 
chiare r orsa, e prenderla nella sua tana. 

Affacciati ai merli, fremono i capitani di Caterina 

« Veggendo sé tra nemici cotanti ». 

Noi moriremo con voi se vorrete, le dicono, ma non per 
voi. Qui non ci è niente da fare. Siamo quattro mosche sotto 
una macina! 

Ma Caterina non è una testa di legno. Potesse essere h- 
bera! Potesse avere un dito nel Sacro Collegio....! Si prova di 
venire a patti. 

Domanda di essere condotta in luogo sicuro con tutto il 
suo, e che il figlio Ottaviano sia fatto cardinale.... 

26 dicembre. Che accordo! La Contessa è inferocita; dice 
che prima di arrendersi vuol vedere il diavolo a cavallo della 
luna. 

Pare che sia molto difficile, (scrive il Poggio) il collocare 
le batterie francesi in luogo opportuno per battere la rocca; 
perchè la Contessa ha bombardieri eccellenti. Uno d' essi « in 
« questi giorni fece uno bello colpo » arrivando con la palla pro- 
prio vicino al Borgia « in modo che li fece spavento ». 



100 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Lo spavento del Borgia si può mettere a riscontro con 
r intrepido animo mostrato da Caterina presa di mira dalle 
palle francesi : 

« Les cannoniers de France, (dice la cronaca di Jean 
d' Anton) « en tous les lieux ou gens de deffence povoient 
« adviser, adroissoyent là leurs coups, sans espargner le repaire 
« ou estoit cette dame. 

» Deux ou troYs foys, donnèrent encontre d'elle, au travers 
« des crenaulx: dont la pluspart de ses aydes, comme lasches et 
« arrecruz fcioè sfiniti) habandonnerent leurs deffences; et 
« elle, soubz corps feminin, montra coeur virille et vertueulx, 
« car onques, pour nul dangier tant luy fust il proche, ne mist 
« en arrière sa marche ». — Questo racconto si accorda con 
quello del Burriel e degli altri. 

Infatti, accortisi che Caterina stava dietro a certi merli, 
i Francesi li presero subito di mira, e contro quelli diressero 
tutti i colpi delle loro artiglierie. Per due o tre volte le palle 
dei cannoni giungendo attraverso i merli, con rombo spavente- 
vole passarono vicino a lei. I suoi difensori atterriti, decimati 
in gran parte abbandonarono quel luogo, ma la Contessa, immO" 
bile, impavida vi rimase senza dare indietro d' un passo solo, 
finché non fu smantellato tutto il coronamento di quella torre. 
(Voi. II p. 208). 

La lettera del Poggio riferisce un colloquio che un messo 
del cardinale di S. Giorgio avrebbe avuto con Alessandro Sforza 
fratello della Contessa, il quale le aveva mandato a udire ed a 
rispondere in cima alle mura, « et lei gli stava presso che non 
era vista » e faceva da suggeritrice. 

Alle esortazioni del messo perchè si arrenda, Caterina fa 
rispondere con frasi sdegnose e mordenti contro il Papa ed i 
cardinali. 

Il messo insiste perchè non voglia essere la rovina dei 
suoi figliuoli, le promette che il Papa le avrebbe data una 
entrata di quattromila ducati in qualunque parte d' Italia essa 
avesse voluto, lasciandola intanto uscire dalla rocca con tutte 
le cose sue. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 101 

La risposta del conte Alessandro « de ordine de la Ma- 
« dona che li era presso » fu questa: che volevano prima te- 
nere la rocca fino al grano nuovo, (c'erano ancora sei mesi) 
e allora la Madonna ed Ottaviano avrebbero ascoltato pro- 
poste di accordo. Che Madonna conosceva bene che il cardi- 
nale « andava al cammino suo usato per farla schiava ad li 
« figliuoli », ma che non si illudesse, che prima di diventarlo 
sarebbe morta lì, e se mai avesse fatto accordo, lo avrebbe fatto 
« come lei totalmente ». 

Caterina voleva rimanere sovrana, e rifuggiva dalla solu- 
zione di esser costretta a cedere il governo ai figli; rifuggiva 
■da questo mezzo termine come da una vigliaccheria. 

Qui la figura della eroina, come madre, ci scapita. Ma, al pari 
di tutte le cose , anche la storia osservata col microscopio, 
analizzata ben bene, si risolvo nei suoi elementi. Non bisogna 
sacrificare il vero per salvare un ideale fantastico. 

Da ultimo, il conte domanda se il duca « lo fidarla tanto li 
« parlasse (chiese un abbocamento per il Borgia); il messo andò 
« e ritornò con la fede » ma il conte più non volle andare. 

Il messo è andato dal cardinale con animo di ritornare 
poi a Forlì. Il duca ha speranza di riuscire a fare accordi , ma 
ha incominciato a fare la cavata per togliere l'acqua agli as- 
sediati e per poter penetrare nella rocca dalla parte di sotto. 

Pel momento le artiglierie di Caterina e quelle dei Francesi 
hanno cessato il fuoco. Corre voce che in caso di resa, il pre- 
sidio di Forlì sarà trattato in modo ben diverso da quello d' I- 
mola (Doc. LXV). 

29 dicembre. Ulisse Dolfl scrive da Bologna che a Forlì 
si tiene « per fermo che la Madonna a tutta sua possa voglia 
« difendere il stato suo con le armi in mano come è ragione, 
« né per timidità o persuasione d' altri volersi mai rendere 
« alli nimici suoi, et essendosi in tale modo fornita dentro de 
« la rocca de homini, artelarie, victuarie et altre cose neces- 
« sarie, che poco ha da temere furia o bravura de Spagnoli » 
almeno finché non le viene un qualche soccorso di fuori, come 
si sa « che lei molto se confida nella venuta dei Tedeschi » 
v(lo aspettava dall' imperatore Massimiliano, marito di Bianca 



102 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Sforza sua sorella) Dio faccia che non vengano tardi, o che il 
Cielo in altro modo abbia pietà della povera Italia! 

E qui accenna all' abboccamento del conte Alessandro, e 
ci dice qualche particolare di più. 

Il cardinale di S. Giorgio era a Lucca: di là aveva man- 
dato un suo legato con brevi apostolici e con commissione di 
persuadere Caterina a cedere la rocca e ad accettare le note 
offerte del Papa. 

Il conte Alessandro risponde « da uno loco eminente, alli 
piedi del quale gli era la Madona che li faceva rispondere 
in suo nome » che essa ha conosciuto sempre che il cardinale 
Rafaele Riario suo nipote « è uomo de pocho animo e de 
« mancho chore », che non si meravigliava punto che ora ten- 
tasse di indurla a condizione così disonesta e dannosa, né che 
volesse persuaderle un partito che non si poteva accettare 
senza una grande viltà e pusillanimità; si meravigliava sola 
che lui, proprio lui, cercasse di sottometterla ai figliuoli « alli 
« quali per il passato non aveva voluto mai cedere il dominio 
« per non esser sottoposta a lui ». E di quanto gli faceva pro- 
porre, non accettava niente. 

Gli Spagnoli sono malvisti dai Forlivesi : le artiglierie 
non sono ancora piantate, e sarà molto difficile il farlo. Dentro 
alla rocca stanno più di mille fanti, cento cavalli leggeri, ar- 
tiglierie con approvvigionamento completo, « in modo che se 
« tradimento non li interviene dentro, di che se ne dubita, et 
« bene, la Madonna » potrà tenersi forte per qualche mese. 

« Dio voglia, termina il Dolfì, che non si scopra qualche 
« diavoleria dentro, del che se ne sta pure in timore ». (Doc. 
LXIV). 

Dentro Forlì stava il giovane cardinale Giovanni Borgia. 
Fino dal 6 dicembre aveva scritto al marchese Gonzaga di 
mandargli delle munizioni per espugnare la rocca, ma il mar- 
chese che vedeva a malincuore la rovina della valorosa Con- 
tessa, trovò un pretesto, e rispose un bel no. (Doc. LX). 

31 dicembre. Finalmente, scrive il Poggio, Francesi e 
Spagnoli sono riusciti a piantare le prime batterie, e il bom- 
bardamento è cominciato. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 103 

Oramai è questione di giorni; Caterina è perduta con tutta 
la sua guarnigione; ma in ogni modo « quelli di dentro dimo- 
« strano gagliardissimo animo e rispondono assai bene con le 
« artiglierie », fanno strage dei Francesi, « i quali vogliono 
« sempre esser quelli che fanno tutto », che vincono tutti. 

Gli assediati li disprezzano tanto che scagliano loro ad- 
dosso dardi con « scripturini » che dicono: « Signori Francesi, 
havete poca discretione a guastarci li nostri cachatori ». 

I difensori hanno oramai i giorni contati, ma Caterina 
impassibile, imperterrita, insolente, fa suonare, fa ballare dentro 
la rocca. 

II giuoco durerà forse più che non si crede. La tranquil- 
lità della Contessa e del presidio, mostrano che essi confidano 
nello arrivo imminente di genti tedesche. 

Alcuni fanti usciti dalla rocca all'improvviso, hanno assa- 
lito il duca mentre scortato da cento cinquanta uomini era 
venuto a visitare i lavori dell' assedio. C è mancato poco che 
non lo abbiano preso ! 

Intanto con trattamenti crudelissimi sono tolte le armi ai 
poveri Forlivesi i quali sono tutti « desperati » e non potreb- 
bero star peggio. A Imola le cose vanno lo stesso. Ai cittadini 
è vietato di portar armi, vietato di andare a caccia. Era stata 
promessa la restituzione dei beni tolti loro da Caterina, ma non 
hanno avuto niente. Il più strano è che quello di cui maggior- 
mente si dolgono è di non poter bestemmiare! 

È giunta la novella della morte di Giovanni Corniglioni, 
ammazzato a Roma una notte mentre andava a sollazzo, e si 

crede « da quelli del Pontefice o della Principessa ». 

Era questo assassinio estraneo alle cose di Romagna? 

Le faccende si arruffano sempre più. 

Da lettere di Romagna del 1.° gennaio 1500 « si sente 
« che le artiglierie dei Francesi non fanno nocumento alcuno 
« alla rocca di Forlì, che Madonna si difende gagliardamente, 
« tira di fuori alla disperata » e fa stragi enormi. Quelli che 
sono dentro mostrano d' avere ben poca paura di quelli di fuori. 
Scagliano « bullettini vituperosi . . . sopra le saette scrivono 
lettere e parole disoneste .... » 



104 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Si dice che il generale francese (Monsignor d'Allègre) 
abbia fatto chiamare sulle mura il conte Alessandro Sforza 
per parlargli, e che il conte non abbia voluto ascoltarlo. 

Il Papa vorrebbe che Caterina fosse presa non a patti, 
ma a discrezione « e la vole ne le mane ». 

Si crede che i Francesi, fatta la impresa di Forlì, che costa 
loro tanto sforzo, non anderanno più avanti, ma torneranno a 
Milano ^ 

Intanto (4 gennaio) si annunzia che Lodovico il Moro fra 
pochi giorni tornerà iu Italia alla testa di genti tedesche. Se 
la Contessa terrà duro, come pare, sarà liberata ^. 

Siamo al 12 gennaio, e « Venerdì prossimo passato X del 

« presente, li cannoni cominciarono a battere questa 

« roccha di Forlì, ed hogi Domenica XII del predecto 1' have- 

« rao presa per forza de battagha insieme con Ma- 

« donna Catherina Sforza ». 

Così sul fatto stesso scrive al marchese di Mantova Cesare 
Borgia in persona ^. 

Gli orrori del sangue, del ferro e del fuoco, i miracoli di 
valore compiuti nel parossismo della disperazione, durante la 
espugnazione della rocca, si leggono raccolti, ordinati e docu- 
mentati tutti, nel Voi. II da pag. 186 a pag. 273. 

Nel Valentino vediamo temerità e codardia, in Caterina, ve- 
diamo il valore accrescersi con la disperazione, e mutarsi quasi 
in follia, a segno che in un dato momento i suoi, oramai più 
de' nemici, temevano lei, che eroica, ma quasi forsennata, an- 
ziché arrendersi, comandava di dar fuoco alle polveri, decisa a 
saltare in aria con la sua rocca e coi suoi difensori (Voi. II, 
pag. 199). 

Il 17 gennaio la famosa Isabella Gonzaga marchesa di 
Mantova, scrive al marito accludendo una lettera che descrive 
i particolari della espugnazione, ed aggiunge: 



' A Pier Gentile da Varano Belriguardo, 3 gennaio 1500. — Arch. 
Gonzaga. Doc. LXVI. 

2 Arch. Gonzaga. — A Gio. de Pesaro. Doc. LXVII. 
^ Arch. Gonzaga. — Autografi. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 105 

« Conoscerà per essa de quanta valorosità sia la Contessa 
de Forlì » ^ 

« La littera di la S. V. ni è acceptissima per la copia 
« inclusa, ne sapeino che altro dire, se non che se Franzosi 
« biasmano la viltà de li homini, almeno debeno laudare lo 
« ardire e valore de le donne Italiane. 

» A la S. V. tutto ce donamo. Godìi, etc. » 

Così risponde alla moglie il vincitore di Fornovo ^. 

Iniziato r assalto, Cesare Borgia aveva avuta la fortezza 
quando oramai ne disperava. Giovanni da Casale (veramente 
da Carate) favorito della Contessa, aveva fatto dar fuoco ad 
un tempo a tutti quattro i torrioni della cittadella per ritirarsi 
nella rocca.... (lettera del 28 gennaio 1500 di Lucido Cataneo)^. 

Accusato di tradimento, il Casale scrisse poi una valida 
difesa dell'opera sua ^ spiegata dal Machiavelli (V. voi II p. 198) 
condannata dal Guicciardini che dice il Casale « famoso per 
l'amore noto di quella Madonna» ^. 

« Avec elle estoit (dice la cronaca di Jean d' Anton) ^' le 
« Comte Alexandre et le Comte de Morse ses frères, et un jeune 
« Gentilhomme nomraée Jehan du Cazal, son bien familier ». 

E quando la fiumana dei difensori che volevano uscire per 
terrore del fuoco, s' incontrò, si confuse con quella degli assa- 
litori, che profittando del ponte abbassato, volevano entrare, e 
la carneficina si fece orrenda, « la Contessa si ridusse in un 
« certo rivelino e.... l'hebbe faticha a camparla, e lei depre- 
« cava solura per la salute de Jeanne più che per la sua ». 
Infelice! lo amava in quel modo ardente, irresistibile che era 
tutto suo. Se non fosse stata fatta prigioniera, dal Borgia, essa, 
al solito, avrebbe fatto benedire questo suo amore, e Giovanni 
da Casale sarebbe stato il quarto marito di Caterina Sforza! 



' Arch. Gonzaga. — Copialettere della Marchesa: Doc. LXXI. 
' Mantova. Arch. Gonzaga — Copialettere lib. 165. 
3 Arch. Gonzaga. Doc. LXXII. 
* Voi. Ili, doc. 1499. 

5 Storia d' Italia, lib. IX, cap, HI. 

6 Chap 1, 1499. 



106 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Quanto al contegno del Valentino con lei vinta e prigio- 
niera, non temiamo che le contraddizioni ci nascondano il vero. 

Ogni maggiore incoerenza era possibile a que' tempi, anche 
simultaneamente. 

« Essendosi ridotta Madonna Contessa in una camera del 
« torrione, il duca Valentino personalmente andò a pigliarla, et 
« quando la vide, gli fece riverentia, diportandosi molto costu- 
« matamente » ^ 

« Il duca Valentino fa bono trattamento alla Contessa, te- 
« nendola ne la guarda camera, e stando lui assai rinchiuso, 
« per mo' che a pochi è concesso 1' andito. 

» Sua Eccellenza (il Valentino) gli ha fatto tagliare una 
« camora di raso negro et due altre veste, et per quanto se 
« intende da chi vene da lei, par che lui sia il preso » ^. 

La lettera di Lucido Cataneo al marchese di Mantova 
(23 gennaio 1500) ^ narra che il Valentino ha scritto al Papa che 
ha collocato Caterina in una casa della città, che gli fa fare 
buona compagnia da alcune donne, e ad un tempo buona guar- 
dia dai suoi fanti, perchè « la Contessa mostra ancora animo 
« terribile » vale a dire niente rassegnato alla sua sorte, e al 
solito, facendo come il giuocatore infelice, così ben descritto da 
Dante, 

« Quando si parte il giuoco della zara 
« Colui che perde si riraan dolente, 
« Ripetendo le volte, e tristo impara » 

ricorda che nel tal luogo aveva tanti uomini, nell'altro tanti, 
disposti così e così: presso a quel ponte tanti cannoni, tante 
bombarde.... Perché, perchè dunque la rocca fu presa? 
Ah! — I falliti fanno sempre i conti! 



' Gio. Gonzaga al march, di Mantova 14 geiin. 1500. Arch. Gonzaga. 
Dee. LXX. 

* Dispacci di Cristofoi'O Poggio al march, di Mantova, 17 gennaio 1500 
da Bologna. Arch. Gonzaga. 

^ Arch. Gonzaga. Doc. LXXII. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 107 

« Se tutti fossero stati dell'animo suo », diceva il Valen- 
tino, la rocca non si sarebbe avuta mai! Aggiungeva « che a lui 
« li pare honor suo a trattarla bene ». 

Vedremo ! aggiunge il Cataneo. Queste sono belle parole, 
ma il fine che la Contessa farà, chiarirà se questo buon trat- 
tamento è fatto di cuore. 

Aveva ben ragione di dubitarne. Che il Valentino fosse 
impressionato, spaventato, da questa tigre furibonda e ferita, che 
era riuscito a mettere in gabbia, che sopratutto volesse mo- 
strarsi generoso in faccia ai Francesi che avevano preso a pro- 
teggerla, è assai credibile; ma i dileggi, gli audaci insulti alla 
fama di Caterina, le turpi violenze, i crudeli stratii sulla sua 
persona, dei quali alcuni documenti fanno fede ^ erano possibili 
per lui anche nel giorno stesso. 

Ricordiamo che Cesare Borgia non era né cavaliere, né 
uomo di Stato, né gran capitano, ma un brigante spagnuolo 
che sapeva mirabilmente fingere e anche fare tutte queste parti, 
ma a sbalzi. Nessun principio in lui di moralità né di coe- 
renza politica. 

Narra il Bernardi di aver veduta Caterina la mattina del 
23 gennaio 1500 quando parti da Forlì, prigioniera di guerra, 
tra Cesare Borgia e il generale francese, e sul suo cavallo 
bianco passò in mezzo alla folla commossa. La Contessa aveva 
un velo in testa ed indosso la solita turca di raso nero. « La 
turca era una sopravveste ampia, forse di origine orientale, 
che si chiudeva davanti con magliette e cordoni - ». 

Più che altero, il suo aspetto era dolce, compassionevole. 
La seguivano due donzelle e due vecchi servitori. 

Nessuna nuova luce sulla dimora di Caterina a Roma né 
sulla triste prigionia nel Castel Sant' Angelo. E la famosa ac- 
cusa di avvelenamento del Papa? (Voi. II, pag. 259-273). 

La Casa Sforzesca, secondo Papa Alessandro, era semenza 
di la serpe indiavolata, ed egli voleva spengerla tutta. In 

« Voi. II, p. 225-27, 236, 240. 

2 Luigi Alberto Gandini, Isabella, Beatrice ed Alfonso d' Este infanti, 
p. 18, nota 3. Modena, 1895. 



108 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

sul principio pare che avesse detto al Borgia di aramazzare 
Caterina appena presa, poi gli comandò di portargliela a Roma. 

E questo, per levarla di mezzo con un processo; con un 
processo tale che giustificasse lui, facendo comparire lei una av- 
velenatrice. Era il sistema, l' iniquo sistema di Alessandro, e in 
que' tempi, pur troppo, non di lui solo. 

Leggesi nei dispacci di Antonio Giustinian ' : Roma 26 
luglio 1502. 

» Il papa bada a fabbricare un processo contro il duca 
« d' Urbino per juslifìcare le cose sue, e sospettando special- 
« mente di Francia ». 

Alessandro aveva dunque ricorso al mezzo di fare strani 
processi ai signorotti di Romagna che erano Vicari della Chiesa 
e che egli voleva spodestare. 

Quanto a Caterina, avrebbe voluto che l'immaginato ten- 
tativo di avvelenamento fosse stato vero, o piuttosto gli bastava 
che almeno potesse esser creduto dai Francesi di cui temeva- 
no narrato come poi facesse presto a troncare il processo, 
spaventato dalle rivelazioni formidabili che uscivano di bocca a 
Caterina (Voi. II, p. 265). 

L'ammirazione per l'impresa di Caterina, suscitò poeti, 
ispirò in tutta Italia una specie di letteratura nazionale. 

Oltre il bellissimo Lamento di Caterina, scritto da Mar- 
silio Compagnon nel quale si trovano non solo i pensieri, ma 
fors' anche le parole sue ^ bisogna ricordare alcune ottave in- 
torno a lei nel poema di messer Giovan Battista Cortese da 
Bagnacavallo, intitolato II Selvaggio ^. 



' N. 55, Voi. I, p. 71, pubblicati da Pasquale Villari, Firenze, Le 
Monnier, 1876. 

« Voi. Ili, 809-823. 

8 <i II Selvaggio di M. Giovambattista Cortese da Bagnacavallo, in cui 
si trattano innamoramenti, battaglie et altre cose bellissime, con somma 
diligenza ridotto et nuovamente stampato, et non più per lo adietro venuto 
in luce. In Vinegia, MDXXXV. Si vieta che niuno ardisca d'imprimere 
overo altronde impressa vendere la presente opera sotto la pena che nel pri- 
vilegio si contiene » (Edizione unica). 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 109 

Stanza 33.^ 



« Terminato ch'ha, un Duca Valentino 

« Fig-Uol del Papa giungeva in Romagna 

« Con genti assai di Francia in sul camino 

« Per tòr lo Stato a la Contessa magna. 

« Furlì, la rocca d'Imola, un mattino 

« D'accordo li fu data a la campagna, 

« Sol di Furli la Cittadella rendere 

« Già mai si volse e cercassi diffóndere. 

« Poco valea la furia, il gran remore 

« De le bombarde e voci eh' ogn hor stridano 

« Che di Madonna il generoso core 

« Non si spaventa per color che gridano, 

« Dato di sopra dal sommo Fattore 

« Gli alti pianeti il mortai corso guidano. 

« Così Madonna sotto il duro fato 

« Perde il favor, e fu priva del stato. 

« Quasi in un punto vista, amata, e tolta 
« Da quella gente pregioniera appare. 
« Sovra d' un carro con la chioma sciolta 
« Fu vista a Roma al santo Padre andare, 
« Ciascun si attristo che 'l universo ascolta 
« Poiché r honor si vede in pregion stare 
« D' una tal donna , e se ivi sola piagne 
« Cagion n' è il Ciel 1 tìgli, e le compagne ». 

Dopo tanti strazi, uscita viva appena dalle prigioni dei 
Borgia dove era stata malata, affamata, vituperata, non una 
parola di vendetta o di rancore cadde mai dalla penna di Ca- 
terina. E pure era essa una donna sboccata: lingua velocissiyna, 
la dicevano i contemporanei. 

Solo una volta scrivendo ad un frate lascia intendere quanto 
fuoco di memorie dolorose c'era ancora sotto la cenere: « Se 
io potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo ». 

Le scelleraggini, le audacie dei Borgia avevano diffuso per 
r Italia il terrore ; s' erano spezzati i caratteri, si erano piegate 



110 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

le volontà. All'aprirsi del secolo decimosesto ogni virtù cittadina 
in pace ed in guerra era scomparsa. Fra tante tenebre, un sol 
punto luminoso: la rocca di Caterina Sforza. 

Là si combatte con italiani e per italiani, là si resiste 
ad un esercito che ha passato le Alpi per aiutare le violenze 
d' un venturiero spagnolo, che ha profanato il santuario, e che 
col ferro e col veleno tenta di farsi padrone d'Italia 

La castellana è chiamata ai merli. È Cesare Borgia, che atter- 
rito, fa proposte, fa preghiere di pace. Respinto, il dialogo con- 
tinua a colpi d'artiglieria; anche le tenebre notturne son rotte dal 
lampo dei cannoni. — Si fa giorno, 1' eroina è a cavallo, ar- 
mata ; tenta, ritenta una sortita. Invano! Le linee francesi 
la circondano; i nemici le sono addosso! 

« La donna il palafreno addietro volta » 

impavida, elegante anche nella fuga, 

« Qual tra le selve nomadi o massile 
« Cacciata va la generosa belva, 
« Cb' ancor fuggendo mostra il cor gentile, 
« E minacciosa e lenta si rinselva. 

Si capisce come legate alle saette, scagliate dal campo nemico, 
lettere d' amore per lei volassero su in cima alle torri ; si ca- 
pisce, e bene lo spiega il Masi, che alla memoria della bella 
guerriera « ancor persistente e vivace per tutto il secolo de- 
« cimosesto, si ispirassero i due più grandi poeti del Cinque- 
« cento italiano ». 

Alla memoria di Caterina Sforza noi dobbiamo la Brada- 
mante dell' Ariosto, e la Clorinda del Tasso. 

Caterina non era soltanto scesa nella mischia e difenden- 
dosi di sua mano aveva uccisi molti Francesi, ma essa stessa 
combattendo era stata ferita '. 

Singolare è l'entusiasmo destato da Caterina nell'esercito 
francese, il quale, disinteressato, iudifferentissimo alla fortuna del 

> Voi. Ili, p. 201-409. V. Diario fiorentino di Luca Landucci, p. 205. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 111 

Papa ed a quella del Borgia, ammirava la eroina, ed anziché 
quella di vincerla, avrebbe volato la gloria di salvarla ^ 

Ecco che cosa si udiva, ecco che cosa si andava vedendo e 
pensando di lei durante l'assedio: 

« A questi di pare la Contessa habbia mandato a disfidare 
« el Duca Valentino de volere combattere armata cum lui, 
« come tutto el dì va et esce fuora a la Scaramuzza a cavallo 
« armata , in modo che ha tanta benevolentia pel suo valoroso 
« operare cum quelli signori Francesi, che non la vorriano 
« vincere, et mai li a Forlì tra loro non si parla d'altro» -. 

Piccola dapprima e quasi indegna del nome francese pa- 
reva loro r impresa di Forlì, ma quanto andarono poi superbi 
della vittoria! Più che una città, più che una provincia, Cate- 
rina, la grande Caterina era presa; essa era prigioniera no, 
— ma cittadina di Francia e suddita del loro Re ! 

Ah, dacché si era commessa alla fede del Re ed all' onore 
della Francia, la bella guerriera era salva, era sicura! Quand' an- 
che occorresse far guerra a tutta Europa, nessuno mai avrebbe 
osato torcerle un capello, o la Francia non era più Francia! 

Tali i discorsi che si facevano sotto le tende e non fini- 
rono in chiacchere. Infuriato contro al Papa che aveva rotto 
i patti, Ivo d'Allegre nel 1501 intimidì Alessandro, non curò 
le ire di Cesare, e liberò Caterina che languiva nelle prigioni 
di Castel S. Angelo ^. (Voi. II, p. 274-304). 

' Voi. II, p. 205-209 e 275. 

' 7 gennaio da Bologna. - Lettere di Pietro da Sala. (Mantova, Ai'ch. 
Gonzaga). 

3 Ricorderò qui che il liberatore cadde eroicamente nella giornata di 
Ravenna l'il aprile 1512: 

« Mons. Allegra ed un suo bello e gentile figliolo de anni 22 sono 
« stati portati qui morti tutti doi: hannoii cavati l'interiori et poi imbal- 
« samati' per portarli in Francia. El povero signore, dico del padre, quando 
« el vide rotta l'antiguardia de li inimici, disse verso alcuni gentilhuomini: 
« Signor Dio mio, io ti ringratio quanto po.sso di questa Victoria, et dapoi 
« che io ho vista la vendetta del sangue che sparse la natione nostra al 
« Garigliano, s'io morissi mo' adesso, non me ne aggravarei. Decte le pa- 

« role, et lui et el figliolo furono morti da artelaria » — Cosi scriveva 

da Ferrara il 16 d'aprile Guido Postumo Silvestri ad Isabella Gonzaga. 

(R. Renier, Spigolature dalla corrisponderne di Guido Postumo Sil- 
vestri, pag. 245). 



1 12 H. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

C'è in FrancM'a una Socielé d' études italiennes, e in que- 
sti ultimi anni, per iniziativa del povero Bonghi, una Società 
corrispondente, un Comitato di propaganda conciliatrice, si è 
costituito in Italia. Io ho voluto farne parte. 

Scopo concorde di questa società, la quale non è di uo- 
mini politici ma di studiosi, è quello di fare svanire i sospetti, 
di ravvivare le simpatie fra queste due grandi nazioni, mostrando 
loro che sempre furono legate nello sviluppo della civiltà. Ora, 
in nessun episodio storico la simpatia dei Francesi per una glo- 
ria italiana, comparisce tanto viva, come in questo di Caterina. 

Il valore dell' Amazzone Sforzesca colpì la fantasia dei 
Francesi più ancora di quella de' nostri padri. Ciò risulta chiaro 
dal confronto delle storie. Composte dapprima sulle lettere dei 
capi, poi sui racconti dei soldati, le prime cronache francesi 
furono fondamento alle storie posteriori, e siccome i libri si 
fanno coi libri, in tutte le storie francesi dall' anno 1500 sino 
a questo presente, delle imprese di Caterina Sforza si parla con 
calore ben più forte di quello che si faccia nelle storie italiane. 

La nemica formidabile eroicamente caduta, era diventata una 
gloria dei suoi vincitori, e i Francesi non la dimenticarono. 

Le cronache di Luigi XII scritte da Jean d'Auton, (T. Ili) 
ricordano che sulla fine del 1503, era stata fusa una grande 
colubrina e che gli era stato imposto il nome di Madame de 
Fourly. 

La manovravano tre bombardieri famosi: Jehan Lubin d'Or- 
leans, Jehan de Gap e Berhainet. 

Un cannone, una bocca da fuoco, era per i Francesi la 
memoria più viva , l' immagine più vera di Caterina Sforza , 
della formidabile Madame de Fourly. 

VI. 

Un codice plumbeo. 

Il documento forse più singolare tra quelli da me pubbli- 
cati, è il Ricettario di medicine, di lisci, di belletti, di secreti 
di alchimia formato da Caterina Sforza. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 113 

Il fatto che il mio libro su questa Caterina , la donna 
più discussa e più discutibile, era dedicato ad una donna che 
nella storia rimarrà irreprensibile — la prima Regina d' Italia — 
e il fatto che oggi chi scrive, fortunatamente non può né deve 
dimenticare che le donne formano una parte importante del 
pubblico che giudica, le forme, i limiti imposti dai nostri co- 
stumi, mi hanno consigliato di tagliar fuori nel mio libro tutto 
ciò che in esso Ricettario si trova non dico d' immorale, ma di 
sconcio, perchè tutte le parti del corpo vi sono chiamate col loro 
nome più volgare e più brutale. — Poi, per uso della scienza, 
ho ripubblicato per intero il documento, ma a parte. 

Neir archivio di Stato di Firenze esiste un codicetto formato 
di lamine di piombo, metallo caro ai negromanti ed agli alchi- 
misti. Contiene le ricette necessarie per comporre la pietra 
filosofale henedicta lapis. Fu scritto negli ultimi anni del secolo 
XV, e venuto probabilmente a Firenze con le carte dell'archivio 
Mediceo innanzi il Principato, fu da questo sottratto in epoca 
recente, e finalmente rivenduto alla Sopraintendenza dell' archivio 
nel settembre 1859. Il Guasti ne diede una brevissima notizia 
alla Società Colombaria (V. Volume degli Atti 1856-90, pa- 
gina 21-22. Firenze, Carnesecchi). 

Il libretto sembra sia stato adoperato molto da persona 
che si dilettava di alchimia. E poiché in una lettera di Lorenzo 
de Mantechitis a Caterina Sforza (Voi. HI. pag. 603-605 '), a 
proposito di esperienze di alchimia, si legge: « Quando ancora 
» la S. V, ovvero M. Jacomo ^ voranno se faza alcuna prova 
» de quelle cose che io ho, quale tengo per bone, se farà, et 
» maxime circa quanto se contiene in quello hbretto », viene 
il dubbio che Caterina, appassionata com' era per simili studi, 

possa aver posseduto questo stesso libretto Nel suo ricettario 

si parla tante volte della henedicta lapis !... ^ 



» Med. a Pr. filza 125, n.° 202, senza data. 

' Giacomo Feo secondo marito di Caterina. La lettera è stata dunque 
scritta tra il settembre 1450 e il settembre 1455 in cui il Feo fu ucciso. 
3 Debbo queste notizie alla cortesia del prof. Eugenio Casanova. 



114 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Le centonovantacinque ricette date da Caterina per l'orna- 
mento e per il culto della persona, ci fanno venire in mente im 
passo in cui si descrivono le donne di Valenza sul Rodano ^ Chi 
scrive è Guido Postumo Silvestri da Pesaro; e qui mi piace 
di ricordare che questi, insieme all'Ariosto, visitò il campo della 
famosa battaglia di Ravenna (11 aprile 1512) ancora coperto 
di cadaveri. 

« Per insino qui (scrive ad Isabella Gonzaga)non ho visto 
« cose che mi piaccia a respecto della bella Italia, la quale è 
« regina delle province in ogni cosa, excepto che lì italiani 
« non lasciano basciare le donne loro come fanno costoro, et 
« per questo io sono deventato tutto gallico, partegiano di 
« questa provincia incomparabile. 

« E che vi pare, signora mia colendissima, di questa dome- 
« stichezza ? Noi triunphamo cum questa libertade. 

« È ben vero che le donne qui sono un pocho sporche, 
« cum un pochetto di rogna alle mane et cum qualche altra 
« corapositione di spurcitia ; ma hanno belli volti, belle carne 
« et sono dolcissime in el parlare, humanissime in lasciarse 
« basciarle, tocharse et abraciarse et in fare ogni piacevolezza, 
« excepto r ultima : pur ancora a quella se lasciano giungere 
« qualche volta ^ ». 

Queir un pocho de rogna alle mane, cum qualche altra 
compositione di spurcitia, fanno pensare alla « pasta di man- 
« dorle amare, che «la excellentissima madonna Caterina adoperava 
« per le mani » — fanno pensare alle ricette « a fare lo 
« mano bianche et belle tanto che parranno de Avorio — A 
« fare che le mano non crepino dal freddo » — Penso al- 



' G. P. Silvestri, p. 255. Il prof. Rodolfo Renier iusei-i queste Spigo- 
lature nella pubblicazione fatta per le nozze Cian-Sappa-Flandinet. — Ber- 
gamo, 1894. 

* Rodolfo Renier, Spigolature dalla corrispondenza di Guido Postumo 
Silvestri, pag. 255. 

Quanto all'uso del bacio, ricorderò che poco dopo (1543) Monsignor 
della Casa scriveva da Roma al Gualteruzzi : « Il Molza ha preso un brutto 
« costume in Francia a voler baciar le donne. Gli sera pelata la barba e 
« forse altro ». (V. Gian, Decennio, p. 30, n. 1). 



NUOVi DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 115 

« r « Acqua — a clarificar il viso come christallo — a im- 
« biancar le guancie e il viso arso dal sole.,.. » 

Con tutto questo non oso stabilire qui un paragone. Le 
donne di Valenza delle quali parla il Silvestri sono del 1511. 
Caterina era morta due anni innanzi, ma la differenza maggiore 
doveva consistere non nel tempo o nel paese nel quale vivevano, 
ma alla casta alla quale quelle donne appartenevano. 

Le ricette dei lisci non erano fatte per tutte. Esempio : 
« Questa è una acqua eccellentissima a far bianca et ultra 
« modo colorita la faccia delle donne, la gola el collo et el 
« pecto et le mano, de modo che non se deve se non a nobbili 
« madonne insegniare, essendo che alla nobiltà conviene que- 
« st' acqua excellentissima, et non ad omne persona ». 

Il numero di queste ricette, la diligenza squisita con la 
quale per mezzo dì esse si cerca di rendere bella e seducente 
ciascuna parte della persona, ci fa intendere come noi non 
dobbiamo immaginare in Caterina una guerriera abbronzita dal 
sole, colla mano ruvida ed incallita dalla impugnatura della spada. 

Vediamo quanto temesse che il sole le abbruciasse le 
guancie, come salvasse le belle mani dal freddo e le mante- 
nesse del color dell'avorio. Ben più che di corazza o di spada, 
essa si cingeva di grazia femminile, e il contrasto fra le sue 
forme delicate e l' indomita fierezza dei suoi propositi, doveva 
farla insinuante, formidabile tanto da ricordare il detto biblico: 
Pulchra es et decora, filia Hierusalem, terribilis ut castro- 
rum acies ordinata. 

Infatti, dopo il 1500, lo Stato era perduto , ma la grazia 
rimaneva; e tanta, che partigiani e faccendieri politici (osserva 
il Masi) « fanno strane proposte di mettere a profitto con nuove 
nozze r ancor tentante « bellezza di Caterina ». 

Piacevole, insinuante, chatte, come dicono i Francesi, anche 
nell'esilio, anche nella sventura, curava tutte le arti per am- 
maliare gli uomini. 

Persino nell' ultimo anno di sua vita essa si faceva man- 
dare unguenti da certa Anna ebrea. 

« Né è a stupire (scrive Vittorio Cian nella recensione 
•critica del mio libro) « che essa disillusa e penitente , nel 



116 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« 1508, ciò è solo un anno prima della sua morte, si facesse 
« mandare dei lisci pel viso, dacché la vanità, tenace nella 
« donna più forse della speranza, doveva essere tenacissima in 
« una donna come la Sforza, famosa già per la sua bellezza, e 
« diventare più ostinata quanto più essa si sentiva sfuggire 
« quella bellezza che era stata un vanto, una forza per lei ». 
E questa bellezza, con tutto il fascino che la accompagnava, 
essa riusci a mantenere sino alla fine. Morì a 47 anni conser- 
vando ancora la persona elegante e la carnagione bianchis- 
sima. 

VII. 
Caterina giudicata dalla donna dei nostri tempi. 

Più si pensa, più si scopre che al vero possono condurre 
tutte le vie. 

Tra le altre io ho tentata anche quella della grafologia, 
della quale si può abusare, ma un semplice indovinello non è. 
— Ha una base scientifica. ^ — E, sempre per giungere al 
vero, io mi metto ora per un' altra via : cerco il giudizio della 
donna moderna (giudizio del quale ho già fatto un cenno) tanto 
spesso più spontaneo, più audace del nostro. 

Non mi curo degli articoli stampati : in essi e' è sempre 
la preoccupazione dell' effetto sul lettore ; io vado spigolando i 
pensieri nelle lettere confidenziali: in quelle soltanto può campeg- 
giare quella penetrazione che è propria del sentimento. E cosi ve- 
dremo r impressione che la donna del secolo XV fa su quella 
del XIX. 

Non ho perduto io, e non vi farò perdere tempo, con pensieri 
di donne volgari. 

Questa di cui riporto i giudizii, è giovanissima: studiosa^ 
tenace, penetrante, non teme il confronto coi cervelli virili an- 
che più robusti. 

' Vedi in fondo l'esame degli autografi di Caterina e il giudizio dell'in- 
dole di lei, espresso da Crépieux Jamin. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 



117 



Audetque viris concurrere virgo. 

« Riguardo al valore morale di questa donna, non siamo 
« troppo d' accordo », essa mi scrive. 

« Ella è un uomo, un gentiluomo anzi, e giudica Caterina 
« sotto r impulso di un sentimento cavalleresco, con 1' amore 
« direi quasi del poeta; io invece 1' ammiro nell' eroico suo co- 
« raggio, meglio l' ammiro come virago, la detesto come 







STEMMA SULLA CASA ATTENDOLO-SFORZA A COTIGNOLA 



« donna, e come tale non vorrei imitarla. Si capisce ; doveva 
« essere cosi perchè altrimenti non sarebbe stata virago 

« grande virago e pessima donna, o gran donna e pes- 
« sima virago : di li non si scappa. 

« Ma lei per risplendere e meritare il vanto di prima donna 
« d'Italia, che in quei tempi voleva dire prima virago, ha do- 



118 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« vuto arrischiare la vita dei suoi figli, e di tutti i suoi figli! 
« Fu un caso se li ebbe salvi — fu solo perchè quei tre gen- 
« tiluomini a cui li avevano affidati gli Orsi, quando videro 
« questi perduti, per non incorrere nelle ire di Caterina, volta- 
« rono bandiera, e mascherarono con un sentimento di affetto 
« per lei ciò che avevano fatto vigliaccamente per il loro in- 
« teresse. 

« Altrimenti Caterina salvava lo Stato per chi ? Per lei, 
« perchè ella era nata per dominare, perchè Ella voleva con- 
« servare i suoi Stati, all' interesse dei quali era sempre pronta 
« a posporre quello dei figli. 

« Avrebbe dato volentieri l'anima al diavolo pel suo amante, 
« avrebbe volentieri seppellito tutti i suoi figli, ma lo Stalo al 
« Turco proprio no! 

« La conosco troppo intimamente Caterina per non sco- 
« prire tutti i segreti moventi delle sue azioni. 

« Quando il Papa propone di dare Lucrezia Borgia a suo 
« figlio, non è tanto perchè la figlia di Alessandro VI non 
« porti un nome onorato , che rifiata, quanto perchè dietro 
« quella proposta, la mente sagace e politica scorge i dise- 
« gni del Papa, il quale sperava con quel matrimonio d' impos- 
« sessarsi d' Imola e di Forlì : ha eliclo che sua Santità me 
« darla qualche altri boni loci per slancia mia; per il che 
« comprehendo che el primo designo loro sia levarmi da 
« qui. 

« Prima la conservazione dello Stato, poi il benessere dei 
« figli ; e si conserva cosi fino alla fine, anche dopo la pri- 
« gionia ; lo manifestano chiaramente le sue lettere. 

« Che essa possa essere interessante e simpatica anche 
« cosi, sta benissimo : ha una fisionomia sua propria che la 
« differenzia da tanti altri personaggi del suo tempo ; ha un 
« carattere che non si smentisce mai, ha un valore militare che 
« appena è credibile ; .... è stata una donna colpita dalla 
« sventura, calunniata, e tutto ciò le attira la simpatia dei 
« posteri e le merita un mausoleo come Ella medesima le ha 
« inalzato. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 119 

« Questo è il concetto che mi sono fatto di Caterina : 
« essa era un uomo in tutto, e, me lo perdoni, persino nel- 
« r amore ! ! 

« Per giudicarla, bisogna scindere le due personalità che 
« la compongono. Distinguere ciò è la virago della donna : 
« come virago è superiore al suo secolo, come donna è tutta 
« del suo tempo. 

« . . . . Questa donna (dice in un' altra lettera) era fiera, 
« ardita, eroica, e corrotta nello stesso tempo fino all' abie- 
« zione. 

« Erano i tempi così. Si amava, si ambiva la gloria, ad 
« essa si sacrificava tutto, anche la vita, ma poi nulla di ge- 
« neroso in quelle tempre d'acciaio, a cui tutto mancava, per- 
« sino il sentimento della propria dignità! 

« Caterina almeno là nelle strette di Castel S. Angelo 
« provò i terrori del rimorso. » (La prigioniera penitente col cro- 
cefisso in mano commove anche la mia giovane amica). « Ma 
« Caterina è forse 1' unica che abbia ascoltata anche per un 
« momento solo la voce della coscienza. 

« . . . . Essa « era al livello di Lorenzo de' Medici , 
« l'iniziatore della famosa politica di equilibrio, era al livello 
« degli altri principi, e anche peggio. 

» La sorte 1' aveva gettata là nella Romagna, tra gente 
« rozza, esasperata e abituata al delitto ; 1' aveva destinata a 
« governare Stati poveri, minacciati continuamente da nemici 
« aperti e simulati, in un tempo in cui bisognava esser volpe 
« e leone per reggersi in piedi . . . Non poteva essere una so- 
« vrana ispirata ad alti ideali. 

« opprimere sudditi, estorcere loro danaro per sopperire 
« alle grandi spese di una corte sfarzosa, o rinunziare addi- 
« rittura agli Stati. 

« Alcune donne furono re (dice Gino Capponi^) ninna 
« saprebbe essere ministro, portando il peso delle faccende, più 
« grave assai di quello della corona; di quelle donne taluna ebbe 

' Brano di studio morale. Nota L Scritti editi ed inediti pubblicati 
dal senatore Tabarrini. 



120 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« anche fama di re grande, ma poche 1' ebbero di re buono, 
« perchè a tor via la sconcordanza, è necessario anzitutto che 
« la donna re, non sia più donna. 

« Questo vale per tutti i tempi. Nella Rinascenza poi, la 
« donna per essere grande bisognava che fosse un mostro di 
« ardire e di ferocia, che fosse volpe, leone e tigre, che sa- 
« pesse, come Caterina, far tacere perfino il sentimento di ma- 
« dre davanti alla ragione politica. 

« Però Caterina è una figura caratteristica, geniale nel 
« suo genere, ma non moralmente grande. E una donna da 
« romanzo, da epopea, da leggenda ; è un mito nella stessa 
« realtà, e per questo la storia delle sue gesta riesce oltremodo 
« interessante. 

« Sa come si potrebbe giudicare questa donna? Attenen- 
te doci al giudizio che gli oratori delle varie Corti pronuncia- 
« vano su di lei. 

« Questo ha valore, perchè è fondato sui criteri morali 
« del tempo, e anche perchè fatto da uomini che godevano la 
« pubbhca stima. 



« Anche i contemporanei di Caterina ammiravano le sue 
« grandi virtù politiche e militari ; anch' essi si scandalizzarono 
« della sua condotta di donna e le gridarono la croce addosso. 

« E i sudditi ? Quante proteste contro di lei ! Sono sempre 
« disperati sotto al suo governo! E di tutto questo bisogna 
« tener conto. 

« Alla morte del Valentino, le varie città di Romagna 
« aprirono le porte ai loro tiranni sotto cui avevano goduto 
« una relativa tranquillità — ma Imola e Forh, di Caterina, 
« di quel diavolo di donna, non vollero più sapere, e ne ave- 
« vano ben d' onde ! 

« Quello che si riferisce alla prigionia di Caterina, mi pare 
« abbastanza importante perchè proprio riguarda l' animo di 
« lei. Povera donna, povera virago, caduta inutilmente sulla 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 121 

«breccia da eroe! Eccola là la superba sovrana spodestata, eccola là 
« tra le cupe muraglie di Castel S. Angelo, con la febbre nelle 
« ossa, col terrore nell' anima, implorare 1' aiuto dei figli per- 
« che tentino qualche mezzo per rimetterla una volta, prima 
« che se mora, in libertà, ecc. 

« Questo documento è interessantissimo, per la psicologia 
« di Caterina. Essa fa scrivere che « non è prigione per tì'i- 
« steza ninna che habia facto, ma per uoler salvare et niante- 
« nere li Stati » ai suoi figli. Questa giustificazione al suo o- 
« perato, questa giustificazione che renderebbe più epica ancora 
« la sua grande catastrofe, è dessa suggerita dalla rettitudine 
« delle sue intenzioni, oppure dalla sua tragica situazione di 
« prigioniera impotente? Questo documento è una supplica, e 
« se in esso si riflettono i pensieri di Caterina, non lampeggia 
« però l'animo di lei. E la condotta ingrata de' figli ha un ri- 
« scontro nella sua indifferenza verso di loro: aveva ella dav- 
« vero sofferto e lottato fino all'estremo pei suoi figli? Si sen- 
« tirebbe ora paga se a loro soltanto fossero restituiti dominio 
« e potenza? No! La lasci uscir di prigione, lasci che a poco 
« a poco s'appianinogli ostacoli, lasci che muoia Alessandro 
« VI, e la vedrà scattar come una molla, e piena di entusia- 
« smo e di ardire, gridare: « Et tenete tutti per fermo che 
« quelli Stati hanno ad essere del S. Ottaviano et mia corno 
« sua maire ecc. Se il papa ne' suoi brevi avesse ricono- 
« sciuto Ottaviano come legittimo successore di Girolamo Ria- 
« rio, Caterina come reggente soltanto, essa avrebbe messo a- 
« vanti solo il suo nome e avrebbe gridato: « Questi Stati sono 
« miei! » 

« In un altro tentativo per riacquistare il potere, Caterina 
« lascia trasparire il suo grande timore che Ottaviano rientri 
« ne' suoi Stati senza il mezzo suo, per tema di essere poi e- 
« spulsa dal governo. Questo sì che è una vera rivelazione! 
« « Se per disgrazia i Stadi Giostri vanno in mano ai miei fioli 
« senza el megio mio, veramente lorro faranno manco stima 
« di me che de una serua et serò ribelissima ( ribelle e non 
« liberissima, v. Ili, p. 303, doc. 1258). Impjerò mi gietto ne 
« le brade nostre a fare l' impresa ghagarda ecc. » Ah ! basta 



122 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« rammentarle Io Stato, quello Stato per cui essa ha arrischiato 
« la vita de' figli e più volte la sua, per metterle neh' animo 
« l'antico vigore e l'antico coraggio ! E come dev' esserle co- 
« stata la rinuncia al potere, come devono esserle stati pesanti 
« quegli anni di vita privata che ella visse a Firenze! Ella non 
« potè rassegnarsi mai a perder gli Stati (così almeno pare a 
« me) e la sua morte più che alle fatiche d'una vita attivissi- 
« ma e burrascosa, credo sia dovuta alla rabbia sua nel ve- 
« dere Imola e Forlì sotto il dominio di altri Signori. Non mori 
« infatti di malattia di fegato, che vuol dire di bile? Quanta 
« passione, quale tragedia intima anche quando la storia più 
« non parla, anche quando i documenti lasciano lacune! Ag- 
« giunga a questa tremenda delusione di Caterina l' ingratitu- 
« dine dei figli, le dissensioni domestiche, le mille uggie di una 
« vita disagiata ed insopportabile e poi pensi quanto abbia ra- 
« gione quel critico il quale osò affermare che quello di Cate- 
« rina fu un luminoso tramonto! Era degna di sorte migliore 
« la sua eroina: toccava a quel traditore, a quel perfido che 
« era Cesare Borgia scoppiare di rabbia, non a lei, che in fin 
« dei conti aveva lottato fino all'estremo da prode! 

« Non è vero che « Un bel morir tutta la vita onora » 
« altrimenti Cesare Borgia sarebbe stato troppo fortunato: ma 
« con tutta la sua morte da eroe non sfugge al nostro severo 
« giudizio. Seguendo .il mio pensiero sbrigliato, dimenticavo par- 
« larle di un altro documento: non è di capitale importanza, 
« e serve solo a conferma che Caterina non era punto amata 
« dai sudditi. Avevano tanto gridato contro le sue pazzie, con- 
« tro le sue crudeltà durante il suo governo, s'immagini se la 
« volevano ancora dopo che s'erano liberati di lei ! 

« Fu grande sì, ma non fu superiore al suo tempo : fu 
« eroica, ma per egoismo e per ambizione: sovrana violenta, 
« crudele; donna appassionata e sensuale, brutalmente sensuale! 
« E tutt' altro che madre modello! 

« Oh, no, non dica, per carità, che essa abbia nel 1488 
« salvato lo Stato ai suoi figli ! 

« Lo difese e lo salvò per sé stessa, perchè essa aveva 
« bisogno di regnare, e nel momento difficile fu pronta a fare 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 123 

« Sgozzare tutte le sue creature piuttosto che cedere la rocca. 
« Fu un caso se le ebbe salve 

« Come madre essa ci appare a questo punto donna sna- 
« turata e crudele ; ma Caterina non bisogna guardarla né 
« come madre né come donna, personalità soffocate in lei da 
« una personalità piìi forte, più vigorosa, la virago. 

« Caterina é pessima donna (si rammenti) ma appunto per 
« questo, nella sua condizione, nel suo ambiente, nel suo tempo 
« é grande virago. Non cerchiamo in essa il valore morale, 
« che ne ha assai poco, cerchiamo il suo valore storico, ri- 
« guardiamola come figura del Rinascimento nostro, come tipo 
« singolare di quelle donne che formavano l' ideale del secolo, 
« donne che sapevano contendere all' uomo la sagacia politica, 
« il valore guerriero e persino la freddezza e la imperturbabi- 
« lità nei delitti, mezzi anch' essi di governo pel tiranno, si- 
« gnore del Rinascimento, ed allora si avrà una figura impor- 
« tante e nello stesso tempo geniale. 

« La donna, la madre non potevano accordarsi con la vi- 
« rago: se nel 1488 la virago avesse ceduto alla madre, Ca- 
« terina avrebbe forse fatto il suo dovere, ma sarebbe all' i- 
« stante scomparsa dalla scena politica. 

« Non bisognava aver cuore, non bisognava aver sentimento, 
« e nemmeno alcuna idea del dovere a quel tempo ; bisognava a- 
<< vere l'opinione del Macchiavelli, la fibra del Valentino, per reg- 
« gersi su Stati che non avevano legittimi padroni, e che per 
« questo erano continuamente minacciati da congiure, da tra- 
« dimenti, da nemici simulati e palesi. 

« Caterina dunque non fu buona donna, non fu buona 
« madre, non fu buona sovrana (e ne è prova 1" odio che i 
« suoi sudditti ebbero per lei), ma fu grande virago. 

« Nata per dominare, essa ebbe un solo scopo nella vita: 
« non il benessere dei sudditti , ma la conservazione dello 
« Stato. 

« Per raggiungere questo scopo, ella adoprò tutti i mezzi : 
« fece tacere i suoi affetti di madre, arrischiò la vita dei suoi 
« figli, e sarebbe stata disposta a sacrificare ad una ad una 
« le vite dei suoi sudditi. 



124 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« Ebbe però una grande virtù. Non fu vile, ed in questo 
« davvero si mostrò superiore ai suoi tempi. 

« La sua lotta col Borgia ha qualche cosa di epico: di- 
« naiizi a questa, noi scordiamo le colpe di Caterina, scordia- 
« mo il fine delle sue gesta, e non pensiamo più che alla va- 
« lorosa e audace virago, la quale resiste al suo destino, e 
« lotta, e lotta, e cade da vero eroe. Peccato che essa non 
« sia morta sulla breccia! 

» Negli ultimi anni la figura di Caterina si rimpicciolisce 
« in mezzo alle piccole sventure di casa, tra le lotte coi figli 
« e coi cognati e con sé stessa, e si rimpicciolisce perchè la 
« virago non ha più campo di agire, e si spegne a poco a poco 
« cedendo il campo alla donna piena di egoismo e di passione. 



Vili. 

Caterina vittima. 

La donna che scrive cosi, è molto giovane; giovane d'anni, gio- 
vanissima di cuore, e come tutta la gioventù indirizzata al bene, 
è fedele a principii semplici, assoluti. 

Non ricorre a sottigliezze, e giudica sicura: buone o ree, 
crede le anime tutte d' un pezzo. 

E questa mia giovane corrispondente ha ben ragione di 
dire che in Caterina, la donna, tutta la donna, era soverchiata 
dalla virago, e che alla virago venne sacrificata la madre : che 
r importanza storica di Caterina viene tutta dai suoi eccessi, 
e direi quasi da una specie di terribile e pur simpatica mo- 
struosità. 

Io confesso che avevo incominciata questa biografia di 
Caterina con la speranza di poterne cavare un bello studio di 
teratologia femminile. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 



125 



Fatti, tradizioni, leggende antiche, ipotesi storiche, recenti 
ipotesi critiche, conducevano così facilmente alla tentazione di 
trattare Caterina come un mostro ! E lo si poteva fare cammi- 
nando sempre col vento in poppa, secondando cioè V aspetta- 
zione, r opinione comune, dando ragione alle idee preconcette, 
che è la via più sicura per persuadere e per piacere. 




PALAZZO RIARIO-SFORZA, POI DAL-POZZO , ORA ROSSI 
COME ESISTEVA IN IMOLA PRIMA DELLE MODIFICAZIONI FATTE NEL 1839 

Anche i documenti (perchè chi sa la scelta che uno scrit- 
tore può averne fatta?) potevano fornirmi i colori per dipin- 
gere questo mostro che fa assassinare il primo e il secondo 
marito, che a centinaia sacrifica vittime innocenti sulle forche, 
nei pozzi ferrati, che coltiva le scienze occulte con fine male- 
fico, con intenzioni diaboliche , e che con queste arti tenta per- 
fino di avvelenare un Papa. Le sue ossa sono disperse, e spi- 
rito malefico, fantasma spaventoso, anche oggi è terrore delle 
notti nelle rocche cadenti, nei palagi deserti. 



126 II. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Se non che, ogni volta che io mi addentro nello studio 
di una figura storica, a poco a poco mi par di trovarmi quasi 
a colloquio con questa anima antica, e vedutala da vicino, mi 
pare che la mi si riveli complicata, debole, piena di miserie e 
di contraddizioni, proprio come una delle nostre. 

Ecco un' eroe, ma è indeciso, è pavido, pusillanime. Ecco 
una donna guerriera, che fu coraggiosa, sì, ma solo tre o quat- 
tro volte nella vita, e là sul campo di battaglia, a cose ben 
vedute, ebbe un coraggio facile, fortunato, largamente lodato 
e compensato. 

Ma la battaglia vera, la battaglia lunga 1' aveva in casa, 
dove inerme, indifesa, doveva star chiusa con un uomo vile e 
feroce. Quante lacrime versate in silenzio! Ah, perchè, perchè 
la storia non le ha raccolte? In quelle fu veramente eroina. 

Nello esame di questo « guazzabuglio del cuore umano », 
quello che più mi piace non sono le virtù sceniche e meravi- 
gliose, ma le debolezze, le incertezze, i punti di contatto che le 
anime grandi ebbero con le travagliate anime nostre. 

Una volta che mi pare di averne sentore, provo in me 
come la coscienza di una specie di fratellanza ; i casi di queste 
figure storiche mi premono, mi agitano; ci piango sopra, su- 
bisco simpatie, se volete ; e siccome esse furono ciò che noi 
siamo e noi saremo presto quello che sono loro, mi figuro, mi 
impongo dei doveri di riguardo e di rispetto, quasi per meri- 
tare di essere un giorno trattato dai posteri (i quali avranno 
ben altro a pensare !) coi sentimenti medesimi coi quali io ho 
trattata la memoria di chi mi ha preceduto. Questo traspare 
dalle mie pagine, ed è stato detto che io sono un' amante della 
Caterina Sforza. 

Certo, le figure storiche potentemente evocate, agiscono 
sulla fantasia come vive, e la fantasia non è anch' essa una 
parte vera del nostro essere ? Infatti, dopo avere pensato tanto 
a questa Caterina, dopo avere cercati i luoghi, le case dove 
visse, le rocche dove ha combattuto e dove languì prigio- 
niera, dopo di avere lette più di ottocento lettere scritte da 
lei, mi pare di conoscerla come e talora anche più di una 
donna del mio tempo ; (e da quale di esse posso io sperare ot- 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 127 

toceiito lettere?). Mi ripugna di sparlarne alla leggera, sento 
che non devo colorire né in bene né in male un' aneddoto per 
figurar meglio io come scrittore e per dare a lei un' attitudine 
più romanzesca. Ora, i documenti storici diligentemente raccolti 
e sottoposti a critica severa, non ci portano a conchiudere che 
Caterina fu un mostro ; la luce del vero, invece di caricare, 
attenua le tinte cupe, annacqua il sangue, e scompone 1' eroina 
negli elementi che compongono ogni creatura umana. 

È morta da quasi quattrocento anni, le sue ossa sono di- 
sperse ; ma piacerebbe a noi che di qui a quattro secoli uno 
storico per figurare meglio come scrittore, favoleggiasse alla 
leggera sui nostri amori e sui nostri dolori ? 

Che termine hanno i doveri verso i morti ? 

Sunt aliquid manes ! 

Ora, questa specie di vincolo sentimentale, questa calamita 
che attrae verso gli antichi, lungi dal farmi tradire il vero, è 
quella che mi ci obbliga e che, ad un tempo, più volte mi ha 
aiutato a trovarlo, e talora quasi ad indovinarlo. 

Vengo ed un esempio. 

Caterina era caduta in cattive mani. 

Piacevolissimo con gli amici , con la moglie Girolamo 
Riario era freddo, chiuso, indifferente ; oltre a questo era uomo 
corrotto ; dunque marito buono, no. 

Del resto esaminiamo bene le circostanze. Come poteva 
egli amare veramente Caterina ? 

Questa infelice, bambina era stata tradita all' età di dieci 
anni, e consegnata a quattordici a questo dissoluto , quando 
ancora il fascino di donna in lei non poteva essere apparso. 
Dall' insieme degli indizi, dai cenni che troviamo sparsi nei 
vari documenti, noi siamo condotti a figurarci una Caterina 
di quattordici anni lunga, magra, senza bellezza, senza grazia 
vera, ma solo con gli elementi che la promettevano. 

Molti capelli , denti bianchissimi , dolce sorriso e poi 
quella girata d' occhi nella quale i vecchi soldati di Francesco 
Sforza pretendevano di rivedere il lampo che animava lo sguardo 
del gran capitano. Ma tutto questo non era che luce dell'alba, 
luce senza calore. 



128 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PKR LA ROMAGNA 

Ben altro fascino avevano le cento donne c?ie Girolamo 
aveva conosciute qua e là, e che si teneva intorno. Provare a- 
raore per quella bambina era impossibile ; e pure per ragione 
politica bisognò, volle sposarla. Pochi anni ancora, e il suo por- 
tamento si farà elegante, maestoso : la circonderà un fascino 
irresistibile per tutti, ma il marito, che di lei è già saturo, ri- 
marrà insensibile, indifferente. 

Le cronache tenevano allora il luogo della stampa: quelle 
di parte orsina erano favorevoli a Sisto IV ed ai Riario : 
quelle di parte colonnese rappresentavano invece la opposi- 
zione più accanita ; e dei costumi del Papa, delle crudeltà di 
Girolamo dicevano cose atroci, e giù calunnie per tutti i loro 
parenti. 

Come air arma più potente per abbatterli, spesso ricorre- 
vano al ridicolo : e per demolire gli uomini col ridicolo, al so- 
lito usavano dell' arte di infamare le loro donne : ma sulla 
vita domestica di Caterina, sulla bella lombarda, personaggio 
in quella compagnia notevolissimo, non una parola mai. 

« Tutto questo ci dimostra (io dico nel mio libro) che 
« questa donna la quale più tardi ebbe 1' ammirazione dei 
« maggiori uomini del suo tempo, da giovane era sostanzial- 
« mente buona. 

« La storia non precisa bene, ma lascia trasparire che un 
« sentimento di schifo, di raccapriccio per le nefandità del 
« marito, sorse pure in quella forte anima, e che alcuna volta 
« Caterina gli rinfacciò le turpi rapine, le vili sevizie sul san- 
« gue innocente. 

« E pare che Girolamo a sua volta reagisse sulla persona 
« di Caterina con violenze brutali .... Chi può immaginare 
« le scene orrende di cui a quei giorni fu teatro il palazzo 
« Riario alla Longara? ^ » (Voi. I, p. 142). 

E a pagina 115 : 

« Questo Girolamo, odiato in tutta Romagna come prin- 
« cipe , nelle sue relazioni con la moglie comparisce assai 
« duro, ed abbiamo prove che Caterina lo temeva ». 

' Li ove ora è il palazzo Corsini, era veramente la villa dei Riario. Il 
palazzo Riario era quello Altemps all' Apollinare. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 129 

A dir questo mi portavano semplici induzioni, impressioni 
genuine. Così avessi trovato un documento, una parola sola che 
alla mia eroina avesse potuto aggiungere le più fulgide di tutte 
le aureole, quella che circonda la vittima ! Io non 1' ho tro- 
vata mai. 

Le lettere antiche sono tanto secche, tanto formali ! E poi 
in esse non particolari intimi; rari, rarissimi cenni di affetti 
domestici. 

E pure, malgrado tutto questo, mi ero persuaso che le cose 
dovevano essere così, e V ho stampato risolutamente, certo di 
esser nel vero. 

Tempo galantuomo ! Quattro anni passano, ed ecco che 
dall' archivio di Stato di Milano, troppo tardi, ma sempre op- 
portuna, esce fuori una lettera di Francesco Visconti al Duca 
che lo aveva mandato a Forlì per invitare i due Riario come 
parenti, alle nozze di Bianca Maria Sforza che doveva sposare 
il figlio del Re d' Ungheria. 

Non vi aspettate lo svolgimento d' un romanzo. La carta 
è di poche righe, ma bisogna saperle leggere. Sono « lettere 
« mozze — Che noteranno molto in parvo loco ». 

L' Oratore scrive che trovandosi in camera della Con- 
tessa, era sopravvenuto il Conte, e con le lacrime agli occhi 
gli aveva spiegato come fosse disperato a danari: morto lo zio 
Papa, le casse della Chiesa per lui si erano chiuse ; dai sud- 
diti non prendeva niente, perchè aveva promesso di non met- 
tere tasse ^ Non aveva più mezzi, e il viaggio gli era im- 
possibile. Aveva messo in vendita alcuni fondi, ma nessuno li 
voleva, e se il Duca di Milano non lo aiutava a quattrini, si 
trovava in tutto « desperato, vituperato et desfacto ». 

Le gioie di Caterina, impegnate parte a Bologna e parte 
a Genova, « patiscono (diceva) gravissimi interessi, e in breve 
« sono perse ». 

« Mia mogliere (continuava) non poterà andare ad Mi- 
« lano secondo la promessa ». Quanto a lui, « vestita o non 
« vestita, zogliata o non zogliata, per compiacerli (dice) la las- 

' Le mise più tardi e fu pugnalato. 



130 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



« sarò andare ». Ma qui Caterina protesta che senza le sue 
gioie non comparirà mai alla Corte di suo fratello, e la con- 
versazione continua con la rivelazione di miserie sopra miserie. 
Girolamo termina scongiurando l'Oratore ad ottenergli qualche 
sussidio dal Duca, 





s\; 









STEMMA DI SISTO IV E DEI RIARIO-SFORZA 
SUL TORRIONE SUD-OVEST DELLA ROCCA d' IMOLA 

Commosso, imbarazzato, il Visconti scrive poi il triste fatto 
ad esso Duca, e gli dice che lì per lì ha proferito alcune « con- 
« venienti et dextre parole in modo che assai li consolai ». 

Cosi, dato e ricevuto un poco di conforto, se non altro 
quello che viene dalla compassione, gì' interlocutori si sepa- 
rarono. 

Il Visconti si ritirò in camera sua, dove, forse, secondo 
la promessa che aveva pur dovuto fare per quietare un poco 
i Riario, stava scrivendo al Duca che vedesse di trovar modo 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 131 

<ìi aintarli nella forma e nella misura che più gli piaceva, 
qnand' ecco, (e qui le parole del documento ci lasciano indovi- 
nare tutta la scena), il Visconti senti un rumore di passi af- 
frettati e leggeri, come di chi cammina senza voler far ru- 
more.. . senti il fruscio di una veste . . . era una donna ... La porta 
si apre pian piano .... è la Contessa ! . . . la Contessa che 
« tucta affannata » veniva in cerca del buon milanese spedi- 
tole da suo fratello. E li, non più all'Oratore del Duca Sforza, 
no, parla al vecchio amico di casa. Finalmente può sfogarsi ! 

Più non potendo resistere , vuota il sacco, e 1' uno dopo 
r altro narra tutti i suoi guai. 

Tu non sai, gli dice, le cose agitate tra mio marito e 
me, tu non sai quanti, quali maltrattamenti io abbia sofferti 
da colui .... Sappi che erano di tale natura che ogni volta 
che io vedevo portar via un morto, lo seguivo con gh occhi, 
accompagnandolo con un sentimento di invidia.... 

Oh quante volte ho scritto, quante volte ho supplicato il 
Duca mio fratello ! Quante volte, « Misererò di me, gridai a 
« lui! » e nessuno di voi sapeva, nessuno di voi immaginava che 
cosa volesse dire per me infelice, il non credermi, il non aiutarmi ! 

Dall' insieme del discorso si vede che quando venivano 
quattrini da Milano, il marito si ammansava, e per questo da 
qualche tempo in qua le cose erano andate un poco meglio, 
ma prima, quando i quattrini si facevano aspettare, quando gli 
pareano pochi, quando gli si negavano, erano furie, erano 
sevizie da belva. 

Caterina Sforza, questa figura che nella storia è rimasta 
cosi terribile, nella prima parte della vita è stata dunque una 
vittima, una donna come tante altre, debole, atterrita, senza 
compianto, senza difesa, in braccio ad un uomo d' animo basso 
e spietato. 

Varie volte Girolamo, natura fiacca, si era servito del co- 
raggio della moglie per far quello che egli non si sentiva a- 
nimo di fare, come quando, morto Papa Sisto, 1' aveva man- 
data ad occupare il Castel S. Angelo. 

Cosi abitualmente si serviva del nome, del credito di lei 
per spillar quattrini dai suoi parenti. 



132 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Ah ! diceva Caterina, se il Duca non mi aiuta in questa 
occasione « non solo io non poterò andare ad Milano che è 
« mia singular consolatione prima che mora », ma quello che 
è assai peggio è che mio marito potrà credere che il fratello 
non mi consideri più per nulla, e che io non possa, non sappia 
ottenere più nulla da lui ... . 

Allora sì ! Credendomi del tutto « derelicta et neglecta 
« et in tucto habandonata » e per questo ritenendomi creatura 
inutile, inefficace, ricomincierà, ritornerà alle brutalità di una 
volta « alle nozze prime ». Oh allora a me non rimarrà che la 
disperazione e la morte ! 

La scoperta di questo documento ^ che getta un raggio di 
luce sulla vita infernale che Caterina era obbligata a soppor- 
tare nella sua giovinezza, documento che viene a provare 
quanto io presentivo, mi fu di tanta soddisfazione che non con- 
tonto di copiarlo, 1' ho persino lucidato tutto. 

I danari vengono, e questa volta Caterina ha la consola- 
zione di andare alla sua Milano. Là riceve nuova che il ma- 
rito è malato: allora nessuno può trattenerla più. Era affetto? 
Era sentimento del dovere? Io credo piuttosto fosse paura che, 
morto Girolamo lei assente, lo Stato andasse in fumo. 

Sebbene incinta, balza a cavallo, arriva a Imola, chiama 
medici da ogni parte d' Italia; nelle chiese, nei santuari, negli 
eremi fa pregare per Girolamo ; giorno e notte sta al suo letto, 
e Girolamo migliora. 

Intanto diffusasi la nuova che il tiranno è morente, il ca- 
stellano di Porli si ribella, e Caterina via a cavallo. È al fosso 
della rocca: respinta, fa pugnalare a tradimento il ribelle, e 
vittoriosa torna a casa. Ma ecco una congiura; Caterina è di 
nuovo a cavallo, piomba addosso ai congiurati, riprende Forlì, 
rizza le forche, torna a Imola. Ma queste spedizioni Y hanno 
rifinita, e scesa appena da cavallo, dà un figlio al marito dopo 
avergli in pochi giorni salvato la vita e lo Stato. 

Malgrado questo, Girolamo non mutò poi natura, né modi. Per 
la moglie, di amorevolezza, di confidenza, nessuna parola mai. 

' È dovuta al compianto cav. Pietro Ghinzoni. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 133 

Siamo alla fine dell' aprile del 1488. Girolamo è stato as- 
sassinato. Caterina presa dai congiurati, è riuscita ad entrare 
nella rocca, è riuscita a riprendere la città. 

Il Sanseverino mandato in suo aiuto, arriva tardi, la trova 
nuovamente Signora, e meravigliato si rallegra con lei che con 
tanta risoluzione e con tanta disinvoltura ha saputo salvarsi 
da sé. Ma a questi rallegramenti, sapendo in quale imbroglio 
era, perchè inesperta di tutto, Caterina rispondeva con un sor- 
riso d' amarezza infinita, e uscita dalla rocca, confidava al 
Sanseverino « che non la sa in qual mondo la sia ancora, si 
« per non haver cognitione alcuna delle cose del Stato, maxi- 
« me de le intrate, perchè il Conte non volse mai che la in- 
« tervenisse in cosa alcuna vivendo ». 

Nessuno storico, nessun documento me lo aveva detto, ma 
pure io avevo fiutato che la vita di Caterina era misera vita 
<3i dolore e di schiavitù. 

Ci vuole un' anima per indovinare, per ricostruire un'anima! 

Parlo di Caterina giovane, parlo della moglie di Girolamo 
Riario. In Caterina vedova, la natura compressa scatta fuori, e su 
di lei le passioni politiche, e direi anche le passioni animali, ir- 
rompono e si scatenano tutte. 

Innamorata, dapprima getta le braccia al collo di un uomo 
volgare, ma giovane, ma bello: i suoi favori lo fanno superbo, 
intollerabile, odiato; e gli è ucciso. 

Poco dopo conosce un uomo colto e di casato illustre, di 
maniere squisite, e il suo cuore va a fuoco. 

Tanto il primo amore, che è sconveniente, indecente, quanto 
il secondo, che è politicamente imprudente , sono eff"etto non 
solamente dei sensi che, vivendo sempre in mezzo a soldati e 
in quei tempi di costumi tanto liberi, facilmente avrebbe potuto 
appagare, ma ben anche di una passione d' animo. 

Vuole esser temuta sì, ma sapersi solo temuta non le basta, 
ha bisogno di sentirsi amata. È vedova, è Signora, non ha chi 
la governi, non ha più chi la freni. Ora 

« Sai di che poco canape s' allaccia 
^ « Un' anima gentil quand' ella è sola 

« E non è chi per lei difesa faccia ! ». 



134 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Donna corrotta non può dirsi. Ndh sa vivere senza amore,. 
ma non sa, non vuole far senza i principii morali che la reli- 
gione consacra. Religione ed amore sono due elementi indi- 
spensabili alla torbida, travagliata anima sua, e vuole conciliarli 
ad ogni costo. Ad ogni nuovo amore va ad inginocchiarsi da- 
vanti air altare di Dio con 1' uomo del suo cuore, Io fa suo- 
marito, marito dissimulato, marito segreto, altrimenti perderebbe 
lo Stato e fallirebbe allo scopo costante di tutta la sua vita. 
Affronta spudoratamente il biasimo di convivere con un amante, 
sfida il disprezzo degli uomini, non si cura dello scandalo, la 
basta di sapersi in regola con Dio. 

Questa non è buona morale, ma è la morale che in buona 
fede essa credeva buona, la sola morale possibile a lei ; una 
morale che non può seguirsi senza grande coraggio. Io non vi 
dico che debba essere la nostra; dico solo che dobbiamo tener 
gran conto del fatto che Caterina, credendola sufficiente , le 
sia stata sempre tenacemente, temerariamente fedele. 

E a proposito della moralità di Caterina, ricordiamo quel 
fatto strano, nuovo anzi, nelle gesta di una sovrana medioevale, 
quando 1' esercito milanese era accorso a Forlì per rimetterla 
e per mantenerla in signoria. 

Come al solito, le milizie milanesi erano mal pagate, ma 
erano state raccolte, allettate con la promessa di dare il sacco 
a Forlì. 

Ma che cosa avverrà dell' onore delle donne quando queste 
masnade di lombardi saranno sguinzagliate per la città? Non 
se ne salva più una! Non entrino dunque! E il sacco è vietato. 

Infuriano i capitani milanesi che lo avevano promesso; la 
furia degli amici in politica, e sopratutto in guerra, può es- 
sere funesta, ma Caterina è inesorabile, non si arrende, non si 
piega, vuol salvare le sue donne, ed alle amiche squadre sfor- 
zesche non apre le porte. 

Le donne oneste, le madri di famiglia non sogliono scen- 
dere nella via per fare acclamazioni e dimostrazioni, ma questa 
volta ci vennero, e un giorno che videro passare Caterina, le si 
affollarono intorno, e come loro unica salvatrice, la abbracciarono' 
commosse e riconoscenti (Voi. I, p. 265, 277). 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 



135 



Gli assassini le hanno rubata la casa, ma essa rifiuta di 
compensarsi con le robe loro : « Datele ai poveri » risponde. 
« Dio provvedere a me ed ai miei figliuoli ! » 

Dell'assassinio del marito sa che il popolo è innocente: e 
non vuole incrudelire sulle mogli degli assassini. « Non le toc- 
cate! esclama, scellerati furono i mariti; ma a queste donne 
io voglio bene e, dacché le ho nelle mani, le tratterò con giu- 
stizia ». 




IL CASTELLO DI BUBANO DETTO : LA ROCCA DELLA CONTESSA 



I canonici del Duomo, per paura degli assassini, non ave- 
vano voluto in chiesa il cadavere di Girolamo loro benefattore. 
Caterina non fa sevizie, ma nel Duomo, in dodici anni di regno^ 
non mette più piede: Avete respinto lui morto, non avrete mai 
più me viva! 

Questi sono i fatti caratteristici, per il biografo di Caterina. 

Ma a me non basta di sentire quello che essa gridava ai 
popoli ed agli eserciti. 



136 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Come si fa a coglierla in qualche momento di espansione, 
di debolezza, come parlarle a quattr'occhi solo per un mo- 
mento ? 

È difficile scoprire con chi si apriva, perchè aveva per 
massima di non mettere alcuno a parte delle cose sue, eppure 
1' abbandono è una necessità delle anime, e tanto più delle ani- 
me forti e travagliate. — Studiamo le contraddizioni apparenti, 

« Non credere di farmi paura (aveva detto ad un assas- 
sino del marito che per sforzarla a cedere la rocca di Forlì le 
pungeva il petto con la punta di una partigiana) perchè io sono 
figliuola di tale che mai ebbe paura. Avete ucciso il mio si- 
gnore, ben potete uccidere me che sono una donna ». 

Davanti alla persecuzione del Papa, davanti alle rainaccie 
del Borgia, alla invasione dei Francesi non esita: « Quand'anche 
« io deva perdere, io voglio perdere virilmente ». Rimarrò 
sepolta sotto le rovine della mia rocca! Non a primo impeto, 
ma a ragione veduta, doveva avere scelto il partito della resi- 
stenza disperata, e, prima di prenderlo, doveva avere avute 
tristi ore di incertezza e di affanno. 

« Fate, fate (scrive alle Monache Murate di Firenze) in 
« tutte le vostre orazioni qualche ricordo di me, acciochè Id- 
« dio fra tanta agitazione del mondo me habia ad difendere 
« et adrizare al camino più salutifero ». 

Chi dominò il suo spirito? Assai volte fu Lorenzo de' Me- 
rlici, e nelle lettere a lui ogni tanto comparisce una schiettezza 
che esclude ogni millanteria. 

La castellana depone talora la visiera e: « La guerra» (gli 
«crive) « non fa per donne e putti come sono miei fioli . . . . » 

E un' altra volta: 

« Se ho forse temuto più del bisogno, la Ex. V. lo ascriva 
'« al mio essere donna et conseguentemente de natura paurosa ». 

Come va che allo stesso Lorenzo poche settimane dopo 
scrive: « Son prima per sentire le botte che avere paura? 

Questa non è contraddizione, ma sincerità e spontaneità. 
Questo rappresenta la vittoria, ciò è il rimbalzo dell' anima su- 
gli istinti più naturali. Si direbbe che Caterina avesse udita 
quella voce di Dante: 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 137 

« E però leva su, vinci 1' ambascia 

« Con r animo che vince ogni battaglia 

« Se col grave suo corpo non s'accascia ». 

Coraggioso non è chi non avverte il pericolo, ma chi vince 
la paura. 

Molte cose sugli ultimi anni di vita della Contessa ci di- 
cono le lettere di Francesco Fortunati piovano di Cascina, suo 
agente, suo intimo, il quale mi pare rappresenti quella borghesia 
savia, quella onestà popolana che in mezzo alla corruzione delle 
corti fu nerbo e balsamo all' Italia del Rinascimento. 

Il Fortunati era anche confessore delia Contessa ; ma qui 
bisogna ricordare che innanzi alla Riforma il confessore non era 
forse ancora quel direttore di spirito, quale fu ridotto poi, 
specialmente per opera dei Gesuiti. 

Ora le lettere del Fortunati non ci svelano certo i pec- 
cati della Contessa, ma ci rivelano l' impressione che essa faceva 
a lui, e questa sostanzialmente era favorevole. 

Buon sacerdote, il Fortunati non cessa dal richiamare al 
dovere i figli ingrati di Caterina. — Ricordatevi che essa è 
vostra madre, scrive loro, e che vi ama tutti! 

Sacerdote e cittadino coraggioso, non esita a chiamare 
« diavoli incarnati » i Borgia, persecutori di Caterina. 

L' esserci tra questi un Papa, non muta il suo giudizio, non 
mitiga le sue parole. 

Del resto, come nei corpi celesti le masse maggiori attirano 
le minori, così nel mondo degli spiriti, i più grandi trascinano i 
più piccoli; e qui ci si accorge che lo spirito del mite confessore più 
che governare, era governato dalla forte anima della penitente. 
Ed a questa in certi momenti solenni il buon Fortunati non 
bastò : essa ricorse allora ad una mente vasta, ad una coscienza 
pura e profonda, ed aprì il suo cuore a Girolamo Savonarola 
che era 1' anima della reazione contro Alessandro VI. Al Savona- 
rola essa scriveva che, stanca del mondo, voleva darsi a Dio 

Morta Caterina, il povero Fortunati rimane come al bujo : 
non sa rendersi ragione degli scandali che hanno invaso il 
mondo, ed affettuosamente piange e richiama quella che a lui 



138 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

era stata sempre lume ed ajuto: la grande e buona anima della 
Contessa. 

Ora traccie simili non si lasciano da uno spirito violento 
ed impuro. E questo ci fa tornare alla mente quanto'dice l'Oliva, 
scrittore quasi contemporaneo, ricordando la « rara ed incom- 
« parabile bellezza e le singolari e quasi meravigliose grazie di 
« Caterina. Natura avevala fatta bella, il Cielo buona. Per 
« opinione comune fu la donna più graziosa e la più bella del 
« suo tempo ». 

Con tutto ciò il padre Leonetti in questo secolo s' innamora 
di Alessandro VI, il nemico implacabile di Girolamo Savonarola 
e di Caterina Sforza, vuole giustificarlo, e compone un libro di 
polso, ma a tesi, che va contro la coscienza dei contemporanei, 
e non regge alla critica nostra. 

Di Caterina, il buon frate poco si occupa e nulla capisce : 
non ricorda quanto bella parve ai contemporanei, dimentica tutto 
ciò che essi hanno scritto sul suo valore e sul fascino delle 
sue grazie, e la chiama semplicemente un femminone. 

Ora si trova che morbida, delicata, « bianca che pareva de 
« avorio », lavata con profumi e con acque odorose, era la mano 
di Caterina; si trova che un giorno essa scrisse ad un amico 
confessando, e quasi dolendosi di sentirsi in tutto « donna et 
« de natura paurosa »; ma poco dopo insidiata, minacciata dai 
Borgia, assalita dal Re di Francia, cerca un guanto di ferro , 
indossa la corazza gridando all' Italia che essa vuole combat- 
tere, vuol « morire con honore » e che, piuttosto che cedere, 
rimarrà sepolta sotto le macerie della sua rocca. 

IX. 
Conclusione. 

Le donne antiche quasi più che gli uomini , mi sembrano 
servire allo studio della storia e anche della psicologia. 

Una donna notevole per ingegno, per bellezza o per grado, 
raccoglie intorno a sé gli uomini migliori; vicino a lei l'am- 
biente si fa più luminoso, 1' aria più ossigenata, le fisonomie, i 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 139 

contorni di queste figure, che un giorno saranno storiche, ri- 
sosaldate dall'amore dall'odio, dall'ambizione, spiccano, si agi- 
tano più risolute e veloci, si fanno più risentite e più vive, 
mostrano quanto è in loro di ottimo o di pessimo. 

Prendiamo qualche esempio dalla storia di Romagna. 

Nel 1357 Egidio Albornoz, spagnuolo, capitano e cardinale, 
espugna la Murata di Cesena, ma davanti a Cia degli Ordelaffi 
che l'ha strenuamente difesa, si fa magnanimo, precorre i 
tempi, indovina la equità del diritto moderno. 

Nel 1500 intorno alla rocca di Forh difesa dall'Amazzone 
Sforzesca, i cavalieri francesi armeggiano come paladini. 

La figura di Cesare Borgia non spicca mai tanto gagliarda, 
non si rivela mai tanto vile, tanto feroce, come quando insulta 
eil incrudelisce su Caterina Sforza ferita e prigioniera di guerra. 

C è di più. Gli uomini molto più facilmente riversano fuori 
tutto il loro essere; sono letterati, artisti, guerrieri, filosofi. 

Tutto li spinge all' azione esteriore; tutti diciamo loro: An- 
date, fate, scrivete, combattete. Molto lavoro è così portato 
air esterno, sì che qualche volta, come vasi giapponesi, abbiamo 
tutto il meglio al di fuori. 

Alle donne invece, anime più affettive, capaci di grande 
espansione, in ogni civiltà, in ogni tempo si grida: Ferme! 
Zitte! Non tocca a voi! — Tutti temono le donne che sanno, tutti 
fuggono le donne che fanno. Costumi, leggi, tradizioni, come 
ostacolo insuperabile arrestano la manifestazione delle loro ener- 
gie morali, le quali, ricacciate, concentrate al di dentro , spie- 
gano una forza quasi di vapore compresso , e danno luogo ad 
una reazione segreta e tumultuosa, ad una tempesta morale, 
compassionevole sempre, e, quando si tratta di donne le quali 
riuscirono a fare od a far fare cose grandi in politica, il feno- 
meno, oltre una grande importanza psicologica, può avere un 
significato storico singolarissimo. 

Questa non è storia direte voi. Ma io non posso separare 
lo studio della storia dalla osservazione e dallo esame di que- 
sto essere umano che in essa si muove e che la produce. 

Come là sul lido di Chioggia l' onda del mare gonfia e 
veloce si spinge verso la spiaggia, ma, incontrati quei muraglioni 



1 40 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

immani detti i Murazzi \ al fiero urto si risolve in una nebbia, 
in una nuvola di goccie che come fumo bianco s' inalza al cielo, 
e poi rumoreggiando ricasca in frangio di spuma, e miriadi di 
bolle d' aria travolge giù nel profondo del mare, — cosi la donna, 
proprio sul più bello, quando in lei rigurgitano tutte le energie 
della giovinezza, urta violentemente nell' ostacolo formato dalle 
tradizioni, dalle leggi, dalle convenienze. Come V onda, la donna 
si frange, si ripiega in sé stessa, come l'onda vola al cielo 
dei suoi ideali, e di là strappa forze, strappa fantasie che poi 
trascina e profonda nel segreto del cuore. 

Ogni goccia lanciata in aria è una aspirazione, ogni bolla 
che scende nell' abisso è un' amarezza sepolta. 

Ma tutto questo uragano è interno, è segreto; piccola, de- 
bole è la creatura dentro alla quale si sviluppano forze tanto 
grandi e resistenza, reazione tanto gagliarda. 

L' anima della donna è come una grotta ridente , fiorita , 
in apparenza piccola e poco profonda. Ma le volte si innalzano; 
ecco vaste sale, gallerie lunghe, interminabili. Non sperate mai 
di trovarne la fine. Ecco lunghe file di stalattiti formate da 
antiche lagrime petrificate. Dalle volte umide, misteriose, an- 
cora cadono delle goccie ; sono lacrime nuove che vanno 
a perdersi giù , giù, nelle tenebre dell' abisso. 

Più avanti depositi di carbon fossile, avanzo di foreste 
vergini e fiorite, tutte illusioni distrutte poi da incendii, incendii 
d' amori che divamparono , o che soffocati nel cuore, nascosero 
le loro fiamme e fumarono soltanto come carbonaje. Tutto car- 
bon fossile che è avanzo d' incendii passati e che tuttora è 
materia capace di alimentare altri fuochi. 

Poi giù nel fondo miniere di ferro, d' argento, d' oro, masse 
enormi di metalli preziosi che nessuno ha scavato, nessuno ha 
saputo mai. 

La donna storica è come una bella, una grande attrice. 
Vederla, udirla sulla scena non mi basta: non posso dimenti- 



' Sui Murazzi una volta stava scritto che ausu Romano, aere Veneto erano 
stati innalzati per- tenere quiete e sicui'e le acque della Laguna. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 141 

care che li è travestita, e che le idee e le parole che dice 
tanto bene non sono sue. 

Io voglio sapere che cosa pensa, che cosa sente davvero, 
e come nell' attrice, così nella donna storica cerco la donna vera, 
e per scoprirla tento di penetrare quel fenomeno di riflusso 
psicologico che più o meno ha luogo in tutte le donne. 

Qui nel Museo Civico di Bologna sta, (rarissimo, non so 
se unico esempio) un' armatura intiera di donna. Tutto fa cre- 
dere che sia proprio quella che Caterina Sforza si fece fare 
apposta, e portò nella guerra contro Cesare Borgia. 

Ma io non mi contento di stare in mezzo alla folla dei 
curiosi e degli ammiratori gridando: « Guarda, guarda! Una 
« donna coperta di ferro ! È un' eroina, è un mostro, è un mi- 
« racolo ! » 

No. La natura, la storia hanno fenomeni, hanno meravi- 
glie, ma non hanno mostri, non hanno miracoli. È la meravi- 
glia, è il fenomeno che a me preme di appurare, di conciliare 
e di spiegare con la legge generale. 

Questa donna coperta di ferro, rosseggiante del sangue 
nemico e del suo, io voglio vederla da vicino, io voglio cono- 
scerla , la corazza oramai m' importa poco , quello che io voglio 
sapere è se il cuore dell' eroina, ebbe i palpiti, ebbe le angoscio 
delle donne nostre. Allora solo capirò il segreto delle sue au- 
dacie e dei suoi fatti guerrieri. 

La donna che sotto questa armatura osò sfidare, fece tre- 
mare Cesare Borgia, io sono riuscito a scoprirla moglie mal- 
trattata, impaurita di Girolamo Riario, vittima indifesa di un 
uomo corrotto e brutale ; e più che nei colpi di spada , nelle 
angoscie domestiche ho veduto l'animo della donna forte. 

Questa ricerca psicologica fatta sopra la vita intima di una 
eroina leggendaria, mentre conduce ad esercitare la mente con 
la disciplina severa di uno studio critico paziente, coscienzioso, 
profondo, preciso, alla perfine riscalda l'animo e lo ritempra, 
perchè ci fa toccare con mano come quella vita di Caterina 
palese, meravigliosa, che il mondo celebra ed ammira, non 
fu che conseguenza di una vita interna ; vita di lotte dove il 
dolore fu principio di reazione e di forza. 



142 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Nulla di più educativo che il ricercare una bella figura 
storica e il comporne una biografia. Questa di Caterina Sforza 
parrai che abbia avuto sul mio animo una azione corroborante 
ed ispiratrice. 

Questa non è una illusione mia. Un articolo di un gior- 
nale politico francese^ incomincia cosi: « Alle belle anemiche 
« che i medici loro curano col ferro, noi raccomandiamo la 
« lettura fortificante dei tre volumi sulla Caterina Sforza ». 

Sulla utilità della storia si può disputare all' infinito, ma 
a me sembra di avere ora sperimentato quanto è vero quello 
che Marco Minghetti mi diceva: « La storia non può avere 
« azione sui fatti, ma l'ha sul sentimento ». 

E queir azione ispiratrice che il grande uomo diceva ve- 
nirci dalla storia, ora che egli è scomparso, come da ogni bella 
figura passata, io sento che a me, che a noi tutti, viene dalla 
cara, dalla gloriosa memoria di lui. 

Pier Desiderio Pasolini 



« Le Journal, 21 mai 1894. 



DOCUMENTI 



1. Galeazzo Maria Sforza autorizza certe provviste per Caterina 

di anni sei e per altri suoi figliuoli. — 11 marzo 1469. 

[Milano, Ardi, di Stato — Registro Missive, n. 85, f. 196 — V. Voi. I, p. 40], 

Gotardo Panigarole. Cecho nostro secretarlo ne ha domandato se 
semo contenti che ad Carlo, Alexandro et Catherina nostri figlioli 
provedi de certe cosette gli abisognano, come de scarpe, sybre ' et 
guanti : et cosi ad questa nostra festa * volemo gli faci qualche cosa 
de colore per loro vestire etc. Dicemo che dele cosette sopradicte gli 
debij provedere, et de fargli qualche cosa ad questa nostra festa 
ancora la remettimo ad ti, facendogli quello te parirà bisognare. In 
Villanova XI martij 1469. Cichus 

2. Galeazzo Maria Sforza a Gottardo Panigarola cancelliere. — 

Lo autorizza a fare le provviste indicategli in una nota o 
cedola, speditagli per uso di Carlo, Alessandro e Caterina 
suoi figliuoli. — 23 marzo 1469. 

[Milano, Arch. di Stato, Registro Missive, n. 89, f. 210 — V. Voi. I, pag. 40]. 

3. Tenendosi in Parma un convegno di vari principi per addive- 

nire alla pace con gli Estensi, il Duca di Milano volle colà 
la presenza di tutta la Corte, e compilò la lista dei cortigiani, 
delle dame e delle pedine che dovevano andarvi con 250 cavalli. 
In testa della lista figura la Duchessa Bona con cavalli 4, 
seguita immediatamente da Caterina e da Clara Sforza con 
un cavallo ciascuna. — settembre 1470. 

[Milano, Arch. di Stalo, Potenze Sovrane, Bona di Savoia — V. Voi. I, p. 41]. 

' Le sybre ossia Zibrette in dialetto milanese. Sono usate tuttora dai 
popolani lombardi, e in italiano equivalgono a. pappi-cecie, pianelle o patacchine. 

2 Cioè di S. Giorgio, festa celebrata tutti gli anni in memoria dell' en- 
trata di Francesco Sforza in Milano nel 1450. 



144 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Infrascripti sono quili che hanno andare a Parma con la nostra 
illustrissima nostra Madona. 

Prima la nostra illustrissima Madona b. Cavalli 4. 

Domina Caterina Sfortia b. » 1. 

Domina Clara Sfortia b. » 1. 

(Seguono i nomi di 19 donne. 

» » di Ottaviano Sforza 14. 

» » di 67 uomini, cioè il secretarlo Bartolo- 

meo Calco, il medico, il capellano, ecc. 
» » di 28 cortigiani 

Cavalli in tutto 250. 

(La lista non ha data, ma dal carteggio si raccoglie che l' andata a 
Parma ebbe luogo nel settembre 1470. Ho omessi i nomi delle donne, degli 
ufficiali della Corte e dei cortigiani). 

4. Istrumenio del matrimonio tra Girolam,o Riario e Caterina 

Sforza. — 17 gennaio 1473. 

[Milano, Arch. di Stato, Reg. Ducaìe, V. n. 1, f. 133 137-38 — V. Voi. I, pag. 46]. 

5. Caterina a Lorenzo de' Medici. — Raccomanda un carcerato 

nelle Stinche *. — 10 ottobre 1477, da Roma. 

[Firenze, Arch. di Stato; Mediceo avanti il principato. Filza 33, e. 811J. 

6. Galeotto Manfredi a Lorenzo de' Medici. — Manda, a consi- 

gliare Caterina Sforza, giunta alle porte di Faenza, a voler 
spassare fuori di città. — 14 agosto 1481 Faenza. 

[Firenze, Arch. Stato-, Med. av. Pr., filza 38, e. 180]. 

7. Francesco Diedo oratore Veneto jìvesso il Papa scrive curiosi 

particolari sopra Sisto IV e sulle sue furie contro il conte 
Girolamo Riario suo nipote, per i fastidi nei quali lo aveva 
cacciato. — 31 maggio 1482, da Roma. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

Exemplum litterarum D. Francisci Diedi Orat. veneti apud sum- 
mum pontifìcem interceptarum. 

Partito che fu beri il coriero, Ser.™" et Ex."»" Prin. et d. obser- 
vand.'"o, che molti di questa teri'a se armono ed andorno al monte 

• Prigioni orribili di Firenze. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 145 

opposito a Ripa per sacomanare quilli navilij, mostrando farlo per la 
preda facta la matina ne la quale fu preso un bon citadino Romana 
per nome Santo : pur ce etiam de li boni quali feceno restare que- 
store dicendo non essere il tempo, de che andò etiam li Conservatori 
cum gran numero del populo al pontitice a dolersi de li danni. Il gè 
rispose quietamente promettendo restaurarli i loro danni : poi fulmi- 
nando mandò immediate per Ser Philippo cancelliero del S."" de Arimino, 
et indemoniato, cum li ochi, gesti et parole da inspiritato, domandò 
quanto tempo era chel era qui et che non era venuto a visitarlo né 
parlarli altro che una volta, dechiarandoli i periculi propri] et che 
vedeva essere caciaio da Roma et voleva intendere sei Sig.""® suo 
venirà qui. Se excusò sei non era venuto perchè havea communicato 
tuto col conte, comentiò a cridare che conte ? conte, conte me ha 
messo in questi travagli, io non posso stare cussi, scrivi al tuo SigJ^ 
che se li sera comandato per la Sig.'^ immediate venga qui a defen- 
derme, et non volse aldire altro, benché el dicto cancelliero iustifì- 
casse ogni cosa, confortandolo a non fare novità etc. La sira poi fece 
tanto el pazo cum messer Fran.° Nocetto, qual venian de campo per 
dirli el conte bavere provisto in modo da qui inanti non se farla 
incursione. Furiò molto più dicendo doman sera el Duca de Callabria 
a Marino : A lincorsione se può provedere pagando i danni, ma perdere 
il Stato ? Io son morto et desfacto del honor, oime oime, chiamando 
spesso conte, conte, non vuol fare venire sin qui, duolemi sia partiti 
li ambassatori de la liga de qui, me accordarla per non expectare 
tanta furia, qui non ce ordine, 'e mie gente sono sparse. Parendome, 
Principe Ser.™'', cognoscendo la natura del Pontefice come el dice, 
vedendose fòrte, gagliardissimo, debile, timidissimo, dubitai che i 
stimoli di Card.^' et del tumulto levato dal populo facesse voltare 
sua S.'^, mandai a dire chel conte venisse questa matina qui, et li 
andai centra tanto a tempo che a lalba el trovai fuori de la porta 
de la cita, et persuasi havesse patientia se el Pontifico se alterava 
cum lui considerando il suo et nostro periculo, et de spegazare lo 
inferno chi li havea depinto questore. Disse non avere pensiero perchè 
el corpo, etc. Quella SigM et io non andaremo ad anegarse sei papa 
facesse quello chel non debbo. Io venire in Romagna et menarò 
i principali conductieri cum mi, tutto turbato, vedendo alcuni cardi- 
nali sublevare el populo et fare vacillare el pontifico. 

10 



146 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

8. Branda da Castiglione al Duca di Milano. — // Papa ha rim- 

proverato al Conte Girolamo la sua fiducia nei Veneziani ^ 
dicendogli che sai-anno la sua rovina. — 20 agosto 1482. 

(Milano Arch. di Slato — Potenze Estere: Napoli, V, Voi. I, p. in). 

Per rellatione de uno frate de Sancto Francisco no- 

viter venuto de Roma e inteso chel Pentefice, quisti proximi giorni 
passati, dixe de molte iniurie al oratore venetiano, dicendoli che se 
la Maestà del Re havesse havuto uno oratore in Corte, haveria fa- 
cta la pace. Et partito da la presentia sua, se volta centra el Conte * 
et gli dixe, tu ha havuto cosi puoco cervello che liay creduto tanto 
ad questi venetiani, che te romperanno el collo et te faranno per- 
dere Forli et Imola et poi morirai al hospitale 

Neapolis die XX augusti 1482. 

9. Il Cardinale Gonzaga al fratello Marchese di Mantova sulla 

morte di Roberto Maìutesta. — 11 settembre 1482. 

[Mantova, Arch. Gonzaga, Roma]. 

Ill.i-'' domine frater noster hon.""® Essendo accaduta questa acce- 
lerata et immatura morte de la bo. me. del S.*" Roberto Malatesta, 
causata da una febre continua terzana dopia cum fluxo veheraentiss.", 
per il che tandem heri tra la prima e secunda bora de nocte expi- 
ravit, ne parso officio conveniente a la coniunctione di sangue havevimo 
cum sua S.'*, e per la speciale affectione che sapiarao si portava la 
Ex.^* V. dargene speciale aviso per littere nostre, e una quella con- 
dolerne de la comune perdita de tal parente, che extiraano a lei sera 
molestissima, la qual ad ogniuno è parsa tanto più acerba per essere 
seguita in questo fiore del etate, et augii mento de la suoa reputa- 
tione. In che per non piccola ricompensa accepteremo la gratia li ha 
concessa messer domenedio de fare un fine devoto e catholico, cum 
receptione de tuti li sacramenti ecclesiastici, e perseverantia de buon 
intellecto fin a lo extremo. Di puoi questa matina in consistorio la 
S.'« de ed. S. ha habilitato e legitimato li suoi doi figlioli per la 
successione de quello vicariato e dominio, del quale se investiscono. 
È terminato de mandare de la lo 8.""° Mons."" de Milano per por- 

' Girolamo Riario. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 147 

tarne la investitura et exequirlo et per firmare et indrizare lo go- 
verno de quelli pupilli cuna la protectione de santa chiesia. Bene 
videat 111. D. V. Rome XI septembris MCCCCLXXXIJ. 
IH. D. V. Fc. F. de Gonzaga Card.i'^ Mant. 

Bononie ete.^ legatus. 

10. Il Columbino Oratore di Mantova, scrive al Marchese comunica- 

zioni importantissime sulle trattative della pace tra il Papa^ 
re Ferdinando di Napoli e i collegati. — Lo Stato di Milano 
ha chiesto in ostaggio Caterina coi figli — Proposta di man- 
darla invece a Milano in visita senza figli. — Segue un bi- 
glietto in cifra., tutto decifrato. — 4 dicembre 1482, da Roma. 

[Mantova, Archivio Gonzaga]. 

11. Alessandro Arrivabene, segretario del Cardinale Francesco Gon- 

zaga al Marchese di Mantova. — Curiosi particolari snl 
Conte Girolamo Riario, interpellato se avesse fatto grazia sulla 
vita ad alcuni cospiratori di Forlì già presi. — 31 dicembre 
1482, da Roma. 

[Mantova, Archivio Gonzaga]. 

12. Stefano Taverna al Duca di Milano — Arrivo di Caterina in 

Imola. — 18 giugno 1483. 

[.\rch. di Stato, Milano — Potenze Estere : Bologna]. 

13. Stefano Guidotti al Marchese di Mantova. La Contessa Caterina 

Sforza Riario ha occupato Castel S. Angelo — Come avvenisse 
il saccheggio del palazzo dei Riario dopo la morte di Sisto IV. 
— 15 Agosto 1484 da Roma. 

( Mantova Arch. Gonzasja — Pubblicato dal Prof. Vittorio Gian nella 
Rivista Slorica Italiana. — Voi. X, fase. IV, 1893. 

Ill.mo Sig. mio singul.'"^ 

« Perchè de bora in bora se chiariscono più le cose, m' è parso 
« di suplir al scriver passato e dar noticia a la Ex"* V. di quanto 
« se pò haver per me, qua al presente. 

« La notte de la morte dal pontefice, che non si poteva verificar 
« molte cose, fu ditto che alhora il S-''^ Conte era intrato in castello: 
« ma el fu el R.'"'' raons. Camerlengo che andò ad adaptar le cose 
« bene a posta del conte. 

« Heri sera la IH. Contessa intro in ditto Castello Sanato Anzelo 
« e sta in reputazione sua. El S.''^ Conte è stato col campo dove l'era, 



148 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« finché mo dui dì fanno el sacro collegio gè scrisse chel venesse 
« capitaneo generale come 1' era, a Roma, e cura lo exercito , e la 
« guardia di Ronaa, che lo volevano in quello grado de fede, reputa- 
« tione e honore che 1' era sempre stato : e chel volessi per uno pezo 
« soprasedere da quelle guerre Colonese fin che fussi electo uno novo 
« pontefice: che poi se persequiria o cessarla secundo paresse expe- 
« diente. E cussi el S/" Conte vene hozzi cutn la giente sua e starà 
« se extima a pratichare qualche pontefice a suo proposito ; che già 
« casa Ursina che tuta è dedita al conte in anima e in corpo pra- 
« tichano chetamente per il R.""" Car.'® di Conti suo parente, fratello 
< del S.""® Jacopo Conte : per quello che si pò comprendere: che quando 
« quello fusse, el S.'^ Conte starla assai bene. Ma sia come si voglia 
« Sua IH. Si. ha il castello e tutte le fortezze in mane: credo che 
« sempre 1' haverà bon partito da la sede apostolica; e che el se sa- 
« perà governare per modo chel monstrarà haver bon capo in le cose 
« sue. importante. Al fatto che l'altro dì gè fusso sachomanata la 
« casa, s'è inteso benissimo la casone chi è stata per i doi medesimi, 
« non credendo far tal excesso. 

« Morto el pontefice, quelli delo 111. Si. Conte che erano al go- 
« verno de la casa, desono (ne) tute quele poche robe che gè erano 
« dentro e a salvamento: ma dui o tri di quelli famiazi (s/c) di casa 
« che havevano lì dentro dui matarazi che erano suoi propj : cesato 
« (s?c) che fu ogni cosa preseno in spalla questi lor matarazi e tre- 
« pando cridavano per casa : sacho, sacho. Hoc audito, perchè già se 
« levaveno per la terra di giotti {ghiotti) che cercano tali excessi, intrò 
« in casa una brigata de romaneschi credando che la casa se sachezassi, 
« e misero ciò che gè era a sacho ; videlizet ussi, fenestre , forate 
« et similia e la conzono per modo che mille ducati non reftarà il 
« danno. 

« De la qual cosa esso IH. S.""^ Conte s' è dogliuto al Collegio, e 
« invero g'è stato risposto humanissimamente, e offerto de restituirla 
« in pristinum statura. Allegando loro chel sia stato fatto questo 
« cum lor summo dispiacere : e per questo hano fatto uno ordine 
« che tutti i caporioni de la terra cum cento fanti per uno, vadano 
« per le lor contrade, e defendano la terra da tali excessi, et heri 
« sera comenzono 1' offìtio loro : e par che più non sia da dubitai'e 
« di tali inconvenienti , perche hanno menezato a li ditti Caporioni 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 149 

« che tutti li mali che se farano, loro serano imputati e satisfarano; 

« e cussi se è provisto a questi excessi molto bene. Se tiene che lo 

■« IH. Si. Conte farà stare el campo suo fora de la porta a Ponto 

« Molle, e la Sua III. Si. starà in castello e praticharà de pontefice 

« al suo designo e proposito, per haver le forteze e la giente d'arme 

« e haver casa Ursina e li Conti a suo piacere. Se dice etiam chel 

« Car.'s Colonna e lo Savello che sono di fora non vegnerano a questa 

« ellectione : per che già alegano che la guardia de tuta la terra, chi 

« è data al S.'"'' Jacorao Conte, è in mane di suo inimico, e che per 

« questo fanno coniecture molti che debbano essere differentie assai e 

« discordie in questa ellectione. Ma dio veti tanto errore e danno di 

« questa santa chiesia. Molti se dice che se astringano a questo loco : 

« primo lo R,*"" Car.'« de Milano: per esser vechio, amato da romani 

« e favorito da molti Car.^'. Alcuni dicono del Car.'« di Conti per le 

« casone ditte che l' è Ursinesco , bona persona, e vechio, et ha il 

-« fratello prudentissimo e del quale se ne fa stima qua. Altri dicono 

« del Car.i® Gerona per esser più vechio, bona persona e neutrale a 

« queste parte: ma l'è spagnolo. Altri hano parir chel Car.'® di San 

« Marche gè debba far bello per esser di tempo bono e prudente e 

« reputato dassai et in colegio et altrove : ma 1' è Veneto. Questo 

« è quanto si dice in li Cortesani. Ma Dio poterla mandar altro 

« non pensato ». 

(Non inutili dicevo i particolari offerti da questa lettera, sovrat- 
tutto perchè tendono a smorzare alquanto le tinte, troppo forti, del 
quadro, quali erano somministrate all'A. da altri documenti. (Cùm)). 

14. Stefano Guidotti al Marchese di Mantova — La Contessa tiene 

sempre il Castel S. Angelo — Il conte con tutto V esercito da 
Ponte Molle si è ritirato ad Isola — A Ripa Grande sul 
Tevere sono saccheggiate le barche dei Genovesi. — 16 agosto 
1484, da Roma. 

[Mantova, Ardi. Gonzaga]. 

15. * Cinque lettere di Pierfilippo Pandolfini a Lorenzo de' Medici. 

Colloqui con Lodovico il Moro dopo la morte di Sisto IV. — 
La 'posizione del Conte Girolamo in Romagna non pare soste- 
nibile. — agosto-settembre 1484, da Milano. 
N. B. — I documenti ed i gruppi di documenti preceduti dal segno * 

mi vennero gentilmente coraunioati dalla egregia e colta signora Annetta 

Fidanzerò in Berti naria. 



150 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

16. * Cinque lettere di Bernardo Riicellai a Lorenzo de' Medici 

sul Conte Girolamo e sulla poliea italiana di quei giorni. — 
novembre-dicembre 1484. 

[Firenze, Ardi, di Stato, filza 48, e. 21, 32, 40, 45, 55]. 

17. * Spoglio del carteggio di Pierfìlippo Pandolfini oratore fioren- 

tino a Roma. — Sulla politica di Innocenzo Vili nuovo 
Papa. — dicembre 1486, gennaio 1487. 

[Firenze, Arch. di Stato] 

18. Caterina malata., è guarita da un medico della Corte Sforzesca. 

— 2 gennaio 1485. 

[Milano, Arch. di St., Potenze Estere: Forlì — V. Voi I, p. 164]. 

Gio. Fran.co Oliva al Duca di Milano 

Magistro Christophoro da Soncino ' sano arrivò qui 

hogi è lo quarto dì, et trovò questa Madona in asai bone essere zoè 
senza febre et dolori quali dappoi semper ha recevuto magiure melio- 
ramento et credessi che lo aspecto solo de questo homo da bene 

senza altri remedii 1' bavera restituita in bona convalescentia 

Forlivij die 2 januarij 1485. 

19. Ritorno del medico che ha guarito Caterina. — 11 genn. 1485. 

[Milano, Arch. di St., Potenze Estere : Forlì — V. Voi. I pag. 164]. 

Gio. Fran.co Oliva al Duca di Milano 
Questa Illustris.™* Madona in tuto è restituita a bona convale- 
scentia et fra tre o quatro giorni Magistro Christophoro retornarà 
cum bona licentia de sua Signoria da la Excellentia Vostra. 

Ex Forlivij die XI januarii 1485. 

20. Giovan Francesco Oliva al Buca di Milano. — Ancora del 
ritorno del medico Cristoforo da Soncino, che parte e va a 
Bologna « lassando questa illustre Madonna ben liberata et ga- 
liarda ». — 14 gennaio 1485. Forlì. 

[Milano, Arch. di Slato. Potenze Estere : Forlì. — V. Voi. I, p. 164]. 



' Medico della Corte Sforzesca, non so se rnandato o chiamato a curare 
Caterina ammalata. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 151 

21. Gw. Francesco Oliva da Imola al Duca di Milano. — Nella 
mattina del giorno 22 marzo 1485 Giovanni Bentivoglio, 
andando a Loreto con numerosa comitiva .^ passa per Imola 
incontrato e onorato dal Conte Girolamo. Dimorò in Imola 
tanto quanto visitò la illustrissima Madonna. — 22 marzo 1485. 

(Milano, Arch. di Stato P. E. : Forlì 1485]. 

22. Branda Castiglioni da Napoli al Duca di Milano. — Riferisce 

che il Duca di Calabria gli disse che il moto di Sieìia, princi- 
piato da Roberto Sanseverino, era stato trattato anche dal 
Conte Girolamo *, lo che era stato causa della perdita del con- 
tado di Cariate. Inutile quindi insistere per la rifusione delle 
sue entrate. — 13 maggio 1485. 

[Milano, Arch. di Stato. P. E.: Napoli. — V. Voi. I, pag. 132J. 

23. Gio. Francesco Oliva al Duca di Milano. — Caterina verrebbe 
a Milano nel prossimo agosto^ se la venuta sua non dispiacerà 
al Duca suo fratello né a Lodovico suo zio. — 10 luglio 1485 
Imola. 

[Milano, Arch. di Stato. Potenze Estere : Forlì. — V. Voi. 1, p. 164]. 

24. Pietro Paolo Pegio al Duca di Milano. — 8 agosto 1485. 

[Milano, Arch. di Stato, P. E.: Ferrara]. 

A questi IH.™' Signore et Madama ò significato il 

parentato contracto di presente fra la 111.™^ Madona Biancha vostra 
Sorella con lo unico flolo del Serenissimo Signor Re de Ungaria * a 

li quali è piazuto sumraamente 

Ferrai'ie Vili augusti 1485. 



1 Così si spiega perchè l'anno prima Caterina si diede tanta premura 
di dare ai Senesi notizia della vittoria riportata dalle truppe ecclesiasticiie 
contro il Duca di Calabria. Benché non figuri quasi mai, Caterina occupa- 
vasi qualche volta di politica. 

2 Questo matrimonio andò poi in fumo per l'avvenuta morte di Mattia 
Corvino re d' Ungheria padre di Giovanni primogenito, fidanzato a Bianca 
che sperava succedere al padre. Gli Ungheresi non vollero saperne, ed eles- 
sero loro re Ladislao re di Boemia, col quale si iniziarono trattative per 
dare in moglie la stessa Bianca, la quale sposò finalmente nel 1494 Massi- 
miliano re de' Romani. 



152 R. DKPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

25. Gio. Francesco Oliva al Duca di Milano. — Il Tolentino è causa 
di liti coniugali tra Girolamo e Caterina. — 11 agosto 1485, 
da Cotigiiola. 

[Milano, Arch. di Stalo, Potenze Estere: Forli. — V. Voi. I, p. 1641. 

«... per essere lo Signore Conte et Contessa in grande ruptura et 
« sdegno per li maligni deportamenti del Tolentino, quale pare non prenda 
« piacere d' altro che di nutrire odio contro le Signorie loro, me sarà 
« necessario dimorare alcuni di, per vedere se per qualche via se 
« poterano reconciliare per 1' absentia del Tolentino, quale essendo 
« restato ad Forli non poterà cosi facilmente nutrire questo male » 

26. // Duca di Milano a Gio. Francesco Oliva. — Allude ai dissa- 
pori tra Girolamo e Caterina per causa del Tolentino. Procuri 
di riavvicinare Girolamo a Caterina e persuadere questa ad 
amarlo ed a rispettarlo. — Rimanga tra loro fiìichè non 
sono pacificati. 

Caterina aspetti a venire a Milano : le liti ariete col marito 
e il sospetto di peste consigliano a differire la venuta sino al 
giungere degli oratori del Re d' Ungheria. Così potrà godere 
quelle feste ^ le ornerà con la sua presenza, eie. — 21 agosto 
1485, da Milano. 

[Milano, Arch. di Stato. Potenze Estere: Porli. — V. Voi. I, p. 164J. 

.... facendo da canto intendere al Conte che la Signoria Sua vegli 
reponere onine rugine chel avesse pigliato centra la IH. nostra sorella, 
et advertendo epsa nostra sorella chella se vegli portare cum tal 
modo verso al signor Conte chel sia ben corresposto a quella affectione 
et riverentia che si convene portare al marito, aciò che se redintegri 
■quello amore et consenso de voluntà qual soleva essere intra loro 
per el bene proprio et per la quiete et conservatione de quello stato, 
et aciò che epsa essendo stata in tucte le altre cose prudente , in 
questo non demonstre altro sentimento che se li convenga per la 

virtù sua et per la casa dande ella è reuscita 

La venuta in qua de la IH. nostra sorella saria a noi 

multo più grata che ad epsa. Ma 1' alteratione seguita tra epsa [et] el 
signor Conte essendo recente, fa che non la existimamo ad alcuno 
pi'oposito de presente; maxime per la suspictione de la pestilentia la 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 153 

quale fa che tale venuta non saria senza periculo; iudicamo adunche 
sii meglio differire fin alla venuta de li oratori destinati dal Sere- 
nissimo Re de Ungaria per el matrimonio et sponsalitio de la IH.""* 
Madonna Bianca nostra sorella ; perochè interea questa cita speramo 
recevera melioraraento ; et la venuta de la Contessa in qua, ultra 
chella sarà cum piacere suo et nostro, sarà ancora ad ornamento 
del acto et solennità qual se farà 

27. Gio. Francesco Oliva a Bartolomeo Calchi segretario del Duca 
di Milano. — Caterina vuol venire a Milano dicendo che è già 
riconciliata col marito; dice che non teme e non ha mai teynuio 
la -peste, e che essendo incinta non sarà libera al tempo della 
venuta degli oratori d' Ungheria. — Si capisce che., impetuosa 
com' era suo padre, nelV ottobre verrà in ogni modo, dicendo 
che per quanto il Duca non la voglia, non le farà chiudere 
in faccia le porte di Milano. — Bisogna concederle ciò che è 
impossibile di impedirle. — Anche il marito dovrà lasciarle 
fare quello che vorrà. — 26 agosto 1485, da Imola. 

[Milano, Arch. di Slato — Potenze Estere: Farli, V. Voi., p. 146]. 

Magnifice domine raihi colendissime. 

Questa IH. Madona doppo io sono de qua, sempre è stata in di- 
spositione de transferirse li in questo tempo per fare reverentia et 
visitare lo nostro 111.'"° Signore, parendogli le sii graveza el differire 
più et vedendo ora che non se li acconsenta per lo prefato Ill.'"o 
Signore Nostro ne sta cum qualche dispiacere, dicendo che la rasone 
della alteratione era tra lei et lo Signore Conte essendo mancata per 
la reconciliatione loro, quella della pestilentia non curarsi per lei, che 
è stata tanto tempo a Roma quale mai è netta da peste, della quale 
periscono solamente persone ville et abiecte, et al tempo della ve- 
nuta delli magnifici oratori del serenissimo Re d' Ungaria per la 
solemnitate del matrimonio della 111."'* Madona Biancha, non po- 
terla forsi venire, perchè essendo gravida, poterla allhora essere o in 
parto e vicina, et per questo desiderarla che se le compiacesse che 
la potesse venire a questo octobre proximo, el che quando se facia, 



154 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

io comprehendo per esser del ingenio et animo paterno che la ne 
venera da sé al dicto tempo, dicendo lei che quando la sii conducta 
a Milano senza lo consentimento del prefato nostro 111.""^ Signore et 
dello Sig. Ludovico scia (sa) che non li serano serrate le porte né la 
caciarano; essendo aduncha in questa dispositione forsi non seria 
male acconsentirli che la potesse venire al piacere suo per compia- 
cergli de quello che male se li può denegare. Non diraanco io non 
mancharò de disponerla a differire questa venuta sua insin al tempo 
della dieta solemnitate. Del che etiam lo Signore Conte se acconten- 
tarla più cha che la venesse prima. Tutta volta comprehendo che de 
questo la lassara fare comò la vora. Alla magnifìcentia vostra me 
raccomando. Data Himolae die XXVI augusti 1485. 

28. Il Duca di Milano a Gìo. Francesco Oliva. — Si rallegra della 
pacificazione avvenuta tra Caterina sua sorella e il Conte 
Girolayno Rìario. — Bisogna tener lontano chi semina di- 
scordia tra loro, — Crede opportuno che Caterina differisca 
la sua venuta a Milano per ragione della peste. — 1° set- 
tembre 1485. 

[Milano, Arch. di Stato — Potenze Estere: Forlì]. 
Abiate die primo septembfis 1485. 

lohanni Francisco Olive. 

Zoan Francesco = Ne ha dato piacere quanto ce hai scripto de 
la reconceliatione et redintegrameuto che hano facto quelli 111. Si- 
gnori alla consueta loro charità intimi nsecheza et benivolentia ; la 
quale si comò per natura et omne respecto è debita tra loro, cossi 
quando ella se interrumpe ne offende fin al core, e pero havemo con- 
fortato et de novo confortarao se levi dacanto omne persona la qual 
cerchi ponere dissensione intra epsi signori. 

La instantia de la 111. nostra sorella ne dimonstra grande segno 
de r affectione eh' ella ce porta, desiderando saltem ad octobre ve- 
nire qua el quale tempo parerla più longo a noi che a lei quando 
la condictione de la cita fosse tale eh' ella potesse venire a quello 
mese. Ma agravandose el male più presto che pigliando melioramento, 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 155 

non sapemo né possemo dire nisi quanto in le altre havemo scripto, 
maxime essendo noi absentati da Milano né sapendo al certo a qual 
mese retornarli ; né dubiti la Signoria Sua che mai per tardità ce 
possa venire in oblivione. 

29. Gio. Francesco Oliva al Duca di Milano. — Girolamo è partito 

il giorno innanzi per Imola per incontrare il Revere7idissimo 
Camerlengo « lassando la IH. ma Madona Contessa al Governo 
» de questa citate, presso la quale io sono remaste stringendo- 
» mene lo prefato Sig.""® Conte. — 10 settembre 1485, da Forlì. 

[Milano, Arch. di Slato. Potenze Estere: Porli. — V. Voi. I, p. 164]. 

30. Francesco Visconti al Duca di Milano. — // Conte Girolamo 
gli ha confessato di essere in grandissime strettezze. Caterina 
ha le gioie impegnate. Come venire alle nozze di Bianca 
Maria ? Bisognerebbe poter far qualche vendita per riscattarle 
e rivestire Caterina, la famiglia, etc. etc. — 8 novembre 1486, 
da Forlì. 

[Milano, Arch. di Stato. Potenze Enere: Forlì. — V. Voi, I, p. 178]. 

31. Francesco Visconti al Duca di Milano. — Caterina era stata 

invitata alle nozze di Bianca Maria sua sorella. Ma il Riario 
era al verde. Le gioie di Caterina erano impegnate, e per 
far denari erano state messe in vendita alcune possessioni. — 
La miseria è tale che, fallite le speranze di queste vendite, 
Girolamo e Caterina versano lacrime davanti all' ambasciatore 
Sforzesco. A parte poi Caterina si lagna con lo stesso amba- 
sciatore dei mali trattamenti del marito — 26 novembre 1486, 
da Imola. 

[Milano, Arch. di Stato. Potenze Estere: Imola Forlì. — V. Voi. I, p. 178J. 

Lo IH. Conte Hieronimo, il Magnifico messer Zohanne 

Bentivolio et mi siamo andati sopra le loro differentie, et spero che 
presto li mettaro tale asesto, che e 1' una e l'altra parte reraanerano 
ben satisfficti, et contenti, come la voluntà de la Excellentia Vostra. Di 
novo essendo in Camera de la Contessa, ad rasonamenti de la Signoria 
Vostra, vene il dicto Conte da noj con le lacrime agli ochij, et dissi 



156 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

(disse) queste paroUe, a bora Antonio Baldracano me advisa che ha 
poca speranza nelli mij assignatnenti del 87, et mancho de vendere 
Fortunagho e Rothobio ' con la possessione; se la Excellentia sua non 
mi adiuta sono desperato, vituperato et desfacto al tutto, maxime che 
le zoje de mia mogliere parte impegnate ad Bologna parte ad Zenoa, 
le quale patiscono gravissimi interessi, in breve sono perse, et epsa 
mia Mogliere non poterà andare ad Milano secondo la promessa : io 
vestita e non vestita, zogliata e non zogliata, per compiacerli la lassaro 
andare, ma lev dici non vole se non con le zoye altramente andare 
et molte altre cose piangendo et l' uno et 1' altro me disserono stri- 
ctamente pregandomi li ricomandassi a la Excellentia Vostra : io in 
risposta di questo usai alcune conveniente et dextre paroUe in modo 
che assay li consolay et tolsi carico de scriverne ad la Signoria Vostra 
acciò che quella li facia quella provisione che li parerà et piacerà. 
Doppoy vene la Contessa tutta affannata, a la Camera mia et disserai 
fra r altre cose assay queste parelio : tu non sai le cose agitate tra 
mio marito et mi et tractamenti facti eh' erano di tale natura chio 
haviva invidia ad quilli quali morivano ; da certi zorni in qua la 
Excellentia de mio fratello ha pur demonstrato de tener ricordo de 
mi et qualchi cuncto, in modo che mio marito haviva un poco 
mutato con me stillo et deportamento ; se leij non li fa quello assi- 
gnamento et non reusischa quella vendita, non poterò andare ad 
Milano che è mia singulare consolatione prima che mora, et parerà 
me habia delezata, ne sia contenta che vada, crederà sia del lume 
et favore suo derelicta, neglecta et in tutto habandonata, et me 
ritornarà alle noze prime dove poterò fare professione de despe- 
ratione, che non posso credere debbe essere sua intentione, et perchè 
appara che così sia la sua ferma opinione benché anchora mi ne 
scrivarò, prega con le toe per parte mia la Excellentia Sua che per 
consideratione mia li faci fare dicti assignamenti et reusire dieta 
vendita che una contenteza in questo mondo non poterò sentire la 
più spétiale, ad la quale di continuo mi ricomando . . . etc. etc. 

Imole XXVI novembris 1486. 



' Fortunago e Retorbio erano stati dati in feudo al Conte Girolanao 
dal Duca di Milano. Erano nell'aDtica Provincia di Pavia nell' oltrepò. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFOUZA 157 

32. * Piero Almnanni a Lorenzo de' Medici. — Caterina è a Milano. 

— 22 aprile 1487. 

[Firenze, Arch. di Stato Med. av. Pr., filza 50, e. 92], 

33. Pietro Piantanida al Duca di Milano. — Un compare e molto 

familiare del Conte Girolamo (Innocenzo Codronchi) ha ucciso 
il Castellano di Forlì e ha liberato sei ^prigionieri politici. — 
Antonio Ordelaffi è a Ravenna e cerca aiuti per tentare un 
colpo. Ma Caterina, accorta ha circondata la rocca, ed è entrata 
in Forlì con molti cavalli. — 17 agosto 1487, da Roma. 

[Milano, Arch. di Stato Potenze Estere: Roma. — V. Voi. I, p. 181] . 

34. * Estratto di due lettere di Lorenzo de' Medici a Giovanni 

Lanfredini oratore fiorentino a Roma. — ottobre 1487. 

[Firenze, Arch. di Stato Med. a. Pr.^ filza 57, p. 141.] 

35. * Lorenzo de' Medici a G. Lanfredini. — Si duole della condotta 

fredda ed incerta del Papa dopo V assassinio di Girolamo 
Riario. — aprile 1488. 

[Firenze, Arch. di Stato Med. a. Pr , filza 59, e. 159]. 

36. Silvestro Calandra al Marchese di Mantova. — Si narra 
r entrata di Caterina in Castello e la famosa sua risposta 
ai congiurati. — 19 aprile 1488 *. 

lH.^'o S.' mio. De bora in hora giongono messi al 111.™° S."" Duca 
et S."^ Octaviano, chi da Furlì et chi daltrove cum diverse novelle, 
et adesso ne gionge uno pur da Furli, qual dice che quello Populo 
6 in arme et diviso in due parte, cioè de Ordelaffi et de la Chiesa, 
et se li villani potessero *intrare in la citate, fariano gran mali, et 
la parte de la Chiesa seria mal tractata, perche sono prò malori 
parte ordelaschi [per gli Ordelaffi) essi villani. El Populo ha 
dimandato a Madona cum molte minacie che gii facij dare el 
castello ne le mane, a chi S. S. ( Sua Signoria ) ha risposto che 
la faciano acompagnare lei in rocha da quatro o sei homini de 
loro , et tenganose lì figlioli ne lo mane che vederano lopera che 

' Pubblicato dal prof. Gian, Rivista Storica Italiana Voi. X fase. IV 
1893. A proposito della Caterina Sforza di Pier Desiderio Pasolini. 



158 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

la farà cuna el castellano, et cussi havendo facto, lei se ne restata 
in castello, et ha dicto a li homini che Ihanno compagnata che ritor- 
nano senza lei, et faciano de suoi figliuoli quanto gli piace, che a 
lei basta de uno che ha a Milano, che è il magiore, et de unaltro che 
ha nel corpo, possa (poscia) disse il castellano ad essi homini che faces- 
sero intendere al populo che se guardasse innanti a far despiacere 
ad dicti figliolini, et che se li facevano morire, o gli facesse altra 
molestia, che gli spianarla tuta la terra cum le bombarde. Et cussi 
il castellano tuthora crida, Duca, Duca, et il simile fa quello de Imola, 
et quello de Furlira populo, et extimase chel stato de Milano debba 
succorerli per ogni modo. Se è etiam dicto che la Madona Contessa 
era in camera quando el q."" Conte Hieronimo fu morto, che fu a le 
tre hore de nocte, et che il corpo fu butato giuso da le fenestre del 
palazo, et che uno camarero che intrò in camera quando lo amazaveno 
fu etiam lui morto da lor dui. 

Lo sfesso allo siesso. — Particolari sull'assassinio del Conte Giro- 
lamo. — 19 aprile 1488. 

Urbini XVIIII aprilis 1488. 

Ser.o"" SiLVESTER Calandra. 
Ill."'o de V. 

Postscripta. El modo che presero questi dui in amazare el Conte 
Hieronimo fu questo, cioè che dimandorono audientia secreta da S. S., 
et essendose riducti lor tri soium in camera, dopoi asai longo ragio- 
namento, uno gli date de una cortella nel pecto, et detegli laltro de 
dreto, in modo che gli detero vintidue ferite, che mai alcuno non 
sentite de quelli de Corte, et doppoi uscisero fuor de camera per 
uno usso de dreto et andetero a la piaza ove cominciorno a cridare, 
Chiesa, Chiesa, et cussi suscitorno el populo a larme. Iterum a la 
S. V. me ricomando. Ser." ut in litteris. 

37. Altra lettera dello stesso Calandra allo stesso con notevoli 
espressioni. — 20 aprile 1488. 

Ill.mo S^or jjiio 

Qui alligato mando una copia de littera recevuta dal S.r Octaviano 
de la nefanda morte del q."" Conte Hieronimo, benché tanto sij abbo- 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 159 

minevol cosa che me vergogno che la se vedi, et parome tanto atroce 
facto che certo quella citate meritarla esser funditus distructa et 
minata, et anche pur la punitione seria minore del suo delieto. . . . 
Urbini XX aprilis 1488. 

111. de V. Servitor Silvester Calandra 

38. * Lorenzo de' Medici a G. Lanfredini. — Sulle complicaziom 

politiche dopo V assassinio di Girolamo Riario. — 20 aprile 1488. 

[Kirenze, Arch. di Stato — M, a. Pr., Filza 59, e. 158|. 

39. * Lorenzo De' Medici a Giovanni Lanfredini. — Sulla uccisione 

del Conte Girolamo Riario. — 26 aprile 148S. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr., Alza 59, e. 156] 

40. * Pieì'o Alamanni a Lorenzo de' Medici. — Lodovico il Moro 
gli ha detto esser contento per la morte del Conte Girolamo. 
— 28 aprile 1488. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med a. Pr. filza 50 e. 1361. 

sabato mattina tornarono tutti: el S. L[udoui]co immediate che fu smon- 
tato di carretta mandò per noi et stemmo insieme 

et discorrendo disse: Io ho molto caro che esia morto el Conte hiero- 
njmo, benché el modo corno è morto me sia assai dispiaciuto, et 
potremo ora anchora noi dire di hauere un piò in romagna che mai 
più non ne lo habbiamo hauuto ; et sebene il Conte era parente et 
raccomandato, non ui haueuamo quella autorità che habbiamo hora : 
perchè la Contessa è pur sorella del Duca : e putti sono piccoli, et 
toccha a noi a gouernar quello stato infino che siano grandi . . . 



41. * Lorenzo de' Medici a G. Lanfredini. — Sempre sulle cose 
di Romagna che, dopo V assassinio del Conte Girolamo, egli 
vede ridotte a modo che « oramai vi giuoca più la necessità 
« che la ragione » etc. — 30 aprile 1488. 

[Firenze, Arch. di Stato. — Med. a. Pr., filza 59, e. 163]. 



160 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

42. * Piero Alamaìini a Lorenzo de' Medici. — Scrive di una fun- 
zione religiosa celebrata in Milano in ringraziamento dell'esito 
delle cose di Forlì. Riferisce un colloquio avuto in quella occa- 
sione con Lodovico il Moro che gli ha aperto V animo suo sul 
modo di acconciare le cose di Caterina. — 3 maggio 1488. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr., filza 50, e. 38] 

hyersera circa tre bore di nocte mandò el S. L[udoui]co duo 

cauallari a leggermi una lettera per la quale si daua notitia che in 
Frulli serano leuati quelli homeni et portati i figliuoli del Conte 
hiero[nimo] nella rocha alla madre : dicendo non uolere altro S.re che 
Octaviano suo primogenito. Stamani mandò el S. L[udouiJco per lo 
oratore regio et per me che douessimo andare a una Sancta Maria che 
è qui pocho fuori de la terra , et quinci aspettarlo et così facemo. 

Pocho drieto ad noi giunse la Ex.''* sua solo con alchuni proui- 
gionati a pie ; smontato ci disse che era uenuto per ringraziare Iddio 
et nostra donna di tanti benefitii quanti ogni dì riceue, e sopratutti 
gli altri stimaua questo di Frulli il maggiore. 

Entramo in chiesa et dipoi nel giardino doue aspectamo Mon- 
signor Ascanio et il Ducha di Milano. 

Giunti che furono cominciò il S. L[udoui]co a dire il modo che uoleua 
tenere per istabilire le cose di Frulli et di quello stato. Et prima che 
ci uoleua tenere dugento homeni darme o tanti più, che con quelli 
di Jouan Bentivogli ascendessino alla somma di CCCC, et uoleua 
confortar la Contessa a far ogni buon portamento possibile uerso di 

quegli subditi et mandare uno de sua consiglieri quale 

haueua designato che fusse M. Branda da Castiglione che 1' aiutassi 
in nelle cose dello stato et in administrare ragione: et faceua pensiero 
che ui restassi Giouan Piero del Berghamino quasi oltre al essere 
con le gienti darme : come uno capitano ouer uicario di quegli contadi 
et uoleua che quegli homeai de Frulli mandassero qui ambasciadori 
che venissero con la correggia al collo a pie del Ducha di Milano a 
domandare uenia delle ingiurie che hanno facto a sua sorella et poi 
disse di fare scriuere a M. Galeazzo che tucti e congiunti di quegli 
che commissono lo homicidio fussero chacciati et le loro case spianate 
et i loro beni aplìchati parte al Castellano di Frulli et parte a quello 
d' Ymola, et uoleua consigliare la Contessa che de' suoi figluoli ne 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 161 

tenesse parte ad Frulli et parte ad Ymola et qualcheduno ne man- 
dassi qui. Soggiunse quanto si chiamaua ben contento di M. Giouanni 
Bentivoglio et che farebbe noto a ciascuno che a questo non era 
ingrato de benefitii, et uoleua mandare duo honoreuoli ambasciatori a 
Bologna per ringratiare quella Communità per sua Mag.tia affermando 
la Ex."'* sua di andare omnino questo luglio o prima a Bologna in 
persona in compagnia con Mons. Ascanio 

Mentre io scriueuo questo, uenne qui Messer Angelo 

mandato dal S. Lodovico il quale dissemi per parte di sua Ex.t'^ che 
sera dato audientia al nostro Vincentio quale hier sera gionse qui : 
per la prima dice che sera doluto per parte di S. S."^ della morte 
pel Conte Jeronimo et di poi cnnfortato queste Signorie ad hauere 
quelle considerationi et rispetti per la Conservatione et quiete di . . 

perchè . . . [sua] signoria ha inteso et ha qui per 

insieme con unaltra potentia di Italia pare che pensino molte cose 
in questo stato di Frulli che non uadino altrove et circa a questo 
effecto fu la expositione dell' oratore predecto 

Haueuomi dimenticato dire che il Sig. Lodouicho ha ordinato 
che sia preso et esaminato uno mandatario del papa che andana a 
Frulli, et quello locotenente di Cesena, comò sono haute tutte le fortezze 

sia relassato {documento guasto). 

tertio mag. 1488. 

43. Silvestro Calandra al Duca di Mantova. — Particolari orrendi 
intorno al supplizio del vecchio Orsi. — Come il genero di lui 
avesse meritato somma riconoscenza da Caterina salvandole i 
figliuoli. — 9 maggio 1488, da Urbino. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

IH.""» S."" mio. Benché habia scritto a la S. V. il patre de quello 
de Lorso che amazo il q."" S. Conte Hieronjmo esser sta impalato, 
nondimeno uno Bolognese che già fue mio familio me dice che 
questui fu menato a casa sua perche el la vedesse minare tuta fin 
in li fondamenti, et poi fu posto in suso una asse et a coda de 
cavallo strascinato per tutta la terra, possa gli fu aperto il pecto et 
levate le budello et interiori, et vedendo anchor lui zetate a cani 
che gli erano astanti, la testa poi gli fu taliata et butata via, il 
corpo fu squartato in quatro parte. La sua familia minuta, cioè, 

11 



162 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

putini et femine M."^ Contessa fece caricare suso uno carro et con- 
durre a Cesena. Credesi che il genero da questo squartato debbi 
esser il primo homo presso M."* pred.'^. de favore et gratia, per 
non havere vogliuto dare li figlioli da S. S. al populo , quali lui 
aveva in le mani. Molti altri colpevoli al homicidio sono sta impi- 
chati per la gola et zetati gioso da le fenestre del palazo, et in tuto 
assendeno a la suma de dece tra li quali gli ne sono alcuni che 
nanti la morte del Conte pred.'o erano pregionati per una simile 
coniuratione. La pred.»^ M.^^^ ha posto talia adosso ali altri culpevoli 
a la morte del q."* S. suo consorte, de tre millia ducati per homo a 
chi li dà morti, et sei millia du.t' a chi li dà vivi. A questo 111.""^ 
S. Duca, a la cui SM sono etiam facte intendere tutte le sup,'^ cose nara- 
time pel già mio familio, sono venute due littore da Fiorenza, il 
tener de le quali è, che Fiorentini vedendo tuta via ingrossare il 
campo de la prefata M."*, grandemente temono de Castrocaro, et 
prestamente hanno facto fornire de artigliarie et ciò chel fa mestiere 
a repari de batalia per rispecto de Piancaldoli che hanno preso già 
loro, et essendo andati molti balestrieri et fanti milanesi verso Sarzana 
fanno anche loro ridure molte scorte darme a Cortona, et pare temano 

grande.'® de guerra 

Eugobij. XIIII maij 1488. 

SiLVESTER Calandra. 

44. * Sette lettere di Lorenzo de' Medici a G. Lanfredini. — È 

in gran pensiero per le cose di Forlì. « Guardiamoci di accen- 
« dere fuoco perchè con queste conditioni tutto el danno sarebbe 
« sul Papa. etc. » — maggio-giugno 1488. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr., filza 59, e. 166, 173, 176, 177, 179, 184, 27]. 

45. 21 luglio 1488. 

(Estratto dalla pubblicazione del Prof. Vittorio Gian sulla Caterina Sforza , nella 
Rivista Storica Italiana, Voi. X, fase. IV, 1893J. 

« .... Ed altri episodi caratteristici di quella vita si potrebbero 
aggiungere ai moltissimi raccolti e illustrati dall'A. Mi accontenterò 
d' uno che servirà a svelare ancor meglio un aspetto curioso di questa 
eroina del Rinascimento, la quale, coraggiosa e impavida tra le ucci- 
sioni, le congiure e le guerre, quando cessa il rumore dell' armi, negli 
ozi della pace, non si diletta tanto di lettere e di arti, quanto di 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 163 

spettacoli cavallereschi, di duelli, di fieri colpi di lancia e di spada ' 
onde i principi e i cavalieri che lo sapevano, ricorrevano volentieri 
a lei per « aver campo » in cui misurarsi. 

Un documento pubblicato dall' A. (voi. Ili, n.° 467), del maggio 
1493, ci parla di Caterina e di Giacomo Feo, suo amante, che ave- 
vano assistito ad una giostra cruenta. Ma più interessante e curiosa 
è una lettera del 21 luglio 1488, nella quale il Conte Borella * de- 
scriveva al Marchese dP Mantova un duello da lui sostenuto con esito 
vittorioso in Forlì, duello al quale aveva concesso il campo ed era 
intervenuta la Contessa, cui da poco tempo il pugnale degli Orsi 
aveva ucciso il marito. 

Quale documento non inutile per la vita di Caterina e pei costumi 
cavallereschi del tempo, riproduco, nella sua anarchia grafica e gram- 
maticale, la lettera di questo nuovo Fanfulla del sec. XV: «... Nui 
« siamo arrivati in Forli inante alla Illustrissima Madonna et apre- 
« sentati li cun le lettere de V. 111.""° S. quella molto volentieri ce 
« ha visto et acharegiati et ha facto venir a dritto da Ymola quelle 
« non era in Forli et così siami remasti dacordo che combatteremo 
« in camisa cum la spada sola senza bardiero pugnale ne cappa et 
« così è piacuto a dio alla secunda botta lo ferito nelle maniche (?) 
« dalla spada et non me aspectò più botta alcuna sempre mai fu- 
« gendo indrieto quanto poscea tanto che alfine caschò et esse aresso 
« per mìo persone (sic) et io li ho donato la vita. La S. de Madona me 
« la domandato et facto domandar che io le lo voglia donar come mio 
« persone {prigioniero). Io li ho risposto et facto rispondere che io non 
« ne voglio disporre senza volontate de V. S., perche oglie facto in- 
« tendere che se Dio me dasiva Victoria comò ha facto, de volerlo 
« menar a vostra S. Ma io non posso, habiandomi la S. de Madona 
« constrecto a donarello, io non ne voglio far niente senza volontà 
« e comandamento de vostra S. Quella se digni de avisarmi quanto 
« io ho a far, quella se ne faccia uno presente corno cosa sua ben 
< pregando V. S. se digni scrivere alla illustra Madona cheme faccia 
« aver la spada cum la quale lui combattè perchè io me la ho gua- 

' « Costui è forse da identificarsi con quel Borelli, di famiglia imoleso, 
che fu governatore di Mordano (cfr, I, p. 342, nota) e con quello contro 
cui Giovan Gaspare Sanseverino doveva lanciare, in cospetto di Caterina, 
l'insulto di ubbriaco e poltrone (cfr. II, p. 58). » 



161 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« dagnata, perchè io non la posso haver. Altra gratia non domando 
« a Vostra S. ». 

46. * A Lorenzo de' Medici. — Offerte di danaro fatte a 

Caterina dal Duca di Milano e dal Camerlengo a Roma. — 
30 agosto 1488. 

[Firenze, Ardi, di Stato — Med. a. Pr. filza 40, e. 408]. 

47. Caterina a Giovanni Bentivoglio Visconti d'Aragona. — 6 di- 

cembre 1488, dalla rocca di Forlì. 

« Ill.me Domine compar et affinis hon. La S. V. se dignerà 
« ha verme per excusata se in tante sue occupationi la gravarò ad 
« prestare 1' opera sua. » etc. Gli raccomanda « don Annibale Cor- 
•« dello canonico et citadino mio Imolese, figliolo de Joan Cordello 

« mio secretarlo » « in questo caso la intention mia 

« [è che] D. Hannibal sia esaudito, et non il suo adversario che 
« è de una scelerata vita et costumi improbatissimi. 

« ex citadella Forolivii VI decembris MCCCCLXXX octavo 
» Commater et affinis etc. 

« P. S. Et acciò la S. V. habia piena notitia del facto, questa 
« adversario de D. Hannibal fu privato di questa capella per le 
« sue scelerità ». 

(Questa lettera era nella collezione di autografi del defunto prin- 
cipe russo Zapolya, di cui venne poi fatta una vendita a Londra). 

48. * Caterina Sforza a Giovanni Corhizo da Castrocaro. — Spieghi 

a Lorenzo de' Medici come essa non possa favorire Ser Agnolo 
di Gaspare del Gallo che le si mostrò contrario. — 3 giugno 
1489, da Forlì. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr., filza 68, e. 216). 

49. * Giovanni Lanfredini a Lorenzo de' Medici. — Ha saputo 

il sospetto che Caterina Sforza possa sposare Antonio Maria 
Ordelaffi, dare gli Stati suoi a Lodovico il Moro e prenderne 
altri in Lombardia. — 23 luglio 1489. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med a. Pr., filza 58, e. 146]. 

Magnifico vir maior honorande etc. A dì 26 vi scripsi et non 
ho poi vostre 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 165 

El Cardinale di San Giorgio mi ha facto intendere che egli sta 
«on gran sospetto che la Contessa di Furli non pigli per marito 
Antonio Maria : et mostra che la praticha sia molto stretta : et che 
-dubiti di baratto di Stato, cioè questo di Furli et d' Imola sia dato 
al Signor Lodovico * et lui dia loro in Lombardia. Non so se voi ve 
ne intendete alchuna cosa. Lui ne sta con dispiacere, et era in opi- 
nione d'andarvi, ma è stato et sta con qualche dabio, sendo la roccha 
di Furli et ogni cosa in mano di lei per bavere facto parentado della 
sorella, dico della Contessa, nel Castellano di Furli, che è cugino del 
Cardinale, et il Cardinale credo che el tacere questa cosa sia anche 
per insignorirsi della rocca d' Imola, dove bisogna tempo, perchè el 
Cardinale vi messe lui el Castellano. Io sarei ito a trovarlo, ma lo 
farò domani et forse inanzi serri questa; benché non credo mi possa 
dire altro, salvo pregare che lo consigliate et in quello potete lo aiutate. 

a voi mi raccomando. 

Romae xxviiij julij 1489. 

Vester Joannes Lanfredinus orator 

50. * Giovanni Lanfredini a Lorenzo de' Medici. — Sia vero il 
matrimonio di Caterina con Antonio Maria Ordelaffl ? — La 
Contessa pur di salvare lo Stato, può risolversi ad ogni passo. 
— 4 agosto 1489. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr. filza 58. e. 152, cifrato in parte]. 

Magnifice Vir maior honorand. etc. 

A di primo vi scripsi 1' ultima. Domenicha per essere el Papa a* 
■suoi piaceri con Cardinali non li potè' parlare 

Hieri expedito che io fui dal Papa me ne andai per 

vedere San Giorgio, et era fuori ad piacere, et andamene dal Cardi- 
nale Dangieri che era molti di non lo havevo possuto vedere per 
mantenermelo, perchè è cervello diabollico et pure amico del banche, 
più lui solo in facto che tutto el resto. Trovailo nello scriptoio a 
spacciare fanti nella Magna et in Francia per questa pace successa 
come ultimamente vi scripsi : et ragionando di molte cose, mi saltò 
sul signore Lodovico ad proposito di questa pace : perchè sua Signoria 

' Lodovico il Moro. 



166 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

apertamente ha molto contradecto a Malleacenso, di che è seguita 
che el Signore Lodovico gì' ha scripto, o vero fategli leggere, una 
ingiuriosa lettera del Taverna, et hanno preso grandissimo sdegno, 
et credo che voi sappiate che egli è uomo che gli basta la vista, et 
lia gagliardo cervello. Disse che ora che questa pace era facta, gli 
bastava la vista ad fare conoscere che cosa era el cervello Dangieri: 
et che in brevi mesi si intenderà qualche parte dello animo de Re 
de Romani con Milano : et parlonne come se lui ne fussi chiaro, et 
subiunse che gli bastava la vista a disporre quello Re et quello di 
Francia a tanta dispositione per li honori del Papa, che le cose del 
Re di Napoli si parebbono più facili et più morbide : et porre el 
papa in tanta dignità et auctorità con le spalle di questi due Re, 
e' quali, bisognando, avicinerebbono le forze loro a' confini d' Italia, 
solo per obbedientia et gloria di Sua Sanctità, et bastavagli 1' animo 
porre el signore Lodovico in tanta fuga che conoscerebbe che cosa 
fussi un cervello francioso facto come el suo, et mostrare a tucti 
e' principi christiani che el signor Lodovico per propria libidine ha 
voluto sforzare un Papa et el Collegio d' uno Cardinale, et farlo 
dismettere in uno Concilio se fussi publicato el quale per queste 
cause sole gli basterebbe la vista di farlo ragunare per rendere la 
libertà alla Chiesa et fare e' voti de' Cardinali liberi et non servi, 
distendendosi tanto largamente quanto si può 

La nostra Madonna Madalena riesce pure gravida, et secondo 
le relatione di queste donne è in cinque mesi. L'altre volte ne rima- 
nemmo ingannati, sì che non vi maravigliate se habbiamo più indugiata 
al dirlo : et lei sta benissimo. Se ella lo fa maschio el Papa ne ha a 
impazzire che molte volte ne ha parlato meco per el buono fructo 
che spera del seme vostro. 

Hoggi sono stato col Camarlingo, cioè col Cardinale di S. Giorgio, 
et ragionato di queste cose della Contessa di Furlì, et secondo che 
lui è avisato e' dubita molto che tra Antonio Maria del Sig. Roberta 
et lei non sia praticha di parentado, solo causato da una gran necessità, 
et che la desperatione induca quella Madonna a quello, che non l'animo 
suo: et ciò che lui dice non è però di vera scientia ma {ma ha?) 
dubii per le necessità dello stato che dice non possono tenerlo senza 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 167 

cento huomini d' arme, alchuni cavalli leggieri et alchuni provigionati, 
et che havevono accordato che Milano pagassi parte, et il resto page- 
rebbono loro. Sono stati sulla spesa et da Milano non hanno mai 
havuto un grosso, et che il Signor Lodovico ha sempre loro oferto 
di mandare a loro posta 100 huomini d'arme, et lei non gì' ha voluti, 
ma harebbe voluto essere sobvenuta di robe o di danari per quella 
quantità che lo stato di Milano promise loro, et che mai ne hanno 
havuto danaro , et che la necessità constringe quella Contessa per 
salvare la vita et lo Stato ad pigliare qualche partito : et che non 
sa giudicare quale partito possa pigliare; che sa bene se non fussi 
lui che vi ha messe le mani et aiutato con le facultà, che lei harebbe 
facto alla sforzesca, et che dubita che questa donna per dubio di non 
perdere lo stato et la vita, come disperata, per salvare l'uno et l'al- 
tro, non pigli partito per conservare et l'uno et l'altro in questo modo: 
lasciare Imola a' figliuoli del Conte et lei dare in dote Furlì a Antonio 

Maria, et pigliare la protetione de' viniziani (?) lui et Fracasso 

sono soldati. Et queste sono però opinioni giudicate dal sospecto et 
dalle necessità : perchè Milano non li paga et sanza aiuto non si 
possono conservare : et fidare delle gente d' altri in casa loro non 
vogliono, in modo che lui sta di continuo in qualche dubio. Hammi 
pregato vi scriva tutti questi particulari perchè gli sappiate consi- 
gliare et avisiate in quello modo che vi pare, et havendo ad conferire 
col Signore Lodovico non vorrebbe esserci nominato 

Questa sera a nocte el Papa mi ha facto chiamare, 

dove era Carlo del Pian di Meleto, et in fine el Papa 1' ha confortato 
a rimettersi liberamente in voi : perchè sa che amate gì' huomini 
virtuosi 

51. * Il Governatore di Cesena a Pietro Nasi Commissario Fioren- 
tino in Faenza. — Sopra l' amore della Contessa per Giacomo 
Feo. — 13 dicembre 1489. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr. , filza 68, e. 180]. 

Non noce intendere ancora le bestie 

El Camerlengo tene el fratello a presso la Contessa 

per non esser sicuro de lei : che la non facesse de quei stati secondo 
le voglie sue et non secondo il bisogno di figlioli. Per questo vole 



168 R. DEPUTAZIONE UI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

intendere dal fratello tutti li progressi et li motivi soi per provederci 
(juando la disordinasse, et ancora perchè lei stia più in se et habi 
riguardo al governare cum fede li figlioli per la presentia del fratello 
predicto. Molto più ad dicti effetti ce lo tiene , che per la intelligentia 
di castellani. Essendosi la Contessa rotta de parole col Castellano de 
Imola, commo sapeti , dicto fratello, el quale dicano essere vile 
d' animo et non pescare molto , subito scripse al Camerlengo per 
messo a posta che se non veniva volando , la Contessa cavana el 
Castellano de Imola, et farla desordine, et mutatione. De che mosso, 
venne incontinente, come quello che sta in zelosia de la natura et 
del cervello de questa femina. La Contessa se ne attristò molto nel 
animo suo de la venuta del Camerlengo, per non poterse sfogare 
contra el Castellano et per qualche altra cosa che dirò qui de sopto. 

Bene sento che el Camerlengo se sie bene assicurato de la Rocha 
de Imola et che la Contessa non ci pò né mutare né innovare. I^ei 
venendo in la partita del Camerlengo da Imola un di inante a Forlì , 
disse pubblicamente che 1' haveva facto uno novo Castellano de Imola, 
et non nominò chi, et molto se mostrava altera in parlare contra el 
Castellano de Imola. La matina poi pur in publico commise una let- 
tera che fosse scripta al Castellano de Imola che la gli perdonava , 
et che la voleva eh' el fosse Castellano de Imola commo mai, et che 
lo refermava et simile cose, laudandolo et commendandolo, et andò 
dieta lettera essendo ancora el Camerlengo a Imola. Dicano per questo 
volse mostrare la Contessa essere lei la Madonna che havesse refer- 
mato lei el Castellano et non il Cardinale. In somma per coperta, 
che in vero ne è mal contenta de bavere lei cosi le mane de quella 
rocha et de quel stato. 

Partisse el Camerlengo malissimo contento de li modi del governo 
de la Contessa. Ma molto più de la vita che la tiene. Havimo trovato 
più oltra che non cercavamo, commo intraviene a chi ben cercha, 
et farò ala genoese che danno l' insalata de poi pasto : benché raso- 
nevolmente tractandose de genoesi. El Castellano de Forlì ha una 
«orella de la Contessa per moglie, et ha uno fratello de circa xxij 
anni bassotto disposto a la fatica, e chiamavase lacometto. Mo miser 
lacomo , per rispecto del quale se stima se facesse dicto matrimonio 
per più commodita de la Contessa ad affaticare el dicto lacomo nei 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 169 

soi bisogni. De qui è che la se è riducta ad stare in Rocha conti- 
nuamente, el diete lo adoperalo conao se li fusse marito. Dagli veste, 
cavalli , dinari. Uno cavallo de circa Lxx ducati che 1' aveva datoli 
glil tolse et dettelo al Cardinale : el quale intesa questa nova paren- 
tela ne ha quel piacere che se po' pensare. La famiglia de la Con- 
tessa tutta se retrova mal contenta et mal disposta per questa causa 
et per li altri modi che la tiene. De la cita lasso pensare a la Ma- 
gnificentia Vostra. Sonno desperati. 

El principio del vero odio de Madonna Contessa al Castellano 
de Imola fu da questo miser lacomo. Uno fratello del Castellano 
predicto che sta a Forlì homo d' arme , ogni volta che intrava in 
la rocha de Forlì gli era facto difRcultà et fattoli por giù le arme. 
De che se indignava et advisavane el fratello. Occorrendo di poi 
eh' el prefato miser lacomo volse intrar in la rocha cum la Contessa 
et cum la corracina (sic) et cum le arme , non lo volse el Castellano 
admettere se non poneva giù le arme. Non volse, non intrò. La Con- 
tessa sdegnata non volse intrare. 

El fratello del Cardinale per essere assicurata la cosa de Imola, 
secondo la intentione del Cardinale et data questa sbregliata a la 
Contessa, è andato a Savona per congiongerse cum la soi^ella del 
Cardinale de Recanate , la qual ha tolto per moglie. Lo aspettano 
questo aprile de qua lui ; la moglie poi, quando sera miglior via a 
la state . la quale terà a Forlì insieme con lui o a Imola dove el 
starà. Qui se poteva fare qualche cemento. Staremo a vedere cum 
gli echi aperti 

52. Caterina Sfoì'za al Marchese di Mantova. — Gli raccomanda 

Silvestro da Ceresara suo uomo d' arme. — Dalla rocca di 
Forlì. — 5 luglio 1491. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

53. * Pier Vettori a Piero de' Medici. — Mosse del Fracassa. — 

Forlì ed Imola sono in tanta miseria che si daranno al pri- 
ìuo che capita. — Caterina è più lieta del solito. — Pas- 
saggio di cavallari del Papa che danno sospetto, etc. — 8 
giugno 1493. 

[Firenze, Arch. di Stato. — Med. a Pr., Filza 60, p. 248]. 



170 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Magnifice vir pater et benefactor mi singularissime. El Fracassa, 
secondo che io intendo andrà domenica via con queste genti d'arme 
alla volta di Roma et non ci farà pocho servigio a levarcisi dinanzi. 
Io ho havulo sospecto grandissimo che non togli Furli, et hora du- 
bito che se si spacciano presto di terra di Roma, che non tolghino 
Furli et Imola, perchè tutti e' cittadini d' una terra et de l' altra 
si daranno al primo che capita loro alle mani, tanta è la dispera- 
tione che è in tutti, et parlanne corani populo, et non aspectano 
altro che qualche diavolo che gli levi da tanta miseria, et questo 
dico per ricordarvi che habbiate l' occhio, che intendete quel che 
porterebbe se Milano o e' Vinitiani ci mettessino il culo. Io dubito 
che il Signor Lodovico non cerchi d' ingannarla per la via dì Roma, 
perchè hjerì venne a Madonna tre cavallari venuti da Roma in due 
di, et al primo, secondo et terzo epsa dette subito risposta. Che si 
rispondessi non ho potuto intendere. Ma lei sta più lieta che 1' u- 
sato. Per la strada Romana sono passati hoggi due cavallari del 
Papa, che n' andavano molto forte, secondo disseno, a Milano, e 
r uno era molto presso a l' altro. Io crederei non fussi male, in 
qualche luogo comodo, farli isvaligiare et torre loro le lettere per 
vedere quello portano. Che se non fussi cose sospecte passerebbero per 
la strada vostra, che è più presta, presso miglia 60. Non 1' ò voluto 
far fare senza scrivervene : pensate et avvisate che ci passano spesso. 
Racomandomi a Vostra Magnifìcentia que diu bene valeat. Ex Ca- 
strocaro die viij iunij 1493. 

Petrus de 



. commissariuf?. 

VlCTORIlS 

54. * Caterina Sforza a Piero de' Medici. — Lo compiace per- 

mettendo ad un tale di esportare pelli dal suo Stato. — 10 
marzo 1493, da Forlimpopoli, 

[Firenze, Arch. Stato. — Med. a Pr., Filze 60, e. 413]. 

55. * Antonio Baldraccane a Caterina Sforza sulle pratiche della 
di lei condotta nella lega del Papa e sulle notizie della 
Corte Romana. — Si parla pure di una condotta a Giacomo 
Feo non ancora decisa. — 15 maggio 1493. 

[Firenze, Arch. di Stato. — Med. a Pr. Filza 50, e. 518]. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 171 

56. * Caterina Sforza a Piero de' Medici. — Lo prega a dare 

un ufficio all' Imolese Alessandro Sancitale. — 21 maggio 1493 
da Forlì. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr., filza 60, e. 524J. 

57. Sigismondo Campeggi al Marchese di Mantova. — Morte del 
terzo marito di Caterina. Caterina chiede armi da battaglia. 
— 13 settembre 1498. 

[Mantova, Arch. Gonzaga — Estratto dalla pubblicaz. del Gian, luogo citato]. 

« A questo periodo appunto si riferiscono alcune lettere che Si- 
gismondo Campeggi scriveva nel settembre di quell' anno 1498 dalla 
Rocca di Forlì al Marchese di Mantova, ai cui servigi egli militava 
in quel tempo. Sulle indicazioni del mio gentile amico Alessandro 
Luzio, che qui ringrazio, rintracciai e in parte trascrissi queste let- 
tere neir Archivio Gonzaga di Mantova , e qui ne pubblico alcuni 
brani perchè aggiungono qualche particolare ai molti documenti rac- 
colti dall' x\utore e inseriti nel terzo volume. 

Nella prima lettera, del 13 settembre , si accenna alla morte 
di Giovanni de' Medici (cfr. Pasolini, Docum. 839) e alla venuta a 
Forlì di quel Giovanni da Casale (cfr. Docum. 854, 860, 861), che 
fa oratore di Caterina (cfr. Docum. 1067) e poi anche suo favorito 
(Doc. 1104) e uno dei pochi fedeli rimasti accanto a lei nella estrema 
difesa della rocca contro il Valentino , sebbene venisse accusato di 
averla tradita (Docum. 1139) : 

« Adviso quella (cioè Vostra Excellentià) che l'è morto 

« el M.co domino lohanne di Medici a li bagni, et se più presto in 
« quella littera non ho advisato vostra Ex. è stato perchè questa 
« Madonna {Caterina) secretamente se partite de questa terra non 
« sapendo mi el certo dove se andasse ; pur ozi è venuto nova ferma 
« prefato domino lohanne esser morto a quelli bagni in brazo a la 
« ditta Madonna. Preterea la Ex. v. intende ozi esser arivato qui 
« M. lohanne da Casale per voler condurre in Toschana tute queste 
« gente d' arme e tuti li cavalli lezeri, me pare che questa Madonna 
« non vole per el suspecto grande ch'è in queste [gente d'arme ?) et 
« non volendo lei , neanche ditto messer lohanne non vole stantiar 
« in questa terra et vole andar a stare ad Imola^ et simel fa el 



172 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« Signore Frachasso che li piace habitar in questa terra, naa sta a 
^< Codegnole cura gran dispiacer de questa Madonna ». 

Nel medesimo giorno il Campeggi comunicava quest'altro avviso 
al Marchese Gonzaga, che allora era alleato della Sforza: 

« Adviso Vostra Ex.^^ che questa Madona insema cum el Sig/® 
« Frachasso me fanno grande instantia de haver le arme da batalia. 
« Li ho responso haverli a Mantua et che mi cum queste arme lezere 
« che ho portato andarò in chadauno loco dove sera bisogno ». 

58. Sigismondo Campeggi al Duca di Mantova. — Fazioni di 
guerra sulV Apennino. — Dialogo e diverbio del Capitano 
Fracassa con Caterina Sforza. — // Fracassa ed il Campeggi la 
biasimano per disordini e mal governo. — Arrivano da Spagna 
5 bellissimi cavalli con una gimnenta e 4 mule. Son dirette 
a Giovanni de' Medici, ma Caterina le tiene per sé e ne fa 
gran conto. Il Campeggi manda al Duca la m,isura della loro 
altezza. — 28 settembre 1498, dalla rocca di Forlì. 

(Mantova, Arch. Gonzaga: Foilì-Roma — Pubblicato dal Prof. Gian, luogo citato]. 

« Dopoi li altri advisi dati a la Ex.* vostra de la Cavalcata a 
« Faenza per andare incontra al Sig.""® Frachasso : io dico chel pre- 
« fato Sig.'^ cum Zoanne da Casale e mi insema cum tuti li nostri bale- 
« streri andasseno una matina per tempo ad uno Castello de Fioren- 
« tini nominato Mediana (Modigliana), a proveder a li passi una via 
« molto aspra malissima quanto dire se possa, azò che li inimici non 
« potesseno passare. Dove intendessemo dal Capitaneo de la terra, 
« che li inimici erano andati a Marade {Marradi), a quello passo 
« dove noi volevamo andare et che lo havevano preso, perchè li 
« homini de la terra se erano revoltati centra de Fiorentini et have- 
« vano retirato dentro li Veneciani et che li homini de la terra ha- 
« veano taliate le vie tute azò uiuno non li potesse andare a dar 
« impazo. 

« Per la qual cessa ditto Capitano confortò el Sig.'^ Frachasso 
■« inseme cun noi altri a venire a casa per che non era possibile 
« cum COSI poche gente andar là et volendoge andare bisognava 
« atrovare altra gente, et cusì refrescato li cavalli insema cum noi 
« lì a Mediana non passemo più ultra ma tolessemo una guida la 
« qual ne condusse verso casa sempre per le terre de inimici cum 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 173 

« gran suspecto giongendo ad uno castello de Faenza nominato 
« Ariolo (Riolo) lontano 5 milia, dove era certi homeni d' arme de 
« M, Anibal [Bentivoglio) alogiati lì, li quali diseno a li nostri bali- 
« streri che non havesse paura alcuna, et venissimo tuti a casa 
« strachi cum li cavalli che era una hora de note. 

« Dopoe la matina el Sig/^ Frachasso insema cum nui altri 
« andassemo da la Madona facendoge intendere de quanto havevamo 
« operato Fra(c/?a5w) * . . . . parole la Sua Sig/'» disse al Sig.""^ 
« Frachasso che a lei parerla che la ... . andasse cum tute queste 

« zente drieto li inimici a fortificarse che non andasseno 

« ultra et che lei dal canto suo gli darla 500 fanti in secorso per 
« non haver lei tropo bisogno de queste gente d' arme ne cavalli. 
« Alora el Sig.""^ Frachasso gli rispose che una volta el Sig.»"® duca 
« de Milano lo havea mandato qua insema con nui altri per aiuto 
« de la Sua Sig.^'^ et che quando quella non havesse bisogno che 
« lui era apparecchiato de andare molto volentiera dove li seria 
« comandato. Ma che lui voleva gli fusse dato milli fanti et uno 
« comissario che lo havesse a condure cura victualia et altre gente 
« d' arme, che queste, che altramente non andaria : perchè intendeva 
« el Duca de Urbino arivava a Faenza cum gran gente et non 
« andagando la Sua Sig/'^ forta [sic) de genta era certa che cum 
« cusì poche gente haveria qualche vergogna da venetiani. 

« La Madona gli rispose che lei non voleva fare altro che la 
« proferta de li 500 fanti. Alora el Sig.""® Frachasso gli disse : 
« Madona, diteme più liberamente se havete bisogno de queste gente 
« che sono qua, o sì, o no, perchè io condurò ben mi queste gente 
« del duca de Milano e queste del Sig.''® Marchese in loco che loro 
« e mi haranno honore perchè non fu mai de costume nostro haver 
« vergogna. Sì che la cosa per lo presente sta cusì in dubio ; et per 
« quello ditto Sig." Frachasso se partite cum corezo de la Madona. 

« Parlando de poi noi inseme de li desordeni sol che faceva e 
« del poco governo suo, venendo la matina, ditta Madona ne mandò 
« a parlare per el suo castellano et ne disse de parte sua che lei 



• In questo e negli altri passi segnati da puntini, la carta del docu- 
mento è corrosa. 



174 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« farla provedere de fantarie et chel coraissario ne veneria a levare 
« de qui et cus'i eramo rimasti. 

« In questo mezo è arivato el Comisarlo de Fiorentini e le Fan- 
« tarie prometendo che se faria inanze el Sig.""® Rannuzo, el Sig/® 
« de Piombino e Dionixe cum 600 provisionati et molti altri che 
« dicono loro, che a mi pare sii tute favole, et cussi havevarao deli- 
re borato de andare insema cum el Sig.""^ Frachasso e m. Zo. da Ca- 
« sale cam questo Comisario a queste terre che erano venuti qua 
« per andare drieto a quello che faria li inimici. Ma questa matina 
« andai a trovar el Sig.re Frachasso e lui me dimandò insema cum 
« el Comisario de Fiorentini se io era in ordene. Gè respose che 
« sempre sonte (sono) in ordene, lui me disse che de matina voleva che 
« andasse a la volta di questore et li farebbe altro che parole, e mi 
« gft respose che io non desiderava altro che fare di fatti. Ma che mi 
« non poteva levare se non havea expressa licentia de vostra Ex.''^ ». 

Il Fracasso gli fece ripetere queste parole, confortandolo ad atte- 
nersi ai comandamenti del Marchese, soggiungendo che aveva avver- 
tito il Duca di Milano, suo signore, che neppur egli sarebbe partito 
senza di lui, il Campeggi. Così, partito il commissario fiorentino, essi 
se ne stavano a vedere ; ma intanto egli diceva al Marchese, si 
fidasse di lui. 

Dava anche una notizia che viene a compiere ciò che ne dicono 
due documenti pubblicati dal Pasolini (Doc. 869, 1036 ; cfr. voi. II, 
pp. 376-7) : 

« Heri arivò de Spagna cinque belletissimi (sic) cavalli a questa 
« Madonna cum 4 belle mulle cum una belletissima giumenta arme- 
« melina cussi bella come vedesse mai, che vegnevano per q. M.*^" 
« Zohan di Medici, ma lei se li ha tolti per sé et gli ha posti in 
« rochetta et ne fa uno grandissimo conto et cusl ne mando la me- 
« sura a la Ex.''^' vostra de la grandezza loro ». 

59. * Caterina Sforza a Francesco Fortunati piovano di Cascina. 
— Ha comandato a tutti i balestrieri e soldati che ha di qua 
dai monti di andare verso Bagno in servizio dei Fiorentini. — 
3 gennaio 1499, da Forlì. 

[Firenze, Arch. di Stato, Med. a. Pr.; Filza 70 e, 84]. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 175 

60. Il Cardinale Borgia al Marchese di Mantova. — Manca 
la polvere per espugnare le rocche d' Imola e di Forlì. — 
Prega glie ne mandi 4000 libbre. — 6 dicembre 1499, da 
Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzaga|. 

lll.'ns D.ne tanquam frater nobis intime, salutem. Per non esser 
facta quella debita provisione che se dovea fare in Milano de polvere 
per la expugnatione de la rocha de Imola et Forlì, è necessario per 
tale mancanza se produca alquanto questa impresa de lo M.^" S. Duca 
nostro fratello in longo, et per pigliare più oportuno et celere remedio 
ce parso per la fraterna confidentia havemo in la S. V. 111.""^ man- 
dare al pres.'^ exibitore servitore nostro con denari, strectissima.'*^ 
pregando quella che li in Mantua el voglia fare servire de quatro 
milia libre de polvere, et quando non se trovasse, V. S. 111. sia con- 
tenta de dieta quantità farcene fare gratia de le sue munitioni, et 
de poi facendone fare de novo con dicti denari, quali mandamo, le 

poterà fornire ad suo piacere Bononie vj decerabris 1499. 

De V. S. 111."*^ fratello amantissimo 
el Card.''' de Borgia legato 

61 Lo stesso allo stesso. — La polvere é venuta da Milano. Non 
se ne dia più pensiero. — 23 dicembre 1499. 

Per lettere de V. S. 111."'^ et per relatione del nostro 

homo enteso havemo la displicentia che quella ha havuta non posserce 
servire de la polvere, per l' inconveniente acaduto a Novolara. De la 
quale polvere essendo inviata da Milano la necessaria quantità, già 
havemo scripto a la S. V. 111.™^ per uno nostro cavallaro che remandasse 
el nostro mandato senza più fare provisione de quella, per el pred.'» 

respecto Ex Bononia xxiij decerne 1499. 

De V. S. 111.™° fratello amantissimo 
el Card.'^ de Borgia legato 

62. Cristoforo Poggio, segretario del Bentivoglio, al Marchese di 
Mantova. — Caterina tratta di accordo. — 18 dicembre 1499, 
da Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

III.™'^ et Ex.""» S."" mio sing.«no. Lo IH.""» Duca Valentinois beri 
intrò in Forlì cum parte de lo exercito chiamato da li homeni 



176 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

quali al resto de lo exercito allogiato in la villa de S.'° Martino pro- 
vedeno de victuaria, et hora S. Ex.'* è in pratica de concordarsi 
cum la Ma."*, quale adimanda de essere conducta cura tutto il 
suo ad salvamento in loco securo, et chel figliolo sia facto Card.'*^. 
Non se pò intendere per anche in che termine se ritrovi; lartegliaria 
bene se è conducta, per la quale meglio, et forsi se disponerà più 

presto ad lo assetto Bononie xviij decem.'* 1499. 

111.""" D. V. Ser."'' Christoforus Pogius. 

63. Lo stesso allo stesso. — Si piantano le artiglierie francesi 
contro la rocca di Forlì. Caterina ha eccellenti bombardieri. 
Una palla rasenta il Borgia e lo spaventa. — Dialogo tra il 
Cardinale di San Giorgio e il Conte Alessandro Sforza. Cate- 
rina fa da suggeritrice. Resiste. Si fa la cavata per togliere 
r acqua alla rocca. — 26 dicembre 1499. 

[Maiitova. Arch. Gonzaga]. 

Ill."i« ac Ex.""» D.°e mi singularissime 
Cum littere del S.''® mio da Roma assai vecchie è capitato la 
inclusa de V. Ex''^ quale subito gli mando, et dopo la precedente 
mia, per la quale gli significai quanto sino albera era sucesso- ad 
Forlì, non è innovato altro, perche, et per mali tempi et per carestia 
de guastatori, non se sono potute piantare le bombarde per lo 111."»'* 
Duca ad la Rocha, dove hano concluso piantarle dal lato di fuora 
cum deliberatione de far lì tre case, una per lartiglieria, una per la 
guardia che lì bara ad stare, 1' altra per il reduto de quelli si.'"' 
per potersi fermare ad consultare quello bisogna. Benché credo 
questo li habia ad essere molto difficile per molti respecti , et 
potissimum per li boni bombardieri ha la Ma."* uno de li quali 
in questi giorni fece uno bello colpo et dette presso al p.'" S. 
Duca in modo che li fece spavento. La p.'^ Ma.n^ demonstra volere 
stare constante , et essendoli venuto uno messo del Rev.""" S. 
Georzo cum uno breve de N. S. directivo al Duca, che lo lassase 
parlare ad la Ma."» et intrare in rocha dove volesse, la quale non 
ha voluto audirlo, et li mandò il Conte Alexandre ad parlare ad le 
mura, et lei gli stava presso, che non era vista. Il p.'° messo la con- 
fortava in nome del p.'° Card.*^ a concordarse, pregandola non volesse 
essere la total .disfatione de li figlioli, cum offerirli chel N. S. li darla 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 177 

due." 4000 de intrata in qualonche loco de Italia dove volesse, et li 
lassaria portare via quello havea. La risposta del p.'" Conte Alex.", 
de ordine de la Ma."% che li era presso, fu questa : che volevano 
prima tenire quella rocha sino ad granno novo, poi che Ma."* et il 
S."" Octaviano li ascoltariano de acordio, che conoscea bene chel 
Card.'® andava al camino suo usato per farla schiava ad li figlioli, 
ma che mai li pensasse; che prima moreria li; et se pur mai facea 
acordo, lo farla comò lei totalmente, et che in ultimo esso conte 
domandò se lo Duca lo fidarla tanto 11 parlasse, et 11 messo andò ri- 
torno cum la fede, ma non volse poi andarli, dlcto messo è retornato 
dal Card.'® cum animo de ritornare ad Forlì, che dà speranza al 
Duca de acordio. Non se manca però de la previsione oportuna, et 
fanno certa cava per torli l'acqua et per andarli sota, et non tirano 
luna parte ne laltra, et atendeno ad tractare pieglo quelli da Forlì 
de quelli da Imola. Desegnano poi, acquistata o acordata la rocha, 
andare ad Pesaro, che Dio adlutl. Quello S.""® Achille Thjberto è In- 
trato In Forllmpopulo per acordio, et 11 castellano se acordara anche 
lui perche dice volere quello farà la rocha de Forlì. Da Faenza et 
Rimino non 11 è dublo alchuno .... 
Bononie XXVI decem.'» 1499. 

M. D. V. Christ." Po gius 

64. Ulisse Doìfì al Marchese di Mantova. — Caterina vuol resistere 
fino all' ultimo. Ha fatto rispondere arrogantemente alle offerte 
del Cardinale di S. Giorgio mandato dal Papa. Non ha ceduto 
mai il dominio per non dipendere dai figliuoli, etc. — 29 di- 
cembre 1499, da Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzag-aJ. 

IH.'"" et Ex.""» S.''e mio slng.""" 

De Forlì se tiene qua per fermo che la M.°* ad tutta sua possa 
voglia defendere 11 stato suo cum le arme In mano, comò è ragione, 
ne per timidità o persuasione d' altri volersi mal arendere alllnlmlcl 
suol, facendo omne opportuna previsione, et essendosi In tale modo 
fornita dentro de la rocca de homenl, artelarle, vlctuarle, et altre 
cose necessarie che poche ha da temere furia o bravure de spagnuoli 
per un tempo almancho fino che daltrove venisse qualche succorso, 

12 



178 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

corno se ha che lei molto se confida ne la venuta de Tedeschi, che 
dio voglia non sia tarda, overo ne la clementia di celi, che shabìa 
alquanto ad temperare in beneficio de Italia. De una cosa scio bene 
certificare V. 111. S., che, havendo mandato ad questi giorni alla p.'* 
Ma."* el R.'"° Card.'* de Sanzorzo quale se retrovava ad Lucha, uno 
suo legato cum brevi apostolici et commissione in suo nome che 
havesse ad persuaderla ad resignare la rocha in mano del Duca Va- 
lentino, promittendoli in nome de la SM de N. S. una intrata in 
Italia, dove a lei piacesse, de quatro millia du." lanno per lei et suoi 
figlioli, innanti la resignatione de essa rocha, al che fo risposto per 
il conte Alex."""^ da uno loco eminente, alli pedi del quale gliera la 
M."* che li facea rispondere in suo nome, non essendo intrato in 
rocha il p.**' legato, dove essi erano, che per bavere la M."^ sempre 
conosciuto el Card.'® da pocho animo et mancho chore, che non gliera 
novo adesso che se movesse ad volerli persuadere tale inhonestà 
et dannosa conditione, che non posseva procedere se non da gran 
viltà et pusillanimità, et che molto se maravegliava che lui cercasse 
de sottometterla alli figlioli, alli quali per il passato non havea mai 
voluto cedere il dominio, per non essergli sottoposta. Concludendo che 
ei non voleva fare cosa che gli havesse dicto, et cum tale riporto 
se ne tornò dal Card.'® 

Li Spagnoli se stanno dentro da la terra, male visti, dove se li 
ritrova anchora il Card.'® Borgia legato, et non hanno ancora posta 
lartelaria sua alla rocha, tenendosi che non la possono mettere se 
non da uno canto fora de la terra, non senza grande difficultate et 
periculo, non possendo stare adesso comodamente alla campagna, et 
quelli de la rocha facilmente li potriano offendere, quando non stes- 
sino forti alla campagna, che male se li potè stare adesso, peroche 
dentro alla rocha et citadella se li debe retrovare più de mille fanti 
et cento cavalli legieri, cum le artelarie, et tutte le cose opportune, 
in modo che se tradimento non li intraviene dentro, dil che se ne 
dubita et bene, la M.°^ è apta et disposta ad tenersi forte qualche 
mesi. Dio voglia che non se li scopra qualche diavolerie dentro, dil 
che se ne sta pure in timore. Questo è quanto havimo da quelle 

parte Bononie, xxix decem.'» 1499. 

111.'"° De V. Humilis et devot.™° Ser.o^ 

Ulixe Dulphus 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 179 

-65. Cristoforo Poggio al Marchese di Mantova. — Resistenza eroica 
della rocca di Forlì. I difensori suonano e ballano. Condizione 
miserrima dei cittadini a Forlì e ad Imola. — 31 dicembre 
1499, da Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

111."'° et Ex.""" Sig/ mio sing.'"° La Ex. V. intese per la mia 
precedente il seguito sino alhora ad Forlì, et li designi facti per 
quello 111.™° Duca per expugnare la rocha. Di poi per S. Ex.'^ se è 
facto uno fosso divei'so la montagna largo tre passi de homo et cavo 
assai, et per quello se è conducto lartigliaria sino al drito de la 
rocha, et già ne sonno piantati alcuni pezzi, et hanno principiato a 
trare et tutavolta sieguono a piantare il resto, immo che fra pochi 
giorni sera piantata tuta, et per la prima se potrà dare qualche 
iuditio del exito, et quanto se possa tenire, che quando altro non 
succeda sin qui, se ha da dubitare non molto, perche quelli dentro 
demonstrano gagliardiss.° animo, et respondeno asai bene cum le 
artigliarie non senza occisione de francisi, quali vogliono essere quelli 
che faciano el tuto, et per quelli dentro se tranno vertuni cum scri- 
pturini che dicono: S.^' francisi haveti poca discretione ad guastarci 
li nostri cachatorj. Et dove tirano cum lartigliarie poneno delle lanze 
cum granate in cima et dicono che non li dareti , et non mancano 
quelli dentro de sonare et ballare. Laqua delle fosse per anche non 
se leva, et quando non faciano altramente, se crede durara el ballo 
più che non voriano, et anche se dubita che quelli dentro non expe- 
ctino qualche adiuto. Io scio bene certificare la Ex. "V. de questo, che 
molto scio li piacerà chel Christianissimo Re ha scripto ad questi soi 
Capit.i, che expedita la impresa de Porli non paseno più avanti, ma 
retornino in drieto senza dispiacere a S." venetiani ne ad S." fioren."', 
■cum li quali intende servare bona amicitia, et cum essi voranno 
lartegliaria, si chel N. S.""^ de Pesaro non sera forsi abandonato dal 
N. S.»"® Dio come merita la bontà sua. Essendo andato il Duca sopra 
vedendo quando se faceva el fosso cum circa 150 homini, uscirno 
dalla rocha molti fanti et gli asaltorno, et subito se firmorono, che 
se andavano inanti animosamente gli pigliavano quasi tuti. Li For- 
livesi ad il quali sono tolte le arme tute cura tractamenti crudelissimi, 
se retrovano tuti desperati, ne potriano stare pegio. Quelli de Imola 



180 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

il mede.""', et già gli sono poste per restauro de li danni nove gra- 
veze, et facti coraandam.'i che non portino arme et che non vadano 
a cacia alcuna, non biastemino, ne intrino ne le robbe loro, che li 
erano tenute da Ma."% senza nova lieentia. Et altro de qua non se 
ha di novo se non la morte de Zoanne Cerviglione in Roma amazato 
una nocte che andava a solazo, et extimase sia stato da quelli del 

pontifico della principessa 

Bononie ultimo decembris 1499. 

Ill."'« D. V. Ser.'"' Cristophorus Pogius 



66. Il Marchese di Mantova a Pier Gentile da Varano. — Notizie- 
delia espugnazione di Forlì. — La rocca resiste. — Caterina si 
difende da disperata. — Il Conte Alessandro Sforza ha rifiu- 
tato un abboccamento col generale francese. — 3 gennaio 1500, 
da Belriguardo. 

IMaiitova, Arch. Gonzaga]. 

Dux Ferrarle etc* 111." nepoti nostro dilectiss.° 0."° Petro gentili 
de Varano. Camerini etc.^ salutem. Non havemo altre nove da darvi 
adviso, se non che de Romagna per littore del primo de questo se 
sente che le artigliarle de francesi non fano nocumento alcuno a la 
rocca de Forlì, et che Madona se defende gagliardamente, et tra de 
fora a la desperata, et guasta persone assai, et mostrano quilli che 
sono dentro bavere poca paura de quilli de fora. Per li bullettini 
vituperosi che erano de fora et per le littore et parole deshoneste 
scpipte suso li passadori, et per li manegeti che li fano. Intanto fran- 
cesi stano in speranza torli in breve quella forteza nominata il Para- 
diso, et fano una cava per torge laqua de la fossa. 

Dicesse che Mons.'^ de Alegra fece chiamare il conte Alexandro 
a le mura de la rocca per parlarli, et lui non li volse dare audientia. 
Il Papa non volo che la Ma."^ sia tolta a pacti ma ad discretione, 
et la vole ne le mane. La rocca de Buban se crede che se renderà presto. 

Se crede che franzosi, facta la impresa de Forlì, non procederanno 
più ultra ma retornaranno a Milano 

Belreguardi, iij januarij 1500. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 181 

67. n Marchese di Mantova al Sig. Giovanni di Pesaro. — Si 
rallegra dei suoi apparecchi di difesa contro i Francesi. — 
Il Duca di Milano tornerà in Italia con un esercito. — Se 
la Madonna di Forlì continuerà a tener duro, tutto è salvo. 
— 4 gennaio 1500, da Mantova. 

(Mantova, Arch. Gonzaga]. 

68. Oiacobo da Sala a — Caterina Sforza ha 

mandato a sfidare Cesare Borgia. — Tutto il giorno è fuori 
a battersi armata a cavallo. — I Francesi, ammirati del suo 
valore, non vorrebbero vincerla. — 7 gennaio 1500, da Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

A questi dì pare la Contessa habia mandato a desfidare el Duca 
Valentino de volere combattere armata cum lui, come tutto el dì va 
tìt esce fuora a la Scaramuzza a cavallo armata , in modo che ha 
tanta benivolentia pel suo valoroso operare cum quelli Signori Fran- 
zesi, che non la voriano vincere, et mai lì a Furlì tra loro non si 
parla d' altro. Cussi è facto intendere da chi vene da Furlì. 

69. Cristoforo Poggio al Marchese di Mantova. — I Francesi 
bombardano la rocca di Forlì. — 11 gennaio 1500, da Bologna. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

Ill.""> et Ex."*" S."" mio obi.""". Per tuto el di de heri li canoni 
sono sta piantati ad la rocha de Forlì, verso Castrucaro, et comen- 
ciorno a tirare, continuando sempre senza intermissione sino ad questa 
matina, per modo che hanno già facto da quello canto dui busi 
grandi comò è una porta grande, et hanno sbocato tanto basso ne la 
ripa de la fossa che bateno ad la volta sotto il cordone de la rocha, 
et hanno roto le bombardiere de sotto, adeo che dentro se vede poco 
reparo, et se tene di la che fra tre o quatro giorni potranno dare 
la bataglia, de la quale demo astrano sperare benis." Vero è che 
essendo gionto Lorenzino ad Castrucaro per tractare acordio, poterla 
seguire quando non manchi da quelli de fora. Quelli Capit.' franzosi 
stano pur in penserò de non andare più ultra, senza nova comissione, 
et per questo essendose partito il R.""" Legato da Cesena, se extima 
sia andato a Roma per provedere al tutto cum il pontifica, et per 
bavere forsi etiam uno episcopato de quello del Episcopo de Sette 



182 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

defoncto, in quatro giorni de subeto li in Porli. Credesi per alcuni 
sia andato ad Sinigaglia per questa nova parentella, nna essendo 
andato cuna pochi et per molti altri respecti, non ha molto del vero- 
simile Bononie xj januarij 1500. 

Ill.'ne De V. Ser.o'' Christophorus Pogius 

Caterina è ferita. 

A dì 14 giennaio ci fu come la Madonna aveva perduta la for- 
tezza di Furlì dove essa era rimasta prigione. E morivvi circa 500 
huomini, et ammazzorno tutti quelli della rocca, eccetto lei ch'era 
ferita. 

[Diario Fiorentino di Luca LaniJucci 1450-1516. — 
Firenze, Sansoni, 1883, p. 205.] 

Il Borgia tratta bene Caterina 'prigioniera. — 17 gennaio 1500, 

111.™*^ et Ex.'"" d.ne mi sing.»"» 

Lo IH.™*' Duca Valentino fa bono tractamento ad la Contessa 
tenendola ne la guardacamera, et stando lui asai renchiuso, per modo 
che ad pochi e concesso landito. S. Ex.'* gli ha facto tagliare una 
camera de raso negro et due altre veste, et per quanto se intende 
da chi vene de là, pare che lui sia el preso 

Bononie xvij Jan." 1500. 

lll.'"o et Ex.""» De V. Ser.o"" Chris.'"* Pogius 

Numero dei Francesi morti nella espugnazione della rocca — 19 idem. 

Ad Forli se attende a sepelire li morti et in numero 

fin qui sono 515, de li quali se dice essergliene 200 francesi. La 
Contessa se vede per pochi, et da Roma se ha il papa volere li sia 
conducta, et Sua S.'* bavere facto grandiss.* allegreza de questa 
Victoria, et la maior parte de Roma esserne mal contenta 

Bononie xviiij jann." 1500. 

111.'"» D. V. Ser.<"" Chris."» Pogius 

Caterina è tolta a viva forza al Valentino. — 23 idem. 

111.™* et Ex.""^ D.ne mi sing.""®, Doppo le mie precedente non 
ho altro che dire ad la Ex.'* V., se non che ad li xxj di questo la 
sira, circa diesé capitani de guasconi cum le arme andorno ad lo 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 183 

allogiamento de lo IH. S. Duca Valentino, et batterono ad la porta, 
quale gli fu aperta, et andorno ne la camera et guardacamera de 
S. Ex.'^ dove era la Contessa, et in presentia del p.'° 111.""° S. Duca 
la preseno per la mano cum dirli, andiamo uno poco ad solazo, et 
contra volunta de S. Ex.'^, benché usasse molte parole brusche et 
minatorie, la condusseno fora de quello allogiamento, et la menomo 
dove hano in sua potestà il Conte Alexandro et Conte da Melzo, cum 
certi altri de quelli capi che forno facti presoni ne la expugnatione 
de la rocha de Porli. Et benché esso S.""^ Duca habia mandato per 
Mons.' Allegra, quale già se era inviato verso Cesena, del quale molto 
se confida ad ciò habia ad assettare questo caso, pur essi guasconi 
dicono non gli la volere restituire, ma sua intentione essere de po- 
nerla in libertà. Il che se non disturbara laudata ad Pesaro, almanco 
le defferirà qualche giorno. Ho voluto di questo dare subito ad la 
Ex. V. notitia corno è debito mio .... Bononie xxiij janu.'* 1500. 

111."'° D. V. Ser.o"" Chris."^ Pogius 

70. Giovanni Gonzaga al Marchese, di Mantova. — Come fu presa 

Caterina Sforza. — 14 gennaio 1500. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

111.""° et Ex.""^ S."" mio hon."»" Per advisi de questa matina se 
hanno qua, se verifica pur la eaptura de Furli, et che essendosi reducta 
M."^ Contessa in una camera de torione, el Duca Valentinos perso- 
nalmente andoe a pigliarla, et quando la vide gli fece riverentia, 
diportandosi molto costumatamente, et Iha facta ponere in una casa 
li in Furli, cum animo de mandarla a Roma. El Conte Alex.""*^ Sforza 

è ferito Bononie xiiij Jan.'' 1500. 

IH. D. V. Ser."'' Johannes de Gonzaga Marchio 

71. Isabella Gonzaga al Marchese di Mantova. — Gli acclude una 

lettera dalla quale rileverà il valore di Caterina Sforza. — 
14 gennaio 1500. 

[Mantova, Arch. Gonzaga). 

1H.™° S."" mio. Li advisi da Roma non manche me sono stati 
grati, per haverli havuti in summario, come che la Ex.'^ V. se" sij 
dignata comunicarmeli. Perho de luno e laltro acto la ringratio sum- 
mam.'®, et per recorapensa li mando qui incluso exemplo de una littera 
quale scrive uno fratello de Antonio da Bologna a Zoannepetro sua 



184 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

fratello, che non è puncto mancho inteligibile, che siano quelle de 
messer Zoanne lucido (Lucido). Conoscerà per essa de quanta valo- 
l'osità sia la Contessa da Furli. Recomandorai in bona gratia de V. Ex.'*. 

Mantue xiiij Janu." M. D. 

La litera de la S. V. mi è acceptissima per la copia inclusa, ne 
sapemo che altro dire che se Franzosi biasimano la viltà de li homini, 
almeno debeno laudare lo ardire e valore de le donne italiane. 

A la S. V. tutto ce donarne. Godii, etc. 

72. Lucido Cataneo al Marchese di Mantova. — Dà colpa della 
caduta di Forlì a Giovanni da Casale. — Terribile animo 
della Contessa. — 23 gennaio 1500. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

111.'"° S/ mio. Benché V. S. debba intender melio li successi de 
Romagna de là, tutavia scriverò alcune particularitade advisate in 
qua. Scrive Valentia al papa molto dolendose de la morte de Borgia, 
dicendo parer cheli celi Ihabian morto a mina sua, questo è per li 
molti designi fatti insieme, poi agionge che, vedendo quella rocha e 
citadella de Furli cussi fornita de homeni e munitione se ne è semper 
mal contento e quasi desperato de haverla, maxime in pocho tempo, 
ma che al inproviso se li aperse la via perche Jo. da Casal, favorito 
de la Contessa, fece dar fogo a un tempo a tuti li quatro turioni de 
la citadella cum animo de retirarse in la rocha. Che per lo fogo e 
strepito el non sa a che modo li fanti comenzassen a basar el ponte 
et voler usir. Per il che scrive haverne presoni 170, el resto morti 
e de li soi asai, a li quali non fa numero, agiongendo che la Contessa 
se redusse in certo revelino et chel ebbe fatica a camparla , et 
lei deprecava solum per la salute de Joanne più che de la sua. Dopoi 
che lui Iha pose in certa habitatione in la cita, facendoli far bona 
compagnia de alcune done e guardia da li homeni e fanti soi, cum 
dir che la Contessa monstra anchora animo teribile, allegando in 
tal loco havea tal guardia et in lo tal cussi, e che (se) tutti fussono 
stati del animo suo, mai Ihaverebe habuta , scrivendo oltre de ciò 
che. a lui li pare honor suo a tractarla bene ', ma el fine che la farà 

' .... La Contessa fu coaducta fora dal duca Valentinese, et, secomlo 
che dicono le lettere, la fece cenare con lui. Pure se crede la habi a tractare 
male, et farà ogni cosa per bavere etiam quello che se dice habia salvato 
de bono .... » (Doc. 1120). 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 185 

chiarirà el trataraento. Ultimamente si dole de la molta spesa qual 
sera necessaria a rifar la citadella, disse el papa questa parte tocha 
a me. Non cessa anchora recomandar lo fratello de Borgia chel gè 
velia dare li beneficii e capello, e chel pagara li debiti qual a la suma 
de IS™ due.'' havea Borgia. De questo el papa ne ha comenzato a 
moteglare asai a più card.'' di veghij, monstrandoli quello scrive Va- 
lentia e facendosene a perta a parlarne, tutavia non era soluto e 
credese aspectara Valentia perho che delibera gratificar lui, cioè che 
quelli cardenali qual lui ha animo de far sei vive come spera, sentano 
lobligo a Valentia, e paiono fatti per man sua, et è verissimo che 

a questo fine tenda 

Rome 23 Jan." 1500. 

Ser-O"- .To. Lue. Cat. 

73. * Caterina Sforza scrive due lettere di cambio, — 10 luglio 
1500, Roma dal Castel Sant'Angelo. 

[Firenze, Ardi, di Slato — Med. a Pr., Filza 48, e. 340]. 

(Queste lettere sono scritte a richiesta dei figli stessi che deb- 
bono essere sovvenuti — Essi stessi, come si trova in altro docu- 
mento, ne avevano mandate le minute alla madre). 

Magnifico Lorenzo ui prego che siate contento pagare ali mei 
figlioli quelli danari che loro uè chiederanno; non me fare più re- 
plicare altrimenti scriuere, perchè questa e la intentione mia et 
così uoglio, et per nostra cautela tenete la presente scritta de mia 
propria mano. Rome in castello die X iulij 1500. 

Caterina Sfor. Vicecomes 
manu propria. 

74. Mag.*'" Lorenzo, uè prego accio me possa suuenire intanti a- 
fanni et bisogni et uscire de tanta miseria, fare el conto con li miei 
figlioli di quanto hauete del mio in particular uoi et pupillo, et pa- 
garli a ogni loro requisitione, et per niente non uogliate fare el con- 
trario .... aspectando altra mia lettera o resolutione, perchè que- 
sta è la mia uolunta. e così uoglio et per nostra più sicurezza ui 
mando la presente quale tenerete presso di uoi scripta di mia mano 
propria. Rome, In castello die X iulij 1500. 

Caterina Sfor. Vicecomes 
manu propria. 



186 R, DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

75. Augusto Spinola a Cesare Riario — Caterina è in "prigione — 
Fu indisposta ed è piena di tristezza — ^^e solleciti la libe- 
zione. — 13 agosto 1500. 

[Firenze, Arch. di Stato — Med. a. Pr. Filza LXXVII, e. 20]. 

Illustrissimi et Excelsi Domini mei Observandissimi, coramenda- 
ciones etc. Questa mattina ho havuto due da Vostre Signorie 1' una 
de l'ultimo del passato, l'altra de 8 del presente con una inclusa 
a Giovan Batista, in la quale era una diretta a la Illustrissima Ma- 
donna vostra Madre, la quale subito feci dare in mano propria, et 
se prima parta el presente potrò bavere la resposta, la includerò in 
questa; quando non, se manderà con lo primo. Et per aviso di Vo- 
stre Signorie dieta Madonna vostra Madre sono jorni quattro hebe 
alquanto poca de febre, tamen non è poi sucesa più avanti. Ogni 
cosa stimo procede da malenconia de la quale ve promecto ne è tuta 
piena, et se è pur per dire al vero ora mai sarebe tempo che uxise 
da prexone, e sempre me scrive polise eh' io la debia ricoraandare a 
Vostre Illustrissime Signorie, vogliate tener modo e via, che una 
volta prima che se more sia in sua libertà, atento maxime, che se- 
condo dixe non è prixone per tristesa niuna che habia facto, ma per 
volere salvare e mantenire li Stati a Vostre Signorie se ritrova dove 
è. Se io scrivo tropo largo, prego humilmente a Vostra Signoria me 
perdonino che così Sua Excelencia me a comiso per una sua polisa 
ve debia scrive, e in vero me pare habia raxone. Ad alia. Circa 
al facto de le acordio, licet che Monsignor Nostro Reverendissimo 
continue manda qui lettere al Papa de la Regina e sempre gè sono 
state presentate, tamen per fin a qui non se è poduto bavere, salvo 
bone parole, e per essere Monsignor Reverendissimo de Ursinis fora 
de Roma, el quale havra cura di solicitai'e apreso del Papa questo 
facto, non se è poi facto altro. Io continue solicito l'Ambasatore di 
Francia voglia stringere questa cosa e similiter ditto Monsignor de 
Ursinis et usque nunc nil eonclusum fuit. Seria bene Vostre Signorie 
mandasino qui uno novo mandato ad resignandum in persona di chi 
parerà a quelle, a ciò che se a la ritornata a Roma de diete Mon- 
signor de Ursinis voglesse el Papa far niente, non siamo inpediti 
per non haver dicto mandato. 

Non bisogna, che Vostre Signorie me scrivono eh' io voglia 
tener continuo confortata Madonna che presto habia da uxire, però 
che sempre lo ho facto, facio, et farò : ma oramai Sua Excellencia 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 187 

vorrebbe 1' efecto seguisse e non più parole, che, come sapete, Sua 
Signoria è de tale ingegno che non se pode dare ad intendere che lo 
negro sia bianco, actamen non mancherò per parte mia de sempre (sic) 
el debito verso sua Excellencia. Altro non vido che scrivere, salvo 
che humiliter me ricomando a Vostre Illustissime Signorie. Rome, 
die 13 augusti 1500. 

Humilis servulus Augustus Spinola Compater. 

76. Vanni Barone ad Ottaviano Riario. — A Forlì, più che tutto 
si teme il ritorno di Caterina sua madre. — 7 settembre 1500, 
da Castrocaro. 

[Firenze, Arch. di Stato Med. a. Pr., Filza 77 e. 127]. 

Caro S. jersera ebbi una nostra, et per quella sentendo le cose 
paseranno bene, ma chio iscriua più partigulare di questi nostri amici 
di qua, non bisogna perder tempo per loro, non rispondon niente perchè 
non si uogliono scoprire per non chapitare male. Ma io comò e tuto 
di intendo da questi che venghano di Furlì quello ragionano fra loro 
et corno uè no {ve ne è) una parte che uorebono la chiesa e una 
lordelafo e una la S. V., e tutti dice perdurano (?) quando non uenissi 
madona, e di questo anno grandissimo suspetto ed io in tutti quelli 
modi che sio posso far loro intendere quela S.^ di M.^ non na mai a 
uenire, neanchora lei non ci uol venire et ancora farà tute le sigurtà 
uoglono che mai non si ricerclìera chosa che sia istata, anzi uuole 
bonificare ogni uomo et no chi si noie e chosì digo a tutti questi io 
parlo da Furlì et quasi ogni zorno io mando in uolta .... « seguono 
notizie poco importanti di Romagna » .... se uoi fussi stato uisto 
solo una uolta in Romagna auresti sentito chose assai e ongni zorno 
si dice qui ogi viene el S. Ottauiano chosi e stato da domenicha in 
qua e stato aspettato da tutta la Romagna 

Lo prega a sollecitare la sua venuta. 

Da Castrocaro 7 sett. 1503. 

77. Isabella Gonzaga loda la resistenza dei Faentini ed augura 

loro vittoria. — 20 aprile 1501, da Mantova. 

[Mantova, Arch. Gonzaga — Copialettere della Marchesa, lib. 12]. 

111.""° S."" mio. Piacemi che Faentini sieno tanto fideli et constanti 
a la defensione del suo S.'"^ *, che recuperano Ihonore de Italiani, 

' 11 giovinetto Astorre Manfredi che, fatto prigioniero del Borgia , fu 
chiuso nel Castel S. Angelo e poi buttato nel Tevere. 



188 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

cossi dio gli conceda gratia de perseverare. Non per augurare male 
al Duca Valentino, ma perchè quello povero S.""® et il suo fidel populo 
non meritano tanta mina. Ringratio V. Ex. de la partecipatione facta 

cum me, de lo adviso de la prima batalia 

Mantue xx aprilis 1501. 

78. Cristoforo Poggio al Marchese di Mantova. — Caterina è Uhe- 
rata. — 5 luglio 1501. 

[Mantova, Arch. Gonzaga]. 

Ill.'"o et Ex."'° S."" mio singul."'^ 

La Contessa de Imola ad instantia de Mons.*" de Urbigni è stata 
cavata de Castello et posta quasi in libertà ne la casa sua, et tenesi 

ad instantia del Christianiss.<^ Re sera liberata in tutto 

Bononie quinto Julij 1501 

Cristophorijs Pogius. 

Caterina è partita da Roma. — 27 luglio 1501. 

Et che la contessa de Imola è partita per mare et 

credo ad Fiorenza Bononie 27 julij 1501. 

Christ. Pogius. 

79. * Breve di Papa Alessandro VI che esorta Pandolfo Petrucci., 

cittadino senese, a prestare tutto il suo favore a Caterina Sforza 
che s' incamminava per Firenze, perchè ella trovasse in ogni 
luogo libera e sicura la via. — 13 luglio 1501. Dato da Roma 
in S. Pietro. 

Alexander Papa Sextus 

Dilecte fili salutem et apostolicam benedictionem. Cum in pre- 
sentia contingat dilectam in Christo fìliam nobilem mulierem Cathe- 
rinam Sfortiam Florentiam proficisci, cupientes illi tutum et liberum 
iter ubique patere, devotionem tuara hortamur, velis eam, qua poteris 
huraanitate et favore prosequi , quod nobis perg[r]atum est futurum 
Datum Rome apud sanctum Petrum sub Annulo Piscatoris, die 
xiij julij M°ccccci, Pontificatus nostri anno nono. 

Adrianus 

Dilecto Alio- Pandulpho Petrutio Civi Senensi. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 189 

(Aggiungo qui otto documenti fiorentini. — Appartengono tutti 
ai primi mesi che seguirono la morte di Alessandro VI — settembre 
e ottobre 1503). 

Essi chiariscono il desiderio dei Fiorentini di favorire il ritorno 
dei Riari in Forlì : desiderio al quale dovettero rinunciare per la 
grande impopolarità dei Riarii stessi. — Ottaviano è exoso a tuti...... 

più presto si davano non che a Veniziani, al diavolo, che mettersi 
in casa Madomta con sua figliuoli. 

I Fiorentini volevano impedire che i Veneziani o direttamente 

per mezzo di Anton Maria Ordelaffi si impadronissero di Forlì, e 
lo persuasero ad abbandonare la repubblica di S. Marco, aiutandolo 
poi ad entrare in Signoria. 

Quanto poi all' avere i Fiorentini offerto Caterina in moglie al 
castellano borgesco di Forlì, (V. Sanuto V, p. 158) credo che tal 
notizia avesse origine dalle notizie confuse che venivano da Ravenna 
le quali facevano tutt' uno delle pratiche dei Fiorentini e di quelle 
che, per proprio conto, faceva in favore di Caterina Giuliano Dalamasa. 

1 documenti fiorentini non fanno mai parola di simile offerta. 

Ecco quanto i dieci di Balia, scrivendo il 4 settembre 1503 al 
Commissario G. B. Ridolfi, concedevano si promettesse al Castellano 
di Forlì in cambio delle fortezze : 

« et per dirti lo animo nostro, quando noi potessimo 

« entrare in quella (rocca) di Furlì, saremo per spendere ad cosa 
« certa e sicuramente insino in diecimila ducati, lasciando al castellano 
« oltre ad quelli tucte le robe vi si truovano, da artiglierie et muni- 
« tiene in fuore, et potralli promectere che trovarrà qui compratori 
« insti di decte robe. Et di più li offerirai salvo condocto perpetuo 
« di potere stare libero in sul nostro, et inoltre altre immunità o 
« priminenze che alla prudentia tua occorrerà ». 

[Firenze, Arch. dì Stato Dieci di Balia, Carteggio-Missive, reg. 77, e. 1-16). 

Nell'ottobre del 1503 i Fiorentini invece trattano di avere la 
fortezza per 1' Ordelaffi servendosi di un capitano tedesco che coman- 
dava 200 fanti nella cittadella, che si oftriva di dare questa e il 
castellano preso o morto (!) per 2000 ducati. 

[Firenze, Arcli. di Stato Dieci di Balia, Carteggio-Missive. Reg. 78, e. 6. 
1 Dieci ad A. Aiitinori 13 ottobre 1503]. 



190 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

(Debbo queste notizie e i documenti seguenti al conte Andrea 
Marcello di Venezia, il quale cortesemente me li comunicava dopo la 
pubblicazione della biografia di Caterina Sforza). 

80. Istruzione a Giovanni Battista Ridolfi, eletto commissario gene- 

rale in Romagna. — 22 agosto 1503. 

(Desidereremmo che Ottaviano Riario tornasse in Forlì, e quando 
ciò potesse riuscirgli, vorremmo favorirlo a tale effetto. Se ciò non 
potesse accadere, t' ingegnerai ad impedirne che torni in quella città 
Antonio degli Ordelaffi, confortando i Forlivesi a libertà e promettendo 
Joro difesa Nondimeno quando vedessi 1' entrata dell' Orde- 
laffi in Forlì e del Manfredi in Faenza così innanzi da non esservi 
rimedio alcuno « ti guarderai da usare termini, pe' quali ci avessero 
« a diventar nemici »). 

(L' intero documento fu pubblicato dal Canestrini, Scritti inediti 
di N. Macchiavelli, ecc., Firenze, Barbèra 1857, p. 256-257). 

81. G. B. Ridolfì ai Dieci di Libertà e Balla. — 25 agosto 1503. 

(Pirenze, Ardi, di Stalo. Dieci di Balia, Responsive, registro 73 carte 361]. 

Mag.'^^ 111.""' observ.™i g^c Intendo che a Furlì quelli 

del Conte Girolamo non vi hanno parte alcuna, et che sono per stare 
qualche dì così aspectando il certo come passino le cose a Roma del 
Valentino et forse la creatione del nuovo Pontefice, et che ut pluri- 
mum havendo a mutare Signore, hanno lo animo volto ad Antonmaria 
Ordelaffo, quale è di quelli che si debbe trovare a Ravenna, et il 
rispecto della Signoria di Vinegia non credo habbia dare noia, perchè 
vi hanno de ciptadini che sono inclinati alla devotione loro. Io di già 
ho dato principio a fare intendere a qualchuuo di loro che sarebbe 
meglio et più honorevole et sicurtà loro che si voltassino alla libertà, 
perchè satisfarebbono più al nuovo Pontefice et fuggirebbono la ser- 
vitù de vinitiani, la quale è tanto più pericolosa quanto la M.tà del 
Re di Francia non comporteria che e vinitiani si facessino maggiori 
in Romagna di quello che sono, et che facili si tirerebbono la indi- 
gnatione de Francesi adesso. Et che quando si voltino alla libertà le 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 191 

S. V. piglieranno la protection loro; questo è quanto ho seguito sino 
ad hora 

Ex Castrocai'o die XXV augusti MDIII. 
E D. V. Servitof 

JOHANBAPTISTA j 

^ G. Commiss. 

RODULPHUS ] 

82. / Dieci di Balia a G. B. Ridolfi. — 10 setteiubi-e 1503. 

[Firenze, Arch. di Stato, Dieci di Balia, Carteggio, Missive, Reg 77, e. 153, t. 3.] 

Johannni baptiste de Ridolfi, die X septerabris 1503. 

Madama d' Imola è suta di nuovo ad noi. Raccomandovi sé e li 
suoi figlioli : . . . . resposto generalmente, non havendo hauto mai da 
te adviso per il quale noi haviamo visto di potere fare fondamento 
alcuno sopra di lei. Ecci parso di nuovo ricordartelo acciò che tu di 
nuovo ci scriva delle conditioni sue ; et se non lei, saltem e suoi 
figlioli, potessino fare alcuna cosa di bene. Vale. 

(G. B. Ridolfi risponde, osserva il Marcello, il 12 settembre col 
dispaccio dal quale il conte Pasolini trasse il suo 1192'^ documento). 

83. / Dieci di Balia ed Amerigo Antinori Capitano e Commis- 

sario di Castrocaro. — 5 ottobre 1503. 

[Firenze, Arch. di St., Dieci di Balia. Carteggio, Missive, reg. 77, e. 171 terzo]. 

Ulterius noi pensiamo che questa venuta costà di decto S.''® Antonio 

(Ordelaffi) babbi dall' un canto Dall' altra parte crediamo 

che '1 maiordomo et altri huomini ofitiali et partigiani del Duca 

Valentino insospectischino a presente di noi et dubitino che 

noi non voliamo perturbare lo stato di Furli et disfavorire el loro 
Signore con questo Signore Antonio, et che quello noi vedevamo di 
non potere fare con Madonna et li figlioli per le conditioni loro, noi 
lo vogliamo fare con cotestui. 

84. Lettera indirizzata a don Giuliano; manca la firma — A. An- 

tinori inviandola ai Dieci con suo dispaccio del 14 ottobre, a 4 
ore di notte, la dice scritta da un tale, che era a Forlì, a suo 
figlio che trovavasi a Modigliana, e spiega, cosa chiara del 
resto, che col nome Biagio è indicato A. Ordelaffi. (Vedi doc. 
seguente). — 12 ottobre 1503. 

[Firenze, Arch. di St. Dieci di Balia, Carteggio, Responsive, registro 65, e. 93]. 



192 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

luliano sapi corno io o parlato con Antonio Teodolo del fatto 
di Biasio nostro e con altri anchora citadini, ti rispondo che tuta la 
voluntà universale di questa cita si è di volere Y, ma ti maravigliaraj 
de suo dimorare. Palarai con Pritone e fa che luj ti riferisca la 
causa di questo tardare : iraperochè si se diferisse in longo, dubito si 
chiamarà San Marco, ma non voluntèra, ma solo per avere suspeto 
del S. Ottavio el quale è exoxo a tuti corno tu sai. Voressimi sa- 
pere se li Fiorentini anni mandato per luj o luj, di sua voluntà si è 
andato. Presto mi darai risposta e conforta Biaxio a venire perchè 
è aspectato etc. Tu non venire qua per anchora per bono respecto 
etc. A di 12 octobre 1503. 

85. Amerigo Antinori ai Dieci. — 14 ottobre 1503. 

[Firenze, Arch. di St. Dieci di Balia, Carteggio, Responsive, reg. 75, e. 117J. 

Sopra e chasi di Forlì sono molto sollecitato dagli amjci del 
S."" Antonio delli OrdelafB, e quali dichono è suto lloro detto che 
vostre S.'® richiameranno lui e loro perché a richiesta del Car- 
dinale di San Giorgio e di Monsignore Ascanio, quelle vogliono ri- 
mettere in chasa madonna co ssua figliuoli, et el Duca d' Urbino 
cussi è d'achordo, e però chon vostre S.'^, alle quali io faci intendere 
che più presto si davano nonché a veniziani, al diavolo, che met- 
tersi in casa madonna co ssua flgliuoìi; et sanza quello m' è suto 
detto a boca, mando a vostre S.i^ 2 lettere, P sanza soschripzione e 
sanza sopra ischripta, che ischrive j° a uno suo figliuolo eh' è a Mo- 
digliana, et lui è a Forlì, et poi quello suo figliuolo ischrive qui a 
pretone e mandagli la lettera del padre. Vostre S.'® avisano a tutto. 
Holtre a di questo ci è stato Vincienzìo de Bernardi da Forlì, et dìcie 
che Forlivesi per el sospetto grande che è entrato loro addosso di 
quelle chose, ciercheno cho veniziani di fare Signore el fratello ba- 
stardo del S.*"" Antonio che istà chol chonte di Pitigliano, et che ne 
il S.*"" Antonio sopra istà che piglieranno lui col mezo de veniziani, 
e quali veniziani pratichano forte d'avere la forteza de Forlì, chome 
ischripsi a vostre S.'% alle quale m'era ischordato dire che in quella 
lettera di Forlì è una parola che dicie Biagio, per essa s' intende il 
8.°'' Antonio, 1* inpressa s' intende San Marche, vostre S.""' vedranno 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 193 

che Faenza et Forlì se voi non fate presto saranno cho veniziani . . 

* 

In Castrocharo addi xiij" d' ottobre 1503 a ore 4 di notte. 

Americho ) 

\ Capitano et Commissario. 
Antinori ) 

Poschripto el di sopra ò auto due lettere da Piero Francesco di 
Corbizo che glie manda Batista Holivieri da Forlì che vostre S.'« ve- 
drano per esse chonvenchono il medesimo di non volere chodesti di 
madonna. 

86. A. Antinori ai Dieci di Balia. — 16 ottobre 1503, 4 ore di notte. 

[Firenze, Arch. di St. Dieci di Balia Carteggio, Responsive, reg. 75, e. 134]. 

De casi di Forlì hiersera di nocte venne a me uno de quegli cipta- 
dini, et dissemi che tutta la terra è disposta a voler el S. Antonio 
degli Ordolaphi, ma che dubitano V. S. non lo ritenghino, come per 
r ultima ve dixi, et mandai lectere d' alcuni ciptadini ; et che non 
possano credere che V. S. faccino quello non sono use, et che subito 
fussi qui el S. Antonio si raettei'ebbono in arme, per lui, et che lo 
metterebbono drento, perchè stanno in grandissima gelosia de vene- 
tiani et di questi di Madonna : risposi allo usato et confortargli et 
che el S. Antonio sarà facto passare di qua per loro comodo et 
per assicurargli da vinetiani, hoggi ene intrato loro maggiore so- 
specto, perchè tarda al venire più non pensavano, et perchè e s' è 
decto là che el Duca Valentino è morto, et che egli ha lasciato per 
testamento Furlì et Faenza alla Chiesa, et, a richiesta di San Giorgio, 
Imola a Figliuoli di Madonna, in modo che non muovono posa (sic), 

et non veghono 1' hora ci sia decto S. Antonio 

Ex Castrocaro dia XVJ octobris MDIIl hora 4 noctis. 

87. / Dieci di Babà — Pier Francesco Tosinghi Commissario ge- 

nerale in Romagna. — 19 ottobre 1503. 

[Firenze, Arch. di St , Dieci di Balia, Carteggio, Missive, reg. 78, e. 8 ? [. 

e la gente d' arme sue (del Valentino) et sue fan- 
terie sono resolute e parte ne ha prese al soldo gli Orsini e parte 
il collegio de cardinali. Anchora ci sia chi scriva come el Cardinale 
di San Giorgio ne ha preso buona parte per mandarle in costà in 

13 



194 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

favore di Madonna e de parenti suoi e come lui ha hauti i contra- 
segni delle fortezze di Farli e d'Imola Ultra de questo 

circa ad quella parte che S. Giorgio ha hauti e contrapegni delle 
fortezze e che gli ha saldato buona parte di quelle genti che erano 
del Duca, non sapiamo se lo adviso si è vero o più tosto lo crediamo 
falso, si che non lo pubblicherai costà. Et noi c'ingegneremo haverne 
da Roma meglio et particulare e te ne daremo notitia subito ad ciò 
possa prevenire quando è s' intendessi che quelli di madonna fussino 
per bavere un simile favore. 

88. Messer Lodovico di Giovanni Bolognini di Bologna, Podestà 

di Firenze^ cede e vende a Caterina Sforza, Contessa d' hnola, 
Forlì ecc. vari crediti sopra la tesoreria del Coynune di Bo- 
logna e sopra vari introiti del medesimo Comune. — 1 feb- 
braio 1504. 

NB. — Il presente documento sembra essere un foglio estratto 
dalle imbreviature del sottoscritto notaro. — Fatto in Firenze nella 
« casa di quei Medici dove abitava la suddetta Caterina ». Rogito 
di « Hercules, fìl., Ser Johannis Sabadini de Orvientis (Arientis), de 
Bononia not. pubblico (a quaderno). 

[Dalle schede di Adolfo Bonasi]. 

89. Caterina Sforza a Monsignor Giovanni NiccoUni arcivescovo 
a Roma. Gli manda e raccomanda Bacchio da Cremona, suo 
antico e fedele servitore *. — 6 giugno 1506, Firenze. 

Rev.™" Monsignore mio. Post commendationem etc. E sarà della 
presente exhibitore Baccino di Cremona, quale è stato meco già deci 
anni e alt[ret]anti ragazo e cameriere della bona memoria del Magnifico 
Joanni di Pier Francesco de Medici mio consorte. Mandole alla si- 
gnoria vostra ad ciò che quella si degna darli qualche bone ricapito, 
et potendo se ne serva per se proprio che laccerto per fede et suf- 
fìcentia non ha (pari?). Et che è da honorare ogni gran Signore : 
prego la signoria vostra haveudo bisogno de uno suo pari nonllo 

' Questa lettera e le due seguenti esistono nell' archivio Niccolini a 
Firenze, e da me vennero gentilmente trascritte e favorite insieme ai facsimili 
delle firme, dalla marchesa Ginevra Niccolini nata Colebrooke- 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 195 

(lasci?) per niente e lo pigli sopra di me, che le do la fede mia ne 
sarà più contenta l'undì che l'altro, et per questa nolle dirò altro 
salvo che la signoria vostra sidegni fare quella opera li fé inten- 
dere per el suo Cappellano et tenermi del continuo in bona gratia 
della S.'a de nostro S. * e de quelli Signori R.""' Car.i' amici soi, et 
a quella sempre me offero et raccomando, abstringendo vostra si- 
gnoria ad recordarsi de noi e del nostro, anzi suo, servitore Piovano 
di Cascina: quam Deus etc. 

Florentiae die VI juni 1506. 

E. V. R.«ne D. S. 

(fuori) 

Al Magnifico [sig.] SìgJ^ Joani Nichelini Archiepiscopo [at]he- 
niensi Domino et fratri obser.<^°. 

(Bartolomeo da Cremona detto Baccino, è una delle figure più 
curiose e più misteriose che si incontrino nella vita intima di Cate- 
rina. Vedi Volume II, pag. 249, 250, 332, 338, e i documenti 1129, 
1203, 1211, 1252, 1274, 1300 e pag. 540. 

(Baccino figura in quel giorno terribile, nel quale stando Caterina 
prigioniera in Castel S. Angelo — fu mandato a lei — ma non gli 
fu possibile di parlarle: intese che li ci era il diavolo delle cose di 

Madonna scandalo era nato ... , Madonna in iucto di non 

aveva fatto altro che piangere né voluto anchora mangiare. 

E tornandosene indietro incontrò Cesare Borgia e intese che a- 
veva avuto un colloquio con Caterina .... 

Che cosa era stata 1' origine di tutto questo mistero? — Una 
lettera diretta a Caterina era capitata in mano del duca. 

Nel 1507, saputo che finalmente Caterina ha potuto riavere il 
suo bambino (Giovanni), le scrive che ne è più contento che se fosse 

> Papa Giulio II. 



196 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

risuscitato suo padre: farà la commissione datagli, e da questi con- 
dottieri che stanno in campo cercherà un cavallino piccolo e bello 
per il fanciullo nel quale lampeggiavano già istinti guerrieri. 

Misteriosa è poi la lettera senza data che Baccino, da un orrido 
carcere del Bargello, scrive a Francesco Fortunati piovano di Ca- 
scina, agente e confessore di Caterina. 

Lo prega per 1' amore di Dio a cavarlo da quell' inferno ove è 
ammorbato dalla puzza, tormentato dal caldo, dalle pulci e dai pi- 
docchi. 

È tenuto in prigione dai creditori. 

Venda pur tutto: pur di uscire, non si cura di rimanere in ca- 
micia. 

Termina dicendo : « raccomandatemi alla Signoria di Madonna 
per mille volte, e ditele che sarò più savio un' altra volta ». 

Questa ultima frase mi ha fatto dubitare che fosse carcerato per 
ordine di Caterina: ma Caterina non appare la creditrice, né si vede 
come potesse far rinchiudere alcuno nel Bargello. 

Se è vera la data che ho supposta, 1507, la disgrazia di Bac- 
cino sarebbe posteriore alla sua entrata in servizio . presso Mons. 
Niccolini. 

Certo è che Caterina finché visse amò questo Baccino e gli la- 
sciò un legato nel suo testamento del 1509. 

90. Caterina Sforza a Monsignor Giovanni Niccolini^ arcivescovo 
d' Atene a Roma. — Lo ringrazia dì avere accettato ai suoi 
servigi Baccino suo antico e fedel servitore. — Si accemia a 
mene secrete. — Glie ne dia nuove facendole scrivere da al- 
tra mano ecc. — 27 giugno 1506, da Firenze. 

[Firenze — Archivio Niccolini] 

R.""^ Monsignore mio obser.'"" Io ho ricevuto una lettera de 
vostra signoria molto amorevole et per quella inteso apunto quanto 
me scrive : ad presso resposta. Ringratio vostra signoria dello bavere 
acceptato Baccino nostro alli soi servitii, certificandola ne bavera 
optimo servitio, per essere uso a fare cosi sempre et per sapere an- 
che bene quanto ogni altro suo pari el modo del servire a questa 
natione: et io me off'ero renderne el cambio a vostra Signoria a sua 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 197 

posta, acceptando le offerte di quella. Et perche la Signoria vostra 
uon stia punto suspesa di quella altra cosa, le dico, che io sono più 
libera che mai, immo fora di qualche obligho che mi parerla havere 
■con qualchuno et proseguiti quanto judicate essere aproposito d'essa: 
et con honor del mondo (et sia di che qualità si voglia) la signoria 
vostra non ne faccia parola, o sotto alcuna spetie ne conferischa: et 
di quanto segue si degni dar me notitia sotto lettera di madonna 
L."*^ sua sorella, perchè le cose mia malvolentieri conferiscilo con 
molti non vi havendo interesso. Et per questo non altro, se non che 
a vostra Signoria del continuo me offero et raccomando abstringen- 
dola da core ad seri verme qualche volta et delle cose maxime in- 
tende per tutto: quae feliciter valeat. 
Florentiae die 27 junij 1506. 

E. V. R. D, soror et serva 



r 



(fuori) 

Al m.° Sig.""^ Jo."' de Nicolinis, Archiepiscopo atheniensl, Sig.'® 
mio singl.""^ Rome. 

91. Caterina Sforza a monsignor Giovanni NiccoUni. — Allude a 
pratiche segrete. 

[Firenze — Archivio Niccolini] 

R.™« in Christo Pater et domine observande. Io ho la lettera 
delli 4 de vostra signoria apresso risposta. 

Monsignore mio R.""", io non posso fare che io non pensi che 
questa cosa per ogni verso fa per lo amico et per noi sommamente, 
quando la sia presa bene et meglio intesa; et perchè di queste cose, 
così fatte, non è molte o, forse, nessuna in Toschana, non può essere 
noUi vada ad gusto; ma vorrei solo che vostra signoria si degnasse 
proporla come cosa nacessi da se et eletta; et per quello amore che 



198 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

lui portava alle cose sua, quale sa quanto lo amavano et li erano ad 
core, perchè ridurremo forse la cosa in loco che beato a vostra si- 
gnoria et a tutti noi : et per questa non mi occorre altro, se non 
che quella operi che questa cosa vengha in consideratione, postposto 
alcuna volunta mia, mossa da se proprio comò zelatore della salute 
delle cose sua, et suo contento : et di quanto segue si degni farme 
resposta: et alla signoria vostra del continuo me offero et racco- 
mando abstringendola ad tenermi in gratia di chi mi può giovare. 
Florentiae Die xi july 1506. 

E. V. R.»"» D. S. 



C^^H2r^'^'r:^p^,.^^ - ryocL^i^ 



(fuori) 

R,™o [in Chr]isto Patri, D.no Jo."' de Nicholinis, Domino et fratrì 
obser.™" Rome. 




APPENDICE 



LE LEGGENDE 



Formano esse parte sostanziale della storia di Caterina Sforza, 
perchè come ho detto nel mio libro, se in esse non ci è la verità ma- 
teriale, ci è però la verità tipica. 

Le leggende non sono il vero, ma dal vero vennero determinate, 
sul vero vennero formate, e quasi sigillo, ne conservano la im- 
pronta. 

Queste leggende si sono perpetuate sinora nelle fantastiche tra- 
dizioni del popolo, del popolo poco mutato e, per natura sua, tenace 
conservatore finche il movimento vertiginoso che agita le società mo- 
derne non discese sino a lui. 

Ma alle fiabe della nonna sono ormai succeduti i giornali, le 
mille passioni, le mille agitazioni, le inquietanti aspirazioni politiche 
e sociali. E cosi è che con molte altre, proprio in questi ultimi tren- 

_____ t'anni, sì sono quasi perdute le 

[ - leggende su Caterina Sforza. Eac- 

cogliamo le rare e pur sempre 
preziose reliquie. 

Ecco quanto posso aggiungere 
a quello che già ho detto nel mio 
libro '. 

« Nel contado diLngo»(mi si 
scrive di là) « la leggenda di Cate- 
« rina Sforza è ancora vivissin a. 
« Si racconta che mentre la Ma- 
« donna di Forlì, faceva un giro 
« per visitare le rócche dell'Imo- 
« lese, si spingesse fino allachie- 
« sa della Pieve di Eagnacavallo 
LA PIEVE DI BAGNACAVALLO « 6 quivi la notte di Natale vo- 




» (Voi. II, p. 401-401). 



200 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« lesse celebrare la messa, in gran pompa. Ma, all'elevazione, la sa- 
« crilega Signora si sprofondò sotto 1' altare profanato. 

« A Massalombarda detta leggenda si ascolta ancora. Ma il luogo 
< non è più la chiesa della Pieve, sibbene quella di Bagnara o un 
« oratorio del castello di Mordano. 

« Certo la memoria di Catei'ina nelle terre della bassa Romagna 
« non va congiunta a sensi di gratitudine e di ammirazione, ma di 
« spavento. 

« Ai bambini si raccontano anche altre fiabe sul genere di quella 
« di Natale. Si rammentano i pozzi a rasoi della casa degli Sforza 
« a Cotignola e della rocca di Lugo, quantunque questa non sia mai 
« stata in possesso di Caterina. 

« A Cotignola, parecchi anni fa, si fece una mascherata simu- 
« lante 1' entrata di Caterina nella città che fu dei suoi maggiori. 
« Caterina parti in gran pompa dalla rócca di Lugo per la volta 
« della sua vecchia e fedele terra d' origine. 

« Il ricordo de' pozzi rasoi allude senza dubbio alle terribili ven- 
« dette che Caterina fece in Forlì degli uccisori del primo e del se- 
« condo marito. 

« La leggenda dice che Caterina invitava in sembiante d'amica 
« i suoi avversari a lieti ritrovi, e prima di riceverli, o dopo conge- 
« datili, li faceva traversare la stanza sul cui pavimento i traboc- 
« chetti nascondevano i pozzi nei quali i miseri sprofondavano ». 

« Dalla storia di Cotignola dal Padre Bonoli » (mi si scrive poi da 
Bagnacavallo) « nulla risulta sulla leggenda della messa celebrata da 
« Caterina Sforza in questa Pieve. 

« Nulla trovasi di ciò nella vita di Caterina Sforza di Fabio 
« Oliva. 

« Nessuno accenno nella vita di Caterina Sforza del Burriel. 

« Nulla nel Ratti, « Famiglia Sforza ». 

« Nessuna memoria della leggenda nell'archivio della chiesa ar- 
« cipretale della Pieve di Bagnacavallo, molto bene conservato e ricco 
« di documenti. L' Arciprete, anzi, interpellato, asserì essere impos- 
« sibile non solo che esista il fatto, ma che persona abbia neanche 
« a immaginarlo (!). 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 201 

« Fatte altre ricerche fra persone che, più o meno, stanno sulle 
« tradizioni locali, vari ed oscuri accenni si ottennero che si possono 
« ritenere allusivi alla leggenda in parola. 

« Vi ha chi rammenta d'aver udito, a foggia di favola, che una 
« donna, e forse Galla Placidia, celehrò messa in Ravenna, e che alla 
« consacrazione dell' ostia fu colpita da sincope e mori istantanea- 
« mente. 

« Vi ha chi ricorda aver udito, quando a cose di chiesa attri- 
« buivasi importanza piìi grande del vero, che sul faentino, una donna 
« (non se ne faceva il nome), coperta di elmo ed armata di spadone, 
•« disse la messa e, al momento in cui spezzò l'ostia, rimase fulmi- 
« nata, e l'altare le si spaccò dinanzi. 

« Pare esista fra queste due versioni qualche analogia, ma nulla 
« che accenni a Caterina. 

« Una contadina, atterrita dall'empietà della dimanda, disse tre- 
« mando, che i suoi vecchi ricordavano d'aver udito che, in tempi 
« molto remoti, una donna aveva voluto celebrare nella Pieve di Ba- 
« gnacavallo. 

« Del resto, qui in Bagnacavallo, nessuna ballata, nessun pro- 
« verbio, nessun motto, in fine nessuno di quei molti accenni che, 
« conservati dal popolo e tramandati di padre in figlio, manten- 
« gono, fra le vicende della vita, la memoria dei fatti antichi in 
« modo velato, modificato forse, e non di rado per tema dell'inferno 
« o dei preti, che è poi tutt'uno. 

« Raccolgo da altra fonte che, in quel di Brisighella si mostri 
« tuttora un oratorio diroccato sul quale narrasi che una donna 
« dicesse messa e che fosse abbattuto per la profanazione. 

« Una vecchia di Cotignola assicura di aver udito che nella 
« Pieve di Barbiano una donna avrebbe detto messa e, alla consa- 
« crazione dell' ostia, la terra le si sarebbe aperta sotto i piedi. 

« Le diverse versioni, comparate ai luoghi diversi onde furono 
« assunte, mostrano che ciascuna di esse cambia, più che in ogni 
« altra cosa, nello stabilire il luogo ove il fatto si direbbe accaduto, 
« ma diversifica ben poco nella sostanza del fatto stesso. Se però mi 
« si permette l'osservazione, trovo che l'ubicazione solitaria a quei 
« tempi della Pieve di Bagnacavallo pare dovesse farla prescegliere 



202 R. DEPUTAZIONI-: DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

« dai novellieri come teatro del « sacrilegio femminile » in quanto 
« che, a dir dei ci'onisti nell'epoca, le altre pievi di Romagna sor- 
« gevano in luoghi più di quella di Bagnacavallo frequentati ed 
« abitati. 

« A Cividale, nel Friuli, il Vescovo col titolo di Patriarca d'Acqui- 
« leia usa ancora di pontificare, in non so quale ricorrenza religiosa, 
« coperto coi paramenti chiesiastici e coli' elmo in capo e lo spadone 
« al fianco. Fosse anche questo un testimonio che, in antico, la riu- 
« nione dei poteri militari, civili e religiosi aveva fatto nascere nelle 
« donne sovrane la voglia di celebrare? 

« In Toscana sussiste una ballata (di cui non mi rimangono a 
« memoria i versi) all' incirca sul soggetto della ricercata leggenda. 
« Mi si dice fu scritta da un avvocato Tanganelli e fu stampata dal 
« Landi. 



« Comincia: 



« Rina, la bella di Sua Eminenza 
« Volle vestirsi da Cardinale, 
« E Sua Eminenza, docile e frale, 
« Disse capriccio l'irriverenza — etc. ». 



Sempre si ripete la storia del « sacrilegio femminile » che si mo- 
difica secondo i luoghi, e che la fantasia del popolo di Romagna 
attribuisce alle due donne piìi spaventose della sua storia: Galla 
Placidia e Caterina Sforza. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 203 

Caterina a Lorenzo de' Medici. - 15 novembre 14<J8. 

[Firenze, Arch. di Stato Med. a Pr. Filza 73, n. 549] 



>^1 



? 








204 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

II. 

CATERINA GIUDICATA DALLA GRAFOLOGIA 



Oltre i ritratti di Caterina, oltre le illustrazioni dei suoi palazzi 
e delle sue rocche, oltre i documenti che spiegano la sua storia, la 
biografia che ho compilata porta i facsimili di tutti gli scritti di Ca- 
terina, ed infine per ordine di data, la riproduzione di tutte le firme 
che di lei si sono potute trovare. 

Questo per aprire tutte le vie alla verità. 

Illustre grafologo è al presente M. Crépieux Jamin. Ecco uno 
studio da lui fatto sui caratteri di Caterina, studio che gentilmente 
mandò all'autore della biografia con facoltà di pubblicarlo: 

« A PROPOS DE Caterina Sforza 

C est benne fortune pour un chercheur, que de découvrir, dans 
la sèrie qu'il affectionne, un ouvrage bien documenté. Il y a toujours 
matière à s'instruire, à comparer, à penser. Mais quand il s' agit 
en méme temps d' un livre bien fait, savant sur le sujet, et artistique 
dans la forme, e' est une chose inestimable. L' ouvrage du Comte Pa- 
solini sur Catherine Sforza est une de ces oeuvres là; on y voit 
le résultat d'un travail consciencieux sur un sujet d'histoire réel- 
lement capable d' intèresser tout le monde, dans tous les pays. En 
effet l'histoire des héros du XV siècle est si curieuse , elle nous 
semble tellement étrange, que nul ne reste indifférent devant l'é- 
vocation de certaines figures de ce temps; de Catherine Sforza entre 
autres, gràce à M. Pasolini qui nous retracé sa vie dans tous ses 
détails, nous pouvons nous en faire une idée très -satisfaisante. 
Les nombreuses reproductions de portraits, médailles, peintures du 
temps etc. , qui enrichissent ces magnifiques volumes, nous permet- 
tent de suivre son héroine pas à pas, entourée des personnes et 
des choses qui lui étaieut familières ; elle nous apparait vivante , 
en un mot. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 205 

M. Pasolini n'a eu garde d'oublier de reproduire l'écriture dea 
principaux personnages de son histoire; en cela il a fait oeuvre de 
délicat , mais il e' est rappelé aussi cette parole de Goethe à La- 
vater: « Qua récriture ait des rapports avec le caractère et l'in- 
« telligence humaine , et qu'elle puisse donuer au moins un pres- 
« sentiment de la manière de sentir et d'opérer, il n'existe pas 
« l'ombre d'un doute à ce sujet » (page 410, Voi. II). 

Aujourd' hui , le sentiment que Goethe exprimait a fait son 
chemin, la grapliologie, ou l'étude du caractère d'après l'écriture 
est devenue une vraie science, avec ses théories, ses procédés, et 
ses résultats expérimentaux. Nous considérons 1' écriture comme 
line sèrie de petits gestes, se produisant il est vrai, suivant un 
trace déterminé , mais avec des écarts de forme, de mouvement et 
de direction, qui sont en rapport avec la personalité de l'écrivain. 
C est dono dans ces différences avec 1' écriture normale que chacun 
se revèle et ces différences s'appellent des signes. 

Plus une écriture nous offre des signes, plus elle est facile à. 
étudier. C'est le cas pour celle de Caterina Sforza qui est très riche 
en caractéristiques. 

Mais avant de l' étudier, disons un mot des documents qui nous 
sont offerts. 

Les documents. 

A la fin du second volume nous trouvons 7 planches repro- 
duisant 27 signatures de Catherine disposées chronologiquement de- 
puis l'àge de 14 ans jusqu'à 45 ans. Les écritures nous serviront 
de base pour juger les autres documents. 

Toutes les signatures portent le nom de Catherine ortographié 
Caterina, sauf une au bas de la planche II. 

La comparaison de cette signature avec les autres fait recon- 
naìtre qu'elle n' est pas de la main de Caterina, malgré l'indica- 
tion inanu propria. 

Liei date qui précède la 1."'^ signature de la planche 3, ne semble 
pas écrite de la main de Caterina. 

Planche IV, les mots qui précèdent la signature des deux let- 
tres à Francesco Gonzaga, ne sont pas de la main de Caterina. 



206 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Pianelle V, les deux lignes qui précèdent la signatwe de la 
lettre adressée à Francesco Gonzaga, emanent d'un secrétaire. 

Page 102, Voi. I, nous trouvons une signature autographe ; page 
132, Voi. I. Il n'est pas douteux que cette lettre est écrite et si- 
gnée par un secrétaire. Il en est du mème de celle de la page 
337. M. Pasolini note, du reste, la première lettre comme douteuse : 
la seconde comme signée du nom de Caterina par la chancellerie. 

Pages 20 et 24, voi. II, nous voyons encore des lettres écrites 
par deux secrétairs différents. Il est à noter que, tandis que Ca- 
therine écrit toujours son nom Cateì'in a, les secrétaires 1* écrivent Ca- 
iherina ou Catharina ou enfin Caterina comme dans la page 55, 
Voi. II. — M. Pasolini considère cette lettre comme douteuse, et ici 
encore son tact et sa prudence l' ont servi. Cet autographe n'est 
pas de le main de Catherine Sforza, ni la signature. 

Page 274, voi. II. Une superbe lettre autographe de Caterina. 

Page 356. Une lettre dictée seulement par Caterina. 

Page 387, voi. IL Une lettre signée seulement de Catherine. 

En comparant les corps de la lettre avec les authographes de 
la planche VI, qui sont de la mème epoque, et avec la lettre de la 
page 275, on ne conserve aucun doute. 

Caterina Sforza. 

A r àge de 14 à 16 ans Caterina Sforza d' après son écriture 
(planche 1, voi. II, et page 102, voi. I) est très reservée. Son graphisme 
n'est pas celui d'une jeune femme (car elle était mariée depuis l'àge 
de 10 fi,ns ') heureuse comme le sont les épouses de cet àge. Elle 
manque de gràce et d'abandon. Les lettres droites semblent indi- 
quer une nature froide, toutefois plusieures inégalités dans l'incli- 
naison des lettres montrent la tendance vive et sensible du cara- 
etère. En tout cas Catherine se contient, soit par nécessité, par pru- 
dence ou par timidité, peut ètre pour les trois motifs réunis. Son 
écriture n'est pas insignifiante, elle revèle une intelligence active et 
cultivée, mais pas de spontaneité. 



' Fu promessa sposa a 10 anni. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 207 

A 17 ' ans elle se mentre sous un aspect nouveau; elle est de- 
venue orgueilleuse, et sa sensualité, qu' elle ne cherche pas à caclier, 
prend la place de la délicatesse d' autrefois. Maintenant toute hési- 
tation a disparu: le caractère s'est affermi. Catherine n'est plus une 
bambina, corame elle était encore deus années auparavant. 

Dès lors sou intelligence grandit continuellement ', et e' est de 
38 a 40 ans ^ qu'elle atteint son développemeut maximum. 

A cette epoque elle écrit du Chàteau S.t Ange la lettre repro- 
duite en entier dans le voi. II, page 275, et les onze autographes des 
pages 3, 4 et 5. 

Considérons plus spécialment la lettre du Ohateau S.t Ange. Cette 
écriture est magnifique à beaucoup de points de vue ; elle a un air 
de grandeur {sentiment de la dignité, orgueil) qui inspire du respect; 
celui de la force, tout au moins. Elle est claire et extrèmement li- 
sible (clarté et précision de V esprit) avec de nombreuses mais petites 
inégalités de forme, de grandeur, d'inclinaison etc. {sensibilité, intel- 
ligence vive). Enfìn, les lignes sont montantes (activité). Le trace est 
sobre (possession de soi-mème). Ce sont là des marques incontestables 
de supériorité. En effet Caterina est remarquablement douée. Elle 
concevait vivement et s'assimilait avec une extrème facilité. 

L' activité de son esprit était prodigieuse, et son jugement d'une 
remarquable sùreté. Elle était gracieuse de manières, mais e' était un 
resultai d' éducation, car au point de vue moral elle est lourde et 
sensuelle. 

Sa bienveillance est faible; son intérèt passe avant tout, et il 
n' y a aucune pitie à en attendre. On pouvait toucher son imagina- 
tion, flatter son orgueil, mais non la prendre par les sentiments. Son 
orgueil, n'est, du reste, qu'une des manifestations de son egoismo 
qui la dominait toute entière ; e' est le secret de son caractère 
moral. 



• Anno 1480. Caterina vive in corte di Roma. 

2 Da allora in poi corainciano e si sviluppano tutte le sue vicende 
politiche. 

' Aveva 38 anni nel 1501, anno della liberazione dal Castel 8. Angelo 
ed ultimo della sua vita politica; 40 nel 1503, in cui vive a Firenze in 
casa Medici. 



208 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Etait-elle fraucbe? Médiocrément. Elle a toujours gardé quelque 
cliose de cotte réserve, de cette i-estriction mentale qu'elle avait dès 
1-1 ans. Elle altère facilement la vérité, mème sans besoin. mais elle 
n' imagine pas une rase habile, elle est plus trompeuse qu.e perfide ; 
car , s' il est vrai qu' elle est froidement fourbe, elle manque de 
subtilité, de véritable finesse. Elle défend avec une sauvage energie 
tovit ce qui se raet en travers de ses vues. Ses baines sont formi- 
dables, on ne saurait nier qu'elle ne puisse se montrer cruelle pour 
ses ennemis. Sa sensibilité est principalement intellectuelle, il faut 
nous en souvenir. 

Elle avait une volente indomptable, mais fantasque, son écriture 
le dit très nettement, et de plusieures fa9ons. Il est mème difficile 
de se figurer un tei caractère, alliant la souplesse d' esprit à la du- 
reté de coeur, l'energie et la persistance, à la versatilité. Cbez elle, 
l'imprévu est considérable, il faut compter avec de subits retours, 
mème quand sa détermination semble irrévocable. 

Sa faintaisie, souvent gracieuse, est peut ètre son seul trait de 
caractère qui rappelle le sexe auquel elle appartient. Une telle na- 
ture, malgré ses vices, peut cependant se présenter sous un aspect 
sympatbique, peut ètre à cause de cette légèreté féminine, dont l'é- 
trangété charme toujours, mais surtout parce que l' intelligence vive 
lui donne un singulier relief. Et puis ce caractère a une valeur in- 
contestable; e' est une force qui attire et retient tout à la fois. Elle 
savait se taire (écriture sobre) ou parler en temps opportun; (écri- 
ture inégale de direction): or ces natures là s'imposent. 

S' il faut en croire les autograpbes et les signatures des planclies 
VI e VII le caractère de Catherine s'est profondément modifìé de l'àge 
de 41 à 45 ans. '; elle devient d'humeur inégale, inquiète et agitée. 

Son intelligence est toujours très vive, mais son jugement n'est 
plus aussi sur; son goùt, qui n' a jamais été fin, devient tout à fait 
mediocre, son égoisme n' est pas plus grand, mais n' est plus couvert 
par les qualités fermes et brillantes qu' avait ancore Catherine à 40 
ans. On ne peut pas dire que son caractère décline ainsi jusqu' à sa 
mort, car la signature de la planche 7, à 45 ans, est encore superbe, 
quoique d' une allure moins aisée, et rappelle toutes les qualités de 

' In essi viveva a Firenze tra i contrasti con i parenti della Casa 
Medici. 



NUOVI DOCUMENTI SU CATERINA SFORZA 200 

Catherine, mais la seconde de la mème pianelle, qui est la dei-nière 
de toutes, mentre qu' elle est morte à 46 ans comme une vieille 
femme. Et réellement elle eut trop perdu à vivre davantage, car sou 
goùt et son jugement baissaient ; elle était fatiguée et incapable de 
soutenir son passe ! 

Le premier mari de Caterina Sforza 
(Girolamo Eiario) 

Il y a des reproductioos d' autres autographes que ceux de Ca- 
terina Sforza dans 1' ouvrage de M. Pasolini, particulièrement de Gi- 
rolamo Eiario, le premier mari de Catherine. 

Voi. I, page 78, nous avons une magnifique lettre autographe si- 
gnée, de deux pages et demi, grand in quarto, et page 202 quelques 
mots et une signature, qui servent à contróler l' autre document. 
Tous deux, du reste, sont excellents. 

Girolamo Eiario, d'après son écriture, était un horame très in- 
telligent, beaucoup plus sensible que sa femme, et surtout moins ré- 
servé. La spontaneità était grande, il parlait vite, nettement et fi'an- 
cheraent. Il était aimable, et très généreux. Mais sa tendance prin- 
cipale était la mobilité. 

Il changeait totalment d' opinion d' un jour à 1' autre, et mettait 
trop de vivacité et de passion en tout. Il en résulte, que tout en 
étant consciencieux, il n' était pas sur, 

Je n'oserai dire, qu' il était toujours gai, jovial, car son écri- 
ture de la page 202 ne contient pas les signes de celle de la page 
78, toutefois il y a là une si grande abondance de signes de gatte 
{barres et traits ondulants) qu' on peut tous les mettre sur le compte 
d'une impression agréable momentanee. 

Il était d' autre part si sensible et si susceptible, que sa gaìté 
n' à jamais pu étre soutenue comme 1' est une caractéristique princi- 
pale. Elle ne devait ètre appréciable que dans l'intimité, et, du reste, 
tournant comme le vent. 

On con9oit à quels jugements divers peut prèter un tei caractère, 
e' est celui d' un grand nerveux proteique , insaisissable, mais intel- 
ligent et intéressant par son activité aimable. 

Crépieux Jamin » 

14 



ATTI 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 

PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA 



Anno accademico 1896-97 



Tornata I. — 27 dicembre 1896. 

Il Socio eS. prof. Giambattista Salvioni legge una sua Memoria sul 
valore dellaUra bolognese, diretta ad illustrarne la progressiva riduzione. 
Prende le mosse dall' altra sua dissertazione sulla Moneta di Bologna 
per esporre come da prima avesse concentrata la sua attenzione su 
tutto ciò che la concerneva dal 1289 al 1484, ma che, avendo saputo 
che un nostro Collega stava parimenti studiando intorno lo stesso 
argomento, aveva voluto limitarsi a ricercare il valore economico 
della nostra moneta in tutto il corso della sua esistenza. 

Tuttavia per utilizzare i suoi studi, espone alcune notizie sulla 
storia esterna della moneta bolognese nei secoli XIII e XIV, ferman- 
dosi sopratutto sulla crisi dei « veneziani di rassa » nel 1305, e 
sulla prima coniazione del fiorino, nel 1380. 

Imprende poi a studiare minuziosamente la vicenda della lira bo- 
lognese, sia ragguagliata all' oro, sia giusta il suo intrinseco in ar- 
gento in conformità di notizie tratte dai documenti, nonché dagli appunti 
del Zanetti e dell' Amadei, e dai bandi legatizii, (rimasti quasi anno 
per anno) intorno la valutazione della nostra moneta. 

Tre tavole corredano il lavoro del eh. prof. Salvioni. La prima 
dà il valore della lira in oro quale può esser desunto prima dal 
corso del fiorino di Firenze, poi di quello di Bologna e più tardi 
degli scudi d'oro, e finalmente dello zecchino, ripristinato da papa 



ATTI 211 

Benedetto XIII. La seconda reca il valore in argento della stessa 
moneta, quale è fornito dall' intrinseco, determinato da patti e decreti 
monetarii. Finalmente una terza tavola offre il ragguaglio fra l'oro e 
r argento, quale può ricavarsi dai prospetti antecedenti, a giustificare 
la deviazione fra la valutazione in oro e quella in argento. 

La Memoria prende a considerare la lira bolognese alla sua 
origine con un valore di circa L. 8 ital, e ne mostra il successivo 
decadimento a lire 5,20 verso la fine del secolo XIII, a lire 2,92 
nella seconda metà del XV, a lire 2,30 nel 1508, a lire 1,54 nel 1611, 
a lire 1,22 nel 1740 sino a L. ital. 1,05, valore che le fu riconosciuto 
da Napoleone alla costituzione del primo regno d' Italia. 

Tornata II. — 17 gennaio 1897. 

Il conte Luigi Aldrovandi, Socio corrispondente, presenta alla 
Deputazione, col titolo Ada Sancii Officii Bononiae, una serie di 
documenti del tribunale dell' Inquisizione di Bologna dal 1291 al 1309, 
tratta da un codice posseduto dalla nostra Biblioteca Comunale. Essa 
è preceduta da una breve dissertazione in cui anzitutto discorre dei 
moti religiosi che si manifestarono in Italia nei secoli dopo il mille, 
e delle due opposte strade che vi prese l'eresia nel medio evo, 1' una 
movente dalla reazione contro i vizi e la corruzione del clero, l'altra 
contro r autorità dogmatica rappresentata dal pontefice. 

Di entrambi i movimenti eterodossi serbano esempi i processi 
commentati dal nostro Socio. 11 quale, citando pei principali inquisiti, 
e uomini e donne, le varie e spesso assai strane professioni di fede, 
illustra prima i processi dei mistici e comunisti, che fanno capo alla 
setta di Jacopo Segarella e di Dolcino da Novara, poi i processi degli 
increduli e bestemmiatori, dando infine la bibliografica illustrazione 
del codice. 

Alla serie dei documenti raccolti, precede anche una nota storica, 
nella quale sono in breve riassunte le notizie del tribunale dell'Inqui- 
sizione in Bologna, e delle pece e dei supplizii (specialmente del rogo) 
cui esso condannò. Ma poiché non tutti i documenti contenuti nel 
codice si stamperanno, segue a quelli che si pubblicano un indice 
completo di tutti gli atti giudiziali che formano il prezioso volume ; 
della notevole importanza del quale è prova evidente l' indice stesso. 



212 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



Tornata III. — 31 gennaio 1897. 

Un argomento veramente nuovo e interessante 11 Podestà della 
Montagna bolognese, è materia di uno studio del sig. Arturo Pal- 
mieri, cui è data dal nostro signor Presidente licenza di svolgerlo 
innanzi la Deputazione. 

Premesse alcune considerazioni intorno alle istituzioni e agli sta- 
tuti del nostro Appennino, ai rapporti intercedenti fra i varii comuni 
rurali del Bolognese, fra essi e gli antichi Signori feudali e il Co- 
mune di Bologna, e alle fonti che ne serbano ricordo, espone il Sig. 
Palmieri le ragioni per le quali un Podestà nella Montagna si rese 
necessario : fìssa la istituzione di questo ufBcio fra il 1197 e il 1205 
e ne precisa la residenza non già, secondo l'opinione comune nel ca- 
stello di Casio, ma prima in Vigo e, solo dopo, in Casio, finché si 
ebbe nella Montagna un unico Podestà. A questo si aggiunsero due 
altri, uno residente a Scaricalasino, l'altro a Castel Leone, ora Bom- 
piano, circa il 1250, con regole determinate al loro funzionamento, 
allorché per la vittoria di Fossalta la potenza dei Bolognesi pro- 
sperò. 

Tripartita così la Podesteria della Montagna, non senza esempio 
di intermittente accrescimento di numero di Podestà, s'ebbe l'antica 
di Casio il territorio fra il Reno ed il Savena dal confine toscano alle 
colline prossime a Bologna, quella di Castel Leone il tratto ad occi- 
dente dal Reno fino al confine modenese, e quella di Scaricalasino le 
terre tra il Savena ed il Sillaro e il limite di Toscana a mezzodì e 
di Livergnano, verso Bologna. 

Un' altra parte della montagna era però soggetta a un Poiesias 
Comitatus super Stratam, la giurisdizione del quale, dai confini se- 
gnati dalle podesterie citate, giungeva alla nostra pianura. 

Delle tre prime podesterie il disserente delinea la costituzione 
e la storia, segnatamente per quella di Casio, che ebbe su tutte una 
certa supremazia che venne perdendo quando, circa il 1265, sorse 
l'altro ufficio del Capitano della Montagna a purgare il territorio 
dai faziosi feudatari e da ribaldi che arditamente infestavano a frotte 
i luoghi alpestri. 



ATTI 2ia 

L'amministrazione della giustizia civile rimase nelle Podesterie, 
che ebbero più o men lunga durata e qualche volta mutarono di sede, 
e che si erano accresciute di due altre, in Serravalle e in Caprara 
sopra Panico, quando ai Podestà, per mutate condizioni, successero i 
Vicari. 

Alla parte storica, più largamente esposta, dell'interessante ar- 
gomento, il sig. Palmieri ne aggiunge una seconda, in cui ha svolte 
le considerazioni giuridiche cui si presta l' istituto del Podestà della 
Montagna bolognese, riserbandosi di tornare sull'argomento quando 
illustrerà gì' istituti, meno antichi, del Vicario e del Capitano della 
Montagna. 



Tornata IV — 14 febbraio 1897. 

Umbri, Italici, Arii e loro relazioni è il titolo di una Memoria 
inviata alla Deputazione dal Socio corrispondente prof. Giuseppe Sergi 
dell'Università di Roma, nella quale si propone di risolvere, con nuovi 
dati, il problema delle antiche origini italiche, cui la nostra regione 
offre peculiari elementi di studio, e più particolarmente di determi- 
nare se gli Umbri erano Italici e se gì' Italici erano Arii. 

Riferite le opinioni del Brizio e del Pigorini, le quali tra loro 
più che in altro differiscono nella estensione da assegnarsi al terri- 
torio italico, ed esposte le ragioni della archeologia e della lingui- 
stica, il prof. Sergi vi aggiunge i risultati dell' antropologia fisica. 
Studia quindi i riti funerarii, espone osservazioni che trae dall' e- 
same dei cranii che insieme si rinvengono nelle tombe etrusche e fel- 
sinee, e, stabilite le norme da serbarsi nell' attribuirli proporzionalmente 
agli Etruschi ed agli Umbri, ne espone i dati statistici dai quali de- 
durre che le popolazioni etrusco-umbre dell' Etruria e di Felsina erano 
miste, ed avevano due elementi etnici ben distinti e determinati nei 
tipi cefalici che le componevano. 

In fine, estese le osservazioni ad altri territorii italici, il chiaro 
disserente crede di potere, dai dati raccolti, venire a queste deduzioni : 
« che gli Arii veri e "primitivi sono rappresentati da tre popoli prin- 
» cipali: Celti, Slavi, Germani meridionali; quelli che hanno cioè 



214 R. DEPUTAZIO.NE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

» i caratteri osteologici, come i Celti e gli Slavi, con teste brachi- 

» cefale a forme sfenoidali, sferoidali, platicefaliche : — che non 

» vi fu fra gli Arii nessun popolo italico e nessun popolo ellenico, 

» come si ammette da archeologi e linguisti. Italici ed Ellèni sono 

» di stirpe assolutamente diversa dagli Arii, cioè dalla stirpe me- 

» diterranea.... Le due grandi civiltà classiche latina e greca sono 

» un fenomeno posteriore, prodotto per sopravvento dell' elemento 

» mediterraneo », secondo il prof. Sergi, che conelude : « Gli Italici 

» quindi non sono Arii, e gli Umbri sono soltanto Italici mesco- 

» lati con Arii e con civiltà anche mista ». 



Tornata V — 28 febbraio 1897. 

In aggiunta all' opera che pubblicò nel 1893 intorno a Caterina 
Sforza, il conte senatore Pier Desiderio Pasolini, Socio effettivo, pre- 
senta alla Deputazione una serie di documenti che si riferiscono alla 
celebre donna, da lui trovati dopo la pubblicazione del suo lavoro. 

Premesse alcune considerazioni a dimostrare l' impossibilità di 
ricostruire in modo veramente compiuto, anche nell' abbondanza di do- 
cumentazione, un fatto storico senza che nulla sfugga dei molti par- 
ticolari onde si formò, o dei molteplici aspetti sotto i quali esso, per 
la diversa indole degli scrittori, variamente vien da ciascuno conce- 
pito od espresso, l'egregio nostro Collega riprende in esame non po- 
chi degli avvenimenti e degli episodii narrati nell'opera. Dal quale 
esame se non sono sostanzialmente mutati i fatti e il giudizio su 
Caterina, si offre però con nuovo contributo di aneddoti caratteri- 
stici, interessante risalto alla verità. 

Anzitutto, per quel che riguarda l'assassinio di Galeazzo Maria 
Sforza, dimostra che denunziatore del giovinetto Girolamo Olgiati, 
congiurato che si fece morire fra gli strazii i più efferati, fu lo stesso 
padre di lui, che giunse a vantarsene e ad impetrarne compenso; e 
che della morte di Roberto Malatesta, condottiero papale, non deve 
imputarsi Girolamo Riario sebbene invidia e malvagità non gli fa- 
cessero difetto. E che la leggenda dell'atto e della risposta data da 
Caterina nel 1488 agli Orsi quando s'era chiusa nella Rocca di Forlì, 



ATTI 215 

e che neir antichità trova riscontro in fatti consimili addotti in So- 
focle, in Plutarco e in Tacito, e, nel 1557, all' assedio di Cuneo, in 
donna Beatrice di Savoia, si riduce verisimilnaente all'aver essa risposto 
agli assedianti (come nei giorni stessi del fatto e da luogo non lontano 
scriveva il Calandra al Marchese di Mantova) che facessero del figlio 
suo, preso, ciò che volessero, bastandole il figlio maggiore che era 
salvo a Milano, et un altro che ha nel corpo. 

Della lotta coi Borgia, spalleggiati dall' esercito di Luigi XV, die 
quasi senza ostacoli giunse in Romagna, e, più particolarmente, del 
nuovo assedio di Forlì si recano non pochi interessanti documenti. 
All' entrare nello Stato di quella tygre de la Madonna de Forlì, 
come la chiamavano i Veneziani, i francesi si accorsero che la mar- 
cia trionfale si cangiava in una guerra accanita, secondo che già l'an- 
nunziavano le balde canzoni del popolo romagnolo. E invero la rocca 
d'Imola si ebbe solo per tradimento, e con strage grande di fran- 
cesi. E a Forlì, entrato con essi il Valentino in città, la contessa di- 
fendeva ferocemente la rocca suggerendo dall' interno a suo fratello 
Alessandro le parole altere e sdegnose ch'egli dall'alto delle mura 
rispondeva al card. Riario che la esortava alla resa. Così resistè agli 
assalti, provvedendo pronta e animosa a tutte le necessità e rispon- 
dendo impavida ai danni incalzanti dei nemici non pur con insolenze 
e derisioni, ma persino con coraggiose sortite, fino al 12 gennaio del 
1500, in cui, sfondata dalle artiglierie la rocca, con essa fu presa la 
strenua donna che aveva destaio per la sua intrepidezza l' entusiastica 
ammirazione dei cavallereschi francesi. 

L'amore di Caterina per Giovanni da Casale, le misteriose relazioni di 
prigioniera con Cesare Borgia, il processo fatto iniziare contro di lei dal 
papa in odio e ai danni del duca d' Urbino, il carcere in Castel San- 
f Angelo, e la liberazione, che dovette all'efficace lealtà dei francesi, 
e il silenzio che essa mantenne sui dolori e gli strazii subiti dai Bor- 
gia, ricevono nuova luce dalle indagini e dallo studio del conte Pa- 
solini. Il quale anche aggiunge notizia di un codice plumbeo di ri- 
cette per la pietra filosofale {benedicta lapis) che serbasi nell' Archivio 
di Stato di Firenze e che sembra avere appartenuto a Caterina Sforza. 

Un' ultima parte della lettura contiene considerazioni sulla leg- 
genda che mantenne vivi il nome e le gesta di questa donna in Ro- 



216 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

magna; il giudizio che sul carattere di lei, nei più notevoli monaenti 
di una vita cosi agitata, diede il grafologo Crepieux-Jamin, e quello 
che di lei sentono le donne del nostro tempo, e, in fine, le domestiche 
disavventure (svelate da una interessante lettera diplomatica) delle 
quali veramente fu vittima questa donna, che, tra le continue sevizie 
e la schiavitù in cui la tenne avvilita un marito sempre brutale cui 
essa più volte salvò la vita e lo Stato, seppe rifulgere per animo più 
che virile in fatti eccelsi che le diedero cosi grande rinomanza. 

Da ultimo il conte Pasolini riassume, concludendo, le considera- 
zioni che i documenti ultimamente raccolti gli offrono sul carattere, 
sul pensiero e sui sentimenti della leggendaria eroina, di cui, con tanto 
amore, ha intessuta la biografia. 

Carlo Malagola Segretario. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 



ije nuove ricerche e le nuove osservazioni sulle antiche 
civiltà italiche non sono state certamente vane, anche dopo 
che alcuni risultati siano apparsi sicuri e siano ritenuti quasi 
indiscutibili come fatti acquisiti all' archeologia ed all' etnologia 
italica. Per questo motivo, dopo parecchi anni da che mi oc- 
cupai dell' etnologia bolognese, ritorno oggi sullo stesso argo- 
mento per discutere sui nuovi risultati cui sono giunto per 
mezzo di nuovi studi antropologici sull'Italia antica, e di com- 
parazioni fra r Italia e le altre regioni dell' Europa. 

Qualche anno addietro scrissi una breve nota e chiesi: 
« Chi erano gli Italici '? ». Questa domanda parve strana a 
qualcuno, ma pose un problema a risolvere. Questo problema 
io ora ripresento a codesta Deputazione di Storia Patria, poi- 
ché interessa da vicino il Bolognese e 1' Umbria antica tutta, 
cui stava a capo la vecchia e celebre Felsina. Aggiungo, anzi, 
che forse 1' umbra Felsina può diventare una fiaccola che illu- 
mini r oscurità che si addensa sulle origini arie d' Italia e 
anche di Grecia. 

I. 

Il problema è questo: sono gli Umbri italici? Sono gli Ita- 
lici arii ? Queste due domande si compenetrano e si riferiscono 
all' unico problema : Chi sono gli Italici ? 

' In Nuova Antologia. 1895. 



218 R. DEPUTAZIOxNE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Si è stabilita l' italicità delle popolazioni d' Italia per due 
caratteri: per la lingua e per la civiltà; quest'ultima si è de- 
terminata per dati archeologici dell' epoca del bronzo e del 
primo apparire del ferro. Dei caratteri fisici delle popolazioni 
non si è tenuto conto, perchè linguisti e archeologi, in gene- 
rale, li trascurano come inutili o come tali da non dare ri- 
sultati. L'aricità degli italici è stata egualmente determinata per 
gli stessi due caratteri, linguistici e archeologici. Archeologi e 
linguisti hanno quindi proclamato che gì' Italici sono arii come 
i Celti, i Germani, gli Slavi, gì' Indiani e gì' Irani. 

Se costoro si fossero limitati all' affermazione della lingua 
e della civiltà, senza toccare minimamente all'etnologia, po- 
trebbero, in gran parte, sostenere la tesi; ma, invece, essi dal- 
l' archeologia e dalla linguistica sono passati all'etnologia, e 
hanno anche affermato 1' unità fisica dei popoli arii. 

E negli entusiasmi delle scoperte linguistiche questa affer- 
mazione parve vera e meravigliosa ; oggi, però, non vi è chi 
non sappia che è erronea, poiché 1' analisi più superficiale dei 
caratteri fisici di tutti codesti popoli con un tipo comune di 
lingua, ha mostrato che essi appartengono a differenti varietà 
umane. La questione nuova che si dibatte, è di sapere chi sono 
stati gli Arii fra i diversi gruppi etnici che parlano lingua a 
flessione aria, chi fra loro quelli che hanno subito o assimilato 
la lingua e la civiltà aria. 

In Germania, specialmente, una siffatta questione si è agi- 
tata con molto calore ; Virchow, benché tenti sempre e tutti 
gli anni di ricamarvi su qualche sua idea, non é riuscito a 
nulla. Egli non può persuadersi del fatto che la maggioranza 
delle popolazioni parlanti tedesco e che hanno sede dal sud al 
centro della Germania, sia differente per caratteri fisici, spe- 
cialmente pei cranici, dalle popolazioni della Germania del nord; 
e disperato quasi della difficoltà del problema, ha tentato d'ac- 
quietarsi, suggerendo l' idea, se per avventura non fosse ne- 
cessario ammettere due tipi germanici, uno settentrionale doli- 
cocefalo, e 1' altro meridionale brachicefalo ^ 

• Rassenbildung und Erblichkeit Festschi'ift fùr Bastiaa. Berlin, 1896. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 219 

La difficoltà della soluzione per Virchow, relativamente ai 
due tipi germanici, deriva dal volere porre come cànone che 
tutti coloro che parlano tedesco, sono Arii genuini ; e anche 
da un altra preoccupazione. Poiché gli antropologi tedeschi hanno 
stabilito che il vero tipo germanico è quello di Reihengràber, 
e questo, però, è in minoranza assoluta davanti a quell' altro 
tipo che predomina, il brachicefalo ; eglino troverebbero che 
gli elementi arii germanici sarebbero troppo limitati in Germania, 
e non si spiegherebbe come queir altro tipo , il brachicefalo , 
avesse i caratteri linguistici e archeologici del primo , se non 
fosse ario. 

Accenno alle difficoltà del problema germanico, perchè non 
sono molto diverse da quelle del problema italico. La soluzione 
dell' uno e dell' altro non può aversi senza 1' alleanza dei ri- 
sultati archeologici e linguistici con gli antropologici, quando 
questi ultimi si abbiano con metodi razionali o, meglio, na- 
turali. 

Intanto è bene mostrare come, nella determinazione del- 
l' italicità delle popolazioni d'Italia, non esista accordo fra i ri- 
sultati linguistici e quelli archeologici. Perchè, mentre la lingua 
con caratteri arii , divisa in molti dialetti, eccetto che per 
pochi gruppi etnici, si trova dall' Umbria fino all' estrema peni- 
sola, le civiltà sono diverse, e specialmente per alcuni caratteri 
spiccatissimi e specialissimi a cui si dà giustamente il signifi- 
cato ario dell' italicità. 

Gli Umbri sarebbero gì' Italici per eccellenza per Brizio e 
per altri archeologi, non solo per quel complesso di fatti ar- 
cheologici che li uniscono agli altri popoli detti arii, ma anche 
per quel costume funerario speciale, con norme caratteristiche, 
cioè della cremazione dei cadaveri, che si trova nella prima 
età del ferro da Bologna alle foci del Tevere, in tutto il ter- 
ritorio, cioè , che fu r Umbria nella sua maggior floridezza, 
dall' Adriatico al Tirreno, come è indicato dalla tradizione e- 
rodotea e come è evidentemente dimostrato dalle scoperte ar- 
cheologiche. 

Per Pigorini, invece, l' italicità avrebbe una maggiore e- 
stensione, poiché comprenderebbe ancora, oltre della regione 



220 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

umbra e di una zona del Lazio, anche le terramare della valle 
del Po. Là dove Pigorini trova oggetti archeologici di forma e 
di carattere comuni con quelli degli Arii, e la cremazione come 
rito funerario, egli vede Arii italici. È ben nota la sua teoria : 
gì' Italici , venuti dal nord, occuparono la valle del Po, co- 
strussero le palafitte con certe norme che ricordano la città 
quadrata di Roma ; verso la prima età del ferro, per motivi 
ignoti, le abbandonarono, passarono gli Apennini e vennero 
nel territorio dove fu Etruria, fondandovi città che furono le 
etrusche ; e poi si spinsero nel Lazio e fondarono Roma. 
Quindi Etruschi e Latini sono Italici, già abitanti delle pala- 
fitte padane. In fine ammette che in sèguito gì' Italici si siano 
spinti fino al mar Ionio. 

A parte la divergenza fra Brizio e Pigorini neh' interpre- 
tazione delle terramare, 1' uno e 1' altro trovano Arii e quindi 
Italici, 0, viceversa, trovano Italici e quindi Arii, là dove ve- 
dono il rito della cremazione associato al bronzo con certi 
caratteri comuni agli altri popoli europei detti arii. Né sola 
questo : tutti e due accettano il supposto che prima che gli 
Italici venissero in Italia e gli Elleni in Grecia, costituivano 
tutti e due i popoli un sol gruppo etnico, che si sarebbe di- 
viso nella penisola balcanica. Del resto questo supposto domina 
ancora fra molti linguisti e archeologi, in Italia e fuori. 

Ma non tutti i dati archeologici delle terramare e del- 
l'Umbria corrispondono a quelli di altre popolazioni italiche par- 
lanti lingue italiche con tipo detto ario ; la cremazione come 
costume funerario non esiste più al di là dell' antica Umbria e 
del piccolo territorio ove sorse Roma, oltre le terramare ; le 
tombe del Piceno, come quelle di Novilara, e quelle più a sud, 
di Alfedena, ed altre, lo dimostrano evidentemente. Come e 
perchè gli Italici non hanno tutti un costume funerario ? Per- 
chè non si trova la stessa convergenza di fatti archeologici 
come nei linguistici ? In altre parole, l' italicità aria ha una 
maggiore estensione per l'aspetto linguistico, che non per l'ar- 
cheologico, e in generale per la civiltà, se non tutta in parte. 
Gli archeologi ne sanno più di me in questo. Forse si dirà che 
non sono italici quei gruppi etnici che sono compresi in una 



UMBRI, ITALICI, ARII e LORO RELAZIONI 221 

■denominazione comune di Sabelli? Allora il numero degli Ita- 
lici con il loro territorio si ridurrà a meno di una metà delie 
popolazioni che avevano occupato 1' Italia, e che parlarono 
lingue italiche. 

Tutte queste difficoltà, tutti questi dubbi, non possono es- 
sere risoluti dall'archeologia e dalla linguistica da sole, senza 
r aiuto dell' antropologia fisica; la quale, esaminando i carat- 
teri fisici delle diverse popolazioni italiche, potrà dire e mo- 
strare, se gì' Italici sono arii o altra stirpe umana diversa dai 
popoli detti arii. E siccome gli Umbri sono stati un popolo 
che, per le scoperte archeologiche e per le relazioni lingui- 
stiche, apparisce di essere più degli altri Italici un ramo della 
stirpe aria, è da loro che possiamo sapere qualche notizia an- 
tropologica utile, la quale può essere anche la chiave della so- 
luzione, del problema italico e quindi del problema ario in 
generale. 

II. 

Ammesso che gli Umbri di Bologna, come di tutto il ter- 
ritorio umbro, bruciassero i loro morti, come risulta dai grandi 
sepolcreti dei combusti, sembrerebbe che noi non potessimo mai 
conoscere i loro caratteri osteologici. Ma è però saputo che 
r invasione etrusca restituì il rito funerario dell' inumazione 
in tutta la regione umbra, non solo, quindi nell' Etruria pro- 
pria, ma anche nel territorio felsineo. Le tombe numerose della 
Certosa ne sono una dimostrazione evidente ; e Nicolucci, Ca- 
lori ed io stesso abbiamo avuto vari scheletri di quelle tombe 
a studiare. 

Cosi parimenti dell' Etruria ; da questa molti sono stati i 
crani esumati e studiati, da Nicolucci, Zanetti, Calori e me, in 
Italia; altre serie di teste etrusche si trovano in tutti i musei 
d' Europa. Così si può dire che il numero degli elementi esu- 
mati dalle tombe etrusche di tutto il territorio, o di quello sotto 
la dominazione di quel popolo, è stato grandissimo. 

Mi si potrebbe subito obbiettare che le teste di cui io 
parlo non sono umbre; ma questa obbiezione trova facilmente 



222 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

una risposta , e basta una breve considerazione a questo 
scopo. 

Mantengo 1' opinione che gli Etruschi siano stati una co- 
lonia del Mediteraneo orientale con civiltà che aveva subito 
le influenze asiatiche ; e che siano sbarcati sopra una spiaggia 
del Tirreno, in territorio umbro in quel tempo, che siano di- 
venuti forti e potenti in terra e in mare, e abbiano in sèguito 
varcato gli Apennini e invaso la fortezza, e direi la capitale 
umbra, Felsina, ove hanno posto le loro nuove sedi, estenden- 
dosi di là per la valle del Po, soggiogando quelle popolazioni. 
Brizio ha luminosamente dimostrato questi fatti, e io non ho 
che a rimandare alla sue Memorie. 

Ora una colonia, per quanto sia numerosa, è sempre li- 
mitata nel numero dei componenti, uomini e donne ; la colonia 
etrusca doveva essere di qualche migliaio di persone. Quindi 
è facile supporre che quella colonia a poco a poco si aumen- 
tasse col fondersi con gli abitanti del territorio, che dovevano 
essere numerosi, da quel che si sa intorno alla floridezza del 
dominio umbro. È anche facile di ammettere che quando, fa- 
cevansi spedizioni e conquiste, l'esercito fosse composto in 
gran parte degli stessi abitanti del territorio sottomesso, cioè 
di Umbri. Vi doveva essere un tempo nel quale nessuna diffe- 
renza poteva notarsi fra i coloni con i loro discendenti e gli 
antichi abitanti umbri. Difatti 1' Etruria neh' epoca di sua mag- 
giore floridezza, dall' un capo all' altro, ebbe eguale civiltà ed 
eguali costumi. Il rito funerario dell' incinerazione andò sparendo 
lentamente e fu sostituito da quello dell' inumazione ; il nome 
umbro sparve per sempre dalla regione, ma non poteva spa- 
rire il popolo, che si fuse completamente nel nome e nel po- 
polo etrusco. Senza le scoperte archeologiche oggi non sa- 
premmo che r Etruria era Umbria. 

Quindi avvenne che quasi tutti, di qualsiasi origine, in Etruria^ 
Umbri o Etruschi, si fecero inumare. I sepolcri etruschi, dun- 
que, ci devono dare le teste e gli scheletri di Etruschi e di 
Umbri insieme. 

Quando poi gli Etruschi invasero Felsina e distrussero 
l'ultimo avanzo della potenza umbra, naturalmente vennero 



UMBRI, ITALICI, Alili E LORO RELAZIONI 223 

con un esercito, e questo doveva essere composto di elementi 
di tutta la popolazione etrusca, perciò anche di Umbri etru- 
schizzati, cioè di Umbri con civiltà etrusca. 

Né solo questo ; quando Felsina divenne etrusca e fu a- 
bolita la cremazione, i morti furono inumati alla maniera etru- 
sca, a qualsiasi nazione appartenessero. Difatti nel periodo in 
cui si vedono le tombe, dette etrusche, alla Certosa, non se ne 
vedono altre contemporanee con cremazione. Gli Umbri di Bo- 
logna sotto il dominio etrusco accettarono anche il rito fune- 
rario deir inumazione ; e perciò quelle tombe alla Certosa pos- 
sano darci i caratteri osteologia degli Umbri felsinei. 

Queste considerazioni bastano a mostrare che dalle tombe 
etrusche dell' Etruria e del Bolognese noi possiamo avere co- 
gnizioni dei caratteri fisici degli Umbri, popolo che non sparì, 
che ancora non è sparito, malgrado i mutamenti di nome e di 
dominio. 

Solo un' obbiezione può presentarsi ed è : se nelle tombe 
etrusche si trovano Etruschi e Umbria come si farà a distin- 
guere gli uni dagli altri ? Questa obbiezione avrà più innanzi 
una risposta soddisfacente. 

Ora possiamo passare all' esame degli avanzi umani avuti 
dalle tombe etrusche e felsinee, e specialmente ci occuperemo 
delle forme craniche che contengono le caratteristiche più si- 
cure delle varietà umane. Non è un esame del tutto nuovo il 
mio, poiché è stato già fatto da molto tempo^ ma è un nuovo 
esame con altri criteri e fini. 

Col vecchio metodo craniometrico, Nicolucci, Zanetti, Calori, 
ed io abbiamo trovato due tipi cefalici, detti dolico e mesoce- 
fali, teste allungate, e brachicefali o teste corte, così distribuiti: 

Crani etruschi, o delle tombe etrusche : 



Nicolucci. 
Zanetti . . 
Calori . . 


. . . dolicomesocefali 12 
» 13 
» 8 


brachicefali 
» 
» 
» 


i 6, 
4 
1 
3 


totale 
» 
» 
» 


18 

17 

9 


Sergi. . . 


» 7 


10 




dolicom. 40 brach. 14 
ovvero : 74 per cento dolicomesocefali 


totale 


54 



26 » brachicefali 



224 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Crani felsinei o delle tombe di Bologna : 

Calori dolicomesocefali 11 brachicefali 5, totale 16 

Sergi » 7 » 3 » 10 

dolicom. 70 brach. 8 totale 24 
ovvero : 70 per cento dolicomesocefali 

30 » brachicefali 

In altre parole convertite queste cifre, significano che il 
tipo brachicefalo, o corto, è in minoranza, e oscilla fra il 26 e 
il 30 per cento circa in Etruria e a Felsina, in media 25 o un 
quarto della popolazione. 

Ma ciò dice molto poco ; è bene esaminare le forme cefa- 
liche secondo il metodo naturale per avere un concetto chiaro 
degli elementi che compongono le due popolazioni, 1' etrusca e 
la felsinea, e per poterli comparare con gli elementi di altre popo- 
lazioni italiche ed europee. 

Dolico e mesocefali contengono le varietà craniche deno- 
minate per la loro forma ellissoidi, ovoidi, pentagonoidi, nella 
massima parte, altre forme secondarie si trovano unite a queste 
tre principali, ed è inutile qui ricordarle. Invece i brachice- 
fali corrispondono agli sfenoidi larghi, agli sferoidi, ai platicefali, 
divisi in parecchie sottoforme interessanti per l'antropologo. 

La conclusione ne è, che le popolazioni etrusco-umbre 
dell' Etruria e di Felsina erano miste ed avevano due elementi 
etnici ben distinti e ben determinati che le componevano. 

In altro luogo ho trovato un fatto simile, nel luogo cioè 
dove sorse Roma. Io ho avuto la buona occasione di esaminare 
29 crani la cui epoca dagli archeologi è determinata in parte 
anteriore, in parte contemporanea delle mura serviane. In quei 
crani ho trovato quattro soli crani che possono dirsi estranei 
alla maggioranza dell' elemento dominante, cioè un platicefalo 
quadrato, un platicefalo pentagonale, due sfenoidi, uno piano e 
r altro rotondo. Le altre forme sono della stessa categoria 
dominante fra Etruschi e Umbri, cioè ellissoidi, ovoidi, penta- 
gonoidi con altre forme accessorie ^ 

^ Vedi Sergi, Studi di Antropologia laziale. Accad. med. Roma 1895. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 225 

Air osservazione antropologica si può aggiungere 1' archeo- 
logica. Il territorio romano presenta un fatto quasi identico a 
quello del territorio umbro, benché con minore costanza, cioè 
vi si trova in epoca anteriore alla fondazione di Roma il rito 
funerario della cremazione con oggetti archeologici identici agli 
umbri ; ma si trova contemporaneo anche quello dell'inumazione, 
cioè un costume misto, e vedremo quanta importanza storica 
abbia questo fatto. Ma è certo che vi fu introdotta l' incinera- 
zione come neir Umbria, come Io dimostra il sepolcro di Alba- 
longa, assai famoso negli annali archeologici. 

Noi possiamo ammettere dunque che, nei territori italici 
dove si è trovata la incinerazione come rito funerario insieme 
con oggetti archeologici della prima età del ferro, e, nel caso 
nostro, nel territorio umbro-latino, la popolazione, cessato il 
costume, ha mostrato di essere composta di due elementi etnici 
diversi, distinguibili per mezzo dei tipi cefalici, dei quali uno 
predomina per il numero, l'altro costituisce la minoranza. In 
tutti i territori esaminati i due tipi sono omogenei rispettiva- 
mente, e accusano due stirpi differenti. 

Passiamo ora ad altri territori italici, dove non si è trovata 
r incinerazione nei tempi antichissimi, cioè dall' epoca del bronzo 
alla prima età del ferro. 

Dei territori italici dove non penetrò il costume della cre- 
mazione, mi basta ricordarne due interessantissimi, Novilara e 
Alfedena. A Novilara fra 45 teste che ho esaminate sul posto, 
nessun tipo trovai che ricordi quello già veduto in Etruria, a 
Felsina, a Roma, come elemento di minoranza della popolazione 
mista, nessuno sfenoide, o platicefalo largo , o sferoide. Le 
forme dei 45 crani sono tutte proprie di quell' altro elemento 
che è in prevalenza, ellissoidi nella massima parte, e poi ovoidi 
e pentagonoidi, e insieme qualche altra forma secondaria, come 
spero mostrare nella pubblicazione di quel mio studio, rimasto 
inedito ancora. 

A Novilara Brizio, che fece uno splendido e dotto lavoro, 
trovò r inumazione con caratteri speciali, cioè la giacitura ripie- 
gata dei cadaveri. Egli attribuì ai Liguri quelle tombe, i quali 
non sono che un ramo della grande famiglia mediterranea. Io in- 



226 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

vece inclino a crederli Pelasgi, che sono, del resto, un altro ramo, 
affine ai Liguri, della stessa famiglia : e le popolazioni primitive 
d" Italia, eccetto qualche piccola frazione, erano pelasgo-liguri ^ 

L' altro sepolcreto è quello di Alfedena, nel territorio dei 
Caraceni, nel Sannio, sul Sangro e ad oriente del Lazio. Questo 
sepolcreto è cospicuo per la sua estensione e per la successione 
di varie età : pare che si estenda dall' 8° al 4° secolo anteriore 
all' èra volgare. 

Io ho avuto una superba collezione dal Prof. De Amicis 
che ha scavato quel sepolcreto, 30 teste ben conservate ; pare 
le abbia scelte io stesso per dimostrare il mio assunto ; esse 
tutte portano le belle forme allungate ellissoidali, ovoidali, pen- 
tagonali, come in uno dei tipi trovati fra i crani felsinei, etruschi, 
romani della primitiva epoca di sua fondazione : nessun cranio 
di queir altro tipo a forme sferoidali o platicefale larghe. 

Io potrei ricordare altri sepolcreti ove non è apparso il 
rito funerario dell'incinerazione, e dove le forme craniche colà 
rinvenute sono dello stesso tipo di quelle di Alfedena e di No- 
vilara; ma poiché direttamente non ho studiato quegli avanzi, 
già da altri esaminati , mi dispenso di parlarne. Stimo suffi- 
ciente quei due sepolcreti a dimostrare che colà dove, nei 
tempi antichissimi, non penetrò 1' uso dell' incinerazione dei 
morti, ivi il tipo della popolazione accusa un solo elemento 
etnico ; dove invece queir uso è invalso, ivi trovansi due ele- 
menti etnici con caratteri differenti , che ricordano due stirpi 
limane che si sono mescolate. 



III. 



Ora il problema è questo : a quale stirpe appartengono i 
crani dolicomesocefali con forme a ellissi, a pentagono, a uovo 
e altre alleate ? a qual altra stirpe i crani brachicefali con 
forme sfenoidali, platicefaliche, sferoidali e simili ? 

Soltanto la comparazione con altre popolazioni d' Europa 
può darci la soluzione del problema, che non è difficile affatto. 

' Sergi, Orig.ine e diffusione della stirpe 'mediterranea. Roma 1895. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 227 

Le forme brachicefaliche sopra indicate si trovano fra i Celti, 
Slavi e Germani meridionali a preferenza, mentre le altre, do- 
licomesocefaliche sono i componenti delle popolazioni del Medi- 
terraneo e quindi della maggioranza degli abitanti d' Italia. Già 
il lettore avrà da sé stesso trovato che, poiché nei sepolcreti 
italici senza mescolanze etniche il tipo è unico, e in quei con 
mescolanze il tipo dominante è lo stesso del primo ; il tipo che 
deve denominarsi italico, è necessariamente quello che com- 
prende le forme allungate pentagonali, ellissoidali, ovoidali, e 
r altro è straniero agi' Italici, in mezzo ai 'quali si trova me- 
scolato. 

Quando questo secondo tipo cefalico, che ricorda una nuova 
ed estranea gente agl'Italici, può essere venuto? Anche qui 
la risposta è facile, e basta riferirsi alle epoche dei sepolcri 
etruschi, felsinei, romani, perchè si possa avere un indizio del- 
l' epoca del loro intervento. Perchè le teste dell' una e del- 
l' altra stirpe, l' italica e la straniera, si trovassero mescolate 
negli stessi sepolcri etruschi, è necessario che gli elementi et- 
nici che avevano quei caratteri cranici, si fossero trovati nel 
territorio in epoca anteriore all' occupazione etrusca, cioè al- 
l' epoca del dominio umbro : e questo può anche rimontare 
fino al X secolo o al di là, prima dell' èra presente. Così si 
deve dire di quei di Felsina e di Roma. E ciò perchè quei due 
elementi etnici dovevano essere già fusi senza distinzione nella 
popolazione per potere entrare indifferentemente nei medesimi 
sepolcri. Così, come prima della colonizzazione etrusca gli uni 
e gli altri fecero un popolo , nel dominio etrusco entrarono 
come elementi della popolazione etrusca. 

Del resto noi abbiamo un' altra prova per dimostrare che 
quegli elementi etnici stranieri alla stirpe italica siano entrati 
prima dei tempi storici, e questa prova deriva dall'epoca stessa 
dei sepolcri nei quali furono trovati quei crani. I sepolcri e- 
truschi datano dal VII al V secolo, almeno; quelli di Roma 
anteriori e contemporanei delle mura serviane sono circa del 
VI, e del V secolo quelli della Certosa di Bologna: cioè, 
anteriormente a qualsiasi invasione storica dal nord , e perciò 
prima del IV secolo, che è l' epoca dell' invasione gallica. Io 



228 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

non ho bisogno di dimostrare che i sepolcri etruschi di Bologna 
siano anteriori alla conquista dei Galli, perchè Brizio 1' ha di- 
mostrato luminosamente. 

or Italici, quindi, per la loro etnologia erano deha stessa 
stirpe mediterranea ; ad un' epoca preistorica avvenne un' inva- 
sione dal nord o dal nordest , la quale non superò che di 
poco i confini segnati dal Tevere. Questa invasione fu di una 
gente che aveva i caratteri fisici come gli Slavi, i Celti, i Ger- 
mani meridionali , e differenti perciò dai caratteri fisici degh 
Italici. Io non dubito di denominare aria questa stirpe, e perciò 
di ammettere che le teste estranee nei sepolcri etruschi, fel- 
sinei e romani siano di Arii : gt Italici, quindi, antropologi- 
camente considerati, non sono Arii, gli Umbri sono Italici 
mescolati con Arii, ma prevalentemente Italici nel numero 
proporzionale della popolazione. 

IV. 

Se questi sono i fatti che risultano dalle ricerche archeo- 
logiche e antropologiche insieme e in piena armonia, interpre- 
tiamoli, e ricostruiamo la storia non scritta che in due soli 
caratteri, cioè nei monumenti e negli avanzi scheletrici delle 
due diverse stirpi ; di questi specialmente le teste, persistenti 
nella forma, sono le vere pietre miliari della distribuzione geo- 
grafica delle varietà umane fin dai tempi immemorabili , sono 
i segni indelebili del passaggio dei popoli nelle regioni terre- 
stri e quindi anche dei luoghi di partenza. La storia è tardiva 
per poter esplicare fatti anteriori alle tradizioni, e 1' archeo- 
logia è spesso ingannata dalle vie commerciali e non può se- 
guire l'emigrazione dei popoli e il loro mescolamento che assai 
raramente; ma una testa umana, i cui caratteri siano bene co- 
nosciuti, sarà una pagina rivelatrice della storia di una na- 
zione : questo è il caso nostro rispetto alla storia primitiva 
degl' Italici e delle loro relazioni con gli Arii. 

La stirpe mediterranea aveva invaso e occupato molta 
parte d'Europa da occidente ad oriente, e l'Italia aveva avuto 
fra i suoi primi abitatori due rami della stessa stirpe, Liguri 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 229 

e Pelasgi, la Grecia, specialmente, i Pelasgi. Altri elementi et- 
nici secondari erano, senza dubbio, mescolati insieme con quei 
due rami principali della grande stirpe, ma in tanta minoranza 
che non rompevano l' unità di origine. Liguri e Pelasgi, del 
resto, avevano forme fisiche comuni, le differenze erano acces- 
sorie e non è qui il luogo di parlarne. Pare che la penisola 
tutta, compresa la valle del Po, fosse occupata da codesti 
primi abitatori, i quali avevano una civiltà, che ora chiamasi 
mediterranea, e della quale la più sviluppata era l'orientale, detta 
egea o micenea. Questa, secondo Flinders Petrie, era già in 
fiore fin da 1600 anni avanti 1' èra cristiana. 

Probabilmente la regione settentrionale d' Italia, o la valle 
del Po, era la meno progredita, e V Europa era all' epoca neo- 
litica, quando si avanzarono dall' oriente schiere di gente d' un 
tipo fisico speciale, munite d' armi di bronzo, ma selvagge an- 
cora e feroci. Invadono l'Europa in varie direzioni, e in al- 
cune contrade riescono a scacciare gli antichi abitatori e vi si 
sostituiscono ; in altre si uniscono e si fondono con quelli, o li 
dominano e li fanno schiavi. I costumi di quegli invasori sono 
diversi da quelli dei primi abitatori; bruciano i loro morti 
e conservano le ossa combuste in vasi rozzissimi di terra 
cotta al fuoco. Probabilmente queste schiere invadi trici ve- 
nivano dall'oriente asiatico; ma prima che si muovessero verso 
l'Europa centrale, probabilmente si erano fermati nel territo- 
rio più orientale, nella Russia, e di là a gruppi più o meno 
numerosi si spingevano verso il centro e verso occidente. Non 
possiamo sapere quanto tempo impiegassero nei loro movimenti, 
i quali dovevano dipendere dalla resistenza dei primi abitanti 
del suolo, oltre che da altri motivi. Ma è certo che in vari 
loro aggruppamenti che formarono, in epoche non determinabili, 
queste genti si divisero in molti rami, costituendo nazioni di- 
stinte per separazioni di linguaggi, di costumi, secondo condi- 
zioni anche locali e regionali. 

I primi gruppi, a considerare la loro posizione geografica 
antica e moderna, dovevano essere quelli che poi storicamente 
furono noti col nome di Celti. 1 secondi poco posteriori ai primi 
furono i Germani, i quali, ai confini sempre coi Celti si mesco- 



230 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

laroQO spesso con loro. Un terzo gruppo di popoli, come ultimo 
arrivato, è stato quello che in sèguito prese nome di Slavo, e 
fu numerosissimo. Noi chiameremo questi tre rami, Protocelti , 
Protogermani e Protoslavi. 

L' invasione di queste genti numerose e forti occupò una 
immensa estensione. Fu invasa la Francia e la Gran Bretagna, la 
Germania, la Svizzera, oltre le regioni centrali e orientali del- 
l' Europa. Ma l' invasione non si fermò in questo territorio ; fu 
invasa anche l'Italia settentrionale, tutta la regione balcanica, 
nò fu risparmiata la Spagna. Chi visita i musei d' Europa e 
specialmente queUi della Svizzera e quelli di Berlino , di 
Praga, di Trieste e di Vienna, ed osserva i dati archeologici 
scoperti nei territori dei Celti, dei Germani e degli Slavi, si fa 
il concetto seguente della civiltà di questa stirpe denominata 
aria : un fondo comune di manufatti insieme all' uso comune 
dell' incinerazione dei morti, costituisce i prodotti di una ci- 
viltà unica d' origine, ma questa unità diventa presto moltepli- 
cità varia per gli sviluppi regionali e nazionali di un popolo, 
non solo celtico o germanico o slavo, ma anche di frazioni di 
ognuno di questi popoli. 

La comparazione della civiltà delle tre più grandi nazioni, la 
celtica, la germanica e la slava, con quella della valle del Po 
nelle terramare, e con quella degli Umbri, dimostra anche che la 
prima eia seconda hanno intima relazione con quelle. Quindi è che 
io chiamo aria quella civiltà che gli archeologi denominano e- 
gualmente aria; ma il modo d' introduzione e la gente che la 
importò in Italia, non collimano con 1' interpretazione che ne 
fanno gli archeologi e i linguisti. E qui è 1' antropologia che 
può dare la soluzione delle difficoltà e può rischiarare il buio 
che vi regna. 

Due vie forse ebbero gli Arii per invadere l' Italia: per le 
Alpi centrali, pel Brennero, e per le orientali. Dal nord, o per 
le Alpi centrali, vennero i Protocelti, occuparono gran parte della 
valle del Po fino al Piemonte, e fino al Bolognese per la parte 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 231 

orientale, e oocuparono, come gli Elvezii Celti, le palafitte , da 
cui le terramare ^ 

Dal nord-est vennero i Protoslavi, i quali avevano occupato 
prima di questo movimento, fino all' Istria tutta, e s' impadro- 
nirono della regione veneta, mettendosi ai confini dei Protocelti .a 
occidente e a sud verso il Bolognese. I Protocelti vennero all'e- 
poca del bronzo puro: nelle terramare non compare il ferro mai. 
Che gli invasori fossero stati Protocelti, antenati dei Celti , si 
deduce dal fatto archeologico della civiltà aria , comune con 
quella di altri Arii di Europa, e dal tipo della popolazione 
che l'occupò e l'occupa tuttora. 

La popolazione presente della Lombardia, del Piemonte e 
dell' Emilia ha gli stessi caratteri fisici dei Celti ; e benché 
sappiamo che il popolo delle terramare bruciasse i suoi morti, 
e archeologicamente non si può sapere il loro tipo antropolo- 
gico, possiamo, però, dedurlo dal fatto che la primitiva popo- 
lazione aveva i caratteri fisici degli altri Italici ed è scomparsa 
per r invasione celtica o aria. 

I Liguri primitivi li vediamo, ora, rifugiati sulle montagne 
liguri e sul mare; gli altri, nell'antichità, hanno lasciato i loro 
residui verso le valli alpine e dell' Apen nino. Del resto la civiltà 
del bronzo delle terramare è in pieno accordo con quella del 
centro e dell' oriente di Europa, propria della stirpe aria con 
caratteri antropologici identici a quelle delle popolazioni padane. 

Lo stesso si può affermare dei Veneti, d' origine slava 
e perciò arii nnche essi, con caratteri identici ai Celti, se si 
considerino soltanto quelli osteologici. Quindi si può affermare 
che r invasione aria nella valle del Po era quasi completa e vi 
portò con la popolazione i suoi costumi. 

Probabilmente Pigorini ha ragione, quando distingue due 
generi di terramare, le occidentali e le orientali ; le prime de- 
vono essere protoceltiche, e le seconde protoslave, forse , se 
giudichiamo dalle popolazioni che vi dominano e si distinguono. 



' Questo riceverà ampia dimostraziooe in una pubblicazione; in corso 
di stampa: Arii e Italici, Torino, Fratelli Bocca. 



232 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Ma se gì' Italici (intendi gli abitanti primitivi) furono e- 
spulsi più o meno completamente dalle regioni che oggi sono 
il Piemonte, la Lombardia, l' Emilia e il Veneto, fin quasi al 
territorio bolognese, da questo luogo la resistenza e la lotta fra 
gl'Italici e gli Arii dovette essere maggiore. Dai risultati ar- 
cheologici e antropologici si può, senza dubbio, indurre che gli 
Arii vinsero gì' Italici e li sottomisero , facendo capitale la 
città che fu Felsina, e oggi è Bologna. La vittoria però non 
produsse gli stessi effetti che vedemmo nell' intera regione del 
Po, cioè la quasi completa espulsione degl' Italici. Ivi invece 
vi dovette essere un dominio ario, con la fusione dei due po- 
poli, perchè dai dati antropologici sopra esaminati si è trovato 
che gì' Italici sono in maggioranza e gli Arii in minoranza 
nella popolazione umbra. Ed è curioso che anche oggi nella 
stessa regione umbra, che costituì il dominio umbro antichis- 
simo, trovasi una popolazione mista ^ Questo deriva dalla 
persistenza delle forme fisiche antropologiche , malgrado gli 
avvenimenti storici e le invasioni temporanee. 

Da Felsina gli Arii si spinsero per l' Adriatico , da una 
parte, dell' altra passarono gli Apennini e conquistarono nella 
stessa maniera le popolazioni fino alla destra del Tevere, che 
segna i confini del dominio umbro. Ma neppure si fermarono 
alla destra del Tevere; lo passarono e tentarono di estendere 
il loro dominio al di là ; occuparono alcuni luoghi, e Albalonga fu 
uno di questi, dove si sono scoperti gli stessi avanzi della loro 
civiltà insieme con il loro costume funerario. 

Il nome di Umbri certamente non è italico , e deve de- 
rivare da una frazione di Arii che invase il territorio e riesci 
a dominare. Ma molto più è degna di considerazione quella loro 
civiltà assai sviluppata e superiore a qualsiasi altra contempo- 
ranea fra gli Arii, se si eccettui Este, Watsch, Hallstatt, dove 
si è trovata una civiltà che sembra unica con quella umbra, o 
almeno una continuazione non interrotta da Felsina alla valle 

' Come fanno fede ancora i due tipi del territorio etrusco, dove gior- 
nalmente io posso osservarli, mentre passo le vacanze in piena Etruria 
pi'esso Chiusi. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 233 

del Danubio. Se non vi fosse altro, basterebbero a dimostrarlo 
le sitale con le loro rappresentazioni scolpite sul bronzo. 

Se ricordiamo i caratteri antropologici delle popolazioni 
che dalla valle del Danubio si estendono verso occidente, nella 
Carinzia, nella Camicia, nell' Istria, nel Veneto, non possiamo non 
ammettere che esse sono protoslave d' origine, non protoceltiche. 
Se ricordiamo che i Veneti nella regione che occupano, sono an- 
tichissimi coloni , dobbiamo anche ammettere che oltre una 
corrente celtica in Italia, ve ne fu una slava, cioè di due rami 
arij. Anche oggi Slavi e Celti, in Italia e italianizzati, stanno 
ai confini gli uni degli altri e negli stessi territori che avevano 
occupato d' origine, nei tempi preistorici. Può dirsi che il ter- 
ritorio bolognese è una specie di cuneo fra Protocelti e Proto- 
slavi e deve avere avuto, alle prime invasioni, i Celti a occiden- 
te, gli Slavi a nord, che lo stringevano fortemente. 

Se poi pensiamo che la civiltà di Felsina, cosi ricca, ebbe 
più continuità nella zona slava che non nella celtica, e che mal- 
grado le relazioni con quella delle terramare, 1' una e l'altra, 
paiono distinte ed indipendenti, dobbiamo ancora ammettere che 
il popolo delle terremare rimase stazionario fino alla conquista 
che ne fecero gli Umbri prima, gli Etruschi dopo. E non è pos- 
sibile pensare, come crede Pigorini, che i Terramaricoli abban- 
donassero il territorio dove si erano fermati e avevano occu- 
pato le palafitte dei Liguri. Egli, probabilmente, è indotto a fare 
questa supposizione dal fatto di vedere che nessun progresso 
fecero quelle genti, mentre gli Umbri erano all' apice della ci- 
viltà. I Terramaricoli rimasero separati , isolati , nel movi- 
mento della civiltà aria e mediterranea, quando queste s' in- 
contrarono e concorsero al grande sviluppo di quella umbra; 
sparvero, poi, senza nome nella oscurità della storia primi- 
tiva, sottomessi da. popolazioni più progredite fino all'inva- 
sione gallica. 

La grande evoluzione della civiltà che si vuole denominare 
aria, rappresentata dall' umbra e da quelle d'Este in Italia, e da 
quelle di AVatsch e Hallstatt fino al Danubio, si deve, senza dubbio, 
all'influsso della civiltà mediterranea. Abbiamo ricordato che que- 
sta civiltà era in fiore verso 1600 anni avanti Cristo, e quindi non 

16 



234 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

poteva non espandersi da per tutto nel bacino del Mediterraneo 
e per il Mar Nero. L' Umbria mostra un luogo d' incontro fra 
le due civiltà, 1' aria e la mediterranea, e questo dà alla re- 
gione un valore storico, archeologico e antropologico impor- 
tantissimo. Gli Arii, benché possessori del bronzo, erano rozzi 
e selvaggi, incapaci di progressi così rapidi come quelli che si 
conoscono nell'Umbria, se non vi fosse stata un influenza d'una 
civiltà più sviluppata e più ricca, come era la mediterranea. Gli 
Arii erano così selvaggi che portarono la barbarie e la distru- 
zione in Europa e a loro si deve attribuire la distruzione della 
grande civiltà di Micene ^ 

Due vie vi furono per la propagazione della civiltà medi- 
terranea, il mare ed il Danubio. L' Adriatic^o era il mare pros- 
simo all'oriente del Mediterraneo, il Danubio era la via natu- 
rale dentro il continente col suo sbocco nel Mar Nero, il quale 
metteva in comunicazione pel Bosforo il Mediterraneo, 1' Asia 
Minore e 1' Europa orientale. E per queste due vie troviamo non 
le tracce, ma le stazioni, della nuova civiltà mediterranea, che 
di ario ha soltanto qualche elemento. 

Nei bronzi della zona che comprende Felsina, Este, Watsch, 
Hallstatt e la valle del Danubio, non esclusa l' Istria, trovansi 
nelle rappresentazioni figurate, gli elementi dello stile del Me- 
diterraneo orientale ; come la cosi detta stela, che Brizio giu- 
stamente avvicina alla porta dei leoni di Micene, già scoperta 
a Bologna, è altro indizio del carattere della civiltà micenea. E 
infine io ricordo un altro carattere, che è la scrittura. La scrit- 
tura trovata nei vasi di Villanova e nei bronzi di Este non può 
essere venuta che dal Mediterraneo, perchè gli Arii erano anal- 
fabeti e non mai nei loro monumenti dell' Europa centrale 
s'incontra il minimo segno di scrittura; ne esisteva, invece, una 
che all' avvento degli Arii scomparve. 

L' importanza di questo fatto merita una maggiore consi- 
derazione, che qui non è opportuna ; se io 1' accenno, serve per 
mostrare le trasformazioni subite dall' elemento ario quando fu 
importato, fra i popoli del Mediterraneo. 

' Vedasi ciò che dicono a proposito dell' invasione dorica Tsountas e 
Manatt, The Myc&nean age. Chap. XIV. London, 1897. 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZIONI 235 

Il dominio umbro si sarebbe esteso ancora di più verso il 
sud d' Italia; avrebbe probabilmente occupato tutto il Lazio, se 
non fosse venuta ad interrompere i progressi della conquista e 
dell' espansione , la colonizzazione etrusca. Come sopra ho 
detto, gli Etruschi occuparono l'Umbria occidentale o tirrenica, 
e ridussero di molto il grande territorio umbro; mutarono la 
civiltà umbra nella massima parte, restituirono agi' Italici il 
primitivo costume funerario dell' inumazione, e più tardi, poi, 
distrussero per sempre la potenza umbra con l' invasione di 
Felsina. 

Gli Etruschi, come risulta dalle mie ricerche antropologiche, 
erano anch' essi un ramo staccato dalla stirpe mediterranea, 
Pelasgi orientali, abitanti dell' Asia occidentale, con una civiltà 
molto avanzata, ma con forme e caratteri orientali. I loro ca- 
ratteri fisici, quindi, erano quelle della stirpe mediterranea, di 
cui gli Italici sono un ramo, ed è impossibile per questo motivo 
distinguere nelle tombe etrusche i loro crani da quelli di altri 
Italici. Ho crani, di Cere, di Orvieto, di Chiusi, che sono tipicamente 
identici a crani di Alfedena, a crani romani, a felsinei e ad 
altri d' altra regione italica. Se, adunque, dai sepolcri etrusco- 
felsinei si hanno due elementi etnici, uno ario e 1' altro italico, 
quest' ultimo è identico all' etrusco : ciò non disturba affatto 
Ja mia dimostrazione. 

La colonizzazione etrusca ebbe vari effetti, fra cui uno 
disastroso per il dominio ario in quella regione italica che fu 
l'Umbria, e uno straordinario per la civiltà e il dominio dell'e- 
lemento italico puro. Con V estendersi del dominio etrusco, 
venne meno quello umbro, o ario ; e quella parte del Lazio, 
verso le foci del Tevere, che già era stata invasa dagli Umbri, 
dove questi hanno lasciato i loro ricordi e i segni della loro ci- 
viltà, liberata dal dominio umbro, si emancipò per sempre. 

Quindi avvenne che quel nucleo di gente, che aveva già 
sentita l' influenza aria e più quella etrusca, fondò la nuova 
città che fu Roma. Con l'origine di Roma gì' italici acquistano 
uno stato indipendente, si estendono pel Lazio tutto, distruggono 
anche il dominio etrusco, e creano la civiltà che deve dirsi ve- 
ramente italica. È vero che il dominio umbro aveva contribuito, 



236 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

insieme con la civiltà etrusca, ad elevare gì' Italici del Lazio, 
ma la civiltà latina che nacque dopo la fondazione di Roma, 
pei suoi caratteri, è una civiltà interamente nuova. 

Lo stesso fenomeno avvenne in Grecia: qui, come colà, la 
civiltà mediterranea, da prima sopraffatta dall' invasione aria, 
dopo un periodo di parecchi secoli, ripiglia la sua vigoria con 
nuove forme, e crea le due splendide civiltà classiche , la 
greca e latina; e Greci e Italici sono tutti e due popoli me- 
diterranei non arii. Per contro la civiltà aria che non subì al- 
cuna influenza da quella mediterranea, rimase stazionaria, e la 
conquista romana, dopo sette secoli, trovò Germani, Celti e 
Slavi ancor semiselvaggi. 

Questa a me pare sia stata la storia generale di quel 
popolo che si dice italico, e della civiltà che chiamasi aria ; 
questa scaturisce pure dall' esame dei fatti archeologici e an- 
tropologici sopra notati. Da tale storia si ha un altra impor- 
tantissima esplicazione suU' origine della lingua aria in Italia e 
in Grecia parimenti. Io scrissi tempo fa : « Se non è arditezza 
il dire, io credo che le origini delle forme delle due lingue 
greca ed italica, bisognerebbe forse ricercarle nelle stesse due 
penisole classiche. Mentre le due lingue hanno qualche ele- 
mento comune, ne hanno molti differenti nel loro vocabolario, 
mentre tutte e due si riducono al medesimo stipite di fles- 
sione, trovasi una diff"erenza straordinaria nella fonologia. Così 
mentre appare che nelle due lingue classiche trovasi un fondo 
comune originario, ma molto antico e molto lontano dal loro 
primo sviluppo letterario, gli elementi di specificazione sono 
maggiori, danno una fisonomia particolare all' una e all' altra. 

« Chi osservi poi senza preconcetti il gruppo delle lingue 
primitive d' Italia, quale ci rimane dagli avanzi dell' osco, del- 
l' umbro, del latino primitivo, troverà una serie di dialetti, che 
hanno un fondo comune in via di trasformazione in una lin- 
gua a flessione determinata. Una tale trasformazione è com- 
piuta dal latino con la morte e la sparizione degli altri dia- 
letti, quando Roma compiva la conquista d' Italia. 

« Ma un fatto non bisogna trascurare, ed è che fra le 



UMBRI, ITALICI, ARII E LORO RELAZlOiNI 237 

lingue italiche di cui rimane qualche residuo, trovasi la messa- 
pica indecifrabile^ ». 

Ebbene, quello che mi pareva ardire, ora è convinzione in 
me. L' Umbria con Felsina a capo è la regione dove insieme 
alla civiltà la lingua aria produsse la trasformazione della lingua 
primitiva dei popoli italici. Dall' Umbria la trasformazione si 
estese al Lazio ed ai popoli sabellici per lo stesso contatto pel 
quale furono trasportati gli oggetti di bronzo di tipo ario. La 
prova dell' importazione si può avere dall' analisi linguistica 
nella fonologia e nella morfologia ; quest' ultima nelle lingue i- 
taliche, di qualsiasi dialetto, è frammentaria, perchè i popoli 
che hanno una lingua e ne imparano un' altra, per la quale 
trasformano la propria, la imparono imperfettamente e incom- 
pletamente, facendovi subire nuove trasformazioni secondo la 
propria morfologia. 

Ma qui basti per ora. 

Così noi veniamo a stabilire che gli Arii veri e primitivi sono 
oggi rappresentati da tre popoli principali, Celti, Slavi, Germani 
meridionali, quelli che hanno, cioè, i caratteri osteologici come i 
Celti , gli Slavi e i Germani con teste brachicefale, a forme sfe- 
noidali, sferoidali, platicefaliche ; che non vi fu fra gli Arii 
nessun popolo italico e nessun popolo ellenico, come si am- 
mette da archeologi e linguisti. Italici ed Elleni sono di stirpe 
assolutamente diversa dagli Arii cioè sono della stirpe mediter- 
ranea, hanno avuto la civiltà aria per importazione da inva- 
sione parziale, e linguaggi a flessione aria per trasformazione 
dei loro linguaggi primitivi. Le due grandi civiltà classiche, 
latina e greca, sono un fenomeno posteriore, prodotto per so- 
pravvento dell' elemento mediterraneo. 

Gli Italici quindi non sono arii, e gli JJmhri sono sol- 
tanto Italici mescolati con Arii, e con civiltà anche mista. 

Cosi sciogliamo il problema. Ma per dimostrare con evi- 
denza la tesi nostra, è necessario un lavoro assai più faticoso 



' Chi erano gV italici? Nuova Ant. 1895. 



238 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

che questa breve Memoria: ciò spero in avvenire ^ Mostrerò, e 
già ho in mano gli argomenti, che lo stesso fenomeno avvenne 
nel centro d' Europa in un popolo che 1' occupava prima del- 
l' invasione aria ; e potrò risolvere le difficoltà del tipo germa- 
nico, su cui si affaticano gli antropologi e gli archeologi tede- 
schi ; mostrerò, cioè che il cosi detto tipo di Reihengràber,. 
creduto il vero tipo germanico, non è ario. 

Roma, dicembre 1896. 

G. Sergi. 



' Il lavoro {Arii e Italici, Bocca, Torino) è già in corso di starapa 
(agosto 189?;. 



ITAL.IA 

DALL'INVASIONE DEGLI ARII 

AL PIENO DOMINIO 

fecondo l archeologia 

e 

Iciatro^o logici 




V.+ 



g ITALICI (Mediterranei) 
ARII 
ARII SOPRA ITALICI (Medir.) 



NOTIZIE E DOCUMENTI 

PER SERVIRE ALLA STORLA DELLE RELAZIONI 



DI 



GENOVA CON BOLOGNA 



(Continuazione e fine, V. pag. 135, VoL XIV). 



CAPITOLO TERZO 

Contributo dei Liguri allo Studio bolognese. 

La scuola di Bologna, lasciò scritto un dotto scrittore ge- 
novese, fu come un sotti! vapore elettrico che rapidamente si 
diffuse nella società ^ ; ad essa affluiva, da tutte le parti d' Eu- 
ropa, incredi bil numero di giovani, bramosi di aprirsi la strada 
agli onori, per mezzo dello studio del diritto. Né la Liguria, 
quantunque più specialmente intesa alle imprese commerciali, fu 
da meno delle altre regioni d' Italia. Se Bologna può gloriarsi 
di aver fatto risorgere lo studio delle leggi e dei canoni, i ge- 
novesi possono darsi il vanto di averle inviati i veri fondatori 
della scienza canonica, nelle persone di Iacopo di Albenga e 
Sinibaldo Fieschi, che fu poi papa Innocenzo IV. Né ciò deve 
stupire poiché in Genova fu sempre in flore lo studio del di- 
ritto, ed essa fu, forse, la prima fra le città e repubbliche ita- 
liane, che abbia raccolto in un corpo di leggi i propri ordina- 
menti politici ~. Ed anche nelle altre discipline, astrazion fatta 
dal campo giuridico, non furono i liguri secondi agli altri po- 

> Spotorno, Storia letteraria della Liguria, voi. I, pag. 210. 
^ Spotorno, op. e pag. cit. 



240 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

poli d' Italia ed anzi , a questo proposito , debbo permettermi 
una breve digressione sulle scuole e sui maestri in Liguria, 
durante il medio evo. 

È vezzo comune a molti scrittori di rappresentare il medio 
evo, anche negli ultimi secoli, come la negazione pressoché 
assoluta d' ogni coltura. Lamentano specialmente la deficienza 
dell'insegnamento laico, che vogliono sorgesse a peculiare di- 
gnità dì vita col fiorire dell' umanesimo. Or tali lagnanze pec- 
cano di soverchia esagerazione. Certo è che, prima delle altre, 
sorsero le scuole ecclesiastiche presso gli episcopii e quindi nelle 
plebanie più importanti, secondo quanto prescrisse, nell'anno 
806, il concilio romano sotto Eugenio IL « In universis epi- 
scopiis, siibjectisque plebibus et aliis locis, in quihus neces- 
sitas occurrerit, omnino cura et diligentia habeatur , ut 
Magistri et Doctores consiituantiir, qui studia litterarum , 
liberaliumque Artium, ac sancta habentes dogmata assidue 
doceant » ; il quale precetto fu ribadito da vari decreti di 
Leone IV e di altri pontefici ^ Queste scuole continuarono a 
sussistere durante il medio evo e non credo si possa, del tutto, 
sottoscrivere all' opinione che « esse, in Genova e nella Liguria, 
generalmente attraversano, durante i tre secoli dal IX al XI , 
tristi giorni di languore » 2. Erano, invece, quelle scuole, re- 
lativamente ai tempi ed ai mezzi di cui si poteva disporre 
allora, semenza di buoni studi e non soltanto morali cate- 
chistici. Ed anzi più rinomate e più prosperose delle altre do- 
vevano essere le scuole liguri se Ennodio, vescovo di Pavia, le 
credette degne di speciali elogi e tali da far risorgere, in Li- 
guria, r epoca dei Tullii ^. Ond' è che, anche in quei secoli, tro- 
viamo, frequentemente, fatta onorevole menzione di tali scuole 
e dei maestri che vi erano preposti "*. Parrebbe anzi , secondo 
osserva lo Spotorno, che, prima del secolo XIII, epoca in cui 



' Labbè, Amp. Condì. Collec.t. 

' C. Braggio in Atti Società Ligure di Storia Patria, voi. XXIII, fa- 
scicolo 1, pag, 109. 

^ Thomassiso, Vetus et Nova Ecclesiae Disciplina, lib. I, cap. XIII a CU. 
* Spotorno, op." cit., voi. I, pag. 308 e seg. 



NOT, E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 241 

sorse in Genova un collegio di dottori di grammatica ', vi fos- 
sero già scuole disciplinate e riunite in collegio, frequentissimi 
essendo, nei documenti del tempo, gli accenni di docenti qua- 
lificati maestri « scholarum lamie » -. Né ciò deve dirsi sol- 
tanto di Genova, di Savona e delle altre città vescovili della 
Liguria, ma anche di altri luoghi minori. Lo Spotorno ricorda 
i nomi di vari maestri delle scuole di alcune plebanie liguri , 
io trovo più volte menzionato , in alcuni documenti del secolo 
XIII, il prete Lamberto, maestro della scuola della chiesa di 
S. Nicolò della Pietra e più tardi ministro della chiesa stessa ^. 
Né solo ecclesiastiche, ma anche scuole municipali sorsero in 
tali piccoli centri , indipendenti dalle ecclesiastiche. Sino dalla 
seconda metà del secolo decimoterzo sono ricordate le scuole 
pubbliche del comune nel castello della Pietra, alle quali era de- 
stinato apposito ediflzio ( domum ubi regunt scholaej ed è per- 
venuto sino a noi il nome di Giovanni de Papia, che vi inse- 
gnava grammatica. Pubbliche scuole laiche erano in Albenga, 
Porto Maurizio ed altre città della Liguria, con maestri sti- 
pendiati in parte dal comune ed in parte dagli scolari. I registri 
consolari di Albenga conservano una deliberazione del 15 aprile 
1357, colla quale viene eletto rettore di quelle scuole Giovanni 
Niger de Vicheria , districtus Papié e ci hanno eziandio 
tramandata una, non disadorna, lettera dell'eletto, datata da 
Porto Maurizio, ove allora era reggente delle scuole, con cui 
dichiara di accettare 1' onorevole incarico, ai patti e condizioni 
stabilite in detta deliberazione. « Vos venerabili domini..,, me 
licet indignum in rectorem tante civitatis scholarum ele- 
gistis . quam honoratjHem electioneni . cum reverentia qua 
deheo accepto » '*. Se l' indole di questo lavoro lo permettesse, 
potrei moltiplicare le citazioni, le quali rimando ad altra opera, 
nella quale, spero poter dimostrare, con maggior ampiezza di 
considerazioni e copia di documenti, che le scuole e l'istruzione. 



• Braggio, luog. citato. 

2 Spotorno, op. e pag. cit. 

3 Archivio municipale di Toirano. Carte della Certosa. 

* Archivio municipale di Albenga. Registri consolari, ad annurn. 



242 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

in quei tempi, non erano cadute tanto in basso, come altri vor- 
rebbe far credere. La digressione è un po' lunga, ma il lettore 
cortese non vorrà farmene carico soverchio. 

Ciò premesso dirò brevemente di alcuni dei più rinomati 
genovesi che vissero, insegnarono o studiarono in Bologna, 
dando più oltre un catalogo cronologico di tutti quelli che 
furono professori, ripetitori e studenti in Bologna, quale ho 
potuto compilare dai rotuli dell' Università , valendomi special- 
mente delle insigni opere del Sarti \ del Mazzetti ^ dell' Ali- 
dosi '^, del Gavazza '*, del Malagola °, del Dallari *^, del Fantuzzi '^, 
dei registri segreti di diritto civile e canonico, conservati nel- 
r archivio di Stato e della curia arcivescovile in Bologna e 
degli scrittori genovesi, specialmente dello Spotorno ^. 

In ordine cronologico, tiene il primo luogo, fra i liguri che 
insegnarono in Bologna, Iacopo di Albenga, personaggio di 
grande erudizione del quale i rotuli tacciono il casato. Dopo 
molte ricerche, ho potuto acquistare la convinzione che l'Iacopo 
apparteneva alla nobile famiglia dei conti Peloso di Albenga, 
ciò che è accertato da documenti inoppugnabili che vengono a 
confermare quanto già aveva asserito uno scrittore albinga- 
nese ^. Nacque in Albenga, verso la fine del secolo duodecimo, 
studiò in Bologna e, nei primi anni del secolo successivo, fu 
avvocato della cattedrale di Genova, in una celebre causa, con- 
tro un monastero, situato fuori delle mura della città. Fu poi 
canonico e prevosto della cattedrale di Albenga e a lui, forse, 
si deve la compilazione degli antichi statuti di quel capitolo 

' De Claris Archigimnasii Bononiensis Professoribus. Bologna, 1769. 
^ Repertorio di tutti i professori antichi e moderni ecc. Bologna, 1848. 
— Memorie storiche sulla Università di Bologna, Bologna 1841. 

'^ Li Dottori Bolognesi di Legge Canonica e Civile. Bologna, 1620. 

* Catalogus omnium Doctorum Collegiatorum ecc. Bologna, 1664. 
^ Monografie storiche sullo Studio Bolognese. Bologna, 1888. 

^ / Rotuli dei Lettori Legisti e Artisti dello Studio Bolognese dal 1384 
al 1799. Bologna, 1888. 

' Notizie degli Scrittori Bolognesi. Bologna, 1781-94. 

* Storia Letteraria della Liguria. Genova, 1824. 

^ Navone, Ligaunia, voi. Ili, pag. 131. — Memorie neW aì'chivio ca- 
piiolare di Albenga. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 243 

Oggi smarriti. Passò poi a Bologna ad insegnarvi il diritto ca- 
nonico ed ivi ebbe discepoli Pietro Sansons, francese, il cardi- 
nale Ostiense e Sinibaldo Fiaschi ^ Quando il papa Onorio III, 
neir anno 1226, inviò la nuova collezione delle sue decretali ad 
Eustachio, o Tancredi, arcidiacono di Bologna, preside della 
scuola bolognese, Giacomo ne scrisse le chiose e i commenti ^. 
Devesi ritenere che egli sia rimasto nell' insegnamento sino al 
1258, nel quale anno, fu assunto al vescovato di Faenza. S'ignora 
la data della sua morte, egli viveva ancora nel 1261, poiché 
trovo che in quell'anno, in unione agli altri vescovi suffraga- 
nei, concede a Filippo, arcivescovo di Ravenna, la facoltà di 
scomunicare gli usurpatori dei beni delle loro chiese ^ Sinibaldo 
Fieschi fu discepolo di Iacopo di Albenga e suo successore nel- 
r insegnamento. « Canonico della metropolitana di Genova, Si- 
nibaldo, desiderando recarsi a Bologna per compiere il corso 
dei suoi studi teologici, ottenne, dal capitolo di S. Lorenzo, un 
decreto, nel quale si permetteva che egli potesse stare assente 
cinque anni a fare il corso degli studi, senza nulla perdere della 
prebenda canonicale « mtegrmn habent praehendam ecclesiae 
ianuensis m scholis theologiae studens quinque annis » ^. Egli 
insegnò non solo in Bologna, ma anche in altre università e 
la sua vita e le sue opere sono note e per parlarne, anche bre- 
vemente, dovrei obliare il modesto confine che mi sono trac- 
ciato in quest' opera. Assai rilevante è il numero degli studenti 
genovesi a Bologna, in questo secolo, e molti di essi appar- 
tengono alla famiglia Fieschi e alla contea di Lavagna, loro 
feudo principale. Sino dal 1269 trovo immatricolato un Liinis 
de Flisco e nel 1270 Henriciis de Flisco, canonico jjarisien- 
sis, e Percivalle de Lavania. Questi è, senza dubbio, quel Per- 
civalle di Lavagna che fu cappellano di Gregorio X e candi- 
dato alla cattedra arcivescovile di Ravenna, in concorrenza 



' Sarti, op. cit., voi. I, pag. 330. — Sputorno, op. cit., Voi. I, pag. 
207 e seg. 

2 Sarti, op. e luogo cit. 

3 Saviom, op. cit, voi. Ili, parte II, pag. 366. 
•• Spotorno, op. cit., voi. I, pag. 190. 



244 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

coir arcidiacono bolognese, loccliè indusse il buon pontefice, vista 
la grave discrepanza del capitolo, a scartarli entrambi, nomi- 
nando, nel 1274, Bonifacio di Lavagna '. Nel 1277 è segnato 
il nome di Enrico de Eliseo capellaniis domini pape , di Ar- 
ducius canonicus plebis lavanie e di Egidius e Teditius de 
Eliseo, il quale ultimo non deve confondersi con un altro Te- 
ditius de Eliseo, canonico lincolinensis, studente nel 1277 -. Per 
molti altri nomi rimando il lettore all' indice relativo. Non debbo 
però tralasciare che in quest' epoca (1281) è immatricolato stu- 
dente un Lucchetto Gattilusio genovese, il quale potrebbe anche 
essere il celebre trovatore genovese ed, in tal caso, ciò, forse, 
potrebbe spiegare là ragione per cui egli rifiutò la podestaria 
di Milano, pel successivo anno 1282. In Bologna egli aveva già 
dimorato, essendone stato eletto podestà nel 1272. Quindi alle 
cariche pubbliche, da lui sostenute, di cui ha parlato 1' egregio 
Desimoni ^, devesi aggiungere anche questa, non senza osser- 
vare che, se il Gattilusio fu podestà di Lucca nel 1273, deve 
averne preso possesso nella seconda metà dell'anno, poiché nei 
primi mesi era ancora in carica a Bologna. Infatti il 13 marzo 
1273 figura fra i testimoni del testamento di re Enzo e nel 26 
aprile e 21 maggio si riscontra il suo nome in due atti, coi 
quali il comune di Bologna abolisce quella parte del suo statuto 
che prescriveva di far guerra al comune di Modena ^. I nomi 
di due altri genovesi lettori in Bologna, in quel tempo, sono 
pervenuti sino a noi. Uno è Guglielmo di Pietralata, non pro- 
venzale, come vuole il Sarti ^ ma ligure e priore de' Cardelacci 
a Cahors; lesse i canoni e nel 1297 fu eletto ad interpretare 
i Decreti fuori dell'ordine; l'altro è Opizzone di Castello, qua- 
lificato doctor deeretorum, canonico della cattedrale di Tour- 



' Savioli, op. C2<. , voi. HI, parte II, pag. 485. 

2 Sarti, op. cit., voi. II, pag. 234 e seg. 

3 Giornale Ligustico, anno 1886, pag. 3l9. 

•" Savioli, o^ì. cit., voi, III, parte II, pag. 448. A lui si riferisce il do- 
cumento IV favoritomi dal comm. Malagola. 

5 Op. cit., voi. I, parte I, pag. 413. Pietralata è terra antica della Li- 
guria, oggi Prelà. . 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 245 

nay e lettore di gius canonico sino al 1292. Né si deve lasciare 
in oblio Bartolomeo di Varignana, medico famosissimo, che, 
quantunque non fosse genovese di nascita, dimorò lungamente 
in Genova. Fu professore di medicina e poi aggregato al col- 
legio medico-filosofico nel 1292. Gli scrittori bolognesi fissano 
la data della sua morte all'anno 1301 ^; io trovo, invece, che 
egli viveva ancora nel 1308, poiché nel 4 dicembre di quel- 
r anno, stipula in Genova un contratto di dote con Giacomo 
Malavolta, nobile cittadino bolognese, cui aveva concessa in 
moglie la propria figlia Elena -. Di altri lettori di minor fama 
è inutile discorrere per esteso; giova però accennare che verso 
la fine di questo secolo si accentuò sempre più in Genova la 
fama e l'importanza dello studio bolognese, tanto che molte, 
delle più importanti chiese, vollero avere i loro canonici lau- 
reati in quell'Università, accordando agli stessi, per tale scopo, 
ogni sorta di dispense e facilitazioni. Invero trovo che, nel IO 
agosto 1289, il prevosto di S. Nazario di Genova, concede a 
Pasquale, canonico della sua chiesa, di poter stare sei anni a 
Bologna ad siudium generale ^. Gli statuti del capitolo albin- 
ganese contengono espressamente la concessione che « quilibet 
canonicus ecclesie possit et valeat slare in studio generali 
Bononie.... per septemnium continuos.... dicto septemìiio du- 
rante fructus, redditiis et proventus site prebende habeat, 
percipiat integre et perfecte » ^. E tale tendenza continuò an- 
che nei secoli successivi, cosicché individui, già rivestiti di co- 
spicue dignità ecclesiastiche, abbandonavano le loro cariche per 
recarsi allo studio bolognese, talora eccitati e favoriti dal go- 
verno stesso. Il documento^, riportato nell'appendice, ne é 
chiara prova. Esso si riferisce all'arciprete di Illica, ecclesia- 
stico, per quanto pare, di considerazione, il quale recavasi a 
Bologna allo studio; a sostituirlo nella cura di quelle anime la 
signoria deputò il prete Giovanni Montenegro. 

' Mazzetti, op. cit. , pag, 376. 

^ Documento VII. Il Sarti, nella vita di questo professore, parla sol- 
tanto di tre suoi figli maschi. 

3 Archivio di Stato in Genova, Notavi Ignoti, filza 20. 
^ Archivio Capitolare di Albenga. 
- Doc. XXI. 



246 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Nel secolo decimoquarto ci si presentano i nomi di Andrea 
e Federico da Genova, lettore il primo di logica nel 1384, il 
secondo prescelto dal Senato, nell'anno 1300, a lettore straor- 
dinario de' Decreti, con l'onorario di 150 lire annue. Nel 1378 
i rotuli segnano un altro genovese, lettore de' Volumi, con l'o- 
norario di lire 190 annue , in Luciano da Genova. Più ce- 
lebre fu Agostino Rampegoli, nato in Genova, che l' Alidosi 
qualifica forestiere, religioso agostiniano, autore delle Figurae 
Bibliae, opera messa all'indice sotto Clemente Vili. Comune- 
mente si ritiene ' che egli leggesse in Bologna, dopo il 1400, 
ma il suo nome apparisce sino dall' anno 1382, nel quale fu 
aggregato al collegio teologico ^ Nel 1330 fu pure ascritto, allo 
stesso collegio, Leonardo Giustiniani dei PP. Predicatori, ve- 
scovo di Mitilene, personaggio di profonda erudizione, storico, 
teologo e filosofo assai reputato ^. I registri segreti hanno con- 
servato notizia dell'approvazione in diritto canonico, conseguita 
da tre nobili genovesi in questo secolo; Emanuele Fieschi che 
l'ebbe il 10 settembre 1378, Emanuele della Torre *^ il 20 marzo 
1380 e Andreolo di Negro 1' 11 giugno 1382 ^ Un altro nobile 
genovese, Segurano di Negro, è segnalato, nel 1381-82, rettore 
degli scolari oltramontani, nel 1384 è dottore, anziano nel 1395, 
savio nel 1406, incaricato di varie ambascerie negli anni 1402, 
1404 e 1406^. E ligure fu certamente e, con molta probabilità, 
cittadino di Albenga, Pietro Peloso, lettore di filosofia dal 1396 
al 1400, che il Mazzetti confuse ed identificò con Pietro da 
Mantova'^, ma che l'Alidosi^, cogliendo nel segno, ha tenuto 
distinto ^. 



' Spotorno, op. cit. , voi. II, pag. 90. 
^ Mazzetti, Memorie cit. . pag. 297. 
3 ^Mazzetti, ojì. sud., pag. 298. 
* Il testo ha : de tulis. 

5 Archivio della Curia vescovile di Bologna: iz&er secretus iuris canora'ci. 
Voi. I. 

''' AIalagola, Monografie cit. 

' Alcune aggiunte e correzioni ecc. pag. 38. 

8 Op. cit., pag. 60. 

9 Memorie della famiglia Peloso m. s. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 247 

Più copiosa è la messe nel secolo seguente. Vien primo 
Giovanni da Genova, medico illustre e celebrato anatomico, 
lettore di medicina e chirurgia. Egli probabilmente altri non è 
che quel magistrum lohannem de lamia egregium et arcium 
ìnedicine doctorem, medico di Parisina Malatesta, marchesa 
d' Este, che gli fece assegnare cinquanta ducati d'oro mensili 
per suo salario, come risulta dalle relative lettere pubblicate 
da Cesare Foucard ^ Anche le date combinano e si cqllegano 
mirabilmente, poiché nel 1424 egli è a Ferrara, da dove si 
parte il 13 giugno, a causa della peste e si ritira a Padova. 
Nel 1428 incomincia le sue letture a Bologna che continua sino 
al 1470^. Se la mia induzione non è errata, non si può certa- 
mente dire che di lui si conosce appena il nome^, perchè egli 
fu medico e lettore di grande rinomanza. Segue, per ordine cro- 
nologico, Tomaso Parentucelli di Sarzana, poi papa Nicolò V. Nac- 
que in Sarzana ed ancora in età di dodici anni attese alle lettere 
greche e latino in Bologna, passò poi a Firenze e quindi nuova- 
mente a Bologna '^, ove fu fatto dottore in teologia ed ascritto, nel 
1420, al collegio teologico, di cui fu il XII cancelliere ^ e trovò 
un generoso protettore in Nicolò Albergati, vescovo della città, 
il quale lo elesse suo segretario. Fu canonico a Pieve di Cento, 
passò quindi al capitolo della cattedrale di S. Pietro in Bolo- 
gna e, nel 1445^ morto 1' Albergati, fu eletto suo successore e 
finalmente papa nel 1447. A lui deve Bologna l'istituzione di 
una delle più antiche scuole di musica che vanti V Italia ^ e 
molti privilegi concessi all' università che risollevò all' antico 
splendore. Amico di molti umanisti di quel tempo fu grande ed 
indefesso ricercatore di codici e diplomi antichi. Dire di lui e 
delle sue opere è grave compito, non consonante col modesto 
scopo che mi sono prefìsso. Filippo Calandrini, suo nipote e 

' Documenti storici spettanti alla medicina, chirurgia e farmaceutica, 
Modena 1885. 

2 Mazzetti, Repertorio cit. , pag. 154. 

3 Giornale Ligustico, 1886, pag. 234. 

* Spotorno, op. cit., voi. Ili, pag. 371. 

5 Mazzetti, Memorie cit , pag. 302. 

6 Spotorno, op. cit., voi. II, pag. 169. 



248 R. DEI^UTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

concittadino, fa anch'esso aggregato al collegio teologico nel 
1448 e ne fu il XIV cancelliere *. 

Altro ligure illustre, lettore in Bologna è Raffaele da Por- 
nassio , uno dei più rinomati teologi di quel secolo. Nacque in 
Pornassio e studiò in Bologna; entrato nell'ordine dei predica- 
tori fu inquisitore generale in Genova dal 1430 al 1450^. Fu 
amicissimo del Parentucelli e con lui aggregato al collegio teo- 
logico. Gli scrittori bolognesi ne hanno alterato il nome in Pro- 
nasi Raffaele '. Antonio da Sarzana lesse gius canonico dal 
1466 al 1468 e studente e lettore in Bologna fu Francesco 
della Rovere, poi papa Sisto IV. Non solo in Bologna egli in- 
segnò, ma in Padova, Pavia, Siena, Firenze e Perugia con 
grande e clamoroso successo ■*. Se si deve prestar fede allo 
Spotorno ^, Antonio Maria Visdomini di Arcola, dotto umanista 
e non ispregevole poeta avrebbe studiato in Bologna; certo è 
che egli vi pubblicò nel 1490, coi tipi di Caligola di Bazeleri, 
gli Statuti e Decìseti di Genova, e nel 1500 il libro « De 
Odo et Sybillis », dedicato al conte Rangone. Egli non fu il 
solo umanista ligure che, in questo secolo, abbia frequentato 
Bologna, gli aurei lavori del Sabbatini ^ e del Gabotto '^ ci danno 
notizie esilaranti in proposito. Contemporaneamente alla venuta 
del Panormita e dell'Aurispa in Bologna vi troviamo Giovanni 
da Luni, frate Alberto di Sarzana e Bartolomeo Guasco, sco- 
laro e maestro girovago, alternativamente mercante, professore 
e diplomatico e che era in relazione, non solo con quei due, 
ma anche con altri dotti uomini e specialmente con Tomaso 
Pontano e Giovanni Toscanella ^. Pare che altri due illustri 
genovesi, Bartolomeo Fazio e Bartolomeo d' Iacopo, pagassero 

' Mazzetti, op. cit. , pag. 305. 
- Sfotorno, o}}. cit. , voi. II, pag. 98. 
3 Mazzetti, Memorie cit. , pag. 303. 
^ Mazzetti, Repeì-torio cit., pag. 292. 
5 Op. cit., voi. If, pag. 174. 

« Giornale Ligustico, I89I, pag. 198-201 — id. 190, pag. 120— Gioì-- 
nale Stor. Lett. It. , tom. XVIII, pag. 216-224. 

' Atti Società Ligure di Storia Patria, voi. XXIV, fase. I, pag. 36. 
^ Giornale Ligustico, 1890, luog. cit. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 249 

anch'essi il loro tributo di deferenza aWalma sludiorwn mater ^ 
Fra i ripetitori e studenti genovesi di questo secolo gioverà 
ricordare Pietro e Bartolomeo di Goano, che fu poi illustre 
giureconsulto in Genova, Battista Fieschi e Melchiorre di Sar- 
zana. Anche Paolo di Campofregoso, arcivescovo e doge di 
Genova, personaggio tristamente celebre nella storia genovese, 
studiò molti anni in Bologna. Nel 1448 egli era già immatrico- 
lato studente di gius canonico e civile, ciò è detto chiaramente 
in una bolla di Nicolò V, a lui diretta in quell'anno, colla quale 
lo nomina protonotario apostolico -. Nel 7 febbraio del 1453, 
mentre era ancora studente, Nicolò V lo elesse amministratore 
apostolico della diocesi di Genova, salvo a farsi consacrare 
dopo compiuti i 20 anni ^, e, il 5 maggio successivo, il Cam- 
pofregoso, con atto rogato in Bologna, deputò il suo maestro 
Luchino Trotti a prendere possesso dell'arcivescovato '* ed il 
giorno 13 « attenclens prelibatus Paulus aliis arduis et di- 
versis negotiis et maxime circa studium et ius canonicum 
in civitate Bononie occupatus » nominò suo vicario Valerio 
Calderini, Vescovo di Savona ^ I nomi di molti altri liguri, in- 
segnanti e studenti in Bologna, sono giunti sino a noi, ma poi- 
ché la via lunga mi sospinge , rimando il lettore al relativo 
indice. 

Non meno illustri sono i nomi che ci si presentano nel se- 
colo seguente. Nel 1508 troviamo abitante in Bologna Federico 
Fregoso, vescovo di Salerno ed amministratore del vescovato 
di Gubbio e, nel 1512 un altro genovese , Agostino Giustiniani, 
vescovo di Nebbio e celebrato annalista, vi leggeva il libro 
delle Sentenze, come racconta egli stesso ^. Vissero ed insegna- 
rono in Bologna Agostino da Moneglia, frate minore, il quale 



' Gabotto, Atti cit. , pag. 149. — Novatf, Umanisti genovesi del secolo 
XIV, Giornale Ligustico, 1890, pag. 23 

' Archivio tli Stato di Genova, Nat. Andrea de Cairo filza 6^ fog. 28. 

3 id. id. filza 9=' fog. 147. 

< e 5 id. id. filza T fog. 795 e 

filza 9* fog. 165. Notizie favoritemi dall'egregio amico Arturo Ferretto. 

« Op. cit., anno 1470. 

17 



250 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

nel 1522 vi stampò uq « Commen/ario della ìnisiica teologia 
di S. Dionisio » e un libro che ha per titolo Sursum corda ^ 
e Bonamico da Levanto, lettore di grammatica sino all' anno 
1526 -. Molti illustri medici e professori di medicina genovesi 
furono in Bologna, in quest'epoca. I più rinomati sono , Pro- 
spero Caiani, Giuseppe Liceti, padre del celebre Fortunio, che 
vi diede alle stampe due opere, Francesco Terrile ivi morto 
nel 1580, autore dell'opera « De methodo scientiarum atque 
artium »; Vincenzo Alsari Croce, del quale ci rimangono tre 
libri di lezioni sul morbo epilettico, dette nello studio bolognese^ 
e, finalmente, celebrato, sovra ogni altro, Domenico Leoni, cui 
lo Spotorno, erroneamente, attribuisce il cognome di Zuccani, 
mentre che Zuccano è il luogo di sua nascita, nella diocesi di 
Sarzana. Fece i suoi studi in Bologna ove consegui la laurea 
in filosofia e medicina il 30 agosto 1559, nel giugno 1561 fu 
eletto a leggere la medicina pratica e durò in tale ufficio sino 
al 1591, nel qual tempo pubblicò varie opere. È venuta, vari 
anni or sono, in luce una lettera del duca di Mantova, in data 
15 ottobre 1583, colla quale quel principe ringrazia il Leoni, 
che gli aveva inviata l'opera « Ars Medendi », edita appunto 
in quell'anno ^. Mori in Bologna il 27 febbraio 1592 ^. In con- 
siderazione dei suoi meriti, il 17 giugno 1589, ottenne, dal 
Senato bolognese, la cittadinanza, in forma satis ampia , per sé, 
fratelli e nipoti ®. 

Agostino Gotuzzo di Moneglia, che il Mazzetti indica come 
forestiere ^, fu anch'esso lettore di medicina a Bologna, dal 1570 
al 1577 ed ivi licenziò alle stampe due opere, una delle quali 



' Spotorno, op. cit, , voi. Ili, pag. 155. 

- Dallari, op. e luog. cit. 

3 Spotorno, op. cit., voi. Ili, pag. 220, 223, 228, 252 e 255. 

* Giornale Ligustico, 1890, pag. 157. 

5 Mazzetti, Repertorio cit. , pag. 1 82. 

^ Serie di famiglie e di soggetti a cui dall'anno 1451 per tutto Vanno 
1781 è stata dall' Illustrissimo ed Ec.so Senato conceduta la cittadinanza ecc. 
del Dottore Angelo Maria Garimberti, offerta e consecrata etc. (M. s. dell'Ar- 
chivio di Stato in Bologna). 

■^ Op. cit.., pag. 159. 



NOT. E DOC, DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 251 

•dedicata al cardinale Alessandro Sforza, legato K Né si deve 
obliare Marcantonio Cazzulini, patrizio albinganese, di cui per- 
venne sino a noi un'orazione pronunziata in Bologna nel 1588. 
Eccone il titolo: « De perfecta studiosi adolescentis forma. 
Oratio habita ad universam Academiam Bononiensem. 1588. 
V. Kal. Novembris. edita Bononie, apiid Victorium Bena- 
iium. 1588 \ 

Sull'inizio del secolo XVII, e precisamente nel 1604, fu 
eletto rettore generale dello studio bolognese Giovanni Dome- 
nico Spinola^ e il 2 febbraio ricevette, con grande pompa, il 
capuccio in S. Domenico "*. A di lui riguardo, può vedersi quanto 
ne scrisse il chiarissimo coram. Malagola. In Bologna dimorò 
buon lasso di tempo ed insegnò Agostino Torelli, sarzanese, 
uditore del cardinale Girolamo Colonna, ed ivi morto nel 1664; 
egli lasciò stampate due orazioni, pronunziate nella detta città, 
una nell'Accademia degli Spinosi, 1' altra inaugurale nell' Uni- 
versità ^ 

Due nobili cittadini di Albenga vissero in quest' epoca in 
Bologna ed ivi studiarono ed insegnarono per vari anni, quan- 
tunque non consti che sieno stati nello studio. Apparten- 
gono entrambi alla famiglia dei conti Della Lengueglia cioè 
Carlo, ammiraglio e cavaliere gerosolimitano, il quale vi stampò 
nel 1639, coi tipi di Giacomo Monti e Carlo Zenero, 1' opera 
« Il Principe Roretnondo » e, nel 1638 « V Aldinico », e 
Gio. Agostino, chierico somasco, riputato teologo ed oratore 
che vi pubblicò una delle tante sue opere che ha per titolo: 
« Elegie e Canzoni dedicate al signor abate Urbano Sac- 
chetti », ivi stampata nel 1658, coi tipi di Domenico Barbieri 
nella Corte de" Galluzzi^. 



' Spotorno, op. cit., voi. IV, pag. 12. 

^ Memorie della famiglia Cazzulini, m. s. — Cottalasso, Saggio storico 
di Albenga, pag. 176. 

3 e * L'Università, 1887, pp. 622-30. — Malagola, ivi Atti e Memorie 
della R. Deput. di Romagna, serie III, voi. V, pp. 282-84. 

5 Spotorno, op. cit., voi. Ili, pag. 195. 

'^ CoTTALASSo, op. cit., pag. 181 e 184. 



252 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Chiudono la serie, in questo secolo, Liceto Fortunio di Ra- 
pallo, rinomato professore di filosofia, nello studio bolognese, 
dal 1637 al 1645 e il celebre Gian Domenico Cassini da Peri- 
iialdo, professore d'astronomia. Si onorano i due secoli seguenti 
dei nomi di Luigi Sambuceti, genovese, professore di filosofia e 
teologia, di Elena Giuseppe Maria da San Remo, dei PP. Pre- 
dicatori, lettore celebrato di teologia scolastica sino al 1775, 
dei due Bertoloni padre e figlio, professori di botanica e del 
Biaraonti, professore di eloquenza, per tacere di molti altri. 

Non posso chiudere questo cenno sommario senza far men- 
zione dello studio generale, aperto in Bologna dai Padri dome- 
nicani, illustrato dallo zelo e dalla scienza di molti religiosi ge- 
novesi, il nome dei quali, almeno, deve figurare in quest' opera. 
Nel 1442 è priore in S. Domenico a Bologna il beato Vincenzo 
Maglio di Finale e nel 1468 il beato Antonio de Albertis, pure 
di Finale; verso la fine del secolo XV trovo reggente primario, 
dello studio, il padre Giovanni Cagnasso, che fu anche inquisi- 
tore generale in Bologna, uomo di vastissima erudizione e di 
profonda modestia, nato in Taggia e morto in Bologna nel 1521. 
Nel secolo decimosesto il collegio domenicano si gloria dei nomi 
di Silvestro Mazzolini e del nipote suo Aurelio, di Ludovico 
Demarini, priore in S. Domenico, aggregato al collegio teologico 
il 28 marzo 1526, entrambi reggenti dello studio, di Pietro Ca- 
stiglione, dottore eziandio nell' università e di Giacinto Poggi, 
già inquisitore a Parma, i quali tennero alto il prestigio e la 
riputazione di quelle scuole. 

Nel secolo susseguente, sono notati, nel sillabo dei figli di 
S. Maria di Castello, i nomi di Pietro Martire Gentile, pro- 
fessore, nello studio, di teologia nel 1630, di Giulio Vincenzo 
Gentile nel 1663 e priore in S. Domenico a Bologna nel 1666, 
di Alberto Solimano, lettore di teologia morale, di Nicolò Maria 
Livrea, lettore di filosofia, laureato in Bologna nel 1668 e di 
Tomaso Maria Borello, lettore di sacra scrittura nel 1666 ^ 



' Al riguardo vedansi: Echard, Scripiores Ord. Praed. — Spotorno, 
ufi. cit., voi. Ili, pag. 216. — Vigna, Il sillabo dei figli ecc., in A.tti Società 
Ligure di Storia Patria, voi. XX e XXI. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 253 

Da quanto sinora si è detto, si può facilmente arguire quale 
largo contributo di scienza e di dottrina abbiano apportato i 
Liguri, al venerando istituto dello studio bolognese. 



CAPITOLO QUARTO 
Il Collegio Fieschi in Bologna e gli studenti genovesi 

I. 

Vari sono i collegi che sorsero in Bologna per disposizioni 
pubbliche e private, uno dei più antichi è, senza dubbio, il col- 
legio genovese, che, dal nome del fondatore, si disse Collegio 
Fieschi. Gli scrittori bolognesi sono, a tal proposito, caduti in 
molte inesattezze, che è pregio dell' opera rilevare e correggere. 
Dice il Mazzetti ^ : « Monsignor Emanuele Fieschi ordinò a co- 
modo di poveri Giovani Genovesi 1' erezione di questo Collegio, 
che si chiamò col suo Cognome. La di lui volontà riscontrasi 
nel Testamento 3 settembre 1361, e Codicillo 8 Giugno 1364 
del Conte Pepiniano Fieschi suo Nipote, ed Esecutore. Secondo 
il Fantuzzi sembra che non venisse eretto che nell'anno 1508». 

Il Collegio Fieschi deve la sua origine a monsignor Ema- 
nuele Fieschi, patrizio genovese, canonico eboracense e quindi 
vescovo di Vercelli, il quale nel suo testamento stabili che, col 
denaro ricavato dalla vendita di una parte dei suoi beni, si ac- 
quistassero tante possessioni di reddito sufficiente a mantenere 
in Bologna sei scolari di casa Fieschi, discendenti dal fu Opiz- 
zone Fieschi. A titolo di schiarimento, noto che 1' Opizzone, di 
cui è parola, fu figlio di Ugo, nipote di Innocenzo IV, e padre 
di quell'Andrea, arcidiacono di Genova e cappellano del papa, 
di cui abbiamo il testamento, fatto in Bologna il 14 luglio 1262, 
pubblicato da Cai-lo Frati -. Monsignor Emanuele Fieschi mori 



' Memorie cit., pajj. 287. 

2 A Proposito Di Andrea Capellano, Bologna, 1889. 



254 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

nel 1348 e quindi non può aver testato il 3 settembre 136U 
Il nipote Papiniano Fieschi, canonico della metropolitana di Ge- 
nova, condusse a termine quanto aveva iniziato lo zio, fondando, 
nel 1356 (altro che 1508!) \ il Collegio; vi aggiunse però del 
proprio altri redditi, col suo testamento del 2 settembre 1361 

e codicillo 8 giugno 1364 ^ «Pro comple?nento et in au- 

gwnentum predicte elemosine ex nunc pr^out eco tunc dona- 
vit et assignavit diete domiti prò predicfa elemosina fienda 

et perpetuo manutenda loca viginti Gazarie in compera 

comunis latine scripta sue ipsius sive eius columpna que 
reddunt ad presens annuatim libras ducentas lamie » ^. 
Tali beni e redditi volle che fossero inalienabili, né si potes- 
sero destinare ad altro uso ; prescrisse però che, in mancanza 
di studenti, il reddito fosse assegnato a sei donzelle povere, da 
marito, di detta discendenza. Nominò amministratori Opizzone,- 
suo zio, e Lorenzo, suo fratello, e i loro discendenti ; volle che, 
nella casa del collegio, sorgesse « una pulchra Capella in qua 
in perpetuo unus sacerdos debeat singulis diehus dictis sco- 
laribus missam celebrare », con l' incarico a detto sacerdote 
di riscuotere i redditi dell' istituto ed amministrarne i beni. Così 
sorse il Collegio Fieschi ; la casa, che n' era la sede, trovavasi 
situata nella via del Pradello o Fratello ed aveva annesso 
uno spazioso orto. Appartenevano, al collegio, molte altre pos- 
sessioni poste in S. Giovanni ed in Cassano e nel secolo XVIII, 
epoca della sua decadenza e soppressione, aveva ancora nel 
Bolognese un reddito di oltre cinquecento scudi romani ''. In 
progresso di tempo, ignoro come e quando, fu accresciuto il 
numero degli scolari ed estesa la facoltà di convivervi anche 
agli individui degli altri rami dei Fieschi, salva la preferenza 
ai discendenti di Opizzone. Verso il principio del secolo deci- 
mottavo, invalse l'uso di autorizzare gli studenti a dimorare in 
altre città, fruendo però dei redditi del collegio e trovo infatti 



' GiscARDi;, Storia Ecclesiastica della Liguria, voi. I, ad annum. 

■2 Archivio della Curia Vescovile di Bologaa, lib. n. 1?, cart. 755. 

^ Documento XII. 

* Archivio e luogo suddetto. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 255 

che, nel 1732, il magnifico Ettore Fieschi studiava in Milano ^ 
Le rendite erano allora amministrate e riscosse da appositi esat- 
tori, fra i quali è menzionato Gio. Girolamo Battistini alias 
Cavicchio 2. La maggior parte dei beni erano concessi in loca- 
zione, con appositi contratti. Nell'Archivio di Stato in Genova 
rinvenni due di tali contratti, uno dei quali ho creduto unire 
agli altri documenti. Il primo, più antico, porta la data del 5 
ottobre 1570, con esso Ettore e Francesco Fieschi « duo an- 
tiquiores ex descendentibus Domini Opizonis de Flisco » con- 
cedono in affitto a Francesco Fieschi la casa del collegio e 
« terras et possessiones imieatas, prativas, campivas et se- 
minativas cultasque et incultas cum domo et capsinis.... po- 
sitas.... in posse comimis sancii lohannis loco ubi diciiur in 
triario prope castrum cognominatum de Minerhiae in posse 
comunis Cassain territorio Bononie iuxta suos confìnes » ^. 

L'altro, del 2 marzo 1773, riflette gli stessi beni. 

Nel 1611 molti beni del collegio erano stati concessi in 
locazione, da Guido Antonio Frascarola, canonico bolognese, 
procuratore dei Fieschi, a Giuliano, figlio del magnifico Carlo 
Fantuzzi bolognese. Con atto del giorno 11 giugno di quel- 
r anno, Pietro Fieschi, uno dei governatori del collegio, mentre 
approvò la gestione del Frascarola, gli concesse pure ampi po- 
teri, per trattare e definire amichevolmente col Fantuzzi, a ri- 
guardo di gravi danni che la grandine aveva arrecato ai beni 
dell' istituto. Nel 28 ottobre successivo, il Pietro e con lui Et- 
tore Fieschi, sostituirono, in luogo del Frascarola, un tal prete 
Andrea Cavena. Ciò dimostra che erano tuttora osservate le 
disposizioni contenute nel testamento di Papiniano Fieschi, delle 
quali ho parlato e riflettenti la nomina di un sacerdote che do- 
veva amministrare i beni del collegio '. 

Molti dei collegi, eretti in Bologna, avevano avuto esenzioni 
dai dazi, gabelle ed altre pubbliche gravezze, specialmente il 

' Archivio e luogo suddetto. 

' Archivio della Curia Vescovile di Bologna, luogo cit. 

■^ Documento LVI. 

* Archivio di Stato in Genova, Not. Andrea Pagano, n° 269. 



256 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

collegio Alboriioz, che aveva ottenuto molti privilegi dai papi 
Pio II, Paolo II, e Sisto IV ; quelli, poi , che non andavano 
esenti dai pubblici carichi , non erano però molto oppressi , 
poiché ai reggitori Bolognesi troppo premeva di non allontanare 
gli studenti dalla città. Le cose mutarono affatto sotto il go- 
verno dei Bentivoglio, specialmente negli ultimi anni del regime 
di Giovanni IL Aveva questi imposto gravi tasse al Collegio 
Fieschi ^ per cui i rettori dell'istituto ricorsero alla repubblica 
genovese, la quale non tralasciò di prendersi a cuore la pratica. 
Ma le rimostranze di Genova, i buoni uffizi di Battista Fieschi, 
podestà di Bologna, a nulla valsero e certo la questione si sa- 
rebbe inasprita, se l'inopinata conquista di Bologna, fatta da 
Giulio II, non V avesse tolta di mezzo. L' entrata del pontefice 
è pomposamente descritta e con minuti particolari: «Die XP 
noveìììbris anni pr e die ti. Sanctissimus Dominns dominus No- 
ster Iitlius Summus Pontifex Maocinius Intravit civitatem 
Bono7iie Maxima ciim totius populi expectatione et irium- 
pho . cuius Sanctitati obviam iverunt omnes Religiosi et 
totus clerus. Nec non et omnes Magistratus et aìnbo col- 
legia . videlicet iuris canonici et iuris civilis usque ad 
mansionem prope portam stratae maioris existeìitem . uhi 
erai Predictus Sanctissimus Dominns Noster et omnes 

doctoì-es utriiisque collegii iverunt cum novis disco- 

pertis et cum vestibus siriceis pjro maiori parte et ego 
{Lodovico Bolognini priore) substitui loco mei clarissimum 
U. I. doctorem Dominiim Antonium Mariam de Sala. Me 
autem loco sui substituii prestantissimiis Dominns Ludovicus 
de Sala prior collegii iuris canonici . et ita assotiavimus dic- 
tum sanctissimum dominimi nostrum collegialiter usque ad 
ecclesiam cathedralem sancii petri semper populo concomi- 
tante in queìn proiecte fuerunt multe pecunie in auro et in 
argento . item etiam iverunt obviam centum iuvenes cives 
induti syrico . et cum caligis ad divisam prefati. S. Domini 



' .\rchivio della Curia Vescovile di Bologna, ni. s. notato B. 



MOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 257 

Nostri ante baldachinum . sub quo erat 'persona sua ante- 
qi^aììi peribat corpus christi more pontifìcii in umbrella et 
cum cruce precedenti . et cura viginti tribus cardinalibus 
etìam assotiantibus et pluribus episcopns et aliis curialibus 
et aderat etiam illustris prefectus Urbis et Marchio Man- 
toanus et Johannes paulus Baionus perusinus cum pluribus 
militibus prò comitibus et aliis viris nobilibus et oratoribus 



venetis, florentinis ecc. » ^ 

Non tardarono i patroni del collegio a rivolgersi al papa, 
affinchè dispensasse il loro istituto dai dazi, gabelle ed altre 
tasse. Si valsero specialmente dell' autorità del cardinale Nicolò 
Fieschi, che era stato scolaro nel collegio, essendo egli discen- 
dente di Opizzone. Tali pratiche ebbero esito felicissimo ; con 
breve, dato in Bologna il 20 febbraio 1506, Giulio II accordò 
al Collegio Fieschi le stesse esenzioni e privilegi, concessi dai 
suoi predecessori al collegio Albornoz, dichiarando : « pjotiori 
cautella eosdem rectorem et scolares dicti collegii de flisco 
nuncet prò tempore eooistentes ac dicti collegii de flisco bona 

et possessiones a predictis datiis, gabellis et impositionibus 

aliisque oneribus impositis et imptonendis eadem auctoritate 
perpetuo eximimus et liberamus » ~. 

Verso la metà del secolo decimottavo il collegio andò ra-- 
pidamente declinando. Gli scolari si erano volti ad altre città e 
niuno più vi dimorava. Sino dal 1732, i compatroni avevano 
chiesta l'autorizzazione di poterne vendere i beni ed il cardi- 
nale Lambertini si era perciò rivolto all' arcivescovo di Genova, 
per averne consigli e schiarimenti. Però allora nulla si fece. 
Nel 6 luglio 1776, i conti Girolamo e Giacomo Filippo Fieschi 
chiesero facoltà al Pontefice di alienare, al conte Giuseppe Pal- 
lavicino, la casa e l' orto di ragione del collegio in via del Pra- 
tello. Il cardinale Giraud, prouditore del papa, assunse infor- 
mazioni, e avutele favorevoli, diede il suo assenso. Il prezzo ri- 
cavato dalla vendita fu di scudi 1800. Nel 1794 ricorsero per 
vendere gli altri beni e, dietro relazione favorevole di monsi- 

* Archivio della Curia Vescovile di Bologna, Libro Secreto del Collegio 
Civile dal 1378 al 1512. 
^ Documento XLVII. 



258 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

gnor Roveretta, l' arcivescovo di Bologna, delegato dal papa, 
esaudì la richiesta. Furono le possessioni del collegio acquistate 
da un Vincenzo Gallassi, bolognese ^ Cosi finì il Collegio Fieschi. 

Non si deve defraudare di un cenno il lascito Brondi. 

Giovanni Brondi di Sarzana, con testamento 12 gennaio 
1818, notaro Giacomo Frugoni, « ordinò che V annuo reddito, 
del capitale di lire 0000, venisse passato a quel Giovane di Sar- 
zana, che fosse giudicato più meritevole, ed in caso che non ve 
ne fossero di Sarzana, beneficò quelli del Ducato Genovese » ^. 



II. 



Gli studenti genovesi, in Bologna, formavano un corpo a 
parte ed avevano rettori, nunzi e amministratori loro propri. 
Di alcuni ci è pervenuta notizia. Nel 1310 Bergamino Coterio 
è nuncio « scolariorum ianuensium siudencium bononie » ed 
in tale qualità, acquista da maestro Rostano, dottor fisico di 
S. Remo, « quendam libitum nominatum ìnforciatum scriptmn 
in cartis edinis et cuius libri seciindiis quinternus incipit 

idem . et tercius . sii si predo librarum quindecim et so- 

lidorum decem ianue » ^. Non so se sia lo stesso individuo e 
'se avesse uguale incarico quel Giiisalbertus cui dicitur Ber- 
gatninus de Bergamo factor stiidencium, di cui è parola nel 
documento Vili, riportato in appendice. A tal riguardo pare si 
debba indurre, con molta probabilità di cogliere nel segno, che 
gli studenti bolognesi avessero una specie di ospizio in Genova, 
nella valle del Bisagno, presso o nella casa dei padri Crociferi. 
Tale documento è una specie d'atto di notorietà, fatto a ri- 
chiesta del Guisalberto suddetto, quale factor scolarum stu- 
dencium bononie quam alibi, per stabilire la morte, ivi av- 
venuta, di Paolo de Bononia, frater petri de liofo de Bononia. 
Fra i testimoni, presenti all' atto, vi è il chierico Domenico de 



' Archivio della Curia Vescovile di Bologna, ni. s. citato, e fase. « Il Col- 
legio Fieschi ». 

' Mazzetti, Memorie cit, pag. 288. 
3 Documento IX. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 259 

MalavolHs de Bononia e un' Agnesia Bononiensis servicialis 
infìrrnorum diete domiis. 

Il numero degli studenti, dimoranti in Bologna, che, in certe 
epoche, pare raggiungesse la cifra di diecimila, non poteva a 
meno di dar luogo a contrasti e disordini ; frequenti erano le 
risse ed anche gli omicidi e frequenti le denunzie al podestà 
dei malefizi ^ 

In siffatti disordini trovo talora implicati anche studenti 
genovesi, né si comprendono, stando ai documenti di quell' epoca, 
certe relazioni e pratiche, con gente di bassa sfera, troppo aliene, 
per indole e mestiere, dal ceto studioso. Un documento, di quel 
tempo, ci dà curiosi particolari in ordine ad uno di tali fatti. 
L' atto porta la data del 25 aprile 1359, con esso Pietro Testa 
di Genova, figlio di Giovanni Testa di Savona, perdona e rimette 
ad un tal Lippo Desio, le offese ricevute. Risulta che questo 
Lippo beccaio, in unione ad un sarto Beltrame Santi, ad altro 
beccaio di nome Luchino e ad un tal Santino Bonifacio « fecit 
msultuìn et agressuram cantra ed aÓAiersus personam dicti 
D. Petri Teste de lamia, D. Bertollomei Lomellini de lamia 
et D. Leonardi de Ceva schollarium et eisdem proiecisse 
lapides ac eos precussisse cum astis Lancearum et eos in- 
fugasse » ^. Insomma due beccai, un sarto ed un altro rompi- 
collo, contro tre studenti di buona famiglia, uno dei quali anzi 
appartenente alla nobiltà genovese. La pace ed il perdono sono 
consacrati in un atto notarile celebrato in casa di Geraldo de 
Boranis abbate ed in presenza di due altri ecclesiastici, frate 
Guglielmo de Mirolis, abbate di S. Bartolomeo e frate Giorgio, 
de Berghognis, tutti di Asti e scolari di diritto canonico, che 
furono forse gli ispiratori dell' insperato componimento. 

Altri due studenti genovesi, Guglielmo di Albenga e Oberto 
da San Remo si trovano implicati in un grave trambusto, per 
un orribile ferimento, commesso da Ugolino di S. Lorenzo, fio- 
rentino, scolaro di legge, contro Ugolino de Siglo da Urbino, 
il quale aveva avuta la gola orribilmente squarciata. « Uno cum 

• Archivio di Stato in Bologna, Busta di Carte riguardanti i Lettori e 
Scolari dello Studio, secolo XIII-XV. 
- Documento XL 



260 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

cultello deferire in pectore iuxta gulcnn a latere scini- 
s/ro (sic) ^ ; vi figurano inoltre altri studenti, complici del grave 
misfatto. E pare anzi che quei due liguri ed altri loro soci 
bordellieri com' essi, fossero troppo impegolati con certe donne 
di malo affare, due delle quali, per la troppa insistenza con cui 
perseguitav^ano i cultori del giure, venivano additate, per le 
opportune carezze, al podestà dei malefìzi. Coloro poi, che avreb- 
bero, colla voce e coli' esempio, dovuto frenare l' impeto delle 
passioni giovanili, fornivano talora esca ed incitamento a disor- 
dini e delitti. Che si deve dire quando si vedono i maestri farsi 
consiglieri ed istigatori di gravi reati e spingere i discepoli al 
mal fare? E pur troppo vediamo magister Fàbianus, medico 
e lettore di medicina, dar mandato ad altri medici e scolari, 
fra i quali un Benvenuto da Genova, studente di medicina, di 
recarsi all' abitazione di Guglielmo di Reggio, dottore di filosofia 
e bastonarlo di santa ragione, ed egli stesso assistere al truce 
fatto, incitando i discepoli suoi a ferire, lanciando ogni sorta di 
contumelie e vituperi al suo collega, vittima di tanto furore. 
« Quod ire deherent (cioè quei buoni arnesi) versus domwn 
habitationis niagistri Gidglielmi de Regio doctoris artium et 
pliillojcophie et ipsum acriter verherare etpiilssare». Il reo 
mandato fu compiuto a dovere ed il povero dottore fu percosso 
ben bene « super faciem ipsius super spatullis, brachiis et 
flanchis », mentre, dice il verbale del cancelliere, il loro maestro 
e mandante « raulta verba contumeliosa dicebat » -. Quali e 
quanti commenti non autorizzerebbero simili fatti? 

Di un altro grave avvenimento ci è pervenuta notizia, nel 
quale, a torto od a ragione, si trovò compromesso, come prin- 
cipale colpevole, un nobile genovese, scolare di gius canonico e 
chierico per giunta. Nel mese di giugno del 1495, uno scono- 
sciuto, in pieno giorno, nelle vie della città, colpi, con una pu- 
gnalata, un tale Stefano di Moneglia, genovese, studente in Bo- 
logna. Sia che l'assassino, nel vibrare il colpo, lo dichiarasse 
apertamente, sia che fatti anteriori legittimassero il sospetto, fu 
accusato quale istigatore e mandante il nobile Battista Fieschi, 

' Archivio di Stato in Bologna, busta cit. 
^ Archivio cit., busta cit. 



NOT, E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 261 

chierico e scolaro in utroque iure e contro di lui furono ini- 
ziati gli atti; che la gravità delle ferite, l'audacia del feritore 
e la qualità del supposto istigatore avevano gravemente com- 
mosso gli animi dei magistrati e dei cittadini. Forse il sospetto 
non era, del tutto, infondato; lo dimostra la premura con cui 
il Fieschi s'apparecchiò alla difesa e la protesta fatta dal suo 
procuratore notaro Ludovico Dedulfi. al podestà dei malefizi, in 
cui si parla di statuti e privilegi, segno evidente che si voleva 
troncare la procedura ^ Fors' anche furono messe in moto alte 
influenze, tanto che, il 20 dicembre 1495, Gian Francesco Pa- 
gano, rettore generale dello studio, allegando essere suo dovere' 
di conservare i privilegi degli scolari, valendosi delle disposizioni 
dello statuto bolognese, annullò tutto il processo fatto contro 
del Fieschi ; ogni cosa fu posta nel dimenticatoio e chi le prese 
se le tenne -. 

Di questi genovesi studenti in Bologna, ne vediamo alcuni 
girovaghi far scorribanda in vari luoghi, mirando unicamente 
a darsi bel tempo e spassarsela allegramente non troppo curanti 
delle nobili e severe discipline giuridiche. Fra costoro è men- 
zionato lo stesso figlio di Gabriello Adorno, doge di Genova, 
anch' esso studente in utroque. 

In una di tali sue gite, capitò, col condiscepolo David Sa- 
lomonio, in Porto Venere, con schiavi e famigli, ed alloggiarono 
nella taverna di certo Landò. Le ore dovettero trascorrere giu- 
live, poiché i due giovanotti ivi perdettero la memoria ed il 
Salomone abbandonò, in quel luogo, il suo cahanam, che pur 
doveva essere di qualche pregio, se, nel 1370, egli rivolse sup- 
pliche al podestà di Genova, per avere la restituzione del troppo 
negletto indumento. Ci è rimasta, sebbene alquanto monca, la 
lettera del podestà genovese, diretta al suo collega di Porto 
Venere, perchè ordinasse allo smemorato Landò di restituire il 
desiderato cabanum ^. 

Brevi cenni son questi, pure essi valgono a darci un' idea 
della vita caratteristica, che menava buona parte dei nostri stu- 
denti, in quei tempi, a Bologna. 

' Documento presso dell' autoi'e. 
^ Documento XLV. 
3 Documento XIII. 



262 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Genovesi lettori, ripetitori e studenti in Bologna 

1." Lettori 

....-1258 Giacomo di Albenga lettore di Gius canonico. 

? Sinibaldo Fieschi id. di Gius canonico. 

....-1297 Guglielmo di Pietralata id. di Canoni. 
1267-1292 Opizzone di Castello id. di Gius canonico. 
1300-.... Federico da Genova id. di Decreti. 

1302-.... Giovanni di Guglielmo di Luni id. di Filosofia ed Astrologia. 
1321-.... Grimaldi da Genova id. di Medicina. 
1337-.... Francesco di M. Giacomo da Genova id. di Medicina. 
1378-1387 Luciano da Genova id. di Volumi. 
1382-.... Agostino Rampegoli, genovese id. di Gius canonico. 
1384-.... Andrea da Genova id. di Logica. 
1396-1400 Pietro Peloso di Albenga id. di Filosofia. 
1401-.... Filippo da Genova id. di Decreti. 

1407-1420 Antonio da Pontremoli id. di Grammatica e Rettorica. 
1416-.... Giovanni da Pontremoli id. di Grammatica. 
1420-1426 Tomaso Parentucelli di Sarzana id. di Filosofia Naturale. 
1420-.... Raffaele da Pornassio id. di Teologia ?. 
1428-1470 Giovanni da Genova id. di Chirurgia e Medicina. 
1433-.... Gregorio da Genova id. di Medicina. 
1448-1449 Bartolomeo da Pontremoli id. di Codice. 

1451-1469 Quirino da Pontremoli id. di Grammatica, Rettorica e Poesia. 
1452-1453 Francesco da Genova id. di Filosofia. 
1452-1469 Giovanni dalla Torre da Genova id. di Chirurgia. 
1452-1455 Giovanni dalla Torre da Genova id. di Logica. 
1454-.... Francesco da Savona id. di Filosofia. 
1454- .... Francesco da Pontremoli id. di Logica. 
1461-1464 Bartolomeo Moncingoli di Luni id. di Logica. 
1466-1468 Anton Maria di Sarzana id. di Gius canonico. 
1470-1471 Giacomo Parentucelli di Sarzana id. di Medicina. 
1470-1472 Gregorio da Genova id. di Astronomia e Matematica. 
1471-.... Francesco della Rovere id. di Filosofia e Teologia, 
1496-1526 Bonamico da Levanto id. di Grammatica. 
1522-.... Agostino da Moneglia id. di Teologia. 
1559-1591 Domenico Leoni da Zuccano id. di Medicina pratica. 
1567-1569 Giobatta Dola da Genova id. di Chirurgia. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 263 

1570-1577 Agostino Gotuzzo di Moneglia id. di Medicina Teorica. 

1588-.... Marcantonio Cazzuliao d' Albenga id. di ?. 

1596-1598 Gerolamo Rocca da Genova id. di Metafisica. 

1600-.... Vincenzo Alsari Croce id. di Medicina. 

1637-1645 Fortunio Liceti da Rapallo id. di Filosofia. 

1651-1669 Gio. Domenico Cassini da Perinaldo id. di Matematica e Astronomia. 

1747-1767 Luigi Sambuceti da Genova id. di Filosofia e Teologia morale. 

1752-1775 Giuseppe Elena da S. Remo id. di Teologia Scolastica. 

1804-1808 Giuseppe Luigi Biamonti di Ventimiglia id. di Eloquenza Latina. 

1816-1837 Antonio Bertoloni di Sarzana id. di Botanica. 

1829-.... Giuseppe Bertoloni di Sarzana id. di Medicina e poi Botanica. 

2.° Ripetitori 

1448-49 lacobus de lanua ad lecturam Sesti et Clementinarum. 

1448-49 Bartolus de Goano de lanua id. Digesti Novi vel Infortiati 
extraordinariam. 

1451-52 Matheus de lanua id. Medicinae. 

1460-61 Petrus de lauua id. Rhetorica. 

1464-65 Petrus de Goano de lanua id. Astronoraiae. 

1465-66 Armannus de lanua id. Digesti Novi ordinariam. 

1465-66 loannes Michael de Sarzana id. Astronomiae. 

1467-68 Andrea lanuensis id. Decreti ordinariam. 

1469-70 Nicolaus lanuensis ad lecturam Decreti oi'dinariam. 

1471-72 Tomas Melchioris de Sarzana id. Rhetoricae. 

1474-75 Bernardinus de lanua id. Rhetoricae. 

1475-76 lohannes Pastorella de lanua id. Decreti ordinariam. 

1475-76 Horatius de Vezano lanuensis id. Digesti Novi vel Infortiatii 
extraordinariam. 

1478-79 Rolandus Virga de Sarzana id. Sexti et Clementinarum. 

1480-81 lohannes Bap.ta de Vezano id. Sexti et Clementinarum. 

1495-96 Aotonius Sarzanensis id. Medicinae. 

1499-1500 Nicolaus Francus Sarzanensis id. Voluminis extraordinariam. 

1501-1502 Magister Dominicus Lucanus de Sarzana id. Astronomiae. 

1503-1504 lacobus Antonius de Sancto Stephano lunensis diocesis id. Di- 
gesti Novi vel Infortiati extraordinariam. 

1504-1505 Suzinus de Sarzana id. Medicinae. 

1511-1512 Baptista Ponzolus de lilice genuensis id. Voluminis extraordinariam. 

1512-1514 Augustinus lustinianus id. Sententiarum. 

1518-1519 Marcellus Picus genuensis id. Sententiarum. 



264 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

1539-1540 Ludovious Albertus genuensis id. Digesti Novi vel Infortiati 
extraordinariam. 

1539-1540 Thomas Lucullus lunensis id. Medicinae. 

1542-1543 Emilius Grimaldus id. Voluminis extraordiaariam. 

1542-1543 lohannes Pisanus ad Philosophiam. 

1550-1551 Andrea de Caprilis ad Astronomiam. 

1551-1552 Bernardus Ampossius genuensis ad lecturam Decreti ordinarìam. 

1552-1553 Augustinus Valerius de Spedia id. Decreti extraordinariam. 

1552-1553 Augustinus Corradus genuensis id. Voluminis. 

1553-1554 Augustinus Boria genuensis id. Sexti et Clementinarum 

1553-1554 FranciscusLeonus lunensis id. Digesti Novi vel Infortiati ordinariam. 

1553-1554 Genesius de Malphantibus genuensis ad Rethoricam. 

1554-1555 Franciscus Leonus lunensis ad lecturam Decreti ordinariam. 

1555-1556 lacobus Antonius de Marchettis de Varixio genuensis ad Phi- 
losophiam. 

1556-1557 lohannes Maria Madia genuensis ad Philosophiam. 

1557-58 Bernardus Boiga genuensis ^ ad lecturam Sexti et Clementinarum. 

1558-59 Io. Augustinus Gottucius genuensis id. Digesti Novi vel Infor- 
tiati extraordinariam. 

1559-60 Dominicus Leonius lunensis ad Rethoricam. 

1563-64 Augustinus Rapalinus spediensis ad Logicam. 

1566-67 Io. Baptista Dola genuensis ad Philosophiam. 

1567-68 Franciscus Marinus genuensis ad lecturam Digesti Novi vel In- 
fortiati ordinariam. 

1568-69 Zacharias Lupus genuensis ad Logicam. 

1570-71 Paulus de Montibus ianuensis ad lecturam Voluminis. 

1572-73 Bernardinus Laurentius vinctimiliensis ad Medicinam. 

1577-78 Tiberius Gorvinus genuensis ad Astronomiam. 

1577-78 Nicolaus Lucullus spediensis ad Logicam. 

1 U Bernardo Boiga fu cittadino pietrese', nato di famiglia oriunda di Finalborgo, stabi- 
litasi in Pietra per fuggire alle persecuzioni del marchese del Carretto. Fu insigne giure- 
consulto e lasciò opere pregevoli. Il Senato genovese lo decorò del titolo di Magnifico e lo 
colmò di onori. È sepolto nella antica parrocchiale di S. Nicolò e tuttora si legge sulla sua 
tomba la seguenta iscrizione : 

D . O . M 

EXC.*" DOCTORIS IN 

VTROQVE IVRE 

BERNARDI BOIGHB 

TVMVLVS 

UBI VNIVERSAI.E 

EXPECTAT IVDICIVM 

ANNO - 1614 DIE X 

lANVARlI 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 265 

1578-79 Leonardus Casonus Sarzanensis ad Rethoricam. 

1880-81 Corsellinus de Corsellinis luuensis ad lecturam Decreti ordinariam. 

1581-82 R.dus D.nus Coi'Sellinus de Corsellinis sarzanensis id. Voluminis. 

1582-83 lulius Caesar Morovellus erycinus ligur id. Voluminis. 

1586-87 Fabrius Landinus sarzanensis id. Voluminis. 

1589-90 losephus Licetus ianuensis ad Rethoricam. 

1589-90 Antonius Contardus sarzanensis ad Logicam. 

1598-99 Vincentius Alsarius ligur ad Medicinan (De epilepsia). 

1600-91 Christophorus Mercatantes de Sarzana ad lecturam Voluminis. 

1606-07 lo-Bapta Bracellius de Sarzana id. Voluminis. 

1607-08 lo-Bapta Bracellius de Sarzana id. Decreti ordinariam. 

1607-08 Augustinus Taurellus de Sarzana id. Digesti Novi vel Infortiat 

extraordinariam. 

1608-09 Augustinus Taurellus de Sarzana id. Sexti et Clementinarum. 

1613-14 Bartlioloraeus Giare ianuensis id. ad Astronomiam. 

1617-18 Dominicus Riccius sarzanensis ad lecturam Medicinae. 

1618-19 Ascanius Ruleinus genuensis id. Decreti ordinariam. 

N. B. Ho tenuto distinti i nomi dei ripetitori (clie ho tratto da Rotali pubblicati dal 
dolt. Dallari) da quelli degli studenti, ma tutti sanno che le lecturae ttniversilatis si face- 
vano dagli studenti che avevano sostenuto pubblica disputa. 



3.° Studenti. 

1269 D. Linus de Flisco. 

» D. Petrus de Varexio. 

1270 D. Franciscus de Lavania Canon. Catalen. (Chalons ?). 
» D. Franciscus de Lavania Canon. Furnen. (Tours ?). 

» D. Franciscus de Flisco Canon. Castellan. (Chalons ?). 

» D. Henricus de Lavania Canon. Parisien, 

» D. Henricus de Lavania Canon Bagliocen. (Bayeux ?). 

;> D. Heni'icus de Flisco Canon. Parisien. 

» D. Percivallis de Lavania Sed. Ap. Subdiac. et Capellan. 

» D. Teditius de Flisco Canon, lambrinen. 

1273 D. Egidius de Lavania S. Gaurici Camaracensis Thesaur. D. P. P. 
Capellanus. 

» D. Elias frater Domini Egidii de Lavania. 

» D. Petrus Blancus de Lavania. 

» D. Philippus de Paxano Canon. Eccl. Anteraden. 

1275 D. Rostagnus de Novis praecentor Massilien. 

18 



266 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

1277 D. Ai'ducius can. plebis Lavaniae. 
» D. Hugolinus de Flisco. 

5» D. Henricus de Flisco Capell. D. Papae Can. Parisiens. 

» D. Princivallis de Lavania D. Papae Subdiacon. et Capell. 

» D. Thedixius de Flisco Lavaniensis Comes et licolinens. Can. 

1278 D. Brancaleonus de Flisco Archid. Parmens. 
» D. Henricus de Flisco. 

» D. Monte filius D. Guidonis Com. de Lavania. 

» D. Opizo de Lavania Canon. Turon. 

» D. Ugolinus de Castello Archipresb. 

1279 D. Henricus de Flisco Canon, parisien. 

» D. Tederixius de Flisco Lavaniensis et lincolinen. Canon. 

1280 D. Petrus de Nixia. 

1281 D. Egidius de Flisco Thesaur. S. Gauferin. Camera cen. 

1281 D. Euchitus Cateluxii. 

» D. Henricus de Flisco Canon. Parisien. 

» D. Opizzo de Castello Doct. Decret. Canon. Tornacen '. 

» D. Teditius de Flisco. 

» D. Teditius de Malocellis. 

» D. Thedixius de Flisco. 

1282 D, Gabriel de Sora genuensis. 

» D. Henricus coraes de Lavania. 

1283 D. Franciscus Badati de Nicxia. 
» D. Guelfus de Castello. 

» D. Guillelmus de Castello. 

» D. Petrus Pauli de Nitia. 

1284 D. Sorlionus de Flisco. 

1285 D. Sorlionus qnd. D. Ugolini de Flisco Can. Bargen. 

1286 D. Franciscus quod. D. Hugonis de Flisco Can. Catelonen. 
» D. Henricus de Flisco Canon. Parisien. 

» . D. lacobinus Domini Lachanae de lanua. 

» D. Opizus de Castello Can. Tornac. Doct. Decr. 

» Mag. Petrus de lanua. 

» D. Petrus de Recho. 

» D. Sorlionus de Flisco. 

» D. Tedixius de Flisco Can. Lincolnien. 

1287 Mag. Petrus de Zenoa. 

1289 D. Egidius de Naullo Can. fil. D. Guillelmi. 

1 Con manifesto errore il Mazzetti lo dice bolognese ; non però il Sarti. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 267 

1289 D. Franciscus Grillus de lanua. 
» D. Petrus de Albingaua. 

1290 Mag. Raynaldus de Ventirailia genuensis. 

1291 Mag. Nicolaus Medicus de lanua. 

1292 D. Guillelmus de Petralata Decret. Doct. Monac. de Lejavanc. 

1293 Mag. Ansaldus de Faba de Genua Medicus. 
» Mag. loh. Petri de Lavania Medicus. 

1346 Guillelmus Ricci de Albingana. 

1354 Teodisius Cepolla de Albingana 

1359 Petrus Testa de lanua. 

» Bartbolomeus Lomeilinus de lanua. 

» Guillelmus de Albingana. 

» ObertuR de Sancto Romulo. 

1360 Benvenutus de lanua. 

1378 Emanuel de Flisco genuensis - laureato il 16 Settembre. 

1380 Emanuel de Tulis de lanua - laureato il 20 Marzo. 

» Seguranus de Nigro genuensis. 

1384 Andriolus de lanua de Nigris - laureato IMI Giugno. 

» Tomas de Pontremulo de Arghinis '. 

1410 Marcus de Bulgaro canonicus lanue. 

1448 Paolo di Campofregoso. 

1450 Calozanus Spelta de Albingana. 

1479 Nicolò Fieschi. 

1490 Anton Maria Visdomini di Arcola. 

1495 Battista Fieschi. 

» Stefano da Moneglia. 

1502 Federico Fregoso. 

1518 Antonio da Moneglia. 

1520 Geronimo Basadonne quondam Arduini ^. 

1547 Domenico Barbera di Albenga - laureato il 25 Maggio. 

1548 Andrea Basadonne. 
1556-1558 Gio. Cattaneo q. Francesco. 

» Francesco de Peirini. 

» Giulio Patero. 

1556-1560 Paolo Pallavicini Basadonne. 
» Gio. Andrea Gentile. 

1 Questi è Thomas de Enrighinis de Pontremulo, doctor decretorum che nel 1418 era 
vicario in spiritualibus di Mons. Gilberto Fieschi, vescovo di Albenga — Archivio dì Stato 
in Genova, Notavo Quilico de Albingana, filza unica, 1412 a 1419. 

2 11 Basadonne Geronimo e 1' Andrea Basadonne, più sotto menzionato, sono cittadini 
pietresi e celebri giureconsulti. 



268 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

1557-1559 Gio. Bernardo Cattaneo Lasagna. 

» Gio. Andrea Gentile q. Bartolomeo. 

1557-1564 Luca Fieschi. 
1557-1597 Giuseppe Manfredo q. Domenico. 
1558-1559 G. B. Centurione q. Domenico. 

» Marcantonio Giustiniani di Ansaldo. 

» Pietro Maria Promontorio di Ansaldo. 

» Vincenzo Calvi Giudice. 

» Antonio Sauli di Ottaviano. 

1558-1560 Ottaviano de Negri Prasca di Stefano. 

» Cristoforo Vivaldi Giudice. 

1559 Domenico Leoni di Zuccano - laureato il 30 Agosto. 

1562-1564 Giulio De Marini q. Gioffredo. 

» Gerolamo Centurione di Tomaso. 

» Agostino Bernuzio sarzanese. 

» Antonio Gentile Senarega. 

» Pier Francesco de Negri. 

» Gerolamo Gentile Senarega. 

1563-1564 Francesco Fiesclii. 

» G. B. Gentile q. Nicolò. 

» Domenico Pinelli di Paride. 

» Pietro Battista de Negri. 

1564-1567. Andronico Garbarino di Bernardo. 

» Antonio Maria Lomellini. 

1566-1568 Francesco Doria q Gaspare marchese di Clavesana. 

» Camillo Giustiniani di Ansaldo. 

1567 G. B. Cattaneo di Nicolò. 

1568 Scipione Canova. 

» Nicolò Lercari Durone. 

» Agostino Centurione di Tomaso. 
1569-1570 Giovanni Giustiniani. 

» Annibale de Franchi. 

1570 Francesco Fieschi. 

1580 Giovanni Bado '. 

1583-1584 Francesco Malfanti. 

1583-1585 Ottavio Contardo. 

1583-1585 Giuseppe Ferrari q. Michele. 

» Agostino Sali nero. 

1 Cittadino pietrese e avvocato. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 269 

1588 Stefano Cattaneo Lasagna. 

» R.^^" Bartolomeo Morello q. Domenico. 

1591 Selvaggio d'Aste di Albenga - laureato il 23 Aprile. 

1597 Franzoni Agostino genovese. 

» Giobatta Casanova genovese. 

» Antonio Pinelli genovese. 

» Giobatta Calizzano genovese. 

1605-1608 Giacomo Tiscornia di Gerolamo. 

» Antonio Canevaro. 

» Antonio Balbi. 

» Gio. Agostino Capponi. 

» . Gio. Lorenzo Capponi. 
1608-1612 Oberto Veneroso. 

» G. B. Boerio. 

» G. B. Gabella. 

» Paolo Battista Noceto. 

1611-1612 Gio. Antonio Ansaldo. 
1616-1618 Francesco Montebruno. 

» Bartolomeo della Torre. 

» Bartolomeo Borsotto. 

» Giovanni Francesco Saldo. 

1629-1636 Silvestro Spinola di G. B. 

» Giuseppe Doria. 

» Giacomo Franzone q. Anfreone. 

» Carlo Spinola di Felice. 

1633—1635 Bonaventura Chiegale. 

» Gio. Francesco Pinelio. 

» Gerolamo Fieschi. 

1634-1635 Gio. Agostino Camere. 
1836-1638 Lodisio Benedetto Gentile q. Giulio Cesare. 

» Francesco Bogliano. 

» Felice Tassorelio. 

1636-1639 G. B. Lornellini q. Ambrogio. 

» G. B. Raggi q. Francesco 

» Tomaso Lercari q. Giorgio. 

» Nicolò Vignolo. 

» Francesco Maria Doria. 

» Vincenzo Giustiniani. 

» Felice Assereto. 

1646-1647 Gabriele Durazzo q. Giobatta. 



270 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

1646-1647 Carlo De Franchi. 

» Carlo Invrea q. Gio. Paolo. 

» Gio. Domenico Casaregi. 

» Davide Tassara. 

1660 Nicolò Bossio ». 

1666 Tomaso Maria Borelli dei P. P. Predicatori. 

1668 Nicolò Maria Invrea dei P. P. Predicatori. 

Vi sono molti altri personaggi dei quali si sa positivamente che hanno 
studiato in Bologna, ma, non conoscendo l'epoca precisa in cui frequen- 
tarono lo studio, ho creduto escluderli dall' indice. 

4.° Rettori 

1381-82 Seguranus de Nigro ianuensis rector dominorum ultramon- 

tanorum. 
1403-1404 Nobilis vir Gabriel de lustinianis ianuensis rector scholarium 

dominorum ultramontanorum. 
1470-71-72 D. Magister lacobus de Parentecellis de Sarzana scholarium ar- 

tistarum et medicorum rector. 
1496-97 D. Magister Paulus de Cellis de Sarzana rector medicorum. 
1524-25 D. Bartolomeus de Perinis genuensis. 
1546-47 Magnificus D. Antonius Gallucius de Bobbio utriusque univer- 

sitatis iuristarum rector. 
1604 D. lohannes Dominicus Spinula, ianuensis rector generalis Siudii 

Bononiensis. 
1744-1754 Giorgio Doria cardinale legato. 
1761-1768 Giacomo Spinola. 
1768-1769 Lazzaro Opizzo Pallavicini. 

5.° Membri del Collegio Teologico 

1382 Antonio Rampegoli agostiniano genovese. 

1390 Leonardo Giustiniani da Genova dei P. P. Predicatori, vescovo 
di Mitilene. 

» Benedetto da Genova dei P. P. Predicatori. 

1405 Tommaso da Genova dei P. P. Predicatori. 

1420 Raffaele da Pornassio. 

» Tomaso Parentucelli da Sarzana. 

1448 Filippo Calandrini da Sarzana, Vescovo di Bologna. 

1454 Giovanni da Pontremoli Minore Conventuale. 

1 Cittadino pietrese, avvocato di grido. 



NOT. E DOC, DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 271 

1468 Giobatta Del Giudice di Finale dei P. P. Predicatori, poi Arci- 
vescovo di Patrasso. 

1483 Giuliano della Rovere di Albissola, Vescovo di Bologna. 

1494 Giovanni da Taggia dei P. P. Predicatori. 

1526 Ludovico Marini da Genova dei P. P. Predicatori. 

1554 Stefano Usodimare da Genova dei P. P. Predicatori. 

1573 Pietro Castiglione genovese dei P. P. Predicatori. 

1592 Lucio Rizzali da Sarzana, servita. 

1753 Giuseppe Elena da S. Remo. 

6.° Membri del Collegio Medico Chirurgico e dell'Accademia delle Scienze 

1S24 Cav. Antonio Bertoloni di Sarzana. 

1832 Giuseppe Bertoloni di Sarzana. 

1833 Gio. Ant. Mongiardini da Genova. 
» Domenico Viviani da Genova. 



CAPITOLO QUINTO 
Genova ed il Collegio dei Dottori bolognesl 

In molte e gravi circostanze la repubblica genovese fece 
ricorso al collegio dei dottori bolognesi, sia per averne consi- 
, glio , sia per rimettere alla loro decisione questioni importanti , 
tanto nelle sue relazioni coi sudditi , quanto coi principi limi- 
trofi. Se si dovesse prestar fede a due scrittori genovesi ^ sino 
dal 1334 avrebbero ricorso i Genovesi al consiglio autorevole del 
collegio canonico di Bologna, a riguardo dell' interdetto che in 
queir anno sarebbe stato lanciato sulla città di Genova, da papa 
Giovanni XXII. Ma di ciò io dubito assai, poiché, per quanto mi 
consta, nessuno degli annalisti genovesi parla di tale fatto, che, 
per la sua importanza, non doveva passare inosservato, tanto più 
che nessuna controversia venne, in quell'anno, ad alterare i buoni 
rapporti esistenti fra la S. Sede e la signoria genovese. Farmi 
quindi si debba arguire che i due compilatori o furono tratti 

1 PocH, op. ctL, R. G. p. 220. — Federici, Co llectanea, ad annum. An- 
che lo Schiaffino ha uguale notizia. 



272 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

in inganno o che le loro parole debbono interpretarsi in senso 
ben diverso. E per fermo 1' anno 1334 vide cessare, in Bologna, 
il governo di Bertrando, legato del papa, cacciato da Taddeo 
Pepoll e Brandiligi Gozzadini, ciò che provocò l'interdetto sulla 
città e sullo studio bolognese. Nulla di più naturale che i Bo- 
lognesi abbiano voluto, consultare qualche dotto teologo geno- 
vese, in ordine alla legittimità di tali censure ecclesiastiche, ed 
è forse in questo senso che debbono interpretarsi le parole dei 
due citati scrittori ^ 

Invece è certo che, un secolo dopo, Genova rimise al senno 
dei giurisperiti bolognesi una gravissima questione. Forti motivi 
di dissenso erano nel 1444 fra Spinetta di Campofregoso , si- 
gnore di Sarzana e la repubblica, che si reggeva sotto il do- 
gato di Raffaello Adorno, in causa del vicariato di Carrara. Ad 
evitare la guerra, nell'aprile di quell'anno, i plenipotenziari 
delle due parti stabilirono di deferire la decisione della contro- 
versia al collegio bolognese. Ratificato l'accordo, si affidarono le 
terre del vicariato* alla custodia di Antonio Alberico Malaspina, 
signore di Fosdinovo ^. Non so quale sia stata la decisione pro- 
ferita dai giuristi bolognesi ; se debbo arguire dagli avvenimenti 
successivi, essa deve essere stata favorevole al Campofregoso. 

Nel secolo decimosesto, molte volte dovette la Repubblica 
ricorrere all'autorità dei giureconsulti bolognesi. L'anno 1528, 
segna una data memorabile, nella storia genovese, per i nuovi 
ordinamenti politici , diretti a togliere di mezzo le secolari fa- 
zioni , che avevano condotto lo stato suU' orlo della rovina , 
rendendolo ludibrio di audaci faziosi e della cupidigia straniera. 
Però queste nuove leggi diedero luogo, più tardi, a dubbi e 
questioni gravissime, con pericolo di nuove discordie ; si ricorse 
perciò allo studio bolognese affinchè, con l'autorità del nome 
suo, riverito e stimato, risolvesse quei dubbi. I dottori bolo- 
gnesi sciolsero la controversia con opportune dichiarazioni espli- 
cative, sui singoli capi ed articoli, che il Senato genovese fece 

' Consultano Bononiensium super interdicto civitatis ». 
2 Archivio di Stato in Genova, Privilegi concessioni ecc., mazzo 12; 9 
aprile e 23 dicembre 1444. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 273 

sue proprie , alle quali , con apposito decreto , diede forma ed 
autorità di legge, come può vedersi dal relativo documento, che 
io ebbi la ventura di rinvenire nell' archivio di stato bolognese. 

Troviamo poi, nel 1565, un parere del collegio sulla grave 
causa che allora si agitava fra la Repubblica e Alfonso del 
Carretto, marchese del Finale ^ 

Il feudo di Varese fece nascere gravi dissensioni fra Ge- 
nova ed il conte Landi. Varese era stato ceduto, sino dal 1386, 
ad Antoniotto Adorno , doge di Genova , da Carlo , Lodovico , 
Antonio e Manfredo Fieschi 2. I Landi, però, vi pretendevano di- 
ritti di sovranità in forza di un diploma dell'imperatore Enrico 
VII, del 25 ottobre 1312 e di altro, del duca Francesco Sforza, 
del 23 dicembre 1454, Tre distinti pareri dei giuristi bolognesi 
sono pervenuti sino a noi, a riguardo di tale pratica; i primi 
due sono rispettivamente del 10 e 13 maggio 1568, il terzo, 
elaboratissimo, porta la data del 12 febbraio 1577 ^, 

Altro responso di singolare importanza storica e giuridica 
è quello del 16 dicembre 1570, nella causa fra Scipione Fieschi 
e i Boria, per la restituzione dei beni, già appartenuti alla ca- 
sata dei Fieschi e confiscati , in seguito alla congiura di Gian 
Luigi ■*. A tal riguardo, non debbo tralasciare che la Re- 
pubblica, sino dall' anno precedente, avendo avuto sentore 
che l'Imperatore era intenzionato di richiedere, in detta causa, 
il parere de' legisti bolognesi, aveva dato incarico a Giobatta 
Boria, governatore di Bologna, di preparare l' animo dei dot- 
tori e renderli propensi alle sue ragioni. Pare anzi fosse in- 
caricato di assaggiarli coli' oro, ma, diciamolo a suo onore, 
mentre si occupò di tutto, con diligenza e sollecitudine, lasciò 
cadere il turpe incarico. Fece infatti riflettere ai reggitori ge- 
novesi che « il dargli poi a desso denari per questo conto , 
non saria in proposito, perchè non solo non V accettariano, 

' Archivi di Stato in Bologna: Varia Consilia (senza data nò ulte- 
riore indicazione). 

■^ Archivio di Stato in Genova, Paesi in lettera: Varese. 

^ e * Archivio di Stato in Bologna, Varia Consilia ecc. — Molti e di- 
versi Consigli degli III.»^'- ed Eccidi Signori Dottori ecc., a favore di di- 
iter se Persone, Z n.° 9. 



274 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

massime per man mia^ ma doiiendo lor far V offìiio di Con- 
sultori, se V arrecheriano a un mezzo affronto » ^ In quel lasso 
di tempo dimorava in Bologna, studente di legge, il figlio di G. B. 
Berber, consigliere aulico dell' imperatore. Volendo la Repubblica, 
per mezzo del figlio, cattivarsi l'animo del padre, influeiitis- 
siino alla corte di Vienna, interessò il Boria ad usargli ogni 
gentilezza e dimostrazione d' affetto e di « complir seco cu- 
mulalamente, mostrandogli tuttauia di farlo per li obblighi 
che la Signoria IllJ'^'^ ha con suo Padre ». Anche in ciò il Doria 
corrispose ampiamente ai desideri del patrio governo, usando 
al giovinetto tali e tante cortesie che non si sarebbero po- 
tute desiderar maggiori, dolente soltanto che non fosse di 
maggior età « non auendo pili de xiiii anni, ma è de bel- 
lissima indole et de nobilissimi costumi perchè saria capace 
de fauori maggiori et mi potria dare piii spjesso occasione 
di pretorio in ogni occorrenza a tutti gli altri che sono in 
questo studio ecc. » "2. 

Nel 1638 vollero i cittadini di Albenga ricorrere allo stu- 
dio bolognese a riguardo di molte e gravi divergenze che ave- 
vano con Genova e già causa di molte amarezze 3. 

Gli archivi bolognesi conservano inoltre numerosi pareri e 
decisioni in cause di privati cittadini genovesi, le quali valgono 
a dimostrare di quale e quanta autorità fosse circondato, in 
Genova, il collegio bolognese. Ma fra tutte le cause, rimesse 
al parere dei giureconsulti bolognesi, la più importante è quella 
relativa al feudo di Pornassio, della quale dirò fra poco, pre- 
mettendo qualche cenno sommario sulle relazioni fra Genova e 
i duchi di Savoia e qualche. schiarimento sul luogo di Pornas- 
sio e sui fertili pascoli delle Viozenne. 



^ Archivio di Stato in Genova, Litterarum, Filze 1567-1570. 

2 Documenti LUI, LIV, LV. 

^ Archivio di Stato in Bologna, luog. cit. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 275 

CAPITOLO SESTO 

Genova e i duchi di Savoia — Pornassio e le Viozenne, 

I. 

Il vivo traffico che i Genovesi facevano in Piemonte ed in 
Fi'ancia, la necessità di regolare il passaggio, attraverso le 
Alpi e le esigenze militari li determinarono a stringere leghe e 
convenzioni coi principi di Savoia. Molte di esse si conservano 
negli archivi genovesi e delle più importanti ho creduto tener, 
brevissimamente, parola, pubblicandone anche il testo, sia perchè 
meno note, sia perchè contengono particolari storici affatto ine- 
diti. La più antica di tali convenzioni, per quanto io sappia, è 
quella del 10 giugno 1225; essa ha uno scopo puramente mi- 
litare e fu stipulata in Asti, nella chiesa di S. Giovanni, «post 
campanam que pulsatur prò latronibus » fra Tomaso, conte 
di Savoia, e Porco de Porcis e Guglielmo Piccavicia, amba- 
sciatori genovesi, con intervento di Nicolò di Andito, podestà 
di Asti, rappresentante di quel comune, che rimase garante, per 
il conte di Savoia , dell' esecuzione di tutto quanto era stato 
pattuito. Il conte, in sostanza, si obbligava di condurre al soldo 
di Genova 180 militi buoni borgognoni, a cavallo ed in com- 
pleto assetto di guerra, 80 dei quali, con tre capitani, dovevano 
prepararsi e trovarsi subito in Asti. « Quod ipse habehit in 
servitio Communis lamie contra inimicos lamie mililes bo- 
ìios de Burgundia centum octuaginta guarnitos cum equis 
Cooper tis ferro vel punclis et armis militaribus ecc. » ^ Alle 
militari, tennero dietro le convenzioni commerciali, una di que- 
ste, secondo il Canale, sarebbe stata stipulata, nell'anno 1253, 
fra Amedeo di Savoia e Genova, in presenza di Lanfranco Tar- 
taro, Leone di Goano, Francesco da Pon tremoli e lanotto Sel- 
vatico 2. Ma io credo che lo scrittore genovese sia caduto in 



' Documento I. 

2 Canale, op. cit. , voi. 3°, pag. 149. 



276 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

grave equivoco. Egli, veramente, riferisce la notizia al mano- 
scritto di G. B, Cicala, fonte che non ho potuto compulsare, 
ma intanto è certo che i quattro genovesi, di cui è caso, sono 
invece testimoni al celebre trattato, stipulato nel 1300, la vi- 
gilia di Pentecoste, in Borghetto, fra Amedeo V e Francesco 
Codora, plenipotenziario genovese, e noto a tutti gli studiosi 
di cose storiche. È molto improbabile che i quattro geno- 
vesi si trovassero presenti ad entrambi gli atti , fra l' uno e 
r altro dei quali corre un lasso di tempo di quasi mezzo secolo. 
Tacciono i nostri archivi sino al 1439, nel quale anno il giorno 
9 settembre, si stabilirono fra il milite Lanzarotto, Giacomo 
dei conti di Valperga, Andrea Maleto, oratori del duca di Sa- 
voia e Battista Cicala, Ingone Grimaldi, Giovanni Giustiniani e 
Battista Bondenari, plenipotenziari genovesi, i capitoli prelimi- 
nari di pace, coi quali si richiamarono in vigore le antiche con- 
venzioni e si proibì di darò asilo ai pirati , regolando Y azione 
della giustizia, nelle contese dei rispettivi sudditi ^ Altro pro- 
getto di convenzione è quello del 1444 ^ ma non so se abbia, 
realmente, avuto forma e autorità di definitivo trattato. 

Nell'anno 1450 si venne ad aperta guerra fra il duca ed 
il doge Pietro di Campofregoso. Erano a Torino molti fuoru- 
sciti genovesi della fazione Adorna ed il duca porse troppo fa- 
cile ascolto alle loro lusinghe. Scese, con forte esercito, nella 
valle della Polcevera; ma, dopo qualche giorno di combatti- 
menti, vinto dai savi consigli di Giobatta Fieschi, conte di La- 
vagna, spedì a Genova Agostino, abate di Casanova, per trat- 
tare della pace. Le principali condizioni furono le seguenti : 
sgombrasse il duca il territorio genovese, nel termine di giorni 
due, con tutto il suo esercito e coi fuorusciti genovesi a lui 
uniti. 

Se, nel termine di dieci anni, fosse intendimento del duca 
di muovere alla conquista del regno di Cipro , dovesse il co- 
mune di Genova provvedergli le navi necessarie ed una somma 
di danaro, da stabilirsi a giudizio di Filippo Fieschi, non infe- 

• Documento XXII. 
- Documento XXIII. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 277 

riore a cinquemila fiorini. L'atto fu rogato in casa del vecchio 
Tomaso di Campofregoso in camera magna, alla presenza di 
molti nobili cittadini genovesi ^ 

Vari anni dopo, sorsero nuovi dissapori, Genova concesse 
a Luciano Lercari il diritto di rappressaglia, contro i sudditi 
del duca e solo, nel 1478, il 31 luglio si conchiuse la pace. 
Non ho potuto rinvenire il relativo atto, ma però è giunta sino 
a noi una convenzione del 14 agosto di quell'anno, colla quale 
Giovanni di Mulazzano, incaricato del governo genovese, stabi- 
lisce in ducati 450 l'indennità dovuta a Rolando Bruno, nego- 
ziante di Avighana e suddito del duca, per danni ricevuti in 
conseguenza delle rappresaglie ~. Le cause di dissenso si ac- 
crebbero quando i duchi di Savoia, divenuti signori di quasi 
tutto il Piemonte, videro i loro stati confinanti colla riviera di 
ponente, per la massima parte soggetta al dominio della Sere- 
nissima. Nel secolo decimosesto, dopo la malaugurata impresa 
contro Monaco, cominciarono le dissensioni per alcuni feudi, 
speciamente per quello di Pornassio, ciò che esige qualche cenno 
storico su quella castellania. 



IL 



Dove oggi sorgono le castellanie e paesi di Pornassio, Cosìo, 
jMendatica ed altri, erano, anticamente, foltissime boscaglie, che 
si estendevano sulle sommità delle Alpi marittime sino ad Or- 
mea, e pascoli ubertosi. In quelle località ed in tutto il terri- 
torio di Viozenna, abitarono i Liguri Epanteri, gente indurita 
alla fatica ed alle intemperie, fortissima in guerra , contro la 
quale si affaticarono indarno Magone, fratello di Annibale e i 
più valenti generali romani. Nel versante litoraneo di quei luo- 
ghi, sorse, in tempi remotissimi, il castello del Teico e , più 
tardi, altri paesi e castella, fra i quali Pornassio. Signori di 
quelle località, verso il 1200, erano i marchesi di Clavesana, i 
conti di Tenda e di Ventimiglia, alcuni feudatari minori e i co- 

> Documento XXXII. 

- Archivio di Stato in Genova: Materie politiche, mazzo 14. 



278 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

munì di Tenda, Ormea, Pornassio, Montegrosso, Cesio, Moano, 
Mendatica ed altri. Sino dal 26 maggio 1206, erausi riuniti e 
resi comuni tali pascoli, fra gli uomini di Tenda, Cosio e Por- 
nassio ^ ed il 31 maggio 1254 Guglielmo e Robaldo, dei con- 
domini di Pornassio, procedettero ad una divisione dei loro 
beni, in forza della quale, rimase assegnato, al Robaldo, quanto 
essi possedevano in Pornassio e Cosio e, al Guglielmo, tutte le 
loro proprietà in Garessio ^. Nel 30 giugno 1258, per togliere 
ogni occasione di discordia, si dividevano, mediante apposizioni 
di termini, i territori di Pornassio, Cosio , Mendatica e Monte- 
grosso ^. 

I marchesi di Clavesana si spogliarono di una parte del 
loro dominio nel 1261 ; in quell'anno, con atto del 12 febbraio, 
Bonifazio ed Emanuele di Clavesana fecero donazione, di tutto 
il territorio delle Viozenne, che essi avevano acquistato da En- 
rico, conte di Ormea, agli uomini della Pieve di Teco ^. Per 
rendere più sicura siffatta donazione , ottennero i Clavesana da 
Bisaccia e Manfredo, conti di Ormea, anche a nome degli altri 
condomini, che ratificassero la cessione fatta, dal loro consan- 
guineo, ciò che fu eseguito, con atto del 16 maggio 1263 ^. 

Genova, che comprendeva la singolare importanza politica, 
commerciale e strategica di quei luoghi, volgeva ad essi cupidi 
sguardi, non chiedendo che un'occasione favorevole per assicu- 
rarsene l'agognato possesso. L'occasione si presentò ben presto. 
Enrico, conte di Ventimiglia, Oddone, Raimondo e Rubaldo, 
Giacomo, Garibaldo, Raimondo e Giovanni, tutti signori di Por- 
nassio, il primo per una quarta parte, i secondi per un ottavo 
e gli altri pure per un' ottava parte, erano stati spogliati del 
loro dominio, per opera di Roberto di Laveno; chiesero quindi 
soccorso ad Oberto Boria, capitano del popolo in Genova, che 
occupò subito Pornassio e lo restituì agli antichi signori. Co- 



' Archivio di Stato in Genova. Paesi in lettera, Pornassio I, 296. 
5 id. id. 

3 id. id. 

'' Documento II. 
^ Documento JII. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 279 

storo, alla lor volta, con istriimento solenne del 19 gennaio 
1274, dichiararono di riconoscere qual loro signore il comune 
di Genova e se ne riconobbero vassalli ^ Nel 20 maggio 1291, i 
Clavesana acquistarono un'altra porzione delle Viozenne da Fi- 
lippino ed Ansaldo di Ormea e, salva ad essi l'alta sovranità, 
ne rinunziarono il pascolo ed ogni altro diritto agli uomini 
della Pieve e castello del Teico, rappresentati dai loro consoli ~ ; 
i quali^ il 9 novembre 1292, diedero norme e statati per l'e- 
sercizio del pascolo nelle Viozenne, che concessero ad un tal 
Gulino Succio, per il prezzo di lire duecento, moneta di Ge- 
nova^. Molte altre persone avevano diritti su quei luoghi, lo 
dice chiaramente l'atto del 18 gennaio 1298, riportato nei do- 
cumenti ^ e, cedendoli, infeudandoli, donandoli, retrocedendoli, 
diedero luogo a pretensioni e diritti confusi ed incerti, che, rac- 
colti da potenti principi, dovevano, alcuni secoli dopo, porgere 
argomento di funeste discordie. 

Fra ì signori di Pornassio e i Clavesana erano sorte gravi 
dissensioni; dopo molte trattative e compromessi, si venne ad 
un insperato componimento. Federico, marchese di Clavesana, il 
2 settembre. 1320, infeudò a Pornassio e Giovanni del fu 
Oddone, della nobile famiglia Scarella, la metà del castello e 
villa di Pornassio ^ ed essi, il 29 settembre, di quello stesso 
anno, confermarono agli abitanti i loro statuti, privilegi e con- 
suetudini ^. 

È impossibile dare, in questo lavoro, un' idea anche lonta- 
na, di tutti gli atti, convenzioni e transazioni successive, l' in- 
dole sua noi comporta e debbo limitarmi ad un cenno somma- 
rio, nel solo intento di chiarire a quali fonti il duca di Savoia 
e la repubblica di Genova facessero risalire le loro rispettive 
ragioni su quelle località. 



' Archivio di Stato in Genova, Paesi in lettera: Pornassio, 2,270. 

* Documento IV. 
^ Documento V. 

* Documento VI. 

,^ Archivio di Stato in Genova, Paesi in lettera: Pornassio, I, 290. 
6 id. id. 



2<S0 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA. PER LA ROMAGNA 

I diritti dei nobili Scarella , sui castelli di Pornassio , 
Cosio e sulle Viozenne, furono poi riconosciuti e regolati , nel 
30 luglio 1324, con intervento di Nano e Guglielmo, marchesi 
di Ceva e di Giovanni Saluzzo, tanto in proprio che quale rap- 
presentante di Federico di Clavesana ^ 

Nell'archivio di Stato in Genova ho rinvenuto un albero 
genealogico dei conti di Pornassio, che qui credo opportuno tra- 
scrivere. 



' Documento X. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 281 



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282 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

I genovesi non erano però, ancor soddisfatti di quanto 
avevano ottenuto e, volendo sempre più assicurarsi la sovranità 
su quelle regioni, apersero trattative coi Clavesana, le quali 
ebbero esito felicissimo. 

II 13 gennaio lo85, il marchese Manuele, in riconoscenza 
di servizi ricevuti, donò, al doge Antoniotto Adorno, la metà 
di tutta la valle dell'Arrosia e, segnatamente, dei luoghi e ca- 
stelli di Pieve di Teco, Ranzo, Rezzo, Cartaro, Onzo, Casa- 
nova, Vellego, Maremo, Cosio, Mendatica e Pornassio ^ Né di 
ciò paghi, fecero riscattare, dalla comunità della Pieve, il terri- 
torio delle Viozenne, anteriormente ceduto ai Clavesana. Ciò 
consta dall'atto 11 ottobre 1412, che è veramente documento 
di capitale importanza, per i molti fatti e costumanze di cui ci 
ha conservato memoria-. Assicuratisi in tal modo, il dominio 
di quel territorio, i genovesi confermarono le antiche investi- 
ture ai nobili Scarella, non tralasciando di reprimere, in ogni 
occasione, gli atti di possesso che pretendevano esercitarvi gli" 
uomini di Tenda e di Ormea. 

Nel 1562 (19 ottobre) Emanuele Filiberto acquistò , da 
Claudio di Savoia, signore di Tenda, oltre il marchesato del 
Marro, tutte le ragioni a lui pertinenti sul feudo di Pornassio 
e sua giurisdizione^. Con altri due atti, del 12 luglio e 16 
novembre 1575, fu pure investito di tutti i diritti che vi aveva 
madama Renata di Savoia, contessa di Tenda e dama d'Urfè^. 
Ciò ottenuto, il 27 novembre volle prendere possesso del nuovo 
feudo e, nel 1577, intimò, agli uomini di Pornassio , che gli 
giurassero fedeltà, delegando a riceverne il giuramento il figlio 
Carlo Emanuele ^. Senonchè la Repubblica comminò pene seve- 
rissime contro coloro che violassero le antiche consuetudini, 
risoluzioni ed ordini, pubblicando apposito bando, malgrado le 
opposizioni del prefetto di Oneglia, città allora sottoposta al 
duca^. Sino a questo punto le due potenze avevano mostrata 

' Archivio di Stato in Genova, Paesi in lettera : Pornassio, 2, 270. 
' Documento XIX. 

3 Archivio di Stato in Torino, Atti per feudi, investiture feudali per 
copia e consegnamenti — Pornassio, Montegrosso e Borghetto. 
*, 5, 6 Archivio e luogo suddetto. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 283 

molta moderazione, nella tutela delle loro ragioni, ma la con- 
tesa doveva fatalmente inasprirsi per l'assunzione al trono di 
Carlo Emanuele I, succeduto ai padre nell'anno 1580. Aveva il 
Senato di Piemonte pronunziato alcune sentenze e condanne in 
odio di Lorenzo Bianchi, procuratore dei conti Scarella, le quali, 
per incarico dei ministri del duca, furono fatte pubblicare, con 
sottile artifizio, in Pornassio, per mezzo di un tale Costa, no- 
tare del luogo. Arsero di sdegno i Genovesi e , senza porre 
tempo in mezzo, fecero imprigionare il Costa e tradurlo a Ge- 
nova. Carlo Emanuele, avuta notizia del fatto, scrisse alla Re- 
pubblica in termini gravissimi, instando per la scarcerazione 
del Costa. Dietro i buoni uffizi di Negrone di Negro , signore 
di Mulassana, il Costa fu liberato ed, in contraccambio, il duca 
consegnò sei banditi capitali, dei quali gli era stata chiesta l'e- 
stradizione, molto tempo innanzi ^ L' occupazione di Saluzzo di- 
stolse Carlo Emanuele da tale negozio, per qualche anno, ma, nel 
1586, essendo nate nuove dissensioni, per alcuni bandi e proclami 
dei giusdicenti di quei luoghi, scrisse alla Repubblica lettere 
minacciose e fu pagato con uguale moneta, S' interpose il re 
di Spagna e, grazie ai suoi consigli ed eccitamenti, Genova no- 
minò Stefano Lasagna, giureconsulto di grido, in suo plenipo- 
tenziario, per conferire col rappresentante di Savoia e tentare 
un accordo \ Dopo molti negoziati, nell'anno 1588, si stabili 
che, per il feudo di Pornassio, si continuasse nell' elezione di 
due giusdicenti, uno per parte, come si era praticato per il 
passato ^. Però tali rimedi erano peggiori del male , poiché 
creavano un grave dualismo, moltiplicando le occasioni di di- 
scordie e litigi. Nel 1595 giunse, appositamente, in Genova, 
Don Pedro di Mendoza, conte di Binasco, ed in seguito alle 
sue vive esortazioni, la cognizione della causa fu deferita ad 
un collegio arbitrale, composto del presidente Baratta per il 
duca, di Pier Maria de Ferrari per la Repubblica e del Col- 

' Archivio di Stato in Genova: Paesi ecc. — Casonf, op. cit., voi. IV, 
pag. 130-131. 

2 Casoni, op. cit., voi. IV, pag. 151. 
^ Casoni, op. cit., voi. IV, pag. 164. 



284 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

legio di Padova K Ma nuove querele e miserabili quistioni di- 
precedenza e cerimoniale tolsero di mezzo il compromesso. Fi- 
nalmente potè effettuarsi l'accordo, furono eletti arbitri Stefano 
Lasagna e Luigi Morozzo, con ampia facoltà alli stessi, in caso 
di disaccordo, di nominare il terzo arbitro che dovesse decidere 
definitivamente. Dopo molte conferenze e visite sui luoghi, gli 
arbitri il 2 ottobre 1596 si radunarono per proferire la sen- 
tenza. Com'era prevedibile non poterono intendersi , per cui 
« inuocato il nome del Signore » rimisero la decisione al col- 
lesrio dei dottori bolognesi -. 



CAPITOLO SETTIMO 

La causa per il feudo di Pornassio nanti il Collegio 

bolognese 

La decisione del Lasagna e del Morozzo incontrò i! gradi- 
mento dei due governi, che l'approvarono con lettere patenti 
del 23 ottobre 1595. La Repubblica deputò suo procuratore, 
nella causa, Giacomo Ligalupi, con ampi poteri, avviandolo con 
singolare premura a Bologna a preparare il terreno ^. A tale 
effetto, con celerissimo corriere, erano partite da Genova lettere 
assai lusinghiere dirette al priore del collegio ed ai dottori, 
portanti la data del 2 maggio 1597 ^. Il 9 maggio il Ligalupi 
era già a Bologna e si presentava al Collegio, depositando, a 
mani del priore Gerolamo Frontone, tutto 1' incartamento del 
processo seguito nanti il Lasagna ed il Morozzo ^. La prima 
radunanza ebbe luogo il 16 maggio, con intervento di Gerolamo 
Frontone, priore del collegio cesareo, Francesco Bucchi, sotto 
priore del collegio pontificio, Ludovico Gozzadini, Giovanni Mo- 



' Archivio di Stato in Genova, Paesi ecc.: Pornassio, n. 3, 271. 

■^ id. id. 

■' Documento LVII e LVIII. 

•• Documento LIX e LX. 

^ Archivio di Stato di Bologna: Liber secretus juris civilis, 1575 — i598. 



NOT. E DOC. DEI. LE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 285 

rando, Giambattista Salimbeni, Eroole Pellegrino, Annibale Ma- 
rescotti, Alberto Moglio, Orazio Vignato, Bornino Bianco , Pie- 
tro Antonio Silvestrini e Camillo Boccaferro ; vi comparve il 
Ligalupi, ma ninno si presentò per il duca, quantunque questi 
avesse eletto, in suo rappresentante, Antonio Bagnasacco \ Il 
Ligalupi presentò le copie autentiche del compromesso, instando 
perchè fosse dichiarata la contumacia dell'avversario. Dopo qual- 
che tempo comparve Gerolamo Manfredo, per commissione a- 
vutane da Gianantonio Filippa, senatore e grande cancelliere 
di Carlo Emanuele, ad allegare che era gravemente infermo il 
rappresentante del duca e chiedeva, perciò, una breve dilazione 
che venne accordata -. Non si può ideare quali e quante in- 
fluenze mettessero in moto le due parti per accertarsi la vitto- 
ria, tentando specialmente di piegare a proprio favore il Colle- 
gio, con autorevoli raccomandazioni. Il duca di Savoia, per 
mezzo del suo ambasciatore, potè indurre vari cardinali, fra i 
quali il Montaldo, ad assumere le sue difese; ciò che essi fecero, 
raccomandandone ai dottori le ragioni, con calde preghiere. So- 
pratutto, grande timore aveva il duca, e suoi fautori, di monsi- 
gnor Orazio Spinola, in quel tempo vicelegato in Bologna. Vo- 
lendo quindi provvedere ad ogni eventualità, se ne aperse coi 
cardinali suoi amici e trovò chi si prese l'incarico di far ca- 
pire, senza tanti sottintesi, il latino ai dottori bolognesi e, pur 
accertando << che la confidenza in loro non potrebbe esser più 
vera né maggior di quel eh' è », soggiungeva: « Solamente ha 
m considerai ione rausterità{\\) di Mons. Vicelegalo parendoli 
di douer credere che se bene è prelato di otlimaynente et 
Ministro tanto principale di N. S. in codesta città nella quale 
da esempio et norma ad ogni uno di esquesita bontà et giù- 
stitia nondimeno è pur genoese anch'esso, ne solo genoese 
7na nobile et di casa patritia et che ha parte 7iel interesse 
di quella Repubblica siche però le sarà diffìcile il conte- 
nersi da fauori et seruir alla patria alla quale siamo par 
raggion di natura tanto obligati che alle uolle non è in 



' Ai'ojiivio (ii Stato di Bologna, Liber secretus juris civilis, 1575 — 1598. 
' Archivio e luogo suddetto. 



286 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

jjoter nostro di denegarle ogni sorta di industria et di o- 
pera di spender persin la vitla et il sangue et tuto in si- 
curezza almeno con opinione di esseguir cosa honesia et 
debita et di bona coscientia » *. Questo era parlar chiaro! 

Però tutti questi indegni maneggi pervennero alle orecchie 
del papa Clemente Vili , il quale, volendo che la giustizia a- 
vesse il suo corso, per mezzo del cardinale Aldobrandini, in- 
giunse ai giuristi bolognesi che dovessero decidere « con i meri 
termini di giustitia, senza alcuna mira particolare et senza ri- 
guardo di qual si uoglia fauori » -. 

Ripresa la causa, il Ligalupi, non potendo ulteriormente 
soffermarsi a Bologna, scelse due giureconsulti bolognesi, Carlo 
Garello e Matteo Buratto, quali difensori della Repubblica e 
riparti per Genova. Comparvero finalmente Giovanni Grato e 
Domenico Medici , procuratori di Savoia, ai quali furono co- 
municati molti antichi documenti esibiti dai difensori della Re- 
pubblica, che, nel suo interesse, fece pure esaminare molti te- 
stimoni. Erano fra essi Agostino Franzoni di Tomaso , G. B. 
Calizzano di Filippo, G. B. Casanova di Scipione, Antonio Pi- 
nelli di Domenico, nobili genovesi, che per ragioni di studi, di- 
moravano in quel tempo in Bologna « in capella sancii Ni- 
colai de arhoribus » ^. 

Genova, intanto , volendo sempre piìi provvedere ai propri 
interessi ed alla tutela del suo buon diritto, spedì a Bologna 
Andrea Basadonne, notaro della Pietra, giureconsulto insigne 
ed esperto diplomatico, versatissirao della causa, siccome quello 
che aveva scritto un erudito volume per dimostrare quanto 
fossero giustificate le pretese genovesi su Pornassio e sulle Vio- 
zenne. Ebbe egli incarico segretissimo di invigilare sugli intri- 
"hi orditi dagli agenti del duca per trarre a sé alcuni influenti 
dottori, e di parare, per mezzo del cardinale Giustiniani , l' in- 
fluenza del cardinale Montaldo e di altri prelati, dichiaratisi, in 



' Documento LUI. 

2 Documento Lll. 

3 Archivio di Stato in Bologna. Arch. dei Coli, dello Studio, Libro S.,. 
Processo nella causa vertente ecc. , pag. 57. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 287 

modo troppo palese ed aperto, sostenitori degli interessi savoiardi '. 
Doveva poi tentare di cattivarsi alcuni giuristi, per indurli a 
sostenere le ragioni della Repubblica e, più specialmente, An- 
nibale Marescotti, Francesco Bacchi ed Ercole Pellegrino. Tali 
impegni erano richiesti dalle male arti ed inauditi maneggi del 
duca, il quale voleva, ad ogni costo, riuscire vincitore nella 
causa, tanto per l' importanza del luogo di Pornassio, quanto 
per quello spirito di puntiglio ed amor proprio di cui fu sem- 
pre animato quel principe, per tanti rispetti nobilissimo. Pare 
anzi che egli non disdegnasse di ricorrere a mezzi detestabili 
per riuscire nel suo intento, tanto che, essendo stato, nei primi 
giorni dell'anno 1598, svaligiato un corriere della Repubblica 
che portava lettere a Bologna, non mancarono gravi motivi di 
sospetto contro di lui '^. 

In quell'anno, e nei successivi, vennero in luce molte dot- 
tissime memorie, in difesa dei diritti della Repubblica, due delle 
quali ebbero grande influenza per la decisione della controversia. 
L'una fu compilata da Stefano Lasagna, già arbitro genovese nella 
causa ^, l'altra da Angelo Spanocchio, senese, e lettore di diritto 
civile in Bologna '^. Alle ragioni giuridiche si aggiunsero le solle- 
citazioni dei porporati genovesi ai giudici affinchè fosse solle- 
citamente definito il giudizio ^ Specialmente avevano incarico di 
invigilare in Roma, sulle manovre degli agenti ducali, i cardi- 
nali Giustiniani, Sauli e Pinelli, procedendo d' intesa col Basa- 
donne e col vicelegato Spinola. Ma ancora per due anni doveva 
protrarsi il processo, malgrado le vive premure, venute da 
Genova, perchè si rendesse la sentenza. Tutto questo ritardo 
era dovuto al cardinale Alessandro Peretti, legato in Bologna, 



' Archivio di Stato iu Genova, Lettere dell'incaricato d'affari a Roma, 
Basadonne, 1597-1601. 

- Archivio di Stato in Genova, Lettere dell'incaricato ecc., 1596-1601. 

^ Bononiae, apud Ioannem Baptistam Bellagambam, 1601. 

* Summa Brevis Earum Quae Potissimum Consideranda Yidentur Per 
Jllustrissimum et Venerandum Collegium D. D. Iiidicum in Causa Por- 
nasci Ad Favorem Serenissimae Reipubblicae. Bononiae. apud Ioannem 
Baptistam Bellagambam, 1601. 

^ Documento LXVI. 



288 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

deditissimo al duca : né di ciò pago T intrigante prelato fece 
pervenire lettera ai dottori del collegio, con cui intimava di 
sospendere la decisione, sino all'arrivo del presidente di Torino, 
inviato a Bologna da Carlo Emanuele, per tentare un ultimo 
colpo a suo favore. La lettera fu consegnata all'abate Tritonio 
per il recapito ed eccone il tenore : 

« IH/' Sig." Nostro Signore m' ha fatto ordinare di scriiiere alle 
SS. VV. che la S.'-'^ Sua riceuerà gusto che al Sig.'' Duca di Sauoia 
nella causa del compromesso con la R.*'* di Genova si dia tuttavia 
r honesta sodisfattione che si potrà in soprasedere sino alla uenuta 
del Presidente di Turino che non donerà tardar molto à comparire 
et me le raccomando et oftero al solito di tutto cuore. Di Roma alli 
2 di Giugno 1601. 

Alli 111.'-' SS." li Priori e Dottori de Delle SS. Vostre 111. «"e come fra."» 
Collegi Can.c» e Giulie di Bologna. Il Csìy}^ Mont' Alto » * 

Vive proteste fece Andrea Rasadonne per tale proroga e 
ne informò subito il cardinale Pinelli , affinchè ottenesse dal 
pontefice, la revoca dell' iniquo decreto ^. Giunse invece una 
lettera di Clemente Vili con cui si eccitavano i dottori a pro- 
nunciare secondo diritto e giustizia ^. Finalmente il 22 ottobre 
1601 si riunirono i membri del collegio per dare il voto che 
fu assegnato ai due notai, che rogarono il processo, perchè lo 
conservassero segreto presso di loro. Nei giorni successivi, i 
procuratori delle due parti sollecitarono il priore a rendere pa- 
lese il voto emesso e, a tal scopo, fu fissata un'adunanza pel 
26 ottobre. Ma in quel giorno, non essendosi presentati i pro- 
curatori, fu sciolta l'adunanza e si chiuse il processo '^. 

Da un documento, che debbo alla cortese comunicazione 
del comm. Malagola, e che contiene una parte dei pareri dei 



' Archivio di Stato in Bologna, Liber secretus iuris civilis ecc., 1598- 
1604, duplicatus, pag. 20. 

^ Archivio di Stato in Genova, Lettere dell'incaricato ecc. 

•' Documento LXVIII. 

^ Archivio di Stato in Bologna, Archivio dei Collegi dello Studio, 
lib. .5, n. 1. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 289 

singoli dottori si rileva che la maggior parte furono favorevoli 
alla Repubblica, la quale dichiaravano doversi mantenere nel 
possesso del feudo di Pornassio ^ Ma gli agenti del duca, cre- 
dendo, invece, che il voto fosse favorevole alle pretese del loro 
signore , instarono affinchè si pubblicasse e fecero notificare al 
collegio apposita protesta, della quale né i dottori, né i rap- 
presentanti genovesi mostrarono di fare alcun calcolo. 

Durò così sempre viva la controversia fra i due stati sino 
a tutto il secolo scorso, poiché soltanto la rivoluzione fran- 
cese doveva toglierla di mezzo e soffocarla per sempre. 

Avv. Paolo Accame 



• Documento LXX. 



290 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

DOCUMENTI 



XXXII. 



1450. 26 Febbraio. 
Salvocondotto a Tomaso, Bartolomeo, Cristoforo e Giannettino 
de Giannettini, bolognesi. 

Ludovicus Dux - Harum litterarum [etc], damus plenum, tutum ac 
generalem salvumconductum anno uno proximo cum contramando 
raensium trium duraturum ac valiturum, Tome, Bartholoraeo, Chri- 
stofero et lohannetino de lohannetinis Bononiensibus et ipsorum cui- 
libet ecrumque et cuiuslibet ipsorum factoribus et negociorum ge- 
storibus, ac pecuniis, mercibus, rebus et bonis eorum et cuiusvis 
drenominatorum ; veniendi ad Civitatem et districtum lanue : mari 
ac terra : simul et seorsum prò ut eis et cuilibet ipsorum placuerit : 
ibique standi morandi habitandi, negociandi et inde libere discedendi 
semelque ac pluries redeundi cum suis pecuniis mercibus rebus et 
bonis vel sine eis simul vel separatim prò ut illis melius visum fue- 
rit : tuto ac libere et omui reali et personali impedimento prorsus 
cessante. Non obstantibus aliquibus guerris discordjis et iuimiciciis ha- 
ctenus Ortis quasve deinceps oriri contingeret quovis modo inter quosvis 
Reges Principes Dominos Communitates ac populos ex una parte, et 
nos atque inclitum Commune lanue ex altera. Damnisque ac injuriis 
et oflfensionibus jam illatis ; quasque inferri post hac accideret quovis 
modo adversus nos aut aliquos lanuenses. Ac reprehensaliis et ju- 
ribus jam concessis et acquisitis ac de cetero concedendis et acqui- 
rendis contra quosvis Reges Principes Dominos Communitates et 
populos quicumque sint, etiam si contra Magnificos Dominos Bono- 
nienses civesque ac subditos eorum jam conces.se essent vel in fu- 
turo quomodolibet concederentur. Nec etiam obstantibus aliquibus 
dependentibus emergentibus et connexis a causis superius declaratis 
aut earum aliqua. Data die XXVI.''^ Februarji MCCCCL. 

Archivio e luogo citato, lettera 1688. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 291 

XXXIII. 

1450. 17 Settembre. 
Pace fra la repubblica di Genova e il Duca di Savoia. 



Pax 

cum Duce Sabaudie sequuta de anno 
MCCCCL. XVII. Septembris. 

In nomine Domini Amen. Anno a nativitate eiusdem milleximo 
quadringentesimo quinquagesimo indicione duodecima secundum lanue 
cursum die vero XVII Septembris. Cum omnium bellorum hic exi- 
tus tandem sit, ut in pace vivatur eoque laudabilior sit, qui depo- 
sitis armis non solum sed odiis preter et pacem et amicitie et be- 
rievolentie vinculum federisque aliquod perstringat videretur quod 
lUustrissimus Princeps et Dux Sabaudie quorumdam lanuensium 
exulum suggestionibus ac vanis pollicitationibus motus bellum mo- 
visse contra Illustrissimum et Excelsum Dominum D. Petrum de 
Campofregosio Dei gratia Ducem lanuensium ac Excellentissimam 
Communitatem lanue et una etiam cum plerisque Genuensibus per 
partem ex domo Adurnorura et Spinulorum cum gentibus pedestri- 
bus et equestribus in vallem Pulcifere descendisse ibique aliquot par- 
vulos dies belligeratum et tandem utriusque pars Dei gratia animis 
ad pacem et concordiam inclinata et maxime suasionibus Magnifici 
Domini Io. Baptiste de Flisco Lavanie Comitis, ecce quod supervenit 
Reverendus in Christo pater Dominus Augustinns Abbas Casanova 
procurator et Ambaxiator prefati Illustrissimi Principis et Domini 
Ducis Sabaudie habens ut dixit ad hec infrascripta plenum et largum 
et sufficiens raandatum scriptum et rogatum manu Petri de Moirano 
Notarji et Secretarci Illustrissimi Domini Ducis Sabaudie anno et die 
in eo coutentis ex una parte, et lUustris ac Excelsus Dominus D. 
Petrus de Campofregosio Dei gratia Dux lanuensium ex altera, et 
qui in presentia Mei Notarji et Cancellarji ac testium infrascriptorum 
ad veram solidam bonamque pacem mutuo, et vicissim pervenierunt 
ac pervenisse sibi et invicem confessi fuerunt et publice presentave- 
runt ita ut non obstante presenti bello ac aliquibus daranis iniurjis 



292 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

predictis robarlis aut offensionibus, in eo sequutis quomodocumque 
aut qualitercunque utraque pars iutelligatur sibi invicem ac mutuo 
iadulxisse et remississe, et se se mutuo ab omnibus predictis libe- 
rasse. Ita ut nullo unquam tempore altera pars ab altera ullam re- 
staurationem, vel emendationem petere possit, additis et expresse de 
communi partium consensu ac voluntate conditionibus infrascriptis 
appositis et declaratis. 

Et priraum quia prefatus Revcrendus Dominus D. Augustinus Ab- 
bas procurator ut supra promisit, et convenit prefato Illustrissimo 
Domino Duci ibidem presenti, et ad cautélam michi notario et Can- 
cellano infrascripto infra duos dies proximos cum toto exercitu suo 
tam gentium pedestruum quam equestrium ac etiam dictorum au- 
siliariorum quorumcumque virorura. discedere ex toto territorio la- 
nuensium et nullo modo directe vel indirecte ab liodie in antea etiam hodie 
comprehenso offendere aut offendi tacere ac permittere prefatum II- 
lustrissimum Dominum Ducem aut eius subditos, res et bona ubi- 
cumque sint aut reperiantur quia imo a quacumque offendente aut 
offendere volente tueri salvare ac defendere de cetero quia etiam per 
expressum nuUum auxilium nullunque favorem prestare hostibus aut 
exulibus prefacti Illustrissimi Domini Ducis et Excelsi Communis la- 
nue clam et palam directe vel indirecte aut aliquo quesito colore et 
versa vice prefatus Ulustrissimus Dominus Dux Januensium- pro- 
missit et convenit ipsi Reverendo Domino Augustine procuratori, et 
oratori ut supra ibidem presenti ac stipulanti et recipienti ut supra 
semper et quando prefatus Illustrissimus Dominus Princeps Dominus 
Dux Sabaudie infra decem annos voluerit in lanua classem parare 
ad acquirendum per se Regnum Cipri quod ipse Illustrissimus Do- 
minus Dux lanuensium dabit et dari faciet prefato Illustrissimo Prin- 
cipi, tot corpora triremium quot judicaverit et declaraverit Magni- 
fìcus Dominus Io. Philippus de Flisco ac etiam in subsidium diete 
classis de pecunia excelsi Communis lanue erogare florenos in duo a 
tribus minibus usque in quinque millia quod judicio, et declarationi 
Magnifici D. Io. Philippi de Flisco predicti usque in dictam sum- 
mam, et ultra hec dabit, et dari faciet ipsi Illustrissimo Principi seu 
agentibus prò eo ad dictam imprexiam omnes favores, ac auxilia 
quod ipsi Illustrissimo Domino Duci possibilia fuerint et honesta. Hac 
tamen conditione, -et declaratione apposita, et casu quo prefatus lUu- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 293 

strissimus Princeps aquirat, et obtineat dicturn Regnnm Cipri omnia 
privilegia, honores ac prerogative et Consuetudines qualescurnque 
sint vel doniinii vel dignitatis vel utiiitatis qua aut quas prefactus 
Illustrissimus Dominus Diix, et extra Comraiinitas lamie seii alji pri- 
vati cives in dicto regno habent vel ullo unquara tempore de jnre 
habnernnt integre ac inviolabiliter, et incorrupte ipsi Illustrissimo 
Domino Duci, Coraraunitati ac privatìs Civibus observabunt illisque 
gaudebunt utentur, aut fruentur quiete, et pacifice sine uUa contra- 
ditione ac exceptione, et tam in toto dicto Regno Cipri quam in ea 
parte Regni quam contingat ab ipso Illustrissimo Domino Duci Sa- 
baudie vel agentibus prò eo acquiri ac teneri. 

Item quod expresse ac de communi concordia diete Partes con- 
venerunt et de loco Taioli novissime capto quod gentes Illustrissimi 
Domini Ducis Sabaudie sive alios quoscumque sint, quod velint arbi- 
trum relinquatur, et permittatur, et ex nunc permissum esse intel- 
ligatur Magnifico Domino losepho de Flisco judicandi ac declarandi 
tam de restitutione quam aliter prò ut ipsi Magnifico Domino lose- 
phi videbitur. 

Item expresse ac de communi concordia diete partes convenerunt 
ac sibi invicem ac mutuo promisserunt, videlicet dictus Reverendus 
Dominus Augustinus Abbas procurator et orator ut supra prefato Il- 
lustrissimo Domino Duci lanuensium quod infra mensem unum pro- 
ximum a die presentis contractus prefatus Illustrissimus Princeps 
Dominus Dux Sabaudie per solemnem instrumentum approbabif, et 
ratificabit presentem contractum, et omnia iu eo contenta, et sic 
prefatus Illustrissimus Dominus Dux lanuensium ipsi Reverendo Do- 
mino Angustino Abbati, et procuratori ac oratori ut supra promissit 
quod Magistratus Genue quod huiuscemodi contractibus consensum pre- 
bere Imbent intra dictum tempus et presentem contractum et omnia in 
eo contenta approbabunt, et ratificabunt sub pena ducatorum viginti 
quinque millium de communi partium consensu in tantum tassatum 
prò damno et interesse predictis observantes et ipsi parti obscrvanti 
applicanda, et hanc pacem et concordiam ac omnia et singula in 
presenti contractu contenta singula singulis referendo diete partes 
una altera et altera alteri solemnis stipulationibus bine inde interve- 
nientibus promisserunt et convenerunt, et ad cautelam mihi Notarlo 
et Cancellario infrascripto taiiquam persone pubblica officio pul)blico 



294 R. DEPUTAZIONE VI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Stipulanti et recipienti nomine et vice omnium quorum interest, vel 
intererit, sive interesse poterit perpetuo rata grata et tìrma habere, 
tenere, attendere et osservare et in nullo contratacere, vel venire 
per se aut alios aliqua ratione, causa vel ingenio tam de jure quam 
de facto sub eadem pena ac hipotheca, et obligatione omnium suo- 
rum honorum presentium et futurorum. — Renunciantes rei non sic 
vel alitar geste, doli mali, metus, in factum condiiioni sive causa, et 
omni alji juri et legum auxilio. — et voluerunt diete partes de 
Communi consensu presentem conctractum corrigi, et dictari posse 
Consilio Sapientis substantia non mutata. 

Actum Genue in domo Illustissimi Domini Thome de Campofre- 
gosio sita apud Sanctum Tliomam in camera magna sita ab occi- 
dente presentibus claro Doctore D. Bartholomeo de Cadamustis de 
Laude, nobilibus viris D. Mattheo Lomellino, Magnifico militi D. Io. 
de Grimaldis, Antonio de Auria quondam Petri, Dorino de Grimaldis, 
Stephano quondam Thobie de Auria, Daniele de Theodori de Flisco, 
Bernabone de Calistrano Cancellano et Magnifico Domino Io. Philippi 
de Flisco testibus. 

EODEM MILLESIMO DIE XVIII SEPTEMBRIS. 

Illustris et Excelsus Dominus Dux lanuensium et Magnificum 
Oificium Bajlie in sufficienti et legitimo numero Congregatum, et eo- 
rum qui interfuerunt nomina sunt hec : Stephanus de Auria jara 
ante subrogatus loco Gabrielis , Lucianus de Grimaldis , Angelus 
Ioannes Lomellinus, Francus lustinianus, Bartholomeus de Zoalio, Do- 
minicus de Bargalio viso, et prelecto suprascripto oontractu et omni- 
bus in eo contentis, considerantes, utilitatem pacis, et presertim hoc 
tempore que civitas vacua civibus et peste infecta, non satis oppor- 
tune rebus bellicis provvidere possit, ea omnia approbaverunt et ra- 
tificaverunt, et ipsis omnibus consensum suum et auctoritatem in- 
terposuerunt. 

DlCTO MILLESIMO DIE XXI SEPTEMBRIS. 

Illustris et Excelsus Dominus Dux lanuensium et Magnificum 
Consilium Dominorum Antianorum in sufficienti et legitimo numero 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 295 

Congregatorum subrogatione facta loco eorum quod absentes colligi 
non poterant, et eorum qui interfuerunt nomina sunt hec : Matheus 
de Bargalio prior, Barnabas de Yivaldis subrogatus Dominicus de 
Auria, Franciscus de Camilla, Antonius Lercarius subrogatus, Francns 
lustinianus subrogatus, Bartholomeus de Zoalio subrogatus, Domi- 
nicus de Bargalio subrogatus viso, et perlecto suprascripto instru- 
raento et omnibus in eo contentis, Considerantes ea omnia que gesta 
sunt utilitati publice conducere, ea omnia approbaverunt, et ratifica- 
verunt, et ipsis omnibus consensum suum et auctoritatem interpo- 
suerunt ac decretum. 

DlCTIS MILLESIMO ET DIE. 

Spectabile ofScium Monete in sufficienti et legitimo numero Con- 
gregatum, Surrogatione facta nobilis viri Luciani de Grimaldis et 
Thome de Domoculta, et aliorum quattuor qui interfuerunt nomina 
sunt hec : Neapolionus Lomellinus, lanotus Lercarius, Christoplionis 
Tonsus Antonius de lugibertis. viso et perlecto suprascripto Con- 
tractu et omnibus in eo contentis ac visa approbatione eius primo 
facta per Magnifìcum officium Bailie, et postea per Magnificum Con- 
silium Dominorum Antianorum absolventes se ad calculos albos et 
nigros, omnibus albis repertis affirmantibus ea omnia approbavit et 
ratifìcavit ac illis consensit. 

M°CCCCL° DIE XVII SEPTEMBRIS. 

Notum sit omnibus presentem scripturam inspecturis qualiter 
ego Io. Philiphus de Flisco Lavanie Comes etc. Sciens in quodam 
contractu pacis hodie facto inter Illiistrem et E.x'celsum Dominum 
Petrum de Campofregosio lanuensiuin Ducem ex una parte et Re- 
verendum Dominum Augustinum Abbatem Casenove procurato- 
rem et oratorem ac Consiliarium I/hcsùissimi Principis Domini Du- 
cis Sabaudie ex altera manu Gotardi de Sarzana promissum esse 
arbitrio meo declarandi quot corpora trireraium Illustris Domiaus 
Dux Lmuensium dare teneatur prefato Illustrissimo Principi Domino 
Duci Sabaudie prò classe paranda per ipsum ad aquirendum Re- 
gnum Cipri : Item declarandi a tribus millibus ducatis usqno in quin- 



296 R. DEPUTAZIONI-: 1)1 STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

i[ue millia erogandis per prefatum lUustrissimum Dominiim Ducem 
lanuensiura de pecunia p]xcelsi Coramunis lanue in dieta classe, 

Item declarandi quid fieri debeat de loco Taioli noviter capto 
l)er gentes prefati Illustrissimi Domini Duci Sabaudie aut Adurnos, 
vel aliosquorura raanibus fìt ad tollendam omnem dubitationem ex 
nunc et de consensu et voluntate prefati Reverendi Domini Augu- 
stini Procuratoris et oratoris ut supra, dico et declaro ac declarare 
et dicere semper promitto corpora trireraium que dari debent a pre- 
facto Illustrissimo Domino Duci lanuensium intelligantur Solum ea 
corpora que tunc facta in Civitate lanue reperiantur, et talia qualia 
fuerint. 

Item quod ubi fìt memtio de tribus millibus ducatis usque in 
quinque dico et declaro quod sint quattuor mille. 

Item quod locus Taioli relaxetur ab agentibus prefati Illustrissimi 
Principis Domini Ducis Sabaudie sive ab eis quicumque sint qui locum 
illura acceperunt et restituatur ac consignetur in manibus prefati Il- 
lustrissimi Domini Ducis lanue infra dies octo, et nihil aliud vel in 
genere vel in specie promitto dicere aut declarare prò arbitrio in a- 
liqua parte mihi concesso in dicto contractu quod arbitrium salvis 
premissis nuUum esse et ahrogatum fere ex nunc pronuncio. In quo- 
rum fidem hic propria manu me subscripsi una cum prefato Reve- 
rendo Domino Augustine, 

Io : Philippus de Flisco propria manu Subscripsi in fidem pre- 
missorum. 

Ego Augustinus Abbas Casanove propria manu subscripsi in fi- 
dem promissorum. 

Ludovicus Dux Sabaudie , Cum nonnulla fuerint nuper per Re- 
verendissimum in Cristo Patrem Dominum Augustinum de Liguiana 
Abbatem Monasterji Casanove Consiliarium nostrum sincerum dile- 
ctum, innita et reformata Capitula cum ilio Illustrissimo Domino 
Duce et extra Communitate lanue et in illis Inter cetera caveatur 
quod de loco Taioli prideui proxime tamen capto arbitrium l'elin- 
quatur, et permittatur, et extunc perraissum esse intelligatur Magni- 
fico Domino Philippe de Flisco consanguineo nostro carissimo hic est 
quod presentibus attestamus, quod sumus et scraper erimus contenti 
dicti declarationi. stare, et illam quantum in nos fuerit observare 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 297 

quod dictis Capitiilis tìrmatis saltem infra duos dies mine proximos, 
et immediate elapsos per dictuin abbatem, et nonnullos alios nostro 
nomine fuit innliibitum prefati Nobilis Leonelli Spiuule et alios ad 
quos spectare posset ne ratione dicti loci Taioli seu alio qiiovis modo 
contra dominium et subditos iam diete Civitatis lamie hostiliter pre- 
cederint nee aliquod molirentnr attentarent aut facerent in damnum 
et detrimentum predictorum Dominorum, et subditorum lanuensium 
et contrafaetum fuerit fnisse et esse preter et contra voluntatem ac 
scientiam nostram, Igitur quibuscumque quos spectare posset nobis 
submissis et astrietis per presentes percipiendo mandamus ac sub 
nostre perpetue indignationis pena quatenus memoratis Capitulis di- 
recte vel indirecte non contrafaciant aut Contraveniant quinimo illa 
de puncto ad punctum observetur, et inviolabiliter attendant di- 
ctumque locum Taioli Magniifice Communitati lanue .... suis expe- 
diant et relinquant etiam in contractu dieta pena arbitrio nostro de- 

claranda si unquam nostra in potestate devenerit 

Datis die 6 ottobris anno . 1450. 

Presentibus Dominis Io. de Turre Cancellario. 

Io : Domino Bariati Sabaudie Mar.^^ 

lacobo de Balina. 

Domino Abbati. 

Pedegrola Domiuus Saneti Andree. 

lacobo de Valpregia preside Censi lii Chambr. 

Z. de heriaco domino Villani. 

P. de Montone Domino Montis troterji. 

Gulielmo de Gebennis Domino Pullini. 

Vant.8 Cabadi. 

Antonio de ludiabi. 

Miehaele de Canalibus. 

Advocato fiscali. 

lacobo Mainerji thesaurario Sabaudie. 

Archivio citato. Materie politiche, mazzo 12. 

XXXIV. 

1454. 12 Aprile. 
Lettera dell' ufficio delle rappresaglie in Genova agli anziani di 
Bologna. 

20 



298 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



Magnificis ac prostantibus liti fratribus 
honorandis Dominis Atitianis Consulibus 
et Vexilifero jiisticio popiili et Cora- 
munis Bononie. 

Magnifici ac prestantes uti fratres honorandi. Quia semper optat 
Civiias nostra cum omnibus equissime agere nec satis acquiescit pro- 
cessibus qui in concedendo reprehensalias in diem istum equissime 
et maxima raaturitate concessas acti sunt ad tamen digniorem justi- 
ficationem creatum est officium nostrum ut denuo revideantur que- 
cumque reprehensalie auctorentur et provideatur secundum equita- 
tem et cuiusque exigentiaiii. Cum igìtur per Egregios Isnardum ac 
fratres ac Melchionem de Campofregoso coram nobis exibeantur certe 
raprehensalie contra illam inclitam Communitatem eisdera concesse 
de quibus ipsam non ignorare credimus et recte procedere intelli- 
gamus duxiraus vos requirere ut ex vestris adesse possit si quis 
sua interesse credat quem prestolabimur mensera post harnm pre- 
sentationem quibus saltem placeat respondere. Parati semper ad cora- 
placentiam vestram. Data lanue die XII Aprilis MCCCCLIIII. 

Officium Reprehensaliarum 
Communis lanue. 

Archivio citato. Litferarum., voi. 2.° lettera 1304. 

XXXV. 

1455. 6 Settembre. 
Lettera del Doge di Genova al Legato e anziani di Bologna. 



Rev.<^<^ in Cristo Patri Domino legato ac Magnificis • 
et Prestantibus viris amicis nostris carissimis 
Dominis Antianis et Yexillifero justicie populi 
et Communis Bononie. 
Merainimus Reverende Pater ac Magnifici Domini iteratis vicibus 
scripsisse V. D. in materia civium nostrorum qui creditores sunt in 
libris Cumili sive montis vestre Comunitatis Bononie spoetati fratris 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 299 

Domini Baptiste de Goano dilectissimi Ci vis nostri et sociorum qui 
etiam proximis diebus ad Vestras Magnificentias ob eam causam se 
transtulit personaliter nec tainen profuisse asserit accurate justitiam 
commemorasse neque etiam presentiam suam jus sibi ministrari in- 
stanter postulantem. Is tamen intelligens Paternitatis et Magnificen- 
tiarum Vestrarum excusationem non omnino a veritate deviare quando 
quidem responderet animi et intentionis earum fora quod provi- 
deatur satisfactioni sue verum id non pati eo tempore imminentia 
pericula atque instantes Francisci Picinini Comminationes : patienter 
etiam distulit querellam suam usque hunc diem, nuper vero intelli- 
gens pacata omnia vestraraque iilam Rempublicam tranquilla pace 
perfrui et nihilominus de sua provisione minime curam haberi ite- 
rato supplicavit de opportuno remedio sibi provideremus. Nos igitur 
quod tam diu non possumus nostris civibus justiciam denegare ac 
protectionem, et ab alia parte cupientes singula cum ea qua decet 
modestia prosequi Paternitatis et Magnificentiarum Vestrarum ami- 
citiara insuper conservare ad modum desiderantes. Has iterum lit- 
teras repetere instituimus satis atque iterum rogantes satisfactioni 
eorumdem nostrorum civium provideatur ne alioquin justicie debito 
idem jus veritatibus reddere compellamur quod quidem inniti tan- 
dem facerimus ubi aliud per vos non adhiberetur parati semper 
in dignitatera vestram. lanue die VI septembris. 

Petrus etc. Et Consilium etc. 

Archivio citato. Litterarum^ n." 18 lettera n.° 142. 

XXXVI. 

1464. 3 Dicembre. 
Sospensione delle rappresaglie fra Genova e Bologna. 



In nomine domini amen. Illustris et magnifìcus dominus Con- 
radus de follano ducalis in ianua locumtenens et gubernator ianue 
et Magnificum consilium dominorum antianoiura excelsi communis 
ianue in legittimo numero congregatum quorumqui interfuerunt no- 
mina sunt hec . videlicet . Meliadux saluaigus prior . thomas cigalla . 



300 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

siinori de Nigruno . pauliis index . antoriius iustinianus . bartliolo- 
meus italianus . paulus de auria . christoferus campanarius . iaco- 
bus ìe placentia et lodigius de grimaldis. absente oberto foglieta no- 
tano reliquo duodecimi . agentes nomine et uice illustrissimi et ex- 
cellentissimi principis et domini domini francisci sfortie vicecomitis 
ducis mediolaui . papié anglerieque coraitis ac ianue et cremone do- 
mini et ipsius excelsi comunis ianue . scientes superioribus diebus 
persaasionibus magnifici viri domini georgii de paxellis ciuis bono- 
niensìs . nuac potestatis ciuitatis ianue . et ex antiqua beniuoientia . 
qua ianuenses bononiensibus afficiebantur et afticiuntur . suspendisse 
per eorum litteras patentes in deceinnium firmum et irrevocabilem 
et ultra cum conti'amando duorum annorum . onines represalias . si- 
que concesse forent . uel uigeant contra bononienses . secundum 
formam et tenore litterarum ipsarura scriptarum anno presenti die 
octavia octobris . manu egregii iacobi de braccellis cancellarii comu- 
nis ianue . considerantes gratius esse magnifice communitati bononie 
et regiminibus eius eam suspensionem reciproco inter partes fieri per 
contractum . et ob id ad eam rem constitutum fuisse prenominatum 
dominum georgium sindicum ipsius magnifice comunitatis bononie 
seriem pubblicarum litterarum autenticarum reuerendi domini iohannis 
de uenturellis decretorum doctoris prò reuerendissimo in Christo patre 
et domino domino angelo dei gratia tituli Sancte crucis in hjerusa- 
lem cardinali dignissimo . reatino uulgariter nuncupato . in civitate 
bononie et prouincia romandiole et exarcliatu rauenne apostolice se- 
dis legato . locumtenentis de consensu magnificorum dominorum an- 
tianorum uexilliferi iustitie et sedecim reformatorura status libertatis 
ipsius ciuitatis bononie sigillatarum sigillis autenticis quarum littera- 
rum tenor de uerbo ad uerbum seguitur et est talis. 

Johannes de Venturellis de amelia decretorum doctor prò reue- 
rendissimo in Christo patre et domino domino angelo dei gratia tituli 
sancte crucis in hjerusalem sacrosante romane ecclesie dignissimo 
cardinali . reatino vulgariter nuncupato . in ciuitate bononie pro- 
uincia romandiole et exarchatu rauenne apostolice sedis legato ac 
sanctissimi domini nostri pape . in spiritualibus ac temporalibus ui- 
cario generali . presentialiter a dieta ciuitate absente locumteneus . u- 
niuersis et singulis presentes nostras patentes litteras inspecturis sa- 
lutem in domino. et eisdem litteris plenam fidem adhibentibus . Co-- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 301 

gnoscentes non modicam utilitatem que ianuensi et bononiensi po- 
pulis et singuJaribus eorumdem populoi'um personis multipliciter per- 
nenirent si mutnum et liberum inter eos commertium esse posset . 
sique utrique populo et singulis personis eiusdera tute et libere li- 
ceret ad suas vicissim ciuitates commigrare negotiandi et mercandi 
causa cura pecuniis et merribus suis et alia quelibet faciendi . illasque 
frequentare ac prolibito uoluntatis inhabitare . quod fieri prohibent 
repreheiisalie quedam dudum ut dicitur concesse quibusdam ianuen- 
sibus per presidentes regiminis diete ciuitatis ianue et indicte contra 
bononienses et eorum bona mercantias et quecuraque ad eos spectantia 
transitura per ciuitatem territorium seu districtum diete ciuitatis 
ianue seu per alia quecumque loca iurisdictioni diete ciuitatis ianue 
supposita . seu qui nel que quomodolibet in dictis ciuitate comitatu 
et districtu seu locis iurisditioni diete ciuitatis suppositis reperir! 
contingerit et quia iam dudum uiguerint et uigent non sine detri- 
mento damno et incommodo populorum et singularum personarura di- 
ctorum . et intelligentes quod illustris et magnificus dominus con- 
radus de fogliano ducali diete ciuitatis locumtenens et magniflcum 
consilium dominorum antianorura communis diete ciuitatis ianue . 
quibus indignum et damnosum uidetur populos et personas predictos 
inuicem amicissiraos ob reprehensalias ipsas fructu mutue amicitie 
et conuersationis carerò prò utilitate euidenti utrorumque et indu- 
cti persuasionibus spectabilis et egregii ciuis nostri carissimi do- 
mini georgii de paxellis diete ciuitatis ianue potestatis . reprehensa- 
lias ipsas prò eorum parte non solum per uim legis generalis sed et 
per uiam specialis conuentionis per et inter eos nomine comunionis 
(sic) ianue ex una parte et nos nomine populi et conaunis bononie 
ex altera solemniter firmande et perficiende contentantur ac uolunt et 
intendunt uelle et intendere totaliter suspendere et dare et concedere 
liberum saluumconductura . iìdantiam et securitatem dictis bononien- 
sibus et cuilibet eorum cum quibuscumque suis bonis uel siue solis voi so- 
cietatis uenendi . eundi . standi . pernoctandi et redeundi . tute . libere . 
et secure absque aliqua reali uel personali molestia . uigore uel sub pre- 
textu reprehensaliarum predictarum et recedendi et redeundi semel 
et pluries et totiens quotiens . et quandocumque dictis bononiensibus 
et cuilibet eorum placuerit . ad in et per dictam ciuitatem territo- 
rium et districtum ac dieta loca tam terrestria quam maritima diete 



302 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

ciuitatis ianue seu iurisdictioni siue dominio illius subdita . colligata 
uel obedientia per annos decem ex tunc proxitne sequturos . certos fìr- 
mos et irreuocabiles et deinde ac successine post dictos decem annos in 
alios quinque reuocabiles secuturos post dictos decem annos. cum con- 
tramando duornm annorum post dictos decem annos . et post ipsum 
contramandum secutorum . uidelicet quod llceat unicuique dictarum 
partium quandocuraque sibi placuerit post dictos decem annos suspen- 
sionem predictam finire . notificando id alteri palati in scriptis . et 
nihilominus duraturam per tempus dictorum duorum annorum post no- 
tificationem antedictara . et eos predicta facere nelle et intendere si 
et in quantum per nos nomine comunis et populi diete ciuitatis bo- 
nonie viceversa similis suspensio fiat de omnibus et quibuscumque re- 
prehensaliis sique in ciuitate bononie centra ianuenses quoquomodo 
uigerent seu reperirentur indicte . et etiam uelle et intendere si et 
inquantum et post quam predicta facta fuerint ut supra uel aliter 
et secundum quod et prout predictum sindicum et procuratorem dicto 
nomine fieri . firmari et conueniri contingat illa per uiam legis ge- 
neralis solemniter firmare . confirmare et approbare et ad cautellam 
de nouo facere . dummodo similiterper nos fiat . nomine comunis et 
populi bononiensis . et ob id uolentes et intendentes predicta ad ef- 
fectum perduci . auctoritate ofiìcii nobis commissi et delegati et ui- 
gori et ex causis maxime antedictis , et omnibus aliis melioribus 
modo . iure . uia . causa et forma . quibus possumus . accedente ad 
hoc consensu et uoluntate magnificorum dominorum antianorum . ue- 
xilliferi iustitie dicti populi et comunis bononie . nec non dominorum 
sedecim reformatorum status libertatis diete ciuitatis bononie ad hec 
et talia omnia sufficientem potestatem habentium uigore auctoritatis 
et bailie eis concesse et attributo per generale consilium sexcentorum 
populi et comunis bononie totum populum et comune diete ciuitatis- 
representans . et etiam uigore et auctoritate capitulorum et ordina- 
mentorum factorura et concessorum per sanctissimum dominum nostrum 
papam super regimine et gubernatione diete ciuitatis bononie solem- 
pniter et insufficienti numero congregati in solita residentia palatii 
in camera solite residentie reuerend issimi domini legati et presentia- 
liter dicti domini locumtenentis . tenore pi^esentium facimus consti- 
tuimus et ordinamus prefatum dominum georgium de paxellis licei 
absentem et tamquam presentem nostrum et diete ciuitatis pò- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 303 

puli et comunis bononie specialem sindicum et procuratorem spetiali- 
tei" et expresse ad omnia et singula supradicta et ad conueniendura . 
concordaudum ac pacta et conuentiones faciendum iniendum et fir- 
mandum prò nobis et aliis regiminibns et prò comuni et populo diete 
ciuitatis bononie cum prefatis uel aliis quibuscunque regiminibus diete 
ciuitatis ianue de et super dieta suspensione dictarum reprehensalia- 
rnm sic ut predicitur . et modo et forma antedietis facienda . con- 
cedenda et firmanda uel aliter quomodo cumque et qualitercumque est 
in longiora tempora terminate uel sino termino irreuocabilia seu ad be- 
neplacitum cum termino euntraraandi aut disdictionis uel sine . et illis 
modo et forma et eum illis pactis legibus ordinationibus et conuentio- 
nibus penis et obligationibus.de quibus et prout prefato domino georgio 
facere seu eonuenire placuerit . et generaliter omnia et quecumque 
alia in predictis seu circa predicta utilia necessaria uel opportuna 
faciendum et exequendum . que nos ac populus et comune diete ci- 
uitatis bononie facere possemus seu posset . et si talia forent que 
mandatum exigerent magis spetiale . aut malora uel grauiora forent 
super expressis . inde et super quibus omnibus et singulis dependen- 
til)us coherentibus et occasionatis ab eis . et que dependere uel oc- 
casionari quoquomodo possent . et tenore presentium daraus . conce- 
dimus et attribuimus dicto domino georgio licet absenti plenum libe- 
rum generalem et absolutum mandatnm cum piena libera generali 
et absoluta administratione in predictis et circa predicta et quodlibet 
predictorum . firma . rata . et grata habituri quecumque per pre- 
fatum dorainum georgium in predictis seu circa predicta uel eorum 
aliqua quomodo libet facta fuerint siue gesta . sub diete ciuitatis com- 
munictatis et populi bononie obligatione bonorum quorumcumque . 
otferentes nos post quam predicta facta fuerint ut supra uel aliter et 
secundum quod et prout perdictum sindicum et procuratorem dicto 
nomine fieri firmari et conueniri continget . ad illa firmandum . confir- 
mandum . et approbaudum et per uiarn legis generalis ac ad cautelam de 
nouo faciendam cum solemnitatibus opportunis . in quorum omnium et 
singulorum fidem robur et testimonium presentes nostras patentes 
litteras fieri facimus et consueti sigilli prefati reuerendissimi domini 
legati . quo eius loco utimur impressione muniri . datum bononie in 
palatio residentie nostre sub anno natiuitatis domini nostri yhesu 
christi millesimo quadrigentesirao sexagesimo quarto . indictione duo- 



304 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

decima die duodecimo raensis nouembris . tempore pontificatus san- 
ctissimi in christo patris et domini nostri domini pauli diuina pro- 
uidentia pape secundi . suprascripta omnia processerunt de uolun- 
tate magnificorum dominorum antianorum consulum et iiexiliiferi 
iustitie populi et coraunis bononie nec non dominorum sedecim re- 
formatorum status libertatis ciuitatis eiusdem . datis ut supra sub 
eorura impressione paruorum sigillorum — . A . parisius eancellario 
mandato suprascripto . Luchinus trottus . A parisius cancellarius — . 
Libenter gratifìcantes M.''^ communitati ac populo bononie domini- 
sque regiminibus et presidentibus eius una parte et prenorainatus 
magnificus dominus georgius de paxellis potestas ianue et in hac 
parte sindicus et procurator ipsorum reuerendi domini locumtenentis 
magnificorum dominorum antianorum uexilliferi et sedecim reforma- 
torum comunis et populi bononie agens nomine et uice predicte co- 
munitatis et populi bononia ut supra ex altera . Sponte et ex eorum 
certa scientia et eorum mera uoluntate probono et comodis partium 
predictarum omni iure modo et forma quibus melius potuerunt ac 
possunt . peruenerunt et sibi inuicem peruenisse confessi fuerunt et 
confitentur ad instrumentum contractum pacta et conuentiones que 
sequuntur solemnibus uallatus et uallata , renuntiantes dictis norai- 
nibus sibi inuicem et uicissira altera alteri stipulantibus . exceptioni 
rei sic ut supra est non geste . sic se non habentes doli mali . metus 
in factum , condictioni sine causa uel ex iniusta causa . et omni 
alii iuri prò eontradicere contentis in presenti instrumento uel oppo- 
sitione quomodo libet possent . uidelicet quod in primis ex causa 
presentis contractus prenominati illustris dominus conradus locum- 
tenes et gubernator . et magnificum consilium dominorum antiano- 
rum comunis ianue agentes nomine et uice quibus supra . uigore et 
auetoritate eorum magistratuum et omni alia meliore uia modo iure 
et forma quibus melius el ualidius potuerunt et possunt proraiserunt 
et solemniter conuenerunt ac suspenderunt et uigore presenti con- 
tractus suspendunt ex nunc omnes et singulas reprehensalias ac re- 
prehensaliarum laudes et executiones quoraodocumque in ciuitate 
ianue uel in aliqua parte iurisdictionis sue concessas contra ciuitatem 
bononie uel eius ciues aut subditos seu eorum bona . dederuntque 
et concesserunt liberum saluumconductum fìdantiam et secux'itatem 
eisdem bononiensi-bus et cuilibet eorum pecuniisque ac mercibus re- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZFOM DI GENOVA CON BOLOGNA ."505 

bus et bonis eorura et cuiuslibet ipsoinim ueniendi . eundi . standi . 
pernoctandi et redeundi semel et pluries cum suis mercibus rebus 
et bonis . uel sine els . tute ac libere absque aliqua reali uel perso- 
nali molestia uigore uel pretextu ipsarum reprehensaliarum quomo- 
dolibet inferenda . transeundique ac recedendi et redeundi totiens 
quotiens bononiensibus ipsis et eorum cuilibet placuerit tute ac libere 
ad et per ipsam ciuitatem ianue territoriumque et districtum eius . 
ac loca terrestria et maritima dicionis eius . siue dominio illius sub- 
dita colligata uel obedientia . quara quidem suspensionera et saluum- 
condnctum . ut supra dictum est . ualere et perdurare uoluerunt 
per et usque ad annos decem proxime uenturos . certos flrmos et 
irreuocabiles et ultra ad beneplacituiìi ipsorum illustris domini gu- 
bernatoris et magnifici consilli dominorum antianorum comunis ianue 
qui sunt uel prò tempore fuerunt . declarans ex nunc . quod ipsa 
suspensio et saluuscondi ctus respectu ipsorum annorum decem reuo- 
cari . breuiari . uel rautari non possit . ultra nero ipsos annos de- 
cem possit ipsum beneplacitum reuocari ac declarari . facta priusno- 
tiflcatione parti comunis bononie cum contramando annorum duorum . 
et non aliter . quo contraraando durante . durare dieta suspensio et 
saluusconductus intelligatur . promittens et solemniter conuenientes 
ipsi illustri dominus conradus locumtenens et raagnificum consilium 
dominorum antianorum prenominato magnifico domino georgio sindico 
et procuratori ipsius comunis bononie et prò ipso comuni et ciui- 
bus et subditis eiusdem stipulantis et recipienti durante dieta suspen- 
sione et saluoconductu non permittere aliquos ciues aut subditos co- 
munis bononie uel eorum bona raolestari uel inquietari occasione re- 
prehensaliarum quamuis hactenus concessarum et sicut suspensione 
in ciuitate ianue uel aliqua parte districtu et ditionis co- 
munis ianue quouis ratione uel forma . que reprehensalie in 

presenti istrumento expressis de nerbo ad uerbum intelli- 

gantur . et uersa uice predictus dominus georgius de paxellis , sin- 
dicus et procurator ut supra ex balia et potestate sibi ut supra con- 
cessis . predicta omnia acceptaus . agens nomine et uice ipsorum 
suorum constituentium et magnifico communitatis bononie et omnium 
et singularum personarum suarum interest siue interesse possit in fu- 
turum conuenit et uigore presentis contractus suspendit et suspensas 
esse conuenit ex nunc omnes et singulas reprehensalias laudes et exe- 



300 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

cutiones quomodocumquo in ciuitate bononie uel aliqua parte iurisdi- 
ctionis sue concessis centra comune ianue uel ciues eius aut subditos 
seu eorum bona . deditque et concessit liberum sakiuraconductum fi- 
dantiam et securitatem dictis ianuensibus et cuilibet eorum pecunii- 
sque ac mercibus rebus et bonis eorum et cuiuslibet ipsoruni uenendi . 
eundi . standi . pernoctandi et redeundi semel et pluries eum suis 
mercibus rebus et bonis uel sine eis tute . ac libere absque aliqua 
reali uel personali molestia uigore uel pretextu ipsarum reprehensa- 
liarum quoraodolibet inferenda . transeundique ac recedendi et re- 
deundi totiens quotiens ianuensibus ipsis et eorum cuilibet placuerit . 
Ad et per ipsam ciuitatem bononie territoriumque et districtum eius. 
ac ad eius quecumque loca dictionis eius . siue dominio illius subdita 
coUigata uel obedientia . quem quidem saluumconductum et suspen- 
sionera ut supradictum est ualere ei perdurare uoluit per et usque 
ad annos decem proxime uenturos certos firmos et irreuocabiles et 
ultra ad beneplacitum predictorum magnificum dominorum locumte- 
nentis antianorum vexilliferi iustitie . sedecim reformatorum comunis 
bononie qui nunc sunt uel prò tempore fuerint declarans ex nunc 
quod ipsa suspensio et saluumconductus . respectu ipsorum annorum 
decem l'euocari . breuiari , uel mutari non possit ultra vero ipsos 
annos decem possit ipsum beneplacitum reuocari ac declarari facta 
prius notiftcatione parti comunis ianue cum contramando annorum 
duorum et non aliter . quo contramando durante . durare dieta su- 
spensio et saluumconductus intelligatur . promittens et solenniter con- 
ueniens idem magnificus dominus georgius sindicus et procurator 
ipsis sindicario et procuratario nominibus eisdem illustris dominis 
gubernatori et magnifico Consilio ut supra nomine et vice comunis 
ianue stipulantibus et . recipientibus quod dieta suspensione et sal- 
uoconducto durante dieta regimina bononie non permittent aliquos 
ciues uel subditos communis ianue uel eorum bona molestari uel 
iiiquietari occasione reprehensaliarum quarumuis hactenus concessa- 
rum et sic ut supra suspensarum in ciuitate bononie uel aliqua parte 
comitatns uel districtus bononie uel alio loco comunis bononie quouis 
modo ratione uel causa . que reprehensalie prò expressis et descri- 
ptis in presenti instrumento haberi intelligantur . Que omnia et sin- 
gula sicut supra conuenta ipse partes dictis nominibus sibi inuicem 
et uicissim altei'a alteri et e centra et ad cautelam mihi notarlo et 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 307 

cancellario infrascripto ut persone publice officio pu1)lico recipienti 
ac stipulanti nomine et vice omnium et singulorum quorum interest 
intererit uel interesse poterit in futarum solenni stipulatione promi- 
serunt grata . rata et firma habere ac effectualiter implere et contra 
ea non dicere opponere facere uel uenire nec uenienti contra predi- 
età consentire eque omnia et singula obseruare bona fide et sine 
fraude omni prorsus exceptione oppositione et contradictione cessan- 
tibus que dici uel cogitare in genere uel in specie quouis modo pos- 
sent et insuper idem magnifìcus dominus georgius nominibus predictis 
promisit ac promittit eisdem illustris ac magnificis domino guberna- 
tori et antianis stipulantibus ac recipientibus nominibus quibus snpra . 
quod ipse reuerendus dominus locumtenes domini antiani uexillifer 
et sedecim reformatores presentem contractum ratificabunt et con- 
firmabunt per eorum litteras patentes in forma debita et consueta 
et solemnitatibus debitis requisitis intra raenses duos proxime uen- 
turos et similiter predicta omnia et singula ut supra dictum est 
sub pena florenorum anri deceramilium in quam incidat pars non 
obseruans parti obseruanti ratis nihilominus manentibus omnibus et 
singulis supradictis . Et per inde ad sicut supra obseruandum par- 
tes ipse nominibus quibus supra sibi inuicem mutuo obligauerunt 
omnia bona dictarum ambarum magnificarum coramunitatis bononie 
et ianue presentia et futura de quibus omnibus sic ut supra con- 
uentis et mutuo promissis uoluerunt ambe partes dictis nominibus 
confici hoc publicum documentum a me iacobo notarlo et excelsi co- 
Dìunis ianue cancellario infrascripto . acta sunt hec ianue in palatio 
publica in eo conclaui quod contiguum est aule malori quod uergit 
ad orientem solem et hibernis mensibus inseruit quotidianis consul- 
tatìonibus . anno dominice natiuitatis MCCCCLX.'* quarto indictione 
duodecima iuxta morem ianuensem die lune . tercia decembris . bora 
fere decima octaua presentibus claris militibus et legum doctoribus 
domino iohanne de odono . domino iohanne de gorra . domino fran- 
cisco raarchesio et domino luca de griraaldis ambobus legum docto- 
ribus cum et egregiis uiris gotardo stella . ambrosio de senai'ega . et 
nicolao de credentia cancellariis comunis ianue testibus ad hec uo- 
catis et rogatis . et ego iacobus de bracellis publicus imperiali au- 
ctoritate no^arius et excelsi comunis ianue cancellarius bis omnibus 
interfui . de quibus iussus ac rogatus hoc publicum documentum e- 



308 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMGANA 

didi . quamuis snperaeniontibus alii curis manu aliena describi fì- 

deliter curam et et signura raeum 

hic apposui. 

Archivio di Stato in Bologna. Insfriimenfi e ScrUti're, -f- lib. 
14, n.° 20. 

XXXVII. 

1464. 18 Dicembre. 
Ratifica, fatta dai magistrati bolognesi, del precedente trattato. 



Ioannes de uenturellis de Amelia decretorum doctor prò Reue- 
rendissimo in christo patre et domino domino Angelo dei gratia titilli 
sacte Crucis in lerusalem sacrosante Romane ecclesie dignissimo Car- 
dinali Reatino uulgariter niincupato . In civitate Bononie provincia 
Romandiole et exarcatu Rauenne apostolice sedis legato ac prò san- 
ctissimo in Christo patre et domino domino Paulo diuina prouidentia 
papa secundo in dieta ciuitate bononie uicario generali presentialiter 
a dieta ciuitata bononie absente ac in remotis agente . locumtenens 
uniuersis et singulis ad quos presentes aduenerint notum facimus et 
attestamur cum deliberatione ac uoluntate et consensu magnificorum 
dominorum antianorum populi et communis bononie ac spectabilium 

dominorum sexdecin refurmatorum status et regiminis diete 

ciuitatis quod nos deliberatione voluntate et consensu antedictis viso 
et diligenter inspecto ac considerato quodam publico instrumento 
suspensionis omnium et singularum represaliarum et represaliarum . 
laudarum et executionum quorumque in ciuitate lanue uel in aliqua 

parte iurisdictionis sue farum contra ciuitatem bononie ueì 

eius ciues aut subditos seu eorum bona facte per illustrem et ma- 
gnificum dominum Curradum de fogliano ducalem in lanua locun- 
tenentem et lanue gubernatorem et raagnificum consilium domi- 
norum antianorum excelsi communis lanue agentes nomine et uice 
illustrissimi et excellentissimi principis et domini domini francisci 
sfortie vicecomitis ducis mediolani papié anglierieque comitis ac ia- 
nue et cremone domini etc. et . etiam uice nomine ipsius excelsi com- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 309 

munis lanue dumtare et duraturi iisque ad armos decem tuac pro- 
xime venturos certos tìrmos et irreuocabiles et uHi-a ad bcnepla- 
cituni ipsorum illustris domini gubernatoris et magnifici consiiii do- 
minorum antianorum qui tunc erant nel prò tempore fuerint cum 
concessione pieni et liberi saluicondiictLis fidantie et securitatis si- 
militer durantis et durature et ita quod dieta siispensio et di- 
ctus saluusconductus respectu dictorum annorum decem reuocari . 
breuiari uel mutari non possit ultra nero ipsos decem annos . possit 
ipsum beneplacitum reuocari et declarari facta prius notificatione 
parti communis bononie cum contramando anuorura duorum et non 
aliter quo contramando durance durare dieta suspensio et saluuscon- 
ductus intelligatur . Et uersa nice suspensionis facte per spetabilem 
uirum dominum georgium de paxellis ciuem bononie ad presens 
potestatem diete ciuitatis ianue sindicum et procuratorem et sindi- 
cario procuratorio nomine nostro . et communis diete ciuitatis bo- 
nonie omnium et singularura represaliarum et represaliarum lauda- 
rum et executionum quomodocumque in ciuitate bononie uel in ali- 
qua parte iurisdictionis sue concessarum contra ciuitatem ianue uel 
eius ciues ac subditos seu eorum bona durature et duraturi usque 
ad annos decem tunc proxime uenturos certos, firnnos et irreuocabiles 
et ultra ad beneplacitum nostrum seu successorum nostrorum cum 
concessione simili pieni ac liberi saluiconductus fidantie et securitatis 
similiter duraturi et durature et ita quod dieta suspensio et dictus 
saluusconductus respectu dictorum annorum decem reuoccari abbre- 
uiari uel mutari non possint ultra nero ipsos decem annos possit 
ipsum beneplacitum reuocari et declarari . facta- prius notificatione 
parti communis ianue cum contramando annorum duorum et non 
aliter et quo contramando durante durare dieta suspensio et saluu- 
sconductus intelligatur nobis actualiter et in pubblicani formam 
exhibito et presentato rogato subscripto ac publicato per iacobum 
de bracellis publicum imperiali auutoritate notarium et excelsi com- 
munis diete ciuitatis ianue subcancellarium . sub die lune tertia 
decembris proxime preteritis et roborato sigillo rotundo impendenti 
consueto diete excelse communitatis ianue cum cordella sirici viridis 
appenso . et in cera rubea in capsula lignea impresso habente inter 
cetera figurata seu designata infrascripta Ugna seu designamenta 
siue figuras . videlicet scutum in medio cum magna cruce et cum 



310 . R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGìNA 

quatuor euangellistis . videdicet beato ioanne euangelista in forma 
aquile supra dictum scutum . et ab uno latore beato marco euange- 
lista in torma leonis cum alis . et ab alio ax aduerso latere beato 
luca euangelista in figura bouis cum alis . et in parte inferiori beato 
mattheo in forma figure hominis et cum alis . et in cuius sigilli cir- 
cumferentia . seu circulo exteriori . erant figurate lieo infrascripte 
littore et infrascripta uerba uidelicet . S . excelsi communis ianue et 
magnifici consilii dominorum antianorum . et uisis ac diligenter in- 
speetis et consideratis omnibus et singulis in dicto instrumento con- 
tentis . uolentes et intendentes promissa facta et conuenuta perdi- 
ctum dominum georgium de paxellis . sindicum et procuratorem no- 
strum et communis bononie spetialiter ad hoc constitutum . sindi- 
cario et procuratorio nomine nostro et dicti communis bononie . ef- 
fectualiter obseruare ad iraplere modo et forma in omnibus et per 

omnia prout in dicto instumento continetur publi- 

carum personarura stipulantium et recipientium uice et nomine dicti 
excelsi communis et gubernatoris ac consilii diete ciuitatis et omnium 
singulorum aliorum quorum interest seu interesse poterat aut pote- 
rit. quomodo libet in futurum . et omnibus melioribus modis uia . 
causa et forma quihus possumus seu deberaus . agentes uice et no- 
mine dicti communis bononie et omnium singulorum ad quos spectat 
seu pertinet aut spoetare nel pertinere reperretur seu posset presen- 
tialiter uel in futurum . dictum contractum suspensionis dictarum 
represaliarum et dicti saluiconductus et omnia et singula in dicto 
instrumento contenta . acceptamus ratificamus . et approbamus . ac 

confirmamus ut rito et recto . ac sollemniter et legi- 

tirae et facta . illaquo omnia et singula et ad uberiorem 

cautolara siraiiiter facimus et firmamus et promittimus conuonimus 
et obligamus prout facta promissa firmata et conuenta fuerunt per 
dictum dominum georgium de paxellis sindicum et procuratorem no- 
strum antedictum et dicti communis bononie dictis nominibus et 
modo et forma in dicto instrumento contentis . ac in omnibus et 
per omnia studium quo et prout in ipso instrumento plenius et se- 
riosius scriptum est et conuentum ac promissura per nos fieri et 
proeorum obseruatione has presentes patentes littei'as nostras in for- 
ma debita et consueta et sollennitatibus debitis et requesitis roboratis in 
fldem et testimonium premissorum concessimus et fieri mandauimus 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 311 

de sigillis prefati reuerendissimi domini legati et dictarum regiminum 
et nostris consuetis sigillis roborari. Datum bononie in palatio resi- 
dentie nostre . sub anno natiuitatis domini nostri iesu christi mille- 
simo quadringentesimo sexagesimo quarto . indietione duodecima . die 
decimo octauo decembris . pontificatus nero prefati sanctissimi do- 
mini nostri pape anno primo. 
Archivio e luogo suddetto. 

XXXVIII. 

1474. 8 Luglio. 
Convenzione commerciale fra Genova e Bologna. 



Magnifici domini protectores comperarum sancti georgii commu- 
nis ianue in pieno numero congregati . quorum hec sunt nomina, 
d.iacobusiustinianus quondam iacobiprior fredericus cigalla ■ 

alaonus de auria iohannesbaptistadegrimaldis 

gregorius lercarius ivus de gallano 

antonius de cassina iohanne de canali. 

Habentes ad infrascripta omnia requisita nomine magniflce com- 
munitatis bononie amplum arbitium et potestatem . uirtute delibera- 
tionis consilii ordinarli ipsorum dominorum protectorum scripte hoc 
anno die XX VP aprilis manu egregi! francisei . audito sepenumero 
claro legum doctore domino francisco pannuolto ciue ianue et cum eo 
iohannetino de zoanetinis et filippo de dexideriis ciuis bononie et no- 
mine eiusdem magnifice communitatis bononie requirentihus fieri de- 
clarationes et moderationes infrascriptas circa solutiones fiendas de 
mercibus ciuium bononiensium et subditorum suorum occasione com- 
mertiorum et drictuum dugane . et aliarum cabellarum ciuitatis 
ianue . ad hoc ut ipsi possint negotiationes suas circa merces infra- 
scriptas diuertere ad partes istas . in dei nomine . statuerunt decre- 
uerunt ac declarauerunt et uirtute presentis deliberationis statuunt . 
dummodo intra menses sex proxime uenturos approbentur per dictam 



312 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

magiiilìcam coramuiiitateni bononie siue dominos presidentes eidem 
ciuitati et regiraiai ut infra et non aliter . videlicet quod ciues et 
subditi bononie prò crispis . uilis . pannis et omni opere sete ia- 
nuara et seu in totum discrictum uel aliquam partem eius condu- 
cendis . duramodo in districtum conducantur de licentia magnifici 
officii sancti georgii . et seu gubernatorum commertiorum qui pi'o 
tempore fuerint . nauigandis et seu transportandis ad quasuis mundi 
partes mari et seu terra . in quibusvis nauibus et seu uasis nauigabi- 
libus et tam ianuensium et districtualium quam forensium teneantur 
et obligati sint soluere prò coramerciis et omnibus drictibus scanni du- 
gane duo prò centenario tantum prò utro ualimento ipsorum et seu 
precio . quod precium seu ualimentum teneantur et obligati sint qui- 
cumque conducere uel trasportare uolentes declarare iuramento ipso- 
rum per ueram estimationem fiendam per ipsos gubernatores secun- 
dum formam suarum uenditionum regularum et reformationum in e- 
lectione dictorum gubernatorum . videlicet quod dicti bononienses et 
subditi teneantur ponere precium dictis crispis uilis et pannis et 
omni opere sete quale volnerint . et tunc liceat dictis gubernato- 
ribus stare dicto precio si elegerint uel accipere tantum ex dictis 
crispis et aliis supradictis . quantum eis peruenient ex omnibus com- 
merciis et drictibus dugane ad rationem duorum prò centenario ut 
supra dictum est . et aliud tantumdem emere de dictis crispis et 
aliis rebus ut supra ad eandem rationem precii positi soluendo di- 
ctum precium duorum dictorum crispium et seu aliarum rerum et 
sic teneantur de conducendis ad portum pisarum carrigandis dumtaxat 
super nauibus et seu uasis nauigabilibus ianuensibus et seu distri- 
ctualium ianue . item quod ciues et subditi predicti prò omnibus 
pannis laneis extraendis de bononia et toto districtu eius . ianuam 
et in totum districtum uel aliquara partem eiusdem conducendis . 
duramodo in districtu conducantur de licentia et scientia ut supra di- 
ctum est . et non aliter . et transportandis ad quasuis mundi partes 
per mare uel per terram in quibusuis nauibus seu uasis nauigabi- 
libus tam ianuensium et districtualium quam forensium . tractentur 
et tractari debeant dicti ciues et subditi prout et sicut tractantur 
ciues ianue prò pannis florentie . uidelicet ad eandem rationem et 
ratam secuudum qualitatem et bonitatem ipsorum pannorum que 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 313 

est . uidelicet panni de gcarbo prò qualibet pecia soldos uiginti 
qainque . de sancto martino prò qualibet pecia soldos triginta quin- 
que . de qualibet pecia panni grane soldos quinquaginta et sic prò 
carrigandis in porta pisano dumtaxat super nauibus et seu uasis na- 
uigabilibus ianuensium et seu districtualiuna tantum . pariter et eo- 
dem modo ac ad eandem rationem soluatur et solui debeart de qui- 
buscumque pannis laneis supradictis conducendis fabricatis in bononia 
uel eius districtu in ciuitatem ianue et districtum . per quoscumque 
conducendis extrahendis de dieta ciuitate et districtu prò quauis 
mundi parte tam mari quam terra ut supra dictum est . et si post 
quam conducti fuerint in ianuam eorum dominus mutaretur . et 
casu quo per aliquem acquirerentur et nauigarentur . ulterius quic- 
quid non soluatur . quequidem solutio facienda ut supra prò pannis 
laneis intelligatur fieri debere prò omni eo et toto quod solui seu 
peti aut requiri posset prodictis pannis laneis afFerendis et seu trans- 
portandis ad quasvis . mundi partes ut supra prò commerciis et 
omnibus drictibus scanni dugane non comprehensa cabella canne que 
vendita est usque ad principium anni de MCCCCLXXV . qua uen- 
ditione finita comprehendi debeat in dieta solutione omnis solutio 
que peti posset prò ipsa cabella canne . ita quidem eo termino 
elapso tam predicta cabella canne quam et predictis commerciis et 
drictibus solui non debeat nisi tantum quantum superius declaratum 
est . et que solutio ut supra fienda sit et esse intelligatur dictorura 
commerciorum et drietuurn dicti scanni dugane modo superius de- 
clarato . item quod ciues subditi et districtuales bononienses ante- 
dicti prò omnibus pannis lane conducendis in ciuitatem ianue tantum . 
ac de licentia et scientia gubernatorum ut iam dictum est , quos 
eos uendere contingat ad minutum aut causa uendendi ad minutum 
uel ut uulgo dicitur ad retalium soluant et soluere teneantur et 
debeant dicti bononienses et subditi ad rationem trium prò cen- 
tenario tantum prò omni eo et toto quod et quantum obligati es- 
sent soluere caraze et drictibus scanni dugane . super nero precio 
et estimatione dictorum . quod precium ponere teneantur dictos 
pannos expedire uolentes . quo posito possint gubernatores com- 
raertiorum accipere solutionem tam ad rationem precii positi ad 
computura trium prò centenario . uel si elegerint accipere tantum 

21 



314 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

ex dictis pannis quantum scilicet eis obueuiret ad rationem trium 
prò centenario . et aliud tantumdeni ex dictis pannis eraere ad ean- 
dem rationem iuxta tenorem venditionum dictorum caratorum . 
prò drictibus aero canne . rippe ac censarie tractentur dicti panni 
prout relique merces que uenduntur in ciuitate ianue sine ulla dispa- 
ritate . soluantque dicti bononienses prò una quaque sonma (sic) ut 
supra conducenda de transitu uia terrestri tantum . soldos quinqua- 
ginta ianuensis monete . prò commertiis et drictibus scanni dugane 
tantum prò pedagiis uero et alii scabellis tractentur sicut tractantur 
fiorentini . de panni sete auri ac argenti et sete prò transitu tra- 
ctentur ut fiorentini tractantur . videlicet ad rationem de libris duo- 
decim soldis decem ianuinorum prò unaquaque capsia que sit im- 
pondere librarum ducentarum et uigintiquinque bruta. 

Que omnia et singula capitula suprascripta intelligantur et in- 
telligi debeant ad bouura et sanum inteliectum et durare debeant 
per annos decem proxime uenturos incipiendis a die aprobationis fiende 
ut supra et ultra ad beneplacitum dictarum partium cum contra- 
mando duorum annorum et cum hoc quod regimen diete ciuitatis 
bononie infra menses sex proxime uenturos ut supra ratificare et 
approbare debeat similia capitula pacta et conuentiones . quem 
omnibus et per omnia dicti ianuenses et eorum subditi habere de- 
beant circa commercia et dacia in dieta ciuitate bononie ac eius co- 
mitatu prout et sicut dicti bononienses habent ut supra singula sin- 
gulis referendo . que quidem declarationes ita statuto et deliberate 
sunt per dictos magnifìcos domnos protectores quantum prò com- 
mertiis . cabellis et aliis drictibus dictis in hunc usque 

diem assignatam tantum et con aliter nec ultra. 

Angelus Johannes de compiano notarius 
et dictorum magniflcorum dominorura 
protectorum cancellarius. 
Archivio di Stato in Bologna. Instrumenti e scritture , libro 
18, n.° 60. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 315 

XXXIX. 

1481. 27 Marzo. 
Lettera del doge di Genova al comune di Bologna. 



Magnifìcis tamquam fratribus et 
amicis carissimis dominis Antianis 
et vexillifei^o justicie civitatis Bononie. 

Magnifici tamquam fratres et amici nostri carissimi . Ex in- 
cluso exemplo supplicationis coram nobis porrecte per supplicantes 
in ea nominatos : fraternitates vostre facile intelligent : querelas ac 
petitiones ipsorum supplicantium : et considerantibus nobis bine ius 
civium nostrorum : inde veterem benivolentiam et amiciciam qua u- 
trinque coniuncti sumus etiam si continuo fraternitatibus vestris 
gratificare cupiviamus visura est minime posse dictis civibus nostris 
negare intimationem et denunciationem contramandi annorum duo- 
rum pretìxi ac declarati in suspensione reprehensaliarum facta et seu 
salvoconductu invicem concesso et seu de quo estat publicum instru- 
mentum firmatum anno MCCCCLX quarto die iij.^ decembris rogatum 
manu quondam Egregij lacobi de Bracellis tunc notarli public! et 
excelsi comraunis lanue cancellarij : Ideo harum litterarum virtute 
Magnificentijs vestris intimamus ac denunciamus dictum contraman- 
dum dictorum annorum duorum declaratum : et appositum in con- 
tractu et seu instrumento de quo supra quod currere incipiat a die 
presentationis harum litterarum vestro magistratui et seu fraternita- 
tibus vestris faciende . Ita ut finito dicto biennio communitas vestra 
cives vel subditi ipsius eo salvaconducto vel suspensione reprehen- 
saliarum amplius se se tueri nequeant : adversus prenominatos sup- 
plicantes vel aliquem ipsorum et de presentatione harum litterarum 
dabimus plenami fìdem prestito juramento latori earum : optai'emus 
quidem prò sedandis discordiis ut fraternitates vestre cum dictis ci- 
vibus nostris eiusmodi reprehensalias componerent ne mutua nego- 
giacio et commercium uUa ex parte turbaretur. Data lanue die 
XXVIJ.^ Martij MCCCCLXXX p.° 

Bapta de Campo fregoso dux et consilium. 

Archivio di Stato in Genova. Litterarum, voi. 23, n.° 1175. 



316 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGT 



XL. 



- 1481. 8 Agosto. 
Altra lettera del doge di Genova al comune di Boloprna. 



Communitati Bononie. 

Magnifici ac potentes domini fratres et amici carissimi : denun- 
tiatio contramandi salviconductus quem vestris concessimus de quo 
Magnificientie vestre ex suis litteris datis die XXVIIJ lulij proxime 
elapsi conqueruntur negari a nobis non potuit his qui reprexalias 
centra vos et vestros habent licet veteres justas tamen et ex evi- 
denti ac magna causa concessas . Contramandum non ob aliara cau- 
sam in salvisconductibus apponitur nisi ut concedenti liceat quando- 
cunque vellit ipsum denuntiare et si vestile Magnificentie dicant 
reprexalias a nobis concessas antiquas esse gravius fuit longitu- 
dinem temporis perferre his quibus concesse sunt quara molestum 
esse possit his centra quos fuerunt concesse : Durat tamen tem- 
pus ipsius contramandi ad multos etiam menses quo tempore per- 
manet vis salvicumductus in viridi observantia . Ita ut vostri ad 
nos durante tempore contramandi venire et negotiari tute et li- 
bere possunt quantum prò facto dictarum reprexallarum et ìnterea 
Magnificentie vestre cogi'tare poterunt de aliqua satisfactionis via 
quia faciemus ut nostri honestis conditionibus acquiescant sicque ut 
Magnificentie vestre lacere vellint illas rogamus . Ad id vero quod 
vestre Magnificentie dicunt si vostri ad nos tute venire non poterunt 
eandem futuram nostris apud vos conditionem . Miramur quod hoc 
Magnificentie vestre dicant quia nulla causa vobis adversus nos est 
quin nostri apud vos negotiari tute possint : causa vero cur vestris 
hoc veniatis prohibenda insta est et in promptu : vobis vero ac ve- 
stris nulla esse videtur , Nos iusticie viam sequemur nec ab ea de- 
scedemus et veterem amicitiam quo est intra preclarissimam urbem 
bononiensem et nos servare . et si opus fuerit augere semper cona- 



NOT, E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 317 

"bimur benivolentiam parati etc. Data lanue die Vili Augusti 
MCCCCLXXXI. 

Bapta etc. 
Et consilium etc. 
Archivio e luogo suddetto. Litterarum, voi. 28, n.° 220. 

XLI. 

1481. 20 Agosto. 
Lettera del doge di Genova ài comune di Bologna a favore di 
•Gerolamo Illione. 



Communitati Bononie. 
Magnifici domini fratres et amici carissimi, Suadere Magnifl- 
■eentiis vestris quod ad iusticiam pertinet superfluum videretur ve- 
stra preclarissima urbs bononiensis solet iusticie non modo legem sed 
exempla sepe ad ceteras transferre et eo magis ubi de honore totius 
illius civitatis agitur . Audivisse jam sepe debuit causam quam istic 
aget spectatus civis noster leronimus de lUionibus prò furto quod in 
•hospicio factum est ei de notabili peccunie summa quod si prò in- 
teresse ad eum pertineat maius certe est quod ad honorem illius 
preclarissime urbis respicit . leronimus civis noster ea fama, ea vite 
honestate ac mercatoria fide vir est ut nichil sit quod non illi apud 
nos usque ad hunc diem fideliter creditum fuerit : quem vero nulla culpa 
nec culpe suspicio notavit : Aldhiberi ipsi de damno fides merito potest 
et omne auxilij genus prestari in hac causa presertim : nam parum dif- 
fert iniuria hec an in foro an in hospicio ei illata fuerit in quo etiam 
barbari tufi esse solent . Rogamus Magnifìcentias vestras ut rei huic 
ita provideant ut civis noster queri non possit et dicere se apud a- 
raicos et in preclara civitate spoliatum in quo si provisio facta ab 
omnibus probari poterit habebimus per maxime gratum qui et si- 
milia et malora quotiens expediet prò magnificentijs vestris facere- 
mus : doleremusque non parum civis nostri jacturam parati in omnia 
magnificentijs vestris grata. Data lanue die XX Augusti MCCCCLXXXI. 

Bapta etc. 

Et consilium etc. 
Archivio e volume citato. Litterarum, n.° 242. 



318 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

XLII. 

1483. 5 Giugno. 
Lettera del dopre di Genova al comune di Bologna. 



Magnificis ac Potentibus Dominis tamquam 
fratribus et amicis carissimis Dominis 
Reformatoribus Status Libertatis Civitatis 
Bononie. 
Magnifici et Potentes tamquam fratres et Amici carissimi . Re- 
vertitur ad vos Magnificus Concivis vester Dominus lohannes Bapti- 
sta de Castello post menses decem et novem quibus pi'etor in hac 
urbe fuit vir perfecto eximia virtute et singularis ingenii omni- 
busque bonis vel maxime carus egit quicquid pretoris munus meri- 
tissimum tanta prudentia integritate et studio ut meliorem nec ju- 
stiorem optari potuerimus, dicereraus aliqua vobis de suis virtutibus 
nisi vos vestrum alumnum optime eognosceritis cuius vita et mores 
vobis satis probati sunt et cui tantum debere fatemur quantum 
quisque integerrimo probatoque viro debere posse fateatur . Letaraur 
uno tempore nobis talem pretorem vobis talem civem a Deo datum 
videremus eius integritati aliquid detraere si tacuerimus neminem in 
suo Sindicatu inventura esse qui illi vel minimum quicquid obiecerit 
quod esse potest et vobis et omnibus manifestissimum bonitatis ar- 
gumentum demonstravit magistratus hominem . Fatemur prefecto hoc 
suo discessu dolore plurimum et non mediocriter coramotos esse cum 
missionem a nobis petiit sed cum illum ut diximus unice amemus 
reditumque in patriam dulcem recogitamus suo gaudio nostrum do- 
lorem lenimus . Quod reliquum est commendamus illum vobis eo a- 
nimo affecto quo ne majorem quidem possimus affirmantes illum 
esse cui gravia queque committi possint . Nos enim quicquid vel 
honoris vel commodi in illum colocaveritis id nobis collatum affir- 
mabimur eoque nos vinculo devinciere quod dissolvi nulla etate fa- 
cile possit offerentes nos et nostra omnia ad queque vobis grata. 
Data lanue V.''^ lunii. 

Baptista Dux etc. 
Consilium etc. 
Archivio e luogo citato. Litterarum, voi. 30 n.° 1806. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 319 

XLIII. 

1483. 8 Agosto. 
Altra lettera del doge di Genova al comune di Bolog-na. 



Magnificis et potentibus domiais antianis consulibus et uexilifero 
iusticie popiili et communis bononie fratribus et amicis carissimis. 

Magnifici et potentes taraquam fratres et amici carissimi . nuper 
reddite nobis simt littere uestre quibus scribitis cupere amicitiam 

que nobis nobiscum fore perpetuam sed non uidere quo 

pacto id deinceps fieri possit ac reprehensalie iam pluribus annis 
centra uos rates . decrete nane excitentur petitis quod uolumus uo- 
bis significare an tutus sit bononiensibus tunc accessus . afFertis quo- 
que nonnulla in rem uestrara . respondemus uobis primum pariter 
nos cupere amicitiam que longo tempore ianuense populo cum bono- 
niense uestro eternam perpetuamque fore . et quia nos semper pa- 
cis fuimus cultores obseruantissimi et quia populum bononiensem pe- 
culiari quodam amore sumus prosecuti . sed non uidemus quomodo 
id deinceps fieri possit sine nostrorum ciuium iniuria . sique uos 
petetis faceremus . quibus iam pluribus annis per uos depositum in 
iiiontibus uestris retinetur . nec oecurrit dicatis mirari post annum 
sexagesimum rem sopitam excitari . non excitatur nunc non mo- 

uetur . mota et excitata fuit . sed quia non fuerint pro- 

secuta temporum preteritorum condictio fuit in causa . potest po- 
tius ille in admirationem quoscumque inducere . qui admiretur post 
sexagesimum annum non posse depositum in montibus repeti . et 
certe debuistis in tanto tempore aliquod remedium rei uestrorum ad- 
hibuisse . hoc fidei uestre ciuibus nostris prestito hoc nostre aml- 
citie conuenisset . si ut scribitis cupitis nobiscum amico uiuere da- 
te operam ut aliqua uia ciuibus nostris satisfactum sit et licet iam 
uel preteriti sint nel mox finituri anni duo quibus licet nostris re- 
prehensalis uti . volumus communis amicitie et rationem habere . et 
ordinamus in toto anno presenti ipsis uti possit . ad hoc ut nos in- 
teroa aliquod remedium illorum satisfactioni inueneatis . quo tem- 



320 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

pore tutus erit uestris ad nos accessus et nostri s ad uos . hoc ut 
faciatis amicitias uestras rogamus . nam sublata hac lenire nihilo 
quod amicitiam communem perturbare posse uideatur . feceritis etiam 
quod uos decet et nos loco muneris accipiemus . parati ad quecum- 
que uobis grata. Data ianue die VIII.^ augusti . MCCCCLXXXIII.° 

Baptista de Campofregoso dei gratia dux ianuensis et populi de- 
fensor et consilium antianorum communis iauue. 

Bartholameus. 

Archivio di Stato in Bologna, Arch. del Senato, Instrumenti e 
Scritture f , lib. 23, n.° 16. 

XLIV. 

1486. 20 Marzo. 

Lettera del doge di Genova al comune di Bologna per il com- 
mercio con Viareggio. 



Magnifìcis viris domiuis Antianis 
et vexillifero iusticie populi et co- 
munis Bouonie fratribus et amicis 
carissimis. 

Magnifici fratres et amici carissimi, redidit nobis heri tabellarius 
[per] quem ad nos misistis litteras vestras : quibus significatis uobis 
liberum fuisse hactenus Genuensibus cum florentinis commercium 
apud Viaregium utpote in pactato agro et utrique communi : cu- 
pereque eundem modum cum propter honorem vestrum tum etiam 
amorem et observantiam quibus nos continuo prosecuti estis et com- 
munem utitilatem deinceps servari . sed hoc institutum perturbar! 
ceptum fuisse a quodam nostro spediense qui predam fecerit apud 
foveam abbatis de quibusdam rebus Petri Gordani petrasanctensis pe- 
titisque in hoc velimus aliquod remedium adhibere . Respondemus 
ad hoc satis nobis notam esse bonam meutem vestram . Amor enim 
quo vos prosequimur iubet nos eandem de vobis credere sed non 
est huius temporis ista referre, oblata occasio verum esset tunc o- 
ptimi animi nostri argumentum . De preda autem qua dicitur 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 321 

nulla antea has nobis noticia fuit . curabimus rem prò ut se habuerit 

intelligere et iusticie vestris honoris peculiarem ut per eum ra- 

tionem habebimus . Ceterum ut vos scire certo scimus fiorentini 

fìdei eorum obliti quam medio sanctitatis domini nostri nobis ob- 

strinxerat solito ambitu nos ad nova bella inducere velie videntur . 

Quo factum est ut existimaverimus nou indignum esse illi vias omnes 

precludere quibus aliqua commoda in nostram jacturam percipere 

quoquomodo possint . Quod facile ab eis fieri posse significatum 

nobis est si liber esset nostris ut consueverit Viaregium omni mer- 

cibus accessus . habet si quidem tantara in se vim avaricia ut rii- 

chil pensi nihil sancti plerumque cogitet . Decrevimus ideo ne ex 

nostris quispiam cum mercibus Viaregium de cetero veniat quod 

ideo fecimus ne ad alia loca ad que delata fuisse aliquando cogno- 

vimus hoc quoque tempore deferantur , cum impossibile pene sit 

tantum cavere ut prò re satis omnis sit . Absit itaque hanc prohi- 

bitionem vestra culpa factam fuisse quispiam putet et tam vostri 

honoris vestrique commodo non alia racio est quam proprii sed ita 

exigere velie videtur temporum condicio . hanc itaque nostram or- 

dinationem equo animo feretis tantiis per dum viderimus quo modo a 

nobis vivendum est . Quod reliquum est offerimus nos ad quecuni- 

que commoda vestra indefesso animo paratos. 

Data die XX Marci]. 

Paulus etc. 

Et consilium etc. 
Archivio di Stato in Genova, Litterarum, voi. 30, n.*' 182. 

XLV. 

1491. 1 Maggio. 
Procura fatta dagli uomini della podestaria di Pieve di Teco 
per la divisione del territorio delle Viozenne. 



MCCCCLXXXXI. die prima Mali. 
Instrumentum Sindicatus hominum Villarum de divixione Vio- 
zene. 

In nomine domini Amen. Anno a Nativitate domini millesimo 
quatricentesimo nonagesimo primo, indictiono nona die prima Madii. 



322 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Spectabilis et Generosus vir dominus lulianus Castagnola lionora- 
bilis potestas Plebis theici et totius Valis Arotie. Nec non Johannes 
Rolandus . Antonius Herma et Baptista Vialis tribus ex consulibus 
Castellanie Theici . Cumgregati et cumv^ocati de mandato prefati 
Spectabilis domini Potestatis in pubblico et generali parlamento . ho- 
rainum dictarum villarum et Casthellanie Theici videlicet acguetici 
et roastani et roastine, almi . moani . mialche et Lovenii in ecclesia 
Sancte Marie dicti loci plebis sono cobie et Campane ut raoris est, 
en quo quidem parlamento interfuerunt homines in cumpetenti nu- 
mero et qui interfuerunt in eodem parlamento inferius descrìbantur 
it qui etiam fuerunt et sunt plus quam due [tercie partes dictorum 
hominum et universitatis dictarum villarum Castelhellanie Teici : ta- 
men ad cantelam ipsi existentes in diete parlamento promisserunt 
prò absentibus de rato habendo sub ypoteca et obligatione omnium 
honorum suorum presentium et futurorum ipsi Consules et de par- 
lamento in presentia et consensu auctoritate et voluntate prefati do- 
mini Potestatis. Omni jure via modo et forma quibus melius po- 
tuerint et possunt fecerunt constituerunt et solemniter ordinaverunt 
eorum et dictarum hominum et universitatis dictarum villarum cer- 
tos et legitimos sindicos et procuratores actores et factores et ne- 
gotiorum suorum gestores et loco eorum possuerunt et possunt Ga- 
leotum laiho lìlium q. Petri de Moano, Laurentius Calvo q. Guil- 
liermi de Troastano et Filippura Cumradum quondam Alerami de ar- 
gnetico presentes et onus presentis procure et sindicatus in se sponte 
suscipientes et duo semper eorum in solidum. 

Ita quod duorum eorum prius occupantis melior cumdicios non 
existat nec deterior subsequatur. Sed quod duo eorum inceperint et 
seu alios mediare prosequi et finire possint usque ad finem et difB- 
nitivam sententiam eiusque plenariam executionem inclusive. Spe- 
cialiter et expresse ad se se transferendi in civitate lanue et ubique 
et postmodura presentandum Corani Magnifico et prestante Domino 
Luce Spinola Capitaneo dicti loci Plebis et totius valis arotie domino 
sive eius potestati et eidem magnifico exponere quemadmodum di- 
cti homines dictarum villarum interessent et se dividei'e an non cum 
hominibus dicti loci Plebis et valem sive territorium Viozene nec 
non omnes alias Gabellas molendinas et res comuniter hactenus pos- 
sessas, cum eis dividere et partire dictarum villarum ab illa dicti 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 323 

Burgi cogaoscere nec non postmodum ad re([uirendum divisioues de 
quibusdam rebus coraunibus ante dictis hominibus dicti Burgi prout 
dictis suis sindicis videbitur et placuerit . Et ad omnes et singulas 
causas lites questiones vel controversias presentes et futuras quas 
habent dicti homines seu habituri sint cura hominibus et universi- 
tate dicti loci plebis occaxione suprascriptorum territorii gabellarum 
et aliar um rerum Comunis et quarumcumque alia persona quacum- 
que occaxione vel causa . Et tara ad agendura quam deffendere et 
tam coram judice seculari quam eclesiastico in qualibet parte 
mondi libellum et libellos dandum et recipiendum litem et lites cun- 
testandum exceptiones . positiones interrogationes replicationes fa- 
ciendum exceptionum respondere . Testes instrumenta et quamlibet 
aliam scripturam producendum et adversarie partis reprobandum et 
ad jurandum de calupnia et quodlibet aliud juramentum in anima et 
super animam cuiuslibet et singularis persone diete universitatis pre- 
standum et subeundum sententiam et sententias audiendum et ap- 
pellandum et prosequendum et ad paciscendum transigendum et ad 
omnia et singula faciendum in predictis et qualibet predictorum que 
causarum intrita postulant et requirunt. Et ad dividendum vel non 
ut supra nomine dictarum universitatum dictum territorium et ju- 
risdictionem gabellas molendina et alias res comunes Inter dictos ho- 
mines dictarum villarum et homines dicti loci plebis et partes ipsa- 
rum et eorum et jurium suorum sint divisis vel non divisis assi- 
gnare et alias in se assumere et recaptare prout placuerit suprascri- 
ptis suis sindicis et procuratoribus dictarum villarum . Et de hiis 
disponere ad ipsius voluntatem easque defendendum nomine diete 
universitatis. 

Quibus Sindicis et procuratoribus et duobus ut supra eorum 
predicti Consules et homines nominibus ut supra dederunt dictis ple- 
nam et liberam generalem administrationem et bagliam . Cura- 
cedentes in predictis et quilibet predictorum promisserunt mi- 
chi Notario infrascripto velut persone publice et officio publico 
stipulanti et recipienti nomine et vice eius vel quorum posset . Ali- 
qualiter interesse se rata et firma omnia et singula que fìent per 
Sindicos et procuratores predictos vel duos ipsorum in predictis vel 
aliquod predictorum . Sub eadem ipoteca et obligationo omnium bo- 
noruin suorum universitatis predicte et cuiuslibet ipsorum presen- 



324 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

tium et futurorum item ad cumstitiiendum et substituendura unum 
et plures sindicum et sindicos et seu procuratorem et procuratores 
dictarura universitatum cum speciali mandato et cum baglia omni- 
moda quam habent suprascripti Sindici et procuratores nisi fuerint 
provocati. 

De quibus omnibus et singulis et ad cautelam predi- 

ctorura predicti Consules et homines jusserunt fieri publicura In- 
strumentum ad laudem et dictamen sapientis juriste si fuerit ex- 
pediens. 

Quibus omnibus et singulis prefatus D. Potestas visis et auditis 
predictis ad cautelam et roboris firmitatem predictorum suam et Co- 
munitatem plebis et Villarum Casthellanie Theici auctoritatem inter- 
posuit pariter et decretum. 

Actum in plebe Theici videlicet in Ecclexia Sancte Marie dicti 
loci Plebis . Presentibus testibus ad premissa vocatis et rogatis Oberto 
Bonanato de Vezalico filio q. Dominici et Dominico Mussio filio 
quondam Raflfaelis de Pornassio. 

Archivio di Stato in Genova, Paesi diversi, n° 365. 

XLVI. 

1495. 20 Dicembre. 
Giovanni Francesco Pagano, rettore dello Studio di Bologna, an- 
nulla il processo iniziato dal podestà de' malefici contro il chierico 
Battista Fieschi, studente in Bologna. 



lohannes franciscus paganus de regno apulie utriusque univer- 
sitatis scolarium huius alme ciuitatis bononie Rector uobis magnifico 
potestati ciuitatis bononie uestrisque iudicibus et oflìtialibus ad ma- 
lefìcia deputatis salutem in domino sempiternam . non sine grani a- 
nimi nostri molestia relatum est nobis per nos et curiam uestram 
formata fuisse quandam ìnquisitionem centra dominum baptistam fli- 
scum patricium genuensem iuris scolarem matriculatumque in ma- 
tricula nostre universitatis prout constat ex actis ser Jeremie no- 
tarij ad maleficia deputati ex quode mense iunii proxime transacti 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 325 

quidam incognitus uulnerauit quendam stephannm de uillis monelle 
diocesis genue nunc studente bononie de mandato ipsius domini Ba- 
ptistae ut dicitur et latius in dieta inquisitione continetur . et quia 
nostro incumbit offitio privilegia immunitatesque scolarium conser- 
uari facere extetque statutum ne dominus potestas possit inquirere 
centra scolares quod est positura sub rubrica in quibus casibus do- 
minus potestas possit inquirere . idcirco requisiti a prefato domini 
baptista ne iniuriam sibi inferri pateremur . iustis eius precibus an- 
nuentes inhibemus inhibendoque mandamus uobis magnifico potestati 
uestrisque predìctis iudicibus maleflciorum ne ulterius in eo predicta 
procedatis ad aliquem actum centra dominum baptistam sed proces- 
sum ipsum circumdetis annulletis et reuocetis tamquara penitus irri- 
tum et inane ipso iure quod si secus factum fuerit id totum reuo- 
care et in statura pristinum reducere curabimus iusticia mediante . 
datura bononie in doraum solite habitationis nostre . anno domini 
1495 die 20 decembris. 

Laurentius Roscius Studii bononiensis notarius. 

Il documente è a mani dell'autore in copia autentica e sincrona. 

XLVII. 

1506. 20 Febbraio. 

Breve del papa Giulio IP in favore del collegio Fieschi , 
al quale accorda gli stessi privilegi già goduti dal collegio Albornoz. 



lulius episcopus seruus seruorum dei uenerabili fratri episcopo adia- 
censi et dileetis filiis Captiste de auro canonico ecclesie bononiensi ac 
uicario uenerabilis fratris nostri episcopi bononiensis in spiritualibus 
generali salutera et apostolicam benedictionera. Hodie a nobis ema- 
naruut littere tenoris subsequentis. lulius episcopus seruus seruorum 
dei . ad perpetuam rei memoriam . dura attente considerationis inda- 
gine perscrutamur quod per litterarum studia uiri efficiuntur eruditi 
studiis per quos equum ab iniquo discernitur . erudiuntur rudes . pro- 
uecti ad altiera conscendunt et fides catholica roboratur non solum 
loca ubi huiusmodi pollere studia sed studentes in eis exempticnibus 



32(3 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

et iraraunitatibus honoramus libenter ut exinde ualeant huiusmodi 
litterarum studio commodius et feruentius insistere . dudum si quidera 
postquam felicis recordationis pio papa II predecessori nostro prò 
parte tiinc rettoris et scolarum in collegio bononiensi per bone me- 
morie egidium episcopum sabinensem dudum fundato commorantiura 
exposito quod ipsi prò collectione et asportatione fructuum excrescen- 
tium in possessionibus quas collegium predictum in quo litterarum 
studio insistebant in ciuitate nostra tunc sua bononiense eiusque di- 
strictu habebat et haberet non modicas faciebat expensas et propterea 
ipsisqui de longinquis partibus ad studium in eodem loco accedebant 
et alia diuersa onera perferre habebant onustum erat in introita 
portare diete ciuitatis et alias gabellas . datia . imbottagia . nec non 
machinaturam grani prò eorum sustentatione necessari! et opportuni 
soluere . idem plus predecessor ipsorum rectoris et scolarium in ea 
parte suplicationibus inclinatus prefatos rectorem et scolares . in dicto 
collegio prò tempore commorantes ipsumque collegium usque ad 
quinquennium a solutione quarumque gabellarum . datiorum . imbota- 
giorum . macbinature siue moliture grani et cuiuscumque alterius 
impositionis respectu dictorum fructuum et possessionum et macbi- 
nature alius impositis impositarum tunc et imponendarum apostolica 
auctoritate per quasdam penitus et omnino exemerat et liberauerat 
primo et deinde quinquennium huiusmodi ad aliud quinquennium per 
alias et demum antequam ultimum quinquennium laberetur pie me- 
morie paulus papa II etiam predecessor noster ultimum quinquennium 
huiusmodi per alias litteras suas usque ad aliud quinquennium pro- 
rogauerat . recolende memorie sixto papa IIII similiter predecessori 
nostro prò parte rectoris et scolarium predictorum etiam exposito 
quod tempus dicti quìnquennii infra quod adhuc tunc existebant in- 
stare nosceretur idem sixtus predecessor cupiens ut collegium ipsum 
ipsiusque possessiones et bona ad laudem dei et honorem prefati car- 
dinalis conseruarentur . rectoris et scolarium predictorum in ea parte 
supplicationibus inclinatus rectorem et scolares predictos tunc presen- 
tes et futures ipsumque collegium a solutione gabellarum . datiorum . 
imbottagiorum et machinature grani et etiam iuris ipsorum vendi- 
tionis ac leguminum et datii salis prò earum et dictorum coUegii et 
possessionum sustentatione necessariorum auctoritate apostolica per 
alias suas litteras "ex mera et deliberata sua scientia perpetuo exemit 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 327 

et liberauit, ac liberos et exeraptos fora nunciauit . hac die ex tunc 
in antea perpetuis futuris temporibus ipsi rector et scolai'es tunc et 
prò tempore existentes de omnibus et singulis fructibus redictibus et 
prouentibus in possessionibus dicti collegii excrescentil)us in introitu 
ciuitatis bononieasis gabellas . datia irabottagia nec non de machina- 
tura grani ac etiam ex uenditione grani . nini et leguminum ac datii 
salis prò eorum sustentatione minime soluere deberent nec teneren- 
tur . ac decreuit ex tunc omnes et singulas condemnationes et pro- 
cessus sententias censuras et penas quos et quas centra exemptionem 
et liberationem huiusmodi haberi et promulgari nec non quicquid 
secus super hiis a quo quo quavis aucturitate scienter uel ignoranter 
contingeret atteraptari irrita et inania nulliusque firmitatis . prout in 

singulis litteris predecessorum prefatorum plenius continetur 

Cum autem sicut dilectus filius noster Nicolaus sancte Lucie in septem 
soliis presbyter cardinalis suo et dilectorum filiorum modernorum gu- 
bernatorum et rectoris ac 'scolarium collegii de flisco nuncupati diete 
ciuitatis nobis exposuit coUegium predictum de flisco per illos de 
flisco comites Lauanie ex quorum farailia et ex quibus comittibus ipse 
Nicolaus cardinalis existit fundatum extiterit dictus Nicolaus cardi- 
nalis suo et gubernatorum ac rectoris et scolarium collegii de flisco 
predictorum nobis humiliter supplicauit ut exemptionem et liberatio- 
nem predictas ad ipsum collegium de flisco ipsiusque rectorem et 
scolares nunc et prò tempore existentes extendere ac alias in pre- 
missis opportune prouidere de benignitate apostolica dignaremur. Nos 
igitur qui singulos litterarum studio vacantes libenter prosequimur 
fauore gratie specialis ipsos gubernatores rectorem et scolares ipsius 
collegii de flisco et eorum quemlibet a quibuscumque excommunica- 
tionis et interdicti aliisque ecclesiasticis sententiis censuris et penis 
a iure uel ab homine quauis occasione uel causa latis . si quibus 
quomodo libet innodati existunt ad eff'ectum presentium duntaxat con- 
sequendum harum serie absoluentes et absolutos fore censentes . huius- 
modi supplicationibus inclinati exemptionem uel liberationem predictas 
eidem collegio per dictum egidium eplscopum fundato concessas ac 
desuper confectas litteras sixti predecessoris huiusmodi cum omnibus 
et singulis in eis contentis clausulis ad prefatura collegium de flisco 
ipsiusque rectorem et scolares nunc et prò tempore existentes quo 
ad exemptioneni personarum ipsius collegii de flisco, illiusque pos- 
sessionum et fructuum duntaxat auctoritate apostolica tenore pre- 



328 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

sentium extendimus et ampliamus et nihilomiaus prò potiori cautella 
eosdem rectorem et scolares dicti collegii de flisco nunc et prò tem- 
pore existentes ac dicti collegii de flisco possessiones et bona nunc et 
prò tempore existentia a predictis datiis . gabellis et irapositionibus 
aliisque oneribus impositis et imponendis . eadem auctoritate perpetuo 
eximimus et liberamus decernentes ex nunc irrituno et inane si secus 
super bis a quoquam quauis auctoritate scienter uel ignoranter con- 
tingerit attemptari nonobstantibus constitutionibus et ordinationibus 
apostolicis nec non diete ciuitatis iuramento . confirmatione apostolica 
uel quauis fìrmitate alia roboratis statutis et consuetudinis nec non 
iuribus municipalibus ceterisque cuntrariis quibuscumque . nulli ergo 
oranino huminum liceat hanc paginam nostre absolutionis . extensio- 
nis . ampliationis . exemptionis . liberationis . et decreti infrangere uel 
ausu temerario contraire . si quis autem hoc attentare presumpserit 
indignationem omnipotentis dei ac beatorum petri et pauli apostolo- 
rum eius se noverit incursurum . Datum Bononie anno incarnationis 
dorainice millesimo quingentesirao sexto decimo kl . martii . pontifi- 
catus nostri anno quarto . quocirca discretioni uestre per apostolica 
scripta inandamus quatenus uos uel duo aut unus uestrum per nos 
uel alium seu alias premissa omnia et singula ubi quando et quotiens 
expedierit ac proparte dictorum gubernatorum ac rectoris et scola- 
rium dicti collegii de flisco seu alicuius eorum fneritis requisiti so- 
lemniter publicantes ipsisqua sic exemptis et liberis in premissis efiì- 
cacis presidio defensionis assistentes faciatis eos iuxta extensionem . 
ampliationem exemptionem et liberationem predictas pacifica posses- 
sione uel quasi extensionis . ampliationis . exemptionis . liberationis et 
decreti predictorum gaudere non permittentes eos per quosuis desuper 
quoraodo libet indebite molestari . contradictores quoslibet et rebelles 
per censuram ecclesiasticam appellatione postposita compescendo . in- 
uocato ad hoc etiam . si opus fuerit . auxilio brachii secularis . non- 
obstantibus constitutionibus et ordinationibus apostolicis contrariis 
quibuscumque . seu si aliquibus communiter uel diuisim ab apostolica 
sit sede indultum . quod interdici . suspendi uel excommunicari non 
possint per litteras apostolicas non facientes plenam et expressam ac 
de nerbo ad uerbum de indulto huiusmodi mentionem . Datum Bono- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 329 

nie . Anno incarnationis clominice millesimo quingentesimo sexto . de- 
cimo k. 1. martii . pontificatus nostri anno quarto. 

Archivio di Stato in Bologna. Arch. del Senato, Istr. e Scritt., 
f lib. 32, n.° 25. 

XLViir. 

1507. 8 Luglio. 
Giulio IP nomina governatore di Bologna Lorenzo Fieschi, 
vescovo di Brugnato. 



Julius Papa II 
Venerabilis frater salutem et apostolicam benedictionem. 

Tale doctrinae prudentiae integritatis et magnanimitatis tuae do- 
cumentum in gubernio perusino dedisti: ut tua pre ceteris opera in 
rebus honorificis atque arduis uti velimus . quare cum nuper dìlectum 
fìlium nostrum Antonium tituli sanati Vitalis presbiterum cardinalem 
Bononie et nostrum et apostolice sedis legatura ad nos uocauerimus 
prouidere uolentes ne ciuitas illa nostra Bononiensis . legato ipso ab- 
sente detrimentum aliquod patiatur . fraternitati tuae mandamus . ut 
ad civitatem ipsam, si in ea non es, te conferas . illamque nostro et 
apostolice sedis nomine gubernes atque regas. Nos enim ut id magis 
rite raagisque commode facere possis eidem tuae fraternitati agendi 
mandandi ordinandi et exequendi omnia quae ad gubernatoris officium 
spectat plenam et liberam harum [serie] concedimus facultatera. Datum 
Rome apud Sanctum Petrum sub annulo piscatoris . die Vili iulii . 
1507 *. Pontificatus nostri anno quarto. 

Venerabili fratri Laurentio de fiisco 
episcopo brugnatensi ciuitatis nostre 
Bononie gubernatori. 

Archivio di Stato in Bologna. Arch. del Senato, Istr. e Scritt., 
f lib. 33, n.° 43. 

' Forse tale data è errata, dovendo leggersi 1506. 



330 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

XLIX. 

1510, 6 novembre. 

Ratio expensarum lacobi Maineto viagio per eura facii prò bononia. 

Mdx.*"" die VI* novembris. 

* 

Yesus maria Mdx die VI novembris. 

Expense facte per me lacobum maynentnm in viagio 
accedendi bononie et de inde recedendi et primo prò tantis 
solutis uno lembo ex lanua in sigestro Ib. 2.4 

Item die XXV dicti prò expensis meis ac de mulla 
et guida ad racionem de Ib. 14,VIIII in die prò diernm 
XVIIII in summa Ib. 27.4.11 

Item die ea prò tantis dactis duobus tronbetis de 
ribera in modena et de modena in ribera deitu et reditu Ib. 64. 8 

Item die ea prò tantis dactis gadis diveras tam de 
hitu quam de reditu Ib. 54 

Item die ea prò tantis solutis prò nuda ad 4,VIII 
prò singulo die prò dierum XVIII Ib. VII,4. 4 

It. die 25 prò poste duabus ex sigestro in lanua . Ib. 34 

die 5. 

Recepimus — R"""» Mdx die 6 novembris in scutis 
duodecim solis deferente bartolomeo de potestate notario Ib. 38 s, 8 

Item die XVIII dicti in capsia in duchatis IIIIo'" ca- 
mere habitis in bononia diferente D. Vicencio et Seba- 
stiano Sauli Ib. 12. s. 8 

Archivio di Stato in Genova, Diversórum Communù lanuae, 
filza 70. 

L, 

1513. 16 Ottobre. 

Mdxiii die XVI octobris. 

Racio expensarum factarum per Bar." Mora et lohannem Antonium 

Fabianum in conduceudis equitibus Bononiensibus ex Lauda usque 

lanuam data per dictum Bartolomeum et fuit in mense augusto. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 331 



Spexe fatte de comesione de lo 111.''® s. duce et Mag.^o 

oficio bailia per condure lij cauali da Laula quij. 

Item prò datto a una barcha per la speda . . . Ib. V. s. — 

Item per spexe fatte a Monella per uno jorno . . Ib. 1. s. 

Item per andare a Laula et a Fivezano a portare 

litere de lo 111.^ s. duce e ritornato de note per fare dare 

passo alji cavali] Ib, III. s. 

Item per spexe fatte a la Specia per aspectare li 

cavalij Ib. III.s. X 

Item prò una mula per andare a Laula a lo borgeto Ih, 2. s. 10 

Item per una mula per lo borgeto Ib. — s. 14 

Item prò spexe fatte a la Specia per Io. Capeto et 

lo forerò Ib. — s, 19 

Item prò spexe fatte a lo borgeto per mine XV de 

biava • Ib. 24 s. 10 

Item prò pane lire Ib. 9. s. 

Item prò vino mezarole cinque Ib, 12. s. 12 

Item prò spexe fatte ala tavola del s. conestabile? 
Item prò spexe fatte per mandare a Beverino, a bri- 

gne, a Caeana per pane e fene Ib. 1. s, IO 

Item prò spexe fatte per lo cavalo de lo forerò e 

melar lo cavalero de la specia per doi jornij e mezo . Ib. 4. s. 4 
Item prò una mula da lo borgeto a sestry . . . Ib. 1. s. — 
Item prò spexe fatte a lo bracho per pane e vino Ib. 6. s. 10 
Item prò spexe fatte a Sestrij per pane . . . . Ib. 8.8.10 

Item prò biava mine 12 Ib. 24. s. — 

Item prò vino mezarole V lire Ib. 12. s. 12 

Item prò spese fatte in lostaria per el S. Conestabile Ib. 8. s. 18 
Item prò uno cavalo da Sestrij a Rapalo . . . . Ib. — s. 15 
Item per uno cavalo per Io. Antonio da Sestrij a 

rapalo Ib. — s. 14 

Item prò spexe fatte a ciavarij prò seij cavalij per 

lo S. Conestabile Ib. 2. s. 10 



332 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Item per fare portare el S. Conestabile e Io. Capta 

da ciavarj a Rapalo per mare Ib. — s. 16 

Item prò uno cavalo da rapalo a lenoa . . . . Ib. 1. s. 2 

Itera prò mezarole cinque de vino prexio a rapalo Ib. 11. s. 4 
Item prò datto al oste a rapalo per il S. Conte e 

per una mina de biava Ib. 0. s, 12 

Itom prò pane lire Ib. 8- s. — 

Item prò mine 12 de grano Ib. 26, s. 8 

Item prò mine doe de vena datto a li cavalij chij 

erano logati a santa margharita e se fereno retornare 

a rapalo per stare stretti inseme Ib. 3. s. 4 

Item prò uno cavalo da rapalo a lenova . . . . Ib. 1. s. 1 

Item prò pane Ib. 1. s. — 

Item prò fare portare le armadure et lij forcerij 

da Sestrj quij con doe barche Ib. 7. s. — 

Item prò lavoratorij da lo ponte quj in palacio . Ib. — s. 12 
Item prò fene conperato in lenoa cantarla trenta di 

comesione de monsignore Ib. 9. s. 15 

Item prò mine X de orzo prexio de Francesco ricio 

a soldij ti'enta e octo la mina Ib. 19. s. 5 

Item prò farlo portare ia palacio Ib. — s. 

Item prò datto a lo manescarcho Ib. 1. s. 5 

Ib. 241. s. 11 

Die 30 iulii 1514. 

Bartolomeus Mera prò leronimo Lomellino et Si- 
mone pe Bozolo massari] s offici Balie. 

Item prò lohanne Ioachino. 

Recepimus in omnibus expensis tam a tergo quam 

superius scriptis Ib. 241. 11.65^ 

Archivio e luogo suddetto. Filza 79, 2.° semestre. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 333 

LI. 

1513. 26 settembre, 
Mdxiiii die XXVI septembris. 

Raccio torcularium scamnonim et aliorum suppellectilium in usura 

cquitum Bononiensium fabricatorum per lohannem Mariani Blandaldum. 

Scripta manu Alarame de Bozolo. 

Ihesus. 

^ cum officium bailie prò , a n.° .34 cura 

suis banchis et tabula una prò mensa cum suis trespis 

v.^ L. l.d. XVII singula lecto cum apparatibus ut supra L. 62. s. 18 

Item prò alio lecto ut supra cum bancha tabula et 
alijs ut supra L. 1. s. 17 

Item prò tabule tres aveti cum ouis trespis et ban- 
che due libras quinque cum dimidia L. 5. s. 10 

Item prò alia tabula cum trespis et bancha prò ca- 
pitaneo libras duas L. 21. s. — 

Item prò armario uno prò armis soldos viginti 
quinque L. 1. s. 5 

Item prò alare serlum in solarium et tacere apre 
due de arze in duabus fenestris libras duas soldos quinq. L. 2. s. 5 

Item prò porta una cura uno ferugerio soidos viginti 
tres L. l.s. 4 

Item die XVI setembris prò expensis factis in sala 
domi videlicet prò bazare cum tabulis prò facere stan- 
cias prò soldatibus videlicet prò cave videlicet tabularum 
fagij libras 1111.°'' soldos decera . . L. 4. s. IO 

Item prò trape due magne et cauteli sex libras tres L, 3 s. — 

Itera prò tabule de azze a n.° XVII prò tribus 
barconis libras duas soldos tres sive L. 2. s. 3 

Item prò aguti et mape prò omnibus supradictis 
libram unam soldos decem L. 1. s. 10 

Item prò manifatura omnium supradictarum libras 
duas cum dimidia L. 2. s. 10 



334 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Item prò una schala cura uno balatorio et alare 
unum solarium omnibus comprensis libras tres cum 
diraidia L. 3. s. 10 

Item prò uno legno greso prò apuutelare uno solario 
cura pecio uno secure soldos decem et octo L. — s. 18 

Summariura libras nonaginta quatuor soldos decera 

et novera L. 94. s. 19 

Alarame de Bozele. 
Archivio e luogo suddetto. 

LII. 

(?) 

Dichiarazione ed esplicazione delle leggi genovesi dell' anno 1528, 
fatta in seguito al parere del Collegio dei giureconsulti bolognesi. 



Nel capo II dell' Institutione dell' unico ordine e di ripigliar le 
famiglie naturali sopra quelle parelio et quali da l'anno 1528 et poi 

Dichiariamo comprendervisi tutti quelli che sono scritti nel libro 
della ciuilità ne le 28 famiglie o uero alberghi dal primo giorno del 
detto anno 1528 et esserui compreso ogniuno ciascuno et tutti in 
manera tale che ui rinchiudiarao ancora tutto et intiero il sudetto 
anno del 1528 non escludendo in alcun modo ueruno se alcuni de 
li aggregati nelle 28 famiglie o uei'o alberghi dal primo giorno del 
detto anno 1528 final presente uorrano restare nelle medesme fami- 
glie e ritenersi il cognome et 1' armi de l' istessa che allora presero , 
concediamo che lo possano fare con questa conditione si et in quanto 
piacerà di ritenerli et di accetarli a li principali et capi de case de 
ristessa famiglia a l'arbitrio de quali resta libera la facoltà di ritenerli 
et di acetarli et non altrimente ne in altra manera. 

Nel capo III de la dichiaratione de le arti mecaniche. 

Dichiariamo che coloro quali si chiamano seateri possano eser- 
citare r officio loro come e il solito secretemente et palesemente den- 
tro delle lor case, et come si dice, nelli loro volti percioche noi ha- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 335 

uemo lor uietato che non risiedino publicamente in quelli ridotti, 
quali volgarniente si chiamano boteghe. 

Nel capo VII de la compositione de 1' urna per il seminario sopra 
quelle parolle a mezzo il mese di giugno et a mezzo decembre. 

Dichiariamo quelle parole non deuersi intendere in modo che com- 
preadino precisemente quel giorno ma tanto largamente che non im- 
porti il spacio di quattro giorni prima o doppo il mezzo mese. 

Nel capo X de li magistrati de la cita sopra quelle parolle non 
sia amesso ad esercitare dui magistrati in uno medesmo tempo. 

Dichiariamo che questo si debba intendere di quasiuoglia officio 
beneficiale cosi la cita come fuori et che a tali elletti sia permesso 
ritenersi il primo offltio o nero acetar 1' altro a 1' arbitrio loro. 

Nel capo XI de 1' elletione de li 30 ellettori sopra quelle parolle 
pur che non sia padre figliuolo fratello suocero o genero ne sia as- 
sente dalla cita. 

Dichiariamo che ciascuno de li cento consiglieri quale allora farà 
r offitio di ellettore si debba astenere di nuotare onero di pallotare 
solamente doue si tratta de li detti a lui congiunti di legame di san- 
gue et nella elettione ouero pallotatione de gl'altri che hanno da el- 
legersi et il medesmo si dice non solamente nella elettione de li 30 
ellettori ma ancora de li altri magistrati et offlcii beneficiali. 

Nel capo XII dell' ellettione del consiglio maggiore sopra quelle 
parolle et ini da tutta la nobiltà dei citadini leuatone quelli che al- 
lora sarano di consiglio. 

Dichiariamo quelli soli essere stati et essere esclusi quali haue- 
rano essercitato il detto magistrato almanco sei mesi. 

Nel capo XVIII delle sorrogationi. 

Dichiariamo che 1' autorità di sorrogare datta a li dui colléggi et 
consiglio menore comprenda solamente il caso di morte et di absentia 
percioche ne gì' altri casi particolari possono surrogare li dui colleggi 
senza il consiglio menore. 

Nel capo XIX quanti noti siino necessari, 

Dichiariamo che per dispensare sopra instromenti sentenze et te- 
staménti sono necessarii almeno undoci noti delli tredeci. 

Nel capo XXIII del legitimo numero et sopra quelle parolle per- 
cioche in tal caso sarà lecito con manco. 



3S6 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Dichiariamo che se il consiglio menore per sorrogare no 1' uno 
et ne 1' altro consiglio in uece delli morti et assenti per allora non 
si potessi congregare saluo in manco numero de 80 basta quel nu- 
mero che ci sarà pei che così richiede il bisogno per il mancamento 
delli medesmi morti et assenti. 

Nel capo XXIX del sindicato sopra quelle parolle sarà pero le- 
cito a li sopremi chiamare il consiglio memore. 

Dichiariamo che li sopremi sindicatori debbano preporre la causa 
et reggere loro nel consiglio da loro i stessi congregato. 
Nel capo XXXIX del conferire li beneflcii. 
Dichiariamo che perche siano stati nominatamente riseruati al- 
cuni offlcii per quelli solamente che sono scritti nel libro de la ciui- 
lità non farsi perciò a loro alcuno pregiudicio che non possino hauere 
ancora tutti gì' altri officii che soleuano hauere prima anzi dichiariamo 
che a l'arbitrio degl'elettori possino essere chiamati et ammessi in- 
diferentemente li non scritti insieme con li scritti agi' officii sotto- 
scritti et ad altri si ce ne sono simili a quelli che secondo la dispo- 
sitione delle nostre leggi spettano propriemente a li scritti, 
li Nomi de li officii 
Capitaneato di uintimiglia 
Capitaneato de la piene 
Vicariato dì porto mauritio 
Podestaria di S. Remo 
» » uultri 

» » noui 

» » leu ante 

» » pocceuera 

» » bisagno 

Massariato de la bastia 
luogotenentato di bolagna 
» di aleria. 

In oltre sopra di quelle parole uogliamo si conferiscano per niente. 

Dichiariamo comprendersi tutti gli officii (eccettuatone nissuno) 
cosi annuale come quelli che si danno in uitta o nero a beneplacito 
de S. 111."** in qualsiuoglia modo riseruata la gabella dal staggio. 
Nel capo XLI de li conseruatori de le leggi. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 337 

Dichiariamo che sotto pretesto de la uigilanza de li conseruatori 
de le leggi non escludersi li sopremi sindicatori che non siano tenuti 
a star auertiti con diligenza insieme con quelli che l' ellettione et 
tutte le altre cose cosi ne la cita come fuori facciasi secondo la di- 
spositione de le nostre leggi et se contrauerassi ciascuno di questi 
magistrati ne dia noticia al consiglio menore accio che si dichiarino 
nulle et di nissun momento le cose fatte senza osseruar la forma de 
le leggi. 

Nel capo XLVII del far de le leggi. 

Dichiariamo non potersi ne deuersi interpretare le leggi per li 
dui colleggi senza l' interuento et autorità del consiglio menore. 

Nel capo LVIII de 1' elettione de magistrati sopra quelle paroUe 
mozzo giorno et a mezzo decembre. 

Dichiariamo non deuersi intendere quel giorno preciso ma essere 
permesso ali magistrati riscedere in palazzo per tutto il mese e di 
non mancare prima di officiare. 

Noi apriamo et dichiariamo il capitulo XIIII de la institutione 
de la Ruota Criminale nel modo sottoscritto cioè che 1' 111.'"^ S.'''^ non 
possa ne debba chiamare a se il podestà et gli anditori de la Ruota 
criminale per riferire li processi ne il sabato di ciascuna settimana 
ne in altro giorno ma se per qualce causa o uero querela accaderà, 
trattarsi del negotio di qualche carcerato in tal caso dichiariamo che 
si possa chiamare qualcuno de gì' auditori di ruota il quale referisca 
a r lU.™^ S."^ il stato della causa generalmente in maniera tale che 
si faccia stima de la dignità del Senato purché perciò non si scuo- 
prino li secreti del processo et la giusticia in cosa alcuna non ne pa- 
tisca danno et che la cognitione et giurisdittione del S.^"" Podestà et 
de gì' auditori di ruota non s' impedisca ne cumulatiuamente ne pri- 
uatiuamente et il corso che le cause et de processi criminali et le 
decisioni di esse non si ritardino punto ne si sospendine secondo la 
forma et il tenore di detto capitulo XIIII al quale per la presente 
non sintendi pregiudicato in cosa alcuna. 

In molti luoghi de le nostre leggi hauemo dimostrato che la de- 
gnità del podestà et de gì' auditori de la ruota criminale è grandis- 
sima et hauemo accennato che debbano precedere a gì' altri magi- 
strati et principalmente a la ruota civile la doue dichiarando il ca- 
pitulo XLVI no r ultime parole hauemo intoso et dichiariamo che il 



338 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

podestà et gì' auditori de la ruota criminale precedine a gì' altri au- 
ditori de la ruota ciuile 



Sopra il capitolo IV quelle parole uti legum et nobilitatis con- 
temptores non possit amplius ad eam restituì. 

Dichiariamo che coloro che per tal rispetto saranno stati privati 
et esclusi da la nobiltà potranno di nuouo essere restituiti nel pri- 
miero grado se ci concorreranno le tre parti de li sutfragii de li due 
colleggi et del consiglio menore et nonaltrimenti ne in altro. 

Sopra il capitolo V quelle parole quos ex iisque descripti sunt 
legitirae natos constiterit. 

Dichiariamo quelli che legitimamente consterà esser nati. 

Sopra il capo VII quelle parole si tamen prius conseruatores le- 
gum eos superstites esse et presentes recognouerint. 

Dichiariamo che questa recognitione si faccia in termine di 26 
hore. 

Sopra il capo XIII quelle parole coUegium gubernatorura ex duo- 
decim ciuium consistere. 

Dichiariamo che si debba intendere di dodici cittadini oltre il 
duce. 

Sopra il capo XX quelle parole de toUendis contentionibus que 
in diera collegio oriri possent. 

Dichiariamo che si debba intendere solamente che le cause pu- 
bi iche et de le altre ordinate da le leggi et non de li negocii priuati 

Sopra il capo XXI quelle parole non nisi concurrentibus duabus. 
partibus ex tribus. 

Dichiariamo che le parti de li sofFragii si debbano intendere di 
quelli quali saranno presenti a le decisioni in legitimo numero. 

Sopra il capo XXVI quelle parole quem ita terminauimus ut non 
minor sit uiginti ultra autem esse possit usque ad quinquaginta. 

Dichiariamo che ne la seconda nominatione quando si congrega- 
ranno per compire il numero di 20 si debbano solamente compire li 
20 et non passare più innanti. 

Sopra il capo XVI quelle parole Volumus procuratores perpetuos 
in electionibus pretoris auditurum rote criminalis et ciuilis. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 339 

Dichiariamo che il leggitirao luiraoro de li coUegii si possa et 
si debba compire per li procuratori biennali. 

Sopra il capo LXVII quelle parole Alias nero leges que pre- 
sentibus non contrariantur non nisi per duo coUegia et consilium 
rainus. 

Dichiariamo che le gride per proibire 1' armi sono riseruate a li 
due collegi! senza l' interuento et autorità del consiglio menore. 

Sopra il capo XII de la giustitia de la ruota criminale quelle 
parolle et tribus curiis. 

Dichiariamo che se debbano mandare al podestà di Genuali pro- 
cessi di quelli delitti solamente per i quali si deueria mettere pena 
corporale cioè di morte di tortura et di mutilatione di membre per- 
cioche hauemo lasciati li processi de delitti menori nel suo solito et 
consueto . et ita referitur. 

Archivio di Stato in Bologna. A. lib. 14 n.° 44. Da quanto si 
può arguire devesi credere che tali dichiarazioni sieno state emesse 
dal senato, o dai commissari da esso nominati, in base al parere dato 
dai giuristi bolognesi e ciò forse in occasione dei gravi dissensi del 
1575 fra i nobili di S. Luca e quelli di S. Pietro. 

LUI. 

1533. 25 febbraio. 

Bologna 25 febbraio 1533. 

Da Gerolamo De Fornari. 

111.""'^ Duci et Gubernatoribus inclite Recip.'-® 

Genue. Dorainis Obser.™'' 

IH.""' Et M.ci Sig.f' Sig.'' Obser."^' 

Dominica dio lodato siansi qui e subito mi trovai cum questi 
Magnifici Signori havendo presentito in camino loro signorie haver 
havuto dispiacere che V. S. et Magnifici non sian del servicio et of- 
ficio loro in questa legatione restati satisfatti li esposi che cogno- 
sciuto V. 111.""^ et Magnifice Signorie la voluntà loro et havuto ri- 
specto a lo incommodo mi haviano mandato sperando il principio per 
loro datto cura li ricordi et adrizzi bastin ad portare conclusione, et 



340 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

cum minor spesa de la terra. Et chio sotto tal confidanza havia ac- 
cettato il carico, et che restava che tutti insieme a comune utilità 
et comodo de quella republica facessino quanto erano debitori e secondo 
la speranza de V. 111."'® e Magnifice Signorie. Risposen loro Signorie 
e mi detten raggione quasi de tutto il progresso de la lor negocia- 
tione perho per alchun de loro fu alquanto puntato che lo ofiìcio loro 
non si fosse havuto per accetto et che etiam costi li fossi statto tri- 
buto biasrao. Il che comprehendo per lettere de costi li sia stato 
scritto et che non sapeva che bailia io havessi quasi inferendo che 
io dovessi in queste pratiche separarmi da loro e vedendo quanto 
importassi replicai non essere venuto a farmi rendere raggione, ma 
solo a continuare quel che per loro Signorie era stato cominciato et 
cum el modo a me possibile dimostratoli che io non ho altra com- 
missione che quella han havuto loro Signorie et che io del tutto son 
remiso a loro da li quali depende lautorità conseglio et adiuto de 
questi negocii, et che solo a me è datta in loro absentia, perchè sino 
sono tutti presenti siamo in un grado, chome importa il tenore del 
mio mandato et che assai mi meravigliava che loro Segnorie per re- 
latione de persona alchuna havessin sospitato simil chosse per che 
tale è lautorità loro amor et interesse, in le chosse de la cita et 
altre parte che ne per inclination niun più affetionato ne per pru- 
denzia più atto et per interesse potria più haver necessità de procu- 
rare lo universal util et comodo quanto loro Signorie si chome per 
relation de tutti et per effecto era conosciuto, et cura simil et altre 
raggione procurai levar de mente loro simil intentione. Poi dattoli 
la lettera de V. 111.""^ et Magnifice Signorie hano de novo conside- 
rato che gionto qui loro siano revocati et si e quamodo renovato le 
pratiche de sopra perho tra loro, è siandomi stato questo referto dal 
Magnifico Messer Paolo Battista li ho fatto cognoscere questo non 
essere processo se non che chossi bisognava far volendoli revocare, 
ma non già che quelle chosse che accadesse mentre loro signorie fos- 
sero qui non si facessero cum intervento loro. Et per comprobation 
de questo li ho mostrato la mia instrutione in quella parte del terzo 
articolo dove espressamente si dimostra questa essere stata intentione 
de V. III."'^ e Magnifico Signorie qual è restato satisfatto et il me- 
desmo faro doman cum li altri Signori indicando in gratia proposto 
non resti in loro simil impressione, maxime havendo loro Signorie 



NOT. E UOC. DRLLE RELAZIONI DI GEìNOVA CON BOLOGNA 341 

per intentione fatto quel eh' e in man loro. Circa lo pratiche havuto 
in li articuli quanto al primo de la chossa de saona. dicevo loro mai 
ha ver sci'itto ne inteiso che de jurisditione, de saona si havessi a far 
compromisso, e, quantunque io habbi affermato haver udito le lettere 
dican de no, e, che son cognoscenti che de la iurisdizione non era da 
far compromisso. Quanto a li damni che sperano quale chessa potessi 
portar termino cum francia del che a loro era fatta grandissima in- 
stantia, siando questa praticha mossa da soe Santità e Maestà, loro 
son stati constretti a scriverne a V. Ill."'e et Magnifice Signorie, e, 
che le lettere non refferivan alchun consentimento loro in tal com- 
promisso ma simplicementi quel a loro era expresso expettando in 
tutto risposta da loro. Questa parte la ho excusata cum dir creder 
che chossi sia perho che bisogna non sia chiaramenti stato in le let- 
tere expresso ho forsi mal inteiso, e, per dir la oppinione mia credo 
che sapendo loro il concetto de le 111."'^ et Magnifice Signorie Vostre 
determino cum il X"'^ e vedendo quanto importa et la instantia fatta 
habbino a questa praticha datto orechie, e, tanto più quanto che qui 
da ogni uno eran continuamenti sbatuti che tal dispension portassi 
in quiete a la Italia, e, conservassi cause de discordie: il che per 
quelli che eran deputati et altri; sento molte fiate li sia stata im- 
properata, e benché loro a lo incontro habbino difeiso perho non ho 
mancato de operar in loro de esser più desiderosi che per ogni via 
si cerchassi de terminar tal pendentia, e per quanto resto certificato 
cum quella dilligentia, fatica et industria che possibil fossi e come 
conveniva al debito de la patria benché forsi sian alchune volte po- 
tuti esser superati de argumenti del che non ho voluto mancar dar 
noticia a V. IW."'^ et Magnifice Signorie acciò comò advertite possine 
governar tutto chomo si conviene a lor prudente conseglio : Circa la 
liga hano assai debatuto circa la soma preseverando loro in non voler 
passar la soma de S." VI et a la fin lie stato improperato loro dif- 
ficultar il negocio attento che de costì la bailia era de otto millia et 
e verisimil tal adiuso sia venuto de costì. Non è manchato dexonten- 
tamento che in la somma de li scuti XXV millia non si consenta 
ultra il termino de uno anno ; perho par si sia excusata cum dir non 
portar la bailia de V. IH."'® et Magnifice Signorie farlo per più tempo 
il simil é seguito de la somma preditta: per che allegando loro che 
la possibilità nostra non porti de tanto: li sono più chesse state ri- 



342 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

sposte e par non ne sia restata molta bona satisfatione perho questa 
sera molto facil a diffender per molte altre ragione che bisognando 
si addurano : Non mancherò de dir che quanto a la conclusione de 
la liga dubito non si potrà altraraenti cautellar a beneficio nostro de 
quel è stato per lor Signorie concluso che per quanto intendo tanto 
fastidio ha portato il tratar di questa praticha che non patisie in 
parte alchuna altro assotiglamento et havendo io conforto cum li no- 
stri Signori ambas'^iatori de cautellar che quando quel chi resterà 
capo de la liga, non cullassi, o, differissi secondo li bisogni provedere 
che sia in man nostra farlo, e che si babbi la spesa ad esser com- 
pensata cum la somma che per noi si harà a paghar, par a loro non 
parlarne per li rispecti preditti: il medesmo dico de la declaratione 
che la diffeisa se intenda chossì per mar corno per terra secundo 
porterà necessita de chi volessi offender, del che ho voluto dar noti- 
eia acciò intendano per un' potersi mal portar giovamento a tal ne- 
gocio: sento etiam sia soa Maestà non ben satisfatta che non si sia 
fatta la declaratione de subditi; non tanto per che pensassi per tal 
via far aquisto, o, a voi preiudicio quanto che reputi non si con- 
sulti ben la nostra utilità, e, benché lor Signorie dican haverli alle- 
gate molte ragione perho par soa Maestà non babbi al tutto deposto 
la impression ; Anci per quel refferen havuto le lettere de lo 111.'"° 
Capitaneo in simil pratiche letto le hebbe, resto alquanto sospeiso, e, 
cossi si è restato del che tutto ho voluto dar adviso a V. 111.""^ et 
Magnifice Signorie per che attento la comission mia non par a pro- 
posto da me intrarli che quando da loro fossi proposto resto assai 
prompto a posser de tutto satisfar cica le preditte pratiche, e, audito 
quel che a loro è stato centra noi allegato, stimo si possi la chossa 
nostra ben iustificar. Perho se per remaner tal impression de mente 
de soa Maestà paressi che io iustificassi la causa nostra, potran Vostre 
IH."'» et Magnifice Signorie ordinar et si- farà. Hier visitarne soa 
Maestà et exposto quanto per V. Ill.°>e et Magnifici Signorie è stato 
ordinato: ha in soa risposta dimostrato la solita affection et cura de 
quella repubblica et havendo dimandato questi Magnifici Signori li- 
centia, richieste che poi che la liga fra uno o dei giorni era per com- 
pirsi volessin expetar de intervenirli, e, tal richiesta alquanto diffe- 
rirà lor partensa, perlio non molto, che quando più oltra fossi per 
differirsi. Giove che viene ad ogni modo si metterano in camino : non 



NOT. E DOC, DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 343 

si è entrato per adesso in altre pratiche non convenendo al loco, 
tempo e comision data; Havemo etiam visitato la Santità de Nostro 
Signore et . . . quali per comune opinion e parso visitar, e, da tutti 
havuto risposte cerimoniose in forma; la partensa de soa Maestà al 
più presto sera lunedi che viene berchè alchuni la stimano più longa: 
perho non pò molto più ultra prolongarsi : Questi Signori han obte- 
nuto da Soa Santità la reserva per R/'o archiepiscopo coUectori de 
ducati 300, e tratta per soldi X de frumenti : si che circa epse pra- 
tiche non resta a me che fare altro non mi occorre al presente che 
ricomandarmi in grafia de V. 111.'"^ et Magnifice Signorie. 

In Bologna a XXV di febrario 1533. 

Adì 26 del detto la seira; la presente havia preparato sperando 
haveire modo de mandarla qual vedendo al tutto manchare poi che 
non lie necessita di expedire in dilligentia, e, (juel che occorre, e, 
condecente pervenga a noticia de V. 111."'® et Magnifice Signorie ho 
deliberato mandare il presente acciò non manchi quelle habino noticia 
del tutto. Questi Magnifici Signori procurano haver licencia e libera- 
tion da lo intertinimento de soa Maestà stato di novo confìrmato 
non si partine e hogi era stato ditto che si concluderla; e pur non 
è seguito, e, soa Maestà quasi cum indignation ha hoggi pubblicato 
voler partire domane, e, benché comune opinione sia non debia se- 
guire, si comprehende perho restare irresolutione in quel che si 
praticha. 

La causa del detenimento de li oratori comprehendo sia che cossi 
accomodi a soa Maestà e apontandosi cum intervento loro io solo 
servirò a far più numero de persone, e, partendosi farò chiarir quel 
che è concluso acciò poi che la conclusione e fatta non possi qui 
esser dissenso in quel è concluso, ne costi fattomi obiectione che sia 
variato quel che per loro fossi stato apuntato; Quel che porti il.... 
resolutione: dubito sia diffidanza tra le parte qual forsi e . . . . più 
raggione de quel seria il bisogno de tutti perche al ... . la suspi- 

tion porta la conclusione del matrimonio col fig X.""^ non 

si purga già per una fragil liga et al p sento che resti di- 
scordia ne li mezi per li quali si tratta la composition tra soa San- 
tità et il duca di Ferrara: qual etiam credo sia per addure più in- 
trinco che non si stima di modo che non obstante che ogniuno indi- 



344 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

chi la partensa de soa Maestà presto, io son de oppinione che debia 
esser più longa ho vero acellerandossi non sia per haveire longa ob- 
servantia per che non si vede in le pratiche sincerità de intentione 
ma arte per satisfore apparrentementi a quelli segni che per raggione 
possine disturbar lo apontamento et a me parerà pur per quel rixico 
corre quella repubblica cum soa Maestà seria a proposto farli inten- 
der perho siando qui novo et questi Signori presenti, e, non portando 
la mia comission tanto avanti per adesso ho voluto prima scriverne, 
e, secundo la risposta determinare quel indicare a beneficio de quella 
repubblica: sia a proposto, stimando il tempo patirà poter haver tal 
risposta nauti si partiamo benché questo sia centra la opinion de 
tutti, ed il successo comprederà qual sia megliore del qual continua- 
mente tenero quelle advisate ale qual iterum mi ricomando. 

Di V. 111.""^ et Magnifico Signorie Servitor 
Hieronimus de Furnariis 

Archivio di Stato in Genova, Lettere a Principi etc, Filza 
n.° 2798 C. 



LIV. 



1569. 12 Febbraio. 

Lettera di G. B. Doria, governatore di Bologna al Doge e Senato 

di Genova, per la causa contro i Fieschi. 



EcC"' et III.'"' S." miei Oss.*"' 

Alla riceuuta della lettera di V. Ecc.^a et di V.V. S.S. lU.-^^ io 
ho fatto chiamare a me doi o tre di questi dottori di Collegio, et 
con loro ho fatto 1' offitio eh' elle mi hanno cómesso in maniera che 
se si manderà à consultar qua la causa del fiesco, potranno esser 
certe eh' io hauerò notitia di tutto et che da costoro non se ne farà 
se non quel che sarà honesto et debito alla buona giustitia . et il me- 
desimo ofiitio farò anco con doi o tre altri di detti Dottori, che sono 
amici miei, acciò tutti tutti (sic) siano auertiti del desidero mio in 
questa parte. Il dargli poi adesso denari per questo conto, non saria 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 345 

in proposito, pei'che non solo non T accettariano, massime per man 
mia, ma douendo lor far l'offitio di Consultori, se l' arrecheriano a un 
mezzo affronto, onde staremo aspettando se la causa sarà mandata 
qua, et in tal caso, se all'hora io mi ritrouerò qui, starò auertito a 
tutto- quel che passerà in materia d' essa. Et se li consultori si ri- 
solueranno in fauore dell' 111.™* R.oa allhora si potrà pensare a quella 
mercede et recognitione loro . che sarà giudicata onesta. Trattanto in 
buona gratia delle SS. V.V. Ill.™e mi raccomando et gli bacio la ma- 
niche il S. Dio le conserui in felicissimo stato. Di Bologna il XII di 
febraro MDLXIX. 

Di V. Ecc.^a et VV. SS. Ill.-ne 

obb. seruo 



Gio. Batta Doria 
Archivio di Stato in Genova. Litìerarum, Filze 1567-1570. 

LV. 

1569. 5 Dicembre. 
Altra lettera di G. B. Doria relativa alla stessa pratica. 



EcC"» et Ill.«'' Sig." miei Oss.«"' 

Subito che ho riceuuto la letera di V.V. SS. III.™© et uisto quanto 
per essa mi commandano . ho usato diligenza d' intendere di questo 
figlio del Si. Gio-batta Beber consigliere di S. Maestà Cesarea che 
che studia in questa città . et essendosi ritrouato et hauendolo io fatto 
venir da me . l' ho raccolto con demosti^ationi tali . che io non ho 
saputo ueder per questa prima uolta di poter far più . et son certo . 
che per esser egli uenuto da me in bora che ui si è ritrouato gran 
numero de Gentilhomini che tanto più il Padre ne douerà hauer 
notitia, non solo da questi che stanno qua al seruigio del Giouane, 
et da un Dottor Bolognese che lo tiene in casa , quale m' ha detto 
particolarmente di uolerglien scriuere, ma da scolari et da altri della 
Natione che si trouano in questa Città. Domani uerra a mangiar 
meco et poi di mano in mano uè lo farò chiamare spesse uolte. Me 

23 



346 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

gli son offerto anchoi'a di mandargli sempre le sue lettere che scri- 
uerà al Padre con ogni diligenza, cosi per uia del Nunzio che N. S. 
tiene in Vinetia, come del' altro che sta alla Corte Cesarea racco- 
mandandolo sempre in maniera, che il Padre conoscerà che in tute 
le cose tengo gran conto di questo suo figliolo , quale mi dispiace che 
non sia di maggior età . non hauendo più de xiiij anni, ma è di 
bellissima indole et de nobilissimi costumi perchè saria capace de 
fauori maggiori , et mi potria dare più spesso occasione di preporlo 
in ogni occorrenza a tutti gl'altri che sono in questo studio, che pur 
sono signori di nobil sangue . pur io non mancherò, con tutto eh' egli 
sia cosi Giouanetto di complir seco cumulatamente mostrandogli tut- 
tauia di farlo per li obblighi che la Sig.''» in.ma ha con suo Padre, 
et per gì' ordini eh' io poi n' ho dalle S.S. V.V. 111.""^ alle quali senza 
altro bacio humilmente la mano . pregando il Signor Dio che le con- 
servi in felicissimo stato. Di Bologna il V di X.'""^ 15G9. 
Di V. Ecc.^a et VY. SS. IH.'"" 

deu.""* seruo 
Gio Batta Doria 

Archivio di Stato in Genova, luogo suddetto. 

LVI. 

•26 Febbraio 1569. 
Altra lettera sullo stesso argomento. 

Ecc.™o et 111.'"' S.""' miei Oss.""' 

Io scrissi per 1' altra mia à W. SS. lU.i^e d' hauer fatto offitio 
cen alcuni de principali Dottori di questo Collegio à seruigio della 
111."'^ Rep.'^^ in caso che S.^ M.'^ Ces.^ mandasse qui a consultar la 
causa del fiesco . promettendo io di certo che qua non si saria fatta 
risolutione alcuna senza saputa mia . et che sarei stato pronto et 
auertito à interporre la mia autorità douessi (sic) hauessi conosciuto 
che il bisogno 1' hauesse ricercato. Hora . hauendo io riceuuto 1' altra 
lero de XVIII . et uisto che rimettendosi la causa alla consulta di 
questo collegio, elle intendono che questi Dottori de quali hauremo 
da seruirci . et che s' hanno da incaparare debbano sostener aperta- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 347 

mente le parti nostre . m' occori-e dire in risposta di questo, ch'io 
non so se in tal caso questi che sono dottori di collegio uorranno 
appartarsi dal giuditio et la parte loro è di consultor et non di Auo- 
cato . pur quando uon si contentino di farlo non ci mancheranno delli 
altri dottori che non sono di collegio et sono valenthuomini elio à 
ogni mio cenno saranno pronti a seriiire con ogni diligenza in modo 
che se ne possono star secure che fino che starò qua io . potranno 
restar contente che questo giuditio si facci qui . perchè io saperò 
tutto . et starò auertito a tutto quel che conoscerò che possi apportar 
giouamento et seruizio alle lor buone ragioni. 

Et con questo fine a VV. SS. lU.'ne bacio le mani et prego da 
N. S. Dio ogni accrescimento di felicità. 

Di Bologna il di 26 di febraro . 1569. 
Di Y. Ecc.^a et VV. SS. m.">^ 

Deuotiss.'"° seruo 



Gio Batta Doria 
Archivio di Stato in Genova, luogo citato. 

LVII. 

1570. 5 Ottobre. 

Affitto dei beni del collegio Fieschi. 

♦ 

Instrumento dello affitto del Collegio. 

In nomine domini amen lllusti'es Domini Hector et Francissus 
.pater et fìlius de Flisco nobiles lanuenses Lavanie comites, tamquam 
duo antiquiores ex descendentibus quondam Domini Opizonis de Flisco 
patronique Gubernatores et administratores Domus seu collegij Bo- 
nonie Dorainorum de Flisco studentium seu studerà volentium non vi» 
dolo etc. sed sponte etc. ac alias omni meliori modo etc. titulo et ex 
causa locationis et afficti dederunt et concesserunt ac dant, locant, et 
concedunt M.*'" luris utriusque Doctori Domino Francisco Flisco q. 
M. D. Luce presenti, stipulanti et conducenti prò se et heredibus suis 
etc. Domum seu collegium studentium de Flisco cum omnibus juribus 
et pertinentijs sittum in ci vitate Bononie iuxta suos confines. Itera et 



348 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

quascumque terras et possessiones vineatas, prativas, carapivas et se- 
minativas cultasque et incultas cum domo et capsinis ad dictos lUu- 
stres dominos Plectorem et Francisciim nominibus predictis seu utrius 
ad dictam domum seu colegiura spectantes et pertinentes sitas, positas 
et consistentes in posse coraunis Sancti lohannis loco ubi dicitur in 
triacho prope castrum cognominatum de minerbi ac in posse comunis 
Cassani territorii Bononie iuxta suos confines. 

Ad habendum, tenendum, gaudendum, possidendum et usufruc- 
tuandum et quicquid verus quilibat affictuarius et arrendatarius de 
se sibi in similem locationem et affictum data et concessa tacere po- 
test dicto locationis titulo faciendum . etc. Pro annis tribus proxime 
venturis incipiendis die prima mensis novembris proxime venturi anni 
presentis. 

Pro afRctu et arrendamento ac nomine afficti et arrendamenti 
scutorum decentorum octoginta quinque aurl in auro singulo dictorum 
trium annorum dandorum et solvendorum per dictum M/""" dominum 
Franciscum et dictos heredes suos dictis III. Dominis Hectori et Fran- 
cisco dictis nominibus seu legitlma persone prò eis civitate lanue in 
fine cuiuslibet dictorum annorum trium omni excepcione et contra- 
dicione reraotis etc. reservato quod prò predicto affictu non possit 
cogi ad solvendum nisi in festo nativitatis Domini nostri Ihesus Christi, 
ex inde venturi . ellapso dicto primo anno. Promittentes et solenniter 
convenientos dicti Illustres domini Hector et Franciscus dictis nomi- 
nibus dicto M.'^° domino Francisco presenti et ut supra stipulanti 
dictam domum seu coUegium ac dictas terras et possessiones ut su- 
pra affictatas et arrendatas eidem M.'^° domino Francisco sub modis, 
formis, pactis et conditionibus sapra et infrascriptis, per dictos annos 
tres eidem M..^° domino Francisco et dictis heredibus suis dimittere 
et non aufferre non impedire nec subtrahere neque aufferenti, impe- 
dienti vel subtrahenti modo aliquo consentire penslonem et affictum 
predictum non augere et pacta non mutare durante tempore presentis 
locationis, imo potius legitime defendere, expedire, authorizare et di- 
sbrigare a quibuscunque persona et personis, comuni, corpore, collegio 
et universitate expensis propriis dictorum domino Hectoris et Fran- 
cisci dictis nominibus. Remissa eidem M.^" domino Francisco et dictis^ 
heredibus suis necessitate denuntiandi et adpellandi et versavice dictus 
dominus Franciscus recipiens et acceptans huiusmodi locationem et 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 349 

afRctum sub raodis, formis, pactis et conditionilnis supra et infra- 
scriptis, sponte promisit et convenit dictis Illustres dominis Hectori 
et Francisco dictis nominibs presentibus et ut supra stipulaiitibus 
dictam domum seu collegium ac dictas terras et possessiones ut supra 
locatas et affictatas eodem titulo diete locationis et afficti a dictis 
domino Hectori et Francisco dictis nominibus per dictos annos tres 
tenere et conducere, singuloque ipsorum annorum trium dictis do- 
rainis Hectori et Francisco dictis nominibus seu persone legitime prò 
eis in civitate Genuedare et solvere dictos scutos ducentos octoginta 
quinque auri in auro temporibus predictis, dictamque domum seu 
collegium ac terras et possessiones ut supra locatas et affictatas non 
deteriorare nec devastare imo potius meliorare et bonificare et ar- 
bores ac vineas in locis condecentibus planctare et allevare, ac in 
bono et condecenti statu raanutenere de omnibus et singulis neces- 
saris et opportunis instar etiam boni coloni expensis propri) s dicti 
M.*'° domini Francisci et dictorum heredum suorum, et in fine tem- 
poris presentis locationis et afflcti predictam domum seu collegium 
ac terras et possessiones ut supra affictatas et arrendatas restituere 
et relaxare potius melioratas quam deterioratas ac in pace et sine 
litte omni excepcione et contradictione remottis etc. 

Acto etiam pacto expresso, quod casu quo durante tempore pre- 
sentis locationis et afflcti (quod deus advertat) bellum seu tempestas 
vel pestis quod tali casu dicti Illustris domino Hector et Franciscus 
dictis nominibus teneantur et obligati sint deducere et diffalcare ex 
summa predicta quicquid et quantum ajure perrnittitur deducendum 
et diffalcandum esse, quia sic conveutum extitit de acordio. 

Declarato etiam quod dictus M.*^" dominus Franciscus possit et 
valeat ac ei liceat si eidem videbitur et placuerit dictas terras locare 
et concedere durante tempore presentis locationis alij persone seu 
personis eidem benevisis. Domum vero non possit alteri locare nisi 
de expressa licentia ipsorum Illustrium dominorum Gubernatorum. 

Item pacto expresso quod dictus dominus Franciscus teneatur et 
sic proraissit traddere et consignare in civitate lanue predictis Do- 
minis Gubernatoribus rubos duos salaminum bonorum et bene con- 
ditionatorum omni anno durante dieta locacione. Que omnia et sin- 
gula in presenti instrumento contenta dominus domino Franciscus prò 



350 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

se et heredes suos promisit et promittit attendere, observare, adim- 
plere et non contravenire etc. etc. 

Obligat se et bona sua mobilia et immobilia presentia et futura 
etc. Et speciali ac expresse ita tamen etc. participationem quam ha- 
bet, tenet et possidet in castro et jurisdictione Savignoni tam in ho- 
magio quam incabellis, pedagio et molendinis et alijs intratis publicis 
etc. ac etiam omnes demos et possessiones quas habet tam in civitate 
lanue quam in loco Savignoni cum omnibus juribus etc. Que bona 
constituit etc. 

Acto pacto expresso solenni stipulatione .... tam in princlpio,- 
medio quam in fine presentis contractus quod dominus M.''° domino 
Franciscus possit et valeat detinari occasione premissorum et se ac 
bona sua arrestari tam lanue, Bononie et Savignoni quam ubique lo- 
corum et quacumque mundi parte etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. 

Et ulterius prò maiori cautella prefatorum lUustres doraiaos 
Hectoris et Francisci partibus et mandatis prefati M.*"' domino Fran- 
cisci intercessit et fideiussit ac intercedit et fideiubet M.""* dominus 
Damianus Fliscus eius frater ibidem presens et qui sciens se non 
teneri nihilominus volens teneri etc. sponte etc. principaliter et in 
solidum prò ipso domino Francisco promissit et promittit et se obli- 
gavit et obligat versus predictos dominos gubernatores presentes etc. 
in omnibus et per omnia prò ut supra promissit et obligatus est do- 
minus domino Frnnciscus sub hypoteca et obligatione omnium bono- 
rum suorum etc. Et specialiter ac expresse ita tamen etc. participa- 
tionis quam ipse dominns Damianus habet, tenet et possidet in castro 
et jurisdictione Savignoni tam in horaagio quam in cabellis, pedagio, 
molendinis et alijs intratis publicis etc. ac etiam eius demos et pos- 
sessiones quas habet tam in civitate lanue quam in loco Savignoni 
etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. 
Acto pacto expresso etc. qued casu quo dominus domino Damia- 
nus in aliquo molestaretur occasione dictorura fictuum quod possit 
dominus peccunias capere ad cambia et ipsas cambiare et recambiare 
risigo semper et periculo ac damno et interesse domini domino Fran- 
cisci qui promittit damna cambia, damna et interesse soluere domino 
domini Damiano una in sortem. principali et ut supra obligatus est 
etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 351 

Actum Savignoni in camera sale palati! predicti Illustris domini 
Hectoris sub anno dominice nativitatis millesimo quingentesirao sep- 
tuagesimo inditione tertia decima, die vero iovis quinta mensis octo- 
bris in vesperis etc. 

Presentibus testibus domino Augustine Flisco Maraffo quondam 
Io. Laurentij et domino Vinoentio Gerbino domino Io. Bapte cive Bo- 
iionie ad premissa adhibitis. vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra. 
Hieronimus Bononiensis notarius rogatus prò fide. 

Archivio di Stato in Genova, notaro Marcantonio Molfino, filza I. 

LVIIl. 
1597. 28 Aprile. 

Patente del Doge e Senato di Genova, con cui nominano Giacomo 
Ligalupi, cancelliere della Repubblica, a loro procuratore nella 
causa di Pornassio. 



Dux Gubernatores, et Procuratores Reipublice Genuensis. Confisi 
de integritate, et prudentia M.^' lacobi Ligalupi unius ex Cancel- 
lariis et Secretariis Reipublice nostrae eundem Magnificum lacobum 
sponte et omni eo meliori modo quo possumus, facimus, constituimus, 
creamus et solemniter ordinamus nostrum et prefate Reipublice ue- 
rum, certum et legitimum nuntium ac procuratorem, actorem, fac- 
torem, et negotiorum infrascriptorum gestorem et quicquid melius 
dici fieri, et 9sse potest specialiter et expresse ad nomine nostro seu 
prefate Reipublice cumparendum coram perillustri Collegio peril- 
lustrium et Eximiorum Doctorum Civitatis Bononiae et coram eo seu 
eis presentandum processum et acta facta coram perillustribus Lo- 
disio Morotio, et Stephano Lazania lureconsultis tamquam arbitris 
et ludicibus electis Inter serenissimum Ducem Sabaudiae ex una, et 
nos seu prefatam Rempublicam ex altera, uirtute litterarum patentium 
tam prefati serenissimi Ducis quam nostrarum in processu ipso pre- 
sentatarum et registratarum, presentandumque etiam una cum dicto 
processu acta et scripturas in dicto processu et actibus productas prò- 



352 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGiNA 

cipue et exhibitas per procuratorem nostrum et de dieta presentatione 
fieri instandum et faciendum scripturam publicam etc. 

Presentibus ad cautelam M. Io. Andrea Costa uno ex dictis can- 
cellariis et Secretariis et Andrea Borsoto notario et subcancellario, 
Ciuibus Genuae testìbus uocatis, et rogatis. Datum Genue in Palatio 
nostro Ducali die XXYIII Aprilis MDLXXXXVIJ. 

Vincenti US Bottus Canc.^ et Sec,'"^ *. 
' Copia autentica a mie mani. 

LIX. 

1598. 16 Gennaio. 

Patente di Carlo Emauele, duca di Savoia, con cui nomina suoi pro- 
curatori, per la causa di Pornassio, Gio, Francesco Gratto e Do- 
menico Medici. 



Carlo Emanuel per gratia di Dio Duca di Sauoia, di Chablais, 
d'Auosta et del Geneuese, Principe et Vicario perpetuo del Sacro Ro- 
mano Imperio ecc. 

A tutti sia manifesto, eh' essendo lite, et controversia fra Noi, 
et la Repubblica di Genoua per causa del luogo di Pornasio Diocesi 
d'Albenga, nella quale di comun' accordo siano stati deputati due 
Giudici, ciò è, uno per ogni parte, auanti li quali sia stato formato 
il processo, detto, dedutto, et produtto per ambe le parti nel peti- 
torio, et possessorio respettivamente ragioni, e scritture, come in detto 
processo appare, con dichiaratione, che non essendo detti due Giudici 
concordi nel giudicare, rimettessero la causa, atti, et processo al Ve- 
nerando Collegio de Dottori della Città di Bologna, sopr' arbitro, et 
Giudice da dette parti communemente eletto. Il che essendo seguito 
conforme alla detta loro commissione. Et perciò volendo Noi proueder 
di persona, che compari auanti detto Colleggio, et facci quanto si 
deue per la determinatione d' essa lite, et controversia , informati 
della prudenza, saper, et integrità delli Magnifici Gio. Francesco 
Gratto, et Dominico Medici, Procuratori in detta Città, gii habbiamo 
constituiti, et deputati, come per tener delle presenti spontaneamente 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 353 

di nostra certa scienza gli constituimo, et deputiamo ogn' un di loro 
per il tutto, Procuratori, attori, et fattori a comparer in nome nostro 
auanti il sudetto Venerando Colleggio, et presentar, et produrre il 
sudetto processo, ragioni, e scritture iui esibite, et designate, et far 
instanza, che per detto Colleggio si doni sentenza, diffinisca et deter- 
mini la detta lite et controversia, come gli parerà per ragione et 
giustitia, et far, dir, allegar per essi, et ciascun di loro, tutto ciò, 
che sarà spediente, et necessario per la causa sudetta, ancorché fosse 
cosa tale, che richiedesse più special possanza. Promettendo noi in 
parola di Prencipe d' haver rato, et grato tutto ciò, che per essi Pro- 
curatori, et ciascun di loro sarà fatto, detto, procurato, et negociato, 
con possanza anco di sustituirvi per essi, et ciascun di loro, altri 
Procuratori, i quali habbiano la moderna autorità, et possanza, et 
con le rilleuationi, rathiabitioni, et ogn' altre clausole attorno a ciò 
necessarie, et opportune, le quali s' habbino qua per espresse. In fede 
di che abiamo firmate le presenti di nostra propria mano, sottoscritte 
dal nostro Gran Cancelliere, et sigillate col nostro sigillo. Dato in 
Chiamberi li sedici di Genaro M. D. nouanta otto '. 

LX. 

1597. 2 Maggio. 

Lettera del Doge e Senato di Genova al Priore 
del Collegio canonico dello Studio di Bologna. 



Molfll!.''® et Eccel.»"» Signor 

L' Honorato et ben dovuto luocho che v. s.In cotesto Molto Il- 
lustre et Eccellentissimo Collegio tiene, ci porge hora, che restano 
rimesse in esso certe deiferenze che sono fra il signor Duca di Sa- 
voia et noi per conto del luocho di Pornassi antiquissimo feudo della 
repubblica nostra di pregar v. s. come facciamo sii contenta d'hauer 
per raccomandato la giusta causa che hauemmo accioche conforme a 
giustitia sii conosciuta et presto ispedita che lo riceueremo a molto 
gusto per rimostrarne effetto reappresentandocisi occasione di suo 

' Copia a mie mani. 



354 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

comodo come più le dirà il segretario Legalupi che mandiamo costi 
per tal negotio et dio la conservi. 

Di Genova a 2 moggio 1597. 

D. V. S. Molt' Ill/« et Eccel.'"a 

Amorevolissimi 

Il duce e gover/'^ della Rep.<=^ di genoua 

Vin.o Botto seg.rio 

Archivio di Stato in Bologna - Liher secreius iuris ■pontificii . 
1575-1598 . pag. 155. 

LXI. 

1597. 2 Maggio. 

Altra lettera ai dottori del collegio canonico e civile. 



Molto lU.r' et Eccel.i'' SS." 

Avemo reputato a molta ventura che certe difterenze che ver- 
tono fra il signor duca di Savoia e noi per causa del luocho di Por- 
nassio feudo antiquissimo della Repubblica nostra, resteno commesse 
nelle SS. YV. Molto Illustri, sicuri che la giustitia che teniamo debba 
esser conosciuta da loro ne quali concorre tanto valore et tanta in- 
tegrità e terminar queste differenze e perché questo negotio e la ispe- 
ditione di esso molto ci preme habbiamo datta cura al caro et amato 
nostro Giacomo Legalupi uno de Segretari nostri che se ne venghi 
costi a presentar il processo et far quelli atti che scranno necessari. 
Esso si presenterà a VV. SS. Molto Illustri . le pregiamo ad udirlo 
volentieri et hauerlo per raccomandato che alle SS. VV. Molto Illustri, 
ne sentiremo obligo particulare. Di Genova a 2 di Maggio 1597. 

Di VV. SS. Molto lU.i-i et Eccel.i'« 
Amorevolissimi et affet.™' 
Il duce e gover.""' della Rep.^'* di Genova 
Vin.° Botto seg.<' 

Archivio e luogo suddetto. 



NOT, E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 355 

LXII. 

1597. 29 Giugno. 

Lettera del cardinale Aldobrandini ai dottori bolognesi 
per la Causa di Pornassio. 



111.'"' et ecc."™' SS." supponendo le SS. VV. siano molto bene 
informate della causa che fu compromessa in loro, et dal signor Duca 
di Savoia et dalla Republica di Genoa sopra il Dominio della terra 
di Prazzano (sic) non entrerò nelli meriti di essa ma le dirò solo che 
N. S. mi ha ordinato di significar alle SS. VV. che la uedano dil- 
ligentemente come spera nella integrità et valor loro che farraao : 
comanda bene. S. B."® che proposto ogni interesse daparte ne ven- 
ghino alla speditione con i meri termini di giustitia senza alcuna 
mira particolare et senza riguardo di qual si uoglia fauori. Insomma 
uuole S. S.'-'^ che tenghino le persone de giudeci sinceri ed incorrotti 
afin che del giudicio che nassera dalle loro resolutione apparisca al 
mondo la loro integrità et che le parti con bona ragione si rimet- 
tono, si quietino totalmente in esso che è quanto ho da dirle eoa 
questa et per fine me racomando alle SS. VV. con tutto l' animo. 
In Roma li 29 di Giugno 1597. 

Al piacer delle SS. VV. 

Il cardinale Aldobrandini. 

Archivio e luogo citato pag. 156. 

LXIII. 

(data di cui sopra) 

Risposta dei Dottori al cardinale Aldobrandini. 



Ill."'o e R ™o padron coli.'"" 

Se bene era debito nostro il pensier di usar ogni dilesenza, studio 
ed integrità nella causa del signor Duca di Savoia e della republica 
di Genoa compromessa in questi nostri collegii, nondimeno bora che 



356 R. DEPUTAZIONE UI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

per lettera de S. V. Illustrissima ne si aggiunge il comandamento di 
N. S. a cui dobbiamo sempre con tutte le forze nostre obedire et ser- 
uire, si accr"essce in tal modo questa volontà nostra et sentiamo to- 
talmente applicato l'animo nostro a questo negotio che non haueremo 
ne maggior desiderio ne pensiero che di terminarla in tutto conforme 
al Giusto. Sin qui sono comparsi solamente i signori genuisi staremo 
aspettando di udir 1' altra parte et poi procederemo all' espeditione 
non liauendo altra mira che l' istessa Giustitia. Cosi potessimo noi 
servir del continuo V. S. Illustrissima. Degnasi darsene occasione con 
farsi gratia de suoi comandi, che ne la supplichiamo con ogni de- 
noto affetto facendo tutti per fine humilissima i*eucrentia. 

Archivio e luogo suddetto pag. 157. 

LXIV. 
1597. 29 Giugno. 

Lettera del cardinale Gaetano ai dottori bolognesi 

con cui raccomanda la definizione della causa in favore 

del duca di Savoia. 



Il sig. Duca di Savoia mio signore di gran tempo et da me molto 
reuerito et tenuto in stima ha tanta fede nella mia servitù che si 
compiace di darmi parte nelli suoi negotii et di quanto si tracta di 
suo interesse secondo l' occasione, contentandosi insieme di valersi del- 
l' opera mia et di quello che può uscir di me in servito di S. A. la 
quale per meggio (sic) del suo Ambasciatore residente qua in Roma 
mi notiffica la differentla che ha con la Signoria per causa di giu- 
risditione, la quale differentia è rimessa si come intendo al giuditio 
delle SS. VV. II negotio preme a S. A. quale è da credere et quanto 
conviene a quel si voglia principe, si tratta di giurisditione, non es- 
sendo cosa che importi più di questa alla fama et mantenimento del 
pi'incipato si come ben sano le SS. VV. alle quali penso raccomandar 
et raccomando efiìcacemente la raggione et giustitia del S. Duca per- 
chè gli obblighi che io tengo a S. A. sono infiniti et mancherei a 
me stesso et al Giusto s' io manchasse di dar mano alle sue preten- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 357 

denze a servirla. Il S. Duca ha mostrato al mondo la opinione che 
ha del valore et integrità delle Eccellenze YV. con essersi rimesso al 
giuditio loro sopra la cognitione di causa tanto importante et è cer- 
tissimo che mai non ne resterà ingannato. Anzi per la rellatione fat- 
tami del animo di S. A. dalla viva voce del suo Ambasciatore co- 
nosco et tocco con mano che la confidenza che questo buon principe 
ha nelle SS. VV. non potrebbe esser ne più vera ne maggior di quel 
eh' è; solamente ha in consideratione l' austerità di Mons. Vicelgato 
parendoli di dover credere che se bene è prelato di ottima mente et 
ministro tanto principale di N. S. in cotesta città nella quale dà 
esempio et norma ad ogniuno di esquesita bontà et giustitia, nondi- 
meno è pur genoese anch' esso, ne solo genoese ma nobile et di casa 
patritia et che ha parte nel interesse di quella Republica, siche però 
le sarà difficile il contenersi dal favorire et servir alla patria alla 
quale siamo per raggion di natura tanto obligati che alle volte non 
è in poter nostro di denegarle ogni sorta di industria et di opera di 
spender per sin la vitta et il sangue et tute in sicurezza o almeno 
con opinione di eseguir cosa honesta et debita et di bona cosientia. 
Prego r Eccellentie VV. quanto più istantemente posso a voler trat- 
tar questa causa come mia propria et mantener le ragioni del S. Duca 
nella lor validità con fermezza con quella sincerità d' animo che è a 
loro solita pensando tuti li modi possibili et convenienti di dar sa- 
tisfatione a S. A, et in ogni caso che la causa admetta gratificatione 
domando in dono et gratia per me 1' arbitrio delle Eccellentie VV. 
che forse non haverano mai più così larga occasione di obligarrai 
come hanno al presente che tuto quelo che sucederà in serviti© del 
S. Duca sarà recevuto da me a particolar mio honor e benefitio et 
di tanto mi porrano le Eccellentie VV. dar debito, assicurandole che 
io ne sono ricordevole e conoscitor in tutti li tempi et mi raccomando 
alle Eccellentie VV. con tutto l' animo et prego N. S. Dio che le ac- 
cresca et prosperi. 

Di Roma a 29 di Giugno 1597. 

Delle EE.»'« VV. Padron osseq.'"" per seruirle. 
Il Card.i" Gaetano. 

Archivio e luogo suddetto pag. 157. 



358 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

LXY. 

1597. 29 Giugno. 

Altra lettera, ai dottori bolognesi, del cardinale Montalto, 
sullo stesso oggetto. 

» » 

Illustrissimi Signori. 

È tale r osseruanza mia uerso il S. Duca serenissimo di Sauoia 
che mi mouerà sempre di douer reputar gli interessi suoi al pari 
delli miei proprii. Imperò essendo stata compromessa nelle SS. W. 
certa causa sua con la Republica di Genoa sopra la giurisditione del 
luoco di Pornassio non posso lassiar di non incarigar loro anzi pre- 
garle come fo con ogni maggior atfecto ad auertir d'hauer nel giu- 
dicio la sola mira che si conuiene al dirritto della ragione senza che 
possa venir turbato o interrotto da qualsisia et in questo si assicu- 
rano pure le SS. W. che oltra che corresponderano alla ferma opi- 
nione che si tiene della integrità loro io receuerò particolarissimo 
gusto che il s. Duca stesso liabbia a conossere con affetto essere an- 
che con il mezzo mio stato di giovamento per la bona et retta 
aministratione della giustitia. Ciò che mi raccomando et offerisco alle 
SS. VV. di tutto cuore et desidero loro ogni bene. 

Di Roma alli 29 di Giugno 1597. 

delle SS. VV. come fratello 
II. Cardinale Montalto. 

Archivio e luogo suddetto pag. 157 v.° 

LXVI. 

1598. 24 Gennaio. 

Lettera di Andrea Basadonne, agente segreto della Repubblica di Ge- 
nova in Bologna per la causa di Pornassio. 

Bologna. 

Da Andrea Basadonne, de' 24 di Gennaio 1598. 

Alli Ser.mo et Ecc.mi Signori Duce e Governatori 

della Ser.ma Repubblica di Genova. 

Ser.mo et Ecc.mi Signori. 

L' Ill.nio Cardinale Aldobrandini accompagnato da 4000 cavalli 

fu ricevuto in quésta Città alli 20 del corrente, et alli 22 dal Ma- 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 359 

gniflco Luigi Fiesco fu al detto Signore presentata la lettera dì YV- 
SS. Ser.me con saputa et alla presenza di Monsignor Vicelegato, non 
ho potuto fin qui intendere se detto Signore habbia detto, ne fatto 
altro per la causa essendo grandemente occupati in questi negozii 
delle fanterie et preparamenti per prendere il possesso della Città e 
Contado di Ferrara, essendo anco da Sua Santità stato fatto Legato 
generale in tutte le provinole e stati della Chiesa sopra tutti gli altri 
Legati, de' quali gran dignità fu fatta hieri sera festa con segni di 
grandissima allegrezza. Ho fatto pregare a Monsignor Vicelegato che 
per se stesso, o per altro mezzo si contenti far raccordare la detta 
lettera al detto lU.mo prima che parta de qui et vado procurando 
altri mezzi perchè sia fatto il medesimo ufficio, et di quanto intenderò 
che sia seguito in questo particolare darò avviso a VV. SS. Ser.me. 
La parte contraria come già scrissi si prevale di favori grandissimi, 
et ancorché la causa della Ser.ma Republica sia giustissima e le ra- 
gioni di esse sieno state benissimo intese dal Mag.<=° Stefano Lazagna 
qual vi ha sopra dottissimamente scritto et allegato, onde questi av- 
vocati concorrono nella sentenza del detto Sig.*" Lazagna, tuttavia 
Mons."" Vicelegato et li detti Avvocati, laudano che VV. SS. Ser.me 
aiutino ancora la parte sua per quelli termini che giudicheranno con- 
venienti, et io con questa le mando i raccordi che hoggi dal Dottor 
Silvestri mi sono stati secretamente dati perchè se ne possino servire 
secondo che le piacerà, mostrando detto dottore grandissima devo- 
tione alla Ser.ma Republica, Dalla parte avversa non è stata presen- 
tata procura ne si sente che sia per far altro nella causa. Il Dottor 
Palmeri uno de' suoi Avvocati partirà de qui essendo stato fatto let- 
tore nel Studio di Fermo. Questi procuratori m'accertano che sono 
apresso vedendo e studiando le scritture et che daranno in scritto la 
loro informatione alli Avvocati prima che passino queste vacanze del 
Carnovale, et io le sono e sarò solecito e molesto perchè compliscano, 
perchè detti Avvocati mi dicono che sopra il discorso e consulta del 
Mag."^" Lazagna hanno ancora loro fatto studio et havuta considera- 
zione, et visto che haranno l' informatione de' procuratori meteranno 
in scritto i loro voti et pareri, et saranno prontissimi a proseguire 
la causa. Intanto supplico VV. SS. Ser.me si degnino fare che dal- 
l' lU.mo P. Francesco Ferrari sia commesso al Giacomo Filippo Tu- 
rini che mi sborsi i scuti cento venticinque per poter compliro con 



360 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

detti Avvocati e procuratori poiché nelle lettere per detto lUustr.mo 
scritte al detto Turini fu fatto errore, non comettendo il pagamento 
salvo de scuti venticinque come per altre mie scrissi a W. SS. Ser.me 
alle quali perfine prego da Dio ogni vero contento. 
Da Bologna li 24 di Gennaio 1598. 
Di VV. SS. Ser.me 

Umilissimo Servitore Andrea Basadonne. 

Archivio di Stato in Genova. Lettere dei ministri, Roma, mazzo l"* 

LXVII. 

1599. 21 Agosto. 
Lettera dei cardinali genovesi al Collegio canonico bolognese, 
per la causa di Pornassio. 



All' IH.""' Sig.f' come fratelli li Sig." del Collegio di Bologna. 
HLri Sig.''' come fratelli. 

Desideriamo molto che le Signorie Vostre dopo tanto tempo si 
risoluano di spedire la causa della Serenissima Repubblica di Genoua, 
che pende in cotesto collegio et perciò lo preghiamo in maggior ef- 
ficacia che ci facciano gratia di uenir quanto prima alla speditione 
di essa causa, che oltre che farano quel che e debito de justitia, noi 
tutti resteremo con obligo alle SS. VV. per la spedita et fauoreuole 
giustitia et in generale et in particulare come con questo fine ci of- 
feriamo loro di buon cuore. 

Di Roma a XXI d' Agosto 1599. 

Delle SS. Vostre IH.'' come fratelli. 

D. Cardinale Pinello, A. Cardinale Sauli. Il Cardinale 
Giustiniano P. En.** Cardinale San Marcello. 

Ci sarà gratissimo che la spediscano quanto prima et conosce- 
rano 1' obbligo se gli si hauerà. 

Archivio di Stato in Bologna. Liber secreius pontifìcii ecc. dal 
1598 al 1604, pag. 9. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 361 

LXVIII. 

1601. 24 Febbraio. 

Decreto del cardinale Alessandro Peretti, legato in Bologna, 
relativo alla causa di Pornassio. 



1601 die 24 mensis Februarii. Romae. 
Ill.™"s et R.«'"s in Christo pater et D. D. 

Alexander Perettus S. Romanae Ecclesiae Cardinalis Montaltus 
Bononie legatus, habens plenam scientiam mandati de iure non red- 
dendo ob Carnispriuium emanati a R.'"» D. Horatio Spinula ellecto 
Archiepiscopo Genuensi eins vicelegato, datati et publicati in dieta 
Ciuitate Bononiae sub die XI presentis mensis rogati per dorainum 
Stephanum Fontanam ciuem et notarium Bononiae, informatus etiam 
de causa et causis coram uenerando Collegio Eccellentissimorum Do- 
minorum luris Pontificii atque Cesarei dictae Ciuitatis uti tertio ar- 
bitro et iudice vertente inter Serenissimum Dominum Ducem Sa- 
baudiae ex una et Serenissimam Rempubllcam Genuensem ex al- 
tera in uim compromissi et compromissorum seu dellegationura in 
dictum uenerandum CoUegium per ipsas partes bine inde factarum 
et de causarum huiusmodi stata et meritis, et precipue quod in eis 
iam diu emissa dataque fuerit utrique parti dubia iamque ema- 
narunt citationes ad audiendam sententiam uel laudum ut latius ap- 
parerò debet in actis dominorum Victorii Barbadorii et Vincentii Or- 
landini dicti CoUegii notariorum, mota proprio et ex certa scientia 
ex abundanti et omni meliore modo, declarauit causam et causas 
predictas non fuisse nec foro nec esse comprehensas sub dicto man- 
dato de iure non reddendo, immo ad cautellam et si et quatenus 
opus sit eidem mandat et feriis quibuscumque Carnispriuiis a Sta- 
tutis Bononie destinatis et introductis in causa et causis huiusmodi 
derrogauit, statutis et mandato predictis et caeteris quibuscumque 
contrariis non obstante quibus omnibus prò hac uice dumtaxat et ad 
effeetum presentium et omni etc. 

Cardinalis Montaltus 

Archivio e luogo suddetto. 

24 



36'45 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

LXVIIII. 

1601. 6 Luglio. 
Lettera del papa Clemente Vili, ai Dottori bolognesi , 

per la causa di Pornassio. 

* 

♦ ♦ 

Dilectis fìliis doctoribus et collegio iuris consultorum 

civitatis nostra Boaoniae. 

Clemens Papa Vili. 

Dilecti filli saluterà et apostolicam benedictionem. Araamus nos 
nos quidem paternu affectu nobileno virum Carolum Eraanuelem Sa- 
baudiae Ducem , sincera item charitate complectimur in domino no- 
biles viros Ducem et Senatura Remque publicam Genuensem, sed 
quia ambos ut Catholicos principes et fìlios nostros in Christo amore 
consimili prosequiraur, tanto propterea cupimus magis iura contro- 
uersias ad aequam lustitiae lancem expandi. Vos igitur in ea causa 
quae Inter eosdem principes agitatur quaque vestro insigni collegio 
commissa est uia regia incidentes nec usque deflectentes id agite quod 
ius postulat et iustitia requirit quam sane iustitiae date operam ut 
recto administretis sic enira rectum ut vos decet et iustum iter te- 
nebitis ut muneri atque offìtio vestro egregie satisfaciatis. Datum Ro- 
mae apud Sanctum Petrum sub annulo piscatoris. Die sexta iulii 
MDCI . Pontificatus nostri anno decimo. 

Archivio di Stato in Bologna. Libro S. n.*' 5 Processo ecc. nella 
causa vertente fra il S."*" Duca di Savoia ecc. 

LXX. 

1601. 24 Novembre. 
Altra lettera del Basadonne, sullo stesso oggetto. 

* ♦ 
Bologna. 

Dall' Agente Basadonne de' 24 di novembre 1601, 

AUi Ser.mi et Ecc. SS."'' Patroni mei oss."', 

li SS. Duce hon. et Procuratori della 

Ser.ma Repubblica di Genova. 

Ser.mi et Ecc. SS.''' Patroni miei oss.""' 
Per la mia lettera delli 19 del corrente avvisai VV. SS. Ser.me 
della nuova instanza et protesta fatta per li Agenti del S. Duca di 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 363 

Savoja contro li Notari del Collegio de Dottori perchè debbano ri- 
porre e conservar negli atti della causa la scrittura de pretesi voti 
che dicono esser stati dati dal collegio nella caosa di Pornasio, et 
non deponere detta scrittura, ne rimettere in altro luogo; bora le 
soggiongo come havando il collegio in voce commesso alli detti no- 
tari, che poi di bavere loro, come pur hanno, opposto contro la detta 
sentenza, debbano consignare la detta scrittura, per doverla riporre 
nell'Archivio del collegio secondo il Docretto fatto alli XXII del mese 
passato lo quale mandai con l'altre mie copie a VV. SS. Ser.me, li 
detti Notari, non hanno ubedito anzi di nuovo li detti Agenti a quali 
verisimilmente e stato quest'ordine del Collegio palesato, hanno con 
molta prestezza, e squisita diligenza fatta instanza e protestato alli 
Dottori del Collegio separatamente che la scrittura predetta debbano 
lasciare in mano e potere delli detti notari per riponerla e conser- 
varla negli atti della caosa, et non levarla da essi, ne metterla in 
altri luoghi, pretendon essi agenti che detti voti siano stati dati da 
detti Dottori, e ricevuti dalli Notar] per decisione della caosa, et che 
non debba essere sopra ciò ordinato né innovato cosa alcuna se prima 
non si sarà havuta risposta di Sua Santità da quali dicono haver 
havuto ricorso, et come pare per la copia che viene con questo , et 
essendo questi atti fuor di giuditio, et come non intimati alli procu- 
ratori della Ser.ma Repubblica, non le possino pregiudicare e tanto 
meno perchè la verità è in contrario di quello che detti Agenti hanno 
presupposto, della validità di detti pretesi voti come dal processo 
consta, de quale mando copia con questa. È perciò parso a Monsi- 
gnore lU.mo vicelegato, al quale è stato partecipato ogni socesso, et 
Procuratore Buratti che non si debba fare per parte nostra opposi- 
tione alcuna giudiziale, né mostrar di haverne scienza alcuna. Hab- 
biamo però detto Procuratore ed io del continuo vigilato, per sapere 
segretamente quanto è passato poiché .... che fu alli 21 del pre- 
sente alla sera havendo il collegio discorso sopra la detta protesta 
fatta contro li dottori et deliberato, per quanto ci fu detto dalli Dot- 
tori Procchio et Tignoso che si dovessi scrivere in nome del Colle- 
gio all' 111. ""o Cardinal Bianchetti, tutto quel che si era fatto intorno 
questa caosa affinché né informassi Sua Santità et che la detta scrit- 
tura de pretesi voti, si havessi a riporre, e conservare segreta et 
sigillata con sigillo de Dottori assonti dal Collegio in una cassa sotto 



366 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

IH.» D. Gozadiuus 

Attentata extare ex ... . privillegio l'evocanduin mandatumque 
de manutenendo Ser.""* Duci concedendum, partesque ab omni pena 
absolvendiim in alliis et prò .... prout in voto Excell.™' D. Buccaferri. 

III.""'^ D. Gratus 

Attentata non .... nec minus mandatum de manutenendo ipsi 
Ser."" D. Dnci sed Serm.'"''^'" Rempublicam in possessorio ordinario 
quo ad locum Pornasiura et superioritatem ipsius concedendam esse; 
in petitorio autera iura utrique parti conservanda .... ab omni 
pena omnes absolvendos. 

111."* D. Marescottus 

Attentata .... Ser.""' Ducis in primis .... revocandum man- 
datum de manutenendo illi esse concedendum cum inibitione in forma 
sub pena de qua in compromissis, reservatis iuribus utrique parti in 
possessorio ordinario et petitorio cum absolutione ab expenso. 

111."* et Rev."!"'^ D. Scapius 

Hec in voto R.™' D. mei Grati tantum addendo quod si Ser."*"^ 
D. Dux vult infeudari a Ser."'* Republica et recognoscere omnia in 
superiori dominio uti factum fuit Ioanni Ant.° Ce conce- 
dendum ambas partes ab omni pena absolventes. 

IH mus D_ Archiepiscopus bononiensis 

Ego sum in voto nulla extare attentata et si que extarent, re- 
servanda esse in fine iuditii discucienda et non esse concedendum 
mandatum de manutendo petitum a Ser."*"^ Duce Sabaudie, ac Ser.""^™ 
Rempublicam esse restituendam in plenam possessiouem partis Por- 
nasii petite et generaliter quantum opus sit manuteneneam cum omni- 
bus iuribus et pertinentiis suis, iuraque in petitorio reservanda utri- 
que parti, partesque ab omni pena ex iustis causis absolvendas, et 
quia sum ultimus in dando votum et video ex votis datis non esse 
equalia, unde secundum constitutionem difFerenda est expeditio cause, 
interim sum in voto quod ex.'^'' patres tractent inter Ser.'"'"" Rem- 
publicam et Ser.™"'" Ducem aliquam honestam concordiam, et si fieri 
possit concordia perficiatur, ad evitandum quodcumque scandalum quod 
posset oriri occasione litis. 



NOT. K DOC. DELLE KELAZIOiNI DI OENOVA CON HOLOtiNA 'AGI 

Archivio di Stato in Bolog-na. En/t Autonomi, Collegi dello Stu- 
dio, busta S, N." r Fascicolo di carte unite al Processo fotto nella 
causa vertente fra il Duca di Savoia e la Repubblica di Genova. 

LXXII. 



Relazione sulla legazione di Ferrara '. 



Spedisce la Città due Caualieri Ambasciatori al nuouo Legato, 
facendoseue 1' elezione dal magistrato prò tempore, e questi si fermano 
ai confini della Legazione; alzando per tale effetto un ricetto di ta- 
uole, che s' appara per seruirui anco di rinfresco S. E. quando se ne 
degni, e la sua Corte; et espongono lambasciata data loro in scritto. 
Yanno in habito di Campagna, e con le loro Mule, che seruano anco 
per più facile trasporto della famiglia di S. E. e ciò quando il Sig.' 
Cardinale uiene dalla parte di Bologna ma uenendo dalla parte di 
Romagna è spesato et alloggiato dalla Comunità, andando similmente 
gli Ambasciatori ad incontrarlo a' Confini. Il Sig.' Cardinale doppo 
sentita 1' esposizione delli Ambasciatori monta in Carrozza doue am- 
mette i medesimi Ambasciatori. Venendo il Sig.'' Cardinale da Bologna 
trouò al passo del fiume il V. Legato colla Compagnia della Guardia 
à Cauallo e con tre o quattro Caualieri. Entrò il V. Legato nella 
Carrozza del Legato ed i Caualieri in quella del V. Legato et arri- 
uati uicino a tre miglia alla Citta si trouò il Sig."" Cardinale Vescouo 
con tutta quasi la Nobiltà con Mule e Carrozze à quattro. Fatto il 
Complimento si portarono alla Città essendo il Sig."" Cardinale Le- 
gato nella Carrozza del Sig."" Cardinale Vescouo, e nella medesima 
il V. Legato, et Ambasciatori. Al Monastero di S. Giorgio uenendo 
di Rumagna, et in quello di S. Benedetto, uenendo da Bologna tro- 
uano due altri Ambasciatori in habito da Città e si partono gli altri 
due, e fatta l' adorazione al Santissimo si ritirano nelle stanze del 
Monastero, ove tanto i Signori Caniinali quanto il V. Legato si met- 
tono gli abiti lunghi col Rocchetto. Ilauendo noli' entrare nella CitUi 

' Nel ms. è erroneaniente indicato o.oimt della Legazione di Bologna. 



366 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

111/ D. Gozadiuus 

Attentata extare ex ... . privillegio revocandura mandatumque 
de manutenendo Ser.'"° Duci concedendum, partesque ab omiil pena 
absolvendum iu alliis et prò .... prout in voto Excell.""' D. Buccaferri. 

111.""'^ D. Gratus 

Attentata non .... nec minus maudatum de manutenendo ipsi 
Ser.""*^ D. Dnci sed Serm.'"''^'" Rempublicam in possessorio ordinario 
quo ad locum Pornasium et superioritatem ipsius concedendam esse; 
in petitorio autem iura utrique parti conservanda .... ab omni 
pena omnes absolvendos. 

Ill.'J» D. Marescottus 

Attentata .... Ser.»"' Ducis in primis .... revocandum man- 
datum de manutenendo illi esse concedendum cum inibitione in forma 
sub pena de qua in compromissis, reservatis iuribus utrique parti in 
possessorio ordinario et petitorio cum absolutione ab expenso. 

IH."* et Rev.™»3 D. Scapius 

Hec in voto R.">' D. mei Grati tantum addendo quod si Ser."'"* 
D. Dux vult infeudari a Ser."^^ Republica et recognoscere omnia in 
superiori dominio uti factum fuit Ioanni Ant.o Ce conce- 
dendum ambas partes ab omni pena absolventes. 

Ili miis D^ Archiepiscopus bononiensis 

Ego sum in voto nulla extare attentata et si que extarent, re- 
servanda esse in fine iuditii discucienda et non esse concedendum 
mandatum de manutendo pelitum a Ser.°»° Duce Sabaudie, ac Ser.™^™ 
Rempublicam esse restituendam in plenam possessiouem partis Por- 
nasii petite et generaliter quantum opus sit manuteneneam cum omni- 
bus iuribus et pertinentiis suis, iuraque in petitorio reservanda utri- 
que parti, partesque ab omni pena ex iustis causis absolvendas, et 
quia sum ultimus in dando votum et video ex votis datis non esse 
equalia, unde secundum constitutionem differenda est expeditio cause, 
interim sum in voto quod ex.'^'' pati'es tractent inter Ser.'"*"> Rem- 
publicam et Ser."""™ Ducem aliquam honestam concordiam, et si fieri 
possit concordia perficiatui% ad evitandum quodcumque scandalum quod 
posset oriri occasione litis. 



NOT. E DOC. DliLLK RELAZIONI DI OENOVA CON H01,O..N.\ :i67 

Archivio di Stato in Bologna. En/i Autonomi, Collegi dello Stu- 
dio, busta S, N." r Fascicolo di carte unite al Procosso fotto nella 
causa vertente fra il Duca di Savoia e la Repubblica di Genova. 

LXXII. 



Relazione sulla leiiazione di Ferrara *. 



Spedisce la Città due Caualieri Ambasciatori al nuouo Legato, 
facendosene 1' elezione dal magistrato prò tempore, e questi si fermano 
ai confini della Legazione; alzando per tale effetto un ricetto di ta- 
uole, che s' appara per seruirui anco di rinfresco S. E. quando se ne 
degni, e la sua Corte; et espongono lambasciata data loro in scritto. 
Yanno in habito di Campagna, e con le loro Mule, che seruano anco 
per più facile trasporto della famiglia di S. E. e ciò quando il Sig.' 
Cardinale uiene dalla parte di Bologna ma uenendo dalla parte di 
Romagna è spesato et alloggiato dalla Comunità, andando similmente 
gli Ambasciatori ad incontrarlo a' Confini. Il Sig."" Cardinale doppo 
sentita 1' esposizione delli Ambasciatori monta in CaiTozza doue am- 
mette i medesimi Ambasciatori. Venendo il Sig."" Cardinale da Bologna 
trouò al passo del fiume il V. Legato colla Compagnia della Guardia 
à Cauallo e con tre o quattro Caualieri. Entrò il V. Legato nella 
Carrozza del Legato ed i Caualieri in quella del V. Legato et arri- 
uati uicino a tre miglia alla Citta si trouò il Sig.' Cardinale Vescouo 
con tutta quasi la Nobiltà con Mule e Carrozze à quattro. Fatto il 
Complimento si portarono alla Città essendo il Sig."" Cardinale Le- 
gato nella Carrozza del Sig."" Cardinale Vescouo, e nella medesima 
il V. Legato, et Ambasciatori. Al Monastero di S. Giorgio uenendo 
di Rumagna, et in quello di S. Benedetto, uenendo da Bologna tro- 
uano due altri Ambasciatori in habito da Città e si partono gli altri 
due, e fatta l' adorazione al Santissimo si ritirano nello stanze del 
Monastero, ove tanto i Signori Cardinali quanto il V. Legato si met- 
tono gli abiti lunghi col Rocchetto. Ilauendo nell'entrare nella Citta 

' Nel ms. è erroneamente indicato come della Legazione di Bologna. 



368 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

r incontro d' uno squadrone di soldatesca schierata appresso la Porta 
che fa una sai uà di moschettate dopo che è passato e lo saluta col 
Cannone la Fortezza. Vestito come sopra nella Carrozza del Sig."" Car- 
dinale Yescouo con S. E. assieme col V. Legato et Ambasciatori si 
portò alla Cattedrale, su la Piazza della quale si schiera da una parte 
la Compagnia della Guardia e dall'altra quella della Milizia à Ca- 
uallo, essendo per la strada che fa S. E, spartito in uarie fila il resto 
della Infantarla. Nello smontare di carrozza si licenza il Cardinale 
Yescouo et il simile fa il V. Legato il quale non interuiene a fun- 
zioni nella Cattedrale, come si dice nel suo luogo. Intanto su la Porta 
della Cattedrale sta 1' Arciprete prima degnità , che gli presenta la 
Croce, e ui furono due soli Canonici ricusando il rimanente del Ca- 
pitolo d' interveuirui a causa d' una solita differenza colli Ambascia- 
tori, che occupano certo posto di pretesa superiorità mentre il Le- 
gato fa le funzioni di benedire il Popolo e si canta il Tedeura. Mandò 
il Legato il suo Segretario dell' Ambasciata a complire alla Corte di 
Modena, donde fu rimandato un Gentilhuomo a restituire il compli- 
mento; fu anco mandato al Legato di Romagna, che pure spedì chi 
ripassasse simile offizio, et à Bologna douette supplire 1' alloggio iui 
fatto; alla Corte di Mantoua s'intende che già si mandasse, e fusse 
solito riceuerne un regalo di due Corsieri. 

Non u' è altra Città sottoposta che Comacchio , ui sono bene 
molte terre grosse, i rappresentanti delle quali si trattano ordinaria- 
mente, ne hanno da sedere; al Magistrato si dà da sedere, e s'ac- 
compagna fin sii la Porta che sbocca in sala, mentre però ui sia il 
Giudice de Sauii , che n' è Capo, e si riceue qualche poco fuoi'i della 
stanza, doue è solito darsi l'Audienza priuata. Alli Caualieri fu dato 
la prima uolta da sedere, et accompagnati due tre o quattro passi 
fuori di detta stanza, secondo la conditione loro. Tanto alla uenuta 
quanto alla partenza uisita il Legato quelle Dame solite già à rice- 
uere questa dimostrazzione d'honore. 

Col Yescouo si trattaua come Cardinale con Cardinale. Gli Ec- 
clesiastici principali si trattano nella forma degli altri Caualieri. Si 
troua il Legato a molte funzioni col Cardinal Yescovo, con quella 
prerogati uà che importa 1' esser Legato. 

Il Palazzo ò Castello è comodissimo, ed ha per il Legato ad un 
piano più appartamenti. Uno che è sua solita ressidenza consiste in 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON HOLOGNA 369 

una sala grandissima che è comune à quello che si descriuerA ap- 
presso. Seguita un'anticamera, pure molto grande, che stana apparata 
di corami della Camera, ha in testa da una parte la Cappella e dal- 
l' altra il Baldacchino per 1' aud lenza pubblica: seguitano due stanze 
una assai grande et altra giustamente, doue si dà per l'ordinario 
r audienza priuata, l'altra d' ogual grandezza dove è solito dormire; 
e ni sono aggionte alcune stanziette per le quali può portarsi in un 
horticello pensile. Dall' anticamera detta di sopra si passa in una 
stanza bislunga, doue sta il gioco del trucco, e da essa in una quadra 
di giusta altezza come sono uniuersalmente tutte; et in questa che è 
di grandezza mediocre l' Audienza Pubblica, 1' inuerno et apparrec- 
chiauasi in occasione di alloggi. Si passa in un altra che seme di 
Anticamera ali" Appartameuto Nobile de' Forestieri , d'altre quattro, 
tre grandi , et una piccola per dirittura e d' altre due piccole per 
lato, hauendo l'entrata in questa della medesima anticamera. V'è un 
altro appartamento totalmente libero per i Forestieri, che può anco 
diuidersi in più appartamenti e si calcolaua il numero delle stanze 
parate 22. 

Ha il Legato un luogotenente Criminale, un Auditore Criminale 
et un Fiscale, ninno de' quali è solitto hauere habitazioue in Castello. 
Ha un Luogotenente et un Auditore ciuile e tutti li suddetti Ministri 
sono di sua elezione. Haueua maestro di Camera , Coppieri , Capitano 
della Guardia, Segretario dell'Ambasciata, Segretario e suo Aiutante, 
Caudatario, Maestro di Casa, Scalco, tre Aiutanti di Camera et otto 
stalfieri. 

Il Lunedi tiene il legato 1' audienza de" Poueri di mattina che 
taluolta si delega all' Auditore prò [tempore]. In questa si trattano 
cause di miserabili o di quelli che ne godono il priuilegio e si lascia 
mescolami qualche cosa spettante a segnature o che ricerchi spedita 
prouisione. Le cause che giudica S. E. restano terminate, omni ap- 
pellatione remota, anco tolto ogni ricorso à Roma in uigore de Breui 
di Clemente et Urbano ottani, salve le cause di Pupille, Vedoue e 
Clerici e Camera; et à questa Audienza sta il legato a sedere sotto 
il Baldacchino alto un gradino et u' assiste il solo suo Auditore, e 
chiunque interuiene sta in piede e scoperto. Il venerdì tiene Audienza 
Ordinaria in cui si fa segnatura delle cause occorrenti e si fanno i 
decreti opportuni per quelle cause che S. E. si compiace riseruare 



370 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

sotto la sua cognizione, di che riceue infinite istanze da chi ama di 
di sfuggire le sportule e 1' appellatione si dibattono le cause in fatto 
et in iure, e stanno tutti scoperti, et in piede come sopra. Y' assiste 
Mons/*? Y. Legato che siede sotto al gradino alla destra del Legato, 
un Au.""^ de cinque della Rota che sta in piede, ma può coprire e 
r Auditore di S. E. in piedi scoperto. Il Giouedi si fa la Congrega- 
zione Criminale, in cui hanno voto consultino il V. Legato, Luogo- 
tenente Criminale, Luogotente Ciuile, Auditore Ciuile, Auditore Cri- 
minale, e Fiscale, e dà principio informano l'Auuocato e Proc^® de 
doveri. A questa i Ministri, eccettuato il V. Legato, usano stare sco- 
perti ma sedono, il Proc.'"*' et Auuoc." né sedono, né coprono, uè 
meno il Capo Notaro che ui sta fino alla fine. Neil' altre Congreg.°^ 
che non hanno giorno preciso interuengono il Legato, V. Legato, e 
e Cavi.""' deputati e tutti cuoprono e sedono, fuorché i Ministri di 
quella Congregazione. La uisita graziosa si fa al Palazzo del Comune 
e u' interuiene il Magistrato in habito oltre il V. Legato et altri Mi- 
nistri. La prouisione certa del Legato consiste in scudi annui 3727. 
Ha franchi à spese del Publico i carreghi di quanto fa condurre per 
seruizio della sua Casa, gode molte esenzioni che si riscuotono in 
denari delle quali non si sa la quatità precisa, et è seruito dall' Uni- 
uersità degl' Ebrei di mobili per 1' uso intero di sua famiglia. 

Biblioteca Civica in Genova. Ms. Miscellanea Varia, D. 3, 8, 7. 
LXXIil. 



Altra relazione sulla Legazione di Bologna. 

Si risponde. Si mandano ambasciatori per la venuta del Card. 
Legato cioè duoi Senatori eletti da tutto il Corpo del Regimento 
qual si elegono duoi gentilhuomini per ciascheduno per loro Came- 
rati. Questi ricevono il Legato alle Confina fatti alcuni complimenti 
a nome del pubblico il più senior entra in Carezza alla senestra del 
Legato come anche 1' altro. Li Camerati nella seconda Carezza con 
il maestro di Camera. 

Alla confina di Imola verso Faenza si ritrova un Compagnia di 
soldati che secuono il Legato sino a palazzo precedendo avanti tutt' a 



NOT. E UOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 371 

Cavallo; a Castel S. Pietro si ritroua la Compagnia di Sariz.° detta 
Caualligerri guardia del Legato con bandiera precedendo avanti; il 
Legato si ferma a Castel S. Pietro a pranzo o a cena molto lauta- 
mente trattato a spese del publico di poi si parte per Bologna e lon- 
tano tre miglia dalla città vi sono molte Carezze a sei e a quattro 
tutte piene di nobiltà per seguire il Legato sino a Palazzo. 

Il Vicelegato si troua a Castel S. Pietro iui aspettando il Legato 
mentre non havessi seco il Vicelegato, che all' bora il Vicelegato an- 
darebbe alla senestra del Legato. 

Entrati nella città si porta à dirittura alla Chiesa Metropolitana 
alla porta delia quale vien riceuuto da Canonici in abito canuonicale 
iui s'alza la croce in cima. 

Finita la fontione entra in Carezza se ne viene a Palazzo iui a 
fondo delle scale si trovano quattro senatori in habito senatoriel per 
complimentare e ricevere il Legato, in capo della scale viene incon- 
trato dal Confaloniero et Antiani che secuono il Legato sin dentro 
del suo appartamento. 

Si risponde : il Legato non manda con alcuna altezza né a pren- 
cipi vicini se prima Loro non mandano a complire il Legato quali 
por lettere da parte del suo arrivo, all' bora mandano un suo gen- 
til' huomo come l' Altezza di Modena, Parma e Legato di Ferrara. 
Le terre grosse non mandano. 

I Senatori venendo in Corpo, et in habito senatorio insieme con 
il Gonfaloniere a Complire, seguiti da Sedeci, et il priore di quella 
settimana fa l' oratione. Il Cunfaloniere insieme agli Antiani, fra quali 

uiè un Dottore legista de Sedici. Il Dottore fa 1' oratione 

attina. 

Tribuni della Plebe detto Magistrato de Colleggi fra i quali ui è 
un Dottore Legista non sedono ; il Dottore fa 1' oratione lattina. 

I Canonici di S. Pietro e S. Petronio non sedono, la prima de- 
gnità fa r oratione latina. 

I Dottori CoUegiati tanto legisti quanto artisti non sedono, il 
priore fa 1' oratione lattina. 

Gli Auditori di Rota, e il pretore fa 1' oratione latina, non sedono. 

II Giudice del foro de Mercanti, che è Dottore Legista e Consoli. 
Il Dottore fa l' oratione Latina, non sedono. 



372 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Monsig. Arcivescovo quando si trova presente si porta sin à Ca- 
stel S. Pietro per riuerirui il Legato, fatto i complimenti se ne ri- 
torna alla sua Chiesa per riceuerui il Legato. Non serue il Legato 
rispetto del Vicelegato 1' Arcivescovo è il primo a uisitar il Legato 
e di poi il Legato gli rende la visita. 

11 Legato visita Dame, ma non tutte, le più Conspicue. 
Gentil' huomini, Caualleri coprono, ma non sedono. 
Il Vicario vestito di sottana rocchetto e raantelletta viene rice- 
nuto dal Legato su la porta della Camera, sedono, nel partire il Le- 
gato l'accompagna tutta l'anticamera non uscendo fuori di quella. 
L'Arcivescovo viene ricevuto dal Legato tutta l'anticamera, nel 
partire 1' accompagna sino a mezza sala della guardia de Svizzeri, la 
prima volta nel principio della Legazione il Legato sarà uestito di 
sottana mezzetta ma altre uolte in Zimara. 

Quanto alla fameglia non si può dar regola, chi più e chi meno. 
Circa li ministri prima Auditori per il Criminale Au- 
ditore Generale per il Civile, Auditori suo plauso Civili, quale viene 
dichiarato dal Legato, auditori dell' Annona. Le funtioni giornali pub- 
bliche, mercordi audienza pubblica per cause Civilli, e propongono 
tutti i procui^atori. 

Venerdì la Congregatione Criminale alla quale interuengono il 
Vicelegato, Auditori del Torrone, Sotto Auditori, Auocato de poueri 
e procuratore de poueri e il Capo de Notari che fa rogito de' Decreti. 
In uenerdi sarà personale e ui interuengono i carcerati, l'altro ue- 
nerdi non interuengono, ma .... le cause criminali, il sabato audienza 
publica alla quale solo .... il procuratore de poueri. 

Prouisioni del Legato prima dalla Cancelleria ogni mese L. 980. 10 
per carta et imbian. li panni della tavola » 30. 

Dal Regi mento ogni mese » 781. 5 

Essentioni 
Per stramme e legna per tutto l' anno dal Regimento » 4000. 
Datieri del pesce l' anno » 144. 

Datieri delrettaglio per l'essentione dell'carne l'anno » 120. 
Cancelleria di Bologna per la regenza » 170. 

Datieri per l'imposta delli sigilli l'anno » 49. 

Gabella posa per li l' anno » 120. 

Sigillo del ciuille ogni mese » 80. 



NOT. E DOC. DELLE RELAZIONI DI GENOVA CON BOLOGNA 373 

Del incameramento dell'Annona tocca il HO al Legato. 

Del incameramento del Criminale tocca la decima al Legato. 

Frutterà la Legazione ogni anno 10 mila Ducatoni, 

Dispositione degli appartamenti 

Appartamento à terreno stanze n.° sette, tutto in uolta d'altezza 
giusta, le gode il legato in tempi estiui. Sala per l'anticamera un al- 
tra per caualligeri una galleria con la capella per la messa. 

Appartamento di sopra. 

Appartamento di Prencipi stanze N.'^ 5, tutte in volta giusta al- 
tezza avanti l' ingresso di una bellissima galleria con la capella per 
la messa. 

Appart.° chiamato delle Moroni stanze n.** 4 tutte tasselate di 
mediocre altezza. 

Appartamento che gode il Legato nel inverno stanze n° G tutte 
tasselate chiamate le Bandine di mediocre altezza con due salette una 
di queste è in volta, dove il Legato da audienza privata perchè è di 
giusta altezza, una di quelle scure per anticamera; fuori dell'antica- 
mera ui è Sala Urbana d' altezza non ordinaria dove vi è la audienza 
e il Baldacchino con la sua cascata, fuori di quella vi è una sala 
per la guardia di caualligeri nell' uscire, un altra sala per la guai'dia 
de Svizzari e poi Sala Farnese che termina con le scale, Capella mag- 
giore bellissima alla papale per le funtioni pubbliche. Regalo del Re- 
gimento una sottocoppa d'oro e fruttiera se più piace al Legato di 
ualuta di scudi d'oro 500. 

Luogo suddetto. 



ATTI 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA 

PER LE PROVINCIE DI ROMAGNA 



Anno accademico 1896-97 



Tornata VI — 14 febbraio 1897 

La Cronaca di Patrizio ravennate (del sec. XIV) nota al Cobelli, 
al Carrari, al Rossi, al Ginanni ed al Fabbri — sebbene a quest' ul- 
timo sotto nome errato — e della quale fin dal passato secolo si era 
ripetutamente lamentata la perdita, trovata ora dal nostro Socio eff. 
cav. Corrado Ricci, si presenta alla Deputazione con una sua breve 
prefazione illustrativa. 

In questa, riferite le testimonianze e le citazioni degli scrittori 
sulla cronaca, passa all' esame diretto del codice, già pertinente alla 
Collezione Campori ed ora depositato nella Estense. In essa cronaca, dopo 
un promettente proemio, Patrizio ravennate, vissuto nel secolo XIV, 
del quale non si hanno notizie biografiche, venne succintamente rac- 
cogliendo molti fatti non tutti fin qui noti, dal 1100 al 1378, e non di 
Ravenna soltanto, ma d'Italia e d'altre regioni. 



Di Ser Giovanni Andrea Caìlegari da Brisicjliella, e della sua 
famiglia^ tratta una Memoria del cav. Achille Lega, nostro Socio cor- 
rispondente. 



ATTI 375 

I Callegai'i fui'on oriundi di Firenze, ovo ohbor da tempi antiolii 
lustro di insigni e valorosi cavalieri: poi, cacciati di Toscana dai Guelfi, o 
riparati in Vallo di Lamone, vi possedettero il castello di S. Martino 
in Gattàra e una torre in Fognano, succedendo alla faniii;li;i diM Ga- 
laniini, dei quali aggiunsero il cognome. 

A questa taraiglia dei Callegari di Brisighella appartenne Gio- 
vanni Andrea, letterato di molto valore, segretario di più Pontefici, e 
principalmente di Sisto V, e diplomatico assai pregiato alla Corte di 
Polonia e a quella di Roma, che lo inviò prima ad Ausburgo poi in 
Portogallo come Legato a latere; uffici e meriti che gli avrebber valso 
la porpoi'a, se non gliel' avesser contrastata le mene di un governo, 
talché morì semplicemente Vescovo di Bertinoro. 

Tornata VII — 28 marzo 1897 

II Segretario legge una Memoria del Socio corrispondente prof. 
Egidio Calzini, la quale tratta Dell' Ex Oratorio di S. Sebastiano in 
Forlì e di Pace di Muso del Bambase, architetto forlivese del 
secolo XV. 

L' opera illustrata si svolge elegante su di una ben raccolta pianta 
a croce greca; dal centro della quale s' innalza una cupola bella e 
slanciata, formando un insieme che nello stile a tutto sesto, nella e- 
leganza delle forme , e nell' ardimento ed esecuzione del concetto 
fa ritenere che maestro di Pace fosse l' insigne Leon Battista Alberti. 
Se però nel complesso la costruzione appartiene al Rinascimento, non 
manca nella facciata e nelle parti laterali della chiesa, tra la grazia 
tutta toscana delle decorazioni, qualche arco lievemente acuto e qual- 
che particolare che ricorda il vecchio stile. 

Dagli storici e cronisti forlivesi e dal testamento dell' architetto 
di cui riferisce la parte principale, il disserente trae notizie e dati non 
pure a determinare il tempo della costruzione dell' oratorio, che non 
può essere anteriore al 1488 o J499, ma a chiarire i fatti notevoli 
della vita di Pace, amico del Melozzo, e che, nato in Forlì circa il 
1440 e mortovi nel 1500, seguitò negli anni della giovinezza, e dio 
incremento, all' arte del padre, ricamatore, con rinomanza cosi estesa 
da fornire dei suoi lavori, oggi sconosciuti, non poche Corti. 



376 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

Alla sua erudita Memoria 11 prof. Calzini pone termine augurando 
che un' opera notabile come 1' oratorio di S. Sebastiano, solo in parte 
guasta per le vicende dei tempi passati, ma ora ridotta ad officina con 
crescente suo deperimento, si riscatti, per convertirsi a qualche uso 
che possa serbarne rispettati gli avanzi. E la Deputazione, facendo 
suo il nobile voto, lo raccomanda al Direttore dell' Ufficio dei Monu- 
menti dell' Emilia, a vantaggio dell' arte romagnola e a decoro della 
città di Forlì. 

Tornata Vili — 11 aprile 1897 

Il socio corr. prof. Giuseppe Albini, avendo trovato intorno al- 
l' umanista Francesco Modesto, del quale altra volta scrisse, molte 
notizie affatto nuove, ne ha composto una Monografìa che legge; e 
nella quale, premesso un cenno dell' importanza del poema latino su 
Venezia, che rappresenta nel Rinascimento il genere di poesia proprio 
e caro ai Romani, dice dei genitori del poeta, di Saludecio, ove nacque, 
e della cultura che quivi fioriva tra il cadere del secolo XV e il prin- 
cipio del seguente. 

Dell' infanzia e giovinezza del poeta (dal 1471 in cui nacque) al 
1505, non molte notizie rimangono; ma quind' innanzi il Disserente da 
lettere, da istrumenti e da carmi riesce a fissare molti fatti e dati no- 
tevoli nella vita del Modesto, che fu molte volte a Venezia e prima e 
dopo la pubblicazione del poema, impresso nel 1521. Intorno al quale può 
con certezza affermare essere inesatto tanto che il libro dalla repub- 
blica fosse premiato di ricco assegno annuo, benché in Consiglio se 
ne facesse decreto, quanto che fosse proscritto, e se ne volesse la di- 
struzione. 

Con le dimore del poeta a Venezia si alternano quelle più o meno 
brevi a Bologna, a Roma, a Rimini e a Saludecio, dove morì nel 1557. 

Le accoglienze fatte al Modesto da Giulio III spiegano le esage- 
razioni d' ossequio e d' affetto contenute nel suo poema Christiana 
pietas, che al Disserente pare opera in gran parte senile, mentre 
piene di movimento, di calore cristiano e italiano, e d'odio alla sempre 
efferata barbarie turca, giudica il libro di Selve dedicato a Claudia 
di Francia. 



ATTI 377 

Il disserente delinea in fine uno studio sul poema della Veneziade 
nei riguardi umanistico e storico, e afferma, conchiudendo, che esso, 
pel genere e le qualità sue, non può tra le opere del Rinascimento 
esser negletto, e che l' Autore, se non fra gli umanisti che fecero 
scuola e diedero più variati e perfetti esempi, merita certamente 
luogo fra coloro che furon meglio disposti e dotati a sentire e a imi- 
tare la classica antichità. 

Tornata IX — 2 maggio 1897 

Sotto il titolo — Leone CoheìH e la sua cronaca — il socio 
effettivo prof. Giuseppe Mazzatinti discute le fonti di quella Cronaca, 
pubblicata dalla nostra Deputazione dal 1869 al 1877. 

Fermato che il Cronista nacque nel 1440, dimostra per testimo- 
nianza di lui medesimo, di quali scritti anteriori egli si sia valso e, 
anzitutto, per la parte più antica, di vetusti quinterni trovati in Ra- 
venna, di un maestro Geremia Goto, che aveva attinto, a sua volta, 
a cronache antichissime, nonché di altri quinterni di cronache forli- 
vesi trovati in Cesena e particolarmente di un libro di Giovanni Pan- 
secco di Forlì pei secoli X, XI e XII; e per quest'ultimo e pei due 
secoli seguenti, fino al 1359, degli Annales caesenates pubblicati dal 
Muratori come per molti punti di confronto chiaramente appare, 
nonché di uno scritto di maestro Antonio Goto di Ravenna. 

D' onde poi il Cobelli attingesse le notizie dal 1359 al 1396 non 
è facile stabilire. Bensì dopo, e fino al 1422, egli si valse della Cro- 
naca di fra Girolamo da Forlì, pubblicata pure dal Muratori; mentre 
in seguito e fino al '60, talvolta compendiò, talvolta letteralmente 
copiò, la cronaca di Giovanni di maestro Pedrino Dipintore, non mo- 
strandosi neppure originale quando il suo racconto appare più largo 
e più ricco di quello del Dipintore; perché veramente la cronaca Co- 
belli è originale soltanto dal 1461 in poi, secondo che per più esempi 
si deduce. 

Accennato ancora come in questa dal 1466 all' 80 si trovi un'ampia 
lacuna, causata dall' assenza del Cobelli da Forlì, chiamato in Roma da 
Paolo II, e che può colmarsi colla cronaca del Padovani, che è rifacimento 
di quella del Cobelli, il prof. Mazzatinti chiude la sua dissertazione 
che delucida con viva evidenza molti fatti della storia di Forlì, ad- 



378 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

ducendo alcune nuove notizie della vita del Cronista, e particolarmente 
delle sue opere di pittura, e indicando in Carlo VII quella Sacraiis- 
sima Maes/à, cui è indirizzato il proemio della cronaca forlivese. 

Tornata X — 16 mag-gio 1897. 

Il socio prof. cav. Eduardo Brizio riferisce alla Deputazione i 
risultati di una importante scoperta fatta di recente presso Arcevia. 
di numerosi frammenti in terracotta, che, ricomposti, formano per 
le diverse dimensioni, due serie di statue riconosciute di lavoro etru- 
sco e dell' epoca ellenistica. 

Quelle della prima serie rappresentano un soggetto del ciclo dio- 
nisiaco, e propriamente Arianna, dormiente nell' isola di Nasse, cui 
un satiro scopre una parte del corpo; il qual gruppo è riprodotto 
due volte colla sola variante della posizione di Arianna. 

Le statue della seconda serie, di proporzioni minori di quelle 
della prima, ci mostrano una disfatta dei Galli, e probabilmente quella 
che toccarono per la spogliazione del tempio di Delfi; ed è fra esse 
particolarmente notevole un gruppo di un duce dei Galli fuggente 
sopra una biga. 

Mentre nelle statue della prima serie i volti sono trattati se- 
condo r idealità dell' arte greca, in quelle della seconda sono impron- 
tati al più schietto realismo, in modo da lasciar credere che l'artista 
abbia ritratto dei tipi viventi, come fa supporre anche la località in 
cui le statue si rinvennero, che è proprio nel territorio anticamente 
occupato dai Galli Senoni. 



Dopo la lettura del prof. Brizio, il Segretario riferisce intorno 
alla Storia Medioevale del castello dì S. Giovanni in Persiceto, 
composta in dieci capitoli (su molti documenti inediti che si produ- 
cono a parte in fine) dal comm. Luigi Maccaferri, che in una breve 
introduzione ha raccolte e discusse le tradizioni antichissime e i ri- 
cordi dell' epoca romana che restano di Persiceto. 

Nel primo capitolo l' Autore ha esposto le notizie delle chiese, 
dei monasteri e delle opere pie che sorsero nel castello; nel secondo 



ATTI 370 

e nel terzo quelle deal più antico medio evo, che s' aggirano sul du- 
cato persicetano, sui castelli e fondi del suo territorio, e sulla ori- 
gine raedioevale di S. Giovanni, fino al dominio che vi ebbe la Chiesa 
e, in seguito, come feudatario, il vescovo ;di Bologna per tutto il 
trecento. 

Il quarto capitolo tratta della signoria sul castello esercitata da 
Taddeo Popoli e dai suoi figli, ed il quinto di quella esercitatavi dai 
Visconti. 

Nei tre capitoli successivi sono largamente narrate le vicende 
del dominio, non sempre tranquillo, che ne tennero i Bentivoglio, in- 
terrotto da brevi dominazioni di papa Giovanni XXIII, del marchese 
Nicolò d' Este, e del Reggimento di Bologna, e spesso straziato dal- 
l' infuriare delle civili discordie. 

Dopo sì fatti avvenimenti ricaduto con Bologna alla Chiesa, il 
■Castello di S. Giovanni in Persiceto non offre notizie di parti- 
colare importanza; e quelle, d' interesse tutto locale, che il comm. 
Maccaferri ha pur voluto raccogliere nel decimo capitolo, intreccian- 
dole, come nel resto del lavoro, alle vicende di Bologna, riguardano 
in generale riforme amministrative del Comune, e vi fanno appendice 
alcuni cenni intorno la Partecipanza ed il Monte di Pietà di San 
Giovanni, fiorenti ancora allorché, per decreto di Clemente VII, ebbe 
luogo la demolizione della rocca. 

Tornata XI (ultima) — 27 giugno 1897 

Si lègge una memoria del socio eff. cav. Corrado Ricci , il quale, 
ripigliando in esame la famosa statua di guerriero morto^ esistente 
nello. Pinacoteca di Ravenna, e rappresentante il cavaliere Guida- 
rello Guidarelli, rettificato il tempo di un distico che si credette in- 
ciso suir urna di lui, e tessuta brevemente la storia della famiglia 
del Guidarelli oriunda di Firenze, ne rifa la biografia con nuovi par- 
ticolari che ne attribuirebbero la violenta morte a Paolo Orsini. 

E passando a trattare della statua con argomenti storici e 
tecnici, escluso che possa veramente attribuirsi a Giacomello Baldini 
o a Severo da Ravenna, propone alcuni nuovi argomenti in appoggio 
della opinione del Fiandrini e del Tarlazzi, che quella si debba at- 



380 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGiNA 

ti'ibuire a Tullio Lombardi, figlio del celebre Pietro, che sullo scorcia 
del secolo XV fu in Ravenna ad eseguire lavori per la Repubblica 
veneta e per alcuni privati. 



Si legge poscia dal segretario una Memoria del socio corrispon- 
dente" conte Francesco Malaguzzi- Valeri su la chiesa e il convento 
di S. Giovanni in Monte in Bologna, dei quali mancò finora una 
completa monografia. 

Questa del nostro socio è rifatta su documenti del monastero di 
S. Vittore (cui era sottoposto quello di S. Giovanni) che dimostrano 
come dal 1221 al 1286 la chiesa fosse in più volte fabbricata, e da 
ultimo il campanile, nella forma romanica di transizione con ornati 
in cotto, che ci rimangono in parte. La chiesa ed il convento dal 
1442 al 147.3 furon ricostruiti, architetto e pittore, nel 1473, Obizzo 
Bernardi da Carpi, ricordato in un contratto che parla anche dell'a- 
quila in terra cotta di Nicolò dell'Arca. 

Di altri ristauri e di altri ampliamenti del 1517 e del 1589, do- 
vuti rispettivamente ad Arduino Arriguzzi e a Nicolò Donati, e in 
particolare della capella Duglioli che racchiuse la Santa Cecilia di 
Raffaello, l' egregio nostro socio dà numerose notizie e da queste de- 
duce molte considerazioni, che completa trattando del convento atti- 
guo ora ridotto a carcere giudiziario, e che conserva quasi del tutto 
le forme esterne della prima metà del '500, e dove è uno splendido 
chiostro, assai poco noto, che può dirsi il migliore esempio, in Bo- 
logna, dell' arte di transizione fra la rinascenza e lo stile classico del 
Vignola, e che sarebbe a far voti che si conservasse colla cura di 
cui è ben degno. 

Carlo Malagola 
Segretario (klla R. Deputazione 



ATTI ;{,si 



PER GLI ARCHIVI NAZIONALI 

Avendo il Ministero dell'Interno redatto un nuovo Progetto di 
legge, da presentarsi al Parlamento, per la istituzione degli Archivi 
Nazionali, e inviatone esemplari anche alla Direzione dell' Archivio di 
Stato di Bologna, autorizzandola a centire il parere di persone com- 
petenti in materia, essa pregava la R. Deputazione di Storia Patria p<*r 
la Romagna a voler emettere il suo giudizio in proposito. 

E la Deputazione nell'adunanza XI dell'anno accademico, tenuta 
il 27 giugno 1897, dopo ampia discussione, ad unanimità di voti ap- 
provava il seguente ordine del giorno : 

« La R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Ro- 
magna 

nella sua adunanza ordinaria del 27 giugno 1897, 

esaminate le bozze del disegno di legge per V Ordinamento degli 
Archivi, preparato dal Ministero dell' Interno, 

lamentando che l'Italia difetti ancora di un ordinamento archi- 
vistico generale, e uniforme per tutte le Provincie, e che la maggior 
parte di esse manchino affatto di un Archivio di Stato. 

ritenuto che un razionale e completo assetto degli Archivi nel 
Regno, con disposizioni dirette a conservare il patrimonio storico della 
Nazione che tuttora barbaramente si va disperdendo, s'imponga pel 
■decoro del paese e per l'interesse della storia e degli studiosi, 

considerando che, a raggiungere questi alti intenti e ad assicu- 
rare la uniformità di ordinamenti archivistici reclamata anche nei 
Congressi storici, mira il progetto del Ministero dell'Interno, che, 
basato sull'aggregazione degli Archivi Notarili a quelli di Stato, 
mentre semplifica, unificandoli, servizii affini e in Bologna già por 
secoli utilmente congiunti, risolve in pari tempo le diflicoltà finanziarie 
che sinora con tanto danno impedirono 1' attuazione di [)rcedenti 
disegni aventi lo stesso fine, 

approva pienamente i concetti fondamentali del progetto mini- 
steriale, e fa voti che esso sia sottoposto al più presto all'esame del 
Parlamento. 

Il Presidente 
GIOSUÈ CARDUCCI ». 



ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 
PERVENUTE ALLA R. DEPUTAZIONE 

DAL 1.° GENNAIO AL 31 DICEMBRE 1897. 



Classe I."" Opere. 

L Annuario della Nobiltà italiana. Anno XlX-1897. —Bari, 1897. {in 8°) 

2. Atti del sesto Congresso storico italiano. (Roma, 19-26 settembre 1895) 

Roma, 1896. (m 8°) 

3. Campagne del Principe Eugenio di Savoia. ( Vj/. IX e X, con Atlante) 

4. Caracciolo Francesco. — Memoria della famiglia Caracciolo. Napoli, 

1897. (in 8° voi. 2.') 

5. Forlivesi Ferdinando. — Cervia. Cenni storici, con Appendice. Costru- 

zione di un pozzo modenese. Bologna 1889. (in 8°) 

6. Gallerie (Le) nazionali italiane. Notizie e documenti. Anno III. 

7. Lega Achille. — Scritti varii. Faenza, 1897. (in 8°) 

8. LiPPi Silvio. — L'Archivio Comunale di Cagliari. Cagliari, 1897. {in 4.") 

9. Lettere di storia e archeologia a Giovanni Gozzadini, pubblicate da Nerio 

Malvezzi, con prefazione di Giosuè Carducci. Bologna, 1891. (in 
S.'^ voi. J). (Dono della Contessa Bina Gozz-adini Zucchini) 

10. Montanari Antonio. — Lezioni sulla filosofia della Storia che prece- 

dono lo studio comparativo delle tre grandi civiltà mondiali. Bo- 
logna, 1897. (in 8.") 

11. Farri Ettore. — Vittorio Amedeo lied Eugenio di Savoia nelle guerre 

della successione spagnuola. Studio storico con documenti inediti. 
Milano, 1888. {in 8.<^) 

12. Tonini Luigi. — Storia civile e sacra riminese. (Voi. IV e V). Rimini, 

1880-82. (T. II, p. IV, in 8.^) 
13 Tonini Carlo. — Rimini dal 1500 al 1800. Voi. VI, p. 1.^ e 2." della 
storia civile e sacra riminese, in proseguimento dell'opera del 
comra. Luigi Tonini. Rimini, 1877-1888. (Voi. II, in 8.°) 

14. » — Compendio della storia di Rimini dalle origini al 1861. Riraini, 

1896. (^Vol. II, in 8.0) 

15. Upsala Universitet 1872-1897. Festkrift med anllening af Konung Oscar 

II: s. — Upsala, 1897. (con ritr.) 



PUBBLICAZIONI 383 



Classe II.'' Opuscoli. 

1. Baratta Mario. — Sui terremoti di Romagaa nel 1781. Roma 1896 

{in 8.") 

2. Bernicoli Silvio. — Documenti inediti sul Castello di Polenta, con pre- 

fazione e note. Ravenna, 1897. (in 8.°} 

3. Bertocchi Annibale — Notizie sulla R. Accademia Filarmonica in Bo- 

logna, 1897. {in 8°) 

4. Biblioteca (La) comunale e gli antichi Archivi di Verona dal 1.° luglio 

1895 al 31 dicembre 1896. Verona, 1897. {in 4°). 

5. Casini Tommaso. — I Deputati al Congresso Cispadano (1796-1797). To- 

rino, 1897. {in S.o) 

6. Castelfranco P. — Necropoli di Bissone nella Provincia di Pavia. 

Parma, 1897. (m 8.') 

7. Commemorazione di Filippo Serafini. — Bologna, 1897. (in 8.^) 

8. Fanti Inno('ENZo. — 11 Girone della Città di Fermo. Castelplanio, 1896, 

{in 8°) 

9. Iacoli Ferdinando. — Intorno ad un Almanacco pubblicato nell'anno 

1549 dal celebre matematico bolognese Lodovico Ferrari. Venezia, 
1896. (m 8°) 

10. La Mantia Vito. — I privilegi di Messina (1129-1816) Note storiche 

con documenti inediti. Palermo, 1897, (m 8°) 

11. Lamborghini U. — Da Chantilly a Casaralta, ovvero Aelia, Laelia, Cri- 

spis celebre epigrafe enigmatica romana. Nuovissima versione. Fer- 
rara, 1897. (in S.o) 

12. Lanzoni Francesco. — Alcune memorie dei maestri di belle lettere nel 

Seminario di Faenza. Faenza, 1894. (m 8°) 

13. » — La fondazione del Seminario di Faenza e S. Carlo Borromeo. 

Memorie. Faenza, 1896, {in S.») 

14. Malaglzzi Valeri Francesco. — La miniatura in Bologna dal XIII al 

XVlll secolo. Firenze, 1896. (m S») 

15. Marucchi Orazio. — Le recenti scoperte del Duomo di Parenzo. Roma, 

1896. {in 8°) 

16. Nicolucci Giustiniano. — Gli Ittiti o Kheta nella storia e nell'Etnologia. 

Appunti. Napoli, 1892. {in 4.^) 

17. » — Brevi note sui monumenti megalitici e sulle cosi dette specche 

di Terra d'Otranto. Napoli, 1893. (m 4°) 

18. Papa Pasquale. — La leggenda di S. Caterina d'Alessandria in decima 

rima, Bergamo, 1897. (m 5.0) 

19. Parri Ettore. — Luigi Carlo Farini. Commemorazione. Roma, 1878. 

(m 8.°) 

20. » — Antonio Ronquillo Luogotenente e Capitan generale nel Regno 

di Sicilia (a. 1651). Firenze, 1896. (in 8.") 



384 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 

21. Rossr Gerolamo. — Glossario medioevale ligure. Torino, 1896. (in -i.°) 

22. Ykuo Odoardo. — La suora di carità di G. Leopardi. Evocazione. A- 

cerra, 1896. (m 8°) 

23. » — I fratelli De Mattia e i fatti del Cilento nel 1828. Ricerche. 

Napoli, 1897. (m 8.") 

24. » Epigrafi. Trani, 1897. (m 8°) 



Classe III.'' Pubblicazioni periodiche 
e serie di istituti storici. 

ITALIA 



Ancona. — R. Deputazione di Storia Patria per le Marche: 

Atti e Memorie, Voi. III. 
Aquila. — Società di Storia Patria A. L. Antinori negli Abruzzi : 

Bollettino, Anno IX (1897). 
Arcevia. — Nuova Rivista Misena (1897). 
Bari. — Archivio storico pugliese. A. Ili, Voi. II (1896). 
Bologna. — Annuario della R. Università, Anno scolastico 1896-97. 
» Regia Deputazione di Storia Patria per le Ronoagne: 

Aiti e Memorie, Anno 1897. 
Brescia. — Ateneo: Commentari (1896). 

Castelfiorentino. — Miscellanea storica della Valdelsa; A. V, f. 3". 
Catania. — Istituto di Storia e Diritto della R. Univerisità: 

Annuario, Voi. VI (1897-98). 
Cento. L'Alta Padusa, A. I, N. 1 a 7. 
Ferrara. — Deputazione Comunale di Storia Patria; 

Atti, T. IX. 
Firenze. — R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Tor.cana 

Archivio storico italiano, (1897). 
» Biblioteca Nazionale Centrale: 

Bollettino delle j^ubblicasioni italiane ricevute per diritto di stampa. 
(1897). 
Genova. — Società Ligure di Storia Patria: 

Aiti V, XX, 2" e XXVIII, V. 
Lanciano. — Rassegna abruzzese di storia ed arte, A. I. n. 1, 2. 
Livorno. — Miscellanea livornese di storia e di erudizione. A. II, N. 7-12. 
Lodi. — Archivio storico per la città e comuni del Circondario di Lodi. 

(1897). 
Mantova. — R. Accademia Virgiliana: 

Atti e Memorie, Biennio 1895-96 e 1897. 



PUBBLICAZIONI 385 

Messina. — Rivista di storia antica e scienze affini. (1897). 
Milano. — Società storica lombarda: 

Archioio storico lombardo, A. XXIV. (1897). 
Mirandola. — Memorie storiche della città e dell' antico Bucato della Mi- 
randola. Voi. XI. (1897). 
Modena. — R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie Modenesi: 

Atti e Memorie, S *= IV, Voi. Vili. 
Napoll — Società Africana d' Italia : 

Bollettino, Anno 1897. 
Palermo. — Società Siciliana per la Storia Patria 

Archivio storico siciliano. N. S. A. XXII (1897). 

Documenti per servire alla storia di Sicilia. Serie III, Voi. III. 
Perugia. — Società Umbra di Storia Patria: 

Bollettino, Anno III, Voi. III. 
Pisa. — R. Accademia Araldica Italiana: 

Giornale araldico-genealogico-diplomatico (1897). 
Roma. — Ministero di pubblica Istruzione: 

Bollettino Ufficiale, A. 1897. 
» Indici e Cataloghi delle Bibl., XV. 

» / Manoscritti della R. Biblioteca Riccardiana di Firenze, Voi. I, f. 7. 
» Accademia di conferenze storiche e giuridiche: 

Studi e Documenti di Storia e Diritto, Anno XVIII (1897). 
» R. Accademia dei Lincei: 

Atti, (Rendiconto dell'adunanza solenne 1897). 
» Rendiconti, Serie V, Voi. VI (1897). 
» R. Istituto Storico Italiano: 

Bollettino, N. 18 (1897). 
» Fonti per la Storia d' Italia, N. 22. 
» R. Società Romana di Storia Patria: 

Archivio, Voi. XX (1897). 
» La Cultura, Rivista di scienza' lettere ed arti. (1897). 
» Rivista geografica italiana, Anno IV. (1897). 
» Rivista italiana per le scienze giuridiche. Disp. 65-71 (1897). 
Siena. — Commissione di Storia Patria: 

BuUettino, Anno IV. (1897). 
Torino. — R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Piemonte 
e Lombardia: 

Miscellanea di Storia italiana, V, 34. 
» Rivista storica italiana, Anno XIV (1897) 
/> Bollettino storico-bibliografico subalpino. N. Ili, IV, V (1897). 
Venezia. — R. Istituto Veneto: 

Atti, T. LVI (1897). 



386 R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



ESTERO 

FRANCIA — Senus. Coraité Archéologique : Biilleitm, Serie III, T. X, a. 
1895. 
Parigi. Société National des Anliquaires de France: Bullettin et me- 
moires (1894-95). 
» Nouvelle Revue histoì-ique de droit frangais (1897). 
» Revue historique (1897). 

SVIZZERA — Bellinzona. — Bollettino storico della Svizzera itaìiana (1897) 
IMPERO AUSTRO UNGARICO — Vienna. Wissenschaftliche Mittheilungen 
aus Bosnien und der Uercegovina. Voi. V. 
Leopoli. Kwartalnik Hisloryczny (4 puntate) (Leopoli, 1897). 
Innsbruck. Institut fiir Oesterreichische Geschichtsforscung: Mitthei- 
lungen, Voi. XVIII (1897). 
Rovereto. Accademia degli Agiati di Rovereto: Atti, 1897. 
Trento. Archivio Trentino, Anno XIII, f. 2°. 
Trieste. Archeografo Triestino, N. S. Voi, XXI, 1896, f. I e II. 
Parenzo. Società Istriana di archeologia e Storia Patria: Atti e Me- 
morie, A. XllI, f. 1-2. 
Spalato. Bullettino di archeologia e storia dalmata, pubbbicato per 

cura dei prof. F. Bulic (1897). 
Cracovia. Accadèmie des Sciences de Cracovie: Bullettin International. 
(1897). 
IMPERO GERMANICO — Friburgo (Baden). Romische Quartalschrift fiir 
Christliche AUerthumskunde und fùr Kirchengeschichte. A. VIII, 
1894, A. Vili, 1894, f. 1-2. 
Giessen. Mittheilungen des Oberhessischen Geschichtsvereins i. Giessen. 
A. VII (1895). 
Reuss Wilhelms aus Friederberg W. Die dichterische Persónlichkeit 

Herborts von Fritzlar. Wertheim, 1896, in 8°. 
Heuszel Adam. Friedrichs des Grossen Annàherung an England im 
lahre 1755 und die Sendung des Herzogs von Nivernais nach 
Berlin. Giessen, 1896, in 8°. 
Eckert Christian. Der Fronbote im mitlelalter nach dem Sachsens- 

piegel und den Verwandten rechtsquelleen. Leipzig, 1897, in 8°. 
Kalbfleisch W. Die Realien in dem Altfranzosischen Epos « Raoul 

de Cambrai ». Giessen, 1897, in 8°. 
Waas Christian. Die quellen der Beispiele Boners. Dortmund, 1897 

in 80. 
Heyer Gustav. Die Standesherrn des Grosnerzogtums Hessen und 
ihre Rechtsver ha Unisse in Geschichte und Gegenwart. Darmstadt, 
1897, in 8». 



PUBBLICAZIONI 387 

Koehm losephus. Quaesliones plautinae terentianaeque, Dissertatio 

inauguralis. Gissae, 1897, in S**. 
Monaco. Philos.-philol. und der histor. Classe der k. b. Akaderaie der 

Wissenschaften zu Mùachen: Sìtzungsberichte, A. 1897. 
REGNO DI RUMENIA. — Bucarest. Società storica rumena: Documente 

privitoare la Istoria Romdnilor, Voi. X e Suppl. 1, Voi. II. 
SVEZIA. — Upsala. R. Università: 

Upsala TJniversitets Arsskrift (1896). 
Halli Hjalmar. Les tendances morales dans l'oeuvre di Giacomo Leo- 
pardi. Kelsingfors, 1896, in 8^ 
Fries Th. M. Bridrag till en Lefnadsleckning ófver Cari voti Linné. 

V. VI, Upsala 1896 e 1897, f. 2 in 8°. 
Louborg Sven. Adam af Bremen och hans Skildring af Nordeuropas 

La.nder och Folk. Upsala, 1897, in 8°. 
Sòderberg Erik Natanael. Samuel Johan Hedborn han lif och Bick- 

tning ett bidrag till nya Skolans Kàfder. Upsala, 1897, in 8". 
Rosman Holger. Rasmus Ludcigsson som Genealog. Upsala, 1897, 

in 8°. 
Hallendortf Cari. Bildrag till det Stara Nordiska Krigets Forhistoria. 

Upsala, 1897, in 8°. 
Hagman Konrad. Om den Svenska Statsrevisionens sammansàttning 

och VerksamliKtsformer under iiden 1809-1866. Stockolm, 1897, 

in 8°. 
AMERICA — Balthimore. Johns Hopkins : University Studies in Histor. 

and Polii. Science, 14^ Serie, 8-12; 15^ Serie f. 1-2. 
Washington. Smithsonian Institution: Annual Report of the Board 

of Regents. (1894-95). 



INDICE ALFABETICO 

DEL VOLUME XV ° 
DEGLI ATTI E MEMORIE K 



Accame Paolo, VIII, 239-363. 

Acerbo di ]\Iorena, 32. 

Adorno Antoniotto, Doge di Genova, 
283; Gabriele 261: Raffaele 272. 

Adriano, IV, papa, 41. 

Alamanni Pietro, 157, 159, 160. 

Albenga , 272 ; da Albenga Ja- 
copo, 239, 242; Guglielmo 259 — 

V. Peloso. 
Albergarla, diritto, 70. 

Alberti Massimiliano, Vili; 
Leon Battista, 2-4. 

Albicini Cesare, V. 

Albini Giuseppe, S^III. 

Albornoz Egidio Card. 139; V. Col- 
legio. 

Aldobrandini Cardinale, 355. 

Aldrovandi Luigi, Vili, 211. 

Alessandro 111, 40, 44; Alessandro 

VI, papa, 5, 188. 
Alfedena, tombe, 220, 225, 235. 
Alidosi N. P., 242. 

Allegre (d'.) Ivo, 95, 104, 111, llP. 

Allodii, 27. 

Alsari Croce Vincenzo, 250. 

Araaducci Paolo, Vili. 

Ambrogio (S.) in Bologna; V. Curia 
di. 

Anna, ebrea fabbricatrice di un- 
guenti, 115. 

Anselmi Anselmo, Vili. 



Antaldi Ciro, Vili. 

Antinori Almerigo Capit. di Castro- 
caro, 191, 192, 193. 

Anturbia, 34. 

Anziani di Bologna, 297, 298. 

Apollinare (S.), luogo, 69. 

Aquileia, V. Udalrico Patriarca. 

Arcevia, 378. 

Architetti, V. Bambase. 

Archivi Nazionali italiani, 381 ; No- 
tarili, 381 ; Archivio di S. Gio. in 
Monte in Bologna, 27; di S. Pie- 
tro ivi, 40'; di S. Vittore ivi, 27; 
di Stato di Bologna, 27, 47, 49: 
di Firenze, 91, 113; pubblico an- 
tico di Bologna, 65- ; V. Medicina, 
Archivio. 

Arducio, can. di Lavagna, 244. 

Argelati Filippo, 40. 

Argelato castello, 25. 

Argnani Federico, Vili. 

Aria Pompeo, Vili. 

Arii, 213, 214, 217-238. 

Ariosti, famiglia boi., 15. 

Arraingaud prof., 75'. 

Arrivabene Alessandro, 147. 

Asti, 275. 

Attendolo stemma, 117. 

Austria. V. Enrico, duca di. 

Autentica habita, 35, 36, 37: Au- 
thentica sacramenta puberum, 35, 
37. 



' I nomi a caratteri spaziati indicano i Membri e Soci della Deputazione. I numeri ad 
esponente si riferiscono alle note a pie di pagina. 



INDICE ALFABETICO DEL VOLUME 



389 



Bacchi Della Lega, Vili. 

Badeii, V. Ermanno. 

Badolo castello, 55, 56. 

Bagli Gaspare, Vili. 

Bagnacavallo, pieve, 199. 

Bagnarola, 1. 69. 

Baldraccane Antonio, 170. 

Bambase (dal) Pace di Maso, ar- 
chitetto Forli%'ese, 1-11. 

Barnabei Felice, Vili. 

Barone Vanni, 187. 

Barozzi Nicolò, Vili. 

Bartolomeo di Jacopo, 248. 

Basadonne Andrea, 358, 362. 

Battidizzo castello, 55, 56. 

Bavoso Visconte, 21. 

Bazaleri Caligola, stampatore, 248. 

Bellucci Giuseppe, Vili. 

Beltrami Luca, Vili. 

Benadducci Giovanni, Vili. 

Bentivoglio Giovanni, 11. 164, 175, 
256. 

Berhainet bombardiere francese, 112- 

Bernardi Andrea (iVofaco^a) cronista 
forlivese, 5, 9, 10, 107. 

Berti Domenico, Vili. 

Bertolini Francesco, V. VI!. 

Bezone, o Bozone, giudice e legato 
imperiale in Bologna, 31,47,48, 
52, 53, 54, 57, 58. 

Bianchetti, cronaca boi., 62'. 

Biandrate (di) Conte, 53. 

Boemia, 151'. 

Bollati Emanuele, Vili. 

Bologna; 14; legazione 370-373; im- 
periale 27-49; lega lombarda 12- 
71 ; relazioni con Genova 239-363. 
V. Archivio di Stato; Certosa; 
Montagna bolcr/nese; Studio. 

Bolognini Lodovico di Bologna, 194. 

Bombardieri, V. Berhainet; Gap; 
Liibin. 



Bombase (del) Pace di Maso archit. 
forlivese, 375. 

Bono , canonico di S. Vittore di 
Bologna, 47. 

Borelli. governatore di Mordano, 
163'. 

Borello Tom. Maria, 252. 

Borgia Cesare, 95, 97, 99, 105, 106, 
107, HO, 111, 139, 141, 182; Gio- 
vanni, card. 102, 175; famiglia 
95-112; Lucrezia 86'. 

Bosdari Filippo, 12, 71. 

Bozo Bozone V. Bezone. 

Bozolo (da) Aleramo, 333. 

Bramante, architetto, 2. 

Brandi Brando, IX. 

Brescia, 14. 

Breventani Luigi, IX. 

Brini Giuseppe, IX. 

Brisacco, 93. 

Brisighella, 374, 375. 

Brizio Edoardo, V. VII. 220, 222, 
378. 

Brondi Gio. di Sarzana, 258. 

Brunellesco, 4. 

Bubano, castello, 135. 

Bulgaro glossatore, 23, 29, 33, 43, 
60. 

Burriel, 100. 

Burselli Girolamo, cronista boi., 46. 

Busi Leonida, IX. 



Cacciauemici Brusa, 61, 62. 
Gaetano card., 356. 
Cagnasso Gio., 252. 
Calabria (di) Duca, 151. 
Calandra Silvestro, 157, 158, 160. 
Calandrini Filippo, 247, 248. 
Caiani Prospero, 250. 
Callegari Gio. Andrea di Brisighella, 

374, 375 
Calori Luigi, 221, 223. 



390 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



Calzini Egidio, IX, 1-11, 375. 

Cambiali antiche, 185. 

Campeggi, fam. , 15; Sigismondo, 
171, 172. 

Campofregoso Paolo, Doge di Ge- 
nova, 249; Spinetta, 273 ; Tomaso, 
277. 

Campo Morto, 1. 89. 

Canetoli, fam., 15. 

Canossa (da) Guido, 39, 51, 57, 58. 

Cantalamessa Giulio, IX. 

Capellini Giovanni, IX. 

Capriglia, luogo, 16. 

Carducci Giosuè, V. V>, V», 
VI, 77. 

Carniola, 233. 

Carretto (del) Alfonso, 273. 

Ca rutti di Can fogno Dome- 
nico, IX, 93. 

Casagrandi Vincenzo, IX. 

Casale (da) Gio , 184. 

Case Sforza a Cotignola, 73-74. 

Casini Tomaso, IX. 

Cassini Gio. Doni., 252. 

Castello (da) Opizone, 244. 

Castelfranco Pompeo, IX. 

Castel S. Angelo, 119, 121, 147. 

Castenaso 1., 69. 

Castiglione (da) Branda, 146, 151. 

Cataneo Lucido, 106, 107, 184. 

Cattane! nel bolognese, 15; di Mon- 
teveglio, 16. 

Causidici, 31. 

Cavagli, luogo, 18. 

Gavazza Francesco, V, VI, 242. 

Cazzulino M. A. di Albenga, 251. 

Celti, 218, 229, 237, 233, 236. 

Cere 1., 235. 

Certosa di Bologna (tombe), 221, 
227. 

Cesena, 167. 

Chioggia, 139-140. 

Chiusi, 231 1, 235. 

Clan Vittorio, 86'. 



Ci 1 leni Nepis, IX. 
Cividale del Friuli, 202. 
Clavesana (Marchesi di), 278-280. 
Clemente Vili, papa, 362. 
Cobelli Leone, cron. fori., 377, 378. 
Codice plumbeo V. Piombo. 
Collegi legali dello Studio bolognese, 

271-274; 284-288; 334, 353, 367. 
Collegio Albornoz in Bologna, 325; 

Collegio Fieschi , 253-258 , 325 , 

347-350. 
Colubrine, 112. 
Columbino , Oratore dì Mantova 

147. 
Comacchio, 14. 
Comelli G. B., VII. 
Commercio di Viareggio, 320; V. 

Convenzione commerciale. 
Compagnon Marsilio, 96, 108. 
Consoli di Bologna, 16, 19. 
Contado di Bologna, 15. 
Convenzione commerciale fra Ge- 
nova e Bologna, 311-314. 
Corbizi Gio. di Castrocaro, 164. 
Corniglioni Gio., 103. 
Corradi Augusto, IX. 
Corrado Co. Palatino del Reno, 71 ; 

Corrado III, imperatore, 26; Vesc. 

di Magonza, 70. 
Cortesi Gian Battista di Bagnaca- 

vallo, 108. 
Corvino Mattia, loP. 
Cosio 1., 277. 
Costa Emilio, IX. 
Costa Torquato, IX. 
Costanza, pace, 17, 67. 
Cotiguola, 73, 74, 117, 200, 201. 
Crasso, Console bolognese, 13, 14, 39. 
Crépieux Jamin, grafologo, 204-209. 
Cristoforo, medico sforzesco, 150. 
Crociate, 15. 
Cuneo, assedio, 92. 
Curia di S. Ambrogio in Bologna, 

17, 56. 



INDICE ALFABETICO DKL \(>LL.\1K 



Dallari Umberto, VII, 242. 

Dall'Osso Innocenzo, IX. 

Danubio, 233, 234. 

Da Ponte Pietro, IX. 

De Fornari Girolamo, 339. 

Della Rovere Francesco (poi Sisto IV), 

258; stemma, 130. 
Della Torre Emanuele, 246. 
Del Lungo Isidoro, IX. 
Demarini Lodovico, 252. 
De Montet Alberto, X. 
De Paoli Enrico, IX. 
Diedo Francesco, Oratore veneto, 144. 
Di Negro Andreolo, 246; Negrone 

283; Segurano, 246. 
Diplomatica, V. Formole. 
Dolfi Ulisse, 101, 177. 
Domenico (S.) in Forlì, chiesa, 4. 
Doria, fam., 273,274; Giambattista, 

344, 345. 
Dozza, rocca, 98. 
Duchi di Savoia, 275-289, 291. 
Duhn Federico Carlo, X. 
Duomo di Forlì, 3, 4, 5. 



EUeni, 220. 

Ellero Pietro, X. 

Ennodio, Vesc. di Pavia, 240. 

Enrico duca d'Austria, 71; Enri- 
co IV, imperatore, 13; Enrico V, 
13, 30, 33; Enrico VII, 273. 

Ermanno, marchese di Baden, 71 ; 
Ermanno, Vesc. di Hildensheim, 
70. 

Età del ferro, 219. 

Etnologia, 217-238. 

Etruschi, popolo, 217-238; sculture, 
378. 

Este (D'), famiglia, 234, 332; Pa- 
risina, 247. 



Eugenio II, 240. 

Everardo , Ve.scovo di liamberga, 
38, 39. 



Faccioli Raffaele, V, VI 

Faenza, 187. 

Falletti Fossati, X. 

Fanti Innocenzo, X. 

Fantuzzi Gio., 242. 

Fa varo Antonio, VII. 

Fazio Bartolomeo, 248. 

Fedeltà (Giuramento di), 26. 

Federico (Barbarossa), imp., 12-71, 
suo privilegio, 68-70; suo ritratto 
in sigillo, 71, N . Lecfa Lombarda, 
Federico duca degli Svevi, 71. 

Felsma, 217-238. 

Feo Giacomo. 113, 167, 170. 

Ferrara, legazione, 367-370; studio, 
247. 

Ferrare Giuseppe, X. 

Ferrerò Ermanno, X. 

Ferri Angelo, X. 

Feudalismo in Italia, 12-26. 

Fiker Giulio, 20, 30, 48, 54. ' 

Fieschi Antonio, 273; Battista, 249, 
260, 261, 324; Carlo, 273; Egi- 
dio, 244; Emanuele, 246, 253. 
Enrico, 243, 244; Ettore, 255. 
Famiglia, 344; Filippo, 277; Gian 
Battista, 276; Gian Luigi, 273; 
Lino, 243; Lodovico, 273; Lo- 
renzo, Vescovo di Brugnato, 329; 
Manfredo, 273; Nicola cardinale, 
257; Papiniano, 253, 254; Sci- 
pione, 273; Sinibaldo, 239, 242; 
Teduccio, 244; V. Collegio. 

Fiesco 1., 69. 

Finale ligure, 252. 

Finali Gaspare, X . 

Fi o l'i n i Vittorio, X. 

Firenze, \ . Arrhivio di Stato. 



392 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



Flinders Peti-ie, 229. 

Forlì (rocca), 181. 182; città, V. 
Bernardi; Domenico [S.)\ Duo^ 
mo; Marchesi; Ricami; Seba- 
stiano (S.). 

Formole nei doc, 27-28, 47; V. Giic- 
ramen ti. 

Fornelli Nicola, X. 

Fortunati Francesco , pievano di 
Cascina, 137, 174. 

Fosdinovo, 272. 

Frati Luigi, V, 33'. 

Fregoso Federico, Vesc. di Salerno, 
249. 

G 

Gam u rrin i Gio. F rane esco, X. 

Gandini Luigi Alb., X, 107. 

Gandino G. B., XI. 

Gap (de) Gio., bombardiere francese, 
112. 

Garda 1., 14, 54. 

Garisendi Brunoro, 61, 62; Lanza 61- 

Garzoni Gio. , cron. boi. , 58. 

Gatti Angelo, XI. 

Gattilusio Lucchetto, 244. 

Gautlenzi Augusto, VII. 

Gennarelli Achille, XI. 

Genova 330; da Genova Andrea, 246; 
Benvenuto, 260; Federico, 246; 
Giovanni, 247; Luciano, 246 ; re- 
lazioni con Bologna, 239-379. 

Gentile Giulio Vincenzo, 252; Pie- 
tro Martire, 252. 

Geremei fam., 15. 

Germani, pop., 218, 227, 229, 236, 
237. 

Gesso Castello, 51, 55, 58, 59. 

Ghirardacci Cherubino, 44, 51, 53. 

G h i r a r d i n i Gherardo, XI. 

Giacomo glossatore, 43. 

Giannettini Bartolomeo, 290; Cri- 
stoforo, 290 ; Giannettino , 290 ; 
Tomaso, 290. 



Giorgi Francesco, XI. 

Giovanni XXII papa, 271. 

Gio. (S.) in Casa Pateria, 69. 

Gio. (S.) in Monte in Bologna, 69, 
380. 

Gio. (S.) in Persiceto, 378, 379. 

Giudici dei Placiti, 14; in Bologna, 
23; imperiali, 30, 31, 34. 

Giulio II papa, 325, 329. 

Giuramenti, formole, 65, 66. 

Giureconsulti bolognesi, 33. 

Giustiniani Agostino, 249; Antonio, 
108; Leonardo, 246. 

Goano (di) Bartolomeo, 249 ; Lan- 
franco, 275; Pietro, 249. 

Gold man n Arturo, XI. 

Gonzaga card., 90, 146 ; Giovanni 
183; Isabella, 104, 183, 187. 

Gosia, V. Martino, 

Gotuzzo Agostino di Monelia , me- 
dico, 250, 251. 

Governolo, placito, 13, 14, 15, 52, 67. 

Gozzadini Brandeligi, 272; Giovan- 
ni, senatore; V '. 

Grafologia. 204. 

Gregorio VII, 13. 

Griffoni Branorio, 61. 

Guarini Filippo, XI. 

Guasco Bartolomeo, 248. 

Guasti Cesare, 113. 

G u e r r i n i Olindo, XI. 

Guidarelli Guidarello, 379, 380. 

Guido not. boi., 28, 31. 

Guidotti Achille, XI; Stefano 
147. 149. 

Guinicello, 56. 

Guizzardino, glossatore, 37, 38. 



Hallstatt, 231, 233. 
He r cola ni Alfonso, XI. 
Hildensheim, 70. 
Hodgkin Tomaso, XI. 
Hofmann W. J., XI. 



INDICE ALFABETICO DEL VOLUME 



393 



Illione Girolamo, 317. 

Imola, 25; rocca, 91-95; V. Rodolfo 

vescovo. 
Indiani, 218. 
Innocenzo IV, 239. 
Invrea Nic. Maria, 252. 
Italici, 213, 214, 217-238. 
lonescu Nicola, XI. 
Irani, 218. 
Irnerio, 13, 35, 36. 



Ladislao re di Boemia, 151 ^ 

La Mantia Vito, XI. 

Lambertazzi fam., 15. 

Lambertini fam., lo; Prospero card., 
69, 257. 

Landi, conte, 273. 

Lavagna (da) Percivalle, 243. 

Lazio, 220. 

Lega Achille, XI. 374, 375. 

Lega lombarda, 12-71. 

Legazione di Ferrara, V. Bologna, 
V. Ferrara. 

Lengueglia (della) Carlo, 251 ; Gio. 
Agostino, 251. 

Leoni Domenico, 250; Leonardo, 62. 

Lettori genovesi in Bologna, 262, 263. 

Levante (da) Bonamico, 256. 

Lodi, 330. 

Lombardi Tulio scultore in Raven- 
na, 380. 

Lopolito, corte, 69. 

Lotario II imp., 26, 30. 

Lovatelli Ersilia, XI. 

Lianori Leonardo, 61. 

Liceto Fortunio di Rapallo, 252; 
Giuseppe, 250. 

Ligalupi Giacomo, 351. 

Liguri, 231, 225, 226. 

Lira bolognese, 210. 



Lubin Gio. d'Orleans, bombardiera, 
112. 

Luigi XII re di Francia. 95. 

Lumbroso Giacomo, XI. 

Luni (da) Gio., 248. 

Luschin von Ebengreuth Ar- 
noldo, XI. 

Luserna (contessa di) 93. 

M 

Macaretolo, 69. 

Maccaferri Luigi, 378, 3'9. 

Machiavelli Nicolò, 92. 

Maglio Vincenzo di Finale, 252. 

Magonza, V. Corrado vesc. 

Mainetto Giacomo, 330. 

Malagola Carlo, V,V', Vi, 105, 
36. 210-216, 242, 289, 374. 

Mal aguzzi Valeri France- 
sco, XI, 380. 

Malaguzzi Valeri Ippolito, 
XI. 

Malas[)ina Antonio Alberico, 272. 

Malatesta Roberto, 89-91, 146. 

Malavolta Giac, 245. 

Malavolti Dora., 258, 259. 

Malvezzi de Medi ci Ne rio, V, 
VI. 

Manfredi Astorre , 187; Galeotto 
144, 145. 

Mantacheti Lorenzo, 113. 

Mantova, 3; Marchese di Mantova. 
94. 

Manzoni Luigi, XII. 

Marcello Andrea, XII. 

Marchesi Sigismondo, 5. 

Marino (S.), pieve nel Bolognese, 69. 

Mar Nero, 234. 

Martino Gosia, 23, 29, 37, 43, 60. 

Masi Ernesto, VI, 76 > 

Matilde contessa, 13, 15. 

Mazza tinti Gius., VII, 377-378. 

Mazzetti, 242. 



26 



304 



R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



Ma/zoliiii Silvestro, 252. 

Medici (De') Lorenzo, 90, 91. 119, 
136, 144, 149, 157, 159, 160, 162, 
164, 165; Piero 170, 171. 

Medicina 1. 24; suo Archivio comu- 
nale, 24. 

Mediterranea stirpe, 217-238. 

Meldola, 90. 

Melozzo pitt., 8«, 9. 

Mendatica luogo, 277. 

Mercantini Luigi, V. 

Mercuriale (S.) in Forlì, 10. 

Micene civiltà, 234. 

Milani Luigi Adriano, XII. 

Milano, comune, 18; formola dalla 
sua distruzione, 71. 

Missi dominici, 32. 

Modena, 26, 28. 

Monelia (da) Agostino , 249-250 ; 
Stefano, 260. 

Monete bolognesi, V. Lira. 

Monferrato (di) marchese, 31, 53. 

Montagna bolognese, 212. 

Montalto card., 361, 358. 

Montanari Antonio, VI, 

Montano Cola, 88. 

Montelius Oscar, XII. 

Monteveglio, Castello, 25, V. Cat- 
tanei. 

Morena Ottone , cronista, 31,32,42, 
44, 49, 54 .62. 

Mor purgo Soloraone, XII. 

Muratori Lodovico Antonio, 12, 14, 
32, 66. 

Murazzi presso Chioggia, 139-140, 

Musatti Eugenio, XII. 



N 



Naldi Dionigi, 98. 

Nasi Pietro, comiss. fiorentino in 

Faenza, 167. 
Negri, cron. boi. , 34. 
Negro, V. Di Negro, 



Nicolini Gio. mons., 194, 196, 197. 

Nicolò V, 247. 

Nicolucci Giustiniano, XII, 

221, 223. 
Nobili bolognesi, 15. 
Nonantola, 17, 18. 
Notai bolognesi, 28, 28-29. 
Novilara (tombe) 220, 225. 



Olgiati Girolamo, 86-89. 
Oliva Gio. Fr., 150-155. 
Ordelaffi Antonio Maria, 165. 
Ordinamento degli Archivi ( pro- 
getto di legge) 380. 
Origini italiche, 217-238. 
Orioli Batt. Emil io, XH. 
Orsi fam. di Forlì, 161. 
Orsi Paolo, VII. 
Orsini Antonio, XII. 
Orvieto, 235. 
Ottone di Frisinga, 18-19, 23, 31. 



Pace dal Bambase, V. Bambase. 

Paderno, 69. 

Padova, Studio, 60. 

Pagano Gio. Francesco , Rettore 

dello Studio bolognese, 324, 325. 
Palazzo del Com. di Boi., 56. 
Palazzo Riario Sforza in Imola, 125. 
Palmieri Arturo, 212. 
Palmieri Gio. Batt, XII. 
Pandolfini Pier Filippo, 149-150. 
Panico (da), conti, 15. 
Panzacchi E n ri co , XII. 
Parabola, n. e, 66. 
Parentucelli Tomaso di Sarzana 

(poi Nicolò V.), 247. 
Parigi, V. Studio. 
Parma, 63. 
Pasolini Pier Desiderio, VII, 

72-209; 214, 215. 



INDICE ALFABETICO DEL VOLUME 



395 



Patrizio ravennate, cronista, 374. 
Pavia, 63; Da Pavia Giovanni, 241. 
Pegio Pier Paolo, 151. 
Pelasgi, 229. 

Pellegrini Flaminio, XII. 
Peloso, conti di Albenga, 242; Pie- 
tro, 246. 
Pepoli Taddeo, 272. 
Pertz, 32, 37. 
Persiceto, 378, 379. 
Pesaro, V. Silvestri. 
Petronio (S.), Vesc. di Bologna, 43. 
Piacentino, giurista, 35. 
Piantanida Pietro, 157. 
Piccavicia Guglielmo, 275. 
Piceno, tombe, 220. 
Pietralata (da) Guglielmo, 244. 
Pietro (S.) Pieve, 69. 
Pieve di Teco, 321-324. 
Pigorini Luigi, 219, 231, 233. 
Piombo, materia scrittoria, 112-116. 
Placiti, V. Giudici. 
Placito di Governolo, 39, 42. 
Podestà Bartolomeo, XII. 
Poggi Vittorio, XII. 
Poggio Gristof. , 99, 100, 102, 107 

175, 179, 181, 188. 
Pontremoli (da) Francesco, 275. 
Porci Porco, 275. 
Pornassio, 1., 274; 277-289; 351-367; 

da Pornassio Raifaele, 248. 
Porta raveguana (da), V. Ugo. 
Portovenere, 261. 
Fratello, via in Bologna, 254. 
Prato (da) Conti, 15, 53; Alberto, 

57. 
Protocelti, pop. 231, 233. 
Protoslavi, pop. 231, 233. 
Pugliola (della) Bartol. cron. boi. 45. 



Rade vico, 30, 31, 37. 
Rampegoli Agostino, lettore in Bo- 
logna, 246. 



Ramponi, cron. boi., 57. 
Randi Tommaso, XII. 
Rapallo, 252. 
Rappresaglie (Ufficio) in Genova, 

297-308. 
Raul (Sire), cronista, 62. 
Rava Luigi, XII. 
Ravenna, 14; battaglia di 1 133, 1 15; 
Chiesa, 15; V. Patrizio ravennate. 
Reggio Em., 57. 
Registro Grosso nell' Arcii. di Stato 

di Bologna, 55, 65. 
Reno (Conti Palatini del), 71. 
Reno, fiume del Bolognese, 24, 38. 
Riario Caterina (V. Sforsa), Cesare 
186; Girolamo, 89, 90, 121, 124- 
138, 144, 158, 209; Ottaviano, 
99, 187; stemma, 130. 
Ricamo (arte del), V. Bambase. 
Ricci Corrado, VI, 374, 379, 

380. 
Ricettario di Caterina Sforza, 112- 

116. 
Ridolfi Gio. Batt., 190-191. 
Ripetitori genovesi in Bologna, 262, 

265. 
Rocchi Gino, XII. 
Rodolfo, Vesc. d' Imola, 20. 
Roland! no di Gherardo, not., 21 . 
Roma, 224, 235. 

Roncagli Gi us. Gaetano, XIV. 
Roncaglia, dieta, 24, 27-49. 
Rossi Girolamo, XIII. 
Rossi Luigi , XIII. 
Rubbiani Alfonso, V. VII. 
Rncellai Bernardo, 156. 
RudianOj 1., 16. 

Rufino, Lettore nello Studio Bolo- 
gnese, 30. 
Ruga Cesare, XIII. 
Rugarli Vittorio, XIII. 
Russia, 229. 



396 



R, DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA ROMAGNA 



s 



Sabelli, 221. 

Sala Giacomo, 181. 

Salina Autonino, XIII. 

Salomonio Davide di Portovenere» 
261. 

Saluzzo, 283. 

Salvioni G. B. VII. 210. 

Sambuceti Luigi, 252. 

Sammarini Achille, XIII. 

Sanguinata 1., 16. 

Sanremo (da) Elena Giuseppe Maria, 
252; Oberto, 259. 

Sansons Pietro, 243. 

Santagata Domenico, XIII. 

Sant' Angelo Castello, III. 

Santarelli Antonio, XIII. 

Sant'Uffizio di Bologna, 211, 212. 

Sanvitale Stefano, XIII. 

Sarti Mauro, 242. 

Sarzana, 258, 272; da Sarzana Al- 
berto, 248; Antonio, 248; Mel- 
chiorre, 249; V. Torelli. 

Sasso (da) Guido, Podestà di Bolo- 
gna, 20, 21, 22, 23, 29, 48. 

Savignano sul Panaro, 1. 18. 

Savigny (de), 34, 36. 

Savioli Lodovico Vittorio, 13, 16'» 
35, 63, 65 

Savoia (di) Amedeo, 275-276, Bea- 
trice, 93; Carlo Emanuele, 283, 
352; Claudio, 282; Emanuele Fi- 
liberto, 282; Filiberto, 95; To- 
maso, 275; V. Duchi. 

Savona, 241. 

Scarabelli Gommi Flamini 
Giuseppe, Xlll. 

Scarella, fam., conti di Pornassio 
(Albero), 281. 

Schupfer Francesco, XIII. 

Scolari bolognesi, 35-37. 

Scultuie etrusche, 378. 



Sebastiano (S.) Chiesa in Forlì, 1- 
11, 375; in Mantova, 3. 

Selvatico Jan otto, 275. 

Serafini Filippo, XIII. 

Sergi Giuseppe, XIII, 213, 214, 
217-238. 

Setti Giovanni, XIII. 

Sforza Alessandro, 100, 101, 102, 
176, 180; Bianca, 102, 129; Bona, 
143; Caterina Riario, 72-209, 2!4, 
215; Francesco, 273; Galeazzo 
Maria, 143; Gian Galeazzo, 87-89; 
Gio. (Signore di Pesaro) 181 ; Lo- 
dovico, 96; Stemma 117; V. Case. 

Siena, 151. 

Sigonio Carlo, 44. 

Silveri Gentile ni Aristide, 
XllL 

Silvestri Guido Postumo da Pesaro, 
115. 

Simoni Giuseppe, XIII. 

Sisto IV. 130. 131, 248. 

Slavi, 218, 227, 231, 233, 237. 

Solerti Angelo, XIII. 

Sommissione (atti di), 17. 

Spagna (di) Collegio; V. Alburno:., 

Spinelli Ale? Sandro Giuseppe. 
XIV. 

Spinola Augusto, 186; Gio. Dome- 
nico, Rettore dello Studio boi., 251. 

Studenti liguri in Bologna, 258-271. 

Studio di Bologna, 30, 32, 35-36, 
40. 41, 239-253; di Parigi, 37. 

Svevi (duca degli); V. Federico. 



Tabarrini Marco, XIV, 119. 
Tabellioni bolognesi, 28. 
Taggia, luogo 252. 
Tamassia Nino, VII. 
Tartaro Lanfranco, 275. 
Taverna Stefano, 147. 
Tenda, 1. 282. 



INDICE ALFABETICO DEL VOLUME 



397 



Terramai-icoli, 233. 

Terrile Francesco, 250. 

Testa Pietro, 259; Giovanni, 259. 

Tevere, 219, 235. 

Teza Emilio, VI. 

Titoli, 47. 

Tonini Carlo, XIV. 

Torelli Agostino di Sarzaua, 251 ; 

Torello, 62. 
Tosinghi Pier Francesco, Comisssario 

Gen. in Romagna, 193. 
Toschi Gian Batt., XIV. 
Tosti Luigi, 54. 
Treguaiii, 56'. 
Trovanelli Silvio, XIV. 

u 

Uberto d'Alberto Conte, 13, 14, 15. 

Udalrico Vice Cancelliere delTlrap., 
71. 

Ugo da Porta Ravennate, glossatore 
23, 29, 43. 

Ugo di Ansaldo Console di Bologna, 
Ì3, 14. 

Ugolino glossatore, 38. 

Ulrico Patriarca d' Aquileia, 70. 

Umbri, 213, 214, 217-238. 

Umbria, 219. 

Ungarelli Gaspare, XIV. 

Urbani de Gheltof Gius. Ma- 
rine, XIV. 

Urcei Antonio (detto Codro) 10; 
Francesco di Giorgio, 10; fami- 
glia, 7. 

V 

Valvassori nel bolognese, 15. 



Varano (da) Pier Gentile, 180. 

Varese, 273. 

Vai'ignana (da) Bartolomeo, medico, 

245. 
Veneti, pop. 233. 
Venturi Adolfo, XIV. 
Vernarecci Augusto, XIV. 
Verona, V. Lega Veronese. 
Vescovado di Bologna, 16, 26, 40. 
Viareggio, 320. 
Vignati Cesare, 54, 61, 64. 
Villanova, 69, 234. 
Vi Ha ri Pasquale, VI. 
Villola cronista, 57, 58', 60. 
Vincenzo (S.) Pieve, 69. 
Vinci (da) Leonardo, 3. 
Viozenne, 274, 277-289, 321-324. 
Visconti Francesco, 129, 155. 
Visdoraini Ant. Maria di Arcola, 248. 
Vittore, Vesc. di Bologna, 16. 
Vittore (S.) monastero, privil. 47, 69. 
Vittori Piero, 169. 
Vizzani Pompeo, cronista boi., 45. 

W 

Watsch, 232-234. 
Wirchow, 218, 219. 



Zanetti, 221, 223. 
Zenatti Albino, XIV. 
Zola, 69. 

Zonghi Aurelio, XIV. 
Zorli Alberto, XIV. 



INDICE 

DEGLI ATTI E MEMORIE 

contenuti nel voi. XV.*^ della serie III.^ 



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12 


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72 


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217 



Albo della Deputazione pag 

Calzini E. — L' ex oratorio di S. Sebastiano in Forlì 
e Pace di Maso « del Bambase » Architetto 
forlivese del sec. XV » 

BosDARi F. — Bologna nella prima Lega Lombarda 
(contìnua) 

Pasolini P. D. — Nuovi documenti su Caterina Sforza 

Sergi G. — Umbri, Italici, Arii e loro relazioni . . 

Accame P. — Notizie e documenti per servire alla 
stoi'ia delle relazioni di Genova con Bologna 
{continuazione e fine) . • » 239 

Atti della Deputazione: 

Sunti delle letture (C. Malagola, Segretario) ...» 210 e 374 
Per gii Archivi Nazionali (Ordine del Giorno) . . » 381 

Elenco delle pubblicazioni pervenute alla Deputazione 

dal 1.° gennaio al 31 dicembre 1897 ...» 382 

Indice alfabetico del voi. XV degli Atti e Memorie . » 388 



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